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- osservatorio - mondo - salute e ambiente - 23-04-15 - n. 541
EXPO e TTIP: Le manette della dittatura capitalista che occorre combattere
Enzo Pellegrin *
21/04/2015
Nelle parole può a volte nascondersi la verità. La dicitura "EXPO" 2015: rimanda ad un significato che richiama il concetto di "vetrina", la vetrina è concetto che rinvia negozio, in ultima analisi al "mercato".
Mai nulla di più vero.
Nell'EXPO 2015 viene simboleggiata ed anche sancita la subordinazione al mercato di tutta la vita dell'uomo. Un prologo ed una bandiera che preparano l'humus culturale di quegli accordi internazionali tra le centrali dei monopoli internazionali USA e UE che vanno sotto il nome di TTIP: Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti, Transatlantic Trade and Investment Partnership.
Expo, dal canto suo, non ha nulla a che vedere col bisogno alimentare. Per provvedere a questa piaga non c'è necessità di una dispendiosa fiera di imprese, faccendiere ed architetti-giardinieri delle multinazionali (che con un simpatico neologismo chiamerei "archibutlers" in luogo del troppo abusato "archistar").
In Expo, il bisogno alimentare è subordinato agli interessi di profitto delle multinazionali che si affacciano così senza vergogna a locupletare anche sui bisogni primari e sulle tragedie epocali (dalla fame alla migrazione) che hanno contribuito a creare.
In Expo, dall'albero della vita pendono i margini di profitto. Non a caso, tra i vari partecipanti, c'è una vera e propria sezione "corporate" dove presenziano "confessate" imprese ed organizzazioni di profitto come China Corporate United Pavillon, New Holland Agriculture, Vanke, Joomoo, Federalimentare e dulcis in fundo - è il caso di dire - Coca-cola.
Discutere ed "esporre" come nutrire il pianeta con quei gruppi di monopoli che hanno fatto del cibo e dell'acqua la loro principale fonte di profitto, magari imponendo condizioni di sfruttamento degli uomini e delle colture nei paesi del primo, secondo e terzo mondo, progettando i profitti della privatizzazione del bene acqua in ogni paese, regione o municipalità in cui si potesse sfruttare l'occasione.
Dice, per esempio, il sito della New Holland: "Come primo marchio agricolo a sostenere pienamente tutte le potenzialità dei biocarburanti in agricoltura, New Holland è fortemente impegnata a fornire ai propri clienti le migliori macchine utilizzabili in tutta sicurezza con i biocarburanti e per le coltivazioni da cui si ottengono. Oggi tutti i nostri prodotti dotati di motore New Holland possono essere alimentati con biodiesel al 100%."
Persino l'organizzazione "politically correct" come Oxfam, confessa che il mercato dei biocarburanti contribuisce in misura essenziale ad aumentare la fame nel mondo. La produzione di biodiesel ed affini riduce in modo rilevante la quantità di terre destinate alla coltivazione alimentare e incide in modo indiretto sull'aumento dei prezzi degli alimenti.
Le sovrastrutture dominate dai monopoli finanziari ed industriali ci mettono del loro: La legislazione europea richiede che entro il 2020 il 10% dell'energia per i trasporti provenga da fonti rinnovabili, col fine asserito di rendere "più verde" il settore. Secondo Oxfam Italia, questo obiettivo è "raggiungibile solo facendo affidamento su biocarburanti provenienti da colture destinate a fini alimentari", afferma Elisa Bacciotti, responsabile della campagna Coltiva di Oxfam. "In questo modo l'Europa sta scatenando la corsa ai biocarburanti a livello mondiale, privando milioni di persone di cibo, terra e acqua".(1)
Per soddisfare la domanda di biocarburanti, i paesi industrializzati importano dalle zone povere del mondo dominate dalle multinazionali materie prime di o prodotti raffinati ottenuti da terre che potevano essere destinate a sfamare la popolazione residente in modo pianificato e sostenibile. "Entro il 2020 l'Europa potrebbe avere bisogno di un quinto di tutto l'olio vegetale prodotto al mondo", profetizzava la Bacciotti. Oxfam non è certo organizzazione di pericolosi antagonisti o sovversivi.
