www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 27-01-15 - n. 528

Muore un tiranno e l'Occidente piange

Tarik Bouafia | michelcollon.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

26/01/2015

Re Abdullah dell'Arabia Saudita è morto giovedì 19 gennaio a 90 anni dopo aver condotto il suo regno reazionario per 20 anni col pugno di ferro. Alleato incondizionato dei governi imperialisti occidentali, ha seguito la linea dei suoi predecessori: sottomissione agli Stati Uniti, violazione sistematica dei diritti umani, finanziamento di gruppi jihadisti fanatici... Il burattino per eccellenza.

L'Arabia Saudita, il più grande dei servi dell'Occidente

Fin dalla sua fondazione da parte di Abdel Aziz Ibn Saud nel 1932, l'Arabia Saudita ha continuato a servire gli interessi delle potenze occidentali. Prima quelli del Regno Unito, protettore della famiglia Saud, che aveva aiutato i sauditi a fondare il loro regno approfittando della posizione strategica del paese. Non solo per garantire il commercio con le sue ex colonie, ma anche per contrastare l'influenza dell'Impero Ottomano. Poi è stata la volta degli Stati Uniti di imporre il loro dominio nel paese. L'accordo era semplice: in cambio di un sostegno finanziario e militare, l'Arabia Saudita ha accettato di fornire agli Stati uniti petrolio a buon mercato e le basi militari necessarie a perseguire il ruolo di "gendarme" della regione destabilizzando i paesi protesi ad affermare la loro indipendenza e un percorso diverso da quello di sudditanza all'impero statunitense. Il finanziamento dei gruppi jihadisti fanatici e la strumentalizzazione dell'Islam erano, tra gli altri, gli strumenti utilizzati per destabilizzare questi paesi.

Il clan dei Saud ha governato con il pugno di ferro per quasi un secolo. Tutti i re che si sono succeduti hanno sempre seguito le stessa linea, sia in politica interna che estera. Ecco perché non è affatto necessario soffermarsi su un re in particolare, dal momento che tutti hanno praticato la stessa politica. Prova di ciò è che il nuovo re Salman ha detto che continuerà sulla stessa linea del suo predecessore. Dall'annuncio della morte di Abdullah, i governi occidentali hanno elogiato tutti la "memoria" del defunto re. Hollande, Cameron, Obama, Harper... tutti si sono precipitati a rendere omaggio al tiranno e non hanno esitato a lodare le sue azioni. E' dunque il caso di fare un'analisi comparativa delle dichiarazioni e della realtà.

Re Abdullah, un pacifista?

A prestare orecchio ad alcuni dei leader europei e nord americani, ci si chiede se siano veramente consapevoli di quello che affermano. Credono che i cittadini siano degli idioti o che bevano davvero quello che dicono? Tenderei alla prima ipotesi visto che uno degli elogi rivolti al re saudita è stato quello di definirlo "pacifista". François Hollande ha infatti: "onorato la memoria di un uomo di Stato la cui azione ha profondamente segnato la storia del suo paese e la cui visione di pace giusta e duratura in Medio Oriente è ancora attuale". David Cameron ha espresso la sua profonda tristezza salutando "l'impegno del re a favore della pace". Da parte sua, il Primo Ministro del Canada (la semi-colonia degli Stati Uniti) è stato molto esplicito. Ha descritto il re come "grande sostenitore della pace", aggiungendo: "Siamo vicini di tutto cuore con il popolo saudita e piangiamo la perdita di questo grande uomo".

Possiamo riconoscere la faccia tosta dei nostri dirigenti. Ma non è tutto. Oltre ad essere un pacifista, re Abdullah è stato un leader della lotta al "terrorismo", il presidente francese ha confermato che lui e il dittatore intrattenevano "relazioni per lottare contro il terrorismo". Dichiarazioni queste fatte alla stampa che non sembra abbiano scioccato i giornalisti.

Il re Abdullah e l'insieme della famiglia Saud che gestiscono questo paese sono davvero pacifisti?
Hanno davvero combattuto contro il terrorismo, come lasciano intendere i governi occidentali?

