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- osservatorio - mondo - politica e società - 17-02-26 - n. 955
Nani sulle spalle di nani
Tiziano Tussi
15/02/2026
È evidente che si sono rotti gli equilibri internazionali novecenteschi tra stati. Anche Mario Draghi lo ha analizzato, da poco, in occasione di una laurea honoris causa che gli ha conferito una università cattolica belga, all'inizio di febbraio, a Lovanio. Rottura vuole che segua ricerca di nuovi equilibri, necessariamente. Quindi obbligo di proporre reali alternative a ciò che fu. Alternative al capitalismo quali potrebbero essere? La loro forma è da definire ma risulta quanto meno scontato che vi sia necessità di grande forza per poterle implementare.
Il capitalismo, seppur rotto internazionalmente, è decisamente ancora più difficile da mettere da parte in una situazione nella quale la permanenza di un caos mondiale sembrerebbe prevalere su ogni altro comportamento. Caos creato con intenzione, appunto caotica, principalmente dal presidente attuale degli USA Donald Trump. In questa situazione occorre pertanto una grande forza di intervento per poter riprendere un percorso logico e razionale, di qualsiasi tipo, meglio se eticamente funzionante, a livello mondiale.
Forza che porta con sé violenza. Marx intendeva la violenza "levatrice di ogni vecchia società gravida di una società nuova". Bella immagine per una nuova vita, violenza come levatrice. "E' essa stessa potenza economica." (Il Capitale, capitolo XXIV, libro I°) Del resto sappiamo che per Marx, ed Engels, in ultima analisi tutto si risolve sul piano economico. Certo la violenza deve essere ben strutturata per avere qualche possibilità di riuscita reale e duratura, rivoluzionaria.
Mi permetto di citare Rosa Luxemburg. In un discorso tenuto alla fine del 1918 per organizzare il programma del nuovo partito da lei e da altri creato, Lega di Spartaco, ci dice che" Dobbiamo prendere il potere e dobbiamo porci il problema della conquista del potere in questo modo: che cosa fa, che cosa può, che cosa deve fare in tutta la Germania ogni consiglio di operai e di soldati? ...dobbiamo scavare dal basso lo stato borghese unificando potere pubblico, legislazione e amministrazione, e portarli ovunque nelle mani dei consigli degli operai e dei sodati." (Rosa Luxemburg, Il programma di Spartaco, manifesto libri, Roma, 1995, p. 57 e 58) Rosa e Karl Liebnecht, il suo compagno più vicino, vennero poi uccisi poche settimane dopo, in modo barbarico, identificando nei due il pericolo maggiore per il potere costituito dopo la guerra.
Certo i riferimenti suonano storicamente molo precisi e per noi un poco al di fuori da questo nostro tempo ma l'indicazione è chiara: la forza. In un testo più recente Nicolas Werth ci avverte che la rivoluzione sovietica, bolscevica, fu possibile per l'apporto determinante dei sodati russi che erano stati in guerra per anni e che sono stati poi ammaliati dalle parole d'ordine dei Rossi. Ecco come chiude il suo intervento: "Tra il 1918 e il 1920, gli anni terribili guerra civile, il soldato contadino, si trovò ancora una volta in palio tra i Rossi e i Bianchi, che, per vincere, dovevano mobilitare nuovamente uomini che avevano già passato più di tre anni nelle trincee della Grande Guerra. Presentandosi come coloro che "avevano dato la terra alle masse che lavorano duramente", e che "avevano aperto i canali dell'innalzamento sociale a quelli che si erano uniti a loro" furono i bolscevichi (i rossi) ad avere più successo dei Bianchi nel richiamare in ballo i soldati contadini per questa battaglia finale." (Nicolas Werth, Russia 1917. La rivoluzione dei soldati, Edizioni una città, Forlì, 2020, p. 26)
L'autore vuole dimostrare che la rivoluzione in Russia è avvenuta sulle spalle dei soldati e non dei politici, sminuendo Lenin e soci, ma questo assunto ci fa comodo per mettere sempre in primo piano la questione della forza che deve esserci, ed anche della violenza, quale fu in quella come in altre rivoluzioni, che porta/si indirizza però verso una nuova strutturazione, una generazione di nani sulle spalle di giganti e non viceversa come poi vedremo con Umberto Eco.
