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N.  3 - 10 gennaio 2005 - Tribunale Aia NOTIZIE


Cronache, Documentazioni, Informazioni, Aggiornamenti
su e dal processo del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia, TPIJ

a cura di E. Vigna

 

Sommario:

ANSA       :   15-12-04,  7-12-04,  1-11-04

Le Monde :  23-10-04

AFP          :  21-10-04,  18-10-04

ICTY        :  Udienza     27-02-02

ICTY        :        “          26-02-02

ICTY        :        “          21-02-02

ANSA       :  11-12-01

F. Grimaldi : estratto da: “Cenere. La Jugoslavia due anni dopo la guerra.

Neil Clark   : “ Il processo a Milosevic? Una farsa.”

Peter Maher : Lettera sulla “Distruzione di Dubrovnik”.

F. Giovannini : “ Sulla strategia delle demonizzazioni”.

 


DAL TPIJ Aja :

 

KOSOVO: CORTE AJA RESPINGE ISTANZA SERBIA CONTRO PAESI NATO

 

(ANSA) - BRUXELLES, 15 DIC 2004 - La Corte internazionale di giustizia dell'Aja ha oggi respinto le accuse per genocidio presentate dalla Serbia e Montenegro contro otto paesi della Nato, fra i quali l'Italia, per la loro partecipazione alla guerra del Kosovo del 1999. Il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite ha di fatto dato ragione alla posizione degli otto paesi (oltre a Italia, Belgio, Francia, Canada, Germania, Olanda, Portogallo, Gran Bretagna), secondo i quali il tribunale dell'Aja non ha alcuna competenza nel caso. Il presidente della Corte, il cinese Shi Jiuyong, ha reso noto che i 15 giudici del tribunale hanno ''all'unanimita''' dichiarato di ''non avere competenza'' nei confronti delle istanze presentate dalla Serbia e Montenegro contro i paesi dell'Alleanza Atlantica nell'aprile del 1999. Si tratta, ha precisato il presidente, di una decisione finale, contro la quale non c'e' pertanto possibilita' di appello. (ANSA) RIG
15/12/2004

 

TPI: DRAGOMIR MILOSEVIC SI DICHIARA ''NON COLPEVOLE''

 

(ANSA) - L'AJA, 7 DIC 2004 - Dragomir Milosevic, generale dell'armata dei serbi di Bosnia, si e' dichiarato oggi ''non colpevole'' davanti ai giudici del Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia. Milosevic, 62 anni, il quale non ha alcun grado di parentela con l'ex presidente Slobodan anch'egli sotto processo da parte del tribunale dell'Aja, e' accusato di crimini di guerra commessi durante il conflitto del '92-95, quando era capo di stato maggiore della divisione Romanija, comandata da Stanislav Galic, condannato dal Tpi nel dicembre del 2003 a 20 anni di reclusione per l'assedio di Sarajevo. Dragomir Milosevic si e' consegnato alle autorita' di Belgrado il 3 dicembre scorso ed e' stato subito trasferito nelle carceri del Tpi. Oggi e' stato portato davanti ai giudici per la dichiarazione preliminare. Dopo che il presidente gli ha letto il capo di imputazione, alla domanda se si considera colpevole ha risposto: ''Non colpevole, vostro onore''. Il processo comincera' nelle prossime settimane. (ANSA).

 

 

(ANSA) - L'AIA, 1-11-04
La Corte d'Appello del Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia ha confermato oggi i due 
avvocati difensori d'ufficio assegnati a Slobodan Milosevic, ma ha stabilito che l'ex presidente jugoslavo potra' riprendere la sua autodifesa con poteri piu' ampi rispetto al passato. I due avvocati d'ufficio, entrambi britannici, erano stati assegnati a Milosevic lo scorso due settembre a causa dei continui problemi di salute dell'ex presidente. …..
''La Corte d'Appello ha confermato l'assegnazione degli avvocati d'ufficio ma ha cambiato le modalita'
del loro incarico - ha affermato un portavoce del TPI -. Finche' egli sara' fisicamente capace di farlo,Slobodan Milosevic dovra' procedere con la sua difesa''. 
Mercoledi' scorso, gli avvocati d'ufficio designati per difendere Milosevic al Tribunale penale internazionale sull'ex Jugoslavia avevano chiesto di essere esonerati dall'incarico. 
Una decisione, questa, giunta al termine di forte tensioni tra gli stessi legali e Milosevic, il quale si e' sempre rifiutato di essere assistito nella difesa, che vuole portare avanti da solo.
L'ex presidente chiedeva da tempo di riacquistare un ruolo piu' centrale nella sua difesa, ma cio' non era stato possibile a causa delle sue cattive condizioni di salute nonche' del rifiuto di alcuni testimoni della 
difesa di presentarsi al processo….
…Le richieste di Slobodan Milosevic sono state esaudite: dopo aver insistito per settimane, l'ex presidente della ex Jugoslavia e' riuscito a riacquistare il diritto all'autodifesa, che potra' esercitare finche' le sue condizioni di salute glielo permetteranno. Nel frattempo, i suoi avvocati d'ufficio non usciranno 
di scena come avrebbero voluto, ma continueranno a seguirlo, pronti a sostituirlo se la sua cartella clinica dovesse registrare un improvviso peggioramento. E' questa, in sintesi, la decisione annunciata oggi 
dalla Corte d'Appello del Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia, che ha risposto cosi' al ricorso interlocutorio presentato da Milosevic dopo la nomina d'ufficio - il due settembre scorso - di due avvocati difensori britannici. L'ex dittatore, quindi, sara' costretto a mantenere i suoi avvocati d'ufficio, anche
se il loro ruolo e' stato ridefinito dalla Corte. Non piu' tardi di mercoledi' scorso, i legali nominati in seguito ai continui problemi di salute dell'ex presidente jugoslavo, avevano chiesto di essere esonerati dall'incarico di fronte all'impossibilita' di svolgere correttamente le proprie funzioni, vista la totale mancanza di 
collaborazione da parte del loro assistito. D'ora in poi, si legge nella decisione della Corte, gli avvocati d'ufficio hanno l'ordine di sostituirsi a Milosevic qualora i problemi di salute di quest'ultimo dovessero ''riaffiorare con gravita' sufficiente'': cio' permetterebbe la continuazione del processo, anche se Milosevic sara' ''temporaneamente incapace di partecipare''. Nel frattempo, prosegue il 
documento, ''se tutto va bene, il processo dovrebbe continuare cosi' come procedeva quando Milosevic era in buona salute''. Per chi vedesse l'ex presidente all'opera nel ''ruolo principale'' durante le udienze
sottolinea il documento - ''la differenza potrebbe benissimo essere impercettibile''. Milosevic, infatti, ''assumera' la guida nella presentazione del suo caso - prosegue la disposizione - scegliendo i 
testimoni da presentare, interrogando i testimoni prima che lo facciano i difensori d'ufficio, sostenendo qualsiasi mozione appropriata egli voglia presentare alla Corte, pronunciando una dichiarazione
conclusiva alla fine dell'intervento della difesa e prendendo le decisioni strategiche di base riguardo alla presentazione della sua difesa''. 
L'ex presidente chiedeva da tempo di riacquistare un ruolo piu' centrale nella sua difesa, ma cio' non era stato possibile per le sue cattive condizioni di salute, ma anche per il rifiuto a comparire da 
parte di molti testimoni indicati dallo stesso ex dittatore. 
I testimoni, infatti, avevano annunciato che non avrebbero accettato di deporre fino a quando all'imputato non fosse stato permesso di difendersi da solo. Sul capo di Milosevic pesano piu' di 60 accuse per 
genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanita' per i conflitti nell'ex Jugoslavia dei primi anni '90. Affetto da ipertensione, sul piano legale l'ex presidente non ha tuttavia mai mostrato un segno di cedimento durante il processo cominciato nel febbraio 2002 e sospeso a piu' riprese. 
(ANSA)        01/11/2004 
 
