www.resistenze.org - osservatorio - tribunale aia notizie - 29-04-05

N.  5 - 30 aprile 2005 - Tribunale Aia NOTIZIE


Cronache, Documentazioni, Informazioni,Aggiornamenti
Su e dal processo del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia, TPIJ
A cura di E. Vigna


Sommario :

DAL TPIJ :
SwissInfo / AP : 12-13/10/04 - Testimonianza di un giornalista tedesco 

AP : 12/10/04 - Proteste di S. Milosevic
The Guardian : 10/10/04 - Milosevic : "Non si trova alcun nesso con un genocidio "di Chris Stephen

TV-STOP : 10/10/04 - Processo a Milosevic: perché questo silenzio?

ANSA : 25/02/04 - Chiusa fase accuse ora la parola a Milosevic
ANSA : 11-09-02 - Fine primo round fra Slobo e Del Ponte
ICTY :  07/05/02 - Udienza : Interrogatorio di un civile albanese
ICTY :  02/05/02 – Udienza : Dott. Gerzaliju  Medico, aveva curato militanti UCK  e civili, Teste  Difesa
La Stampa : 15/02/02 - L’arringa di Milosevic: «La mia verità contro un oceano di bugie»  di G.  Zaccaria, inviato all’Aja
La Stampa : 14/02/02 - Milosevic si difende attaccando: "Bugie” – di G. Zaccaria

SUL TPIJ :


- L'intera verità a L'Aia -  di  Timothy Bancroft-Hinchey
- Una vendetta, per l'unico vero delitto che l'Occidente non può perdonare, che è il delitto di aver resistito all'America -  di Raniero La Valle e altri.
- Lettera aperta dell’Avvocato canadese C. Black

DOCUMENTAZIONE per la memoria storica :
Giornalismo: la fossa dei media – di S. Provvisionato



DAL TPIJ :

Ripresa del processo Milosevic: testimonianza di un giornalista tedesco 
(SwissInfo / AP - 12-13/10/04)

L’Aja – Il processo fiume a Slobodan Milosevic davanti al Tribunale  Penale Internazionale è ripreso dopo un mese di sospensione. Un  giornalista tedesco è stato chiamato dalla difesa a deporre, in attesa 
che la corte di appello si pronunci sugli avvocati assegnati d’ufficio.
La corte d’appello, investita dagli avvocati designati d’ufficio contro il parere dell’ex Presidente yugoslavo, deve pronunciarsi su questa  stessa designazione.
In attesa, un certo numero di testimoni si sono rifiutati di recarsi  all’Aia e Slobodan Milosevic ha nuovamente ribadito la sua richiesta  per martedì di potere “difendersi da solo”.
Franz-Josef Hutsch, giornalista autore di inchieste specialmente per il  settimanale "Stern" e per i quotidiani tedeschi, ha accettato di  deporre per la difesa sulla rievocazione del massacro di 45 persone nel  villaggio di  Racak, in Kosovo.

L'accusa afferma con sicurezza che erano civili quelli che sono stati  massacrati dalle truppe Serbe. Questa vicenda costituisce uno dei  principali motivi per accusare pesantemente Milosevic rispetto alla  questione "Kosovo" negli atti del suo processo.
Hutsch ha spiegato di essersi recato a Racak nel gennaio del 1999 con  William Walker, allora alla testa della Missione di controllo sul  Kosovo istituita dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione  in Europa.

Egli ha raccontato la scoperta in una roggia nei pressi di Racak di un  cumulo di cadaveri. Hutsch ha assicurato che un centinaio di  combattenti dell’UCK si aggiravano attorno al villaggio ed erano  posizionati al suo interno nel corso della sua visita, ed ecco quindi  che la sua deposizione va nel senso della difesa…..Il giornalista, che, prima di entrare nella stampa, aveva passato 14  anni nell’esercito tedesco, ha inoltre giudicato che la guerra in  Kosovo era stata per larga parte causata dall’UCK.


AP - 12.10.04

L’Aja (AP) –
Martedì scorso, è ripreso il processo a  Slobodan Milosevic davanti il Tribunale Penale Internazionale (TPI)  dell’Aia, dopo l’interruzione di un mese. L'ex Presidente yugoslavo, perseguito per crimini di guerra, ha chiesto un’altra volta di potere  ricusare i suoi avvocati nominati d’ufficio, cosa che la Corte gli ha nuovamente rifiutato.

Milosevic avrebbe voluto continuare a difendersi da solo, come aveva  fatto dall’inizio del processo, ma i medici al presente lo trovano troppo malato per continuare a farlo.
Perciò il Tribunale ha nominato d’ufficio due avvocati difensori e, il mese scorso, ha ordinato la sospensione del processo per permettere loro di preparare la difesa del loro cliente.
Martedì, Slobodan Milosevic ha rinfacciato ai suoi giudici di consentirgli solo dei « mozziconi di diritto », ma il Presidente del Tribunale, Patrick Robinson, lo ha bloccato senza indugi, così 
apostrofandolo: « Non voglio sentire discorsi! ».

Inoltre, il Presidente ha chiesto ad uno dei difensori d’ufficio, Steven Kay, di continuare con l’interrogatorio di un giornalista  tedesco, che si trovava in Kosovo nel 1999.


The Guardian, 10/10/2004

Milosevic : "Non si trova alcun nesso con un genocidio " di Chris Stephen

Una nuova controversia ha scosso il processo a Milosevic, con le affermazioni di un importante analista delle informazioni di  intelligence ["senior intelligence analyst"], secondo il
quale il leader yugoslavo era innocente del crimine di genocidio.
Ora il Dr. Cees Wiebes, professore all'Università di Amsterdam, ha dichiarato che non esistono prove che collegano alla peggiore atrocità della guerra in Bosnia, il massacro di 7.000 Musulmani avvenuto nella città di Srebrenica.

Srebrenica, che fu invasa dalle forze Serbe nel luglio del 1995, costituisce il fondamento dell’accusa di genocidio rivolta contro Milosevic, ma Wiebes, che partecipa all’indagine del governo Olandese 
su questa atrocità, ha dichiarato che non esisteva nulla che collegasse Milosevic a questo crimine.
"Nella nostra relazione, di quasi 7.000 pagine, siamo arrivati alla conclusione che Milosevic non era in possesso di alcuna conoscenza in via preliminare del massacro che si stava per compiere", ha affermato durante una trasmissione radio dal titolo "L’autentico Slobodan  Milosevic" che questa notte deve essere messa in onda dalla BBC.

In compenso, quello che noi abbiamo trovato è la prova del contrario. Milosevic è rimasto assolutamente sconvolto, quando ha appreso del massacro".
La prospettiva che l’ex uomo forte di Belgrado sia discolpato dell’accusa più pesante a cui deve far fronte produce un’impressione fastidiosa su un processo già di per sé ingarbugliato, che ricomincia questa settimana con le audizioni dei testimoni a carico della difesa, dopo parecchi mesi di aggiornamenti.

