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La violenza di Guantanamo alla sbarra

Sfida all'alimentazione forzata

Ray McGovern * | counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
09/0/2014

Nel primo processo per verificare la legittimità dei metodi di alimentazione forzata in uso presso la prigione di Guantanamo Bay, gli avvocati del governo degli Stati Uniti hanno cercato di screditare i medici e di confutare le valutazioni scientifiche sulla miglior pratica professionale e sulla corretezza etica nel trattamento dei detenuti, impegnati in scioperi della fame per protestare contro la detenzione senza limiti, spesso perpetuata anche dopo l'ordine di liberazione.

Il caso davanti al giudice Gladys Kessler nella Corte del Distretto di Washington DC, riguarda Abu Wa'el Dhiab, un siriano di 43 anni, uomo d'affari di successo in Afghanistan prima che gli USA invadessero il paese 13 anni fa. Dhiab fugge, insieme con la moglie e quattro figli, in Pakistan, dove la polizia lo arresta e lo consegna agli Stati Uniti, probabilmente per generosità, come era di prassi.

Nell'estate del 2002, Dhiab è trasferito a Guantanamo dove viene detenuto senza un'accusa e senza processo. Dopo l'ordine di liberazione del 2009, Dhiab rimane nel famigerato carcere, da cui conduce scioperi della fame per protestare contro la sua esistenza kafkiana. In risposta agli scioperi della fame, Dhiab - come altri detenuti - viene rudemente prelevato dalla cella, legato a una sedia, un tubo gli viene ficcato in gola allo scopo di nutrirlo.

Al centro della controversia nel caso Dhiab è proprio il modo in cui viene eseguito il processo di alimentazione forzata, investendo anche gli aspetti delle traduzioni forzate dalla cella e dei "cinque punti di costrizione alla sedia", poiché durante la nutrizione testa e arti vengono immobilizzati.

Reprieve, un'organizzazione per i diritti umani con sede in Inghilterra, ha presentato un'azione legale contro il trattamento di Dhiab chiedendo, con alcune eccezioni preliminari, se sarà permesso al pubblico di vedere il video di Dhiab mentre è trascinato dalla sua cella e alimentato forzatamente una o due volte al giorno, per un totale di 1.300 volte, secondo il suo avvocato. Nel mese di giugno, 16 organismi di informazione sono intervenuti nel caso Dhiab contro Obama, in cerca dei video del trattamento subito dal siriano.

Mentre il governo sostiene che i video debbano essere tenuti segreti per proteggere la sicurezza nazionale, il giudice Kessler ha rilevato che gli argomenti del governo sono "inaccettabilmente vaghi, speculativi, mancano di specificità o sono semplicemente poco plausibili". Il 3 ottobre, il giudice Kessler ha stabilito che le versioni non classificate dei video possano essere usate. Questa è stata una grande sconfitta per gli avvocati del governo.

Screditare il testimone

Nello sforzo per contestare l'attendibilità della testimonianza dei medici, il team di avvocati dell'amministrazione Obama è apparso maldestro e perfido.
 
Certo, ci sarebbe voluto un team legale ben più abile per esaminare psichiatri rispettati come Steven Xenakis, un generale di brigata in pensione il quale ha riferito alla corte lunedì che i pezzi grossi del carcere hanno apparentemente ignorato una serie di corrette decisioni mediche riguardanti Dhiab.

Xenakis - insieme con Sondra Crosby, professore associato di medicina presso la Boston University - ha dipinto un quadro desolante di Guantanamo con la prevalenza di misure punitive, ben differenti dalla miglior pratica medica. Gli avvocati del governo hanno poi cercato di screditare Xenakis insinuando apertamente che il testimone era inaffidabile perché aveva lasciato l'esercito nel mezzo di un'indagine, diffamazione che Xenakis ha prontamente respinto.

Martedì, le cose hanno preso una piega talmente negativa per gli avvocati del governo che quasi c'era da rammaricarsene. Tutti e quattro gli avvocati, oltre i sei di supporto, sono stati surclassati dal pacato testimone di Reprieve, Steven Miles, MD, del Centro di Bioetica della Minnesota University.

