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- osservatorio - mondo - politica e società - 17-01-15 - n. 527
Il ritorno del fascismo
A proposito di Charlie Hebdo
Jorge Beinstein*
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
11/01/2015
Come era da prevedere l'attacco contro Charlie Hebdo ha scatenato un'onda mediatica globale di condanna al "terrorismo islamico", facendo sentire una certa aria da "11 settembre alla francese" [1]. Così come era da prevedere, la destra occidentale capitalizza quell'onda cercando di orientarla verso una combinazione di islamofobia ed autoritarismo, di giustificazione della crociata coloniale contro la periferia musulmana e contemporaneamente facendo aumentare in Occidente la discriminazione interna contro le minoranze degli immigranti arabi, turchi e di altri. E così, come previsto, non sono mancati i cortigiani progressisti del sistema, che sostengono che "l'attacco terroristico (…) deve essere condannato senza attenuanti" attribuendolo al "fanatismo religioso" (ovviamente islamico), passando ad elencare alcune colpe occidentali, senza darsi il tempo per un minimo di prudenza e decoro di fronte ad un tema delicato che puzza di marcio.
Il minimo che si possa dire è che la vicenda di Charlie Hebdo è entrata rapidamente nel pantano della confusione. I due presunti aggressori sono stati liquidati due giorni dopo l'attacco, anche se non si sa esattamente come e perché sono stati così facilmente identificati in poche ore, a meno che non si accetti la versione incredibile della polizia secondo la quale uno di loro ha dimenticato la propria carta d'identità nell'auto usata nell'attentato. Paul Craig Roberts, ex sottosegretario del Tesoro degli Stati Uniti, ha dichiarato che "la polizia ha trovato la carta d'identità di Said Kouachi sulla scena della sparatoria (vicino alla sede di 'Charlie Hebdo'). Vi suona familiare? Ricordate che le autorità (statunitensi) affermarono di aver trovato il passaporto intatto di uno dei presunti dirottatori dell'11 Settembre tra le rovine delle torri gemelle. Una volta che le autorità hanno scoperto che i popoli occidentali credono stupidamente a qualsiasi palese menzogna, vi ricorreranno ancora un'altra volta" [2].
Non ci sarà alcun processo e i fratelli Kouachi non smentiranno, né confesseranno nulla.
D'altro canto, in diversi media compare l'informazione che questi fratelli francesi, figli di immigrati algerini, erano stati reclutati da tempo dall'apparato d'intelligence francese che ha guidato lo jihadismo nella sua lotta contro il governo siriano. Anche il nome dell'agente di reclutamento, un certo David Drugeon, era segnalato da tempo come un personaggio di alto livello dell'intelligence francese che naturalmente ha smentito la notizia attraverso mezzi di stampa statunitensi ed europei [3].
E come se non bastasse, un giorno dopo questo "attentato", veniva rivelato senza clamori lo strano suicidio di Helric Fredou, vicedirettore della Polizia giudiziaria di Limoges che lavorava al caso Charlie Hebdo [4].
Guerre e buffoni
Philippe Grasset segnala con ragione che l'attacco contro Charlie Hebdo non è un "attentato terroristico", ma niente altro che un "atto di guerra" perfettamente orientato verso un obiettivo concreto realizzato per mezzo di un'operazione da commando [5].
Ma di che guerra si tratta?
Una prima constatazione è che la Francia dispiega attualmente, in modo formale, circa 8.000 soldati per vari interventi militari in luoghi periferici, più di 5.000 in Africa e grandi contingenti in Asia centrale e in Medio Oriente. Il più recente di questi dipiegamenti è avvenuto in Iraq con la motivazione di combattere lo "Stato Islamico" [6]. L'intervento in Afghanistan, subordinato al comando militare degli Stati Uniti, contava circa 4.000 soldati a fine 2009 [7].