 

Le Monde : Il processo a Slobodan Milosevic volge al pasticcio e alla confusione
di Stéphanie Maupas (23-10- 2004)
 
Lo sguardo scuro, accentuato dalla parrucca bianca tipica degli avvocati del Commonwealth, il Signor Steven Kay, giovedì 21 ottobre, ha patrocinato contro se stesso.
Avvocato imposto all’ex Presidente Slobodan Milosevic, il Londinese ha richiesto alla Corte d’Appello del Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia (TPIY) di concedere a questo imputato particolare il 
diritto a difendersi da solo nelle aule del Tribunale.
"I testimoni non si presentano e l’imputato afferma che io non difendo la sua causa", ha dichiarato l’avvocato, difendendo vigorosamente la sua stessa rinuncia.
Di fatto, centinaia di testimoni - chiamati a difesa dell’imputato – boicottano il tribunale per solidarietà con Milosevic. Tant’è vero che questo processo fiume, intentato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, si trascina fra sospensioni e rinvii.
Al momento dell’audizione degli unici tre testimoni a difesa, il Signor Milosevic ha con costanza seminato dubbi sulle prestazioni dell’avvocato, accusandolo di essere di proposito contro-produttivo.
Ma ha anche rifiutato la proposta dei giudici di porre lui le domande ai testimoni, per non "raccogliere le briciole di un diritto " del quale lui dice di essere leso.
"La situazione che si è venuta a creare fra l’imputato e il gruppo di difesa d’ufficio è talmente conflittuale che noi non siamo di efficacia in questo processo", questo ha valutato il Signor Kay.
 
Il conflitto si è trasferito anche fuori dell’aula del tribunale, dopo la consegna di una querela contro l’avvocato davanti al Consiglio dell’Ordine dei Paesi Bassi.
Questa procedura non sembra, comunque, turbare troppo il Signor Kay, che continua con professionalità a trasporre in termini giuridici le motivazioni politiche dell’accusato: "L'accusa non sa più a che santo votarsi e tenta di impedire all’accusato di riottenere i suoi diritti,  ma sarà cosa buona anche smetterla di ingannare noi stessi, facendo credere che quella che viene presentata sia una difesa!" 
Per Kay, che ha già condotto due cause davanti ai tribunali per l'ex-Yugoslavia e il Rwanda, "il rischio che si sta correndo è una negazione della giustizia".
"Chi dirige questo tribunale?"
Braccia incrociate sul suo scranno, il Procuratore Generale, Geoffrey Nice, contrattacca: "Chi dirige questo tribunale ?" "Noi ci troviamo in presenza di pressioni, di mercanteggiamenti, e il Signor Kay agisce come un sensale fra i giudici e l’accusato!". L’accusato fa "ostruzione", adotta un comportamento "irrazionale" e proferisce "insulti" nei confronti del tribunale, tacciandolo di essere illegale.
"É l’ospedale che si fa beffe della carità !", si adombra Steven Kay. 
"Qua non siamo al mercato !", rincara Slobodan Milosevic.
Il Procuratore ha insistito che "la Corte d’Appello non si sottometta alle pressioni" dell’imputato Milosevic : se lui "non vuole presentare in aula altri testimoni, la proposizione dei suoi mezzi difensivi è terminata".
Invece, i giudici dell’appello hanno disposto per altre soluzioni alternative. Essi devono decidere in modo categorico fra una "negazione  di giustizia" e il pericolo di minaccia incombente sull’autorità del tribunale. Accettando di consentire al Signor Milosevic l’esplicazione nel tribunale di due ruoli, quello di avvocato e quello di imputato, consentirebbero all’ex Presidente yugoslavo la possibilità di
uscirsene vincitore dalla prova di forza. L’ex uomo forte di Belgrado 
diventerebbe allora, per così dire, il nuovo uomo forte …dell’Aia.
(Traduzione di Curzio Bettio)
 
 

Milosevic : "restituitemi il diritto a difendermi da solo!"
 
(AFP, 21-10-2004)
Giovedì, 21 ottobre, l'ex Presidente yugoslavo Slobodan Milosevic ha presentato la sua istanza di reclamo alla Corte d’Appello del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Yugoslavia, che gli venga restituito il 
diritto a difendersi personalmente, sostenuto in questa istanza dai suoi avvocati d’ufficio, che si sono dichiarati impossibilitati a sostenere il compito loro assegnato.
"Quello che io voglio, è che mi si renda il diritto alla mia autodifesa, di chiamare i testimoni e di interrogarli", ha preteso con enfasi l’ex uomo forte di Belgrado. "Non posso recedere di un passo, in quanto si tratta di una questione di principio, dalla quale io non demorderò mai ".
S. Milosevic è intervenuto davanti alla Corte d’Appello del TPI, che sta esaminando un ricorso contro la designazione d’ufficio degli avvocati difensori. La Corte a preso questa decisione all’inizio di settembre, contro il parere dell’accusa, dopo alcuni rapporti medici che stabilivano che Milosevic non era in grado di assicurare la propria  difesa.
La Corte di appello non ha fissato alcuna data per prendere la propria decisione e martedì 26 ottobre dovranno riprendere le udienze regolari.
S. Milosevic ha spiegato che l’assegnazione di avvocati era un elemento di una "campagna che va avanti da tre anni per impedirmi di parlare".
"Nessun avvocato è in grado di rappresentarmi, questo è un processo  politico", così ha dichiarato. 
"Questo va al di là della competenza di un avvocato. La verità sugli avvenimenti nella ex-Yugoslavia deve 
essere finalmente detta in questo luogo!".
Dal suo canto, l’avvocato britannico Steven Kay, uno dei due difensori del Signor Milosevic, ha dichiarato la sua impotenza: "Il sottoscritto e il mio gruppo non riusciamo a svolgere le nostre funzioni. Ci si inganna se si crede che quella che stiamo mettendo in atto sia una difesa corretta."
"La gestione spicciola degli atti processuali mi pone in una situazione etica e professionale difficile ", ha aggiunto, evocando in particolar modo il "conflitto" e "l'antagonismo" fra l’accusato e lui stesso, e il rifiuto di numerosi testimoni a difesa a comunicare con lui.
"Io ho provato", ha assicurato Steven Kay, "ma a questo punto è tutto inutile! Non posso difendere questo caso in modo efficace e corretto".
Un po’ più tardi, il Signor Milosevic ha dato assicurazioni di non avere "nulla di personale" contro il Signor Kay.
"Se Kay da le dimissioni, tutto diventerà problematico", ha commentato all’uscita dall’udienza Ana Uzelac, che segue il processo per conto della Fondazione dell’Institute for War and Peace Reporting (IWPR). 
"Teoricamente, esiste una pletora di avvocati che sarebbero ben felici di assumere l’incarico, ma personalmente non vedo chi potrebbe essere in grado di riprendere in mano la questione, senza aver bisogno di una lunga sospensiva".
L'accusa ha fatto di tutto per perorare il blocco degli avvocati, stimando che il Signor Milosevic stia utilizzando il suo stato di salute, che si è aggravato per una assunzione di farmaci poco corretta, 
per controllare lo svolgimento del processo.
Iniziato nel febbraio 2002, il processo a Slobodan Milosevic è stato sospeso una dozzina di volte, dato che l’accusato, dell’età di 63 anni, soffre soprattutto di ipertensione.
"Chi dirige questo Tribunale : l’accusato o i giudici incaricati di  fare questo lavoro?", ha domandato il Procuratore Geoffrey Nice.
Il signor Nice ha denunciato il comportamento "irrazionale" dell'accusato, che pronuncia discorsi di natura storico-politica senza evocare i fatti che gli sono addebitati, e alla fine è sbottato: 
"Quest’uomo è incapace a rappresentare se stesso!".  (AFP)
( Traduzione di Curzio Bettio)
 
