www.resistenze.org - osservatorio - tribunale aia notizie - 29-01-06

Tribunale Aja NOTIZIE – N. 8 – 30 Gennaio 2006

 

Cronache, Documentazioni, Informazioni,Aggiornamenti

Su e dal processo del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia, TPIJ

 

A cura di E. Vigna

 

Sommario :

 

Dal TPIJ :

 

ANSA :  23/01/2006   Milosevic ha ripreso la sua autodifesa.

ICTY  :  27/04/2005   Udienza : L’accusa diffama un testimone della difesa

ICTY  :  26/04/2005    Udienza : Seguito della testimonianza di D. Jasovic

ICTY  :  25/04/2005    Udienza : interrogatorio di Dragan Jasovic

ICTY  :  21/05/2003   Udienza : Testimonianza di accusa dell’ex presidente della Slovenia, M. Kukan

ICTY  :  02/03/2005    Udienza  : Interrogatorio del medico macedone M. Babic

ICTY :   01/10/2002    Udienza : Stiepan Mesic, presidente Croazia, teste di accusa

 

SUL TPIJ :

 

- H. Pinter : non starò in silenzio.    Intervista di Matthew Tempest al neo premio Nobel.

- Rifiuto del generale L. G. Ivachov di partecipare al « processo » come testimone

- Dichiarazione del Comitato Greco per la Distensione internazionale e 
  per la Pace (EEDYE)
 

FRAMMENTI… per la memoria storica :

 

CI SONO ANCORA CELLE LIBERE... 
Slobodan Milosevic primo prigioniero di guerra del Nuovo Ordine Mondiale (di J. Elsässer)
 
 
 
 
Aja. 23 gennaio 2006.   Milosevic ha ripreso la sua autodifesa.   (ANSA)
 
- L'AJA, 23/01/06 - Dopo una sospensione di sei settimane e' ripreso oggi il processo contro l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, cominciato ormai quasi cinque anni fa. 

In dicembre Milosevic aveva ottenuto una sospensione adducendo gravi problemi di salute per i quali ha anche chiesto di recarsi a Mosca per cure. In particolare soffre di ipertensione e di problemi cardiaci. La Russia la scorsa settimana ha presentato le garanzie evocate dai suoi legali, ma il Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia non si e' per ora pronunciato sulla richiesta.
Oggi Milosevic ha proseguito nell'escussione dei testi a difesa interrogando il colonnello Milan Kotur, un tempo incaricato dei rapporti con la missione dell'Organizzazione per la sicurezza europea in Kosovo.
Finora ha utilizzato circa il 75 per cento delle 360 ore che gli sono state assegnate per la sua difesa.

 

Aja. Udienza 27 Aprile 2005. L’accusa diffama un testimone della difesa.

K. Christitch (Balkan Infos)

 

Il 27° e 28° testimone della difesa hanno deposto in aprile all’udienza del processo Milosevic sul massacro che le forze serbe avrebbero commesso a Racak il 15 gennaio 1999.

Ora ricordiamo i fatti : il 16 gennaio 1999 William Walker, presidente della commissione di verifica dell’OSCE avverte l’opinione pubblica mondiale, in una spettacolare conferenza stampa di “ una esecuzione di 40 civili albanesi perpetrata da unità serbe “. Tutte le televisioni mostrano i corpi di 25 albanesi allineati in una fossa. Ricordiamo che questo evento fu decisivo affinché si tenesse la conferenza di Rambouillet, in Francia, ove fu decisa l’aggressione

“umanitaria” della NATO alla Jugoslavia, il 24 marzo dello stesso anno.

I legami tra questi fatti sono oggi del tutto evidenti ma l’accusa e la difesa danno una interpretazione diversa per ciascuno di essi. Per quanto concerne Racak l’accusa considera veritiera la versione di Walzer, mentre la difesa sostiene che si tratta di una messa in scena decisa per far accreditare la tesi  di una esecuzione di civili albanesi, al fine di sfruttarla sul piano politico.

Su questo punto la testimonianza della magistrata Danika Marinkovic è interessante.

Ella afferma che né il 16 né il 17 gennaio ha potuto recarsi sul luogo del massacro a causa degli impedimenti dei collaboratori di Walker addotti con vari pretesti. Quando riuscì a vedere i 40 cadaveri essi si trovavano nella moschea. “Ancora oggi vorrei saper perché per due giorni sono stata tenuta all’oscuro.”

Jeffrey Nice, che conduce il contro-interrogarorio per l’accusa, ha una spiegazione: “Lei è stata inviata dalla polizia per occultare le prove”, poi afferma che la testimone non ha compiuto pienamente il suo lavoro nell’inchiesta. Al che, quest’ultima replica spiegando la natura e i limiti del suo mandato. Il discorso si allontana dalla questione posta dalla Marinkovic a proposito del comportamento di Walker.

