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N.  4 - 10 marzo 2005 - Tribunale Aia NOTIZIE


Cronache, Documentazioni, Informazioni, Aggiornamenti
su e dal processo del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia, TPIJ

a cura di E. Vigna

 

Sommario :

 

Dal TPIJ :

ANSA: 08/02/05 - TPI, RIPRENDE PROCESSO, SLOBO IN AULA

ANSA: 08/02/05 - TPI RIFIUTA RICHIESTA DIFENSORI UFFICIO SLOBO

ANSA: 11/01/05 - TPI, CASCHI BLU FRANCIA RICORDANO SOFFERENZA SERBI

ANSA: 12/01/05 - TPI, CASCO BLU FRANCESE ACCUSA BERNARD KOUCHNER

ANSA : 18/09/04 - MILOSEVIC: EX CAPO CONTROSPIONAGGIO FRANCESE LO DIFENDE

CKCU.MAGMA: 14/09/04 - TESTIMONIANZA DEL COMANDANTE DELL’ESERCITO CANADESE R. KEITH

ANSA: 09/09/04 - MILOSEVIC: DIFENSORI METTONO IN DISCUSSIONE LORO RUOLO

ANSA: 09/09/04 - MILOSEVIC: DIFENSORI IN DISCUSSIONE, TESTIMONI RINUNCIANO

ANSA: 08/09/04 - ESPERTO AMERICANO TESTIMONE CITATO DA DIFESA

ICTY: 24/04/02 - UDIENZA : CONTADINO KOSOVARO SADIK JANUZI, TESTE A DIFESA

ICTY: 16/04/02 - COLONNELLO DELLE FORZE NATO  CHIANGLINSKI, MISSIONE OSCE IN KOSOVO – ACCUSA

ICTY: 01/02/02 - S. MILOSEVIC : AGGIUNGENDO TRE MENZOGNE, NON SI OTTIENE LA VERITA’ SOLTANTO UNA MENZOGNA MAGGIORE

 

Sul TPIJ:

T. Dickson ( avvocato canadese)  : “ Ben oltre la camera stellata “

 

ANSA : 17/02/05

ICDSM COMUNICATO STAMPA 29/07/04 : 50 GIURISTI E AVVOCATI DI 12 PAESI LANCIANOUN APPELLO CONTRO L’IMPOSIZIONE DI UN CONSIGLIO GIURIDICO A SLOBODAN MILOSEVIC 

 

Documentazione :

 

L'Aia, 26/02/ 2005 :Conferenza Internazionale

 

“IL PROCEDIMENTO DELL'AIA CONTRO SLOBODAN MILOSEVIC: QUESTIONI DI DIRITTO INTERNAZIONALE “




 

Dal TPIJ Aja:

 

MILOSEVIC:TPI, CASCHI BLU FRANCIA RICORDANO SOFFERENZA SERBI
(ANSA) - BRUXELLES, 11/01/05 
 ''La sofferenza del popolo della Serbia'': e' stato questo il filo conduttore della testimonianza resa oggi al
Tribunale penale internazionale sull'ex Jugoslavia dell'Aja da un'infermiera francese inserita nei caschi blu in Croazia durante il conflitto dei primi anni novanta, chiamata a testimoniare a favore di Slobodan Milosevic. ''I mezzi di comunicazione non hanno visto niente sulle sofferenze patite dai serbi... c'e' stato un silenzio assoluto'', ha detto Eve Crepin, rispondendo alle domande dell'ex presidente jugoslavo, che sta portando avanti la propria difesa al processo ripreso oggi dopo una lunga pausa natalizia. Le dichiarazioni di Eve
Crepin si sono pero' scontrate con lo scetticismo dei giudici del Tpi, secondo i quali il suo racconto si e' basato su ''impressioni generali,  e non su fatti'', come ha per esempio detto il presidente della Corte,
Patrick Robinson, rivolgendosi a Milosevic. ''In realta' – ha sottolineato il giudice - in gran parte, questa testimonianza ricorda una conversazione in veranda davanti a una tazza di te'''. La richiesta precisa fatta da Robinson all'imputato e' di ''mettere meglio a fuoco le domande'', che - ha detto - devono appunto riguardare gli eventi per i quali Milosevic e' imputato. 
Oltre a quella di Crepin, all'udienza di oggi c'e' stata la testimonianza di un altro casco blu francese, Patrick Barriot, secondo  il quale i serbi della Croazia ''non hanno fatto altro che difendersi su quello che era la loro terra etnica serba''. Entrambi i testimoni hanno in particolare sottolineato il ''disinteresse'' dei media e delle
Ong occidentali per il destino del popolo della Serbia. Per domani e' prevista un'altra udienza al processo, che e' iniziato nel febbraio del 2002 e che attualmente si trova nella fase delle deposizioni dei testimoni citati dalla difesa. 
 
MILOSEVIC: TPI, CASCO BLU FRANCESE ACCUSA BERNARD KOUCHNER
(ANSA) - BRUXELLES, 12/01/05 
Pesanti accuse da parte di un ex integrante francese dei caschi blu fervente simpatizzante della causa
del nazionalismo serbo contro l'ex capo della missione civile Onu in Kosovo, Bernard Kouchner, nella seconda udienza, dopo la pausa natalizia, del processo all'Aja contro l'ex presidente Slobodan
Milosevic. Kouchner, che oltre ad aver rappresentato l'Onu in Kosovo tra luglio del 1999 e gennaio del 2001, e' stato ministro della sanita' della Francia, e' responsabile ''di aver organizzato l'espulsione degli ultimi serbi dal Kosovo'', ha detto Patrick Barriot, chiamato a testimoniare da Milosevic in sua difesa al processo in corso al Tribunale penale internazionale sull'ex Jugoslavia. ''Credo che Kouchner abbia lasciato in Kosovo lo stesso 'souvenir' di Kurt Waldheim nei monte Kozara'', ha aggiunto il medico, riferendosi ai crimini commessi dai nazisti nella Bosnia occidentale nel 1942, e in particolare alle accuse rivolte per quella vicenda dall'ex presidente austriaco.
 
MILOSEVIC: TPI, RIPRENDE PROCESSO, SLOBO IN AULA
(ANSA) - BRUXELLES, 8.02/05 
 E' ripreso stamani il processo contro Slobodan Milosevic al Tribunale penale internazionale sull'ex
Jugoslavia dell'Aja, dopo una settimana di sospensione a causa delle condizioni di salute dell'ex uomo forte di Belgrado. Milosevic, 63 anni, che era presente in aula e che al procedimento in corso all'Aja si difende da solo, ha interrogato Mitar Balevic, l'ex responsabile a Pristina del partito socialista dello stesso ex presidente jugoslavo. Balevic, che si e' rivolto all'imputato chiamandolo 'Signor Presidente', ha assicurato che gli albanesi del Kosovo sono stati uccisi piu' da ''terroristi albanesi'' che dalle forze serbe.
''Le nostre erano forze di protezione, e proteggevano sia gli albanesi sia i serbi'', ha affermato Balevic. 
 
MILOSEVIC: TPI RIFIUTA RICHIESTA DIFENSORI UFFICIO SLOBO
(ANSA) - BRUXELLES, 8.02/05
Gli avvocati d'ufficio di Slobodan Milosevic dovranno proseguire nelle loro funzioni, nonostante abbiano
ripetutamente chiesto di essere esonerati dalla difesa dell'ex uomo forte di Belgrado: lo ha annunciato oggi Theodor Meron, presidente delTribunale penale internazionale sull'ex Jugoslavia dell'Aja. Accettare la richiesta fatta piu' volte nelle ultime settimane da Steven Kay e Gillian Higgins e' una decisione che sarebbe andata ''contro gli interessi della giustizia'', ha detto Meron in un comunicato. Entrambi
i giudici avevano ripetutamente fatto notare di non essere in grado di esercitare le loro funzioni quali difensori d'ufficio di Milosevic, che - come ha richiesto fin dall'inizio del processo lo stesso ex presidente jugoslavo - si sta difendendo da solo alla Corte dell'Aja.
 

Udienza : 14 settembre 2004

 
Testimonianza del Comandante dell’Esercito Canadese R. Keith
 

Martedì 14 febbraio, il terzo testimone, chiamato a deporre al Tribunale dell’Aja  in quella che viene definita “difesa di Slobodan Milosevic", ha preso posizione.

Il testimone, Roland Keith, era il Comandante del servizio nella zona  di Kosovo Polje, durante la Missione di Controllo e Verifica del Kosovo     (KVM) dell’OSCE.

Mr. Keith ha servito per 32 anni nelle forze armate del Canada, dove ha  ottenuto il grado di Generale Comandante.

Keith è un veterano delle missioni di osservazione ONU. Prima di andare in Kosovo, aveva prestato servizio come osservatore militare ONU e  comandante delle truppe ONU in Medio Oriente. 

Keith era arrivato in Kosovo nella prima settimana del febbraio 1999, ed era rimasto in Kosovo per tutto il tempo fino al ritiro della Missione KVM, il 20  marzo 1999, quattro giorni prima dei bombardamenti NATO.

In questa testimonianza,  Keith ha riferito sul il programma di  addestramento a cui venivano sottoposti gli osservatori OSCE. Secondo Keith, l’addestramento era inadeguato e lasciava gli osservatori impreparati a portare avanti la loro missione in modo competente. 

Sempre secondo Keith, la maggior parte degli osservatori avevano scarsa o nulla preparazione di base militare e non potevano comprendere, o puntualmente riferire, quello che dovevano testimoniare. Keith ha affermato che la struttura della Missione di osservazione dell’OSCE era piena di falle, che gli osservatori erano vincolati alle sole vie di comunicazione, e quindi impossibilitati a vedere quello che stava accadendo fuori da percorsi predeterminati.

Keith ha descritto l’Esercito di Liberazione del Kosovo KLA-UCK come un’organizzazione terroristica di guerriglia, e affermato che la limitazione alle sole strade per la Missione KVM impediva agli osservatori di essere in grado di monitorare effettivamente le attività della KLA.

In contrasto diretto con quasi tutte le testimonianze Kosovaro-Albanesi  al processo, Keith ha riferito che la KLA aveva un distaccamento, o come veniva chiamato un "home guard", un posto di guardia locale in ogni villaggio. Riferiva inoltre che la KLA gestiva  posti di blocco alle strade di accesso ai paesi, e più sorprendente è che molti dei testimoni Kosovaro-Albanesi al processo mai avevano visto la KLA.

Keith ha affermato che mai aveva visto la MUP o l’Esercito Jugoslavo (VJ) maltrattare qualcuno, e che la MUP e le Forze armate VJ cooperavano completamente con lui, mentre con la KLA era tutta un’altra storia.

La KLA aveva rifiutato in molte occasioni di cooperare con la Missione KVM. La KLA violava regolarmente gli accordi del cessate il fuoco, mentre la MUP e il VJ li rispettavano, tanto che il VJ generalmente stazionava nelle sue caserme.

Secondo la testimonianza di Keith, il disegno seguito in Kosovo dalla KLA era di iniziare un attacco, per scatenare la rappresaglia delle autorità.

Quando Keith era arrivato per la prima volta in Kosovo, era stato mandato nel villaggio di Glogovac, dove poteva assistere ad un attacco di cecchini KLA contro la MUP.

Una settimana più tardi, veniva inviato a Kosovo Polje dove insediava l’Ufficio di zona della KVM.