 
 
Processo a Milosevic: i giudici potrebbero intimare ad alcuni testimoni di deporre
(AFP, 18-10-2004)
L’Aja 
Lunedì, i giudici del Tribunale Penale Internazionale per la l'ex-Yugoslavia hanno assicurato che non esiteranno ad inviare mandati di comparizione al processo a Slobodan Milosevic, visto che
la metà dei testimoni si è sollevata dall’impegno sulla questione del Kosovo, rifiutando la propria partecipazione.
Questi testimoni recalcitranti protestano soprattutto contro la decisione del TPI di assegnare d’ufficio all’ex Presidente Yugoslavo  due avvocati, contro la sua volontà.
" Certamente che una citazione a comparire è l’ultima via di uscita, ma, se tutte le procedure si saranno esaurite, la Corte emetterà dei mandati di comparizione.", ha dichiarato il giudice Patrick Robinson, 
al momento di un’udienza sulle procedure.
"Noi dobbiamo dimostrare ai testimoni che questo processo è di una importanza fondamentale", ha aggiunto.
Durante la fase riservata all’accusa, i giudici avevano già costretto  alcuni testimoni a a recarsi all’Aia.
Circa la metà dei 138 testimoni convocati per la difesa del Signor Milosevic relativamente alla questione del Kosovo non vogliono comparire in tribunale, fintantoché l’ex Capo di Stato non condurrà da solo la propria difesa, così ha affermato il giudice Robinson, sulla base delle informazioni fornite alla Corte dagli avvocati assegnati d’ufficio.
Queste persone testimoni sono esperti, ex membri del regime di Slobodan Milosevic, comunemente definiti "iniziati", funzionari internazionali che erano in servizio nei Paesi della ex Yugoslavia, o ancora dei testimoni di ordine generale sugli avvenimenti nella provincia del Kosovo.
I giudici sperano che la decisione, che verrà presa dopo il ricorso in appello contro la designazione degli avvocati, permetterà di sbloccare la situazione e convincerà alcuni testimoni recalcitranti a venire a 
deporre volontariamente.
Giovedì, la Corte d’Appello del TPI esaminerà gli argomenti delle parti favorevoli e contrari alla designazione dei due avvocati. 
Successivamente, la Corte dovrebbe pronunciarsi sulla sua decisione.
Alcuni esperti giuridici dubitano che un’ingiunzione a testimoniare possa migliorare lo svolgimento del processo, se i giudici d’Appello confermassero i due avvocati assegnati d’ufficio.
"Un funzionamento al forcipe non sarebbe molto felice ", ha sottolineato a questo proposito Joël Hubrecht, esperto dell’Istituto (francese) per gli alti studi sulla giustizia.
"Le citazioni a comparire non costituiscono veramente una soluzione, in quanto i giudici sono dipendenti dalla volontà degli Stati a farle applicare, o dal Consiglio di sicurezza, e nel passato si è visto che gli Stati cooperano più o meno bene", ha spiegato all’AFP Heikelina Verrijn Stuart, una giurista olandese che segue il processo come esperta per i mezzi nazionali d’informazione. La giurista trascura che i testimoni "stanno decidendo di non presentarsi soprattutto per ragioni politiche", ma invece pensa che sia stata la
designazione degli avvocati a impedire un sostanziale miglioramento allo svolgimento del processo.
Lei afferma inoltre che "i giudici sembrano ossessionati dalla celerità del processo, ma non è questo l’argomento più importante", valutando che Slobodan Milosevic non conduceva poi così male la propria difesa.
I giudici hanno nominato il 2 settembre due avvocati britannici come assistenti dell’ex Presidente, dato che il processo era stato interrotto a più riprese in ragione dei problemi di salute di Milosevic e per questo l’accusa chiedeva che l’autodifesa non fosse ulteriormente consentita.
Slobodan Milosevic era comparso, dopo il 12 febbraio 2002, per rispondere a più di 60 accuse di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, per il suo ruolo nei tre più importanti conflitti 
che hanno devastato i Balcani, negli anni novanta, in Croazia, Bosnia e Kosovo.
Queste tre guerre hanno fatto più di 200.000 morti.
 
( Traduzione di Curzio Bettio)
 

 


Da ICTY :

Traduzioni E. Vigna)

 

27-02-02    Besnik Sokoli,   Traduttore dell'OSCE,   teste difesa

[...]
S: Molto bene. Quindi lei ha iniziato con la spiegazione che le tensioni a Pec erano causate dall'incidente, come l'ha chiamato, al caffè Panda, e che tutti quegli eventi e tutte quelle persone uccise da maggio a settembre, dato che questo evento si è verificato il 14 dicembre, sono qualcosa del quale lei non è consapevole, e comunque non hanno creato nessun tipo di tensione.
G: Beh, questo è un commento, in realtà, della sua testimonianza.
S: Sto solo chiedendo. Ha iniziato dalle tensioni causate dall'incidente, cosi come l'ha chiamato.
G: Sì, questa è la sua testimonianza.
S: Bene. Lei dichiara, rispettando questo crimine davvero orribile del quale tutta la Jugoslavia è consapevole, che è stato il risultato di un litigio tra serbi.
T: Non capisco la domanda.
G: La sua testimonianza era che, da ciò che lei aveva capito, c'è stato un litigio tra serbi che ha portato all'incidente nel quale sono state uccise sei persone. Giusto?
T: Quello che ho detto erano voci che ho sentito da cittadini a Peja.
S:E lei lo sa che questo è stato un attacco terroristico in un caffè dove c'erano dei giovani e che, dalla porta, un gruppo di terroristi hanno sparato a raffica contro l'intero gruppo che era in quel caffè e che c'era questo gruppo di sei giovani lì? Lo sa questo, oltre le voci che ha sentito lei?
T: No, non lo so.
S: E lo sa che questi giovani che sono rimasti a terra morti, quando l'intero caffè è stato mitragliato, avevano tra 13 e 22 anni?
G: Sig. Milosevic, aspetteremo la traduzione per finire. Il testimone afferma di non esserne al corrente, quindi non ha senso continuare.
S: Sig. May, io sto ponendo la domanda perche questo è stato uno dei più sporchi attacchi terroristici contro dei bambini, ed il testimone ha detto che è stato causato da litigi tra serbi all'interno del caffè.
[...]
G: Abbiamo sentito -- abbiamo sentito la sua spiegazione. Abbiamo sentito la sua testimonianza. La dovremo considerare in seguito: lei può fornirci la sua testimonianza. Ma non ha senso chiedere a lui domande, quando afferma di non sapere. Ora, possiamo cambiare argomento?
S Bene. Il testimone sa allora, se mi dà il premesso di chiederglielo, che c'è un rapporto della Missione di Verifica del Kosovo su questo attacco terroristico?
T: Il personale della missione ci ha avvisato di essere cauti ed attenti, e questo è il motivo per il quale sono venuti a prenderci nelle nostre case per lavorare e riportarci a casa alla fine del lavoro.
G: A lei è stato chiesto: lei è a conoscenza di un rapporto della Missione di Verifica su questo attacco?
T: No. Non sono a conoscenza di un tale rapporto.
S: Signori, il testimone non sa niente degli attacchi NATO o degli attacchi a Pec o degli attacchi dell'UCK o degli attacchi terroristici che sono successi e riguardo i quali c'è un rapporto della Missione di Verifica. Ieri abbiamo sentito che l'esercito si è attaccato da solo, e nell'atto d'accusa, hanno detto che la Jugoslavia ha attaccato se stessa. Io penso che non ha più senso esaminare questo testimone su cose che l'intero pubblico jugoslavo conosce e che lui afferma di non sapere affatto. Credo che non abbia senso per me chiedergli nient'altro perché ha detto lui stesso che fa parte dello staff di questo Tribunale. Quindi non ho ulteriori domande per lui. [...]

