Cronache, Documentazioni,
Informazioni,Aggiornamenti
Su e dal processo del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per i crimini
nella ex Jugoslavia, TPIJ
A cura di E. Vigna
Sommario :
DAL TPIJ :
SwissInfo / AP : 12-13/10/04 -
Testimonianza di un giornalista tedesco
AP : 12/10/04 - Proteste di S. Milosevic
The Guardian : 10/10/04 - Milosevic : "Non si trova alcun nesso con un
genocidio "di Chris Stephen
TV-STOP : 10/10/04 - Processo a Milosevic: perché questo silenzio?
ANSA : 25/02/04 - Chiusa fase accuse ora la parola a Milosevic
ANSA : 11-09-02 - Fine primo round fra Slobo e Del Ponte
ICTY : 07/05/02 - Udienza :
Interrogatorio di un civile albanese
ICTY : 02/05/02 – Udienza : Dott.
Gerzaliju Medico, aveva curato
militanti UCK e civili, Teste Difesa
La Stampa : 15/02/02 - L’arringa
di Milosevic: «La mia verità contro un oceano di bugie» di G.
Zaccaria, inviato all’Aja
La Stampa : 14/02/02 - Milosevic si difende attaccando:
"Bugie” – di G. Zaccaria
SUL TPIJ :
- L'intera verità a L'Aia - di
Timothy Bancroft-Hinchey
- Una vendetta, per l'unico vero delitto che l'Occidente non può perdonare, che
è il delitto di aver resistito all'America -
di Raniero La Valle e altri.
- Lettera aperta dell’Avvocato canadese C. Black
DOCUMENTAZIONE per la memoria storica :
Giornalismo: la fossa dei media –
di S. Provvisionato
DAL TPIJ :
Ripresa del processo Milosevic: testimonianza di un giornalista tedesco
(SwissInfo / AP - 12-13/10/04)
L’Aja – Il processo fiume a Slobodan Milosevic davanti al Tribunale Penale Internazionale è ripreso dopo un mese
di sospensione. Un giornalista tedesco
è stato chiamato dalla difesa a deporre, in attesa
che la corte di appello si pronunci sugli avvocati assegnati d’ufficio.
La corte d’appello, investita dagli avvocati designati d’ufficio contro il
parere dell’ex Presidente yugoslavo, deve pronunciarsi su questa stessa designazione.
In attesa, un certo numero di testimoni si sono rifiutati di recarsi all’Aia e Slobodan Milosevic ha nuovamente
ribadito la sua richiesta per martedì
di potere “difendersi da solo”.
Franz-Josef Hutsch, giornalista autore di inchieste specialmente per il settimanale "Stern" e per i
quotidiani tedeschi, ha accettato di
deporre per la difesa sulla rievocazione del massacro di 45 persone
nel villaggio di Racak, in Kosovo.
L'accusa afferma con sicurezza che erano civili quelli che sono stati massacrati dalle truppe Serbe. Questa
vicenda costituisce uno dei principali
motivi per accusare pesantemente Milosevic rispetto alla questione "Kosovo" negli atti del
suo processo.
Hutsch ha spiegato di essersi recato a Racak nel gennaio del 1999 con William Walker, allora alla testa della
Missione di controllo sul Kosovo
istituita dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
Egli ha raccontato la scoperta in una roggia nei pressi di Racak di un cumulo di cadaveri. Hutsch ha assicurato che
un centinaio di combattenti dell’UCK si
aggiravano attorno al villaggio ed erano
posizionati al suo interno nel corso della sua visita, ed ecco
quindi che la sua deposizione va nel
senso della difesa…..Il giornalista, che, prima di entrare nella stampa, aveva
passato 14 anni nell’esercito tedesco,
ha inoltre giudicato che la guerra in
Kosovo era stata per larga parte causata dall’UCK.
AP - 12.10.04
L’Aja (AP) –
Martedì scorso, è ripreso il processo a
Slobodan Milosevic davanti il Tribunale Penale Internazionale (TPI) dell’Aia, dopo l’interruzione di un mese.
L'ex Presidente yugoslavo, perseguito per crimini di guerra, ha chiesto
un’altra volta di potere ricusare i
suoi avvocati nominati d’ufficio, cosa che la Corte gli ha nuovamente
rifiutato.
Milosevic avrebbe voluto continuare a difendersi da solo, come aveva fatto dall’inizio del processo, ma i medici
al presente lo trovano troppo malato per continuare a farlo.
Perciò il Tribunale ha nominato d’ufficio due avvocati difensori e, il mese
scorso, ha ordinato la sospensione del processo per permettere loro di
preparare la difesa del loro cliente.
Martedì, Slobodan Milosevic ha rinfacciato ai suoi giudici di consentirgli solo
dei « mozziconi di diritto », ma il Presidente del Tribunale, Patrick
Robinson, lo ha bloccato senza indugi, così
apostrofandolo: « Non voglio sentire discorsi! ».
Inoltre, il Presidente ha chiesto ad uno dei difensori d’ufficio, Steven Kay,
di continuare con l’interrogatorio di un giornalista tedesco, che si trovava in Kosovo nel 1999.
The Guardian, 10/10/2004
Milosevic : "Non si trova alcun nesso con un genocidio " di Chris
Stephen
Una nuova controversia ha scosso il processo a Milosevic, con le affermazioni
di un importante analista delle informazioni di intelligence ["senior intelligence analyst"], secondo
il
quale il leader yugoslavo era innocente del crimine di genocidio.
Ora il Dr. Cees Wiebes, professore all'Università di Amsterdam, ha dichiarato
che non esistono prove che collegano alla peggiore atrocità della guerra in
Bosnia, il massacro di 7.000 Musulmani avvenuto nella città di Srebrenica.
Srebrenica, che fu invasa dalle forze Serbe nel luglio del 1995, costituisce il
fondamento dell’accusa di genocidio rivolta contro Milosevic, ma Wiebes, che
partecipa all’indagine del governo Olandese
su questa atrocità, ha dichiarato che non esisteva nulla che collegasse
Milosevic a questo crimine.
"Nella nostra relazione, di quasi 7.000 pagine, siamo arrivati alla
conclusione che Milosevic non era in possesso di alcuna conoscenza in via
preliminare del massacro che si stava per compiere", ha affermato durante
una trasmissione radio dal titolo "L’autentico Slobodan Milosevic" che questa notte deve essere
messa in onda dalla BBC.
In compenso, quello che noi abbiamo trovato è la prova del contrario. Milosevic
è rimasto assolutamente sconvolto, quando ha appreso del massacro".
La prospettiva che l’ex uomo forte di Belgrado sia discolpato dell’accusa più
pesante a cui deve far fronte produce un’impressione fastidiosa su un processo
già di per sé ingarbugliato, che ricomincia questa settimana con le audizioni
dei testimoni a carico della difesa, dopo parecchi mesi di aggiornamenti.
Uno scacco nel produrre le prove del genocidio getterebbe un’ombra non solo su
questo processo, ma anche sulla stessa possibilità di far pagare il conto dei
loro crimini ai tiranni, davanti ai tribunali per i
crimini di guerra; il caso più eclatante sarebbe quello di Saddam Hussein.