Uno scacco nel produrre le prove del genocidio getterebbe un’ombra non solo su questo processo, ma anche sulla stessa possibilità di far pagare il conto dei loro crimini ai tiranni, davanti ai tribunali per i 
crimini di guerra; il caso più eclatante sarebbe quello di Saddam Hussein.
Wiebes ha guidato una formazione di specialisti in analisi di intelligence commissionata dal governo Olandese per condurre un’inchiesta sul massacro, dato che forze Olandesi erano presenti nella città sotto le bandiere dell’ONU. Perciò ha avuto accesso a documenti segreti, alle testimonianze di diplomatici chiave e di centinaia di testimoni….

Wiebes afferma che  Milosevic non aveva giocato alcun ruolo.
…Secondo lui, è comprensibile che Milosevic era stato sconvolto,"dato che in questa fase della guerra era in corso la ricerca di un accordo politico, e questi fatti non portavano niente di buono per la 
conciliazione".

Wiebes afferma anche che la sua squadra ha presentato le sue prove al  Procuratore Capo del TPY, Carla Del Ponte, ma che sono state scartate: 
"Quello che ho sentito da fonti sicure all’Aia, è che la Signora Del Ponte valuta che noi siamo troppo morbidi e non vediamo le cose in bianco e nero, ma in modo sfumato".
I procuratori del TPY ribadiscono che non è proprio così, ma che la relazione non era pertinente…
Wiebes è la prima personalità ha esporre pubblicamente quello che da qualche tempo molte fonti all’Aia privatamente dichiarano:  semplicemente che non esiste alcuna prova per potere sostenere 
un’accusa di genocidio.

L'accusa ha passato mesi a tentare di provare il contrario, ma ha lasciato in sospeso tutta una serie di lacune, malgrado la comparizione di testimoni di alto profilo.
Fra costoro, il comandante della NATO, Wesley Clark, che ha deposto all’Aia nel dicembre scorso…

Chris Stephen, autore de ‘Il giorno del giudizio : il processo a  Milosevic’.


Processo a Milosevic: perché questo silenzio?  10/10/2004     Da TV-STOP

Chi parla ancora del processo Milosevic? Nessuno. Perché ? Perché hanno fatto tacere il "macellaio dei Balcani " imponendogli un avvocato di ufficio?
Questo sommario della situazione prodottasi il mattino del dodicesimo (e per adesso ultimo) giorno della sua arringa difensiva spiega forse questo silenzio assordante dei media internazionali.
S. Milosevic : "…Nel corso dell’aggressione della NATO, non sono state utilizzate in maniera diretta sostanze velenose e tossiche, ma si sono ottenute per vie traverse conseguenze analoghe a quelle di una guerra chimica. Ad esempio, bombardando le installazioni e i depositi chimici, le raffinerie e le fabbriche di prodotti chimici a Pancevo, Novi Sad, Lucani e Baric.
In questo modo, è stata inflitta alla Serbia una guerra chimica.

Questa è stata l’impresa delle Potenze che non volevano che la Serbia fosse sovrana sul Kosovo-Métohija, anche se questa sovranità era garantita dalle condizioni del cessate-il-fuoco e prevista dalla 
Risoluzione 1244, che non è stata assolutamente rispettata.
Le grandi potenze vedevano di loro interesse lo sfruttamento dell’area del Kosovo-Métohija per i loro fini geo-strategici ed economici, per non parlare delle ricchezze minerarie, idrografiche e di altra natura 
di questa regione. Rispetto a tutto questo, bisogna tenere conto del fatto che in Kosovo sono presenti i più grandi giacimenti di lignite d’Europa, con circa 14 miliardi di tonnellate, e che parimenti  racchiude il 48% delle riserve totali di piombo e di zinco della Serbia, per un valore immenso.

Inoltre il Kosovo contiene riserve di cobalto e di nichel di un valore egualmente consistente, e le sue centrali elettriche sono importanti per quadrare il bilancio elettro-energetico della Repubblica di Serbia.
Tutto quello che sta per essere enumerato qui sotto dipinge i sordidi appetiti di saccheggio che costituiscono il movente fondamentale dei  sedicenti difensori occidentali dei diritti degli Albanesi.
In contrasto con il fatto che la fonte determinante la crisi nel  Kosovo-Métohija — che continua dall’epoca delle espulsioni delle popolazioni serbe e in generale non-albanesi sotto l’occupazione turca della regione — risiede nell’aspirazione dei nazionalisti albanesi di creare una Grande Albania, aspirazione che costoro non nascondono assolutamente e per conseguirla pensano che siano legittimi tutti i mezzi, questa vostra cosiddetta parte civile ha la faccia tosta di accusare me, quindi la Serbia e i Serbi, di aver voluto instaurare, nel mezzo del nostro proprio Stato, in una regione che costituisce il
cuore e il centro dello Stato Serbo medioevale, una presunta “Grande Serbia”.

Come sia possibile fare per instaurare la Serbia- grande o piccola che sia, non importa - nel bel mezzo della Serbia stessa, non arrivano proprio a spiegarcelo o a dimostrarlo.
Quello che è stato dimostrato nella maniera più chiara nella prima parte di questa operazione che voi chiamate “un processo”, come pure nel resto di tutta l’operazione, vista la natura e i contenuti di queste false accuse, riveste l’apparenza e il carattere di una pura e semplice farsa.
Una farsa meschina per i suoi contenuti e per il suo valore, ma niente affatto meschina per la quantità di denaro che vi è stato riversato per la sua messa in esecuzione, per esempio dall’Arabia Saudita, da George Soros e da tutti gli altri donatori sedicenti imparziali.

Io desidero aggiungere ancora questo : è dal 1998, dal momento in cui Holbrooke è venuto a trovarci a Belgrado, che noi abbiamo fatto sapere agli Stati Uniti, sulla base di informazioni in nostro possesso, che Osama Ben Laden si trovava nel Nord dell’Albania e che appoggiava l’UCK, che lui stava operando per la formazione, la preparazione dei membri di questa organizzazione terroristica e per procurare loro l’armamento.
Nondimeno, gli Americani hanno finito per optare per la collaborazione con l’UCK, e dunque per la collaborazione diretta con Ben Laden. E  questo, dopo che Osama aveva già fatto saltare in aria le Ambasciate degli Stati Uniti in Kenya e in Tanzania, e da parte sua aveva dichiarato loro guerra…”

Traduzione di Curzio Bettio ( Soccorso Popolare PD)


Chiusa fase accuse, ora la parola a Milosevic

(ANSA) - L'AJA, 25/02/04 - Basta ritardi, basta udienze sospese  per i problemi di salute dell'imputato: dopo due anni   dall'inizio del processo, Carla Dal Ponte ha oggi ufficialmente chiuso la fase delle
accuse contro l'ex presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic.    
Il procuratore generale del Tribunale penale internazionale sull'ex Jugoslavia ha accettato di rinunciare a due udienze che   aveva ancora a disposizione pur di dare un colpo di acceleratore   al processo.

