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Dove il denaro conduce la politica

Zoltan Zigedy | mltoday.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

07/11/2014

"Tradizionalmente, nella storia americana, la politica funziona come un'altalena: quando una parte è su, l'altra parte è in basso" ha detto Peter Wehner, ex assistente del Presidente George W.Bush. "Ora è come se l'altalena si fosse rotta: il pubblico non si fida di nessuna delle due parti" Wall Street Journal (4/11/2014).

"Segui il denaro" è una ricetta apparentemente semplice ma popolare ed efficace per comprendere  gli stimoli della gente, uno slogan reso popolare dalla letteratura e dal cinema.

Ma è più di questo. E' anche un'utilissima chiave per decrittare i misteri dei mutamenti sociali e delle istituzioni. In una società che appone su ogni cosa un valore monetario, comprese le opinioni, le idee ed i valori personali, tracciare i percorsi che prendono i dollari ed i centesimi diventa la migliore delle guide per la comprensione degli eventi che si svolgono intorno a noi.

Prendete le elezioni, per esempio.

Ogni corso di educazione civica delle High School insegna che le elezioni sono la massima espressione della prassi democratica. A parte i miti della democrazia diretta - le assise cittadine del New England o le assemblee di qualche cantone svizzero - le elezioni a scrutinio segreto rappresentano un ideale democratico profondamente radicato nella mente di ogni ragazzo americano in età scolare.

Lasciamo per un attimo da parte l'alta ed arrogante ipocrisia dei politici e degli accademici americani ed europei allorchè deridono le elezioni a scrutinio segreto solo quando danno come risultato l'elezione di un Chavez, di un Morales, di un Maduro o di un Correa. Questa sarà un gustoso argomento in un'altra occasione.

Esaminiamo invece cosa può dirci l'analisi dei flussi del denaro a proposito dell'aureo vessillo della democrazia, così come celebrata in Europa e negli Stati Uniti.

Sicuramente, nessuno potrà negare che il denaro ha una profonda influenza sui risultati elettorali. E' storia vecchia. Anche prima del dominio dei partiti politici, anche prima dell'evoluzione dei partiti politici nella competizione tra  due partiti, il denaro è stato un fattore cruciale per il prevalere di  questa o quella questione, campagna o di questo o quel candidato.

Nella misura in cui il coinvolgimento delle masse - con i raduni, i congressi, la propaganda porta a porta - ha potuto competere od anche trionfare sul potere corruttivo e manipolativo della moneta, la democrazia elettiva ha conservato la sua aura di legittimità. Senza dubbio, comprare le elezioni può sembrare uno sporco affare, ma fino a quando le elezioni si manifestano come agguerrite e stravaganti contese che stimolano impegno ed interesse, la loro credibilità rimane intatta.

Le nuove e mutevoli tecnologie hanno gettato un'ombra lunga sul processo elettorale. I mezzi di informazione ed intrattenimento sono stati ben felici di incassare i dollari della pubblicità per promuovere le campagne elettorali. Allo stesso tempo, queste tecnologie hanno eroso l'efficacia delle campagne tradizionali affidate all'olio di gomito degli attivisti elettorali.

Con la televisione ed ora con Internet, il potere dei mezzi di comunicazione di massa e del loro denaro è cresciuto in modo esponenziale. E' passato quasi inosservato come questo potere abbia amplificato la potenza del denaro ed indebolito il tradzionale sforzo dell'attivismo elettorale, dei sindacati, delle organizzazioni dei diritti civili e di tanta altra gente.

Più recentemente, la sentenza Citizens United della Corte Suprema ha consentito il finanziamento incontrollato delle campagne elettorali, definitivamente neutralizzando ogni contrappeso alla compravendita di candidati e risultati elettorali.

I lettori non troveranno in ciò nulla di nuovo. La sordida storia della corruttela e dell'influenza deviante del denaro è stata già certamente raccontata, così come si è già parlato degli insufficienti rimedi dei riformatori. Tornare ai tempi d'oro della democrazia elettorale americana sarebbe semplicemente una questione di limitazione dei contributi finanziari elettorali. Livellando e limitando il campo di battaglia elettorale, si potrebbe ripristinare quell'originaria legittimità contaminata dal denaro.

Sfortunatamente, questa idealistica soluzione sarà a sua volta sopraffatta dalla potenza del denaro. Le forze tradizionali della politica americana non sono scontente di far commercio del potere politico a meno che questo guadagnare denaro non sia condizione di svantaggio.