La storia e il presente indicano il contrario. L'Arabia Saudita è sempre stato un alleato strategico degli Stati Uniti. Il regno è stato utilizzato da Washington per destabilizzare movimenti nazionalisti e indipendentisti. In effetti per Riyadh, i dirigenti come Nasser o Khomeini rappresentavano una minaccia per la sopravvivenza della famiglia reale. L'esempio egiziano e quello iraniano sarebbero potuti essere un modello per il popolo saudita, vittima dell'oppressione e della tirannia dei suoi leader.

Da quando in Iran la rivoluzione islamica ha trionfato nel 1979, l'Arabia Saudita ha paura di avere di fronte una nazione potente. L'Iran si era appena sbarazzata dello Shah e il paese era molto determinato a svilupparsi in maniera indipendente. Nel 1981, il re Khaled tentò di corrompere un colonnello dell'aviazione iraniana per rovesciare la guida spirituale, ma senza successo. Il regno saudita, in stretta collaborazione con Washington, allora cercò di convincere Saddam Hussein ad attaccare l'Iran. Saddam accettò. Risultato: più di un milione di morti. Bella lezione pacifismo!

Il clan dei Saud è una famiglia estremamente reazionaria e saldamente legata al potere. Ecco perché ha obbedito come vassallo di Washington, il suo grande protettore, e ha sempre fatto ogni sforzo per distruggere una nazione nemica. A proposito di re Abdullah, in particolare, egli avrebbe sostenuto la pace? Davvero? Non ha inviato il suo esercito il 14 marzo 2011 per reprimere le manifestazioni pacifiche in Bahrain? In questa feroce repressione non sono morti 76 manifestanti? Cari François Hollande, David Cameron, Stephen Harper, avete la memoria corta? E, infine, non dimenticate un evento molto importante che ha avuto luogo il 3 luglio 2013: il colpo di stato del generale Al-Sissi in Egitto contro Mohammed Morsi. Ne è seguito un giro di vite spietato contro i sostenitori dei Fratelli Musulmani, che mietuto più di 1.000 vittime. Una strage perpetrata con la benedizione dell'Arabia Saudita, che ha sempre sostenuto il Cairo. Qui abbiamo l'esempio perfetto di come sia selettiva la memoria dei capi di Stato e di governo occidentali rispetto la storia. Apparentemente massacrare dei manifestanti pacifici in un paese alleato non sembra essere un problema.

Interessiamoci ora al famoso "terrorismo". Questa parola che tutti i nostri media e dirigenti utilizzano e che sembra non più significare molto. Re Abdullah era un alleato dell'Occidente nella lotta contro il "terrorismo". Ma né le potenze imperialiste né l'Arabia Saudita hanno lottato contro il "terrorismo", piuttosto il contrario. Innanzitutto l'Europa occidentale, gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita condividono, tra i molti tratti in comune, quello essenziale dell'odio viscerale contro il comunismo. Per questo motivo Ryad provò un profondo odio contro Nasser in Egitto, grande alleato dell'Unione Sovietica. L'Arabia Saudita sarebbe dunque un paese che combatte il terrorismo.

Allora perché ha finanziato e armato con l'aiuto degli Stati Uniti, dei fondamentalisti fanatici, dei moudjahidin per combattere il governo socialista di Nur Muhammad Taraki in Afghanistan anche prima che l'Unione Sovietica occupasse il paese?

L'Arabia Saudita ha finanziato senza problemi il terrorismo e questo non è mai stato un ostacolo per i governi occidentali. E, più di recente, qual è quel paese che continua a inviare armi e finanziare i gruppi jihadisti e terroristi in Siria? Ancora l'Arabia Saudita perché il "fine giustifica i mezzi".