Il villaggio di Grabovac era nella sua area di responsabilità, e, secondo Keith, una squadra di terroristi della KLA occupava un’area boschiva nei dintorni di quel villaggio; questi membri della KLA erano armati con lancia-granate, fucili d’assalto, mitragliatrici e altri tipi di armi. Keith dichiarava che questa squadra della KLA era impegnata in attacchi di franchi tiratori contro lavoratori di una miniera che operavano nelle vicinanze del villaggio. Keith aveva portato un altro esempio di azione violenta della KLA, quando era stata fatta un’imboscata ad una pattuglia della MUP sulla strada principale Pec-Pristina, e un ufficiale della polizia Serba era stato ammazzato e un altro gravemente ferito nell’attacco. In questo caso, era arrivato in soccorso della Polizia l’Esercito Jugoslavo (VJ), che aveva usato un carro-armato. Ma, sempre secondo Keith, il VJ

aveva mostrato moderazione e aveva usato solo le mitragliatrici e non il più pesante armamento del carro-armato nell’affrontare gli aggressori della KLA.

Keith ripetutamente confermava la buona disposizione a cooperare delle autorità Jugoslave, ed asseriva di aver lavorato insieme alla polizia Serba per facilitare il ritorno degli Albanesi, che erano fuggiti nel mezzo dei combattimenti del 1998 dal villaggio di  Donji Grabovac. La polizia si era resa disponibile a consegnare a questi abitanti del paese armi leggere, in modo che potessero difendersi da chi li minacciava e faceva loro del male. Sfortunatamente, Keith aveva dovuto abbandonare il Kosovo, prima di poter vedere i frutti di questi tentativi. Inoltre, Keith affermava che la dirigenza della Missione KVM aveva determinati obiettivi politici e che non vedeva effettivamente di buon grado la normalizzazione della situazione in Kosovo.

Su questo argomento sembrava avesse molto da aggiungere, ma ne’ Mr.Kay ne’ Mr. Nice [rispettivamente, difensore assegnato d’ufficio a Slobodan  Milosevic, e pubblico accusatore] erano particolarmente vogliosi di discutere di questo, e il discorso veniva fatto deviare.

Keith asseriva che gli abitanti dei paesi assolutamente esageravano nelle loro affermazioni di trasferimenti forzati delle popolazioni, con le loro dichiarazioni che centinaia di persone erano state scacciate da un certo villaggio, quando in realtà solo gruppi ristretti di persone erano stati costretti ad abbandonare le loro case. Naturalmente, Mr. Nice non si limitava nel leggere ad alta voce lunghi passaggi del libro dell’OSCE "Kosovo-Kosova: As Seen, As Told [tanto visto, quanto riferito]", che riporta in modo pesante i resoconti poco veritieri degli stessi paesani dei villaggi che Keith aveva citato in precedenza.

Mr. Nice si impegnava quanto più possibile a perdere del tempo, e declamava anche lunghi passaggi dal "libro blue" dell’OCSE. Nice chiedeva a Keith di commentare alcuni avvenimenti che si asseriva fossero avvenuti a Prizren e in altre parti del Kosovo, che comunque erano fuori della zona di competenza di Keith.

Mr. Keith si comportava come un militare di professione, come è in realtà, e si limitava a testimoniare su luoghi e accadimenti, di cui aveva avuto diretta conoscenza.

Constatando che era inutile cercare di trascinare Mr. Keith in una discussione non su dati di fatto, Mr. Nice aveva tentato di insinuare che Keith aveva scritto articoli sulla guerra del Kosovo

Irresponsabili e inesatti, ma mai assolutamente Mr. Nice trovava il tempo di contestare con dati reali la veridicità di ogni parte specifica del lavoro di Keith.

Sebbene Mr. Nice abbia impegnato più tempo di Mr.Kay con i testimoni, tutti e tre i testimoni lo hanno messo in difficoltà.Inoltre, Slobodan Milosevic aveva richiesto che gli venisse restituito il suo diritto all’autodifesa, e allora Mr. Robinson [giudice del TPI] escludeva il suo microfono, e accusava Milosevic di essere "petulante e 

puerile". Dal suo canto, Milosevic gli rispondeva, "Io desidero, Mr.Robinson, dirle qualcosa in merito all’osservazione che lei ha fatto sulle mie attitudini e sul mio comportamento. Io ritengo che il diritto a difendersi da soli sia un diritto di principio…" e allora nuovamente Robinson escludeva il microfono!

Le cose non stanno andando bene per il Tribunale. Mr. Kay annunciava che non riusciva a trovare più alcun testimone disponibile a venire a deporre. I testimoni si erano associati e stavano boicottando le procedure per protestare contro le condizioni drastiche imposte dal Tribunale nel negare a Milosevic il diritto 

all’autodifesa. Mr. Kay richiedeva che il cosiddetto "processo" venisse sospeso fino a che la Corte d’Appello avesse emesso la sentenza relativa al ricorso presentato da lui stesso contro il suo incarico d’ufficio in difesa di  Milosevic. Domani, ci sarà un’udienza per valutare la futura conduzione del processo, ma una cosa è chiara, che il Tribunale ha ridotto questo cosiddetto "processo " in totale farsa. Negando a Milosevic il diritto ad autodifendersi, hanno portato tutti questi problemi a fracassare le loro teste.

 

 Da ckcu.magma - Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso  Popolare di Padova

 
MILOSEVIC: ESPERTO AMERICANO TESTIMONE CITATO DA DIFESA
(ANSA) - L'AJA, 8/09/04
James Jatras, un ex analista di   politica estera del gruppo repubblicano al senato, e' stato oggi   il secondo teste citato a difesa da Slobodan Milosevic davanti   al Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia. Nel '97 Jatras preparo' un rapporto intitolato ''Le importazioni di armi iraniane approvate dall'amministrazione Clinton hanno trasformato la Bosnia  in una base per militanti islamici''. Davanti alla Corte dell'Aja, che giudica l'ex presidente Jugoslavo per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanita' commessi durante le guerre degli anni novanta nei Balcani, il teste ha detto di non disporre di informazioni di prima mano, ma di aver all'epoca collezionato documenti ''che erano di   dominio pubblico''. Gli interrogatori dei testimoni sono condotti dai difensori   d'ufficio imposti dal Tpi all'imputato per evitare che il   processo subisca continui rinvii per i ripetuti certificati medici presentati da Slobo, il quale anche oggi ha protestato. ''Esigo che mi rendiate il diritto di difendermi da solo'', ha detto rinunciando poi, come aveva gia' fatto ieri, a incontrare e riconoscere l'operato dei difensori. La deposizione di Jatras proseguira' domani. 
 
MILOSEVIC: DIFENSORI METTONO IN DISCUSSIONE LORO RUOLO
(ANSA) - L'AJA, 9/09/04 – 
La vicenda dei difensori d'ufficio imposti dal Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia a Slobodan Milosevic si ingarbuglia ulteriormente. Oggi i due legali, i britannici Steven Kay e Gillian Higgens,   hanno chiesto alla corte di poter presentare, a nome dell'imputato, appello contro la loro nomina. ''La posizione dell'accusato e' che gli avvocati d'ufficio non saranno in condizione di presentare i suoi dossier e di assicurare la sua difesa cosi' bene come potrebbe farla lui stesso'', hanno rilevato, aggiungendo che, sempre secondo le argomentazioni del loro rappresentato la decisione del Tpi di   impedirgli di difendersi da solo ''viola l'equita' del   processo''. Hanno, inoltre fatto presente che Milosevic, in caso   di condanna, ha evocato la possibilita' di chiederne l'annullamento per vizio di procedura.     
Anche questa mattina, in apertura di udienza, come ha fatto ogni giorno da lunedi', Slobo rivolgendosi ai giudici ha detto: ''Esigo che mi restituiate il diritto di difendermi da solo''. La decisione di affiancare l'imputato con due difensori d'ufficio e' stata presa dalla corte dell'Aja la settimana scorsa in previsione dell'inizio dell'escussione dei testimoni a difesa ed e' stata giustificata con il fatto che il processo rischia di accumulare ulteriori ritardi e di non concludersi se Milosevic continua a presentare certificati medici. Con i difensori d'ufficio la corte ritiene di poter procedere anche in assenza dell'imputato, che ha 63 anni e ha problemi di   ipertensione. Perche' la richiesta della revoca dei difensori d'ufficio sia presentata alla corte d'appello occorre il consenso dei giudici. Oggi davanti al Tpi e' proseguita la testimonianza di James Jatra, ex esperto di questioni internazionali per il gruppo repubblicano al senato degli Stati Uniti. Slobo puo' porre domande solo dopo quelle dei difensori e su autorizzazione della corte, ma finora si e' rifiutato sia di collaborare con gli   avvocati, sia di intervenire. 
 
MILOSEVIC: DIFENSORI IN DISCUSSIONE, TESTIMONI RINUNCIANO
(ANSA) - L'AJA, 9/09/04 
Slobodan Milosevic induce difensori d'ufficio e testimoni a discarico a farsi da parte e minaccia, se condannato, di chiedere l'annullamento del giudizio in corso davanti al Tribunale 
penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia per vizio di procedura. Dalla settimana scorsa Slobo ha ingaggiato un nuovo braccio  di ferro con il Tpi che gli ha imposto due difensori d'ufficio, i britannici Steven Kay e Gillian Higgens. ''La posizione dell'accusato e' che gli avvocati d'ufficio non saranno in condizione di presentare i suoi dossier e di   assicurare la sua difesa cosi' bene come potrebbe farla lui stesso'', hanno rilevato oggi i due legali, i quali hanno riproposto l'istanza dell'accusato affinche' sulla decisione si   pronunci la corte d'appello perche' a parere del loro assistito la decisione di impedirgli di difendersi da solo ''viola   l'equita' del processo''. Anche questa mattina, in apertura di udienza, come ha fatto ogni giorno da lunedi', l'ex presidente jugoslavo rivolgendosi ai giudici ha detto: ''Esigo che mi restituiate il diritto di difendermi da solo''. Successivamente si e' appreso che diversi testimoni citati a difesa hanno annunciato che non si presenteranno se la richiesta di Slobo non verra' accolta. 
Tra questi figurano l'ex deputato  gollista francese Gabriel Kaspereit, l'ex direttore dei servizi   francesi Yves Bonnet ed il deputato russo Nikolai Ryzhkov,  il quale doveva comparire gia' la prossima settimana.     
Il presidente della corte Patrick Robinson ha invitato i testi a presentarsi ''per assicurare che la difesa sia piu'   completa possibile'', aggiungendo quindi che ''se la non cooperazione di Milosevic con i difensori avra' quale   conseguenza che elementi importanti a suo favore non siano presentati ai giudici la responsabilita' sara' soltanto sua''. ….Oggi davanti al Tpi e' proseguita la testimonianza di James Jatra, ex esperto di questioni internazionali per il gruppo repubblicano al senato degli Stati Uniti. Slobo puo' porre domande solo dopo quelle dei difensori e su autorizzazione della   corte, ma finora ha scelto di fare scena muta.     
 
MILOSEVIC: EX CAPO CONTROSPIONAGGIO FRANCESE LO DIFENDE

(ANSA) - PARIGI, 18/09/04 

Un ex capo del controspionaggio francese ha oggi annunciato che e' pronto a testimoniare a favore di Slobodan Milosevic, l'ex leader jugoslavo sotto accusa davanti al tribunale internazionale dell'Aja. ''Sono totalmente false le accuse di crimini di guerra o genocidio in Bosnia. Non era lui l'autorita' responsabile

delle operazioni militari'', afferma Yves Bonnet, ex direttore della Dst. ''Milosevic - sottolinea - non esercitava nemmeno un'autorita' politica sui serbi di Bosnia. Radovan Karadzjic non andava a prendere ordini a Belgrado. E' vero, lui stesso me l'ha confermato, che ha fornito risorse militari ai serbi di Bosnia ma non ha avuto alcuna responsabilita' nella condotta delle azioni militari''. Bonnet, che si dice in possesso di ''elementi precisi'' a riprova delle sue affermazioni, e' stato al timone della Dst dal 1982 al 1985 e figura in un elenco di 23 testimoni che i difensori di Milosevic cercano di convocare per il processo allestito in Olanda.