''La procura vuole chiudere il proprio dossier'' nella fase   attuale in cui si trova il lavoro degli avvocati dell'accusa,   aveva commentato nel primo pomeriggio la portavoce del Tpi, Florence Hartmann. E poco dopo i giudici del Tpi hanno fatto sapere di aver accettato la decisione: in altre parole, la fase   delle imputazioni si e' chiusa e ora - nel giro di tre mesi - la   parola dovrebbe passare a Milosevic, che non ha voluto avvocati   scegliendo di difendersi da solo. 

INCOGNITE.E' indubbio pero' che il processo contro l'ex uomo forte di Belgrado si trova in un momento delicato. Sul processo pesa un'incognita per ora difficilmente risolvibile, viste le dimissioni presentate a sorpresa qualche giorno fa da Richard            May, il giudice britannico che presiede la Corte e che lascera'  l'incarico il 31 maggio prossimo per ragioni di salute.In una situazione del genere - e cioe' con la partenza di uno   dei giudici del tribunale - Slobo avrebbe il diritto di chiedere che il procedimento riparta da zero.La possibilita' che l'ex presidente Jugoslavo - 62 anni, chieda   un nuovo processo e' pero' giudicata ''improbabile'' negli   ambienti del Tribunale.     

STRATEGIA DIFESA. L'avvio della difesa da parte di Milosevic   e' previsto per il 19 maggio prossimo, mentre la chiusura del   processo nel 2006, quattro anni dopo la prima udienza, celebrata il 12 febbraio del 2002. Alla Corte dell'Aja gli occhi sono quindi puntati su quella   che sara' la strategia dell'ex presidente jugoslavo, che   potrebbe chiamare in propria difesa numerosi nomi illustri,  quali Bill Clinton e il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Di certo c'e' solo che oggi si e' chiusa una tappa chiave di un processo ormai storico, quasi da guinness dei primati.
Quello in corso all'Aja e' infatti un procedimento   giudiziario con un imputato che e' un ex capo di Stato e che si difende da solo, in cui una quindicina di udienze sono state rinviate per ragioni di salute
dell'accusato. In aula si sono d'altra parte ascoltate contro Slobo quasi 300 testimonianze, alcune delle quali portate da politici di spicco quali il generale a riposo Wesley Clark - ex comandante   Nato in Kosovo -, il capo dello stato croato Stipe Mesic, l'Alto rappresentante in Bosnia, il britannico Paddy Ashdown.


Fine primo round fra Slobo e Del Ponte

L'AJA, 11-09-02 - Primo giro di boa all'Aja al processo-fiume contro Slobodan Milosevic davanti al Tribunale Penale Internazionale: dopo 22 settimane di dibattimenti si e' conclusa questo pomeriggio la presentazione delle prove dell' accusa nel filone Kosovo del processo contro l'ex-presidente jugoslavo, accusato di crimini di guerra e contro l'umanita'. Ora ci saranno due settimane di pausa, per consentire a Milosevic, che si difende da solo, di prepararsi al secondo attacco dell'accusa: dal 26 settembre i Pm del procuratore generale Carla Del Ponte presenteranno i capi d'accusa contro l'ex-presidente per le guerre in Croazia e in Bosnia. Questo in teoria fino al maggio 2003. Poi dovrebbe iniziare la contro-offensiva di Slobo, che avra' un tempo equivalente a quello dell'accusa, circa un anno, per presentare le sue contro-prove e i suoi contro-testimoni. Nella prima meta' del 2004, se i tempi sono rispettati, ci dovrebbe essere la sentenza finale. Uno dei primi testimoni a deporre per l'accusa alla ripresa del processo, dopo il 26 settembre, sara' il presidente croato Stipe Mesic.

Dopo gli scambi infuocati dei primi giorni del processo fra Milosevic e Del Ponte, le deposizioni di 124 testimoni dell'accusa, i puntigliosi contro-interrogatori di Slobo, non e' chiaro chi abbia vinto il primo round del processo. L'accusa sembra avere dimostrato in maniera incontestabile che in Kosovo ci sono state violenze e atrocita' contro la popolazione civile da parte delle forze serbe. Ma nei primi 100 giorni del processo, stando agli osservatori, i Pm non hanno portato formalmente la prova che le azioni contro i civili siano state ordinate da Milosevic. In base allo statuto del Tpi l'accusa, per ottenere la condanna dell'imputato, deve dimostrare che gli ordini sono venuti da lui, o che ha saputo e non ha fatto nulla per impedire i crimini.

Ancora oggi, contro-interrogando l'ultimo teste dell'accusa, l'esperto militare canadese Philip Coo, Milosevic gli ha chiesto se avesse visto un documento qualsiasi da lui firmato che ''ordinasse un crimine''. E Coo e' stato costretto a ammettere di ''non avere visto alcun documento del genere''. L'ex-presidente si e' difeso finora con una energia e una abilita' da principe del foro inaspettate. Ha ribattuto a tutte le accuse, contestato tutte le deposizioni dei testimoni, che spesso ha fatto cadere in contraddizione. Milosevic si considera sotto accusa per motivi politici, e sostiene che molti testimoni non hanno detto la verita'. La concentrazione fortissima rivolta dall'ex-presidente al processo ha avuto anche conseguenze per la sua salute. Il mese scorso i medici hanno individuato 'rischi cardiaci' e hanno chiesto al tribunale di ridurre il ritmo delle udienze. Nella dura partita a scacchi fra lui e Carla del Ponte e' ancora troppo presto per capire chi vincera'. Fra i due c'e' un rapporto di antagonismo personale. Per Slobo l'ex-pm ticinese e' il nemico principale, cui confrontarsi costantemente, e la procuratrice e' caparbiamente decisa a farlo condannare. Anche in chiusura della prima fase del processo oggi ci sono state scintille indirette fra i due, quando l'ex presidente jugoslavo ha chiesto senza successo di poter tenere una conferenza stampa. ''Del Ponte non perde occasione per parlare con giornalisti: perche' non posso avere anch'io un' opportunita'?'' ha protestato l'ex-uomo forte dei Balcani. (ANSA).