Tuttavia la sua assenza sul luogo del massacro tornerà di nuovo in maniera indiretta dopo aver visto un video che mostra i cadaveri in una fossa allorché la testimone afferma: “Questi non sono i corpi che ho esaminato nella moschea il 18 gennaio.” L’accusa spiega che quei corpi sono stati trovati in 13 distretti diversi. Marinkovic replica: ” E’ la prima volta che sento parlare di 13 luoghi diversi, inoltre il numero dei corpi non corrisponde a quello che io ho constatato nella moschea.”.

Nice accusa poi la Marinkovic di aver ordinato, il 28 febbraio 1998, alla polizia serba di attaccare il villaggio albanese di Likosane, ma quest’ultima replica affermando di non sapere nemmeno dove questo villaggio si trovi e invita Nice ad esibire le prove, se ne ha.

Per ora non vi è stato nessun seguito a questo incredibile incidente.

 

( Traduzione di M. Quagliaroli)

 

 

 

 

 

 

Aja. Udienza 26 Aprile 2005 . Testimonianza di Dragan Jasovic ( a cura di A. Wilcoxon per Balkan Infos )

 

Egli lavorava come investigatore per la Urosevac Sup  nella zona di Urosevac, Stimlije, Strpece, Kakanic  e Racak.

E’ a questo titolo che egli ha raccolto le dichiarazioni della popolazione, poiché la polizia raccoglieva continuamente testimonianze sull’attività dell’UCK. Le persone fornivano liberamente queste indicazioni ed esse sono autenticate dalle firme congiunte su ogni pagina di Jasovic e dei suoi collaboratori.

Queste dichiarazioni rendono note in dettaglio le attività dell’UCK nella regione con la localizzazione del suo quartiere generale e la sua prigione di Lapusnik. Le informazioni contengono particolari sull’addestramento dell’UCK in Svizzera e sulle armi provenienti dal saccheggio dei depositi dell’esercito regolare albanese.

Nice ha tentato di contestare la credibilità di queste affermazioni sostenendo che erano state ottenute sotto la tortura attuata da Jasovic, il quale ha fermamente negato queste accuse.

Jasovic ha prima di tutto testimoniato dinanzi al TPI al processo di Limaj come testimone a carico e solo in seguito è stato chiamato come testimone della difesa di Milosevic.

Uno degli albanesi citati da Nice ha confidato di aver visto del sangue nello scantinato della sede della polizia di Urosevac e che egli era talmente spaventato, che firmò la dichiarazione senza nemmeno leggerla. Jasovic ha replicato che tale edificio non ha lo scantinato e ha aggiunto che gli albanesi cercano di negare le dichiarazioni rese poiché l’UCK ha ucciso e terrorizzato quegli albanesi che hanno collaborato con la polizia serba.

Al fine di proteggere gli albanesi che hanno testimoniato dinanzi alla polizia i loro nomi non saranno resi noti.             ( Traduzione di M. Quagliaroli)

 

 

Aja. Udienza del 25 Aprile 2005,  ( a cura di Andy WILCOXON )

 

Il processo è ripreso in presenza di S. Milosevic che ha protestato citando gli statuti del TPI contro il tentativo del tribunale di proseguire il processo in sua assenza la settimana precedente.

La seduta del 25 aprile è stata dedicata al contro-interrogatorio di Kosta Bulatovic da parte del giudice Nice. Nel 1994 Bulatovic aveva criticato Milosevic accusandolo di aver permesso a croati e mussulmani  di commettere atrocità contro i serbi. Puo’ stupire che Nice abbia presentato questo testimone dato che la sua argomentazione processuale si fonda sulla tesi contraria, secondo cui Milosevic avrebbe ordinato ai serbi di commettere atrocità contro i croati e i mussulmani.

Nice cerca di dimostrare che il processo di un gruppo di albanesi del Kosovo, che nel 1994 avevano formato una “forza di polizia” illegale era la conseguenza delle critiche di Bulatovic. Peccato che la messa in stato di accusa dei pseudopoliziotti ebbe luogo prima di questi interventi pubblici.

Successivamente la corte ha ascoltato la testimonianza di Dragan Jasovic, un poliziotto serbo (vero questa volta) che prestava servizio nella regione di Racak sino a che la NATO ha obbligato la polizia jugoslava a lasciare il Kosovo.