 

Da ICTY : Udienza 16/04/2002           
Colonnello delle forze Nato,  Chianglinski, missione OSCE in Kosovo  Teste di Accusa
 

A: Quando dice "tornati a Belgrado", lei sapeva già - o l'ha scoperto più tardi - se mai qualcuno si stava consultando a Belgrado per accordarsi sui punti che erano stati evidenziati durante gli incontri?
T: Sì. L'abbiamo scoperto probabilmente per la prima volta il 27 dicembre (1998 ndr), quando c'è stata una violazione dell'accordo da parte dell'esercito jugoslavo. C'è stata la possibilità dello scoppio di un conflitto molto serio tra l'UCK e le forze di sicurezza serbe.
A: Ci ha detto quando l'ha scoperto. Ci può dire cosa ha scoperto?
T: Quello che abbiamo scoperto n questo incidente, è che... che c'era un contadino serbo che era stato imprigionato dall'UCK. C'era stato un tentativo, da parte del Ministero degli Interni di liberarlo, e alla fine la pattuglia della polizia si è dovuta ritirare per le sparatorie dell'UCK che venivano da quell'area. Sono stato quindi informato a quella riunione, alla fine di quella riunione mattutina, che era stata presa la decisione di inviare grandi rinforzi contro quella postazione, contro l'UCK presente in quella zona e di liberare quell'uomo con la forza.
Ho detto che era una follia perché, durante l'azione per liberare l'uomo, avrebbero potuto esserci grandi perdite di uomini, anche da parte dell'UCK. Con il risultato di tantissime vittime, soprattutto perché io sapevo cosa l'UCK aveva davvero preparato per i serbi.
Effettivamente all'epoca, avevano probabilmente tra 1000 e 2000 combattenti non lontani da quel paese. Avevano trasferito attrezzatura, camion - trattori pieni di munizioni in preparazioni per i serbi. Anche i serbi avevano grande spiegamento di forze. Quindi sospettavo che se si fosse svolta quell'operazione, ci sarebbero state tantissime vittime. Perciò io volevo, prima di qualsiasi azione, entrare e cercare di far rilasciare dall'UCK il contadino per prevenire qualunque ulteriore combattimento.
[...]

S: Ieri durante la sua testimonianza il suo superiore, generale Drewienkievicz, ha detto che il personale militare della missione era presente - perché ai civili non si poteva ordinare di diventare membri della missione, a differenza dei militari. Quindi, visto che essi lo potevano diventare, gli è stato ordinato. Come mai il suo capo ha dato una spiegazione diversa, dicendo che vi era stato ordinato di andarci, e la sua spiegazione è completamente diversa, cioè che eravate tutti volontari?
G: Anche se era diversa, non c'entra con questo testimone. Può parlarne se vuole.
T: Vostro Onore, tutto ciò che posso dire è che non so cosa intendesse il generale DZ con quello che ha detto.
G: No, no, certo.
[...]  S: Ma non c'è nessun dubbio che DZ ieri ha detto che i membri della missione erano ...
G: Non ha senso insistere su questo. Il testimone ha fornito la sua prova. Non gli può chiedere di commentare ciò che ha detto qualcun altro. Non ha senso.
S: [in serbo] Va bene, volevo mostrare a lei questa divergenza tra le spiegazioni.
G: Questo non è il momento giusto per mostrarci delle cose. Avrà la possibilità di farlo al momento opportuno.
S: [in serbo] Ce ne sono troppe di contraddizioni così, nessun tempo sarebbe sufficiente.
[...]   S: La mia domanda è la seguente: Ieri nella sua testimonianza orale, aveva parlato di questo incidente del 27 dicembre e aveva detto precisamente che è stato causato dall'esercito e dalla polizia jugoslavi. Così ha detto. E poi abbiamo visto cosa era questo incidente: in realtà, si trattava di un contadino serbo che era stato rapito e che la polizia è stata ferita, e lei stesso ha citato ieri il fatto che c'erano 1000 o 2000 membri dell'UCK con un intero carico di munizioni. Giusto?
T: Sì
S: Ora: è possibile dire, data la situazione - con l'UCK, in migliaia, armati - con un contadino serbo in ostaggio e ferito? E' possibile dire che le forze serbe hanno provocato l'incidente come lei ha detto ieri? E' possibile per lei affermarlo? Sì o no, per favore.

T: No. Naturalmente loro non l'hanno causato. Le forze serbe non hanno causato l'incidente, no.
S: Ma questo è esattamente ciò che lei ha detto ieri.
G: Non mi ricordo che l'abbia detto. (ndr: 16 aprile 2002)
S: (in serbo) Beh, dia un'occhiata alla trascrizione e lo troverà.
G: Sì. Continuiamo.
[...] 

S: E' vero che i detenuti membri dell'UCK che lei ha visitato in prigione hanno detto, proprio a lei, il fatto che loro si sono uniti all'UCK involontariamente, ovvero che sono stati costretti ad entrare nell'UCK?
T: Alcuni sì, me l'hanno detto
S: Quindi sono stati costretti ad unirsi all'UCK, non è vero?
T: Sì
S: Per caso non le è successo di chiedere loro come sono stati costretti ad entrare a far parte dell'UCK?
T: Sì
S: E cosa le hanno detto?
T: Beh, uno mi ha detto che l'UCK è arrivato a casa sua, dicendogli che la mattina seguente avrebbe dovuto avere la sua valigia (un piccolo bagaglio) pronta perché sarebbe partito per l'Albania a fare un corso per terroristi; lui ha rifiutato, e gli hanno detto: "Se rifiuti, ti uccideremo"
[...]

 

Da ICTY : Udienza 24/04/ 2002, Contadino kosovaro Sadik Januzi, teste a Difesa

S: [traduzione] Sig. Januzi, quando la polizia ha installato un punto di controllo nel vostro paese, lei non ha lasciato il paese in quel momento, vero?
T: Noi ce ne siamo andati il giorno nel quale sono arrivati loro. Siamo rimasti fino alla sera, appena prima del crepuscolo, quindi siamo andati, tornati, e poi siamo tornati a casa a cenare. Prima del mattino, prima dell'alba, siamo usciti di nuovo, mettendo le nostre vite in pericolo. Sulla collina più lontana, in quel posto, la famiglia Nibarici era stata sepolta.
G: Sig. Januzi, può semplicemente rispondere alle domande che le vengono poste, per favore, così possiamo procedere più velocemente.
T: [traduzione] Sì, ok, sarò breve.
[...] 
C: [traduzione] Ecco cosa vorrei fare, signore. Naturalmente non voglio confonderla. Lei ha detto in un particolare punto della sua deposizione che un soldato (ndr: dell'esercito jugoslavo) che era laddove si trovava lei, le ha detto che non avrebbe dovuto aspettare lì perché la NATO avrebbe bombardato il ponte. Giusto?
T: Sì. Ciò che ho scritto lì è vero, è corretto. Ci hanno detto: 'Andatevene, perché la NATO potrebbe bombardare'. Comunque sarebbe stato meglio per noi se ci avessero permesso di passare da lì e raggiungere Qafe e Prushit piuttosto che dover viaggiare per circa 80 km senza cibo né altro, attraverso Gjakove, attraverso Prizren, 35 km, 80 km, o qualunque distanza ci fosse.

permesso di passare da Qafe a Prushit. Ma non ce l'hanno permesso. Ci hanno fatto tornare indietro. Era sera.
C: Sig. Sadik, voglio solo chiederle un'altra cosa. Sempre in quel punto, lei ha detto 'Quando ci siamo allontanati di 3 km, ho visto un aereo della NATO e ne ho sentito il rumore. Ho visto il fumo quando il ponte è stato bombardato'. Giusto? Non ho più domande per lei.
T: Sì, è vero. Tre… circa 5 o 6 km da dove eravamo noi. Sì, è vero. Non sto cambiando niente di ciò che ho scritto lì.
C: Quindi ciò vi ha fatto cercare un rifugio, per allontanarvi velocemente da lì?
T: Non molto velocemente. Noi non ce ne siamo andati velocemente perché la famiglia doveva andare e procurarsi del cibo. Sono passati tre giorni senza cibo. Quindi loro non correvano o ritardavano. E' stato circa 10 o 15 minuti, quell'intervallo.
C: [traduzione] Grazie, non ho più domande….

 

Da ITCY : Udienza  1-02/ 2002

Il Presidente Slobodan Milosevic all’Aia, 30 gennaio 2002 (copia del verbale)

AGGIUNGENDO TRE MENZOGNE, NON SI OTTIENE LA VERITA’ SOLTANTO UNA MENZOGNA MAGGIORE

Pres. Milosevic: Aggiungendo tre menzogne, non si ottiene la verità – soltanto una menzogna maggiore.Tutti e tre i capi d’accusa hanno effettivamente una direttiva al loro interno – per impiegare un’espressione che ho sentito adoperare in questa sede – che nella fattispecie è il delitto perpetrato contro la Jugoslavia e contro il mio popolo.

Tutto ciò è ovviamente un colossale abuso di potere per fabbricare un falso storico, una contraffazione in cui coloro i quali patrocinavano la conservazione della Jugoslavia sarebbero invece stati incaricati della sua distruzione; quelli che difendevano il paese sarebbero stati accusati di crimini; e quelli che sostenevano e commisero la secessione, fautori del separatismo e del terrorismo, sarebbero stati amnistiati – poiché erano appoggiati da forze desiderose di insediare il proprio controllo sui Balcani, in modo da riuscire ad impiegare questa posizione strategica per estendere il loro controllo altrove.

Come abbiamo sentito, avete parlato di tre eventi collegati. Come mai gli “scopritori” di questo cosiddetto piano, a proposito del quale si esprimono con tanta sicurezza di sé hanno diffuso le loro accuse e insinuazioni riguardo la Bosnia e la Croazia soltanto 10 anni dopo? Inoltre, tali rivendicazioni sono assurde e del tutto prive di senso, assurde, in primo luogo perché l’intera linea di condotta dei serbi, della Serbia e mia personalmente era, per quanto riguarda la Croazia e la Bosnia, incentrata sulla pace, non sulla guerra. Abbiamo impiegato tutta la nostra influenza perseguendo la pace il prima possibile.

Sin dagli albori del conflitto in Croazia, fummo in favore di una soluzione politica. Basandosi su tale proposta, vennero costituite le Aree Protette dall’ONU, e la situazione si calmò immediatamente. Il 24 marzo 1992, il defunto leader croato Tudjman parlò alla sua nazione dalla piazza Ban Jelacic [a Zagabria], dicendo testualmente: “Se la Croazia non lo avesse voluto, non ci sarebbe stata una guerra, ma abbiamo ritenuto che questa fosse l’unica maniera per raggiungere l’indipendenza.”

Non ci sarebbe certamente stato un conflitto se la Croazia non lo avesse desiderato. In ogni modo, la Serbia non ha mai partecipato a tale guerra. Si trattò di un conflitto interno.

Ma perché la Croazia voleva la guerra? Nella maniera più sicura in assoluto, non con il fine di dare  ai croati l’esercizio del diritto di autodeterminazione e secessione (la Macedonia, ad esempio, ha rivendicato tale diritto e si è separata dalla Jugoslavia), ma per raggiungere il proprio obiettivo, quello cioè di espellere mezzo milione di serbi dalla Croazia – la Krajina serba – che vivevano là, su quella che fu la loro terra per secoli, di cui erano possessori e non certo occupanti.