Wiebes ha guidato una formazione di specialisti in analisi di intelligence
commissionata dal governo Olandese per condurre un’inchiesta sul massacro, dato
che forze Olandesi erano presenti nella città sotto le bandiere dell’ONU.
Perciò ha avuto accesso a documenti segreti, alle testimonianze di diplomatici
chiave e di centinaia di testimoni….
Wiebes afferma che Milosevic non aveva
giocato alcun ruolo.
…Secondo lui, è comprensibile che Milosevic era stato sconvolto,"dato che
in questa fase della guerra era in corso la ricerca di un accordo politico, e
questi fatti non portavano niente di buono per la
conciliazione".
Wiebes afferma anche che la sua squadra ha presentato le sue prove al Procuratore Capo del TPY, Carla Del Ponte,
ma che sono state scartate:
"Quello che ho sentito da fonti sicure all’Aia, è che la Signora Del Ponte
valuta che noi siamo troppo morbidi e non vediamo le cose in bianco e nero, ma
in modo sfumato".
I procuratori del TPY ribadiscono che non è proprio così, ma che la relazione
non era pertinente…
Wiebes è la prima personalità ha esporre pubblicamente quello che da qualche
tempo molte fonti all’Aia privatamente dichiarano: semplicemente che non esiste alcuna prova per potere
sostenere
un’accusa di genocidio.
L'accusa ha passato mesi a tentare di provare il contrario, ma ha lasciato in
sospeso tutta una serie di lacune, malgrado la comparizione di testimoni di
alto profilo.
Fra costoro, il comandante della NATO, Wesley Clark, che ha deposto all’Aia nel
dicembre scorso…
Chris Stephen, autore de ‘Il giorno del giudizio : il processo a Milosevic’.
Processo a Milosevic: perché questo
silenzio? 10/10/2004 Da TV-STOP
Chi parla ancora del processo Milosevic? Nessuno. Perché ? Perché hanno
fatto tacere il "macellaio dei Balcani " imponendogli un avvocato di
ufficio?
Questo sommario della situazione prodottasi il mattino del dodicesimo (e per
adesso ultimo) giorno della sua arringa difensiva spiega forse questo silenzio
assordante dei media internazionali.
S. Milosevic : "…Nel corso dell’aggressione della NATO, non sono state
utilizzate in maniera diretta sostanze velenose e tossiche, ma si sono ottenute
per vie traverse conseguenze analoghe a quelle di una guerra chimica. Ad
esempio, bombardando le installazioni e i depositi chimici, le raffinerie e le
fabbriche di prodotti chimici a Pancevo, Novi Sad, Lucani e Baric.
In questo modo, è stata inflitta alla Serbia una guerra chimica.
Questa è stata l’impresa delle Potenze che non volevano che la Serbia fosse
sovrana sul Kosovo-Métohija, anche se questa sovranità era garantita dalle
condizioni del cessate-il-fuoco e prevista dalla
Risoluzione 1244, che non è stata assolutamente rispettata.
Le grandi potenze vedevano di loro interesse lo sfruttamento dell’area del
Kosovo-Métohija per i loro fini geo-strategici ed economici, per non parlare
delle ricchezze minerarie, idrografiche e di altra natura
di questa regione. Rispetto a tutto questo, bisogna tenere conto del fatto che
in Kosovo sono presenti i più grandi giacimenti di lignite d’Europa, con circa
14 miliardi di tonnellate, e che parimenti
racchiude il 48% delle riserve totali di piombo e di zinco della Serbia,
per un valore immenso.
Inoltre il Kosovo contiene riserve di cobalto e di nichel di un valore
egualmente consistente, e le sue centrali elettriche sono importanti per
quadrare il bilancio elettro-energetico della Repubblica di Serbia.
Tutto quello che sta per essere enumerato qui sotto dipinge i sordidi appetiti
di saccheggio che costituiscono il movente fondamentale dei sedicenti difensori occidentali dei diritti
degli Albanesi.
In contrasto con il fatto che la fonte determinante la crisi nel Kosovo-Métohija — che continua dall’epoca
delle espulsioni delle popolazioni serbe e in generale non-albanesi sotto
l’occupazione turca della regione — risiede nell’aspirazione dei nazionalisti
albanesi di creare una Grande Albania, aspirazione che costoro non nascondono
assolutamente e per conseguirla pensano che siano legittimi tutti i mezzi,
questa vostra cosiddetta parte civile ha la faccia tosta di accusare me, quindi
la Serbia e i Serbi, di aver voluto instaurare, nel mezzo del nostro proprio
Stato, in una regione che costituisce il
cuore e il centro dello Stato Serbo medioevale, una presunta “Grande Serbia”.
Come sia possibile fare per instaurare la Serbia- grande o piccola che sia, non
importa - nel bel mezzo della Serbia stessa, non arrivano proprio a spiegarcelo
o a dimostrarlo.
Quello che è stato dimostrato nella maniera più chiara nella prima parte di
questa operazione che voi chiamate “un processo”, come pure nel resto di tutta
l’operazione, vista la natura e i contenuti di queste false accuse, riveste
l’apparenza e il carattere di una pura e semplice farsa.
Una farsa meschina per i suoi contenuti e per il suo valore, ma niente affatto
meschina per la quantità di denaro che vi è stato riversato per la sua messa in
esecuzione, per esempio dall’Arabia Saudita, da George Soros e da tutti gli altri donatori sedicenti imparziali.
Io desidero aggiungere ancora questo : è dal 1998, dal momento in cui
Holbrooke è venuto a trovarci a Belgrado, che noi abbiamo fatto sapere agli
Stati Uniti, sulla base di informazioni in nostro possesso, che Osama Ben Laden
si trovava nel Nord dell’Albania e che appoggiava l’UCK, che lui stava operando
per la formazione, la preparazione dei membri di questa organizzazione
terroristica e per procurare loro l’armamento.
Nondimeno, gli Americani hanno finito per optare per la collaborazione con
l’UCK, e dunque per la collaborazione diretta con Ben Laden. E questo, dopo che Osama aveva già fatto
saltare in aria le Ambasciate degli Stati Uniti in Kenya e in Tanzania, e da
parte sua aveva dichiarato loro guerra…”
Traduzione di Curzio Bettio ( Soccorso Popolare PD)
Chiusa fase accuse, ora la parola a
Milosevic
(ANSA) - L'AJA, 25/02/04 - Basta ritardi, basta udienze sospese per i problemi di salute dell'imputato: dopo
due anni dall'inizio del processo,
Carla Dal Ponte ha oggi ufficialmente chiuso la fase delle
accuse contro l'ex presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic.
Il procuratore generale del Tribunale penale internazionale sull'ex Jugoslavia
ha accettato di rinunciare a due udienze che
aveva ancora a disposizione pur di dare un colpo di acceleratore al processo.
''La procura vuole chiudere il proprio dossier'' nella fase attuale in cui si trova il lavoro degli
avvocati dell'accusa, aveva commentato
nel primo pomeriggio la portavoce del Tpi, Florence Hartmann. E poco dopo i
giudici del Tpi hanno fatto sapere di aver accettato la decisione: in altre
parole, la fase delle imputazioni si
e' chiusa e ora - nel giro di tre mesi - la
parola dovrebbe passare a Milosevic, che non ha voluto avvocati scegliendo di difendersi da solo.
