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Il crollo del centro, dov'è la sinistra?

Greg Godels | zzs-blg.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

10/03/2018

Con le ultime notizie sulle elezioni italiane e lo sforzo tedesco per la cosiddetta "grande coalizione", si è rivolta negli Stati Uniti una spiccata attenzione agli sviluppi politici in Europa. Per noi l'interesse deriva non solo dall'impatto della politica europea sui nostri affari, ma anche dal fatto che le tendenze statunitensi ed europee hanno spesso viaggiato su piste parallele.

Ad esempio, in gran parte del periodo postbellico, i governi in Europa hanno ruotato intorno a due poli politici centristi che possono essere approssimativamente caratterizzati come democrazia cristiana e socialdemocrazia. Nella misura in cui entrambi i poli difendono il capitalismo e si oppongono al comunismo, sostengono le istituzioni capitaliste e si accontentano di alternarsi pacificamente al governo, rispecchiano il sistema bipartitico statunitense senza le restrizioni istituzionali più limitanti che preservano il sistema elettorale per il Partito repubblicano e il Partito democratico negli Stati Uniti.

Certamente, i sistemi politici dell'Europa occidentale furono nominalmente multipartitici dopo la guerra, ma le dinamiche di quei sistemi guidarono gli sviluppi politici verso il centro. L'estrema destra fu opportunamente neutralizzata dal discredito del nazismo e del fascismo come conseguenza della seconda guerra mondiale. La sinistra rivoluzionaria - i comunisti - fu apertamente e segretamente ostacolata dalla guerra fredda. Nei paesi in cui i comunisti godevano della legalità formale, i partiti di centro, gli Stati Uniti e gli alleati della NATO, hanno lavorato fianco a fianco per negare la partecipazione al governo.

Mentre in Europa sia la democrazia cristiana che la socialdemocrazia erano saldamente impegnate nel corso capitalista, la socialdemocrazia serviva anche come cuscinetto contro l'attrazione di uno stato operaio sostenendo una specie di falso-socialismo, una rete di sicurezza socio-economica. Come clausola di salvaguardia contro l'ascesa dei partiti comunisti europei, la democrazia cristiana ha temperato il liberismo economico convenzionale di un governo poco interventista, i liberi mercati e i bilanci di austerità, accettando a malincuore le spese sociali e un contratto sociale più "umano".

Frustrati dalla barriera operante di fatto che impediva il successo comunista in Parlamento, molti partiti comunisti europei hanno iniziato un processo di concessioni, di rinuncia dei principi e delle prospettive rivoluzionarie, creando una socialdemocrazia di sinistra soprannominata "euro-comunismo". Alcuni partiti hanno resistito a questo percorso opportunista.

La fine dell'Unione Sovietica e degli stati socialisti europei si è rivelata uno spartiacque per la politica europea e, in particolare, per la sinistra. La sinistra euro-comunista, spogliata della sua insostenibile ragion d'essere - il comunismo senza comunismo - è crollata, lasciando un vuoto a sinistra della socialdemocrazia. La socialdemocrazia, a sua volta, rimpiazzava il falso-socialismo in favore di un partenariato pubblico-privato sotto la direzione del capitalismo monopolistico: i mercati, e non le politiche sociali, dovevano provvedere alle masse. E, senza la minaccia del comunismo, la destra è tornata al suo carattere originale, spingendo aggressivamente verso una sfrenata politica di classe: anti-sindacalismo, austerità fiscale, deregolamentazione, privatizzazione e sciovinismo.

Senza la paura del comunismo, il capitalismo non ha bisogno di una politica di concessioni verso la classe operaia.

Negli anni '90, l'Europa continentale ha seguito il percorso tracciato nel Regno Unito e negli Stati Uniti un decennio prima dall'asse Thatcher/Reagan. Di fronte a continui aggiustamenti e al fallimento degli anni '70 delle politiche del Vecchio Labour e del New Deal (in particolare, il quadro economico keynesiano alla base di entrambi gli approcci), un nuovo consenso ha cominciato ad emergere in entrambi i paesi. Dalla metà degli anni '80 al decennio successivo, il nuovo consenso si è diffuso a quasi tutti i principali partiti politici e in tutto il mondo. Nella sua essenza, si trattava di un ritorno ai Whigs [liberali, formalmente contrapposti ai Tories, ndt], l'ideologia politica, sociale ed economica della borghesia: parlamentarismo, divieti e liberismo economico con regolamentazione minima, preferenza per l'iniziativa privata rispetto a quella pubblica e mercati decisivi per tutte le questioni e in ultima istanza.