Secondo Jasovic la maggioranza dei poliziotti nella regione di Racak nel 1998-99 era in maggioranza di etnia albanese ed erano proprio questi agenti a costituire l’obiettivo dell’UCK. Uno dei suoi colleghi kosovaro albanese fu ucciso ed un altro sequestrato dall’UCK, della quale Racak era una piazzaforte difesa da 120 uomini secondo le informazioni fornite dalla popolazione albanese alla polizia. L’UCK organizzava attacchi terroristi, omicidi e sequestri contro poliziotti e civili. Essa attaccava i serbi ma anche gli albanesi che mantenevano rapporti con  gli altri gruppi etnici, in particolare coloro che lavoravano nelle imprese statali.

Jasovic ha trasmesso alla corte 90 testimonianze scritte fornite dalla popolazione albanese di Racak e dintorni che descrivono le attività dell’UCK. Egli ha chiesto che queste dichiarazioni rimangano confidenziali poiché l’Armata Nazionale Albanese e il Corpo di Protezione del Kosovo sono eredi dell’UCK e attaccano coloro che hanno collaborato con le autorità serbe. Jasovic ha affermato inoltre che queste dichiarazioni  sono state rilasciate liberamente e senza costrizioni e  che non sono state raccolte dai sostenitori di Milosevic ma fornite alla polizia al momento dei fatti.

Durante la testimonianza di Danika Marinkovic  Nice ha sostenuto che gli albanesi sono stati costretti, sotto minaccia, a rilasciare queste dichiarazioni a Jasovic. Nice ha raccolto testimonianze in questo senso ma la corte ha rifiutato di acquisirle agli atti poiché non contemporanee ai fatti e fornite appositamente per il processo.      ( Traduz. di M. Quagliaroli)

 

 

Aja, Udienza del 2 Marzo 2005. Testimonianze di M. Babic ( medico macedone) e D. Hartwig ( capo missione UE in Kosovo)

Il  primo testimone della giornata è stato Mirko Babic, un medico macedone che ha curato   dei rifugiati albanesi in Macedonia. Egli era nei campi profughi durante i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia.

Il medico ha dichiarato che nessun albanese risultava essere stato torturato e ucciso dalle forze di sicurezza serbe. Le malattie più correnti erano di origine respiratoria e non causate da maltrattamenti fisici.

Babic ha raccontato che gli albanesi dicevano di fuggire dai bombardamenti della NATO ma che in seguito cambiarono la loro posizione affermando di essere stati espulsi dai serbi.

Un vecchio albanese gli  riferì che era stato l’UCK a cacciarlo dal Kosovo.

Babic ha dichiarato inoltre di essere stato testimone di un falso esodo  di rifugiati, girato dalla CNN. I bambini, separati dai genitori piangevano, e i funzionari della CNN suggerivano a questi ultimi di tirar fuori i fazzoletti e piangere anch’essi. Egli ha identificato la CNN e la BBC come gli organizzatori del filmato “finto”.

Nel contro-interrogatorio Nice ha cercato di descrivere i macedoni come razzisti ma Babic ha risposto che il suo paese ha raccolto tutti i rifugiati albanesi benché il governo non avesse risorse finanziarie per farlo. Nice ha detto che gli albanesi non ricevevano cure mediche nei campi e ha mostrato una trasmissione della CNN in cui si dava notizia di 8 albanesi morti per mancanza di cure.

Contro-interrogato da Milosevic Babic ha dichiarato che un solo albanese è morto in quel periodo e non per mancanza di cure. La CNN aveva mentito.

 

 L’altro testimone è stato Dietmar Hartwig, capo della missione di controllo della UE in Kossovo dal novembre 1998 al marzo 1999, teneva i contatti tra Rugova, l’’UCK e le autorità serbe.

Hartwig ha dichiarato al tribunale che v’è un grande differenza tra la realtà nella regione e quello che i media riportarono. Egli ha riferito che le ONG e i mezzi di comunicazione avevano diffuso la notizia di un campo di concentramento costruito dai serbi nello stadio di Pristina; recatosi personalmente sul luogo non trovo nulla. Lo stesso accadde quando i serbi furono accusati di aver ucciso 40 albanesi a Srbica e di aver sotterrato i cadaveri. Recatosi sul luogo Hartwig  non trovo nulla e un testimone oculare riferì che il conflitto a fuoco era stato un regolamento di conti tra albanesi. Secondo il testimone l’UCK attaccava i serbi i quali si difendevano in modo disciplinato.                                             

Egli ha inoltre aggiunto che il numero degli albanesi uccisi da altri albanesi era superiore al numero degli albanesi uccisi dai serbi. Hartwig ha accusato i media di diffondere informazioni false sul Kosovo prendendo per vere tutte le  accuse degli albanesi contro i serbi.

Durante la sua missione il testimone non è mai stato informato di espulsioni di albanesi per mano dei serbi. Mentre i serbi cercavano una soluzione pacifica gli albanesi volevano il dominio sul Kosovo e parlavano della parte ovest della Macedonia e del Montenegro come provincie dell’Albania.