ICTY : 7/05/02   Fadil Vishi, Testimone Albanese a Difesa

…SM: Nella sua deposizione del 18 ottobre 1999, lei disse letteralmente -- questo è scritto alla pag.1 della deposizione, ed io lo cito: "Abbiamo perso ogni libertà. Abbiamo totalmente perso la nostra libertà. Dall'ultimo capodanno, non eravamo autorizzati a lasciare l'area di Dubrava. I serbi hanno tolto, tagliato l'elettricità ed il telefono e noi non avevamo possibilità di avere informazioni dal mondo esterno. Non sapevamo niente di ciò che stava succedendo in Kosovo prima che le truppe dalla KFOR arrivassero nel Giugno '99." Sono queste parole sue? E' successo così?
T: Verissimo.
SM: Quando lei dice che non vi permettevano di lasciare Dubrava dall'ultimo capodanno, intende dal 1 gennaio 1999?
T : Sì.
SM: Questo significa che nessuno degli albanesi del villaggio - era un villaggio puramente albanese, giusto? - poteva lasciare Dubrava, costantemente. E' giusto?
T: Giusto.
SM: E come mai, come facevano i serbi ad evitare che voi lasciaste l'area di Dubrava?
T: Non volevano che lasciassimo il villaggio perché -- noi non volevamo lasciare il villaggio perché era il nostro posto.
SM: Quindi voi non volevate lasciare il villaggio. Ho capito correttamente?
T: Giusto.
G: Mr. Vishi, una domanda: Potrebbe chiarire il significato di ciò che ha detto nella deposizione? Potrebbe guardare alla deposizione? E' nel quarto paragrafo della prima pagina. "Abbiamo totalmente perso la nostra libertà. Dall'ultimo capodanno, non siamo autorizzati a lasciare l'area di Dubrava." L'ha trovato? "non siamo autorizzati a lasciare l'area di Dubrava" In lingua albanese, dovrebbe essere la terza frase del quarto paragrafo.
T: Sì, l'ho trovato.
G: Avevate sentito dalle forze serbe di non lasciare il villaggio in una precisa lingua? Cosa intendete, con non eravate autorizzati a lasciare il villaggio? Loro vi hanno ordinato di rimanere nel villaggio? Cosa significa quella frase?
T: Non ce l'hanno ordinato perché non avevamo contatto con loro, ma non osavamo lasciare il villaggio per paura.
G: Ok, grazie.


ICTY : 02/05/02    Dott. Gerzaliju  Medico, ha curato militanti UCK e civili   Difesa
[...]
SM: Conosce qualche caso di albanese ucciso o ferito dall'UCK?
T: No. E' completamente falso. L'UCK non ha ucciso nessuno. La guerra che c'è stata, era una pura   guerra tra due fronti. Magari alcuni albanesi sono stati feriti, ma non c'è dubbio che sono stati i servizi sicurezza serbi, perché Nexhmedin Ajeti ha lavorato nella sicurezza di stato serba fino il 3 gennaio - giugno 2000 - e lui ... le forze serbe hanno ucciso suo figlio. E questo è un esempio che risponde al principio che la rivoluzione mangia i propri figli.
SM: E sapevate che ...
T: Le forze di sicurezza serbe l'hanno ucciso a Mitrovica, e anche suo figlio è vivo - hanno ucciso suo figlio, mentre lui stesso, è vivo. Vive a Pristina. Può venire e testimoniare lui stesso.
SM: Che è stato ucciso dalle forze serbe?
T: No. E' stato ferito, e lui - ha lavorato fino al tre di giugno nei servizi di sicurezza serbi, in polizia. Non so. E' stato ferito dalle forze serbe. Suo figlio è stato ferito ed è rimasto invalido, ed anche suo figlio è stato ucciso, in concordanza con questo principio comunista, che ho citato, la rivoluzione divora i suoi figli.
SM: Ma lei sa chi ha in realtà attaccato Ajeti, o non lo sa? O ne ha soltanto sentito parlare?
T: Ajeti ha detto lui stesso che la polizia serba e le forze militari hanno realizzato l'attacco.
SM: E lei pensa che qualcuno che vive a Pristina adesso, potrebbe osare di dichiarare qualcosa di diverso?
T: Questo è quello che è successo, perché fino a giugno, lui ha lavorato nel servizio di polizia serba e - lì è sopravvissuto. Lui... lui si trasferì lì, e non ha nessun problema. Pristina è un posto democratico ora, sotto la supervisione dell'Europa democratica. Io - lui sta solo dicendo la verità.
[...]
SM:  Lei ha detto di avere sentito delle esplosioni molto forti il 31 maggio, quando stavano bombardando nelle vicinanze di casa sua, giusto? Ha detto che è stata bombardata la caserma, o qualcosa del genere.
T: Sì, la caserma è stata bombardata, la caserma dell'esercito, e tutta la casa ha sentito lo scoppio. Non era molto lontano, dove hanno bombardato; tre, quattro km . Dopo la guerra, ho visto le tracce del bombardamento.
SM: In base a quello che ha detto, sembra che nessuno vi ha portati via da casa vostra, che voi avete lasciato la casa di vostra iniziativa. E' vero o non è vero?
T: No, non è vero. Io ho lasciato casa mia per le granate e gli attacchi, mentre i miei vicini, loro -- le forze sono andate nelle loro case e gli hanno detto 'Andatevene', perché i -- i vicini hanno detto loro, 'Andatevene, perché quando arriveranno le forze, vi uccideranno'.
SM: Bene. Allora voi non vi stavate rifugiando dal bombardamento della NATO; voi vi stavate rifugiando dai serbi, ho capito bene? Siccome vi stavate rifugiando dai serbi, siete scappati, né più né meno, attraverso la Serbia, non è vero? E lei ha detto che non avete avuto nessun problema lì. E poi in Montenegro, sempre senza problemi.
G: Questa sarà l'ultima domanda.
T: No.
G: Avete avuto dei problemi in Montenegro?
T: No, no, Vostro Onore. Per la strada, dovevamo pagare con marchi tedeschi, e l'alta commissione per i rifugiati si prese cura di noi.
[...]


L’arringa di Milosevic: «La mia verità contro un oceano di bugie»

In aula l’ex presidente esordisce: «Non accetterò di essere interrotto»
Ha parlato per quattro ore, mostrando filmati e fotografie delle
vittime dei bombardamenti Nato. «E’ un processo al popolo serbo»

15 febbraio 2002 di Giuseppe Zaccaria inviato all'AJA
«Spero non mi interromperete», esordisce Slobodan Milosevic. Non succederà. Questa, al tribunale internazionale dell’Aja, è una giornata importante: a sette mesi dall’arresto l’imputato più famoso del mondo prende la parola per difendersi, ma da consumato frequentatore di palcoscenici politici internazionali lo fa parlando della Serbia, della Jugoslavia, del mondo più che di se’ stesso. E’ il solo modo per tentare di rovesciare una prospettiva storica, e di conseguenza le accuse.
«Qualsiasi persona normale del mondo sa che questo è un processo politico, un crimine contro la verità, anzi una lotta fra verità e menzogna...». «Ho contro di me i più potenti apparati informativi del mondo e posso difendermi sono un telefono pubblico nel carcere di Scheveningen...». «Non accetterò, presidente May, che le mie dichiarazioni vengano interrotte: mi appello all’«habeas corpus» come ogni imputato in qualsiasi legislazione del mondo».

Come ci si aspettava, Slodoban Milosevic continua a calarsi nel ruolo dello statista, anche se adesso è ristretto in un carcere. Ancora più netta del previsto è però la scelta di «saltare» la corte per rivolgersi all’esterno, al sistema mediatico, ed alla sua gente. In Serbia le televisioni trasmettono l’udienza in modo integrale, come fa la «Bbc». La «Cnn» la spezza coi i commenti di Christiane Ammanpour.
Quel che s’inaugura nelle telecamere del circuito interno è un confronto che tenta di proiettare le vicende jugoslave .- e dunque serbe, bosniache, croate, miloseviciane - in una dimensione rovesciata, in una lettura inversa della storia che parte da Oriente. Se tutto questo risulterà convincente lo dirà il futuro, o almeno il futuro di questo tribunale.