 

 


26-02-02  - S. Milosevic  -  Dichiarazione in aula

 

[...]
[sessione aperta]
[l'accusato è entrato in aula]
G: Sì, Sig. Milosevic.
S: ….Prima di proseguire da dove ero rimasto, vorrei fare la seguente dichiarazione: è completamente chiaro che l'unico strumento a mia disposizione è un telefono ed anche il telefono, ieri pomeriggio, non funzionava. Ma questo è solo un piccolo dettaglio. Non penso che noi possiamo parlare di qualunque genere di uguaglianza di armi tra le parti o di un qualunque tipo di processo, addirittura in un tribunale illegale di questo genere, quando non c'è assolutamente uguaglianza di armi, quando una parte a solamente il diritto di un telefono, mentre l'altra parte ha tutta la forza ed il potere e qualunque cosa qui per costruire queste false accuse ed atti, e per questo io vi chiedo ancora una volta di lasciarmi libero, perché ho il diritto all'uguaglianza, ad un'uguaglianza di armi ed alla difesa. Lei sa che il patto internazionale sui diritto umani e politici e le Convenzioni Europee…
G: Sig. Milosevic.... Sig. Milosevic, sto per interromperla per questo motivo: c'è un testimone qui, e siamo nel mezzo della sua esaminazione. Se siamo nel mezzo di un'esaminazione del testimone è giusto finirla e poi, al momento appropriato, occuparsi di questioni amministrative. [...]

 

 


21-02-2002  :  teste di accusa  Fehim Elshani,                

 

contadino kosovaro, presunto testimone di pulizia etnica

 

[...]
A: Quindi Sig. Elshani, oltre alla sua famiglia, c'erano altre persone che se ne sono andate con lei?
T: Tutti gli abitanti hanno lasciato il villaggio contemporaneamente, e sono andati in posti più sicuri.
A: E dove siete andati voi?
Beh, noi siamo andati -- vorrei fare una correzione, perché io sono rimasto nel villaggio ma la mia famiglia è uscita dal villaggio. Ed io sono rimasto indietro, ma tutta la mia famiglia se ne è andata con gli altri abitanti. E qui mi sto correggendo nel caso che noi andiamo sulla strada sbagliata. E l'intero villaggio è andato in un villaggio chiamato il villaggio -- per trovare un posto più sicuro, il posto chiamato "La sorgente di Cila".
A: Quindi lei ha mandato via la sua famiglia, ed è rimasto a casa sua?
T: Io sono rimasto a casa mia con i miei due fratelli. [...]

A: E lei sa cosa provocò la detonazione, cosa causò l'esplosione? Ha visto da dove arrivava?
T: La causa dello scoppio, nella mia mente, era -- e non credo ci sia alcun bisogno di commenti -  come ho detto. Hanno raccolto un gran numero di persone in un piccolo villaggio, oltre 20.000 persone. Lo scopo dei serbi era chiaro in anticipo; volevano commettere un genocidio, sterminare la popolazione.
A: Sig. Elshani…
T: Prego?
A: Un momento… Io so che questo era cosa voi pensavate, ma io volevo sapere cosa lei ha visto, cosa ha sentito in quel momento. Ha visto cosa ha causato, cosa ha provocato lo scoppio?
T: Lo scoppio arrivava dalle forze serbe.
A: Lei l'ha visto?
T: Non ho potuto vederlo, perché stavo dormendo.
[...]
S: Quindi il capo dei servizi doganali vi ha detto che non eravate autorizzati a passare in Albania. Allora come vi hanno consentito di andare in Albania dopo tutto?
T: Per favore mi ascolti. In quel momento, alla frontiera, non c'era nessun ufficiale doganale. Ciò non è vero. C'erano solo forze di polizia nell'edificio doganale, nella zona doganale, e nel vero stabile doganale.
S: Ma ha detto lei stesso che il capo dei servizi doganali vi ha detto che non potevate passare in Albania. Questo non l'ho inventato io; sono sue parole.
T: Non mi ricordo di averlo detto. Se l'ho fatto, devo correggermi. Non c'erano ufficiali doganali lì, solo forze di polizia. Ed il capo della polizia - non conosco il suo nome - ci ha detto, "Stop,", ci ha preso i nostri documenti d'identità, ed è entrato nell'edificio. Non so con chi si sia consultato lì. Quindi ho avuto la risposta che, "Non potete procedere verso l'Albania, Dovete tornare indietro a Prizren."

 


(ANSA) - L'AJA, 11 DIC 2001 –

Non cambia l'atteggiamento di sfida di Slobodan Milosevic nei confronti del Tribunale Internazionale per l'ex-Jugoslavia (TPI) dell'Aja.
Oggi l'ex-presidente jugoslavo - dopo aver ascoltato per oltre un'ora in aula la lettura dell'atto di incriminazione a suo carico per i presunti crimini commessi durante la guerra di Bosnia (1992-1995) - si e' rifiutato di rispondere al giudice Richard May che gli chiedeva di dichiararsi colpevole o non colpevole per il capo di imputazione di genocidio.
'Slobo' ha ignorato la richiesta di May ed ha replicato con durezza: ''Quello che ho appena sentito, questo testo tragico, e' una suprema assurdita'. Io dovrei ricevere credito per la pace in Bosnia, non essere accusato per la guerra. La responsabilita' per la guerra in Bosnia e' delle forze che hanno condotto alla disintegrazione della Jugoslavia, e non dei serbi''.