Tuttavia l'operazione più clamorosa è stata quella contro la Libia, nella quale i bombardamenti francesi, fattore decisivo dell'intervento Nato, causarono migliaia di morti tra la popolazione civile, distruggendo importanti centri urbani, liquidando lo stato libico. Dopo il rovesciamento di Gheddafi, circa due milioni di libici, un terzo della popolazione totale, ha lasciato il paese sprofondato nel caos prodotto dalle bande rivali. La Francia interviene attivamente anche nell'operazione della Nato contro la Siria, introducendo mercenari ed armi.
Detto in altro modo, lo stato francese è oggi una componente decisiva del dispositivo operativo della Nato, impegnato in una strategia di intervento globale destinato alla ricolonizzazione occidentale del pianeta. Il comando supremo corrisponde ovviamente agli Stati Uniti ed il funzionamento di questa aggressione non si limita ad un insieme di azioni militari di tipo classico, bensì ad un complesso ventaglio di dispositivi destinato alla destrutturazione, a creare caos in diverse aree del "resto del mondo", alla sua trasformazione in una massa informe facile preda del saccheggio. Ciò è dimostrato dalla lunga serie di recenti interventi occidentali in Asia, Africa e America Latina, in alcuni casi attraverso invasioni militari, come in Afghanistan e in Iraq, in altri con attentati e/o con l'introduzione di mercenari come in Libia e in Siria o con l'installazione di basi militari e infiltrando eserciti locali e bande paramilitari come in Colombia, ma in tutti i casi incentivando forme caotiche e ultra violente che disarticolano il tessuto sociale delle attuali realtà: Messico, Libia o Iraq ne sono un buon esempio.
Queste azioni sono combinate con un vasto dispiegamento di mass media destinato a controllare, irregimentare le società occidentali e a degradare, disarticolare, sottomettere il resto del mondo. È riaffermato il vecchio mito dell'Occidente come civiltà vera, unica e con legittimità universale, relegando gli altri alla categoria di "barbari" o "semicivilizzati" a seconda delle circostanze. Il mito imperiale che attraversò tutta la storia della modernità fino ad arrivare alla sua mutazione nel delirio criminale del XX secolo, come fascismo o nazismo. In questo modo il liberalismo imperialista civilizzatore, il cristianesimo coloniale redentore ed i nazismi che fiorirono in tre momenti differenti finiscono ora in piena decadenza sistemica convergendo in un guazzabuglio, grottesca espressione di società privilegiate in arretramento culturale. Il Fronte Nazionale, apertamente neonazista, convertito nel primo partito politico francese, ha come riferimenti giornalisti o intellettuali come Éric Zemmour, il quale rivendica la collaborazione con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale e la segregazione delle minoranze musulmane ed altre, tutto ciò in nome dei "valori cristiani" della Francia [8], o altri come Bernard-Henri Levy, istigatore del genocidio della Nato in Libia. Dall'alto, il presidente socialista François Hollande spiega l'intervento in Siria e in Iraq e l'appoggio al regime neonazista di Ucraina, come parte della sua lotta per la difesa degli interessi francesi.
Santiago Alba Rico elogia gli assassinati di Charlie Hebdo ubicandoli nella categoria dei buffoni e ci spiega che "l'orrore sta anche nel fatto che le vittime si dedicassero a scrivere e a disegnare... compiti che una lunga tradizione storica condivisa situa all'estremo opposto della violenza... In termini umani, è sempre più grave ammazzare un buffone che un re perché il buffone dice quello che tutti vogliono sentire, benché sia inopportuno o perfino iperbolico... Chi ammazza un buffone, al quale abbiamo assegnato il compito di parlare in modo libero e generale, ammazza l'umanità stessa. Anche per quel motivo gli assassini di Parigi sono fascisti. Solo i fascisti ammazzano i buffoni. I fascisti credono solo che ci siano obiettivi non esilaranti o non ridicolizzabili. Solo i fascisti ammazzano per imporre serietà" [9].