Sino all’avvento di quel regime croato che voleva la guerra e che lo ammetteva pubblicamente, la Croazia ha avuto una Costituzione che la descriveva come uno stato di Croati, Serbi ed altri popoli che nel suo territorio risiedevano. Quella Costituzione fumodificata. I serbi persero i loro diritti e il loro stato costituente, il diritto al voto nella nuova Croazia, a tutto questo si ribellarono. All’epoca, pochi in Serbia sapevano che i serbi vivessero in alcune regioni della Croazia.

Voi fate riferimento al progetto secondo il quale, con l’appoggio della Germania, la Croazia fu prematuramente riconosciuta al termine del 1991, senza l’attesa di una soluzione politica, scatenando una conflittualità, in cui la Serbia – ripeto – ha soltanto dato il proprio contribuito nel ricercare quanto prima una soluzione pacifica. Perfino il governo croato non ci ha mai accusati di essere responsabile per quel conflitto, ed ora sono qui ad ascoltare, oggi, che avemmo un qualche ruolo in tutto ciò?

In effetti, vi era un piano – un piano manifesto diretto contro uno stato che era, direi, a quel tempo, un modello di futuro federalismo europeo. Quello stato era la Jugoslavia, in cui molteplici nazioni vivevano riunite in una confederazione, in condizioni di parità, favorevolmente, con l’impegno nel prosperare, nello sviluppo, dimostrando al mondo intero che la coesistenza era possibile.

Abbiamo combattuto sempre per la Jugoslavia, per la preservazione della Jugoslavia. Dopotutto, i dati di fatto testimoniano che ciò che dico è vero. Soltanto la Repubblica Federale di Jugoslavia, che anche ora esiste, ha serbato la sua costituzione etnica. Non vi sono state epurazioni, dall’inizio alla fine della crisi jugoslava. Tutte le altre repubbliche hanno mutato la loro composizione etnica. Mezzo milione di serbi sono stati espulsi dalla Croazia e tutti noi sappiamo quel che è accaduto in Bosnia, per tacere di altre zone della Jugoslavia.

Per tale ragione, desidero affermare che questo è un processo tendenzioso, assolutamente ostile, che mira a giustificare il crimine commesso contro il mio paese, strumentalizzando questa “corte di giustizia” come arma contro la mia nazione e il mio popolo. Guardate la Bosnia-Erzegovina.

Laggiù, abbiamo tentato sin dall’inizio di garantire la pace. Che ne è stato del Piano Cutillero, che tutti avevano appoggiato? Il governo bosniaco islamista lo ha respinto a causa delle pressioni dell’Ambasciatore USA, e il conflitto ha avuto inizio. Come può la Serbia venire accusata di qualsiasi cosa in Bosnia, quando è risaputo che, sforzandoci di impiegare il nostro ascendente in direzione pacifica, non soltanto abbiamo garantito tutte le proposte di pace, ma abbiamo anche tentato di portarle a termine?

Nel 1993, ad Atene, vi fu un incontro nel quale fu ratificato il Piano di Pace Vance-Owen. Tutti lo sottoscrissero. Mi recai a Pale con il primo ministro greco Mitsotakis e con il precedente presidente jugoslavo Dobrica Cosic, e patrocinammo l’accettazione di tale piano. Purtroppo, fu respinto – in data 3 o 5 maggio 1993, non ricordo esattamente. Perfino allora iniziammo pressioni sulla Repubblica serba, in modo da costringere la sua leadership ad accogliere il piano di pace. Questo fu il ruolo dellla Serbia – tentare di conseguire la pace.

Avevamo costantemente messo in evidenza che l’unica formula per raggiungere la pace in Bosnia era tutelare parimenti gli interessi di tutti e tre i popoli della Bosnia-Erzegovina: serbi, musulmani e croati. Gli Accordi di Dayton hanno avuto buon esito perché quella formula fu accettata – perché gli interessi nazionali di tutti e tre i popoli furono ugualmente protetti.

Ora apprendo che si presupponeva di dibattere sul Kosovo a Dayton. E’ un’assurdità. Ci si era dati convegno ai discorsi di Dayton per insediare la pace in Bosnia-Erzegovina, e nessuno ha mai pensato di dedicarsi alla questione del Kosovo. Si è trattato di una problematica interna alla Serbia, e nessuno avrebbe neanche mai potuto immaginare il tentativo da parte di qualcuno di internazionalizzarla.

Non potete, in alcun modo, collegare la Serbia o la politica serba con nessun tipo di crimine. In particolar modo, non potete rivendicare, dieci anni più tardi, qualcosa di cui nessuno ci ha mai accusati, nemmeno allora. Ci furono accordati soltanto rispetto e riconoscimento per gli enormi sforzi compiuti dalla Serbia e dalla politica serba per giungere alla pace. Parlando della Bosnia, sapete che 70.000 rifugiati musulmani cercarono asilo in Serbia nel corso del conflitto bosniaco? Pensate che qualcuno in questa moltitudine avrebbe abbandonato la propria casa e si sarebbe rifugiato proprio nel territorio ove correvano rischi? Quante vite abbiamo salvato, quanti dei vostri ostaggi abbiamo soccorso dalla Bosnia – dagli operatori di pace ai piloti – e per quanti trattati di pace ci siamo perorati e quanti ne abbiamo reso possibili? Infine, siamo stati i maggiori responsabili del successo dei discorsi di Dayton e della pace che ne risultò.

E’ stata una pace totale, una completa pacificazione delle tensioni, e poi… vi dirò come tutto ebbe inizio in Kosovo. Con il piano di instaurare il controllo sui Balcani, territorio dell’ex-Jugoslavia, ci si adoperò per destabilizzare il Kosovo, nel momento esatto in cui sembrava che tutto si sarebbe risolto pacificamente.

Nel novembre 1997, si tenne a Creta un incontro al vertice di tutti i capi di stato e dei governi dell’Europa sudorientale. Fu allora che discutemmo – di nostra iniziativa – l’eliminazione di barriere, tariffe, integrazione nell’ambito dell’Europa sudorientale e di migliorare la nostra mutua cooperazione. Ebbi un dialogo esplicito, schietto con il primo ministro albanese Fatos Nano. Parlammo di normalizzare le nostre relazioni, eliminando il visto sul passaporto e le tariffe doganali, di sviluppare i trasporti e i legami commerciali, eccetera. Fatos Nano ed io ci esponemmo alle telecamere, e lui allora affermò, dopo aver parlato di collaborazione e accrescimento dei rapporti reciproci, che il Kosovo era una questione interna serba. Questa era una promessa di pace, di soluzioni pacifiche a tutti questi problemi.

Ma tale dichiarazione suonava come un allarme per tutte le potenze che continuavano ad agire in maniera delittuosa contro il paese, tentando di destabilizzare la Jugoslavia e ad intromettersi nel modo in cui stavano facendo. Un mese o due dopo, ricevemmo una lettera dal ministro degli Esteri tedesco Kinkel e dal ministro degli Esteri francese Vedrine, che dichiaravano la loro preoccupazione circa lo stato delle cose in Kosovo. Per dieci anni a partire da quando asserite che la Serbia ha “preso” il controllo del suo proprio territorio, non vi furono assassinii, né espulsioni, né spoliazioni, né incendi dolosi, tantomeno arresti in Kosovo. Non abbiamo avuto un solo prigioniero politico in Jugoslavia – non uno. Il Kosovo aveva 20 giornali e altre pubblicazioni in albanese che si sarebbero potute acquistare ad ogni angolo di strada. Non fu mai messa all’indice una sola uscita, un singolo numero. I partiti politici albanesi, perfino i separatisti, lavoravano  liberamente. Qualcuno qui ha detto che li tolleravamo. No, la nostra opinione era che tutto dovesse essere consentito – tranne la violenza.

Poi, le potenze che stanno dietro la distruzione e l’occupazione della Jugoslavia radunarono criminali da una parte all’altra dell’Europa occidentale, inviandoli in Kosovo per fondare un’organizzazione terroristica. Nella primavera del 1998 diedero inizio agli attacchi terroristici. Poi furono sgominati. Entro l’autunno del 1998, furono completamente eliminati, capitolarono a causa del carico di armi che avevano introdotto tramite contrabbando.

Durante quell’anno, furono uccisi in maggioranza albanesi. Non ho con me cifre precise, dato che non sapevo mi si sarebbe accordata la facoltà di parlare oggi. Mi è stato notificato l’atto di presenza qui, la comparizione soltanto ieri, e non ero a conoscenza di ciò che si sarebbe discusso. Così non ho tutte le informazioni specifiche, ma riferirò quel che esattamente posseggo. Nel 1998, i terroristi assassinarono albanesi in proporzione di due volte e mezzo in più rispetto ai serbi.

Claude Jorda: Mr. Milosevic, prego conceda…

Pres. Milosevic:… uccisero ufficiali di polizia albanese, spedizionieri postali, guardie forestali, perfino ufficiali in pensione, soltanto perché ricevevano i loro assegni di pensione dallo stato. Stavano tentando di riempire di terrore il cuore degli albanesi, come anche di uccidere i serbi. Proteggemmo i nostri cittadini – sia serbi che albanesi – dal terrorismo, e questa operazione fu portata a termine entro l’autunno del 1998. Poi Holbrooke [il rappresentante diplomatico] arrivò a richiedere un Mandato di Verifica in modo da creare un pretesto per attaccare la Jugoslavia. Permettetemi di riferirvi…

Claude Jorda : Sig. Milosevic, mi conceda soltanto un minuto. Per favore. Soltanto un minuto. Non le porterò via il suo tempo, glielo concederò senza dubbio. Anche questo Tribunale Internazionale, sulla cui legittimità lei sta polemizzando, le sta conferendo la  possibilità di esporre pienamente la sua tesi. Mi pare, in primo luogo, che lei sia pronto ad iniziare con il processo – perfino oggi, a quanto pare. Questo le fa onore. Lei è pronto. Ma devo riportarla indietro a… Per favore, provi a non perdere del tutto di vista la questione che stiamo dibattendo qui oggi. Noi non siamo la camera che la condurrà in giudizio. Comprendiamo bene che la sua idea centrale sia del tutto contraria – che tutto questo sia una vittimizzazione della sua nazione. E’stato ascoltato e compreso.

Sarebbe bene per lei, Sig. Milosevic, non illudersi circa la camera che la processerà. Lei ha la medesima quantità di tempo del pubblico ministero qui. Gliene sono garante in qualità di Presidente di questa camera. Prego, dunque, non perda di vista la materia che stiamo qui discutendo.Lei ha una tesi che sta tentando di difendere, e ne ha diritto – e ne avrà diritto. E’ mio compito tuttavia rammentarle che questa Corte d’Appello sta affrontando un’importante questione procedurale. Potrà non essere importante per lei, ma lo è per noi, dato che stiamo cercando di salvaguardare le norme di una procedura legittima ed equa. Ciò di cui desidereremmo venire a conoscenza è se lei vuole che il suo processo per il Kosovo venga separato dal processo per la Bosnia e la Croazia, o se preferisce accorparli. Comprendo che lei potrebbe rispondere a ciò in maniera indiretta, tortuosa. Naturalmente, le permettero di parlare. Lei è un imputato provvisto di buona salute mentale e chiarezza di pensiero. Le domando dunque di tentare di rispondere a questa domanda. Grazie in anticipo. Lei ha di nuovo la parola.