Hartwig ha anche dichiarato che la polizia serba negli scontri a fuoco faceva del suo meglio per proteggere la popolazione civile. Secondo Hartwig l’Alto Commissariato dell’ONU esagerava il numero dei rifugiati in Kosovo affermando che essi erano 3000 mentre egli ne trovò solo 400.

Hartwig continuerà la sua deposizione la settimana prossima.               

 

(Traduzione di M. Quagliaroli)                     

 

 

Aja.   21/05/2003   Udienza : Testimonianza di accusa dell’ex presidente della Slovenia,

M.    Kukan  a cura di Vera Martinovic.

 

Mercoledì 21 maggio 2003 l’ex presidente sloveno, Milan Kucan, ha testimoniato al cosiddetto processo contro Slobodan Milosevic all’Aja.

Milan Kucan, ex presidente della Slovenia, ha commesso un grande errore testimoniando al Tribunale dell’Aja. L’unica scusa sarebbe quella di essere stato costretto senza possibilità di rifiutarsi, ma se lo avesse fatto volontariamente ha commesso un errore, poiché ha contribuito alla tesi dell’Accusato e ha portato l’attenzione sulla guerra dei dieci giorni in Slovenia.

Ugualmente opinabili sono state le ragioni dell’Accusa di avere come testimone Kucan: ottenere nulla da lui e affrontare, attraverso la sua testimonianza, un periodo temporale e argomenti non contemplati dalle accuse dell’ICTY.

Sia come sia, dal momento che Kucan ha testimoniato senza portare contributi, ha permesso a Milosevic di fare chiarezza sulla piccola guerra sporca della Slovenia, con le sue ragioni finanziarie e politiche e i suoi crimini di guerra. Il ruolo della Slovenia nello smembramento della Jugoslavia, nell’aiutare e sostenere gli altri separatismi, nel rompere l’embargo dell’ONU sulle armi ecc…

Kucan, dal canto suo, è riuscito a offuscare la propria reputazione di politico ben informato e di cui si parla bene.

Kucan si è dimostrato inadeguato, nonostante l’accurato lavoro fatto dal suo gruppo di consiglieri, avvocati e alti ufficiali dell’esercito sloveno, che hanno tutti operato freneticamente per preparare il loro ex presidente per il giorno all’Aja. I consiglieri di Kucan hanno provato tutte le possibili domande con lui, ma alla fine il “ruffiano balcanico Milosevic “, di cui non si parla così bene, è risultato più veritiero e ben informato.

Tutto ciò che Kucan è riuscito a fare è mostrare una retorica esagerata su “la comunità democratica dei popoli”, “democratizzazione della vita”, “soluzioni europee” e “concetti differenti” ecc…

Non è stato proprio come aveva anticipato una giornalista slovena di fronte al palazzo del Tribunale, mentre veniva intervistata da un corrispondente della tv B92, la mattina, prima che la trasmissione del processo iniziasse:  “Kukan è ben preparato, spiegherà perché la Slovenia è andata per proprio conto; se saprà fare colpo con stile, mostrerà che la Slovenia non ha alcunché da nascondere; ma tutto dipende da che genere di domande gli porrà Milosevic…”

Kucan si è effettivamente comportato come un gentleman, sfortunatamente è stato un gentleman male informato e a tratti confuso; pentendosi sicuramente di esser stato coinvolto.

Come al solito, Milosevic ha posto le attese domande sgradite e mirate, ma più significativamente, egli era in possesso di tutti i possibili documenti ed informazioni, al contrario di Kucan, che ha commesso alcuni grossi errori.

Il PM Nice ha tentato di fare pressioni su Kucan per quanto concerne i retroscena dello sfaldamento della Jugoslavia e il “ruolo sinistro”che vi ha giocato Milosevic, ma tutto ciò che è riuscito ad ottenere è un insieme di frammenti di discorsi di Milosevic, completamente decontestualizzati. Alcune citazioni non erano neppure frasi ma parti di esse e addirittura singole parole, sottolineate con un evidenziatore sul proiettore. Poi l’accusa ha chiesto a Kucan di commentare questi frammenti.

La questione era quella dei mezzi non istituzionali, che Kucan ha interpretato come mezzi non costituzionali per cambiare le cose in Jugoslavia. Tuttavia era comprensibile dal contesto che le frasi citate volessero significare che le istituzioni in Kosovo nel 1989 non stavano risolvendo i problemi, per cui i Serbi dovettero manifestare pacificamente per le strade contro gli abusi del locale governo albanese, fuori dalle istituzioni, spingendole così ad agire, il che è un legittimo diritto di ogni cittadino. Deve essere stato imbarazzante per Kucan essere edotto pubblicamente da Milosevic nel suo contro interrogatorio sulle definizioni delle parole istituzionale e costituzionale.

