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- osservatorio - mondo - politica e società - 04-02-13 - n. 439
Futuro sostenibile e uguaglianza sostanziale sono l'obiettivo storico del socialismo
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
gennaio 2013
Fred Magdoff nel suo articolo di questo numero osserva come la Royal Society di Londra, uno degli organismi scientifici più antichi (fondato nel 1660) e più autorevoli del mondo, abbia dichiarato nella sua relazione annuale per il 2012, intitolata People and the Planet, che la minaccia ambientale per il pianeta come luogo di abitazione umana sia ormai così grave che diventa necessario per l'umanità "sviluppare sistemi e istituzioni socio-economiche che non dipendano dalla continua crescita del consumo di beni materiali". In altre parole, ci vuole una rottura radicale con le leggi di movimento del capitalismo.
Dietro a questa sorprendente conclusione da parte della Royal Society c'è un embrione di rivolta dei climatologi contro il dominio dell'economia capitalista nel determinare le politiche sul cambiamento climatico. Così Kevin Anderson e Alice Bows del Centro Tyndall per la Ricerca sui Cambiamenti Climatici presso l'Università di Manchester, hanno pubblicato nel 2011 l'articolo Beyond Dangerous Climate Change [Oltre un cambiamento climatico pericoloso] in Philosophical Transactions della Royal Society, nel quale sostengono che l'impatto sull'ambiente associato alla soglia del 2° Celsius è stato rivisto verso l'alto: così ciò che in precedenza era indicato come soglia "tra il cambiamento climatico accettabile e quello pericoloso", è ora visto come soglia "tra i cambiamenti climatici pericolosi e quelli estremamente pericolosi", cioè i cambiamenti che minacciano la sopravvivenza dell'umanità. Eppure, secondo la loro tesi, gli scienziati, nel tentativo di adattarsi allo status quo economico, hanno minimizzato l'innalzamento degli eventi associati alla soglia del 2° Celsius, così come il fatto che gli attuali impegni nazionali che riguardano la soglia del 2° C non possono in alcun modo prevenire un cambiamento climatico estremamente pericoloso, in quanto, da valutazioni realistiche, sarebbe necessaria una rottura con "il primato della crescita economica" e l'attuazione di radicali cambiamenti socio-economici. "In parole povere, mentre la retorica della politica è quella di ridurre le emissioni per evitare pericolosi cambiamenti climatici, il consiglio più politico è quello di accettare una probabilità alta di cambiamenti climatici estremamente pericolosi, piuttosto che proporre una riduzione radicale e immediata delle emissioni".
Più di recente, Anderson e Bows hanno affermato in un articolo intitolato A New Paradigm for Climate Change [Un nuovo paradigma per i cambiamenti climatici] nel numero di settembre 2012 della rivista Nature Climate Change: "In sintesi, gli impegni sui cambiamenti climatici" intesi ad evitare la soglia del 2° C, adesso considerata la misura di un cambiamento climatico estremamente pericoloso, "sono incompatibili con la crescita economica nel breve-medio termine (10 a 20 anni) .... L'elefante nella stanza [il primato accordato alla crescita economica] rimane seduto indisturbato mentre l'acquiescenza collettiva e il conformismo intellettuale calpestano quelli che hanno il coraggio di porre domande difficili". Il fatto che pochi scienziati siano disposti a riconoscere pubblicamente ciò che sanno, ossia l'impossibilità di evitare [l'approssimarsi della soglia de] il 2° C in un contesto di continua crescita economica con gli impegni climatici attuali, presagisce a un cambiamento climatico estremamente pericoloso. Anderson e Bows scrivono: "Deriva da quanto profondamente i gangli dell'economia hanno permeato la ricerca sul clima ... tutto per placare il dio dell'economia (o, più precisamente, della finanza) ....Mentre le analisi sul cambiamento climatico vengono sovvertite per conciliarsi con l'ortodossia della crescita economica, l'economia neoclassica evidentemente non riesce a mantenere l'ordine nemmeno in casa propria [cioè si trova di fronte a una grave e duratura crisi economica che smentisce il dogma dell'auto-regolazione del mercato]. Questo fallimento non è periferico. E' prolungato, è radicato e non tiene conto dei confini nazionali, sollevando profondi dubbi sulle strutture, i valori e la formulazione della società contemporanea. Questo fallimento catastrofico e duraturo dell'economia di mercato e della retorica liberista che l'accompagna (libera scelta, deregolamentazione e così via) potrebbe offrire l'opportunità di pensare in modo diverso ai cambiamenti climatici.... Questa è un'opportunità che dovrebbe e deve essere afferrata. Liberiamo la scienza dall'economia, dalla finanza e dall'astrologia e teniamo fede alle conclusioni per quanto possano essere scomode.... Lasciamo che siano gli economisti di mercato a combattere tra di loro sul giusto prezzo del carbone ... Il mondo si muove e dobbiamo avere l'audacia di pensare in modo diverso e concepire futuri alternativi".
