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Clima, chi ci mette i soldi? Alla Cop30 di Belém è il momento del «mutirão»

Novella Gianfranceschi | ilmanifesto.it

18/11/2025

Cop30 Via i tecnici, tocca alla politica: il termine brasiliano per «sforzo collettivo» alla conferenza Onu in Amazzonia

La seconda settimana di Cop30 si apre nel segno del mutirão: dalle stanze dei tecnici la partita diventa ora politica. A Belém sono arrivati i ministri responsabili dei dossier climatici e ieri si è svolto un primo incontro utile soprattutto a misurare le distanze tra le parti. Le delegazioni di Africa, Stati delle piccole isole e America Latina hanno ribadito le proprie priorità: finanza, adattamento, equità nel commercio e più ambizione nei piani nazionali di riduzione delle emissioni.

Oggi è atteso il mutirão, termine brasiliano che indica un lavoro svolto dalla comunità per il bene comune. Nei padiglioni di questa Cop significa una grande sessione, chiusa alla stampa, in cui ministri e capi delegazione dovranno affrontare i nodi politici più sensibili e provare a cucire un testo unico. In passato altre Cop hanno avuto momenti simili: dall'indaba della Cop17 in Sudafrica al talanoa delle Fiji, fino al majlis usato nei Paesi del Golfo e durante la Cop28 di Dubai. Riunioni informali pensate per far dialogare i ministri lontano dal rigido protocollo Onu. Mercoledì, poi, è previsto anche il ritorno del presidente brasiliano Lula, deciso a intervenire direttamente per sbloccare soprattutto il capitolo sull'adattamento e su come finanziarlo.

Il dossier riguardante l'Obiettivo globale sull'adattamento, previsto dall'accordo di Parigi, richiede risorse immediate per consentire ai Paesi vulnerabili di far fronte agli impatti della crisi climatica, ma i negoziati sembrano bloccati sul tema degli indicatori per il monitoraggio degli interventi. Le delegazioni dei Paesi africani rifiutano metriche troppo prescrittive perché temono che i donatori le usino per dire «non siete all'altezza, quindi non investiamo». Per molti Stati vulnerabili, però, la questione è semplice: a cosa servono decine di indicatori se mancano le risorse per metterli in pratica?

Una mancanza di risorse evidente a Cop30, segnata dall'assenza degli Stati Uniti e dall'insistenza dell'Unione europea di non avere margini di bilancio. Eppure il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, nel suo intervento di lunedì ha ribadito la necessità di ampliare il sostegno finanziario. «Dobbiamo migliorare l'accesso, in particolare per i Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, soprattutto per l'adattamento», ha affermato, ricordando che Ue e Stati membri restano tra i principali contributori, con 32 miliardi di dollari di finanziamento pubblico e 11 miliardi mobilitati dal settore privato nel 2024. La sproporzione globale, però, resta lampante: nel 2024 la spesa militare combinata dei Paesi del G7 ha raggiunto 1200 miliardi di dollari, mentre le perdite economiche causate da eventi meteorologici estremi negli ultimi trent'anni ammontano a 4500 miliardi.

Tra le idee che circolano nelle aule negoziali di Belém per sostenere la transizione e l'adattamento dei Paesi storicamente non responsabili delle emissioni c'è una tassa sui frequent flyer di lusso, cioè su chi vola molto spesso in condizioni agiate. Una coalizione di Stati - tra cui Benin, Gibuti, Francia, Kenya, Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Spagna - sostiene questo strumento fiscale che, secondo gli analisti, potrebbe coprire tra il 10 e il 30% delle risorse necessarie a raggiungere l'obiettivo del programma "Baku to Belém", concepito per mobilitare 1300 miliardi di dollari l'anno entro il 2035.

A complicare ulteriormente il quadro di questo negoziato c'è la presenza pervasiva dell'industria fossile. Il ministro del clima di Vanuatu, Ralph Regenvanu, lo dice senza giri di parole: «Stiamo cercando di riportare ambizione in questo processo, perché è stato indebolito: è controllato dalle compagnie dei combustibili fossili». Il dato è inequivocabile: oltre 1600 lobbisti dell'industria fossile sono accreditati alla Cop30, uno ogni 25 partecipanti. È la più alta concentrazione mai registrata da quando la coalizione "Kick Big Polluters Out" monitora la presenza dell'industria alle Cop. Solo il Brasile, Paese ospitante, ha una delegazione più numerosa. La lobby fossile ha ricevuto quasi il 60% di accrediti in più dei dieci Paesi più vulnerabili alla crisi climatica messi insieme.


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