Pres. Milosevic: Prima di tutto, questa è l’unica volta in cui io non sia stato interrotto, la prima volta in cui posso dire qualcosa, e utilizzerò ogni possibilità per rivolgere la parola al pubblico circa il crimine che si sta perpetrando contro il mio paese. Faccio questo non a causa della procedura, siccome la procedura non mi interessa, ma allo scopo di rispondere agli attacchi contro la mia nazione e il mio popolo, e ai continui delitti contro di loro. Voglio che il pubblico sappia che dopo l’aggressione…

Claude Jorda: Prego attenda, sig. Milosevic. Comprende di avere molto tempo a sua disposizione, ma ne avrà di più ancora quando inizierà il processo. Certamente, questo non è il soggetto della discussione odierna. Lei ha il diritto di continuare. Ma lei si sta ora rivolgendo alle persone al di fuori di quest’aula di corte di giustizia. Devo dirle che avrà il diritto di rivolgersi al pubblico. Questo processo ha avuto origine dalla comunità internazionale, e auspico senz’altro che tutte le norme valide ed applicabili al procedimento giudiziario, a lei ed alla civiltà siano rispettate. Il dibattito odierno riguarda come il processo avrebbe luogo in un’altra camera. Non è mia intenzione interromperla e sottrarrò il tempo che ho impiegato con le mie interruzioni. Ora può procedere.

Pres. Milosevic: Voglio sottolineare che il crimine contro il mio paese è continuato. La più recente uccisione di un serbo in Kosovo di cui ho sentito parlare è accaduta quest’anno a Natale. Circa 350.000 sono stati espulsi dal Kosovo sotto gli auspici dell’ONU, mentre invece le attività terroristiche degli albanesi erano tutelate dall’ONU. A partire dall’arrivo dei cosidetti operatori di pace ONU obbligati dalla Risoluzione 1244 [Consiglio di Sicurezza ONU]  a garantire la sicurezza della persona e della  proprietà a ciascun abitante del Kosovo, i terroristi albanesi hanno espulso 350.000 persone e incendiato decine di migliaia di case. A volte ne bruciavano 50, 60, tutte la case serbe che c’erano in un villaggio, in maniera chiaramente visibile alle truppe [ONU]. Queste ultime sono di fatto truppe d’occupazione, che arrivarono [in Kosovo] sotto il vessillo dell’ONU soltanto per trasformarsi durante la notte in occupanti e alleati dei terroristi che uccisero, mutilarono e fecero

strage di così tanti esseri umani, e che incendiarono così tanto e continuano a fare ciò perfino oggi stesso. E si dicono ignari di ciò che stava accadendo. Qualcuno può credere che le truppe laggiù potessero essere inconsapevoli del fatto che si stavano bruciando decine di migliaia di case? Si può danneggiare e distruggere… da quando sono arrivate le truppe ONU, sono state distrutte 107 chiese serbe. Può qualcuno radere al suolo una chiesa intera e incendiarla all’insaputa delle truppe ONU?

Questa è un’ “impresa criminale congiunta” – delle potenze che hanno commesso crimini contro la Jugoslavia con la narco-mafia e i terroristi albanesi in Kosovo, con l’intendimento di commettere delitti non soltanto contro i serbi, ma contro tutti gli altri non-albanesi, anche contro i cattolici albanesi. Addirittura contro gli albanesi che, in qualsiasi modo – come riscuotendo i loro assegni pensionistici – palesavano ogni lealtà alla Repubblica di Serbia in qualità di loro stato. Quel che sta accadendo laggiù è praticamente la riabilitazione di una politica già condotta da Hitler e Mussolini. Questo parlare della “Grande Serbia ”, questa idea presunta che non è mai veramente esistita, è emersa soltanto per mascherare la creazione dell’ “Grande Albania ” – precisamente la medesima creata da Hitler e Mussolini durante il II conflitto mondiale. Valutate la condizione storica di allora, e quel che si sta facendo ora, quel che vogliono sequestrare, confiscare da Serbia, Montenegro e Macedonia – forse domani dalla Grecia del nord, quando le relazioni greco-turche saranno tese, forzate sotto gli ordini del capo comune.

Ovviamente questo è un crimine, e il filo che gli scorre attraverso è ovviamente un crimine contro la Jugoslavia. Desidero evidenziare che non è tuttavia semplice falsificare verità storiche. Non è nemmeno facile quando di questi fatti è a conoscenza un unico gruppo selezionato, e’ assolutamente impossibile quando milioni di individui, intere nazioni, sono a conoscenza della realtà. Con tutto il dovuto rispetto, i veri giudici in questo processo – non siete voi che portate le toghe –ma sono quelli che decisero di assassinare bambini nel mio paese, che lanciarono l’aggressione della NATO e fecero cadere 25mila tonnellate di bombe in 78 giorni, assassinando in gran parte anziani, donne e bambini. Vogliono avere quel ruolo. Ma non saranno i giudici.

La gente qui è l’autentico giudice – non soltanto il popolo della Jugoslavia, ma tutti i popoli di tutti i paesi che tengono alla libertà e all’uguaglianza. Non per nulla abbiamo un detto, un proverbio che recita che il giudizio del popolo è il giudizio di Dio. Noi tutti affrontiamo quel giudizio, non soltanto io – che mi sto qui confrontando contro un tentativo di venire dichiarato responsabile, invece di ottenere un riconoscimento – ma anche voi, e i vostri datori di lavoro, specialmente coloro i quali hanno commesso crimini contro la mia nazione.

Giacchè desiderate che vi domandi qualcosa, permettetemi di domandare questo: liberatemi. Chiedo di poter essere liberato perché voi e il mondo intero dovreste oramai sapere che non scapperò da un combattimento per il mio popolo e il mio paese. Non ho intenzione di scappare. Non fa onore a questa istituzione tenermi imprigionato qui, in condizioni vergognose, infami, per privarmi dell’uguaglianza nell’affermare le mie argomentazioni – anche se questa istituzione fosse legale, e voi sapete benissimo che non lo è. Poiché, se non lo sapeste – e non mi riferisco a voi i particolar modo, ma all’istituzione – allora avreste accettato la mozione dagli amici curiae per ricercare consulenza dalla Corte Internazionale di Giustizia a proposito della legalità di questo tribunale. Non l’avete cercata, perché l’esito sarebbe stato del tutto prevedibile.

Nel complesso, ritengo che un tale approccio criminale, un tentativo di assegnare alla vittima la parte del colpevole, sia in riferimento al mio paese, al mio popolo e a me stesso, non sia mai stato registrato nella storia. Con ciò in mente, considero logico essere rilasciato immediatamente. Non fuggirò, e sono pronto ad entrare in uno qualsiasi fra questi dibattiti, dato che si tratta di una battaglia che sono certamente obbligato a combattere.                     (Traduzione di Enrico Vigna)



SUL TPIJ Aja :

 

Ben oltre la “Camera Stellata”:

La Difesa di Milosevic all’Aia sta per essere sospesa

di Tiphaine Dickson

 

Nota dell’Editore di     

Globalresearch - Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione

 

Noi vogliamo portare all’attenzione dei nostri lettori questa importante analisi di  

Tiphaine Dickson sul processo di Milosevic, che fa il punto sulla sfacciata criminalizzazione del diritto internazionale, in appoggio all’invasione militare guidata da Stati Uniti e NATO e all’occupazione della Jugoslavia. 

Quella che viene affrontata nel caso del Tribunale dell’Aia è la criminalizzazione, a livello istituzionale, di una struttura garantita dall’ONU.

Il Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia, l’ICTY, non solo è stato coinvolto nella copertura dei crimini di guerra e delle atrocità degli USA-NATO, ma anche nell’atto di accusa contro un ex capo di stato, per i crimini commessi dalle forze di invasione della NATO, attraverso procedure tipiche della “Camera Stellata” [famigerato tribunale politico istituito da Enrico VIII e abolito nel 1640-41], senza tenere conto delle atrocità messe in atto dalla loro contigua organizzazione terroristica, come l’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA), alla quale era stato conferito nel corso dell’invasione del 1999 lo status di struttura di fiducia dell’ONU, malgrado i suoi legami con Al Qaeda e il crimine organizzato. 

La “Criminalizzazione dello Stato” avviene quando criminali di guerra occupano posizioni di autorità, che consentono loro di decidere “chi sono i criminali”, quando di fatto sono loro stessi i veri criminali.

Questa criminalizzazione dello Stato non si limita solo all’Amministrazione Bush, invece permea tutto il sistema ONU, che appoggia gli interventi a guida USA-NATO sotto la mascherata della conservazione della pace. Questi interventi “umanitari” condotti da criminali di guerra, sono implementati sotto gli auspici di quella che eufemisticamente viene definita come la “comunità internazionale”.

“Peacekeeping” in Jugoslavia, Afghanistan, Haiti e Iraq è equivalente a “occupazione militare”. È inutile dire che, per raggiungere i loro obiettivi, i criminali di guerra delle alte cariche devono anche ridefinire i contorni del diritto internazionale, mettendo in funzione un sistema che ci ricorda le procedure della “Camera Stellata” del XVII secolo.

Ed è precisamente questo il senso della ricerca di Tiphaine Dickson sul processo a Milosevic.

 

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Tiphaine Dickson collabora a Global Research ed è un avvocato per la difesa nelle corti penali, specializzata in diritto penale internazionale con sede a Montréal. Ha diretto il collegio di difesa in uno dei primi tribunali ONU che giudicavano sul genocidio prima del Tribunale Internazionale per i Crimini nel Rwanda.

 

      Il 14 febbraio 2005, la Camera Penale del Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia, l’ICTY, esaminando il caso Milosevic, riprendeva il procedimento dopo averlo aggiornato la settimana scorsa in seguito al parere di un medico ONU, per cui Slobodan Milosevic aveva bisogno di qualche giorno per riprendersi da un attacco di influenza avvenuto all’inizio di febbraio.  A questo riguardo, la copertura giornalistica dei media aveva lamentato i “ritardi del processo” e aveva imputato alla malattia, generalmente descritta come un “semplice attacco influenzale”, di causare “perdita di tempo”.

Il Tribunale ammoniva il Presidente Milosevic “che stava sprecando tempo” nella sua disamina dell’ex Ministro degli Esteri di Jugoslavia, rispetto alla secessione delle ex Repubbliche e del coinvolgimento straniero nei conflitti che di conseguenza si sono succeduti. Per la Corte, Mr. Milosevic stava formulando domande “prive di senso”, mentre invece si trattava di questioni di palese rilevanza e di cruciale importanza.

Il Pubblico Ministero richiedeva di continuare il dibattimento anche in assenza di Mr. Milosevic.

La situazione è inquietante ed è del tutto evidente che l’ ICTY sta ponderando di prendere radicali misure, compresa l’interruzione, e per ultimo la conclusione prematura della difesa di Slobodan Milosevic.

 

Infatti, l’ICTY, una istituzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha predisposto la scena per giustificare la fine di questo dibattimento, rendendo responsabile di questo risultato il Presidente Milosevic, attraverso quattro ordinanze, e due di queste sono state emesse nelle ultime due settimane. 

La prima, gli è stato imposto un consulente legale, contro la sua volontà. La seconda, in absentia il procedimento viene ritenuto valido. La terza, non è concesso agli avvocati imposti di ufficio di ritirarsi a causa di ragioni etiche. E l’ultima, la durata delle argomentazioni dell’Accusa viene artificialmente ridotta, e il tempo accordato a Slobodan Milosevic gonfiato, computando i suoi contro-interrogatori dei testimoni

dell’Accusa come tempo dedicato alla sua difesa, in un sistema inusitato secondo la statistica.  

Slobodan Milosevic, direttamente o indirettamente, in tutte e quattro le ordinanze è reso responsabile per ogni sfavorevole condizione nel procedere degli avvenimenti processuali.  Tutto viene messo in gioco per mettere fine alla vicenda!

 

In settembre, la Corte aveva imposto un consulente legale d’ufficio contro l’espresso desiderio dell’imputato, una pratica descritta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti come abbandonata da tantissimo tempo, dal tempo della “Camera Stellata” mai rimpianta, un’infame struttura esecutiva del XVI secolo e della prima metà del XVII secolo per condurre i processi politici.    