Incredibilmente l’Accusa ha addirittura tirato fuori lo sfortunato discorso del Campo dei Merli, attendendo che Kucan facesse dei collegamenti, così Kucan si è unito al gruppo di quelli che citano in maniera vaga ed erronea, fuori dal contesto e da discorsi ripresi molte volte.

Persino il giudice May era stufo del logoro asso nella manica, così ha bruscamente interrotto Kucan, dicendo che la Corte aveva già sentito abbastanza su quel discorso da altri.

Kucan si è un po’ offeso, dicendo: “Mi lasci concludere” ed ha proseguito con la sua rozza citazione: “Si disse che il popolo serbo non fosse più in armi, ma che questo non avrebbe dovuto escludere e che i cambiamenti sarebbero stati conseguiti ad ogni costo” (!?). Questo non è mai stato detto durante il discorso.

Tuttavia Kucan ha spiegato che il discorso si tenne per il cinquecentesimo anniversario della battaglia del Campo dei Merli, sbagliandosi di soli 100 anni (la battaglia avvenne nel 1389, il comizio nel 1989, l’aritmetica mostra semplicemente che si trattava del seicentesimo anniversario).

Milosevic, ovviamente, ha successivamente colto l’opportunità di citare interi paragrafi da entrambi i discorsi, mostrando l’inconsistenza delle false ed erronee interpretazioni della parte avversa.

Un altro espediente di Nice è stato di spingere Kucan a fornire le proprie opinioni e interpretazioni sul reale significato di alcuni eventi. Così molte delle sue risposte evaporavano in espressioni come “praticamente significa”, “la Serbia optò per”, “questo è come abbiamo capito che”. Nuovamente, alcune interpretazioni erano o esagerate o completamente all’opposto del vero significato. A questo punto, ha espresso osservazioni rozze, come quando ha letto nelle intenzioni dei “Serbi”, nel loro rifiuto del concetto sloveno di dissoluzione della Jugoslavia. “Questo è come l’ho capita io”  ha coraggiosamente asserito: “poiché i Serbi pensavano che i confini interni delle repubbliche fossero semplicemente amministrativi, davano per scontato che si potessero modificare con la forza.”

Nessuno disse ciò o lo scrisse in alcun testo, tuttavia Kucan sa che intendevano questo in realtà. Potrebbe essere che i Serbi abbiano inteso che i confini amministrativi avrebbero dovuto semplicemente essere rinegoziati? No, quei barbari sono incapaci di tali concetti da gentiluomini, così la gente civile ha dedotto che essi pensassero alla violenza. Ancora non è chiaro come le deduzioni possano costituire una prova a carico di testimoni durante un processo.

Il magistrato Nice è quindi ricorso alla sua proiezione preferita per ogni occasione, il documentario BBC  “La morte della Jugoslavia”. Questa volta ha proiettato il video del famoso 14° congresso della Lega dei Comunisti del gennaio 1990, quando la delegazione slovena abbandonò l’aula quando la quasi totalità dei loro emendamenti furono bocciati perché “sfiduciati”.

Kucan ha spiegato che ciò fu fatto deliberatamente per escluderli e l’accusato (Milosevic) fu il primo, o tra i primi, ad alzare la propria delega per il voto e gli altri lo seguirono.

Kucan è consapevole di rivolgersi ad Occidentali che non conoscono la realtà di apparato del Partito Comunista e si sono facilmente bevuti questa spiegazione. Ma Kucan è un vecchio quadro comunista e dovrebbe saperne di più.

In breve: nella riunione generale, il plenum, dove tutti i delegati sono presenti (3/4000) non si è mai deciso nulla e nulla è mai accaduto se non prima concordato. Di conseguenza, se la delegazione slovena iniziò inaspettatamente a porre ai voti proposte oltraggiose, che furono motivo di stupore per tutti, non precedentemente discusse e condivise dai vertici del Partito, questo significò che la Slovenia faceva le mozioni in modo da avere un pretesto per uscire dal consesso, con ciò significando la fine della Jugoslavia.

Anziché questa spiegazione logica, consistente nel funzionamento del meccanismo di partito, Kucan ha confezionato un’accusa contro i leader serbi, di stampo occidentale, imputando loro di aver deliberatamente votato contro le proposte slovene solo per spingere la delegazione fuori dal partito e dalla Jugoslavia.

Ma come sarebbe stato possibile accettare delle proposte simili? Una di queste era di “rendere differenti i legami tra le unità federali”, come ha dichiarato in modo vago Kucan; in altre parole: confederazione.

L’altra proposta consisteva nel “introdurre il pluralismo politico” o sistema multipartitico. E tutte queste lievi modifiche furono proposte come piccoli  innocenti emendamenti durante le conclusioni del congresso in plenaria del partito, senza un precedente accordo al vertice come da prassi di partito.