Gli scontri che accadono fasicamente con il potere, come questi ultimi accesi in Italia, a Torino e Milano, sono solo punture di spillo al pachiderma capitalistico e perciò controproducenti. Lontani sideralmente da questi esempi riportati: Nella storia dell'uomo si sono avuti spesso scoppi violenti che non avevano altro risultato che l'inanità dell'azione. Un esempio, tra tutti, lo troviamo nelle bande di scapoli che scorrazzavano per le città francesi, nell'esempio riportato Digione, nel XV secolo, per portare scempio sul territorio, specialmente a donne che venivano brutalmente stuprate da gruppi di scalmanati: "Capitava in effetti che la spedizione notturna terminasse in una rissa, e il più delle volte con l'aggressione di una donna. Le «violenze carnali in pubblico» (sono così chiamate le violenze carnali commesse al di fuori delle mura domestiche e dei bordelli), a Digione, sembrano ammontare a una ventina l'anno. I quattro quinti degli stupri erano il risultato di aggressioni collettive. [] Forse anche la partecipazione a un atto violento, in questo come in altri campi, è un mezzo per affermare sé stessi nelle bande notturne, una prova. Nei compagnons poveri e nei figli miserabili, l'attacco esprime tuttavia pulsioni ancora più profonde: il rifiuto dell'ordine." (AA.VV. I comportamenti sessuali. Dall'antica Roma a oggi, Einaudi, Torino, 1983, pp. 109 e 111)
Un esempio tra i tantissimi che si potrebbero fare. Rifiuto dell'ordine che accomuna tutti questi comportamenti. Risultato, lascito sul terreno che possa costruire qualcosa di permanente? Nulla. Le punture di spillo fanno bene solo alla controparte che si ritiene di danneggiare e che viene solo rinforzata. Anche un pacifismo generalizzato potrebbe forse essere una risposta alla domanda precedente, quando non si pone su un terreno generico ma vuole costruire un percorso. Gandhi insegna in questo contesto. Comportamento all'opposto della violenza ma strutturato anch'esso. La direzione, la rotta del comportamento che si intende tenere, in ogni caso non deve essere generica. L'indeterminatezza porta solo alla debolezza prossima ventura anche se può sembrare al momento di essere qualcosa di forte.
Nani sulle spalli di nani. A questo proposito è utile riprendere la fine di un intervento di Umberto Eco scritto nel 2001 e pubblicato, con altri interventi, nel 2017, da La Nave di Teseo. Eco mette di fronte il classico scontro generazionale tra giovani e adulti e scrive che quando questo si appiattisce mala tempora currunt con chiari rimandi alla mitologia greca.
"Perché allora i padri dovrebbero ancora divorare i loro figli, perché i figli dovrebbero ancora uccidere i padri?" Se questo non avviene si corre il rischio che: "…schiere di nani siedano sulle spalle di altri nani…siamo realisti, in un'epoca normale ci dovrebbe essere un ricambio generazionale… [ma] ora stiamo entrando in una nuova era in cui…si attenua definitivamente anche il conflitto generazionale. Ma è biologicamente raccomandabile…" quando le generazioni non confliggono ma si identificano le une nelle altre: "Quando il principio stesso del parricidio è in crisi, mala tempora currunt. [] Forse il sano ideale del parricidio sta già risorgendo in forme diverse, e, con le future generazioni, figli clonati si opporranno in modo ancora imprevedibile e al padre legale e al donatore di seme. Forse nell'ombra già si aggirano giganti, che ancora ignoriamo, pronti a sedersi sulle spalle di noi nani."
Speriamo questo sia altrimenti mala tempora currunt.
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