May ha allora tagliato corto ed ha disposto d'ufficio la messa agli atti di una dichiarazione di non colpevolezza per tutti i 29 capi di imputazione a carico di Milosevic.
La Corte - dopo una pausa - ha poi avviato l'esame del secondo punto dell'udienza odierna: la mozione del procuratore del TPI Carla Del Ponte per la riunificazione dei tre procedimenti contro Milosevic (per Bosnia, Croazia e Kosovo) in un unico maxi-processo. La tesi dell'accusa e' che esiste un solo grande disegno di 'Slobo' che unisce i tre sanguinosi conflitti: il progetto per la creazione di una Grande Serbia.
Del Ponte - nel motivare la sua richiesta alla Corte - ha sottolineato che ''migliaia di vittime chiedono giustizia'': ''Se avremo tre diversi processi - ha aggiunto - i tempi si allungheranno enormemente. E' essenziale dare a queste vittime la possibilita' di seguire un solo processo dall'inizio''.
Se l'istanza di Del Ponte venisse accolta, i tempi per l'avvio del processo contro Milosevic slitterebbero sensibilmente: per il momento e' previsto che il dibattimento sul Kosovo abbia inizio nel febbraio 2002.

 

 


SUL TPIJ Aja :

 

Fulvio Grimaldi

…. ..
I FATTI
Nel vasto panorama dei media italiani la Jugoslavia - oggi ufficialmente ridotta a "Serbia-Montenegro", fino a quando gli USA, schiacciando le riserve della tardivamente preoccupata Europa, non otterranno che Djukanovic imponga la rottura totale - è un buco nero. I pochissimi inviati che hanno seguito, da febbraio, le udienze del processo dell'Aja a Milosevic, hanno smesso quasi subito, quando si sono accorti che riferire correttamente sull'andamento degli interrogatori e controinterrogatori, come sulle condizioni di detenzione dell'imputato, avrebbe minato alla base tutto quanto erano andati raccontando di Slobo e del suo governo fin dall'inizio della crisi. Un'onta alla quale ovviamente preferire, da bravi professionisti, "the voice of silence".  Tocca all'Ernesto, tra le poche pubblicazioni che siano riuscite ad evitare la tagliola dell'inganno imperialista, a fare un po' di cronaca.

IL PROCESSO
Organizzato, finanziato e diretto dagli USA, alla fine di luglio è stato sospeso dal giudice Richard May e aggiornato a settembre, dopo una visita medica, cui finalmente ha potuto assistere anche il medico di fiducia di Milosevic, che ha confermato le gravi condizioni di salute del detenuto, affetto da ipertensione e da seri problemi cardiocircolatori, aggravati dall'inumane trattamento riservatogli (illuminazione costante, isolamento, negato accesso a medici personali, negati rapporti regolari con avvocati e famigliari, negata terapia durante due settimane di "influenza", negato accesso a qualsivoglia documentazione, tempi e ritmi massacranti delle udienze imposti dalla riunione in uno solo dei processi  per i fatti di Croazia, Bosnia e Kosovo. Due imputati serbi sono già deceduti in prigionia, uno con misterioso "suicidio" per impiccagione). Per la procuratrice Carla Del Ponte, nota per la sollecitudine con cui seppe far coincidere le imputazioni a Slobo con i più rovinosi contraccolpi alla Nato del macello in corso di esecuzione (errori collaterali), le cose non erano andate bene. Dopo la contraccusa iniziale di Milosevic, alla mano di documentazione audiovisiva, sui crimini Nato nelle guerre balcaniche, si era assistito a una sfilza di testimoni d'accusa, perlopiù albanesi del Kosovo o ex-membri delle istituzioni jugoslave, frantumati dal controinterrogatorio di Milosevic, che si difendeva da solo e negava il riconoscimento al Tribunale, smascherati come bugiardi, scoperti indottrinati dai servizi inglesi o membri dell'UCK, affogati nelle contraddizioni, a volte in crisi di nervi, a volte addirittura in fuga dal controinterrogatorio di Milosevic, pretendendo di star male.. Al punto che il governo USA, esasperato, ha incominciato a criticare la Del Ponte per non aver saputo mettere in piedi un decente gruppo di testimoni credibili e, mandato al diavolo il Tribunale contro i crimini di guerra appena istituito a Roma, ha fatto intendere che anche il Tribunale dell'Aja poteva aver fatto il suo tempo. Preoccupante per la squadra di magistrati pinocchieschi dell'Aja, visto che i quattrini per il funzionamento del tribunale e di loro stessi arrivano soprattutto dal Tesoro USA e dal solito Soros, cioè da una delle parti in causa.
Un'inarrestabile caduta di credibilità che è diventata tonfo finale con le dichiarazioni, in una delle ultime udienze, del testimone Rade Markovic. In quel momento, si può dire, il Tribunale Internazionale per la Jugoslavia è esploso. Stupefacentemente, ma mica tanto, nessun organo di informazione o comunicazione ne ha dato conto. Rade Markovic era stato il capo dei servizi di sicurezza dell'ex-presidente. Dopo 17 mesi di prigionia a Belgrado era stato convocato all'Aja come testimone per l'accusa. Un testimone-bomba, si diceva nei corridoi del Tribunale, che avrebbe finalmente rovesciato il vento in faccia a quell'irriducibile confutatore di Milosevic e raddrizzato il "processo del secolo".
Invece questo testimone "della corona" ha ferito a morte l'obbrobrio giuridico dell'Aja rivelando una verità che molti già sospettavano essere la prassi del Tribunale: tortura e ricatto. Rovesciando non solo le carte, ma l'intero tavolino, Radovic ha denunciato che a Belgrado era stata ininterrottamente torturato dagli sgherri di Djindjic perché si risolvesse a dichiarare il falso contro Milosevic. Un giorno lo venne a trovare addirittura il ministro degli interni, Mihailovic, insieme al capo dei servizi segreti, Petrovic. Violando la legge, se lo portarono a una cena privata dove offersero a lui e famiglia un cambio d'identità e una vita di agi in un paese straniero, insieme alla fine delle torture. Radovic finse di accettare, ma all'Aja denunciò tutto. Non solo, negò tutte le accuse che avrebbe dovuto avvallare: Milosevic non ha mai promosso una politica di espulsione degli albanesi dal Kosovo, ha insistito che gli autori di violenze contro civili albanesi venissero arrestati e processati, non ha mai abusato di fondi dello Stato, non ha mai ordinato assassinii politici. Non male per un testimone "d'accusa". Radovic ha concluso il suo intervento, ripetutamente e come d'abitudine, quando le cose diventavano imbarazzanti per l'Accusa, interrotto dal giudice May, illustrando con documenti la ferma opposizione dell'ex-presidente jugoslavo a qualsiasi forma di odio etnico e il suo costante, alla fine disperato, impegno per la convivenza dei popoli balcanici, contro i nazionalismi regionali, esasperati dalle manovre imperialiste e favoriti dal civilismo "umanitario" di molte ONG (oggi totalmente assenti tra i più reietti delle vittime dell'aggressione: il milione e passa di profughi serbi cacciati da Croazia, Bosnia e Kosovo). Oggi Markovic è in cella a Scheveningen, alla mercè di coloro che ne ordinarono la tortura e che da lui furono svergognati. Un caso per Amnesty….


