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Affrontare l'industrialismo

Derrick Jensen | counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

05/03/2015

Ci sono alcune questioni importanti con cui dobbiamo fare i conti: che cosa dobbiamo fare dei rifiuti di questa cultura industriale, dai gas serra ai pesticidi fino alla microplastica dispersa nell'oceano?

I capitalisti sono in grado di rimediare ai disastri che creano? O l'intero sistema industriale si trova al di là di qualsiasi riforma? E' sufficiente una minima contestualizzazione per ottenere risposte inequivocabili.

Iniziamo l'analisi di contesto con due indovinelli, a dire il vero non molto divertenti.

D: Che cosa si ottiene quando una lunga abitudine alla droga incontra un temperamento reattivo e una pistola?
R: Due ergastoli per omicidio.

e,
D: Che cosa si ottiene quando si incontrano una grande multinazionale, due stati nazionali, 40 tonnellate di veleno e la morte di almeno 8.000 esseri umani?
R: Una pensione d'oro e tutti i benefici. Vedi il caso di Warren Anderson, amministratore delegato della Union Carbide. Bhopal.

La riflessione che implica il confronto di questi indovinelli non è solo che quando si tratta di assassini e molte altre atrocità, si applicano norme diverse per i poveri o per i ricchi. E non è semplicemente che "la produzione economica" è un buono per scampare la prigione per qualunque atrocità venga commessa dai "produttori", che si tratti di genocidio, femminicidio, ecocidio, schiavitù, omicidi di massa, avvelenamento di massa, e così via.

Il punto è che questa cultura è chiaramente poco incline a sanare i disastri tossici. Ovviamente. Ma non dovrebbe renderli evitabili? Non dovrebbe impedire che chi li ha perpetrati la passi liscia? Certamente non dovrebbe premiare socialmente chi li commette.

Questo può o non può essere il momento opportuno per ricordare che questa cultura ha creato, ad esempio, 14 quadrilioni di dosi letali di Plutonio 239, che ha un'emivita di oltre 24.000 anni, il che significa che nell'arco di 100mila anni avremmo solo 3,5 quadrilioni di dosi letali: Però!

E socialmente ricompensa chi lo fa. Avrei potuto usare tutta una serie di esempi alternativi a Warren Anderson, che avrebbe dovuto essere appeso per il collo (è stato condannato a morte in contumacia, ma gli Stati Uniti hanno rifiutato l'estradizione).

C'è Tony Hayward, che ha procurato la devastazione della BP nel Golfo del Messico e che è stato "punito" con una liquidazione di oltre $ 30 milioni. Lanciamo un altro paio di indovinelli, in fondo gli stessi:

D: Come si chiama una persona che insuffla gas velenoso nella metropolitana di Tokyo?
R: Un terrorista.

D: Come si chiama una persona che mette veleno (cianuro) nelle acque sotterranee?
A: Un capitalista: un amministratore delegato di una multinazionale di estrazione dell'oro.

Potremmo parlare dei frackers [sfruttamento del gas da scisto ndt], che fanno soldi immettendo veleno in profondità. Potremmo parlare di chiunque sia associato con la Monsanto. Si possono aggiungere esempi. Direi che ognuno di noi può "scegliere il suo veleno", ma ovviamente non può farlo. Il nostro veleno lo sceglie chi ci avvelena.

L'indottrinamento supera l'innato buon senso

Mi risuona una delle affermazioni più sane (e sostanzialmente disattese) che abbia mai sentito. Dopo Bhopal, uno dei medici impegnati nella cura dei sopravvissuti dichiarava che alle multinazionali (e, per estensione, a tutte le organizzazioni e agli individui) "Non dovrebbe essere consentito di produrre veleni per i quali non esiste un antidoto".

Si prega di notare, tra l'altro, che, lungi dall'avere antidoti, nove prodotti chimici su dieci utilizzati nei pesticidi negli Stati Uniti non sono stati neppure accuratamente testati per la tossicità (umana).

Non è una cosa che tutti dovremmo aver appreso a tre anni? Non è forse una delle prime lezioni impartiteci dai nostri genitori? Non combinare pasticci che non puoi rimediare!

Eppure è proprio il contrario alla base di questa cultura. Certo, possiamo usare frasi di fantasia per descrivere i processi di creazione dei disastri che non abbiamo intenzione di rimediare, e in molti casi che non si possono rimediare.

Coniamo frasi come "sviluppo delle risorse naturali" o "sviluppo sostenibile", "progresso tecnologico", "estrazione" o "agricoltura", "rivoluzione verde", "alimentare la crescita", "creare posti di lavoro", "costruire un impero", "commercio globale".

Ma la realtà fisica è sempre più importante del nome che gli attribuiamo o della sua razionalizzazione. La verità è che questa cultura si è basata dall'inizio fino ai nostri giorni sulla privatizzazione dei profitti e l'esternalizzazione dei costi. In altre parole, sfruttare gli altri e lasciarli nei guai.

Diavolo, le chiamano "società a responsabilità limitata", perché uno scopo primario è quello di limitare la responsabilità legale e finanziaria di chi beneficia delle azioni delle imprese per i danni che provocano.