La decisione del Tribunale di imporre un avvocato di ufficio, con ampi poteri di determinare la strategia della difesa, scatenava una crisi: i testimoni a difesa si rifiutavano di collaborare con i consulenti imposti, Steven Kay e Gillian Higgins, in precedenza in carico dell’ICTY come “amici curiae”, amici della corte, affibbiati a 

Slobodan Milosevic come avvocati difensori, chiaramente per il fatto che costoro erano stati parte nel processo per più di due anni, e che questo veniva a costituire, per lo meno, un palese conflitto di interesse.  Mr. Kay protestava amaramente, e pubblicamente, per la non collaborazione dei testimoni a difesa, (il Tribunale aveva ricevuto la lista dei testimoni a difesa di Slobodan Milosevic, e allora aveva imposto l’avvocato d’ufficio!), e si lamentava della scarsa cooperazione di Milosevic in quanto il dibattito processuale tendeva effettivamente a bloccarsi per il puro e semplice stillicidio di testimoni che dovevano recarsi a testimoniare all’Aia. 

 

L’imposizione dell’avvocato di ufficio, contro la volontà dell’accusato, in aperta violazione della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che prevede come minimo il diritto fondamentale della personale autodifesa, nello scorso novembre veniva approvata, come questione di diritto, dalla Corte di Appello (si era ricorso in appello contro Mr. Kay e Ms. Higgins, subito dopo l’imposizione iniziale).

L’ordinanza ha ridotto questo diritto, che è garantito dallo stesso Statuto dell’ICTY come diritto fondamentale, al grado di una mera “presunzione”.

Nel mettere in atto questo, il Presidente della Corte di Appello, lo statunitense Theodor Meron, stabiliva che tutti i diritti fondamentali “di minimo” offerti all’imputato dallo Statuto dell’ICTY (che sono stati derivati, almeno a parole, dalla Convenzione Internazionale per i Diritti Civili e Politici, trascurando solo, inspiegabilmente, la clausola della Convenzione sul diritto ad essere processati da una Corte indipendente, imparziale, e di competenza),  sono “al pari” con il diritto all’autodifesa personale. In altre parole, il diritto per l’imputato all’autodifesa è proprio una “presunzione”, come lo sono tutti gli altri diritti processuali minimi, fondamentali, riconosciuti internazionalmente, previsti dallo Statuto dell’ICTY, come il diritto di conoscere la natura dell’imputazione, il diritto di rimanere in silenzio, il diritto di presentare prove a discarico nelle stesse condizioni dell’Accusa, il diritto di avere un interprete, e il diritto di essere giudicato solo quando si è presenti. Nei fatti, tutti questi sono stati stravolti nella loro essenza come diritti.

Il Tribunale internazionale “ad hoc” li considera solo come pure e semplici “presunzioni”, che possono essere quindi violate a discrezione della Camera processuale quando conviene, o si cercano “giustificazioni”.  

E visto che effettivamente non sono più di tanto diritti, ne consegue che effettivamente non possono essere più di tanto violati. E se non possono essere violati, allora non esistono più di tanto incentivi a rispettarli, tanto meno a garantirli, come “diritti minimi”, neppure a sanzionare o a rimediare al loro stravolgimento.

 

La decisione del Presidente Meron è stata quasi universalmente recepita come l’aver fornito una vittoria al  Presidente Milosevic, dato che questo capovolgeva non la legittimità, tanto meno la correttezza, dell’imposizione di un qualche consigliere legale, ma piuttosto le modalità disposte dal Tribunale per una tale “nomina”, questa la delicata formula usata dall’ ICTY, dell’avvocato di ufficio.

Perciò, il Presidente Meron aveva indicato che a Mr. Milosevic veniva consentito presentare la sua difesa e porre domande ai suoi testimoni, imponendogli l’avvocato di ufficio a sostegno in caso di malattia.  D’altro canto, il Presidente Meron nel dare inizio alla sua conduzione della Corte di Appello aveva peraltro fatto una minacciosa dichiarazione: il diritto di essere giudicati solamente se si è presenti in aula non è assoluto (in apparenza lo è, ma è solo una “presunzione”) e può essere ovviato da una “sostanziale rottura” delle procedure. Questo sconvolgimento non necessita di delibere o di intese con l’imputato, e può essere indotto anche da una semplice malattia.

La possibilità di tenere dibattimenti “in absentia”, nel caso che Milosevic risultasse malato, (come era stato energicamente sostenuto l’estate scorsa dall’ex Ambasciatore USA per le Questioni sui Crimini di Guerra, presso il Tribunale per la Divulgazione delle Leggi Internazionali), veniva quindi approvato dalla Corte di Appello.

 

Ai primi di febbraio, il Presidente Meron negava una richiesta da parte dei difensori d’ufficio che si vedevano costretti a dimettersi dal processo, adducendo la loro incapacità etica di continuare in assenza di collaborazione da parte del “cliente”, e protestando per il suo pubblico criticismo rispetto al loro operato.   

Gli avvocati Britannici accusavano direttamente il Presidente Milosevic, l’unica persona i cui diritti erano stato violati da questa imposizione,  della loro situazione etica: “L’imputato ha reso impossibile un rapporto di ‘scambio sincero e di fiducia’.”

Di conseguenza, il Presidente Meron, prendendo per buone le dichiarazioni di  Kay e Higgins, addossava la responsabilità della loro incapacità ad agire in favore di un imputato riluttante direttamente sulle spalle della vera vittima della situazione: “Un imputato non ha il diritto di distruggere il rapporto di fiducia che intercorre fra lui e il suo avvocato difensore.” ( Sebbene il  Presidente Milosevic avesse puntualizzato nell’udienza preliminare che era impossibile distruggere qualcosa, unilateralmente o con altre modalità, che non era mai esistito fin dal primo momento.) 

Quindi, citando la precedente decisione della Corte di Appello nel caso ugualmente sorprendente (e fosco, secondo una prospettiva di legittimità e di diritti umani) del Generale Vidoje Blagojevic, il Presidente Meron risolveva una volta per tutte le questioni di natura etica, incluse le problematiche di interesse generale per i giuristi del tipo: come rappresentare un cliente che rifiuta le vostre prestazioni, che non vuole comunicare con voi, i cui testimoni non si fidano di voi, che non vogliono comunicarvi gli avvenimenti, (anche quelli rilevanti per una difesa, compresi gli alibi), e come si può agire in favore di un imputato reticente, quando nello stesso processo legale si è agito dalla parte avversa?, e ribadiva sugli obblighi degli avvocati di ufficio nei confronti del Tribunale  ICTY, una istituzione non riconosciuta da Slobodan Milosevic come struttura legale legittima.

Il Presidente Meron affermava che: “In tali circostanze, quando un Imputato senza giustificazioni resiste ad essere rappresentato legalmente da un Avvocato di Ufficio a lui assegnato, gli obblighi professionali dell’Avvocato di Ufficio a rappresentare l’Accusato persistono.”

 

È stato inopportuno che la decisione del Presidente Meron non abbia fatto chiarezza se l’Ordine degli Avvocati Britannici avesse fornito un parere rispetto alle problematiche etiche sollevate o se al riguardo all’Ordine fosse stato richiesto un parere dal consigliere legale imposto.

Qualunque fosse la posizione dell’Ordine Britannico, una istituzione venerabile la cui opinione poteva ben essere di conforto a questo dibattimento, per quanto fosse interessato l’ICTY, Mr. Kay e Ms. Higgins dovevano continuare ad agire, visto che il Presidente Meron sosteneva che al Presidente Milosevic non poteva essere concesso di “confezionare” una motivazione per il ritiro degli avvocati di ufficio, rifiutando di cooperare. “Permettergli” di farlo, scriveva Theodor Meron, sarebbe stato come “rendere nulla” la decisione della Corte di Appello di approvare l’imposizione di avvocati di ufficio! Si può solo ammirare la perfezione della circolarità di questa argomentazione.

 

      Come indicazione finale che questo procedimento penale può ben presto essere portato fuori strada, nella settimana scorsa la Corte Penale ha deliberato per un calcolo scompagnato del tempo assegnato alle due parti, l’Accusa e Mr. Milosevic, per la presentazione delle loro rispettive argomentazioni. 

La decisione va ben lontano di una conta di minuti e  dimostra che l’istituzione è chiaramente in sofferenza rispetto a quello che era stato annunciato come il “Processo del Secolo”. Questo bizzarro calcolo del tempo, sconosciuto nei normali processi, e in madornale contrasto con le procedure conosciute nel sistema accusatorio, ha il significato di indicare che questo procedimento si è trascinato tediosamente per le lunghe, e che il Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia ora rischia di violare l’ “integrità” della giustizia internazionale nel “fare di tutto” per continuare in modo schiacciante a negare un procedimento imparziale all’accusato.

Questa proposta sta in decisa continuità con la realtà di un processo squilibrato che non è stato mai caratterizzato da imparzialità, ma dalla persistente violazione dei diritti del Presidente Milosevic e dello stesso diritto internazionale, dal momento in cui l’imputato veniva accusato, al culmine di una campagna illegale di bombardamenti, nel corso di una guerra di aggressione contro la nazione di cui era il legittimo Presidente, da un’Accusa che puntualmente informava i media sul suo nuovo status, che lo avrebbe squalificato dalla partecipazione ad una pace negoziata. 

 

Questo processo è stato al contrario, in molte occasioni, lento in modo straziante, e la vittima principale è stato il Presidente Milosevic, “trasferito” all’Aia dopo essere stato sottratto con la forza da una struttura a Belgrado senza ricorrere ad un tribunale per la giustizia ordinaria ed in violazione della Costituzione, secondo le indicazioni della Corte Costituzionale Jugoslava (di allora), e detenuto sotto l’autorità dell’ONU dal 28 giugno 2001.  

Desta costernazione notare che la giustizia internazionale, o quello che tenta di apparire come tale, tolleri i quattro anni e mezzo di detenzione di un uomo che soffre di una forma di ipertensione difficile da curare, e che ora sta peggiorando, e utilizzi questa malattia come giustificazione per imporre un avvocato di ufficio, però solo quando l’imputato ha iniziato la sua difesa, in un quadro di preoccupazione per la sua salute che risultava molto meno evidente durante la maratona senza giustificazioni della presentazione storico/politica delle prove da parte dell’Accusa, Ms. Del Ponte, molte delle quali assolutamente prive di rilevanza, per andare sul leggero. 

Che l’ICTY tenti di addossare a Slobodan Milosevic la responsabilità per questo interminabile processo, è assurdo. Inoltre, il fatto che la Pubblico Ministero presentasse le sue accuse, mentre erano in corso ancora le indagini, per molto osservatori è risultato inspiegabile e decisamente tortuoso.

La difesa di Slobodan Milosevic, sorprendentemente poco riportata dai media, peraltro minaccia di fare molta luce su quello che egli (e in misura crescente, i suoi testimoni) ha descritto, non come le “Guerre Balcaniche”, ma come un’unica guerra contro la Jugoslavia, uno stato in vita non più a lungo, i cui ultimi giorni sono stati contrassegnati da bombardamenti aerei mai visti a Belgrado, se non da parte degli Alleati alla fine della Seconda Guerra Mondiale e da parte della Germania Nazista nel 1941.

Questa è la guerra che il Presidente Milosevic sta iniziando ad analizzare nella sua difesa, e questo può ben costituire la ragione per cui improvvisamente “si sta sprecando tempo”, il “processo si è trascinato abbastanza”, e “l’integrità del procedimento” è ora messa in gioco.  Infatti, questa difesa potrebbe ben rappresentare la vera “sostanziale turbativa” per fare decadere il processo e quindi compromettere l’intera istituzione.