Nel frattempo Milosevic cancella gli ultimi dubbi suo proprio atteggiamento: lui continua a non considerare legittima questa Corte, a parlare ai «media», a perseguire una prospettiva storica. Ed a tratti a sfidare i giudici.

«Voi non avete alcuna prova contro di me. Volete convocare dei testimoni? Fatelo, fate in modo che qui giungano tutti quelli che ardono della voglia di dimostrare al mondo che gli albanesi del Kosovo scapparono per le violenze serbe, e non per le bombe della Nato. Tentate pure di spiegare l’opposto di ciò che pensa ogni persona sensata del mondo...».
Il filmato che Milosevic aveva annunciato è lunghissimo, greve, disperato. Un’inchiesta televisiva tedesca ripresa dalla tv serba, un’antologia dei massacri che anche la Jugoslavia ha subito durante gli attacchi dell’Alleanza Atlantica («una forza militare - dice l’imputato - superiore di 676 volte a quella della Jugoslavia»).

L’imputato usa un tono neutro, dalla borsa che ogni volta aveva portato in aula ha tirato fuori un pacco di documenti, e li scorre con la pignoleria del notaio.
Sono foto e sequenze che riguardano a Racak, il luogo del «massacro» che scatenò l’intervento Nato. La signora Ranta, findandese, a capo di una commissione medica dell’Onu dice che si trattò di uno scontro fra poliziotti serbi e guerriglieri, poi usato da collezionisti di cadaveri per creare il «casus belli». Un generale tedesco racconta che cercò di avvertire il proprio governo della manovra.

«Un atomo di verità in un oceano di menzogne», commenta l’imputato alla fine del film. Ma il repertorio degli orrori non si è esaurito. Adesso tocca alle fotografie.
L’altro ieri uno dei procuratori aveva avvertito il pubblico che per sopportare certe immagini occorreva «uno stomaco forte». Dev’ essere forte anche se si vogliono scorrere le sequenze dei bombardamenti sulla Jugoslavia. Brandelli di carne, corpi carbonizzati, bambini o albanesi o rifugiati o giornalisti uccisi a causa di «danni collaterali».

Milosevic scorre le orribili foto quasi a tenere una contabilità dell’orrore rimosso. Anch’egli recita: ogni tanto commenta un’immagine dicendo «questa era una bambina», «questi erano poveri vecchi che dormivano in casa...». Il «pathos» è avvertibile, anche il presidente Richard May si concentra su quelle immagini con l’aria smarrita.
La prima parte della «controrequisitoria»si conclude nel pomeriggio, dopo molte interruzioni:Milosevic ha sfiancato anche le interpreti. «Liberatemi - dice - sapete bene che non fuggirò: a questo tribunale non interessa la verità, punta solo a demonizzare ancora me ed il popolo serbo».
Ecco: il popolo serbo. Per quattro ore, ogni volta che gli è stato possibile, Milosevic ha anteposto la Serbia, la nazione serba, il popolo serbo alla sua persona. Per esempio, parlando di violenze: «L’esercito e la polizia serbi hanno sempre considerato il prigioniero come sacro. Non dico che singoli o piccoli gruppi non abbiano compiuta violenze, anche terribili o schifose ma si trattava appunto di singoli o di gruppi, come purtroppo accade in qualsiasi Paese del mondo...».

O ancora:«Ho dati e documenti sufficienti per difendere la dignità del mio Paese ». Annuncia che vuol convocare come primo teste Jacques Chirac. Cita la responsabile dell’Onu per i rifugiati, la giapponese Ogono, per raccontare come i serbi trattano un milione di rifugiati. Oggi continuerà il comizio. L’ultimo guizzo ha ancora uno sfondo personal-nazionalistico: «Mi accusate di aver decorato alcuni militari? E cos’altro avrei dovuto fare: con chi, che esempio, ha abbattuto un «aereo invisibile» che valeva milioni di dollari e veniva a bombardare i nostri bambini? ».
Da  La Stampa



L'arringa in serbo dell'ex presidente jugoslavo al processo dell'Aja
      14 febbraio 2002

Milosevic si difende attaccando: "Bugie

Milosevic mostra un video con le vittime delle bombe Nato:
i media occidentali sono stati «uno strumento di guerra» e di propaganda
I procuratori dell'Aja mettono sotto accusa il popolo e la nazione serba
I serbi non hanno mai cominciato alcuna guerra
La Serbia è il solo Paese nell'ex Jugoslavia senza discriminazione etnica
Per l'esercito e la polizia jugoslavi i prigionieri sono «sacri»e i «crimini sporchi» sono responsabilità dei singoliMilosevic ha chiesto la convocazione come testimoni di Clinton, Albright, Dini, Blair, Schoroeder, Kohl e Dini.

L'AJA. L'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic ha iniziato la sua replica alle accuse che gli sono state rivolte all'Aja mostrando un video con immagini di cadaveri di vittime dei bombardamenti Nato in Kosovo. «Spero di non essere interrotto», aveva detto poco prima al presidente della corte Onu Richard May.
Il video fu girato da una troupe tedesca e riguarda il massacro di serbi kosovari a Racak. Le immagini mostrano i cadaveri di 44 serbi e, montate in sequenza, le dichiarazioni dell'allora responsabile della missione in Kosovo dell'Osce, William Walker; del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e le riprese dei danni alla popolazione civile serba in conseguenza dei bombardamenti della Nato.
Terminata la proiezione del video, l'ex Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, alla sbarra a L'Aja, ha iniziato la sua arringa vera e propria (in serbo): «Questo è solo un atomo, una piccola parte di atomo di verità nell'oceano di bugie che la propaganda dei media ha scatenato contro il mio Paese».

«Tedeschi, britannici e statunitensi non hanno mai mostrato il punto di vista serbo. Sulla Jugoslavia c'è stato il buio dei media internazionali. I media sono stati uno strumento di guerra», ha sostenuto l'ex presidente jugoslavo. «Gli americani sono andati dall'altra parte del mondo per combattere i terroristi. E questo è stato considerato normale. In questo caso le nostre azioni sono state considerate criminali».
«Migliaia di jugoslavi hanno sofferto per i bombardamenti della Nato. Settantotto giorni di bombardamenti, durante i quali l'allarme ha suonato tutti i giorni, ventiquattro ore al giorno. Voglio vedere se esiste una corte che possa ignorare il fatto che ci siano stati settantotto giorni di bombardamenti».
«La Serbia è stato il solo Paese nell'ex Jugoslavia in cui non c'è mai stata discriminazione etnica». «La popolazione del Kosovo è stata espulsa dall'Uck e dai bombardamenti della Nato. Questa è la verità sui profughi scappati dal Kosovo».
«La deportazione fabbricata dai media è stata sicuramente organizzata da qualche organizzazione. Ma io non ne ho mai saputo nulla». «Siamo l'unico Paese a essere riuscito ad abbattere un aereo invisibile americano. Bene, l'uomo che l'ha abbattuto merita una medaglia al valore». «Questa è la mia prima opportunità in otto mesi di poter parlare liberamente».