Come se gli Sloveni necessitassero di essere spinti a lasciare la Jugoslavia! Questa era la loro intenzione ed il loro piano. Erano sufficientemente abili e dotati di copertura da farlo ed ora biasimano gli altri per aver fatto ciò che loro volevano.

Il magistrato Nice ha tergiversato su quel congresso di partito con piacere, mentre Kucan recitava i commenti della voce fuori campo della BBC : una vera testimonianza!

Le ulteriori uscite di Nice si sono mostrate ancora più flebili o addirittura già utilizzate da altri.

Esse sono: gli emendamenti alla Costituzione serba, con la presunta abolizione dell’autonomia di Kosovo e Vojvodina (Milosevic ha citato la Costituzione, provando che di fatto l’autonomia non fu revocata e Kucan è stato costretto ad ammetterlo).

Poi c’è stato il cruccio della Slovenia per il fatto che la lingua slovena non fosse utilizzata nell’esercito come era stato probabilmente promesso alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Quando si è esaminata la cosa, Kucan ha dovuto ammettere che fosse logico per un esercito avere una lingua per il comando e per gli sloveni questo era pacifico, ma che comunque loro volevano l’uso dello sloveno nell’esercito in qualche maniera….Quale altro uso esiste in un esercito oltre all’emissione di comandi? Si può parlare qualsiasi lingua quando si è tra commilitoni, ma quando un ufficiale comunica ci deve essere un linguaggio accettato da tutti. O forse il sig. Kucan pensava che l’esercito avrebbe dovuto assumere degli interpreti?

Poi Nice ha citato a piene mani dal libro scritto dal precedente Presidente della Presidenza Jugoslava, Borislav Jovic, chiedendo a Kucan di commentare alcuni passaggi sottolineati. Di nuovo, la rilevanza e la veridicità delle tesi era dubbia, a tal punto che lo stesso Kucan non ha potuto negare, dicendo che la descrizione di un incontro in cui sia lui sia Jovic erano presenti è “abbastanza accurato” ma “per il resto non posso confermarla”.

Tuttavia Nice ha continuato a citare pezzi da questo testo, aprendosi velocemente la strada ai tumultuosi eventi del 1990, quando la JNA confiscò tutte le armi alle unità locali, i passi verso la secessione slovena, le elezioni, il referndum per l’indipendenza, la sospensione di sei mesi sulla sua attuazione, i negoziati tra i presidenti di tutte le repubbliche, in cui la Slovenia ha mantenuto una posizione seria proponendo la confederazione dopo aver già optato e votato per l’indipendenza!

L’unico elemento di vera testimonianza da parte di Kucan è stato quando ha narrato della sua passeggiata con Milosevic nella pausa di uno di questi futili incontri da circo errante. Secondo Kucan, Milosevic gli disse che se la Slovenia avesse voluto lasciare la Federazione la Serbia non lo avrebbe impedito, ma c’erano delle condizioni da accettare prima. La Croazia era un grosso problema: tutto era un caso aperto, anche la questione dei confini.

Quindi Nice è saltato alla dichiarazione di indipendenza della Slovenia nel giugno 1991 e ha detto: “sappiamo che ci fu un breve scontro”.

Immediatamente Kucan lo ha corretto: “Ci fu un’aggressione, da parte della JNA”. Ha letteralmente dedicato due o tre brevi frasi alla ‘aggressione, dichiarando che essa avvenne “giusto dopo la cerimonia alle 2 o 3 del mattino”, che “le unità uscirono dalle caserme e puntarono verso i confini”. Ha offerto una scelta di nomi: “quello scontro, aggressione, guerra terminò il 7 luglio attraverso i colloqui di Brioni, con la partecipazione della troika di ministri CEE, guidati da Van Den Bruck, che era intervenuta durante quel periodo tra il 27 giugno ed il 7 luglio”.

Tutto ciò a riguardo della “guerra”. Eloquente e pieno di dettagli. Nice ha glissato sulla ritirata finale della JNA dalla Slovenia il 26 ottobre 1991.

Fino alla fine della testimonianza si è poi prodotta la prova del libro del generale della JNA Veljko Kadijevic, nuovamente citato in modo ampio e selettivo. 

Kucan è apparso confuso, ha chiesto a Nice “Che cosa intende con ciò? Sì, l’ho letto… ma quale parte ha in testa?” Nice era davvero disperato, cercando di indurre Kucan a confermare che Kadijevic intendesse dividere la Jugoslavia sulla nefasta linea Karlobag-Virovitica; la citazione distorta era già stata proposta rozzamente ad altri testimoni  poiché il generale, in questo specifico paragrafo, tratta delle linee della ritirata dello JNA dopo esser stato attaccato in Croazia ed aver deciso di abbandonare il campo.