Estratti relativi al TPI dell’Aja, dall’articolo :

“Cenere. La Jugoslavia due anni dopo la guerra “
di Fulvio Grimaldi, da  "L'Ernesto", settembre 2002

 

 


Il processo a Milosevic? Una farsa

di Neil Clark ,  18/03/2004

"Il processo Milosevic e' una messinscena. La necessità politica impone che l'ex leader jugoslavo sia dichiarato colpevole - benche' le prove non sussistano"
Oggi sono due anni che si è aperto il processo a Slobodan Milosevic all’Aja. Il PM Carla Del Ponte, era trionfante quando annunciò i 66 capi di imputazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, di genocidio di cui l’ex-presidente jugoslavo è stato accusato. La CNN era tra quelli che dissero che ciò era "il più importante processo dai tempi di Norimberga", sulla traccia della persecuzione dei "crimini di ferocia medievale" presuntamente commesse dal "macellaio di Belgrado".

 

Ma da quei giorni,le cose sono andate male per la signora Del Ponte. Le accuse riguardo la guerra in Kosovo erano ritenute essere la parte più the importante della sua accusa. Ma non solo la accusa fallì nel provare le personali responsabilità di Milosevic nelle atrocità commesse sul campo, la natura estesa delle stesse atrocità, sono state, inoltre, rimesse in questione.
Numerosi testimoni dell’accusa si sono dimostrati dei bugiardi – come Bilall Avdiu, che affermava di aver visto "circa mezza dozzina di corpi mutilati" a Racak, scena della discussa uccisione che provocò la guerra USA nel Kosovo. Prove Forensi in seguito confermarono che nessuno dei corpi era stato mutilato. Testimoni che avrebbero dovuto mettere con le spalle al muro Milosevic si sono dimostrati non essere nulla del genere. Rade Markovic, ex capo del servizio segreto jugoslavo, alla fine testimoniò a favore del suo vecchio capo, dicendo che era stato sottoposto a un anno e mezzo di "pressioni e torture" per firmare una dichiarazione preparata dalla corte. Ratomir Tanic, altro "insider", si dimostrò essere pagato dall’intelligence inglese.
Quando lo si accusò per il coinvolgimento nelle guerre in Bosnia e Croazia, l’accusa non si comportò meglio. Nel caso del peggior massacro di cui Milosevic era stato accusato di complicità – tra 2.000 e 4.000 uomini e ragazzi di Srebrenica nel 1995 – il team di Del Ponte non produsse nulla che contestasse il verdetto della commissione di cinque anni del governo olandese – che “non vi fossero prove che ordini per il massacro provenissero dai leaders di Belgrado".
Per sostenere le accuse per il caso più sbandierato, una successione di testimoni politici di alto profilo era stata portata davanti la corte. Il più recente, il candidato presidenziale USA e ex comandante Nato Wesley
Clark, venne permessa in violazione del principio del processo a porte aperte, per dare una testimonianza a porte chiuse, con Washington capace di togliere dal pubblico registro ogni prova che potesse, secondo gli USA, essere usati contro i propri interessi.
Per un osservatore imparziale, è difficile sfuggire alla conclusione che la Del Ponte lavorasse di nascosto, producendo accuse e tentando di trovarne le prove. Segnatamente, alla luce delle brecce in tali processi, solo una organizzazione per i diritti umani, il British Helsinki Group, ha esposto delle preoccupazioni. Richard Dicker, osservatore del processo per Human Rights Watch, si dichiarò "impressionato" dall’accusa. Cinici dicono che George Soros, finanziatore di Human Rights Watch, finanzia il tribunale, e da Dicker non si dovrebbe attendere null’altro.
Judith Armatta, avvocato USA e osservatore per la Coalition for International Justice (altra NGO di Soros) va oltre, dicendo che "quando la sentenza sarà emessa e lui sparirà in una cella, nessuno si ricorderà di lui, cesserà di esistere". Così per molti di questi, sono pittoresche vecchie nozioni che scopo dell’accusa in un processo è determinare la colpevolezza. Per Armatta, Dicker e loro sostenitori, sembra che Milosevic sia già colpevole delle accuse mossegli.
I Terribili crimini commessi nei Balcani durante gli anni ‘9s ed è giusto che i loro responsabili devono rendere conto in un tribunale.
Ma il tribunale dell’Aja, un vociante corpo politico costituito dalla vera potenza della Nato che ha condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia di Milosevic quattro anni fa, e che ha rifiutato di considerare in prima
facie le prove che i leaders occidentali sono colpevoli di crimini di guerra nel conflitto- è chiaramente il veicolo per fare così.
Lontani da dispensare una giustizia imparziale, come molti progressisti
Credono ancora, il tribunale ha dimostrato i suoi favori per gli interessi economici e militari della superpotenza mondiale.
Milosevic si era messo di traverso nella strada di questi interessi e, senza
riguardo di ciò che accade nella corte, i diktat della necessità politica
lo troveranno colpevole, se no di tutte le accuse, ma abbastanza per incarceralo a vita. L’affronto alla giustizia all’Aja nei due anni passati danno una prova convincente a tutti coloro che sperano nella nuova corte internazionale sui crimini.
Gli USA hanno assicurato che non saranno soggetti alla giurisdizione della corte. I Membri del consiglio di sicurezza dell’ONU hanno il potere di impedire o sospendere le sue investigazioni. Scopo del
sistema di giustizia internazionale in cui la legge sia applicata equamente per tutti è un fine. Ma in un mondo cui alcuni stati sono chiaramente più eguale di altri, la sua realizzazione guarda più avanti che mai.

(Neil Clark è uno scrittore specializzato in questioni dell'Europa Orientale e Balcani )

12 Febbraio 2004
http://www.guardian.co.uk/print/0,

(Traduzione di Alessandro Lattanzio)

 


Documentazione storica:
 
Risposta di Peter Maher all’articolo “Distruzione di  Dubrovnik” del Pittsburgh Post-Gazette
 
 
Oggetto: al Pittsburgh Post-Gazette sull’articolo “Dubrovnik Distruzione & Risanamento”
 
Di : John Peter Maher    28 maggio 2004

 

Egregio Sig. Thomas,

le sue righe danno di primo acchito l’impressione di un uomo gentile e di larghe vedute. Ma il suo articolo su Dubrovnik (12 maggio 2004) ripercorre un copione che è falso dall’inizio alla fine.

Sono stato a Dubrovnik, non spinto dalla propaganda di guerra o sotto la spinta dei media. Ho preso un operatore, un fotocronista professionale. Ciò è accaduto appena tre mesi dopo la “distruzione”. La Città Vecchia era del tutto integra e indenne. Il suo articolo perpetua e diffonde un inganno.

Lei ha segnalato la propria incredulità circa i resoconti che parlavano di distruzione in modo leggero, dato che non poteva discernere tracce di danneggiamenti com’era accaduto nella Germania post-bellica del secondo conflitto mondiale, ma ha tuttavia recitato le lezioni mendaci che ha “imparato” dai suoi manipolatori.
Fra me e lei ci sono pochi anni di differenza. Ho compiuto dodici anni proprio un paio di settimane prima del D Day. Ho ottenuto un Master in Greco e Latino all’Università Cattolica Americana [Washington DC] ho insegnato inglese, francese e latino nel 1956-57. Nel 1957 mi sono arruolato nell’esercito USA, assegnato al CIC; sono stato volontario per studiare serbo-croato alla Scuola di Lingue dell’esercito USA al Presidio di Monterey. Poi sono partito per due anni di “ferma” militare allo sportello iugoslavo di un’ufficio del nord Italia. E’stato un periodo bellissimo della mia vita. Nei circa quarant’anni che seguirono ho continuato con l’esercitare la conoscenza delle lingue, ho insegnato e fatto ricerca negli USA, Inghilterra, Irlanda, Germania, Italia, Svizzera, Cecoslovacchia, Bulgaria e Iugoslavia. Ora sono in pensione, e sono impegnato a seguire le guerre iugoslave, con una particolare attenzione per la propaganda di guerra.