Questi e altri importanti scienziati insistono che l'unico modo per evitare un cambiamento climatico estremamente pericoloso, è quello di ridurre le emissioni di carbonio accumulate dalla Rivoluzione industriale a meno di un trilione di tonnellate metriche. Ma non c'è assolutamente alcuna possibilità di ottenere ciò se con il capitalismo tutto prosegue come se niente stesse accadendo. Quindi è necessario un vasto "cambiamento di paradigma", e questo "rappresenta per l'economia di mercato," scrivono Anderson e Bows, "ciò che l'eliocentrismo copernicano era per l'astronomia tolemaica".
Ovviamente un tale cambiamento, che avrebbe bisogno di andare oltre il semplice "cambiamento di paradigma" e portare a una trasformazione dei sistemi socio-economici, non può essere realizzato semplicemente per mezzo delle iniziative degli scienziati, ma richiederebbe un movimento globale di massa, il più grande della storia. Lo sviluppo iniziale più importante in questo senso negli Stati Uniti oggi è il movimento "Do the Math" [Tirare le Somme] che deriva dal movimento 350.org. Do the Math è guidato da Bill McKibben e sostenuto da personaggi come Naomi Klein e Kumi Naidoo (Direttore Esecutivo di Greenpeace International). Il Do the Math tour di McKibben ha come obiettivo la limitazione delle emissioni di carbonio a un singolo raddoppio delle emissioni cumulative (565 miliardi di tonnellate metriche) rilasciate finora nell'atmosfera. Si noti, tuttavia, che tale quantitativo delle emissioni di carbonio, è di per sé eccessivo, e potrebbe portarci fino al 2° C o alla soglia della trilionesima tonnellata metrica e oltre, precipitandoci così nel baratro del cambiamento climatico estremamente pericoloso. Quindi, il bilancio reale del carbonio è più rigoroso - si veda John Bellamy Foster e Brett Clark, The Planetary Emergency [L'Emergenza Planetaria] nel Monthly Review di dicembre 2012, e trillionthtonne.org. McKibben e il movimento Do the Math sostengono che solo il 20 per cento delle risorse di combustibili fossili note (circa 2,8 miliardi di tonnellate metriche) può essere bruciata e il resto deve rimanere nel terreno. La strategia di Do the Math è quindi di spingere per il disinvestimento dai gruppi che commerciano combustibili fossili - un modello di protesta preso dal movimento per il boicottaggio del Sudafrica durante gli anni dell'apartheid. "C'è ancora la possibilità" McKibben dichiara, "di mantenere l'aumento della temperatura del pianeta al di sotto di due gradi [Celsius] ....Ma questo richiederebbe un vero e proprio sforzo mirato, da tempo di guerra, e soprattutto implicherebbe di porre fine al potere politico dell'industria dei combustibili fossili che ha sempre ostacolato il cambiamento" (Bill McKibben Talks About the Fight Against Climate Change in Indy Week, 14 novembre 2012).
Più di questo, ci vorrebbe concretamente una battaglia ad oltranza contro il regime del capitale. Questa è una lotta che può essere vinta solo da un movimento di massa per un futuro sostenibile che si coniughi alla lotta globale per l'uguaglianza sostanziale, l'obiettivo storico del socialismo.
Monthly Review, Volume 6, Numero 8 (gennaio 2013)
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