Kucan ha goffamente confermato che “questo coincide con i confini della Jugoslavia ristretta, senza Slovenia e Croazia” e “ci furono dichiarazioni simili precedentemente”. Da parte di chi? Quando? Quali dichiarazioni? Una testimonianza dettagliata, non c’è che dire.  E queste sono le prove che Kucan ha fornito, credere o meno. Ma poi è venuto il momento del confronto e molto altro è stato detto.

Quando Milosevic ha iniziato a contro interrogare Kucan, la primissima domanda ha portato il testimone ad inciampare, perdere la voce e il senno, incolpando apertamente e direttamente l’accusato sulla base del capo d’accusa. Così si è svolto il dibattimento. Milosevic ha preso in giro Kucan, dicendo che aveva utilizzato tre differenti espressioni per descrivere quanto accaduto in Slovenia: “scontro,aggressione, guerra. La Serbia era implicata con la guerra in Slovenia?”

Anziché ripetere prontamente il mantra di come la Serbia, cioè Milosevic, di fatto comandasse l’esercito (come l’accusa avrebbe fatto), Kucan è diventato immediatamente confuso, ha iniziato a mugugnare e ha detto che la Slovenia “ebbe a che fare con la JNA” e altre cose “saranno decise dalla Corte, ci sono documenti e libri….le mie attuali conclusioni…” e qui Kucan si è interrotto del tutto.

Milosevic lo ha stimolato: “Quale sono le sue conclusioni del momento?”

May si è intromesso nervosamente: “Per cortesia non entrate in battibecchi. Le sue conclusioni non sono importanti”. E questo è stato un segno di come le cose sarebbero andate: Milosevic aggressivo e diretto, mentre Kucan era timido ed evasivo. Ma è andata peggio.

Milosevic ha estrapolato due frasi dai verbali dell’incontro nel palazzo del Governo Federale nell’agosto 1991, dopo la guerra dei 10 giorni: Kucan che parlava con il Primo Ministro Federale, arrogantemente e con aria trionfante, rifiutando di discutere la possibilità che due rappresentanti sloveni ritornassero nel Governo Federale “poiché il Governo Federale ha attaccato la Slovenia” e “per quanto mi concerne non c’è altro da dire a riguardo del Primo Ministro Federale, che ha perso la guerra”.

Kucan ha dovuto confermare di aver pronunciato queste parole.

Milosevic quindi è passato alle ragioni per cui la Slovenia ha combattuto contro il Governo Federale: le entrate dai dazi doganali.

Kucan ha negato, asserendo che la Slovenia aveva semplicemente reagito all’attacco subito.

Milosevic quindi ha citato Warren Zimmerman, ex ambasciatore degli USA in Jugoslavia, attraverso un lungo articolo estratto da un giornale di questioni internazionali, in cui era scritto chiaramente e brutalmente che “contrariamente a quanto si creda, gli sloveni hanno iniziato la guerra. Non ci furono sforzi per negoziare.”.  Zimmerman procedette a spiegare perché: le entrate doganali generate dai soli attraversamenti di frontiera verso paesi dell’Europa occidentale, Italia e Austria, confinanti con la Slovenia arrivarono a coprire il 75% del bilancio federale. Gli sloveni presero con la forza gli uffici doganali, cambiarono la targa e iniziarono ad incassare, privando il resto del paese di queste entrate senza discuterne prima. Il Governo Federale dovette reagire inviando alcune colonne di reparti leggeri dello JNA per riprendere gli uffici doganali e ristabilire lo status quo. A quel punto la JNA fu attaccato.

Kucan ha tentato di minimizzare ciò dicendo che si trattava dell’opinione dell’ex ambasciatore USA.

Ma Robinson si è interessato e ha chiesto a Kucan di commentare questa informazione in base alla quale “una delle conseguenze della vostra dichiarazione di indipendenza fu la presa degli uffici doganali” così Kucan si è imbarcato in una lunga spiegazione dei flussi monetari che ha portato a dire che la Slovenia negoziò la cosa a Brioni, solo dopo il fatto.

Milosevic quindi è sobbalzato chiedendo “Brioni accadde dopo la guerra. Perché optaste per la violenza? Perché non avete agito come la Slovacchia? [nella pacifica dissoluzione della Cecoslovacchia] Perché non sottoponeste la questione agli organismi federali?”

Kucan ha tentato di convincere tutti che non era stato possibile, che “come membri di una piccola nazione saremmo stati messi in minoranza”.