INCOGNITE.E' indubbio pero' che il processo contro l'ex uomo forte di Belgrado
si trova in un momento delicato. Sul processo pesa un'incognita per ora
difficilmente risolvibile, viste le dimissioni presentate a sorpresa qualche
giorno fa da Richard May, il
giudice britannico che presiede la Corte e che lascera' l'incarico il 31 maggio prossimo per ragioni
di salute.In una situazione del genere - e cioe' con la partenza di uno dei giudici del tribunale - Slobo avrebbe
il diritto di chiedere che il procedimento riparta da zero.La possibilita' che
l'ex presidente Jugoslavo - 62 anni, chieda
un nuovo processo e' pero' giudicata ''improbabile'' negli ambienti del Tribunale.
STRATEGIA DIFESA. L'avvio della difesa da parte di Milosevic e' previsto per il 19 maggio prossimo,
mentre la chiusura del processo nel
2006, quattro anni dopo la prima udienza, celebrata il 12 febbraio del 2002.
Alla Corte dell'Aja gli occhi sono quindi puntati su quella che sara' la strategia dell'ex presidente
jugoslavo, che potrebbe chiamare in
propria difesa numerosi nomi illustri,
quali Bill Clinton e il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Di
certo c'e' solo che oggi si e' chiusa una tappa chiave di un processo ormai
storico, quasi da guinness dei primati.
Quello in corso all'Aja e' infatti un procedimento giudiziario con un imputato che e' un ex capo di Stato e che si
difende da solo, in cui una quindicina di udienze sono state rinviate per
ragioni di salute
dell'accusato. In aula si sono d'altra parte ascoltate contro Slobo quasi 300
testimonianze, alcune delle quali portate da politici di spicco quali il
generale a riposo Wesley Clark - ex comandante Nato in Kosovo -, il capo dello stato croato Stipe Mesic, l'Alto
rappresentante in Bosnia, il britannico Paddy Ashdown.
Fine primo round fra Slobo e Del Ponte
L'AJA, 11-09-02 - Primo giro di boa all'Aja al processo-fiume contro Slobodan
Milosevic davanti al Tribunale Penale Internazionale: dopo 22 settimane di
dibattimenti si e' conclusa questo pomeriggio la presentazione delle prove
dell' accusa nel filone Kosovo del processo contro l'ex-presidente jugoslavo,
accusato di crimini di guerra e contro l'umanita'. Ora ci saranno due settimane
di pausa, per consentire a Milosevic, che si difende da solo, di prepararsi al
secondo attacco dell'accusa: dal 26 settembre i Pm del procuratore generale
Carla Del Ponte presenteranno i capi d'accusa contro l'ex-presidente per le
guerre in Croazia e in Bosnia. Questo in teoria fino al maggio 2003. Poi
dovrebbe iniziare la contro-offensiva di Slobo, che avra' un tempo equivalente
a quello dell'accusa, circa un anno, per presentare le sue contro-prove e i
suoi contro-testimoni. Nella prima meta' del 2004, se i tempi sono rispettati,
ci dovrebbe essere la sentenza finale. Uno dei primi testimoni a deporre per
l'accusa alla ripresa del processo, dopo il 26 settembre, sara' il presidente
croato Stipe Mesic.
Dopo gli scambi infuocati dei primi giorni del processo fra Milosevic e Del
Ponte, le deposizioni di 124 testimoni dell'accusa, i puntigliosi
contro-interrogatori di Slobo, non e' chiaro chi abbia vinto il primo round del
processo. L'accusa sembra avere dimostrato in maniera incontestabile che in
Kosovo ci sono state violenze e atrocita' contro la popolazione civile da parte
delle forze serbe. Ma nei primi 100 giorni del processo, stando agli
osservatori, i Pm non hanno portato formalmente la prova che le azioni contro i
civili siano state ordinate da Milosevic. In base allo statuto del Tpi
l'accusa, per ottenere la condanna dell'imputato, deve dimostrare che gli
ordini sono venuti da lui, o che ha saputo e non ha fatto nulla per impedire i
crimini.
Ancora oggi, contro-interrogando l'ultimo teste dell'accusa, l'esperto militare
canadese Philip Coo, Milosevic gli ha chiesto se avesse visto un documento
qualsiasi da lui firmato che ''ordinasse un crimine''. E Coo e' stato costretto
a ammettere di ''non avere visto alcun documento del genere''. L'ex-presidente si e' difeso finora con una
energia e una abilita' da principe del foro inaspettate. Ha ribattuto a tutte
le accuse, contestato tutte le deposizioni dei testimoni, che spesso ha fatto
cadere in contraddizione. Milosevic si considera sotto accusa per motivi
politici, e sostiene che molti testimoni non hanno detto la verita'. La
concentrazione fortissima rivolta dall'ex-presidente al processo ha avuto anche
conseguenze per la sua salute. Il mese scorso i medici hanno individuato
'rischi cardiaci' e hanno chiesto al tribunale di ridurre il ritmo delle
udienze. Nella dura partita a scacchi fra lui e Carla del Ponte e' ancora
troppo presto per capire chi vincera'. Fra i due c'e' un rapporto di
antagonismo personale. Per Slobo l'ex-pm ticinese e' il nemico principale, cui
confrontarsi costantemente, e la procuratrice e' caparbiamente decisa a farlo
condannare. Anche in chiusura della prima fase del processo oggi ci sono state
scintille indirette fra i due, quando l'ex presidente jugoslavo ha chiesto
senza successo di poter tenere una conferenza stampa. ''Del Ponte non perde occasione per parlare con giornalisti: perche'
non posso avere anch'io un' opportunita'?'' ha protestato l'ex-uomo forte
dei Balcani. (ANSA).
ICTY : 7/05/02 Fadil Vishi, Testimone Albanese a Difesa
…SM: Nella sua deposizione del 18 ottobre 1999, lei disse letteralmente --
questo è scritto alla pag.1 della deposizione, ed io lo cito: "Abbiamo
perso ogni libertà. Abbiamo totalmente perso la nostra libertà. Dall'ultimo
capodanno, non eravamo autorizzati a lasciare l'area di Dubrava. I serbi hanno
tolto, tagliato l'elettricità ed il telefono e noi non avevamo possibilità di
avere informazioni dal mondo esterno. Non sapevamo niente di ciò che stava
succedendo in Kosovo prima che le truppe dalla KFOR arrivassero nel Giugno
'99." Sono queste parole sue? E' successo così?
T: Verissimo.
SM: Quando lei dice che non vi permettevano di lasciare Dubrava dall'ultimo
capodanno, intende dal 1 gennaio 1999?
T : Sì.
SM: Questo significa che nessuno degli albanesi del villaggio - era un
villaggio puramente albanese, giusto? - poteva lasciare Dubrava, costantemente.
E' giusto?
T: Giusto.
SM: E come mai, come facevano i serbi ad evitare che voi lasciaste l'area di
Dubrava?
T: Non volevano che lasciassimo il villaggio perché -- noi non volevamo
lasciare il villaggio perché era il nostro posto.
SM: Quindi voi non volevate lasciare il villaggio. Ho capito correttamente?
T: Giusto.