Non credo che Hitler esercitando l'arte dello scrivere, per esempio il "Mein Kampf", abbia realizzato un'attività opposta alla violenza, bensì al contrario l'ha legittimata. D'altra parte è necessario far emergere che i grandi massacri sono stati accompagnati dalla ridicolizzazione delle vittime. In questo senso, l'arte di ridicolizzare appare come un complemento necessario del massacro, coprendola con un manto di humor occulto della tragedia, decolpevolizzando gli assassini.
Ho davanti a me tre fotografie che si riferiscono al "Battaglione di polizia 101", unità operativa tedesca famosa durante la Seconda guerra mondiale per la sua estrema crudeltà nei territori occupati dell'Europa orientale. In una di esse si vede un gruppo di soldati-poliziotto tedeschi che ridono circondando un vecchio ebreo barbuto, i nazisti molto divertiti stanno tagliandogli la barba. Nelle altre due hanno per prigionieri un gruppo di ebrei della località di Lukov sul punto di essere inviati al campo di sterminio di Treblinka; in una di queste, un soldato nazista è molto divertito nell'obbligare un vecchio ebreo straccione a compiere gesti clowneschi [10].
I re normalmente volevano i buffoni alla loro corte per spargere humor prendendosi gioco a volte astutamente del re e di alcuni cortigiani, ma soprattutto dei nemici del regno e dei vassalli più poveri, dei contadini o degli umili artigiani, ridicolizzando i loro gesti, il loro modo di parlare e vestire, cioè la loro cultura. Un buffone di corte non è un buffone in generale, non è lì perché è l'espressione di qualcosa di buono, ma piuttosto ha il compito di banalizzare la tragedia, per renderla divertente.
Fare buffonerie a corte, cioè in Occidente, ridicolizzando le credenze e le abitudini dei musulmani bombardati, invasi, colonizzati, fa parte della banalizzazione del male a integrazione del macchinario ideologico che legittima il tentativo occidentale di colonizzazione la periferia. Il supposto "humor libertario" di Charlie Hebdo ci insegna che tutto può fare parte della festa, i fascisti realmente esistenti non ammazzano buffoni in generale, bensì certi buffoni fastidiosi, e in numerosi casi includono buffoni alla loro corte. La ridicolizzazione della vittima è un aspetto significativo dello humor fascista e fa parte dell'umiliazione di quello martirizzato.
Per fortuna non tutto è ridicolizzabile. Non credo che basti che un fascista consideri ammissibile prendere per scherzo l'assassinio di massa dei bambini in Palestina eseguito dall'aviazione israeliana o i massacri della popolazione civile in Libia realizzati dall'aviazione della Nato o gli assassinii dei contadini in Colombia perpetuati dai paramilitari. Chi considera possibile trasformare quei fatti in oggetto di risate, può non essere ideologicamente fascista, ma sicuramente si tratta di una canaglia.
Barbari e civilizzati
Indipendentemente dal fatto che l'attacco a Charlie Hebdo sia stata un'operazione montata dagli apparati di intelligence francesi, da soli o in collaborazione con la Cia o altra struttura o un'azione di un gruppo islamico manipolato dall'apparato francese o addirittura indipendente ed ostile all'Occidente, è certo che l'uno o l'altro lo considerano un obiettivo concreto della guerra globalizzata in corso.
Seguendo la "ipotesi 11 Settembre" (auto-attentato), si tenterebbe di far attuare una crociata imperiale ad una Europa oppressa dalla recessione. Potremmo fare coincidere l'avvenimento con l'annuncio che l'Unione europea sta entrando in un periodo di deflazione che minaccia di essere prolungata e completamente soggetta alla strategia globale degli Stati Uniti. Quello significa che le élite dominanti devono creare rapidamente fattori di coesione sociale funzionali alle loro avventure militari e finanziarie. Il demone islamico può giustificare, fare accettare od obbligare ad accettare guerre esterne combinate con la repressione e l'impoverimento interno.