«Tutti i procuratori continuano a ripetere che stanno processando una persona e non un popolo. Ma tutti i documenti mostrano di come sotto processo ci sia tutto il popolo serbo». «I serbi non hanno mai cominciato alcuna guerra. Le prime azioni di guerra sono state iniziate dai nemici dei serbi. E nel caso del Kosovo, devo aggiungere che il Kosovo è Serbia, come L'Aja fa parte dell'Olanda».
Nell'arringa dopo la proiezione, Slobodan Milosevic ha anche negato che l'esercito e la polizia jugoslavi siano stati responsabili di «crimini sporchi». «Questi crimini sporchi non sono responsabilità dell' esercito e della polizia jugoslavi: per loro un prigioniero è sacro» ha affermato. Milosevic ha però ammesso che dei crimini siano stati commessi «da gruppi o individui». «Non dico che questi crimini non sono stati commessi da gruppi o individui, ma individui e gruppi che commettono crimini ci sono ovunque nel mondo».

Milosevic ha annunciato che chiederà la convocazione come testimoni di diversi leader occidentali degli anni 1990, citando in particolare Bill Clinton, Madeleine Albright, Lamberto Dini, Tony Blair, Gerhard Schoroeder, Helmuth Kohl. «Sono tutte persone con le quali ho avuto contatti ufficiali, ad eccezione di Schroeder e Blair, con i quali non ho mai parlato» ha affermato Milosevic.
Da La Stampa


SUL TPIJ :

L'intera verità a L'Aia  di  Timothy Bancroft-Hinchey

Malgrado i tentativi di fare tacere Slobodan Milosevic, il suo processo si sta dimostrando una interessante fonte di informazioni su che cosa è realmente accaduto nei Balcani.
A Slobodan Milosevic, l'ex-Presidente della Iugoslavia, è stato negato inesplicabilmente il diritto di continuare a difendersi da solo e, invece, gli è stato assegnato un avvocato di nome Steven Kay, che 
conduce la "difesa" senza alcuna informazione dal gruppo di Milosevic.
Dei 97 testimoni con cui si è messo in contatto, 92 si sono immediatamente rifiutati di testimoniare a meno che a Slobodan  Milosevic non sia dato il diritto di difendersi da solo, secondo Zdenko
Tomanovic, consigliere legale principale del sig. Milosevic.

Tuttavia, un testimone che ha acconsentito a testimoniare ha lasciato la NATO e i relativi padroni a Washington a contorcersi nell'imbarazzo.
Un giornalista tedesco, l'ex-maggiore dell'Esercito Franz Josef Hutsch era in Kosovo tra settembre del 1998 e dicembre del 1999.  Egli descrive se stesso come "reporter inserito nel KLA" (KLA -
Kosovo Liberation Army, esercito di liberazione del Kosovo, altrimenti noto come UCK - Ushtria Clirimtare e Kosoves).

Franz Josef Hutsch dichiara che il clima che ha trovato nella provincia  era "teso ma non violento" ma che la violenza è stata causata dall'UCK, non dai Serbi. L'UCK, sostiene, usava la tattica del colpisci-e-scappa contro le pattuglie dei Serbi e tendeva a provocare "reazioni in eccesso" dalle autorità, spesso inscenando rappresentazioni, assicurandosi che i civili fossero nel posto sbagliato al momento sbagliato, solitamente appena prima che arrivassero i giornalisti.
Inoltre sostiene che gli albanesi cercavano di ingannare i Serbi per farli sparare sui civili, i quali furono usati ed abusati per soddisfare gli obiettivi dell'UCK, obbligati a resistere a condizioni atmosferiche dure, in modo che sarebbero apparsi rabbrividiti e miseri davanti alle macchine fotografiche, o da disporli nelle zone di combattimento per aumentare i danni collaterali.

Gli albanesi avrebbero fatto i loro soldi con il traffico di droghe e della prostituzione - le droghe e le donne, spesso le ragazze albanesi più graziose strappate dalle loro famiglie, sarebbero state scambiate 
con pistole alla frontiera.
Per quanto riguarda gli ufficiali, Hutsch dichiara che fra 80 e 100 ufficiali arabi hanno lavorato con il KLA (UCK - n.d.t.) e che ogni unità è stata comandata da uno di questi Mujaheddin, che furono pagati        
con "somme enormi" dalla ditta MPRI, che aveva addestrato questi elementi in basi in Turchia.
La nazionalità della ditta MPRI?  Gli Stati Uniti d'America.
Da Pravda – Mosca   14/10/2004                     (trad. di F. Rossi / G.A.MA.DI.)


Una vendetta, per l'unico vero delitto che l'Occidente non può perdonare, che è il delitto di aver resistito all'America

La decisione di estradare Milosevic perché sia processato dal Tribunale istituito all'Aja sotto l'etichetta dell'Onu mediante una procedura di dubbia legittimità, non è un momento della storia della giustizia, ma è un momento della storia della vendetta e più ancora della storia del meccanismo vittimario che rimette a posto la pace e la buona coscienza di tutti mediante il sacrificio di una vittima, tanto meglio se adatta a farsi mettere in capo i delitti e i peccati di molti.

Anche qui, come già avvenne per l'arresto, c'è stato uno scambio tra un atto richiesto dall'estero e una promessa di denaro. Non è il giudicare Milosevic che è in discussione. Nessuno ha mai pensato che nel conflitto jugoslavo, dove tutti hanno compiuto crimini, dai capi delle fazioni armate ai negoziatori di Rambouillet, il presidente jugoslavo fosse l'unico immune da colpe. L'obbligatorietà dell'azione penale, l'indipendenza della magistratura dal potere politico, e la sanzione internazionale dei crimini contro l'umanità, che rivendichiamo quando sono negate in Italia, devono valere per tutti, anche nei Balcani.
Ma l'arresto prima, la decisione per l'estradizione di Milosevic poi, sono intervenuti per una volontà esterna, su impulso del Tribunale dell'Aja, quel Tribunale che dovendo giudicare i crimini commessi nei conflitti jugoslavi,  non ha giudicato la distruzione del diritto compiuta dalla Nato, che ha violato tutte le norme del diritto internazionale e del diritto umanitario di guerra, perfino ammazzando i giornalisti, con il bombardamento della Televisione jugoslava.

Il Tribunale dell'Aja ha in effetti aperto e subito chiuso l'inchiesta sulla Nato, non trovando nulla riguardo a cui procedere. Dunque si tratta della giustizia dei vincitori.
Ma prima ancora che dalla responsabile della Procura internazionale dell'Aja, l'arresto era stato reclamato dall'America di Bush, e con un ultimatum che scadeva il 31 marzo, giorno in cui è stato eseguito, in cambio di una elargizione di 50 milioni di dollari, pari a 100 miliardi di lire.
Cento miliardi sono una cifra irrisoria, pari alla somma che si dice sia stata spesa da Berlusconi per la sua campagna elettorale per acquistare il potere in Italia. Cento miliardi per comprarsi la Jugoslavia, e per venderla, è una cifra irrisoria; al cambio sono meno di 30 danari. Ed ora l'estradizione è stata concessa dal governo e dal Parlamento serbi sotto il ricatto dei Paesi "donatori", che dovrebbero con un miliardo di dollari aiutare la Jugoslavia a ricostruire ciò che essi stessi con la guerra hanno distrutto.