G: Mr. Vishi, una domanda: Potrebbe chiarire il significato di ciò che ha detto
nella deposizione? Potrebbe guardare alla deposizione? E' nel quarto paragrafo
della prima pagina. "Abbiamo totalmente perso la nostra libertà.
Dall'ultimo capodanno, non siamo autorizzati a lasciare l'area di
Dubrava." L'ha trovato? "non siamo autorizzati a lasciare l'area di
Dubrava" In lingua albanese, dovrebbe essere la terza frase del quarto
paragrafo.
T: Sì, l'ho trovato.
G: Avevate sentito dalle forze serbe di non lasciare il villaggio in una
precisa lingua? Cosa intendete, con non eravate autorizzati a lasciare il villaggio?
Loro vi hanno ordinato di rimanere nel villaggio? Cosa significa quella frase?
T: Non ce l'hanno ordinato perché non
avevamo contatto con loro, ma non osavamo lasciare il villaggio per paura.
G: Ok, grazie.
ICTY : 02/05/02 Dott. Gerzaliju Medico, ha curato militanti UCK e civili Difesa
[...]
SM: Conosce qualche caso di albanese ucciso o ferito dall'UCK?
T: No. E' completamente falso. L'UCK non ha ucciso nessuno. La guerra che c'è
stata, era una pura guerra tra due
fronti. Magari alcuni albanesi sono stati feriti, ma non c'è dubbio che sono
stati i servizi sicurezza serbi, perché Nexhmedin Ajeti ha lavorato nella
sicurezza di stato serba fino il 3 gennaio - giugno 2000 - e lui ... le forze
serbe hanno ucciso suo figlio. E questo è un esempio che risponde al principio
che la rivoluzione mangia i propri figli.
SM: E sapevate che ...
T: Le forze di sicurezza serbe l'hanno ucciso a Mitrovica, e anche suo figlio è
vivo - hanno ucciso suo figlio, mentre lui stesso, è vivo. Vive a Pristina. Può
venire e testimoniare lui stesso.
SM: Che è stato ucciso dalle forze serbe?
T: No. E' stato ferito, e lui - ha lavorato fino al tre di giugno nei servizi
di sicurezza serbi, in polizia. Non so. E' stato ferito dalle forze serbe. Suo
figlio è stato ferito ed è rimasto invalido, ed anche suo figlio è stato
ucciso, in concordanza con questo principio comunista, che ho citato, la
rivoluzione divora i suoi figli.
SM: Ma lei sa chi ha in realtà attaccato Ajeti, o non lo sa? O ne ha soltanto
sentito parlare?
T: Ajeti ha detto lui stesso che la polizia serba e le forze militari hanno
realizzato l'attacco.
SM: E lei pensa che qualcuno che vive a Pristina adesso, potrebbe osare di
dichiarare qualcosa di diverso?
T: Questo è quello che è successo, perché fino a giugno, lui ha lavorato nel
servizio di polizia serba e - lì è sopravvissuto. Lui... lui si trasferì lì, e
non ha nessun problema. Pristina è un posto democratico ora, sotto la
supervisione dell'Europa democratica. Io - lui sta solo dicendo la verità.
[...]
SM: Lei ha detto di avere sentito delle
esplosioni molto forti il 31 maggio, quando stavano bombardando nelle vicinanze
di casa sua, giusto? Ha detto che è stata bombardata la caserma, o qualcosa del
genere.
T: Sì, la caserma è stata bombardata, la caserma dell'esercito, e tutta la casa
ha sentito lo scoppio. Non era molto lontano, dove hanno bombardato; tre,
quattro km . Dopo la guerra, ho visto le tracce del bombardamento.
SM: In base a quello che ha detto,
sembra che nessuno vi ha portati via da casa vostra, che voi avete lasciato la
casa di vostra iniziativa. E' vero o non è vero?
T: No, non è vero. Io ho lasciato casa mia per le granate e gli attacchi,
mentre i miei vicini, loro -- le forze sono andate nelle loro case e gli hanno
detto 'Andatevene', perché i -- i vicini hanno detto loro, 'Andatevene, perché
quando arriveranno le forze, vi uccideranno'.
SM: Bene. Allora voi non vi stavate
rifugiando dal bombardamento della NATO; voi vi stavate rifugiando dai serbi,
ho capito bene? Siccome vi stavate rifugiando dai serbi, siete scappati, né più
né meno, attraverso la Serbia, non è vero? E lei ha detto che non avete avuto
nessun problema lì. E poi in Montenegro, sempre senza problemi.
G: Questa sarà l'ultima domanda.
T: No.
G: Avete avuto dei problemi in Montenegro?
T: No, no, Vostro Onore. Per la strada, dovevamo pagare con marchi tedeschi, e
l'alta commissione per i rifugiati si prese cura di noi.
[...]
L’arringa di Milosevic:
«La mia verità contro un oceano di bugie»
In aula l’ex presidente esordisce: «Non accetterò di
essere interrotto»
Ha parlato per quattro ore, mostrando filmati e
fotografie delle
vittime dei bombardamenti Nato. «E’ un processo al
popolo serbo»
15 febbraio 2002 di
Giuseppe Zaccaria inviato all'AJA
«Spero non mi interromperete»,
esordisce Slobodan Milosevic. Non succederà. Questa, al tribunale
internazionale dell’Aja, è una giornata importante: a sette mesi dall’arresto
l’imputato più famoso del mondo prende la parola per difendersi, ma da
consumato frequentatore di palcoscenici politici internazionali lo fa parlando
della Serbia, della Jugoslavia, del mondo più che di se’ stesso. E’ il solo
modo per tentare di rovesciare una prospettiva storica, e di conseguenza le
accuse.
«Qualsiasi persona
normale del mondo sa che questo è un processo politico, un crimine contro la
verità, anzi una lotta fra verità e menzogna...». «Ho contro di me i più
potenti apparati informativi del mondo e posso difendermi sono un telefono
pubblico nel carcere di Scheveningen...». «Non accetterò, presidente May, che
le mie dichiarazioni vengano interrotte: mi appello all’«habeas corpus» come
ogni imputato in qualsiasi legislazione del mondo».
Come ci si aspettava, Slodoban Milosevic continua a calarsi nel ruolo
dello statista, anche se adesso è ristretto in un carcere. Ancora più netta del
previsto è però la scelta di «saltare» la corte per rivolgersi all’esterno, al
sistema mediatico, ed alla sua gente. In Serbia le televisioni trasmettono
l’udienza in modo integrale, come fa la «Bbc». La «Cnn» la spezza coi i
commenti di Christiane Ammanpour.
Quel che s’inaugura nelle telecamere del circuito interno è un
confronto che tenta di proiettare le vicende jugoslave .- e dunque serbe,
bosniache, croate, miloseviciane - in una dimensione rovesciata, in una lettura
inversa della storia che parte da Oriente. Se tutto questo risulterà
convincente lo dirà il futuro, o almeno il futuro di questo tribunale.
Nel frattempo Milosevic cancella gli ultimi dubbi suo proprio
atteggiamento: lui continua a non considerare legittima questa Corte, a parlare
ai «media», a perseguire una prospettiva storica. Ed a tratti a sfidare i
giudici.