Ma questa panacea riformista non funzionerebbe anche se correttamente attuata. I difensori delle campagne per la riforma del finanziamento elettorale non si accorgono che il capitalismo ed i processi elettorali indipendenti, informati ed autenticamente democratici sono entità non compatibili tra loro. Il Capitalismo infallibilmente ed universalmente erode e soffoca la democrazia. Eliminare od anche ridurre sensibilmente il potere del denaro sulla politica all'interno di un sistema capitalista è impossibile. Il percorso della storia va nella direzione opposta.

Un sistema guasto

Fin dall'epoca del New Deal, la faziosità politica ed il flusso di denaro che la accompagnava erano legati alla politica dei partiti. Le imprese ed i ricchi hanno generosamente finanziato gli oppositori del New Deal, il Partito Repubblicano. In gran parte, la forza popolare  dei Sindacati edi altre organizzazioni progressiste (e significativamente il loro indipendente potere finanziario) servì da adeguato contrappeso alle risorse dei ricchi e dei potenti. Il Partito Democratico ha goduto i benefici di queste pratiche.

L'elezione di J.F. Kennedy nel 1960, guidata dal denaro e dalla televisione, ha segnato un punto di svolta, sia nell'indebolimento dell'attivismo elettorale, sia nella maturazione del marketing politico. Il denaro e l'attenzione della pubblicità e del marketing che il denaro seppe muovere furono al centro della scena. Portachiavi, spille e penne pubblicitarie furono sostituiti dalla milionaria pubblicità televisiva nella compravendita dei risultati elettorali.

Nel 1964, il legame organico tra il denaro dei ricchi e il potere del Partito Repubblicano ha cominciato a scricchiolare con la campagna elettorale di Barry Goldwater. I cosiddetti "repubblicani liberali" della East Coast si ritrassero da quello che percepivano come estremismo, lasciando che i forzieri della campagna elettorale di Goldwater venissero riempiti dai ricchi padrini dell'estrema destra del sud ovest e dell'ovest del Paese (la destra estremista si rifece della sconfitta di Goldwater investendo pesantemente per compattare ed espandere la base elettorale di 26 milioni di voti di Goldwater e comprando una voce più grande, più rumorosa ma meno irascibile nei media; il progetto li ripagò profumatamente col 1980).

Mentre è comprensibile che i finanziatori tirino fuori i soldi in favore dei loro interessi - supportando candidati di un'ideologia condivisa - le cose hanno iniziato a cambiare con il ritrarsi del Partito Democratico dal pensiero economico del New Deal, col generale declino della tradizionale politica dei partiti e coll'ascesa della personalizzazione e della celebrità in politica. Con l'uso della pubblicità ed il dominio del marketing nelle campagne elettorali, la costruzione di un'attraente narrativa personalistica ha preso il posto delle discussioni politiche e del convincimento - un'artificiosa immagine ha sostituito i contenuti.

Oggi, il sistema del bipartitismo detiene la politica elettorale sotto il suo stretto controllo. E la politica fondata sulle questioni sostanziali della società è stata sostituita dalla politica delle spille con la bandierina, dei sorrisi vincenti e delle famiglie "sane".

Senza dubbio, il declino della sostanza in politica ha incoraggiato l'attività dei lobbisti squallidi e del mercato del potere. I politici non devono affrontare il contrasto tra i principi della loro politica e gli interessi forti, semplicemente perchè la politica elettorale ha messo da parte i principi.

Noi vediamo il cinismo di principio nel rifiuto del fanatismo ideologico da parte del Partito Repubblicano. I cosiddetti radicali dei "Tea Party" siedevano volentieri coi leader repubblicani legati alla grande impresa quando i primi elettrizzavano le campagne elettorali, ma i fanatici sono stati messi in discussione dopo la battuta d'arresto del 2012. Oggi i padrini delle corporations nel Partito Repubblicano stanno facendo ogni sforzo per temperare il radicalismo nel partito per assicurare l'unico principio importante: l'eleggibilità.

Il Partito Democratico, dall'altro lato, ignora semplicemente la sua ala sinistra, trattandola alternativamente o come un imbarazzo o come un figliastro. E' questa banalizzazione dei principi e dell'ideologia che canalizza oggi il flusso di denaro.