Insomma una taglia su un colpevole. Ma più ancora una vendetta, per l'unico vero delitto che l'Occidente non può perdonare, che è il delitto di aver resistito all'America, e che Milosevic non ha compiuto da solo. Si può dire che anche noi, che ci siamo opposti alla guerra, ne siamo stati complici. Un delitto che fin troppo a lungo non è stato perdonato al Vietnam, che non è stato perdonato in Salvador a mons. Romero e a quanti si sono opposti al regime voluto dagli Stati Uniti, che non è stato perdonato a Saddam Hussein e all'intero popolo iracheno, che continua a pagarne il prezzo in una guerra che per i vincitori non è mai finita, e in uno strangolamento che ammazza i bambini e si perpetua da una generazione all'altra di iracheni, anche nati dopo i fatti imputati come reato. Dunque si tratta di una giustizia tribale, che pretende la vendetta del sangue senza discernimento dei colpevoli e
senza distinzione tra i padri ed i figli. Una giustizia che, così concepita, è una vergogna.

Quando dopo una lunga storia di diritti negati e di popoli calpestati la comunità internazionale ha riconosciuto e affermato i diritti umani, quando col patto di Roma si è tentato di istituire un Tribunale penale internazionale permanente che gli Stati Uniti si rifiutano di accettare e impediscono che nasca perché non vogliono sottoporsi ad alcuna giurisdizione, rivendicando l'impunità dei loro poteri imperiali, si pensava a una ben diversa istituzione e sovranità del diritto, si sperava in una ben
diversa giustizia, si intendeva un'oggettività e un'imparzialità dei giudizi, senza vendette, senza imputati precostituiti e senza sentenze manipolate dal potere.

Nulla di tutto ciò si riscontra nel modo in cui Milosevic, come si dice, viene ora "assicurato" alla giustizia, grazie a un salario di un pugno di dollari e con il mondo intorno a fare il tifo come in uno stadio.
E' una brutta pagina per la civiltà del diritto, è un'ulteriore umiliazione per l'Europa; ed è questo che vogliamo esprimere con la nostra protesta.

Raniero La Valle, Giovanni Galloni, Antonia Sani, Vittorio Tranquilli,
Teresa Lanzetta, Salvatore Lumia, Ettore Zerbino, Paola Mutui, Claudio Tosi,
Bemardetta Forcella, Mariarosa Tinaburri.


14/09/2004 -  Lettera aperta di Christopher Black, avvocato canadese

Il Tribunale Internazionale per i crimini nella ex Yugoslavia (ICTY), una associazione di criminali che non è ne’una organizzazione internazionale ne’una organizzazione giudiziaria, è stato insediato
in violazione del diritto internazionale e dei principi fondanti della Carta delle Nazioni Unite.
Questo Tribunale produce false accuse, organizza arresti e carcerazioni senza la minima autorità legale e dirige quelli che definisce “processi”, in violazione del diritto internazionale e di tutte le
leggi nazionali e delle norme di giustizia.

Questo Tribunale costituisce un’arma con la quale gli Stati Uniti e i loro alleati tentano di distruggere il principio fondamentale della sovranità delle nazioni, che costituisce la base essenziale
dell’autodeterminazione dei popoli e della democrazia, per cui gli Alleati della Seconda Guerra Mondiale hanno fatto mostra di combattere i fascisti Tedeschi, Italiani e Giapponesi.
Oggi, i fascisti hanno fatto la loro ricomparsa e, essendosi impadroniti del potere negli Stati Uniti e negli altri paesi alleati della NATO, pretendono di creare un Nuovo Ordine mondiale in seno al quale essi soli decideranno chi deve vivere e chi morire, chi deve essere libero e chi imprigionato, come pure le condizioni economiche e sociali nelle quali tutti noi dovremo vivere.
In nome della libertà, stanno creando la schiavitù.
In nome della giustizia e dei diritti dell’uomo, mutilano e massacrano.
In nome del diritto internazionale, hanno instaurato le norme di un potere assoluto e implacabile.
In nome della democrazia, stanno distruggendo la democrazia.
In nome dei popoli, stanno instaurando una dittatura mondiale.
Una componente essenziale della dittatura consiste nel sistema delle non-leggi e dei non-tribunali che loro hanno creato, sistema di cui si viene a prendere assoluta consapevolezza nella forma di questi tribunali criminali, che hanno l’unico obiettivo di sostenere il Nuovo Ordine mondiale e di distruggere qualsiasi nazione o governo nazionale che si opporranno loro.

I ben noti non-tribunali, come l’ICTY o il suo omologo per il Rwanda ICTR, e i loro quasi omologhi per la Sierra Leone, la Cambogia e Timor Est, sono stati istituiti e sono mantenuti in carica e sotto controllo principalmente dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di demonizzare coloro che resistono alle loro imposizioni; questo in vista della distruzione della sovranità di quei paesi e, di conseguenza, si creano i presupposti per minare la sovranità di tutte le nazioni, gli Stati Uniti da tutto questo sono automaticamente esclusi, e si manovra in modo che i meccanismi della propaganda presentino versioni
distorte degli avvenimenti che sono avvenuti in quei paesi, trasformando senza eccezioni le vittime dell’aggressione americana in capri espiatori e “criminali”, e mascherando l’effettivo ruolo giocato in questi avvenimenti dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

L’ICTY è stato insediato con questi obiettivi, di distruggere la Yugoslavia, di controllare i Balcani e di minacciare la Russia.
L’ICTR è stato insediato al fine di distruggere il Rwanda, in quanto Stato progressista, e di controllare le immense risorse dell’Africa centrale.
I Tribunali ibridi, mezzo ONU, mezzo nazionali, per la Sierra Leone, la Cambogia e Timor Est, sono stati creati con il medesimo scopo, di schiacciare l’opposizione agli interessi degli Stati Uniti e dei loro
alleati in quei paesi.

In questo caso, gli Stati Uniti, utilizzando la loro influenza sul Consiglio di Sicurezza dell’ONU, hanno prodotto delle strutture criminali, che hanno la pretesa di definirsi tribunali, con
funzionari che si pavoneggiano in pubblico con abbigliamenti stravaganti, tutti paludati di titoli roboanti e di un senso morale professionalmente basso, e che hanno redatto degli “statuti”, dei pezzi di carta straccia, di nessun significato, salvo quello di mirare a conferirsi una vernice legale immediatamente confutata dalle loro regole procedurali e dalle prove destinate ad impedire la messa in atto di processi veramente legali ed ugualmente impedire sempre alla verità di essere divulgata.
I sostenitori di queste strutture pretendono che esse agiscono secondo i principi di giustizia, legalità ed umanità. Il fatto di imporre un consulente-consigliere al Presidente Milosevic, scelto dal tribunale per ridurre al silenzio il Presidente Milosevic e sabotarne la difesa, azione che non avrebbe potuto aver luogo se non in ragione dell’assenza completa di morale nella famiglia di giuristi rispondenti al nome di Kay, costituisce l’atto fra i più densi di livore da parte del triumvirato di marionette della NATO che portano le toghe rosse dell’Inquisizione e che non sono altro che delle auto-parodie di giudici.