«Voi non avete
alcuna prova contro di me. Volete convocare dei testimoni? Fatelo, fate in modo
che qui giungano tutti quelli che ardono della voglia di dimostrare al mondo
che gli albanesi del Kosovo scapparono per le violenze serbe, e non per le
bombe della Nato. Tentate pure di spiegare l’opposto di ciò che pensa ogni
persona sensata del mondo...».
Il filmato che Milosevic aveva annunciato è lunghissimo, greve,
disperato. Un’inchiesta televisiva tedesca ripresa dalla tv serba, un’antologia
dei massacri che anche la Jugoslavia ha subito durante gli attacchi
dell’Alleanza Atlantica («una forza militare - dice l’imputato - superiore di
676 volte a quella della Jugoslavia»).
L’imputato usa un tono neutro, dalla borsa che ogni volta aveva portato
in aula ha tirato fuori un pacco di documenti, e li scorre con la pignoleria
del notaio.
Sono foto e sequenze che riguardano a Racak, il luogo del «massacro»
che scatenò l’intervento Nato. La signora Ranta, findandese, a capo di una
commissione medica dell’Onu dice che si trattò di uno scontro fra poliziotti
serbi e guerriglieri, poi usato da collezionisti di cadaveri per creare il
«casus belli». Un generale tedesco racconta che cercò di avvertire il proprio
governo della manovra.
«Un atomo di verità in un oceano di menzogne», commenta l’imputato alla
fine del film. Ma il repertorio degli orrori non si è esaurito. Adesso tocca
alle fotografie.
L’altro ieri uno dei procuratori aveva avvertito il pubblico che per
sopportare certe immagini occorreva «uno stomaco forte». Dev’ essere forte
anche se si vogliono scorrere le sequenze dei bombardamenti sulla Jugoslavia.
Brandelli di carne, corpi carbonizzati, bambini o albanesi o rifugiati o
giornalisti uccisi a causa di «danni collaterali».
Milosevic scorre le orribili foto quasi a tenere una contabilità
dell’orrore rimosso. Anch’egli recita: ogni tanto commenta un’immagine dicendo
«questa era una bambina», «questi erano poveri vecchi che dormivano in
casa...». Il «pathos» è avvertibile, anche il presidente Richard May si
concentra su quelle immagini con l’aria smarrita.
La prima parte della «controrequisitoria»si conclude nel pomeriggio,
dopo molte interruzioni:Milosevic ha sfiancato anche le interpreti. «Liberatemi - dice - sapete bene che non
fuggirò: a questo tribunale non interessa la verità, punta solo a demonizzare
ancora me ed il popolo serbo».
Ecco: il popolo serbo. Per quattro ore, ogni volta che gli è stato
possibile, Milosevic ha anteposto la Serbia, la nazione serba, il popolo serbo
alla sua persona. Per esempio, parlando di violenze: «L’esercito e la polizia serbi hanno sempre
considerato il prigioniero come sacro. Non dico che singoli o piccoli gruppi
non abbiano compiuta violenze, anche terribili o schifose ma si trattava
appunto di singoli o di gruppi, come purtroppo accade in qualsiasi Paese del
mondo...».
O ancora:«Ho dati
e documenti sufficienti per difendere la dignità del mio Paese ». Annuncia
che vuol convocare come primo teste Jacques Chirac. Cita la responsabile
dell’Onu per i rifugiati, la giapponese Ogono, per raccontare come i serbi
trattano un milione di rifugiati. Oggi continuerà il comizio. L’ultimo guizzo
ha ancora uno sfondo personal-nazionalistico: «Mi accusate di aver decorato alcuni
militari? E cos’altro avrei dovuto fare: con chi, che esempio, ha abbattuto un
«aereo invisibile» che valeva milioni di dollari e veniva a bombardare i nostri
bambini? ».
Da La Stampa
L'arringa in serbo dell'ex presidente jugoslavo al processo dell'Aja 14 febbraio 2002
Milosevic si difende
attaccando: "Bugie
Milosevic mostra un video con le
vittime delle bombe Nato:
i media occidentali sono stati «uno
strumento di guerra» e di propaganda
I procuratori dell'Aja mettono
sotto accusa il popolo e la nazione serba
I serbi non hanno mai cominciato
alcuna guerra
La Serbia è il solo Paese nell'ex
Jugoslavia senza discriminazione etnica
Per l'esercito e la polizia
jugoslavi i prigionieri sono «sacri»e i «crimini sporchi» sono
responsabilità dei singoliMilosevic ha chiesto la convocazione come testimoni di
Clinton, Albright, Dini, Blair, Schoroeder, Kohl e Dini.
L'AJA. L'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic ha iniziato la sua
replica alle accuse che gli sono state rivolte all'Aja mostrando un video con
immagini di cadaveri di vittime dei bombardamenti Nato in Kosovo. «Spero di non
essere interrotto», aveva detto poco prima al presidente della corte Onu
Richard May.
Il video fu girato da una troupe tedesca e riguarda il massacro di
serbi kosovari a Racak. Le immagini mostrano i cadaveri di 44 serbi e, montate
in sequenza, le dichiarazioni dell'allora responsabile della missione in Kosovo
dell'Osce, William Walker; del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e le
riprese dei danni alla popolazione civile serba in conseguenza dei
bombardamenti della Nato.
Terminata la proiezione del video, l'ex Presidente jugoslavo Slobodan
Milosevic, alla sbarra a L'Aja, ha iniziato la sua arringa vera e propria (in
serbo): «Questo
è solo un atomo, una piccola parte di atomo di verità nell'oceano di bugie che
la propaganda dei media ha scatenato contro il mio Paese».
«Tedeschi, britannici e statunitensi non hanno mai mostrato il punto di
vista serbo. Sulla Jugoslavia c'è stato il buio dei media internazionali. I
media sono stati uno strumento di guerra», ha sostenuto l'ex presidente
jugoslavo. «Gli americani sono andati dall'altra parte del mondo per combattere
i terroristi. E questo è stato considerato normale. In questo caso le nostre
azioni sono state considerate criminali».
«Migliaia di jugoslavi hanno sofferto per i bombardamenti della Nato.
Settantotto giorni di bombardamenti, durante i quali l'allarme ha suonato tutti
i giorni, ventiquattro ore al giorno. Voglio vedere se esiste una corte che
possa ignorare il fatto che ci siano stati settantotto giorni di
bombardamenti».
«La Serbia è stato
il solo Paese nell'ex Jugoslavia in cui non c'è mai stata discriminazione
etnica». «La popolazione del Kosovo è stata espulsa dall'Uck e dai
bombardamenti della Nato. Questa è la verità sui profughi scappati dal Kosovo».
«La deportazione fabbricata dai media è stata sicuramente organizzata
da qualche organizzazione. Ma io non ne ho mai saputo nulla». «Siamo l'unico Paese a essere riuscito ad
abbattere un aereo invisibile americano. Bene, l'uomo che l'ha abbattuto merita
una medaglia al valore». «Questa è la mia prima opportunità in otto mesi di
poter parlare liberamente».
«Tutti i procuratori continuano a ripetere che stanno processando una
persona e non un popolo. Ma tutti i documenti mostrano di come sotto processo
ci sia tutto il popolo serbo». «I serbi non hanno mai cominciato alcuna guerra. Le
prime azioni di guerra sono state iniziate dai nemici dei serbi. E nel caso del
Kosovo, devo aggiungere che il Kosovo è Serbia, come L'Aja fa parte dell'Olanda».
