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I ricchi sono più intelligenti?

Marc Vandepitte | investigaction.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

28/12/2017

Si sa, più il portafoglio di mamma-papà è spesso, migliore sarà la pagella. Il buon senso lo spiega molto semplicemente: i ricchi dispongono di geni migliori e hanno un carattere più forte. È del resto per questa ragione che sono diventati ricchi, cosa che trasmettono volentieri ai loro bambini. Ma non sarebbe la prima volta che il buono senso porta a conclusioni frettolose.

Secondo il senso comune la terra era piatta e il sole girava attorno al nostro pianeta. L'essenza di questo ragionamento intuitivo è fondata sull'idea che l'intelligenza è un dato puramente biologico e che rimane costante. Molte ricerche neurologiche recenti spazzano via queste due ipotesi.

L'influenza dell'ambiente

In questo campo sono stati condotti esperimenti rigorosi, non sugli umani ma sugli animali. Così si è studiato lo sviluppo del cervello di ratti rispettivamente "ricchi" e "poveri". I ratti "ricchi" vivevano in piccoli gruppi in gabbie con molti giochi, i ratti "poveri", più numerosi, in gabbie vuote. I circuiti neuronali dei ratti ricchi diventarono molto più forti e il loro cervello divenne significativamente più pesante dei loro poveri colleghi. I topi ricchi sono quindi diventati più intelligenti nell'uscita da un labirinto. Anche nelle scimmie è stato riscontrato che l'ambiente ha un impatto significativo sullo sviluppo del cervello e sull'intelligenza (1).

Nell'uomo l'impatto dei fattori ambientali è ancora più forte, come dimostra un recente studio effettuato presso i coltivatori di canna da zucchero indiani. Questi piccoli contadini ricevono più della metà del loro reddito annuale in una sola volta, subito dopo il raccolto. Parte dell'anno sono relativamente ricchi, mentre sono piuttosto poveri durante l'altra metà. Sembra che questi agricoltori conseguano punteggi peggiori ai test cognitivi quando sono poveri. Perdono fino a 13 punti sulla scala Q.I., l'equivalente di una notte insonne o della dipendenza da alcol. Riguarda le stesse persone, gli stessi cervelli.

Poi c'è l'effetto Flyn. Dopo la seconda guerra mondiale, i cittadini statunitensi ottenevano in media 100 ai test Q.I. Nel 2002 gli stessi test, che hanno principalmente esaminato le risposte a problemi astratti, hanno dato una media di 118. Si tratta di un aumento sostanziale. Questo effetto è apparso in tutti i paesi industrializzati, così anche in Belgio. L'aumento è stato del 3-5% per decennio. Allo stato attuale l'effetto sarebbe quasi stagnante, a volte persino in diminuzione.

L'intelligenza non è un dato statico, ma può variare (fortemente) nell'ambito dello stesso individuo. Inoltre le medie sono suscettibili di evolvere nel tempo. Una parte delle attitudini intellettuali è quindi geneticamente determinata, ma l'ambiente immediatamente circostante esercita anche una grande influenza sull'intelligenza.

Circuiti neurali e stress

Quest'influenza agisce in due modi. In primo luogo esercita influenza diretta sui circuiti neurali. È soprattutto nell'infanzia che è molto importante sollecitare questi circuiti per lo sviluppo del nostro cervello. Più tardi restano importanti, ma in una misura inferiore. Questi circuiti sono i mattoni della memoria, ma servono anche per elaborare informazioni.

Un'alimentazione sana e un ambiente sano sono fattori favorevoli per un buon sviluppo cerebrale. Un insegnamento migliore stimola anche il funzionamento di questi circuiti.

Un secondo fattore importante è lo stress, specialmente nei casi di precarietà o povertà. In una situazione del genere, ciò che diventa centrale è ciò che non abbiamo, ciò che ci manca: un conto non pagato, posso comprare abbastanza da mangiare? Come pagare le tasse scolastiche? Eccetera.

La precarietà ti divora, fa perdere la prospettiva a lungo termine e impedisce di prestare attenzione alle cose che si considerano importanti. La capacità di giudizio è come presa in ostaggio da grandi preoccupazioni o da una forte angoscia. La gente che vive nella povertà è assente, facilmente disorientata, giorno dopo giorno. Sviluppa una visione a tunnel che le impedisce di pensare chiaramente. Prende a volte decisioni poco ragionevoli, non perché è stupida, ma perché vive in un contesto in cui chiunque potrebbe prendere decisioni sbagliate.

Una missione per l'insegnamento

In breve, i ricchi non sono più intelligenti, lo diventano. Idem per i poveri, non sono più stupidi, ma lo diventano.

Ecco dunque un compito importante assegnato all'insegnamento. Un buon insegnamento può compensare parte del ritardo intellettuale. Un insegnamento equo deve farlo. La disgrazia è che il nostro sistema scolastico anziché ridurre questo divario tra ricchi-intelligenti e poveri-meno-intelligenti, lo conferma e lo rafforza. A tale riguardo, l'educazione belga è il peggiore di tutti i paesi ricchi. Da nessuna parte l'origine sociale influenza tanto i risultati scolastici come da noi.

"Il nostro insegnamento non svolge il suo ruolo di ascensore sociale", dice il professore Dirk Jacobs (ULB). Secondo il suo collega Wim Van den Broeck (VUB), è un vero scandalo: "Formare insufficientemente e male la vita degli studenti che hanno meno bagaglio culturale a casa è la peggiore delle ingiustizie sociali".

Nel nostro paese il grande divario è conseguenza della separazione tra orientamenti forti e deboli. Queste linee guida non sono altro che la preselezione per il mercato del lavoro. La riforma scolastica prevista nella parte del nord del Belgio, fatta su misura dalla N-VA populista di destra, non farà che aumentare questo divario.

Traduzione dall'Olandese: Anne Meert per Investig'Action.

1) Daniel Goleman: https://www.intemotionnelle.com/lintelligence-emotionnelle-lintegrale-de-daniel_golemaz


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