 

 

Da globalresearch - (Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

 

 

SERBIA: POPOLARITA' MILOSEVIC IN CRESCITA, SONDAGGIO

(ANSA) - BELGRADO, 17-02-05 - Sale fra i serbi secondo i sondaggi la popolarita' dell'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, dal 2001 nelle carceri del Tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia.
Stando a una inchiesta condotta dall'istituto Faktor Plus, il 33,6% dei serbi ha un'opinione positiva del vecchio leader, cacciato a furor di popolo nell'ottobre del 2000. Nell'aprile del 2002, solo il 20,2% degli intervistati rimpiangeva l'ex uomo di ferro dei Balcani, ma nel dicembre del 2004 la percentuale era salita al 29,3%.
Secondo Faktor plus, due elementi hanno giocato a favore di Slobo: le mancate promesse dei suoi successori e il suo ruolo visto come quello di 'difensore della Serbia nel processo in corso al Tpi.

 

 

ICDSM : Comunicato Stampa del 29 luglio 2004

 

50 GIURISTI E AVVOCATI DI 12 PAESI LANCIANO UN APPELLO CONTRO L’IMPOSIZIONE DI UN CONSIGLIO GIURIDICO A Slobodan Milosevic

 

Ramsey Clark (USA), Sergej Babourine (vicepresidente del Parlamento Russo), Jacques Vergès (Francia), i professori Paech e Friedrich Wolf (Germania), Jitendra Sharma (India, Presidente dell’Associazione Internazionale degli avvocati democratici) e i Prof. Avramov  e Cavoski di Belgrado figurano nel novero delle persone convinte che l’intenzione del Tribunale dell’Aja  debba essere contrastata, poiché essa “minaccia l’avvenire del Diritto Internazionale e la vita stessa dell’accusato”

Una lettera firmata da 50 eminenti giuristi, professori di diritto e avvocati specializzati in crimini internazionali provenienti da 12 paesi, è stata inviata oggi al segretario generale, al Consiglio di Sicurezza e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ed anche al Tribunale dell’Aja , che funziona sotto gli auspici dell’ONU.

I firmatari dichiarano che “l’imposizione di un consiglio giuridico, quale è stato previsto, costituisce una notevole violazione dei diritti giuridici internazionalmente riconosciuti e che servirà solamente ad aggravare la malattia del Sig Milosevic, e che tale malattia rischia di avere esito fatale, e di gettare ulteriore discredito su questi modi di fare ”.

Nella loro argomentazione, gli uomini di legge che hanno apposto la loro firma in calce  all’ iniziativa di qualche giorno fa, fanno riferimento alla Carta Internazionale dei Diritti Civili e Politici, alle decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti, agli Statuti dei Tribunali dell’Aja e ai “ Processi di Rivonia” di Nelson Mandela.

La lettera redatta dai giuristi per i crimini internazionali, i  canadesi Tiphaine Dickson e Christopher Black,  attivi in seno al Comitato Internazionale di Difesa di Slobodan Milosevic, fa, tra le altre cose, notare che il Tribunale evita di considerare con la dovuta attenzione che meriterebbero le richieste per la liberazione provvisoria di Slobodan Milosevic sulla base della sua salute e che viola i diritti di quest’ultimo in un modo che può solamente aggravarne l malattia.

La petizione mette anche in guardia contro la “riforma radicale” della procedura, che si presume tenterà di portare delle “ modifiche ai regolamenti nel bel mezzo del processo e ciò a detrimento dell’accusato”.

L’attitudine del Tribunale, quale essa è descritta, si caratterizza come essere “ una perversione contemporaneamente della lettera e dello spirito della legge internazionale” che “ le Nazioni Unite non dovrebbero in alcun caso tollerare”.

I firmatari della petizione invitano con urgenza i loro colleghi e confratelli di altri paesi ad aderire alla petizione e ciò nell’interesse della giustizia e delle legislazioni internazionali.

Il testo integrale della petizione, con la lista completa dei firmatari, è qui sotto riprodotta.

E’ altrettanto consultabile sul sito www.icdsm.org.

 

 

L’IMPOSIZIONE DI UN CONSIGLIO GIURIDICO A SLOBODAN MILOSEVIC MINACCIA L’AVVENIRE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE E L’ESISTENZA STESSA DELL’ACCUSATO

 

A Sua Eccellenza Sig Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite

A Sua Eccellenza Sig Julian Robert Hunte, Presidente della 58° Sessione della Presidenza rumena (russa) del Consiglio di Sicurezza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

A tutti i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

A tutti i membri della Corte criminale internazionale (sotto l’egida delle Nazioni Unite) per la ex-Jugoslavia :

 

Noi firmatari della presente, giuristi, professori di diritto, avvocati criminali internazionali, affermiamo le nostre preoccupazioni e inquietudini per il fatto che la Corte Criminale internazionale per la ex-Jugoslavia (ICTY) prepari l’imposizione di un Consiglio giuridico a un accusato che non ne vuole sapere, Slobodan Milosevic.

Questa misura verosimilmente punitiva è contraria alla legislazione internazionale, incompatibile con il sistema di due parti opposte di giustizia criminale adottato dal Consiglio di sicurezza nella Risoluzione 808 e essa ignora l’obbligo della Corte di fornire cure mediche adeguate e la messa in libertà provvisoria dell’accusato.

Invece di prendere le appropriate misure destinate ad alleggerire i problemi medici di Slobodan Milosevic, problemi che si manifestano già da lungo tempo, l’ICTY ha ignorato le reiterate richieste  di mettere in libertà provvisoria, alla quale ogni persona presunta innocente ha diritto, essa impone alla difesa dei periodi di preparazione d’una brevità totalmente assurda ed essa ha permesso l’introduzione d’una quantità anormale di prove destinate a sostenere l’accusa, prove che per la maggior parte erano prive del benché minimo valore in tanto che tali, aumentando in tale modo il grado di stress del Sig Milosevic, stress che costituisce la principale causa della sua malattia.

La 3° Camera è stata informata di quest ultimo problema dai cardiologi che essa stessa aveva scelto. L’accusato s’è visto rifiutare un esame dal suo proprio medico, fatto che costituisce un’ulteriore violazione dei suoi diritti.

Oggi dopo aver provocato l’estremo degrado dello stato di salute del presidente Milosevic,  stato estremo nondimeno previsto, l’ICTY cerca d’imporgli un consiglio giuridico malgrado le sue obiezioni, piuttosto di accordargli la libertà provvisoria al fine di ricevere cure mediche decenti richieste dal suo stato di salute, una misura ragionevole d’altronde prevista dalla legge e dalla giurisprudenza nazionale ed internazionale.

L’imposizione prevista di un consiglio giuridico costituisce una violazione flagrante dei diritti giuridici internazionalmente riconosciuti ed essa non servirà che ad aggravare la malattia del Sig Milosevic, suscettibile di costargli la vita, ed a screditare ulteriormente questi metodi.

Il diritto di difesa da accuse criminali si trova al centro contemporaneamente delle leggi internazionali e della struttura stessa del sistema a 2 parti contrapposte.

I diritti minimi e fondamentali accordati ad un accusato conformemente agli Statuti di Roma della Corte criminale internazionale e conformemente agli Statuti dei Tribunali criminali internazionali per il Ruanda e per la Jugoslavia, comprendono il diritto all’autodifesa.

L’uso generale di queste misure prevede ogni volta la circostanza secondo la quale diritti vengono accordati ad un accusato e non ad un avvocato.

Il diritto accordato è di auto-rappresentarsi contro le accuse formulate dal procuratore, e sussidiariamente a quanto precede, di ricevere l’assistenza d’un consiglio giuridico, se un accusato esprime il desiderio di ricevere tale aiuto. Tuttavia se come nel caso di Slobodan Milosevic , un imputato esprime senza equivoci la sua obiezione a farsi rappresentare da un consiglio giuridico, il suo diritto ad auto-rappresentarsi prevale sulla preferenza del Tribunale o del procuratore per la designazione di un collegio di difesa, come l’ha d’altronde stipulato la Corte Suprema degli Stati Uniti, per ciò che concerne il Sesto emendamento della Carta dei Diritti, la quale presenta una somiglianza sconcertante con l’Articolo 21 dello Statuto dell’ICTY.

“Si parla dell’ “assistenza” di un consiglio giuridico, e un assistente può ben essere un esperto, ma egli resta un assistente. Il linguaggio e lo spirito del Sesto Emendamento prevede che questo consiglio giuridico, allo stesso modo di tutti gli altri mezzi della difesa garantiti dall’emendamento, costituirà un aiuto ad un imputato che ne esprima il desiderio, e non un organo statale interposto tra un accusato che non ne vuole sapere ed il suo diritto a difendersi personalmente. Imporre un consiglio giuridico all’imputato contro la sua volontà ponderata, viola dunque la logica dell’Emendamento. In tale situazione , il consiglio giuridico non è per niente un assistente, ma un padrone, e il diritto a preparare una difesa è privo del suo carattere personale sul quale insiste l’emendamento.” (Faretta v. California, 422 U.S. 806 (1975).)

Allo stesso modo, gli Statuti dell’ICTY (altrettanto quelli dell’ICTR e dell’ICC) accordano “dei mezzi di difesa”, tali il diritto di farsi rappresentare da un consiglio giuridico, laddove il diritto debba essere fornito senza spesa alcuna, qualora l’imputato sia indigente.

Il fondamento del diritto ad auto-rappresentarsi è reso caduco quando il diritto ad un consiglio giuridico si muta in obbligo.

Come è detto in Faretta già citato più sopra :

“Un consiglio giuridico non desiderato non rappresenta l’imputato che attraverso una finzione giuridica fragile ed inaccettabile. A meno che l’accusato abbia dato il suo consenso a farsi rappresentare in tal modo, la difesa presentata in questo caso non è la difesa che gli garantisce la Costituzione poiché, in un’accezione la più realistica possibile, non si tratta semplicemente della sua propria difesa..”

Parallelamente, la difesa di S. Milosevic non sarebbe la difesa che gli garantisce la legislazione internazionale se dovesse essere fiancheggiato da un consiglio giuridico impostogli contro il suo volere.

La struttura generale dell’ICTY è quella di un sistema di giustizia criminale con due controparti.

Altre influenze legali sono state integrate alle Regolamentazioni in materia di procedura e di prove , ma la natura delle procedure, che implica un procuratore e un accusato in tanto che parti apportanti delle prove davanti ad un istituzione la cui funzione è d’arbitrare, è senza dubbio di natura di 2 controparti.

In questo sistema a 2 controparti, la storia ha illustrato con eloquenza che l’imposizione di un consiglio giuridico ad un imputato che non ne vuole sapere costituisce una pratica abituale dei tribunali politici e ch’essa non ha posto in un sistema democratico, ed ancor meno davanti ad un’istituzione che genererà un precedente per una giurisdizione criminale internazionale veramente legittima, la cui instaurazione sarà stata il frutto di mezzo secolo di lotta :

“Durante la lunga storia della giurisprudenza criminale britannica , c’è stato un solo tribunale ad avere adottato la pratica del consiglio giuridico imposto contro il volere di un accusato in una procedura criminale. Questo

tribunale non era altri che la Camera Stellata.

Questa curiosa istituzione, molto nota alla fine del 16° e all’inizio del 17° secolo, presentava un carattere misto, insieme esecutivo e giudiziario, e si scostava in modo particolare dalle tradizioni del diritto comune.

Per queste ragioni, e per il fatto che si era specializzata nel giudizio di delitti  “ politici”, la Camera Stellata ha , durante i secoli, simbolizzato il disprezzo verso i diritti fondamentali dell’individuo” (Faretta, id)

Recentemente l’ICTY ha ordinato al procuratore, ed a lui solamente, di fornire un parere a proposito dell’imposizione di un consiglio giuridico in assenza d’istruzioni o di cooperazione dalla parte del Sig Milosevic.