Nell'arringa dopo la proiezione, Slobodan Milosevic ha anche negato che
l'esercito e la polizia jugoslavi siano stati responsabili di «crimini
sporchi». «Questi crimini sporchi non sono responsabilità dell' esercito e
della polizia jugoslavi: per loro un prigioniero è sacro» ha affermato.
Milosevic ha però ammesso che dei crimini siano stati commessi «da gruppi o
individui». «Non dico che questi crimini non sono stati commessi da gruppi o
individui, ma individui e gruppi che commettono crimini ci sono ovunque nel
mondo».
Milosevic ha annunciato che chiederà la convocazione come testimoni di
diversi leader occidentali degli anni 1990, citando in particolare Bill Clinton,
Madeleine Albright, Lamberto Dini, Tony Blair, Gerhard Schoroeder, Helmuth
Kohl. «Sono tutte persone con le quali ho avuto contatti ufficiali, ad
eccezione di Schroeder e Blair, con i quali non ho mai parlato» ha affermato
Milosevic.
Da La Stampa
SUL TPIJ :
L'intera verità a
L'Aia di Timothy Bancroft-Hinchey
Malgrado i tentativi di fare tacere Slobodan Milosevic, il suo processo si sta
dimostrando una interessante fonte di informazioni su che cosa è realmente
accaduto nei Balcani.
A Slobodan Milosevic, l'ex-Presidente della Iugoslavia, è stato negato
inesplicabilmente il diritto di continuare a difendersi da solo e, invece, gli
è stato assegnato un avvocato di nome Steven Kay, che
conduce la "difesa" senza alcuna informazione dal gruppo di Milosevic.
Dei 97 testimoni con cui si è messo in contatto, 92 si sono immediatamente
rifiutati di testimoniare a meno che a Slobodan Milosevic non sia dato il diritto di difendersi da solo, secondo
Zdenko
Tomanovic, consigliere legale principale del sig. Milosevic.
Tuttavia, un testimone che ha acconsentito a testimoniare ha lasciato la NATO e
i relativi padroni a Washington a contorcersi nell'imbarazzo.
Un giornalista tedesco, l'ex-maggiore dell'Esercito Franz Josef Hutsch era in
Kosovo tra settembre del 1998 e dicembre del 1999. Egli descrive se stesso come "reporter inserito nel
KLA" (KLA -
Kosovo Liberation Army, esercito di liberazione del Kosovo, altrimenti noto
come UCK - Ushtria Clirimtare e Kosoves).
Franz Josef Hutsch dichiara che il clima che ha trovato nella provincia era "teso ma non violento" ma che
la violenza è stata causata dall'UCK, non dai Serbi. L'UCK, sostiene, usava la
tattica del colpisci-e-scappa contro le pattuglie dei Serbi e tendeva a
provocare "reazioni in eccesso" dalle autorità, spesso inscenando
rappresentazioni, assicurandosi che i civili fossero nel posto sbagliato al
momento sbagliato, solitamente appena prima che arrivassero i giornalisti.
Inoltre sostiene che gli albanesi cercavano di ingannare i Serbi per farli
sparare sui civili, i quali furono usati ed abusati per soddisfare gli
obiettivi dell'UCK, obbligati a resistere a condizioni atmosferiche dure, in
modo che sarebbero apparsi rabbrividiti e miseri davanti alle macchine
fotografiche, o da disporli nelle zone di combattimento per aumentare i danni
collaterali.
Gli albanesi avrebbero fatto i loro soldi con il traffico di droghe e della
prostituzione - le droghe e le donne, spesso le ragazze albanesi più graziose
strappate dalle loro famiglie, sarebbero state scambiate
con pistole alla frontiera.
Per quanto riguarda gli ufficiali, Hutsch dichiara che fra 80 e 100 ufficiali
arabi hanno lavorato con il KLA (UCK - n.d.t.) e che ogni unità è stata
comandata da uno di questi Mujaheddin, che furono pagati
con "somme enormi" dalla ditta MPRI, che aveva addestrato questi
elementi in basi in Turchia.
La nazionalità della ditta MPRI? Gli
Stati Uniti d'America.
Da Pravda – Mosca 14/10/2004 (trad. di F. Rossi /
G.A.MA.DI.)
Una vendetta, per
l'unico vero delitto che l'Occidente non può perdonare, che è il delitto di
aver resistito all'America
La decisione di estradare Milosevic perché sia processato dal Tribunale
istituito all'Aja sotto l'etichetta dell'Onu mediante una procedura di dubbia
legittimità, non è un momento della storia della giustizia, ma è un momento
della storia della vendetta e più ancora della storia del meccanismo vittimario
che rimette a posto la pace e la buona coscienza di tutti mediante il
sacrificio di una vittima, tanto meglio se adatta a farsi mettere in capo i
delitti e i peccati di molti.
Anche qui, come già avvenne per l'arresto, c'è stato uno scambio tra un atto
richiesto dall'estero e una promessa di denaro. Non è il giudicare Milosevic
che è in discussione. Nessuno ha mai pensato che nel conflitto jugoslavo, dove
tutti hanno compiuto crimini, dai capi delle fazioni armate ai negoziatori di
Rambouillet, il presidente jugoslavo fosse l'unico immune da colpe.
L'obbligatorietà dell'azione penale, l'indipendenza della magistratura dal
potere politico, e la sanzione internazionale dei crimini contro l'umanità, che
rivendichiamo quando sono negate in Italia, devono valere per tutti, anche nei
Balcani.
Ma l'arresto prima, la decisione per l'estradizione di Milosevic poi, sono
intervenuti per una volontà esterna, su impulso del Tribunale dell'Aja, quel
Tribunale che dovendo giudicare i crimini commessi nei conflitti
jugoslavi, non ha giudicato la
distruzione del diritto compiuta dalla Nato, che ha violato tutte le norme del
diritto internazionale e del diritto umanitario di guerra, perfino ammazzando i
giornalisti, con il bombardamento della Televisione jugoslava.
Il Tribunale dell'Aja ha in effetti aperto e subito chiuso l'inchiesta sulla
Nato, non trovando nulla riguardo a cui procedere. Dunque si tratta della
giustizia dei vincitori.
Ma prima ancora che dalla responsabile della Procura internazionale dell'Aja,
l'arresto era stato reclamato dall'America di Bush, e con un ultimatum che
scadeva il 31 marzo, giorno in cui è stato eseguito, in cambio di una
elargizione di 50 milioni di dollari, pari a 100 miliardi di lire.
Cento miliardi sono una cifra irrisoria, pari alla somma che si dice sia stata
spesa da Berlusconi per la sua campagna elettorale per acquistare il potere in
Italia. Cento miliardi per comprarsi la Jugoslavia, e per venderla, è una cifra
irrisoria; al cambio sono meno di 30 danari. Ed ora l'estradizione è stata
concessa dal governo e dal Parlamento serbi sotto il ricatto dei Paesi
"donatori", che dovrebbero con un miliardo di dollari aiutare la
Jugoslavia a ricostruire ciò che essi stessi con la guerra hanno distrutto.