Politiche aride

Scrissi nel 2008: 

"Questo ciclo elettorale ha rivelato qualcosa di nuovo: i Democratici stanno raccogliendo molto  più denaro dagli interessi delle corporations per le loro campagne dei tradizionali gruppi dominanti Repubblicani. Il fenomeno iniziò prima delle elezioni del 2006 e subì una forte accelerazione con le elezioni Presidenziali, si è rafforzato con le primarie ed è continuato nel 2008. Nel marzo del 2008 Mc Cain ha guadagnato qualcosa sui suoi rivali democratici, ma è sceso ancora ben al di sotto del totale raccolto dai due democratici.

All'interno dei Democratici, Clinton ha dominato la raccolta dei contributi delle corporations fino al 2008, quando fu Obama a godere di grossi guadagni, spingendosi in avanti fino a marzo, grazie soprattutto ai settori chiave della finanza, degli avvocati e dei lobbisti, delle cominicazioni e della sanità.

Wall Street ha fortemente sostenuto i candidati democratici su quelli repubblicani. fino alla fine del 2007, sette delle 8 grandi imprese finanziarie (Goldman Sachs, Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, JP Morgan Chase, UBS, e Credit Suisse) hanno mostrato una decisa preferenza verso i democratici. Solo Merril Linch ha finanziato di più i repubblicani, anche se singolarmente hanno donato il loro massimo a Clinton. Il Wall Street Journal (2-3/4/08), pur rilevando che Obama aveva ricevuto un notevole numero di contributi da piccoli donatori, ha sottolineato che "...anche per il senatore Obama, il settore finanziaro è ancora globalmente la fonte più ricca di liquidità...".

In Febbraio, Obama ha dominato gli altri candidati nei finanziamenti dall'industria farmaceutica ed era in un virtuale parimerito con Clinton con riferimento al settore energetico.
Questi numeri suggeriscono fortemente che i candidati, soprattutto quelli del Partito democratico, difficilmente potranno sfidare in maniera significativa gli interessi dei propri sponsor."
(1)

Chiaramente, l'America delle corporations non aveva alcun timore che Obama o Clinton potessero pestarle i piedi o sbarrarle la strada. Mentre il messaggio ed il programma dei Repubblicani erano più apertamente e risolutamente pro-business, il mondo dei grandi affari non stava cercando di far volgere le elezioni dalla loro parte. Anche se avevano differenti orientamenti in politica sociale ed anche in politica estera, i potenti richhi hanno capito che i democratici non li avrebbero sfidati sulle materie fondamentali della loro agenda d'affari. Sei anni dopo, sembrano aver avuto ragione.

Un altro modo di illustrare il disallineamento tra i finanziamenti delle imprese e le ideologie dei partiti è l'analisi della tendenza dei PAC (Political Action Committee: comitati di azione politica, formati da gruppi d'interesse che distribuiscono ai candidati contributi privati per le campagne elettorali n.d.t.) delle corporations  a drenare finanziamenti sui candidati di entrambe le parti: nel 1978 i PAC delle corporations diedero il 40 per cento dei loro finanziamenti ai candidati per la Casa Bianca. Nel 2014 il numero è salito al 74%.

Le corporations non stanno cercando di inviare un qualche messaggio. Stanno apertamente comprando tutti i candidati.

Con riferimento alle elezioni suppletive del 4 novembre il PAC delle corporations hanno spostato il loro sostegno - a volte in modo drammatico - in confronti chiave dai democratici ai repubblicani negli ultimi 18 mesi (WSJ 29/10/14). Ovviamente, nè le corporations nè i candidati hanno mutato di molto le loro agende. Quindi, non è questione di temi politici, ma di eleggibilità.

Dovrebbe essere chiaro che la politica del bipartitismo, in un'era di estrema concentrazione della ricchezza e di influenza dei media, è ben lungi dall'essere un'entusiasmante esempio di processo democratico. Conseguentemente non dovremmo aspettarci che i risultati di un processo così contaminato possano essere democratici. Come avviene nel mercato delle materie prime, la commercializzazione della politica si traduce alla fine nel dominio del mercato da parte di pochi prodotti (i partiti, i candidati) e la riduzione al minimo delle loro differenze. Non siamo in grado di scegliere i nostri leader più di quanto sceglere i prodotti nelle showroom. Le corporations americane li scelgono entrambi per noi.

Note: 

1) http://mltoday.com/the-political-economy-of-the-elections


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