www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e societÓ - 03-05-22 - n. 828

La Svezia da Olof Palme alla NATO

Tiziano Tussi

30/04/2022

L'insistenza della richiesta di entrare a fare parte attiva della NATO da parte di Svezia e Finlandia lascia un poco sorpresi da tanta leggerezza da parte dei due governi di marca socialdemocratica. In particolare, la Svezia si allontana così dalla sua storia di ostinata neutralità ed equidistanza dai blocchi occidentale e orientale che fu la politica perseguita con caparbietà da Olof Palme, il suo leader di maggior importanza, ucciso, ancora oggi non si sa da chi, a fine febbraio 1986.

Basta leggere un po' la storia di quel capo di Stato per valutarne la lontananza politica da quello che ora la Svezia, a guida sempre socialdemocratica, sta chiedendo. In un libro, scritto da Aldo Garzia, nel 2007, sulla sua vita, vengono riportati molti spezzoni di discorsi nei quali Palme non perdeva occasione, sia da primo ministro, sia da leader dell'opposizione, per ribadire che la politica che il suo Paese doveva seguire era proprio di lontananza, ma anche di confronto, con i due scenari internazionali allora presenti sulla scena mondiale. Certo allora si trattava di confrontarsi con il campo capitalistico a guida statunitense e con il blocco sovietico.

La guerra fredda era in atto e la posizione svedese era in contrasto sia con l'uno sia con l'altro campo. Palme aveva avuto momenti di scontri, anche pesanti, con l'amministrazione statunitense, tanto che questa richiamò l'ambasciatore USA in Svezia, in alcune occasioni. Nei suoi discorsi si mise anche in contrasto con l'URSS e da giovane sposò, per aiutare a lasciare il suo Paese, una giovane cecoslovacca. Insomma, un atteggiamento politico di rigida neutralità che mantenne per tutta la sua vita politica. Questo ha permesso comunque alla Svezia di rimanere in "franchi rapporti" con il mondo intero rivestendo un ruolo di super partes, sul terreno internazionale, pressoché in ogni crisi che il 1900, nella seconda parte del secolo, ha attraversato: dal Vietnam al rifiuto dell'apartheid sudafricana; dal contrasto Israelo-Palestinese, alle guerre in Medio Oriente.

È interessante seguire un percorso di scoperta del groviglio dell'assassinio di Palme, scorrendo le tappe della sua vita. Oltre alla lontananza dalla politica di oggi dei socialdemocratici svedesi, si può scoprire, nel libro di Garzia, la sua particolare predilezione per i problemi irresoluti a livello mondiale, aspetto che i partiti del centro e della destra svedese gli rinfacceranno sempre. Si può inoltre anche misurare l'impatto di tale uccisone sulla società svedese, inzuppata da gruppi e circoli nazisti e xenofobi. Un altro testo, più recente, di Jan Stocklassa, che si è interessato a Stieg Larsson, autore di grande successo mondiale, che ha anche studiato per anni il delitto Palme ed ha schedato i gruppi nazisti ed i leader più conosciuti degli stessi, mettendo assieme un archivio molto preciso e dettagliato sulle loro azioni, sulla quantità degli affiliati e sui loro intrecci. È come aprire delle scatole cinesi. Stocklassa segue passo passo il lavoro di Larsson; Garzia mette in chiaro la personalità ed il lavoro di Palme, mentre Larsson a sua volta ha lavorato, dall'omicidio del 1986 sino alla sua morte, nel 2004, su questioni irrisolte per il caso. Risultato: sia il libro di Garzia del 2007, sia il lavoro di Larsson, che si interrompe alla sua morte nel 2004, sia la ripresa di Stocklassa, non riescono a dare orizzonti convincenti sulla morte di Palme.

Col tempo le posizioni di decisa neutralità ed equidistanza degli anni '80 si sono vieppiù annacquate sino ad arrivare ad oggi quando la paura dell'orso moscovita fa prendere, ai socialdemocratici svedesi, e finlandesi, immemori della lezione di Palme, la decisione di richiedere l'allargamento della NATO ai loro Paesi. Una richiesta che non troverà tanti ostacoli a livello sociale e politico, dato che anche il Partito comunista, che appoggiava Palme nel secolo scorso, si è col tempo trasformato, diventando sempre più un partito naturalistico ed ecologista e genericamente di sinistra. Mentre il Partito comunista attuale è un piccolo raggruppamento rispetto al grosso della società svedese. Tale accettazione butta a mare un ruolo che, per quanto difficile a sostenere, per quanto contraddistinto da un'eticità venata da utopismo, aveva grande attrattiva. Certo, a quei livelli di gioco fra stati, forse un rapporto più funzionale con le correnti politiche internazionali, insomma una scelta di campo, sarebbe stata ben più praticabile, ma compromettente. Una equidistanza mantiene sempre un'aurea di dignità spendibile però su molti fronti.

Nel libro di Garzia sono presenti molti di quei momenti perseguiti da Palme - il rapporto con Cuba, ad esempio. Ora cosa resta di quegli aspetti, entrando nella NATO, se tutto va come la leadership svedese, e finlandese, si aspetta? Un ulteriore squilibrio mondiale, forse più gestibile come governo? Senza per altro una sicurezza assoluta dei confini. Un periodo così difficile lo si ha ora, ma mai in epoca staliniana, nonostante i continui ed affannati richiami denigratori. Ripensiamo alle crisi europee ed internazionali che hanno avuto per attore principale l'URSS; sono avvenute tutte in epoca post-staliniana, e addirittura ora, dopo la scomparsa del campo comunista in Russia e nei paesi alleati. Un paradosso che la dice lunga sugli aspetti di politica internazionale che vedono comunque una permanenza di comportamento, capitalistico e guerrafondaio, da parte del campo occidentale guidato dagli USA. Entrare in questo gioco, che mostra già la sua probabile evoluzione, ora, a cosa può servire sia alla Svezia e alla Finlandia?

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Aldo Garzia, Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo, Editori Riuniti, Roma, 2007; Jan Stocklassa, L'uomo che scherzava col fuoco. L'ultima inchiesta di Stieg larsson, Rizzoli, Milano. 2019.


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