La quota di barbarie introdotta col colpo di stato in Ucraina e il successivo tentativo di epurazione etnica nel sud-est di quel Paese sarebbe collegata con la diffusa ascesa del fascismo in Europa, dall'Ucraina e dai paesi baltici, fino ad arrivare al Fronte Nazionale in Francia ed al movimento Pegida in Germania passando per Alba Dorata in Grecia. Prefigurando la strutturazione di un fascismo molto esteso nello spazio europeo coincidente con la prevedibile ascesa del Partito repubblicano negli Stati Uniti. In questo scenario l'intensificazione di atti di barbarie imperiale nella periferia starebbe convergendo con l'internalizzazione di forme significative di barbarie nel centro imperiale.
Seguendo l'ipotesi opposta saremmo in presenza dell'inizio del caos del centro imperiale del mondo, lo sviluppo della sua "Guerra di Quarta Generazione" contro la periferia incomincerebbe ad avere un effetto boomerang sul protagonista occidentale. La caotizzazione occidentale comincia ad essere a sua volta caotizzata da un dispiegamento che inizia ad essere fuori dal suo controllo e che genera spostamenti nella sua retroguardia. La crisi economica, le sue conseguenze finanziarie, ecologiche, sociali e militari continuerebbero a sommergere lo spazio euro-nordamericano in una spirale discendente irreversibile.
In entrambi i casi l'imponente civiltà occidentale, i suoi pretesi "valori universali" si starebbero volatilizzando, rivelando la loro profonda barbarie.
*Testo segnalato dall'autore; disponibile in castigliano su alainet.org
Note
1. Thierry Meyssan, "¿Un 11 de septiembre en París?. ¿Quién está detrás del atentado contra Charlie Hebdo?", Voltairenet.org, 8 de enero de 2015; http://www.voltairenet.org/article186413.html
2. Paul Craig Roberts: "Ataque contra 'Charlie Hebdo' fue una operación de falsa bandera", RT, 11/01/2015; http://actualidad.rt.com/actualidad/162898-roberts-ataque-paris-falsa-bandera-francia-vasallo-eeuu | ver también: Kevin Barret, "Planted ID card exposes Paris false flag", PRESSTV, Sat Jan 10, 2015, http://presstv.com/Detail/2015/01/10/392426/Planted-ID-card-exposes-Paris-false-flag
3. Mitchel Prothero, "Videos show Paris gunmen were calm as they executed police officer, fled scene", McClatchy DC, January 7, 2015; http://www.mcclatchydc.com/2015/01/07/252225_gunmen-in-paris-terror-attack.html?rh=1.
4. Quenel+, "Le numéro 2 de l'enquête sur Charlie hebdo s'est suicidé", 8 janvier 2015, http://quenelplus.com/revue-de-presse/le-numero-2-de-lenquete-sur-charlie-hebdo-sest-suicide.html
5. Philippe Grasset, "Un "11-septembre à la française" ?", Dedefensa.org, 08/01/2015 http://www.dedefensa.org/article-un_11-septembre_la_fran_aise__08_01_2015.html
6. "De l'Irak au Mali, le casse-tête budgétaire de l'armée française", Les Echos, le 23/09/2014, http://www.lesechos.fr/23/09/2014/LesEchos/21777-034-ECH_de-l-irak-au-mali--le-casse-tete-budgetaire-de-l-armee-francaise.htm
7. "French forces in Afghanistan", Wikipedia, http://en.wikipedia.org/wiki/French_forces_in_Afghanistan
8. Éric Zemour, "Le suicide français", Albin Michel, Paris 2014.
9. Santiago Alba Rico, "Lo más peligroso es la islamofobia", Rebelión, 08-01-2015, http://www.rebelion.org/noticia.php?id=194053
10. D. J. Goldhagen, "Los verdugos voluntarios de Hitler", páginas 314 y 331, Taurus, Madrid, 1997.
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