La natura fascista di questi tribunali si è palesata in modo chiarissimo.
La giustezza della causa del Presidente Milosevic salta agli occhi.
I popoli del mondo devono riconoscere che il Presidente Milosevic e tutti gli altri prigionieri del Nuovo Ordine mondiale sono ostaggi di questo Ordine, privati della loro libertà ad esempio per noi tutti.
I popoli di questo mondo devono agire per mettere un termine a queste ingiustizie ed evitare che queste proseguano prima che anche noi diventiamo tutti vittime.
I prigionieri di questi tribunali “ad hoc” devono essere rilasciati.
I tribunali devono venire bloccati. Coloro i  quali li hanno imposti devono affrontare la giustizia dei tribunali dei loro stessi paesi per i crimini di guerra che hanno commesso.
La sovranità delle nazioni e il diritto internazionale devono essere restaurati.
Le leggi internazionali dovranno essere restaurate.
Da noi tutti insieme, dunque il potere di fare questo sta nelle nostre mani!

Christopher Black,     Da LAI           (Traduz Curzio Bettio)


DOCUMENTAZIONE per la memoria storica :

GIORNALISMO   La fossa dei media   di   SANDRO PROVVISIONATO (giornalista del Tg5)  

La foto è di quelle raccapriccianti. Si vedono due miliziani dell'Uck chini su una fossa comune che indicano un teschio. Uno dei due lo solleva con cavetti di alimentazione per batteria d'auto.
Il messaggio è crudo e deciso. La foto è apparsa ieri sui quotidiani Liberazione e l'Unità.
Uno spiacevole infortunio, perché quella è una fossa comune falsa.
In Kosovo, dopo la fine della guerra, vennero scoperte diverse fosse comuni (la cifra fornita dal tribunale penale dell'Aja è di 529 fosse contenenti 3.685 cadaveri interi e resti parziali di
258 corpi, per un totale di 3.943, una cifra ben lontana dai 100.000 morti forniti dalla Nato e dal Dipartimento di stato durante la guerra), ma quella fossa venne allestita a consumo dei media internazionali il 15 giugno 1999, 5 giorni dopo la fine dei raid "umanitari" della Nato.
Lo affermo senza timore di smentite perché a quel ritrovamento ero presente. Avvenne nel villaggio di Ruckhat, a una quindicina di km. Da Pec, dove il contingente italiano Kfor si era acquartierato.
Come ho raccontato nel mio libro Uck: l'armata dell'Ombra (Gamberetti, 2000) con me, inviato del Tg5, c'erano almeno 15 giornalisti italiani, diversi fotoreporter e i cameraman di sei televisioni.

Sul sito di quella presunta fossa comune fummo condotti da alcuni guerriglieri dell'Uck. Quello che sembrava il capo in un francese perfetto ci raccontò la storia di quella famiglia sterminata dai paramilitari serbi, con le generalità dei cadaveri e la data esatta dell'eccidio (il 20 maggio 1999, meno di un mese prima), ci portò dall'unica figlia superstite e quindi ci condusse, prima su un'aia annerita dal fuoco dove si notavano ossa carbonizzate e poi sul luogo della fossa che sembrava scavata di fresco.
Dalla terra spuntavano diversi resti umani - che, ci dissero, appartenevano a 4 persone - oltre ad uno
scheletro integro e quasi completamente scarnificato il cui teschio è proprio quello ritratto nella foto con attorno al collo i cavetti che sembravano essere stati usati per torturarlo e strangolarlo.

Trattandosi di una delle prime fosse comuni trovate in Kosovo, tutti i tg italiani della sera e tutti i giornali riportarono con grande evidenza la scoperta. Personalmente detti la notizia e mostrai le immagini della fossa nell'edizione delle 20 del Tg5 con molti condizionali.
Assieme ad altri colleghi e all'operatore che mi accompagnava, Alessandro Tomassini, eravamo, infatti, rimasti colpiti da una contraddizione: se quel teschio era di un uomo ucciso neppure un mese prima, come mai appariva così scarnificato?
Il giorno dopo decisi di tornare sull'argomento. E mostrai le immagini così crude girate da Tomassini al medico responsabile del contingente italiano a Pec, oltretutto un anatomopatologo. Da lui ebbi la conferma: quei resti eranao di un uomo morto almeno diversi mesi prima, forse più di un anno.
Quindi sicuramente sulla data della sua morte sia i soldati dell'Uck, sia la presunta unica superstite dell'eccidio avevano mentito.

Per approfondire meglio la cosa decisi di tornare sul luogo dell'enigmatica fossa comune. Mentre percorrevo in auto una lunga strada sterrata, notai in aperta campagna uno di quei piccoli cimiteri agresti di cui abbonda il Kosovo. In quel cimitero c'erano diverse fosse aperte, scavate di fresco, con ancora le bare scoperchiate, ma senza i resti dei defunti. Capii subito dove stava l'imbroglio. Quelle ossa, quello scheletro, quel teschio erano stati esumati da un normalissimo cimitero e spostati di
qualche chilometro. Per rendere più realistica e drammatica la scena del ritrovamento della fossa comune, qualcuno aveva aggiunto il cavetto di alimentazione. Nel Tg5 delle 13 del 16 giugno 1999
raccontai la macabra messinscena. Nessun altro tg o quotidiano lo fece. Quelle foto e immagini tv ancora circolano, usate a corredo di articoli e servizi sulle fosse comuni. Non è il caso di Liberazione e l'Unità, ma la loro funzione è evidente: disinformare. Proprio l'obiettivo dell'Uck. Il dubbio fondato è che - a quasi due anni dalla fine di quell'inutile guerra - in fatto di fosse comuni la disinformazione continui.
Da "Il manifesto" dell' 8-06-01


FRAMMENTI …per la memoria storica :

Noam Chomsky e le “guerre umanitarie”

“….Esiste un regime di diritto internazionale e di ordine internazionale, che lega tutte le nazioni, basato sulla Carta delle Nazioni Unite e sulle conseguenti decisioni e risoluzioni della Corte mondiale. In breve, la minaccia dell’uso della forza  è bandita a meno di non essere esplicitamente autorizzata dal Consiglio di sicurezza, dopo che questo ha determinato che tutte le vie pacifiche hanno fallito, oppure in caso di autodifesa contro un “attacco armato” ( concetto questo quanto mai ristretto), sulla base degli atti del Consiglio di sicurezza…
…Il diritto all’”ingerenza umanitaria” sarà probabilmente invocato sempre più spesso in futuro…In materia di affari internazionali e di diritto internazionale, poche voci sono più importanti di quelle di H. Bull o di L. Henkin. Già quindici anni fa, Bull avvertiva che “ certi Stati o gruppi di Stati i quali, a dispetto delle visioni di altri, si nominano giudici del bene comune del mondo, sono a tutti gli effetti una minaccia all’ordine mondiale, e passibili quindi di reazioni volte a fermarli “…”
Da Znet