Tornando vicino a casa nostra, e parlando di Coca Cola, sempre facendo riferimento a fonti informative interne alla borghesia dominante, come non ricordare la denuncia del 2012 apparsa sulla rivista "The Ecologist", che denunciava il coinvolgimento della multinazionale nello sfruttamento della manodopera africana in Calabria. Immigrati clandestini sfruttati come animali da raccolta da imprese agricole e 'ndrine locali per vendere a basso costo succo d'arancia ai bibitari di Atlanta. 7 centesimi: questo è il prezzo che veniva pagato dalle multinazionali per ogni chilo di succo d'arancia; un prezzo così basso per il quale qualsiasi raccolta è impossibile, se non alle paghe da sfruttamento di venti-venticinque euro al giorno che imprese, loro caporali e criminali di contorno impongono ai raccoglitori. L'opinione pubblica se ne accorse - pur superficialmente - quando gli immigrati sfruttati scesero in rivolta a Rosarno.
Ben si comprende come con interlocutori di questo tipo, più che del nutrimento del pianeta, si possa tutt'al più discutere su come nutrire la fame di profitto causata dal suo calo tendenziale.
Expo è anche sfruttamento del lavoro e coinvolgimento servile delle centrali sindacali concertative, a cominciare, per ironia della sorte, proprio dal Primo di Maggio.
Con una felice espressione, c'è chi afferma che i lavoratori a titolo gratutito, nonchè quelli dell'indotto coinvolto, rappresentano la prima sperimentazione di massa su vasta scala del mercato del lavoro deregolamentato e stravolto: flessibilità, bassi salari o lavoro gratuito come ingresso in un mondo proiduttivo che fa della competizione al ribasso di ogni diritto il metro unico per l'accesso ad un bene essenziale per le classi povere: il lavoro.I numeri parlano da soli: su ventimila persone coinvolte, ben 18.000 i volontari, assoldati con la sola promessa di mettere Expo sul proprio curriculum vitae a formato europeo. Miracoli della leva economica costituita dalla precarietà e dalla disoccupazione. Derivano di contorno i profitti rapinosi dei primi partecipanti al banchetto dell'ultima grande opera. La dimensione del lavoro pagato? Solo 800 posti a contratto dell'Expo, oltre a circa 3000 lavoratori già assunti nell'indotto e nelle costruzioni (2).
Diventa allora evidente come il nutrimento del profitto passi sempre attraverso lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Dove c'è cultura, poi ci sarà diritto, si diceva un tempo. Il problema è quale cultura e quale diritto. L'ennesimo show di egemonia culturale dei monopolisti delle multinazionali precede una delle più avanzate, efficienti e terribili strutture giuridiche che incombono sul futuro delle classi lavoratrici e povere di tutto il mondo; il diritto che pone la vita dell'uomo nelle mani del mercato, ovvero gli accordi in ambito TTIP di cui abbiamo parlato sopra.Inizialmente e più correttamente definito Zona di libero scambio transatlantica (Transatlantic Free Trade Area, TAFTA), il TTIP è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato per lo più segreto dal 2013 tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America. Si occupa prevalentemente delle "barriere non tariffarie", cosiderate ostacoli agli scambi commerciali. E' questa la vera posta in gioco. Le barriere non tariffarie sono in primo luogo tutte le legislazioni e normative che pongono dei limiti all'ingresso ed alla commercializzazione in un Paese di taluni prodotti o servizi: i limiti posti dall'UE alla coltivazione e commercializzazione di OGM, carni dopate con ormoni. Ma dal TTIP sono considerate "barriere non tariffarie" anche la legislazione sul lavoro, quella che tutela i diritti del lavoratore, naturalmente. Così sono ad esempio definiti i contratti collettivi che impediscono deroghe in pejus. In questo senso si capisce meglio il significato della lettera di Draghi all'Italia, laddove si rammostrava "l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione."
Di questo milieu culturale sono ben coscienti le centrali sindacali, le quali, tanto per non farsi mai mancare nulla, forse rinunceranno al Primo Maggio Milanese per non mettere in forse la prima della Turandot all'inaugurazione di Expo.