Insomma una taglia su un colpevole. Ma più ancora una vendetta, per l'unico
vero delitto che l'Occidente non può perdonare, che è il delitto di aver resistito
all'America, e che Milosevic non ha compiuto da solo. Si può dire che anche
noi, che ci siamo opposti alla guerra, ne siamo stati complici. Un delitto che
fin troppo a lungo non è stato perdonato al Vietnam, che non è stato perdonato
in Salvador a mons. Romero e a quanti si sono opposti al regime voluto dagli
Stati Uniti, che non è stato perdonato a Saddam Hussein e all'intero popolo
iracheno, che continua a pagarne il prezzo in una guerra che per i vincitori
non è mai finita, e in uno strangolamento che ammazza i bambini e si perpetua
da una generazione all'altra di iracheni, anche nati dopo i fatti imputati come
reato. Dunque si tratta di una giustizia tribale, che pretende la vendetta del
sangue senza discernimento dei colpevoli e
senza distinzione tra i padri ed i figli. Una giustizia che, così concepita, è
una vergogna.
Quando dopo una lunga storia di diritti negati e di popoli calpestati la
comunità internazionale ha riconosciuto e affermato i diritti umani, quando col
patto di Roma si è tentato di istituire un Tribunale penale internazionale
permanente che gli Stati Uniti si rifiutano di accettare e impediscono che
nasca perché non vogliono sottoporsi ad alcuna giurisdizione, rivendicando
l'impunità dei loro poteri imperiali, si pensava a una ben diversa istituzione
e sovranità del diritto, si sperava in una ben
diversa giustizia, si intendeva un'oggettività e un'imparzialità dei giudizi,
senza vendette, senza imputati precostituiti e senza sentenze manipolate dal
potere.
Nulla di tutto ciò si riscontra nel modo in cui Milosevic, come si dice, viene
ora "assicurato" alla giustizia, grazie a un salario di un pugno di
dollari e con il mondo intorno a fare il tifo come in uno stadio.
E' una brutta pagina per la civiltà del diritto, è un'ulteriore umiliazione per
l'Europa; ed è questo che vogliamo esprimere con la nostra protesta.
Raniero La Valle, Giovanni Galloni, Antonia Sani, Vittorio Tranquilli,
Teresa Lanzetta, Salvatore Lumia, Ettore Zerbino, Paola Mutui, Claudio Tosi,
Bemardetta Forcella, Mariarosa Tinaburri.
14/09/2004 - Lettera aperta di Christopher Black,
avvocato canadese
Il Tribunale Internazionale per i crimini nella ex Yugoslavia (ICTY), una
associazione di criminali che non è ne’una organizzazione internazionale ne’una
organizzazione giudiziaria, è stato insediato
in violazione del diritto internazionale e dei principi fondanti della Carta
delle Nazioni Unite.
Questo Tribunale produce false accuse, organizza arresti e carcerazioni senza
la minima autorità legale e dirige quelli che definisce “processi”, in
violazione del diritto internazionale e di tutte le
leggi nazionali e delle norme di giustizia.
Questo Tribunale costituisce un’arma con la quale gli Stati Uniti e i loro
alleati tentano di distruggere il principio fondamentale della sovranità delle
nazioni, che costituisce la base essenziale
dell’autodeterminazione dei popoli e della democrazia, per cui gli Alleati
della Seconda Guerra Mondiale hanno fatto mostra di combattere i fascisti
Tedeschi, Italiani e Giapponesi.
Oggi, i fascisti hanno fatto la loro ricomparsa e, essendosi impadroniti del
potere negli Stati Uniti e negli altri paesi alleati della NATO, pretendono di
creare un Nuovo Ordine mondiale in seno al quale essi soli decideranno chi deve
vivere e chi morire, chi deve essere libero e chi imprigionato, come pure le
condizioni economiche e sociali nelle quali tutti noi dovremo vivere.
In nome della libertà, stanno creando la schiavitù.
In nome della giustizia e dei diritti dell’uomo, mutilano e massacrano.
In nome del diritto internazionale, hanno instaurato le norme di un potere
assoluto e implacabile.
In nome della democrazia, stanno distruggendo la democrazia.
In nome dei popoli, stanno instaurando una dittatura mondiale.
Una componente essenziale della dittatura consiste nel sistema delle non-leggi
e dei non-tribunali che loro hanno creato, sistema di cui si viene a prendere
assoluta consapevolezza nella forma di questi tribunali criminali, che hanno
l’unico obiettivo di sostenere il Nuovo Ordine mondiale e di distruggere
qualsiasi nazione o governo nazionale che si opporranno loro.
I ben noti non-tribunali, come l’ICTY o il suo omologo per il Rwanda ICTR, e i
loro quasi omologhi per la Sierra Leone, la Cambogia e Timor Est, sono stati
istituiti e sono mantenuti in carica e sotto controllo principalmente dagli
Stati Uniti, con l’obiettivo di demonizzare coloro che resistono alle loro
imposizioni; questo in vista della distruzione della sovranità di quei paesi e,
di conseguenza, si creano i presupposti per minare la sovranità di tutte le
nazioni, gli Stati Uniti da tutto questo sono automaticamente esclusi, e si
manovra in modo che i meccanismi della propaganda presentino versioni
distorte degli avvenimenti che sono avvenuti in quei paesi, trasformando senza
eccezioni le vittime dell’aggressione americana in capri espiatori e
“criminali”, e mascherando l’effettivo ruolo giocato in questi avvenimenti
dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
L’ICTY è stato insediato con questi obiettivi, di distruggere la Yugoslavia, di
controllare i Balcani e di minacciare la Russia.
L’ICTR è stato insediato al fine di distruggere il Rwanda, in quanto Stato
progressista, e di controllare le immense risorse dell’Africa centrale.
I Tribunali ibridi, mezzo ONU, mezzo nazionali, per la Sierra Leone, la
Cambogia e Timor Est, sono stati creati con il medesimo scopo, di schiacciare
l’opposizione agli interessi degli Stati Uniti e dei loro
alleati in quei paesi.
In questo caso, gli Stati Uniti, utilizzando la loro influenza sul Consiglio di
Sicurezza dell’ONU, hanno prodotto delle strutture criminali, che hanno la
pretesa di definirsi tribunali, con
funzionari che si pavoneggiano in pubblico con abbigliamenti stravaganti, tutti
paludati di titoli roboanti e di un senso morale professionalmente basso, e che
hanno redatto degli “statuti”, dei pezzi di carta straccia, di nessun
significato, salvo quello di mirare a conferirsi una vernice legale
immediatamente confutata dalle loro regole procedurali e dalle prove destinate
ad impedire la messa in atto di processi veramente legali ed ugualmente
impedire sempre alla verità di essere divulgata.
I sostenitori di queste strutture pretendono che esse agiscono secondo i
principi di giustizia, legalità ed umanità. Il fatto di imporre un
consulente-consigliere al Presidente Milosevic, scelto dal tribunale per
ridurre al silenzio il Presidente Milosevic e sabotarne la difesa, azione che
non avrebbe potuto aver luogo se non in ragione dell’assenza completa di morale
nella famiglia di giuristi rispondenti al nome di Kay, costituisce l’atto fra i
più densi di livore da parte del triumvirato di marionette della NATO che
portano le toghe rosse dell’Inquisizione e che non sono altro che delle
auto-parodie di giudici.