Gli esperti amano etichettare questo sviluppo come "neoliberismo". Ma la superficialità di questo termine oscura il fatto che la svolta fu più di una semplice politica. In realtà, fu una risposta ai difetti del precedente consenso e costituisce la norma capitalista quando non incombe lo spettro del comunismo.

I socialdemocratici negli Stati Uniti e in Europa hanno promosso la nozione di "terza via" per mascherare la loro capitolazione al capitalismo classico e alla sua influenza totalizzante su tutti gli aspetti della società, in ogni angolo del globo. Di fatto, dopo la fine dell'Unione Sovietica e dei suoi vicini socialisti, c'era un unico modello, quello degli Stati Uniti e dell'Unione europea.

Con il capitalismo che marciava trionfalmente nel ventunesimo secolo, la maggior parte della sinistra statunitense ed europea ammise che il capitalismo era resiliente e fatto per permanere. Un capitalismo gentile era il massimo che si potesse immaginare.

Ma il progetto trionfante si è arenato, schiantandosi sugli scogli delle crisi economiche. Il processo di accumulazione capitalista è imploso nel 2000 e, ancora una volta, e più gravemente, nel 2007-2008. La "ripresa" ha ristabilito il processo di accumulazione ma ha lasciato per strada milioni di persone disperate e diseredate. Disuguaglianza, disoccupazione, sottoccupazione, povertà, insicurezza e alienazione hanno afflitto milioni di persone negli Stati Uniti e nell'UE (e, naturalmente, nel resto del mondo). Il capitalismo si è ripreso, ma il popolo no. Per il popolo, le opzioni ideologiche trincerate del conservatorismo e della socialdemocrazia offrivano solo la magra zuppa dell'austerità.

Ipnotizzata dall'aumento dei valori azionari e dal ripristino della redditività, impressionata dalla crescente ricchezza e benessere della borghesia, l'élite al potere lavora sotto l'illusione che tutto stia andando bene. In Europa e negli Stati Uniti, il solito pastone intriso di culto delle celebrità, sport, social media antisociali e di altre distrazioni nutre un falso senso di sicurezza e soddisfazione.

Ma nelle città e nei villaggi, nei quartieri e nelle periferie, le persone soffrono. L'alcolismo, l'abuso di droghe e altre dipendenze riscuotono il loro pedaggio demografico; un universo segregato fisicamente e alla vista delle elite più abbienti. Con l'aumento delle insicurezze e dei malfunzionamenti, milioni di persone avvertono una differenza crescente: una differenza di classe spesso mal formulata, tra i beneficiari dell'economia capitalista e loro stessi, i perdenti.

La rabbia ribolle

Senza la bussola di un'ideologia rivoluzionaria, senza la visione del socialismo, questa rabbia rimane sfocata, vagamente diretta contro il governo, i media, i partiti politici esistenti e, troppo spesso, contro capri espiatori convenienti.

Quando la rabbia emerge politicamente, si scontra con la derisione, il disprezzo o la condiscendenza delle elite. È vista da quelli "di sopra" come il prodotto dell'ignoranza, dell'arretratezza, della sottocultura. Come disse Hillary Clinton in una frase diventata celebre: i deplorables, cioè i deplorevoli, inqualificabili, miserabili.

L'isolamento delle élite statunitensi ed europee - divise dalle masse per cultura, pratiche sociali, potere, status e ricchezza - conduce direttamente alla crisi politica che ha generato la Brexit, l'elezione di Trump, l'ascesa dei "populisti" o dei partiti politici alternativi e, più decisamente, il discredito verso i partiti storicamente centristi. Il tentativo disperato della scorsa settimana di preservare una coalizione di centro in Germania e il crollo del centrosinistra e l'eclatante successo del movimento a Cinque Stelle e dell'estrema destra in Italia sottolineano solo la distanza tra le masse e i partiti politici centristi creati attentamente dalla borghesia per contenere le aspirazioni delle masse.