Per eliminare il ricorso al sociale che mina la vita del santo borghese profitto, si è pensato ad una giurisdizione internazionale a senso unico a misura di multinazionale. Intanto, secondo gli accordi, lo Stato che ha promosso una normativa "eccessivamente a tutela" dovrebbe rimuoverla o pagare pesanti sanzioni pecuniarie. Inoltre, la multinazionale che asserisce di aver subito un danno dallo Stato che non ha piegato i suoi interessi, potrebbe ricorrere ad un istituendo "organo di risoluzione delle dispute", Investor-State Dispute Settlement – ISDS. Tale giurisdizione extrastatale si occupa delle controversie promosse da un investitore il quale asserisce che i propri "diritti" siano minacciati da una legge di uno Stato membro. E' una giustizia però a "senso unico" perchè prevede il ricorso del solo investitore internazionale, mentre non prevede che possa essere lo Stato a rivolgersi all?ISDS (ma neanche un impresa con dimensione nazionale).
Il timore delle pesanti sanzioni, il denaro, è già sempre un giudice preventivo molto efficiente. Figuriamoci quando quello successivo si occupa solo delle domande del monopolista privato...
Sull'altare sacrificale di queste corti od organizzazione internazionale verrebbe eliminato anche il "totem", formalisticamente caro all'ecologismo chic, del "principio di precauzione". Oggi si deve dimostrare l'innocuità di un prodotto per poterlo mettere in vendita, domani l'onere della prova della nocività di un prodotto, di una tecnologia o di quant'altro commerciabile, sarà addossato interamente al cittadino che ne subisce i danni. Prima il commercio, poi l'uomo.
Expo sarà ancora repressione, dura repressione, un'anticipo di quella che giorno per giorno le centrali monopoliste aspirano a costruire con l'Eurogendfor, una forza d'azione a tutela del profitto contro ogni sommovimento sociale non gradito. Metodo già in vigore nelle interferenze imperialiste in Iraq, Egitto, Siria, Palestina, Ucraina, Venezuela ed altrove.
Il doppio binario sociale (inteso come rapporti di produzione), culturale e giuridico, strutturale e sovrastrutturale che sancisce la schiavitù dell'uomo al mercato si avviluppa attorno agli eventi pubblicio dell'Expo e a quelli segreti e riservati del TTIP.
Accanto alla chiara ed efficiente coscienza di classe della borghesia, occorre su questi temi sviluppare e costruire la nostra, quella di chi subisce lo sfruttamento della dittatura capitalista. Come per l'ambiente, così per il lavoro, la fame e le altre grandi questioni che assillano la sola umanità sfruttata, pare d'obbligo mutuare le riflessioni di Zoltan Zigedy: "Solo un sistema che sostituisca la logica del profitto-prima-di-tutto con i più grandi interessi dell'umanità può rispondere alla domanda. Solo un sistema in grado di soppiantare l'anarchia produttiva e distributiva con una pianificazione razionale può fornire la risposta. Solo un sistema in grado di sostituire una lungimirante proprietà collettiva agli interessi individuali a breve termine saprà far fronte alla crisi. E solo un sistema che cancella le estreme disuguaglianze esistenti ed associate al capitalismo e all'imperialismo sarà in grado di soddisfare la nostra necessità di portare la giustizia sociale alle persone svantaggiate. Per riluttante che sia la sinistra a pronunciare questa parola, la risposta è abbastanza semplice: il socialismo."(4)
La Federazione Sindacale Mondiale (WFTU), unione dei sindacati di classe e non concertativi, ha proposto un tema per il Primo Maggio del 2015: "intensificare la nostra lotta per migliori rapporti di lavoro, per migliori condizioni di vita, per una società senza sfruttamento, per una società dove i bisogni della classe lavoratrice vengano per primi." (5)
Non vedo modo migliore per celebrare il Primo Maggio che lottare contro l'EXPO, il TTIP e tutte le strutture di servitù che la borghesia monopolista si ingegna a costruire attorno al nostro collo con l'aiuto dei suoi servi fedeli nei governi europei e nelle opposizioni del re.
* Enzo Pellegrin
Fronte Unitario dei Lavoratori - Scudo Legale Popolare
Membro del collegio di difesa del Movimento No Tav.