La Camera ha fatto riferimento in diverse occasioni all’obbligo di condurre un processo leale ed ha preteso, quando ha riconosciuto il diritto all’auto-rappresentazione, in aprile 2003, ch’essa “ha naturalmente l’obbligo di assicurarsi che un processo sia leale e  rapido; Che allorquando la salute dell’accusato posi problemi, questo obbligo riveste un significato particolare”.

L’articolo 21 degli Statuti dell’ICTY stipula che la Camera deve esercitare tale obbligo “ con il rispetto integrale dei diritti dell’accusato”: Tuttavia il carattere sbrigativo del processo è diventato apparentemente una preoccupazione inevitabile per la Camera, poiché l’accusato è ben determinato a presentare delle prove essenziali e potenzialmente imbarazzanti.

L’imposizione di un consiglio giuridico, anche di un consiglio giuridico “ di riserva” come sembra che l’ICTY intenda la questione al momento, non alleggerirà alcuna delle difficoltà a cui è confrontato il processo : essa non tratterà e tanto meno curerà l’ipertensione maligna di Slobodan Milosevic, essa non procurerà all’accusato né il tempo né le condizioni per preparare la propria difesa, essa non equilibrerà il vistoso disequilibrio nelle risorse accordate al procuratore ed alla difesa, un riequilibrio richiesto dal principio di uguaglianza delle armi, che la Corte ammette volentieri.

Se un consiglio giuridico è imposto, il diritto fondamentale di Slobodan Milosevic di auto-rappresentarsi sarà disatteso (lett: beffeggiato/tradito) e non disporrà che di 150 giorni per presentare la sua difesa, precisamente della metà del tempo che è stato accordato all’accusa.

E’ molto difficile precisare che ruolo potrebbe giocare un consiglio giuridico imposto.

Qualsivoglia possa essere questo ruolo, è certo che non vi è alcun beneficio da trarre a continuare a tirare avanti con questa misura senza precedenti.

Gli Statuti dell’ICTY assicurano un diritto minimo di essere presenti al suo processo. Se lo stato medico di Slobodan Milosevic non gli permetterà d’assistere alle procedure e se egli non rinuncia ad essere presente, l’ICTY non ha la giurisdizione di tenere delle udienze in sua assenza. Gli aggiornamenti continueranno altrettanto a lungo fino a che  delle misure non saranno prese per trattare l’ipertensione maligna del Sig Milosevic; una situazione che non può essere protratta continuando a violare i suoi diritti, minacciando di allontanarlo dal processo o trasferendo la sua difesa a qualcuno che gli è completamente estraneo.

L’ICTY ha segnalato tre consiglieri giuridici perché agiscano in tanto che

amici curiae e il cui ruolo dichiarato è di assicurare, tra le altre cose, un processo equo.

E’ quantomeno dubbio che un consulente giuridico imposto, anche si tratti di un consiglio “di riserva” possa fornire un aiuto supplementare senza caricare di un grave peso la difesa del sig Milosevic o senza , molto semplicemente, imporgli il silenzio.

In oltre ogni riferimento a un precedente per quanto concerne l’imposizione di un consigliere giuridico di riserva è qui inappropriato .

Nel caso del Dr. Seselj, un consigliere giuridico “di riserva” è stato imposto , prima dell’inizio del processo e in modo d’impedire “le troppo frequenti interruzioni” di procedura.

Il presidente Milosevic non riconosce l’ICTY. Egli afferma la sua innocenza e critica a tutto campo l’ICTY e la NATO.

Egli è innocente fino a prova contraria ed ha tutti i diritti di opporsi alla legittimità di queste istituzioni. Imponendogli un consigliere giuridico, l’ICTY violerebbe non solo il suo diritto all’auto-difesa, ma ugualmente il suo diritto a presentare delle prove pertinenti dimostranti le violazioni ripetute della sovranità jugoslava durante un intero decennio.

Queste violazioni sono sfociate nella guerra d’aggressione illegale della NATO ed i bombardamenti in Jugoslavia, al culmine di questa guerra, delle accuse contro S. Milosevic sono state confermate dall’ICTY, in un chiaro tentativo di privare il popolo jugoslavo d’una voce in vista di negoziare la pace e al fine di giustificare la continuazione di questa guerra d’aggressione.

Il processo di S. Milosevic davanti all’ICTY è stato aggiornato al 31 agosto 2004. Il procuratore ha presentato 295 testimoni in altrettanti  giorni, tutti sono stati contro-interrogati  dall’accusato in persona, poiché egli non riconosce l’ICTY in tanto che corpo giuridico e che segnala questo non riconoscimento rifiutando di designare un consigliere giuridico.

S. Milosevic è diplomato in una Scuola di Diritto, è stato eletto tre volte al posto più elevato della Serbia e del Montenegro ed ha , sotto tutti i punti di vista, contestato con grande competenza il caso intentato contro di lui dal procuratore.

E’ fuori questione di mettere in dubbio le sue capacità mentali ed il suo diritto a rifiutare un consigliere giuridico.

L’ICTY può non gradire l’attitudine critica del presidente Milosevic.

Ciò nondimeno i benefici pubblici emananti dal rispetto al suo diritto di rappresentarsi superano alla lunga ogni ostacolo che potrebbe infastidire l’ICTY.

La giustizia esige che Slobodan Milosevic si veda accordare il diritto di provare che l’istituzione del Consiglio di sicurezza che lo tiene imprigionato costituisce un’arma politica contro la sovranità e l’autodeterminazione del popolo di Serbia e di tutti i popoli della Jugoslavia.

Nelson Mandela si era lui stesso auto-difeso durante l’infame processo di Rivonia durante gli anni 60. Mandela costruì una difesa politica contro l’apartheid e malgrado ciò il sistema giudiziario sud-africano non arrivò comunque ad imporgli un consigliere giuridico con l’obiettivo di farlo tacere. L’ICTY è ben disposto a minacciare l’avvenire delle leggi internazionali facendo ciò che i giudici dell’epoca dell’apartheid non avevano osato fare : imbavagliare un accusato e ridurre la sua capacità di rispondere ad un processo.

Un processo , è opportuno sottolineare, reso improduttivo, inintelligibile ed inspiegabilmente lungo da parte del procuratore con il consenso della Camera, e non da Slobodan Milosevic. In effetti la maggior parte degli osservatori del processo hanno notato che il procuratore non è riuscito a presentare prove irrefutabili in vista di sostenere la minima accusa; piuttosto di porre un termine alle procedure, l’ICTY ha permesso al procuratore di presentare dei testimoni addizionali , evidentemente disperando di pervenire a provare alcunché.

Il diritto di difendersi personalmente figura anche nella Carta Internazionale dei diritti civici e politici.

Le Nazioni Unite non dovrebbero tollerare queste violazioni incessanti delle leggi internazionali in nome della rapidità delle procedure.

Servirsi della malattia , impropriamente trattata di una persona detenuta come scusa per infrangere i suoi diritti e di ridurla al silenzio, poi imbarcarsi in una “riforma radicale” delle procedure – come la Camera sta ormai programmando di fare, cambiando le regole nel bel mezzo del processo e a discapito dell’accusato, ecco là una perversione al contempo della lettura e dello spirito delle leggi internazionali.

In tanto che giuristi, noi siamo profondamente preoccupati del fatto che l’imposizione prevista di un consigliere giuridico costituisca un precedente irrevocabile  e ch’essa privi potenzialmente ogni persona accusata del diritto di presentare une difesa assennata nel futuro.

Nel caso di Slobodan Milosevic, questa misura non farà che accrescere la sua ipertensione e metterà la sua vita in pericolo.

L’ICTY ed il Consiglio di sicurezza saranno ritenuti responsabili delle conseguenze tragicamente prevedibili dei loro atti.

Traduzione di Ida Vagli

 


Documentazione:

 

Conferenza Internazionale

 

IL PROCEDIMENTO DELL'AIA CONTRO SLOBODAN MILOSEVIC: QUESTIONI DI

DIRITTO INTERNAZIONALE

L'Aia, 26-02- 2005

 

L'idea di un diritto internazionale - in particolare di una legge penale internazionale - è certo seducente per i giuristi come pure per i non esperti, tanto è vero che nel corso di intere generazioni si è cercato di stabilire una giurisdizione penale permanente allo scopo di perseguire crimini di guerra sulla scia dei processi di Norimberga e di Tokyo. Tuttavia, al di là della persecuzione dei crimini commessi nel corso della guerra, il precedente di Norimberga chiaramente attesta che il crimine internazionale per eccellenza è la istigazione di una guerra di aggressione. Infatti, il Tribunale di Norimberga decretò che:

 

"La guerra è essenzialmente un male. Le sue conseguenze non si

limitano agli Stati belligeranti, ma riguardano il mondo intero.

Perciò, dare inizio ad una guerra di aggressione non è semplicemente

un crimine internazionale; esso è il crimine internazionale supremo,

diverso da altri crimini di guerra esclusivamente nel fatto che al suo

interno contiene il male tutto intero."

 

L'ICTY (Tribunale ad hoc per i crimini commessi sul territorio della ex-Jugoslavia, con sede all'Aia), che è una istituzione creata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, non ha la giurisdizione per perseguire il "crimine internazionale per eccellenza". Secondo alcuni, anzi, esso di fatto legittima l'aggressione, come può essere esemplificato dal fatto che l'accusa contro Slobodan Milosevic è stata lanciata nel momento culminante del bombardamento della NATO sul suolo

della Jugoslavia, che infrangeva la legge internazionale. Mentre, nel corso del procedimento, con la fase della "autodifesa" si continua a scavare nelle vicende relative alla distruzione della Jugoslavia da parte degli interessi occidentali, svariate questioni legali emergono, che verranno discusse nel corso della Conferenza:

 

- Il diritto a rappresentare se stessi alla luce del diritto internazionale e comparativo

- "Impresa criminale congiunta", un concetto su misura per condanne ed assoluzioni di comodo

- Quale è una "testimonianza di rilievo" in un processo politico?

- Procedimenti per crimini di guerra dal parte del Consiglio di Sicurezza: giustificare la aggressione, cancellare la sovranità

- Autodecisione ed autodifesa della Jugoslavia in base al diritto internazionale

- "Par condicio": che cosa ne resta dopo L'Aia?

- Il conflitto armato secondo il diritto internazionale e nel caso Milosevic

- Effetti della copertura mediatica e del lobbying sul diritto ad un processo equo

- L'uso improprio delle accuse di genocidio, la banalizzazione del precedente di Norimberga e dell'Olocausto

- Negare il diritto a difendersi, calpestare il fondamento della legge

- Il diritto ad un processo equo nella legge internazionale e comparativa: è stato rispettato n  Milosevic?

-  Si può processare il Tribunale ad hoc dell'Aia? E chi lo farà?

Dopo la presentazione degli interventi ad invito, la Conferenza terminerà con una tavola rotonda. La lista dei relatori include:

 

 

Ramsey Clark, ex procuratore generale degli USA

 

prof. Velko Valkanov, presidente del Comitato Bulgaro per i Diritti Umani

 

prof. Aldo Bernardini, docente di diritto internazionale all'Università di Teramo

 

dott. Branko Rakic, esperto di diritto internazionale, Università di Belgrado,  assistente legale di Slobodan Milosevic

 

Thipaine Dickson, avvocatessa canadese esperta di diritto penale internazionale, portavoce legale dell'ICDSM

 

Christopher Black, avvocato canadese esperto di diritto penale internazionale, Presidente del comitato giuridico dell'ICDSM

 

dott. John Laughland, autore del libro "Il Tribunale penale internazionale, guardiano del Nuovo Ordine Mondiale" (Regno Unito)

 

dott. Alexandar Mezhyaev, esperto di diritto internazionale, Kazan (Russia)

e altre personalità internazionali.

 

Da ICDSM ( Traduzione a cura dell’ICDSM Italia)