Interiorizzare la follia

Si sta uccidendo il pianeta. Parte del problema è che, avendo introiettato questa cultura, la maggior parte di noi, è folle. Dovremmo tenere sempre a mente cosa disse RD Laing in proposito:

"Al fine di razionalizzare il nostro complesso militare industriale [e direi l'intero modo di vita, compresa la creazione di disastri che non abbiamo l'interesse, né capacità di sanare], dobbiamo distruggere la nostra capacità di vedere chiaramente ciò che ci sta di fronte e immaginare ciò che è al di là del nostro naso. Molto prima che avvenga una guerra termonucleare, avremo gettato nella spazzatura la nostra salute mentale.

"Si inizia con i bambini. E' indispensabile prenderli per tempo. Senza il lavaggio del cervello le loro menti grezze vedrebbero attraverso i nostri sporchi trucchi. I bambini non sono ancora stupidi, ma noi li trasformiamo in imbecilli come noi, possibilmente con un QI alto".

Lo abbiamo visto tutti fin troppe volte. Se si chiede a un bimbo ragionevolmente intelligente di sette anni, come fare per fermare il riscaldamento globale causato in larga misura dalla combustione di petrolio e gas e dalla distruzione delle foreste, praterie e zone umide, il bambino direbbe: "Interrompere la combustibile di petrolio e gas, e smettere di distruggere foreste, praterie e zone umide!"

Se ponete la stessa domanda a un individuo ragionevolmente intelligente di trenta anni, che lavora per il settore della tecnologia "verde", probabilmente otterrete una risposta che in primo luogo aiuta l'industria che paga il suo stipendio.

Parte del processo di lavaggio del cervello che ci trasforma in imbecilli consiste nel farci identificare più con il fato di questa cultura, piuttosto che il mondo fisico reale. Ci viene insegnato che l'economia è il "mondo reale", e il mondo reale è solo un luogo da cui rubare e su cui riversare i nostri rifiuti.

La natura deve adattarsi a noi? O noi alla natura?

La maggior parte di noi ha interiorizzato la lezione completamente. Anche la maggior parte degli ambientalisti. Cosa hanno in comune le soluzioni prevalenti sul riscaldamento globale? Tutte prendono l'industrialismo come un dato di fatto: é il mondo naturale che deve conformarsi all'industrialismo.

Tutto questo è letteralmente folle. Il mondo reale deve essere sempre più importante del nostro sistema sociale, in parte perché senza un mondo reale, non si può avere alcun sistema sociale. E' imbarazzante dover scrivere questo.

Un famoso detto di Upton Sinclair dice che è difficile per un uomo capire qualcosa, quando il suo lavoro dipende dal fatto che non lo capisca.

Vorrei aggiungere che è difficile far capire qualcosa a qualcuno quando i benefici che derivano dallo stile di sfruttamento dipendono da esso. Quando le persone si chiedono come possiamo fermare l'inquinamento degli oceani dalla plastica, in realtà non intendono : "Come possiamo fermare l'inquinamento degli oceani dalla plastica?", ma "Come possiamo fermare l'inquinamento degli oceani dalla plastica e continuare lo stesso stile di vita?"

Quando chiedono come possiamo fermare il riscaldamento globale, in realtà si intende "Come si può fermare il riscaldamento globale senza ridurre il livello di consumo di energia?" ...

La risposta è: non si può.

Prima di tutto dobbiamo recuperare la nostra salute mentale. Poi dobbiamo agire

Dacché ho scritto questo saggio sui disastri provocati da questa cultura, c'è un immagine allegorica che non riesco a togliermi dalla mente. Una mezza dozzina di medici di pronto intervento mette bende su una persona aggredita da uno psicopatico armato di coltello.

I medici stanno cercando disperatamente di suturare il sangue di questa persona, prima che muoia. Ma ecco il problema: mentre i medici sono all'opera il più velocemente possibile, lo psicopatico continua a pugnalare la vittima. Peggio ancora, lo psicopatico ferisce più velocemente di quanto i medici siano in grado di fasciare. E mentre lo psicopatico è pagato molto bene per accoltellare la vittima, la maggior parte dei medici effettua il bendaggio nel tempo libero.

E infatti la salute dell'economia si basa su quanto sangue perde la vittima, perché questa cultura prevede che la produzione economica si misuri nella trasformazione del territorio in materie prime, delle foreste viventi in legname, delle montagne in carbone.

Come possiamo salvare la vittima sanguinante? Ogni bambino lo può dire. E qualsiasi persona sana di mente che si preoccupa più della salute della vittima che della salute dell'economia lo può dire. La prima cosa da fare è impedire l'accoltellamento. Nessuna quantità di bende sarà altrimenti sufficiente all'assalto in corso e crescente.

Che cosa facciamo di questa cultura che fabbrica rifiuti industriali? Il primo passo è smettere di produrli. In realtà il primo passo sta nel riconquistare la salute mentale, cioè trasferire il nostro senso di lealtà lontano dagli psicopatici e verso la vittima, verso, in questo caso il pianeta che è la nostra unica casa.

Una volta che lo facciamo, tutto il resto è tecnica. Li fermeremo.

* Derrick Jensen è membro del comitato direttivo di Deep Green resistance
Articolo apparso su The Ecologist


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