Con le sue credenziali impeccabili, Miles ha potuto essere allo stesso tempo sobrio e brutale nella sua critica sul noncurante disprezzo nel carcere di Guantanamo per la corretta pratica medica. Ad esempio, si è detto "stupito" di apprendere che il lubrificante applicato sui tubi per l'alimentazione forzata utilizzato sui detenuti in sciopero della fame era olio d'oliva, l'unico che può causare polmonite cronica se raggiunge i polmoni. Gli effetti di tale pratica sono difficili da rilevare poiché possono comparire anni più tardi, in radiografie per evidenziare la tubercolosi o il cancro al polmone.

"Non è ammissibile alcun dibattito sul punto. Tutta la letteratura medica reperibile evidenzia che il lubrificante doveva essere solubile in acqua", ha detto Miles.

Avevo notato che nel presentare il caso, gli avvocati del governo avevano mostrato diapositive le quali indicavano che l'uso di olio d'oliva era stato interrotto nel mese di giugno, e quando la corte ha sospeso l'udienza per una pausa ho chiesto al dottor Miles perché. "Perché mi sono precipitato a farlo appena l'ho scoperto", ha detto con un tono di voce molto più forte di quello usato durante la testimonianza.

Secondo Spencer Ackerman, il capitano Tom Gresbach, un portavoce di Guantanamo, ha confermato che le alimentazioni forzate ora utilizzano lubrificanti a base d'acqua. Ha spiegato che il cambiamento è stato fatto "per eliminare il rischio, seppur minimo, che l'olio d'oliva entrando in contatto con l'albero bronchiale e i polmoni, causi la malattia".

Il controesame del dottor Miles si è rivelato un esercizio inutile e gli avvocati del governo hanno concluso presto. Si potevano quasi udire dei sospiri di sollievo quando il medico è uscito con il suo bagaglio. Avrei voluto che potesse rimanere più a lungo perché temevo che gli avvocati del governo tentassero di screditare la testimonianza in sua assenza. Il mio timore era giustificato.

Sicuro anche per i bambini più piccoli

Ho trovato strano che, non appena il dottor Miles era uscito, i legali del governo iniziassero a contestare l'attendibilità della sua testimonianza. Se avevano intenzione di screditarlo, avrebbero dovuto farlo quando era ancora presente. Uno degli avvocati di Reprieve ha presentato obiezione, che però è stata respinta.

Una delle domande che il dottor Miles aveva rivolto inizialmente riguardava il diametro del tubo di alimentazione: indicando la dimensione "francese" tra 8 e 10 (equivalente a 3,3 - 3,6 millimetri di diametro), evidenziava che il tubo necessitava di una curva di 90 gradi sul retro della gola, motivo questo di frequenti traumi e infezioni.

Dopo che il dottor Miles aveva lasciato l'aula, uno degli giovani avvocati del governo affermava: "Quanto asserito dal dottor Miles [sui tubi] è falso". Si avvalse di un grafico prodotto dalla Brown University sull'utilizzo di tubi di alimentazione per bambini piccoli, che illustrava che il formato "francese"da 8 a 10, usato con i detenuti, è idoneo su bambini piccoli.

Dove è il dottor Miles, ho pensato, per controbattere? Ed eccolo rientrato: probabilmente allertato della manovra governativa. Suggerì a uno degli avvocati di Reprieve di chiedere una replica di un paio di minuti, tanto gli sarebbe bastato per svelare la natura ipocrita delle prove degli avvocati del governo.

Era tardo pomeriggio, dopo due ore ininterrotte di udienza. Il giudice Kessler era riluttante ma alla fine concesse al dottor Miles "cinque minuti". Nel suo modo tipicamente sobrio, Miles espose l'imbroglio del governo. Il grafico della Brown University non aveva nulla a che fare con l'alimentazione dei bambini e niente che fosse pertinente all'introduzione qualsiasi cosa in un organismo infantile. Aveva a che fare con una procedura chirurgica che implica l'uso di un tubo di aspirazione del contenuto gastrico dal corpo di un bambino. E, per questo, un diametro maggiore era più efficiente.