Vi propongo di terminare con la palma d'oro delle dichiarazioni seguite alla morte di re Abdullah. Il premio è assegnato a Christine Lagarde, direttore generale del FMI che ha detto che il re era "in maniera discreta un grande difensore delle donne". A quanto pare, la signora Lagarde non sembra avere paura del ridicolo, e in effetti sembra che possa permettersi tranquillamente di dire assurdità visto che i giornalisti di fronte a lei restano in silenzio. Bella deontologia giornalistica. Se Abdullah fu difensore delle donne, lo fu molto, ma molto discretamente. Proibire alle donne di guidare, di viaggiare o di essere ammesse da sole in ospedale, impedire alle donne di votare, lapidarle quando commettono adulterio, è l'atteggiamento di un "difensore delle donne"? Christine Lagarde non dovrebbe essere processata per apologia della violazione dei diritti umani?

Amnesia mediatica e diritti umani a geometria variabile

Analizzare l'attualità ci porta automaticamente ai nostri cari media. Come i professionisti della propaganda e delle menzogne hanno trattato la morte di re Abdullah? Più o meno nello stesso modo. Compresa la presentazione che France 24 ha fatto del tiranno definendolo un "garante della stabilità". L'Arabia Saudita che, attraverso il finanziamento di fanatici religiosi, infiamma l'intero Medio Oriente, e ha sostenuto anche il colpo di stato del generale Al Sissi in Egitto è secondo il canale d'informazione internazionale francese un "garante della stabilità".

Ma di quale stabilità stanno parlando? Forse di quella che ha permesso al potere di rinsaldarsi in Bahrain? La stabilità del sangue, è forse questa la stabilità che entusiasma France 24? Gli altri media dominanti hanno parlato della questione saudita per cinque minuti. Un minuto per mostrare le immagini dell'arrivo dei leader occidentali a Riyadh, un minuto per parlare dei risultati positivi di Abdallah, un minuto e mezzo per presentare il suo successore e ciò che lo attende alla guida del paese e uno e mezzo per discutere le violazioni dei diritti umani.

Abbiamo visto i nostri media particolarmente indignati quando si trattava di difendere la libertà d'espressione. Hanno però a malapena menzionato le peripezie del giovane blogger Raif Badawi condannato dal regime a 1.000 frustate e il cui destino non sembra inorridire la stampa. Ricordiamo che quando la giovane Sakineh iraniana è stata minacciata di lapidazione, i media si sono molto indignati e Bernard Henri Lévy, camicia sbottonata sul petto, ha espresso la sua ansia alla televisione. Quando si parla di violazioni dei diritti umani, i media sembrano capaci di discutere l'argomento. Ma allora perché si zittiscono quando l'evento interessa l'Arabia Saudita?

Perché non sono più aggressivi e insistenti sulla questione saudita? Dimenticano che le donne sono trattate come oggetti, sottospecie umane? Dimenticano che si tagliano le mani ai ladri? Che si lapidano le donne? Che si imprigioniamo tutti quelli che osano, anche timidamente, a criticare il potere?

Strana amnesia dei media che non dicono mai una parola sulle violazioni dei diritti umani nei paesi alleati agli occidentali: Bahrain, Egitto, Paraguay... ma non esitano a condannare perentoriamente i "regimi" iraniano, russo o venezuelano.

Nazioni che, evidentemente, non si sottomettono agli interessi delle potenze della NATO e che intendono svilupparsi autonomamente e indipendentemente formando a questo scopo un "blocco del sud" antimperialista e anticoloniale. Prendiamo un esempio concreto al fine di confrontare il trattamento mediatico su un tema specifico: la morte di un leader. Abbiamo visto come Parigi, Londra o Ottawa hanno reagito alla morte del re tiranno. Ricordate ora la copertura dei media in seguito alla morte del comandante Hugo Chavez. I suoni delle campane erano totalmente diversi. Pochi secondi per mostrare i progressi economici e sociali guidati da Chavez per poi subito marcare le criticità e lanciare le solite accuse di "dispotismo" e "populismo" al presidente. Grande difensore della sovranità popolare, è stato calunniato e insultato in Occidente benché avesse vinto 14 delle 15 elezioni tenute sotto la sua presidenza. In realtà, Chavez è stato il "cattivo allievo" del terzo mondo da quando aveva osato opporsi alle multinazionali nazionalizzando settori interi dell'economia. Abdallah, era invece il "bravo studente del Terzo Mondo", il "buon arabo", il migliore dei servi.