Ho viaggiato attraverso la Slovenia, Serbia, Kosovo compreso, Croazia, Bosnia, Erzegovina, Slavonia e Dalmazia. (Gli zii dei miei figli hanno prestato servizio negli eserciti USA e tedesco; il loro nonno materno ha prestato servizio nell’esercito austro-ungarico in entrambe i conflitti mondiali).

Ed ora a Dubrovnik. Lei sarà certo al corrente che la vecchia Ragusa fu una città-stato per 750 anni, sino a quando Napoleone la cedette all’Austria. Gli austriaci non annetterono mai Dubrovnik alla Croazia. Quella stretta regione attorno a Zagreb faceva parte del regno ungherese. Soltanto nel 1939, un grande anno per Hitler, Dobrovnik fu accorpata alla Croazia che era a sua volta stata concepita, adattata per ragioni politiche, violando strutture e modelli di insediamento etnico, e in assenza del consenso dei governati, dal Regno di Iugoslavia, all’epoca timoroso dei progetti tedeschi sull’Adriatico.

Nel 1945  Tito portò a termine l’annessione della vecchia Repubblica di Dubrovnik all’interno della Grande. Nel 1991 tornarono i tedeschi e i loro mandatari, i fascisti croati. I Croati non fascisti, i serbi ed altri furono estromessi dalla “Perla dell’Adriatico”. Ciò ebbe luogo il 1 ottobre 1991, l’esodo celato sotto la cortina di fumo della propaganda di guerra al quale Lei contribuisce. Veniamo adesso a Dubrovnik e me. Nell’estate 1990 incontrai inaspettatamente a Chicago una mia studentessa croato-ungherese, che un anno prima mi aveva espresso raggiante di felicità la propria aspettativa, previsione di tornare alla sua città natale in Serbia, Iugoslavia come insegnante di inglese a Subotica, sul confine ungherese. La città ha una grande popolazione, sia croata che ungherese. La Serbia è l’unico stato multietnico lasciato in eredità dalla Iugoslavia.

I suoi piani sono ora ridotti in cenere: “…I miei genitori sono appena tornati da una vacanza vicino a Dubrovnik, e mi hanno detto che non sarei dovuta ritornare a Dubrovnik….” Poi continuò: “I croati fascisti hanno devastato auto con targhe serbe, le hanno perfino spinte in mare.”

Nella primavera 1990, più di un anno prima che la guerra iniziasse, avevo letto su giornali iugoslavi, mentre mi trovavo in Slovenia, che militanti croati appiccavano il fuoco alle case per le vacanze, situate sull’Adriatico che appartenevano a serbi e sloveni.
L’estate successiva, nel 1991, gli unici “turisti” che si trovavano a Dubrovnik erano soldati croati di un esercito irregolare che trasportavano armi tedesche fornite illegalmente dalla Germania. Controlli i registri degli hotels per la documentazione ufficiale sui turisti. Nell’agosto 1991, irregolari croati attaccarono una base dell’esercito iugoslavo all’ingresso della baia di Kotor, circa ventiquattro miglia a sud di Dubrovnik. I croati assassinarono reclute disarmate dell’Esercito dei popoli jugoslavi, un esercito multietnico. Quello era l’esercito legale di uno stato regolare. Si trattava di una forza multietnica, non serba e nemmeno da questi ultimi dominata. C’erano sloveni, albanesi, macedoni, cechi, slovacchi, serbi provenienti da tutte le terre serbe, e croati. Molti di loro furono uccisi. Il comandante in capo era un croato, non Slobodan Milosevic. Un funzionario dell’intelligence marittima mi ha svelato che questa azione militare fu filmata dall’inizio alla  fine, dal servizio di controspionaggio dell’Esercito delle Genti Iugoslave (YNA). Stavano là a guardare. Gli ordini sono ordini.
Dall’ottobre al dicembre 1991, militanti croati si diedero a ripetute scorrerie dalla Città Vecchia recintata da mura per sferrare attacchi alle forze JNA, che risposero al loro fuoco. Ecco i suoi “150 morti croati”. Nell’autunno 1991 i giornali croati (li legga, se può) erano pieni di necrologi per i loro caduti. Un eroe caduto in battaglia era elencato in lista come un membro del “Plotone del Terzo genocidio”. Può trovare tali notizie sul quotidiano di Zagreb Globus. Desidera una fotocopia del suo necrologio?
Tutti ora sanno che la storia, che ci è stata ficcata in testa a forza di ribattere, sulle Armi di Distruzione di Massa di Saddam Hussein era fittizia, falsa, così come la crisi del golfo del Tonchino di L. Johnson. 
Allo stesso modo erano fasulle le “atrocità serbe”di Bill Clinton.

L’azienda di pubbliche relazioni Ruder and Finn di Washington  ha orchestrato una campagna che includeva un progetto “Compra una Mattonella”. Il settimanale croato-americano “Zajednicar” ha pubblicato fotografie che dicevano di mostrare Dubrovnik “prima” e “dopo” la “distruzione”. Quando feci vedere il giornale a Pippa Smith, lei commentò: “sono due città diverse. Guarda le linee, i contorni dei tetti. Ho studiato architettura…”.

La frottola passatale dalla storica dell’arte K. Bagoje, sulle distruzioni delle opere d’arte è smentita dalla bibliotecaria d’arte Lejla Miletic-Vejvozic in un articolo di “Special Libraries”(Biblioteche Speciali). Ella prova che i containers impermeabili furono procurati dalla Germania. I tesori furono trasportati oltremare proprio per via marittima, prima di tutto verso il confine italiano. Dove si trovano ora i tesori? Includevano anche le icone serbo-ortodosse?

L’unico edificio che venne distrutto della città vecchia di Dubrovnik, sventrato al suo interno dal fuoco, ospitava una collezione di icone serbo-ortodosse. La beffa di “Dubrovnik Distrutta e Risanata” è stata smascherata dal capitano Michael Shuttleworth (all’epoca delegato europeo per il Regno Unito in Iugoslavia), dal giornalista Stephen Kinzer (New York Times), da Michael Steiner (National Review), da Bruno Beloff, dallo scrittore austriaco Peter Handke come anche da me stesso. Invierò a lei e al Pittsburgh Post Gazette una cronologia di tale raggiro. Si senta libero di richiedermi ulteriori informazioni.

La sua reputazione e quella del suo giornale sono in pericolo se non ritratterà la truffa pubblicando la realtà dei fatti.

Cordiali saluti,                  John Peter Maher Ph. D. (Professore Emerito )
 
 
 
 
Chicago
Clarke Thomas: La lezione di Dubrovnik
L’opinione internazionale costituisca una forza quando le nazioni commettono oltraggi
12 maggio 2004, Pittsburgh Post-Gazette
 

( Clarke Thomas è un redattore capo anziano della Post-Gazette )

 

DUBROVNIK, Croazia – Una dozzina di anni fa l’attacco a questa pittoresca città circondata da mura medievali e situata sulla sponda adriatica di fronte all’Italia scosse le coscienze del mondo intero, facendola accostare a nomi di città del passato come Guernica, Coventry e Hiroshima.