Dietro questi sviluppi politici c'è un'economia globale stagnante e balbettante. È evidente che segmenti delle classi dominanti sono a disagio o rifiutano l'ideologia globalista dei mercati aperti e si stanno muovendo verso il nazionalismo economico. Il fallimento della ripresa economica ha portato molti nella classe capitalista a chiedere un cambio di direzione, in senso protezionista. L'emergere del sostegno al nazionalismo e al protezionismo ha stimolato gli euroscettici, l'estrema destra e Trump.

Naturalmente, l'altra faccia di questa moneta politica è il fallimento della sinistra, in particolare della sinistra incontaminata dalla macchia della socialdemocrazia inefficace. Per la maggior parte, la sinistra non insediata non è riuscita a fornire un messaggio militante e persuasivo ai lavoratori in Europa e negli Stati Uniti. E dove c'è ancora una sinistra comunista militante e credibile, le acque sono intorbidite da falsi profeti: per esempio, da SYRIZA in Grecia.

In molti paesi, la ritirata dal marxismo è diventata una disfatta dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Vengono riprese ideologie come l'anarchismo, il socialismo utopico e il cooperativismo, già screditate da lungo tempo dallo stesso Marx. La peculiare mania del Nord America per la democrazia procedurale, l'idea cioè che la giustizia sgorghi spontaneamente come una sorgente naturale quando si scateni perentoriamente una causa che chiede giustizia, è tornata alla ribalta con il movimento Occupy, ora collassato. E, naturalmente, mentre i liberali della sinistra edulcorata si immergono in battaglie identitarie contro le micro-aggressioni, le identità delle minoranze sono effettivamente devastate dalle macro-aggressioni della guerra di classe e dallo sfruttamento capitalista.

Alla luce dei recenti e poveri spettacoli elettorali, alcuni hanno cercato di spiegare il triste stato della sinistra americana ed europea come esito dei cambiamenti strutturali nel capitalismo. Vedono una nuova classe operaia, il "precariato", sostituire il proletariato tradizionale (persino il Wall Street Journal ha immaginato il termine). La nozione di "precariato" deriva dalla realtà di un posto di lavoro instabile, di impieghi part-time, a contratto temporaneo e discontinuo, una realizzazione ottimale del sogno economico liberale classico. Questa tendenza dell'occupazione ha reso difficile l'organizzazione dei lavoratori, certamente più difficile rispetto al mondo del lavoratore tradizionale impegnato in una vita sotto il tetto di una fabbrica.

Certamente, i cambiamenti strutturali citati sono, in larga misura, il risultato del fallimento dei sindacati e dei partiti politici nella difesa degli interessi dei lavoratori contro i capitalisti predatori. Inoltre, le difficoltà che questi cambiamenti comportano sono ostacoli all'organizzazione sindacale, meno per i partiti politici. E la storia insegna che fondare partiti politici militanti precede l'organizzazione di un sindacalismo militante. Nessun compito davanti al movimento sindacale oggi presenta maggiori difficoltà di quanto non ne presentasse il compito di costruire sindacati industriali negli Stati Uniti negli anni '30. La sfida di fondare il CIO [Congress of Industrial Organizations, ndt] è stata resa possibile solo grazie alla leadership e allo sforzo dei lavoratori comunisti e socialisti.

È necessario il ritorno dell'influenza dei partiti operai strutturati storicamente, che attingano alla teoria sociale di Marx e alle intuizioni organizzative di Lenin (vale a dire, partiti che respingano il dogma che soggiaceva alla guerra fredda: tutto fuorché il comunismo). Senza la forte opzione dei partiti comunisti o operai, la classe operaia europea e statunitense continuerà ad affrontare la scelta repellente tra decadenti, putridi partiti centristi e una miriade di nuovi ciarlatani che offrono politiche d'oro sciocco, elisir magici e capri espiatori vulnerabili.

Solo un movimento indipendente, orientato alla classe lavoratrice, formato dal marxismo-leninismo, può fornire una "terza via", differente dal disastro della globalizzazione del libero mercato o dalla trappola del nazionalismo economico.

Il vecchio adagio secondo cui i lavoratori meritano il proprio partito è più vero che mai oggi: un autentico partito anticapitalista che ritorna all'eredità rivoluzionaria ceduta all'opportunismo e alle illusioni parlamentari.


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