Infine, terminiamo con i governi occidentali. Il loro atteggiamento la dice lunga sul loro cinismo e sulla loro ipocrisia. Ricordiamo che nessun leader occidentale era presente al funerale di Hugo Chavez, un leader che aveva tuttavia realmente lavorato in favore della pace. Era, infatti, intervenuto come mediatore nel dialogo tra il governo colombiano e le FARC. Aveva lavorato duramente per far emergere finalmente un processo di pace. E poi aveva sostenuto con la Lega africana una soluzione pacifica in Libia per evitare quello che è successo con l'intervento delle orde criminali di Washington, Londra e Parigi. Quest'uomo è stato un "grande difensore delle donne" e non in modo "discreto". In effetti, la sua nuova costituzione dà nuovo status alle donne. Ad esempio, una casalinga è ora pienamente considerata un lavoratore e riceve quindi uno stipendio statale.

Questo confronto tra due argomenti simili può rivelare il vero volto delle potenze imperialiste e neo-coloniali. Queste promuovono ufficialmente la democrazia, i diritti umani, ma non esitano a sostenere e finanziare i paesi e le organizzazioni più oscurantiste e reazionarie come l'Arabia Saudita, il Qatar, l'Egitto. Sostegno teso a salvaguardare i propri interessi e indebolire i principali concorrenti come la Cina. Fondamentalmente, ai leader occidentali non interessano per nulla i valori democratici e i diritti umani. Ciò che li interessa è il denaro e le materie prime.

Henry Kissinger ha rappresentato molto bene lo spirito di questi paesi: "Se dobbiamo scegliere tra la democrazia e i nostri interessi, noi scegliamo sempre i nostri interessi". Abbiamo visto quello che hanno riservato al Cile... Tutto questo parlare della gloria dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani sono autentiche truffe intellettuali. Già le nostre nazioni occidentali sono esse medesime delle oligarchie e non delle democrazie. Non possono quindi impartire nessuna lezione. E per quanto riguarda i diritti umani, non credo che la Francia o l'Inghilterra siano nella posizione di dire cosa fare al resto del mondo. Il loro pesante passato coloniale e presente neocoloniale dovrebbero consigliare di essere più prudenti.

Per quanto riguarda l'Arabia Saudita, continuerà a svolgere il ruolo di buon servo degli Stati Uniti. Il petrolio continuerà ad essere quasi gratis e il regno proseguirà la sua missione di nazione mercenaria al servizio di Washington. Infine, nulla dovrebbe cambiare a livello nazionale. Esecuzioni e lapidazioni faranno sempre parte del paesaggio saudita e con la benedizione degli Stati Uniti e dei loro alleati. Tuttavia, Riyadh ha paura. La paura di scomparire o almeno di perdere forza in Medio Oriente. Questo monarchia oscurantista non sa cosa accadrà domani. Si interroga e diventa sempre più violenta e bellicosa. Dopo l'intervento in Bahrain, il regime saudita ha tentato di rovesciare Bashar Al Assad, finanziando gruppi terroristici. Ma dietro Assad, c'è tutto l'arco sciita nelle mire, Iran-Siria-Hezbollah libanesi. Cercando di abbattere indirettamente Assad, Riyadh cerca di indebolire Teheran. Perché questo è il suo vero nemico nella regione.

I due paesi sono in lizza per la leadership in Medio Oriente e ogni paese ha scelto il suo campo. Per l'Arabia Saudita, l'alleato è Washington. Per Tehran sono Mosca e soprattutto Pechino. Gli Stati Uniti sono in declino e l'Arabia Saudita non è sicura di continuare a beneficiare del suo aiuto. Una cosa è certa: se domani Washington non è più in grado di proteggere l'Arabia Saudita, il regno crollerà. E poiché gli Stati Uniti stanno attraversando una crisi economica e di civiltà, questa opzione è più possibile che mai, forse prima di quanto pensiamo.


Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.