La natura fascista di questi tribunali si è palesata in modo chiarissimo.
La giustezza della causa del Presidente Milosevic salta agli occhi.
I popoli del mondo devono riconoscere che il Presidente Milosevic e tutti gli
altri prigionieri del Nuovo Ordine mondiale sono ostaggi di questo Ordine,
privati della loro libertà ad esempio per noi tutti.
I popoli di questo mondo devono agire per mettere un termine a queste
ingiustizie ed evitare che queste proseguano prima che anche noi diventiamo
tutti vittime.
I prigionieri di questi tribunali “ad hoc” devono essere rilasciati.
I tribunali devono venire bloccati. Coloro i
quali li hanno imposti devono affrontare la giustizia dei tribunali dei
loro stessi paesi per i crimini di guerra che hanno commesso.
La sovranità delle nazioni e il diritto internazionale devono essere
restaurati.
Le leggi internazionali dovranno essere restaurate.
Da noi tutti insieme, dunque il potere di fare questo sta nelle nostre mani!
Christopher Black, Da LAI (Traduz Curzio Bettio)
DOCUMENTAZIONE per la memoria storica :
GIORNALISMO La fossa dei media
di SANDRO PROVVISIONATO
(giornalista del Tg5)
La foto è di quelle raccapriccianti. Si vedono due miliziani dell'Uck chini su
una fossa comune che indicano un teschio. Uno dei due lo solleva con cavetti di
alimentazione per batteria d'auto.
Il messaggio è crudo e deciso. La foto è apparsa ieri sui quotidiani
Liberazione e l'Unità.
Uno spiacevole infortunio, perché quella è una fossa comune falsa.
In Kosovo, dopo la fine della guerra, vennero scoperte diverse fosse comuni (la
cifra fornita dal tribunale penale dell'Aja è di 529 fosse contenenti 3.685
cadaveri interi e resti parziali di
258 corpi, per un totale di 3.943, una cifra ben lontana dai 100.000 morti
forniti dalla Nato e dal Dipartimento di stato durante la guerra), ma quella
fossa venne allestita a consumo dei media internazionali il 15 giugno 1999, 5
giorni dopo la fine dei raid "umanitari" della Nato.
Lo affermo senza timore di smentite perché a quel ritrovamento ero presente.
Avvenne nel villaggio di Ruckhat, a una quindicina di km. Da Pec, dove il
contingente italiano Kfor si era acquartierato.
Come ho raccontato nel mio libro Uck: l'armata dell'Ombra (Gamberetti, 2000)
con me, inviato del Tg5, c'erano almeno 15 giornalisti italiani, diversi
fotoreporter e i cameraman di sei televisioni.
Sul sito di quella presunta fossa comune fummo condotti da alcuni guerriglieri
dell'Uck. Quello che sembrava il capo in un francese perfetto ci raccontò la
storia di quella famiglia sterminata dai paramilitari serbi, con le generalità
dei cadaveri e la data esatta dell'eccidio (il 20 maggio 1999, meno di un mese
prima), ci portò dall'unica figlia superstite e quindi ci condusse, prima su
un'aia annerita dal fuoco dove si notavano ossa carbonizzate e poi sul luogo della
fossa che sembrava scavata di fresco.
Dalla terra spuntavano diversi resti umani - che, ci dissero, appartenevano a 4
persone - oltre ad uno
scheletro integro e quasi completamente scarnificato il cui teschio è proprio
quello ritratto nella foto con attorno al collo i cavetti che sembravano essere
stati usati per torturarlo e strangolarlo.
Trattandosi di una delle prime fosse comuni trovate in Kosovo, tutti i tg
italiani della sera e tutti i giornali riportarono con grande evidenza la
scoperta. Personalmente detti la notizia e mostrai le immagini della fossa
nell'edizione delle 20 del Tg5 con molti condizionali.
Assieme ad altri colleghi e all'operatore che mi accompagnava, Alessandro
Tomassini, eravamo, infatti, rimasti colpiti da una contraddizione: se quel
teschio era di un uomo ucciso neppure un mese prima, come mai appariva così
scarnificato?
Il giorno dopo decisi di tornare sull'argomento. E mostrai le immagini così
crude girate da Tomassini al medico responsabile del contingente italiano a
Pec, oltretutto un anatomopatologo. Da lui ebbi la conferma: quei resti eranao
di un uomo morto almeno diversi mesi prima, forse più di un anno.
Quindi sicuramente sulla data della sua morte sia i soldati dell'Uck, sia la
presunta unica superstite dell'eccidio avevano mentito.
Per approfondire meglio la cosa decisi di tornare sul luogo dell'enigmatica
fossa comune. Mentre percorrevo in auto una lunga strada sterrata, notai in
aperta campagna uno di quei piccoli cimiteri agresti di cui abbonda il Kosovo.
In quel cimitero c'erano diverse fosse aperte, scavate di fresco, con ancora le
bare scoperchiate, ma senza i resti dei defunti. Capii subito dove stava
l'imbroglio. Quelle ossa, quello scheletro, quel teschio erano stati esumati da
un normalissimo cimitero e spostati di
qualche chilometro. Per rendere più realistica e drammatica la scena del
ritrovamento della fossa comune, qualcuno aveva aggiunto il cavetto di
alimentazione. Nel Tg5 delle 13 del 16 giugno 1999
raccontai la macabra messinscena. Nessun altro tg o quotidiano lo fece. Quelle
foto e immagini tv ancora circolano, usate a corredo di articoli e servizi
sulle fosse comuni. Non è il caso di Liberazione e l'Unità, ma la loro funzione
è evidente: disinformare. Proprio l'obiettivo dell'Uck. Il dubbio fondato è che
- a quasi due anni dalla fine di quell'inutile guerra - in fatto di fosse
comuni la disinformazione continui.
Da "Il manifesto" dell' 8-06-01
FRAMMENTI …per la memoria storica :
Noam Chomsky e le “guerre umanitarie”
“….Esiste un regime di diritto internazionale e di ordine internazionale,
che lega tutte le nazioni, basato sulla Carta delle Nazioni Unite e sulle
conseguenti decisioni e risoluzioni della Corte mondiale. In breve, la minaccia dell’uso della forza è bandita a meno di non essere esplicitamente autorizzata dal
Consiglio di sicurezza, dopo che questo ha determinato che tutte le vie
pacifiche hanno fallito, oppure in caso di autodifesa contro un “attacco
armato” ( concetto questo quanto mai ristretto), sulla base degli atti del
Consiglio di sicurezza…
…Il diritto all’”ingerenza umanitaria” sarà
probabilmente invocato sempre più spesso in futuro…In materia di affari
internazionali e di diritto internazionale, poche voci sono più importanti di
quelle di H. Bull o di L. Henkin. Già quindici anni fa, Bull avvertiva che “ certi Stati o gruppi di Stati i quali, a
dispetto delle visioni di altri, si nominano giudici del bene comune del mondo,
sono a tutti gli effetti una minaccia all’ordine mondiale, e passibili quindi
di reazioni volte a fermarli “…”
Da Znet