Alla richiesta del giudice, gli avvocati del governo risposero: "Nessun controesame.

Guerra asimmetrica?

Gli avvocati del governo, con ripetuta insistenza, hanno sostenuto che Dhiab veniva alimentato solo per salvaguardarne la vita. Hanno ricordato un fatto di otto anni fa, quando due dozzine di detenuti di Guantanamo cercarono di morire di fame. Furono assicurati su barelle e intubati attraverso il naso per nutrirli a forza e tenerli in vita, nel timore che l'amministrazione Bush si trovasse l'imbarazzo della loro morte.

Ma il 10 giugno del 2006, tre detenuti si impiccarono: i primi suicidi riusciti dopo 41 tentativi da parte di 25 detenuti.

I tre suidici incorsero nell'ira del comandante di Guantanamo, ammiraglio Harry B. Harris Jr., il quale asserì che i suicidi erano "non un atto di disperazione, ma un atto di guerra asimmetrica contro di noi". In sintonia, Colleen Graffy, vice segretario di Stato per la diplomazia pubblica, ha detto alla BBC che i suicidi "di certo (sono) una buona mossa di PR per attirare l'attenzione".

E' divertente apprendere come gli avvocati di Obama difendano coloro a cui preme evitare qualsiasi macchia sul nostro paese a causa del regime di detenzione di Guantanamo, anche quando derivi dalla fuga di un prigioniero avvenuta con una così netta insubordinazione. E' grottesco! Dopo lunedì e martedì, altre testimonianze erano attese mercoledì.

Anche se il caso Dhiab verte sul mezzo di alimentazione forzata dei detenuti di Guantanamo, sullo sfondo c'è l'esistenza di questo carcere infernale che il presidente Barack Obama aveva promesso di chiudere, ma che il Congresso ha insistito per tenere aperto.

Durante il procedimento pubblico, nella giornata di martedì, l'avvocato e attivista Eva Tétaz, si è tolta la giacca rivelando una maglietta arancione: "Shut Down Guantanamo" sul davanti e "Stop Torture; www.witness against torture. org" sul retro. Ma la T-shirt arancione era apparentemente una violazione all'etichetta del tribunale e dopo un breve scambio, Eva è stata allontanata.

Abbiamo ottenuto la promessa dagli addetti alla sicurezza che le sarebbe consentito di nuovo l'accesso all'aula. Più tardi abbiamo appreso invece che pur essendole risparmiato il trattamento di "traduzione forzata in cella", Eva era stata ammanettata e poi, con finta sollecitudine, il Servizio federale di protezione, che aveva protetto tutti noi da Eva, accondiscendeva a liberarla per andare a casa e non peccare più.

Il giudice Gladys Kessler ci ha fatto comunque un grande favore a insistere che Dhiab v. Obama fosse un procedimento sostanzialmente pubblico, in modo che la gente comune - come noi - potesse andare e guardare. Il compito più arduo è stato quello di trovare il modo di raccontare ai nostri concittadini quello che abbiamo visto.

Se esiste qualcosa che possa descrivere un bubbone purulento, questo è Guantanamo. Faremmo bene a seguire le parole del Dr. Martin Luther King (nella sua Lettera dalla prigione di Birmingham):

"Come un bubbone che non si può curare se rimane chiuso in sé ma deve essere esposto con tutta l'oscenità del pus che contiene perché sia curato dalle medicine naturali dell'aria e della luce, anche l'ingiustizia deve essere esposta, con tutta la tensione che l'atto comporta, alla luce della coscienza umana e all'aria dell'opinione del paese prima che possa essere curata".

* Ray McGovern è stato ufficiale dell'esercito e analista della CIA per quasi 30 anni. Ora aderisce al gruppo direttivo dei Veterani professionisti dell'intelligence per la sanità. E' un collaboratore di Hopeless: Barack Obama e la politica della Illusioni (AK Press).


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