Sono venuto a conoscenza della storia in maniera dettagliata nel mese scorso, durante un viaggio -studio in un ostello per anziani, sulla costa dalmata dell’ex-Iugoslavia. Credo che essa susciterà uno speciale interesse a Pittsburgh, con i suoi solidi gruppi etnici croati, serbi e sloveni. Durante la visita osservammo dall’alto il panorama dalle alture di Dubrovnik, dalle quali, fra il 1991 e il 1992, per sette mesi, bombardarono alcuni fra i monumenti più belli d’Europa, durante la cosidetta Guerra Patria. A dire il vero, all’inizio risultava difficoltoso comprendere l’estensione dell’assalto sino a quando non ci si accorgeva della quadrettatura a mosaico formata dalle tegole sulle case, che alternavano riquadri e rattoppi di tegole recenti all’impercettibile patina rossa delle originali. Senza dubbio, ciò non era in alcun modo paragonabile alle città sfasciate che avevo visto da soldato nella II guerra mondiale.

Ma man mano che i relatori forniti dall’ostello per anziani rivelavano la storia, il resoconto dell’assedio di Dubrovnik e il conseguente impatto sull’opinione mondiale divennero maggiormente chiari. Esso assume un significato particolare in un’epoca nella quale alcuni leaders americani che vanno avanti da soli hanno scherrnito l’idea di una “comunità mondiale” e di una “opinione internazionale”.

L’esperta d’arte Kate Bagoje ha messo in rilievo le spietate statistiche riguardo quel che lei stessa ha reputato un attacco “inaspettato”, al quale questa importante città turistica del Mediterraneo era “totalmente impreparata”. Ella ha citato un totale di 824 edifici danneggiati, dei quali 563 direttamente bombardati, e nove palazzi bruciati, quantificando un totale di 30 milioni di dollari in danni. Nei bombardamenti persero la vita più di 150 persone, e 1000 furono ferite. Dopo l’accaduto, Bagoje ricevette l’incarico di responsabile del restauro dei tesori architettonici di Dubrovnik, nome moderno di Ragusa, città tanto fiorente fra i secoli XIV e XVI da competere con Venezia nei rapporti commerciali dell’area mediterranea.

Quel che ha suscitato la collera della comunità internazionale è stato il fatto che le forze serbe sembravano scegliere, distinguere simboli specifici della cultura croata/dalmata, in una città in cui l’Organizzazione Didattica, Scientifica e Culturale delle Nazioni Unite aveva, nel 1979 posto la propria lista di Eredità Mondiale (Patrimonio dell’Umanità). Ad esempio, vi furono 51 colpi messi a segno solamente sul monastero francescano, considerato punto di riferimento.

 
Cuore della storia del XX secolo, Dubrovnik ha provocato la reazione del mondo all’attacco serbo. In primo luogo vi fu una solidarietà in denaro e ausilio tecnico proveniente da ogni parte del mondo per risanare la città. Arrivarono sovvenzioni governative da rappresentanze ed enti delle Nazioni Unite, da America, Gran Bretagna, Germania e Giappone; da croati che vivevano all’estero, da enti pubblici, grandi ditte e fondazioni private. Il denaro dell’UNESCO fu impiegato per riparare l’enorme cinta muraria che conferisce a Dubrovnik la sua fama e peculiarità. La Francia inviò tegole per rimpiazzare quelle danneggiate. Il denaro statunitense servì alla riparazione della pavimentazione stradale, del selciato e la “Scalinata spagnola”, così chiamata per l’esistenza della famosa controparte a Roma. Arrivò un’équipe di Dusseldorf a restaurare una fontana dal valore inestimabile. Bagoje ha affermato  in maniera contrariata che, effettivamente, si era portato a termine un lavoro talmente buono che la gente non si rende conto di quanto fosse stato il danno inflitto.
Il secondo risultato di grande importanza è stato l’impatto sulle politiche mondiali.
Qualunque sia la situazione esatta della guerra – sia i croati che i serbi commisero atrocità – l’assedio contribuì a rivoltare l’opinione mondiale contro i serbi.
Quando la guerra si diffuse in Bosnia e Kosovo, l’esito inappellabile fu il bombardamento di Belgrado e di altri centri serbi da parte degli USA e condotto dalla NATO. Vjekoslav Vierda , direttore dell’Istituto per la Ricostruzione di Dubrovnik, spiegò al nostro gruppo dell’ostello per anziani: “…Tutti pensavano di risolvere i vecchi problemi uccidendosi a vicenda...” Le difficoltà risalgono a secoli or sono, ai rapporti tesi, logorati fra serbi cristiani ortodossi, croati cattolici romani e musulmani bosniaci, esacerbatisi poi nel corso della II guerra mondiale, quando i croati del movimento Ustacia appoggiarono i nazifascisti tedeschi, opponendosi ai serbi Cetnici e ai partigiani comunisti di Tito, che fu poi il vincitore finale.
Dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1980, la disgregazione della Iugoslavia coincise, una decade più tardi, con il fallimento del comunismo in Europa. Per un po’ di tempo, la Serbia ebbe al suo attivo la migliore carta fra tutti, l’esercito iugoslavo, allora al terzo posto in Europa per grandezza. I croati (nel 1991) riuscirono a costruire il loro esercito attraverso mercanti di armi clandestine, in special modo con armi provenienti dall’ex Germania dell’est – per iniziare a riconquistare territori dai serbi. Vierda fornì la scoraggiante tesi che quei mercanti di armi possiedono ora l’80 % della ricchezza in Croazia – industrie, hotels, ecc.
La comunità internazionale è in definitiva riuscita a modellare gli Accordi di Dayton del 1995. E’ deplorevole affermare che la democrazia non ha guadagnato un solo appiglio, un punto d’appoggio, finché, in Croazia, il suo leader autocratico, il despota Franjo Tudjman, morì nel 1999.
La situazione in Serbia è tuttora critica e incerta, benché Slobodan Milosevic, leader del paese in tempo di guerra, si trovi ora sotto processo per crimini di guerra al tribunale dell’Aia. Una fortunata eccezione felice è costituita dalla Slovenia, i cui affari vanno così bene da aver fatto il proprio ingresso nell’Unione Europea il I maggio. In ogni caso, è chiaro che la comunità internazionale è stata la chiave di volta per la pace e il progresso nei Balcani, sin dall’assedio di Dubronvik.
 
(Traduzione di Enrico Vigna)
 

“ Sulla strategia delle demonizzazioni”

 

“…Sulle pagine del settimanale “Diario” del 26-5-1999, la demonizzazione diventa addirittura un “dovere” . E’ quanto sostiene A. Sofri, in un articolo verbalmente violento…: “ …Italiani, e stranieri: vi esorto alle meritate demonizzazioni….Demonizziamolo, questo farabutto mediocre e impunito Milosevic…”.

La demonizzazione del nemico non appartiene, dunque, solo al rozzo linguaggio propagandistico militare delle vecchie guerre, ma rientra tra i “ doveri” del nuovo cittadino liberaldemocratico di fine millennio….”…alla demonizzazione non rinuncerò mai…” scrive Sofri….”     

(F. Giovannini , giornalista )