Milosevic gli ha ricordato che una delle camere del Parlamento votava per consenso, che non esisteva la messa in minoranza e che la di fatto la Slovenia non permise di rendere attuativa la Legge di Secessione. “avreste potuto andare via pacificamente”. Inoltre ha ricordato che il Governo Federale intervenne non alle frontiere interne ma a quelle esterne.

Kucan è divenuto molto nervoso e ha iniziato a rispondere non a Milosevic ma alla Corte invitandola a comprendere come egli “avesse avuto discussioni con l’accusato per anni” e che “non c’erano motivi per difendere i confini”, ma Milosevic lo ha interrotto: “qui stiamo ovviamente distorcendo i significati”.

Quindi Milosevic ha portato il caso di uno spettacolo televisivo in diretta in Slovenia alcuni anni dopo l’indipendenza con illustri ospiti dalla Croazia (Mesic, il generale Spegelj, Tomac), a cui lo stesso Kucan partecipò, che risposero a domande poste al telefono. Kucan ha tentato di svicolare, dicendo di non aver buona memoria, ma ha confermato di esserci stato. Milosevic ha proseguito a descrivere quando avvenne in quella trasmissione e come, con toni celebrativi, Mesic si lasciò andare e parlò a ruota libera di Genscher [l’allora Cancelliere Tedesco] e del Papa che avevano contribuito in maniera cruciale all’indipendenza di Slovenia e Croazia.

Kucan ha confermato che ciò fu detto ma ha aggiunto: “la mia esperienza con queste persone fu differente”.

Milosevic: “quali persone – Genscher e il Papa?”

Kucan ha tentato di fare il finto tonto: “non capisco cosa voglia da me”.

Milosevic ha pazientemente spiegato: “Signor Kucan per più di metà della sua testimonianza lei ha parlato del libro del signor Jovic. Le chiedo se Mesic abbia detto ciò”

May ha interotto: “Ha detto di sì”

Milsoevic: “Molto bene”. Quindi ha proseguito nel citare Mesic che disse “Genscher e il Papa ci hanno fornito una grande aiuto nel demolire la Jugoslavia”. Kucan ha confermato con riluttanza che ciò fu detto.

May ha voluto sapere se queste domande fossero state poste a Mesic durante la sua testimonianza e Milosevic ha risposto di aver ricevuto queste informazioni di recente e perciò stava chiedendo a Kucan, che era presente, di confermarle.

Senza la minima interruzione e senza timori Milosevic ha chiesto : “Perché attaccaste la JNA uccidendo 44 soldati e ferendone gravemente 184?” Kucan ha tentato di fornire cifre leggermente inferiori “secondo le nostre informazioni” e ha miseramente concluso che “queste sono le tristi conseguenze della guerra”.

Non è stato possibile  bloccare Milosevic: ha proseguito a descrivere i crimini di guerra perpetrati dalla Difesa Territoriale e dalla Polizia della Slovenia contro la JNA e le famiglie dei soldati (omicidi, maltrattamenti, arresti arbitrari, intimidazioni, espulsioni, rifiuto dell’assistenza medica con conseguenti morti, taglio dei sussidi ecc…), citando il Libro Bianco della JNA, da cui ha esposto liste precise di nomi, date e descrizioni.  Il Collegio Giudicante ha dovuto dapprima accogliere una lista come prove (per l’identificazione, come la chiamano, e per la traduzione e l’ammissione), ma quando la situazione è divenuta via via terribile, si è rifiutato di accettare altre liste.

Kucan è stato bombardato di domande sulle atrocità perpetrate dalle sue forze, sotto la sua responsabilità di comando, per cui le domande erano state preparate in modo specifico e cosa ha fatto? Ha fallito miseramente. Inizialmente ha negato “Ne, tega nismo stroili = no, non lo abbiamo fatto”: Poi ha ammesso che “probabilmente è accaduto” che gli autocarri privati siano stati presi, che “alcuni civili siano stati feriti”. Poi ha affermato “non so nulla di ciò” , “non ho dati in merito a ciò”.

Milosevic ha risposto acremente: “Ho io tutti i documenti a riguardo” . Quando le atrocità menzionate sono divenute più forti (omicidio di feriti e malati, negazione dell’aiuto medico) Kucan ha perso la propria compostezza ed ha definito il rapporto della JNA un “volantino di propaganda” ed ha iniziato a strillare “Io affermo che tutto questo non è accaduto. E anche se qualcosa di simile è accaduto, si è trattato di alcune situazioni estreme. Ciò che è accaduto dopo, a Vukovar, Srebrenica Dubrovnik… era sistematico”

Milosevic non ha più prestato attenzione a Kucan, lasciandolo a sbollire da solo e si è rivolto a May: “Molto bene Sig. May, lei non vuole accettare quest’ultima lista. Ho qui anche la lista di 17 violazioni nel corretto trattamento dei POW, immagino che non ammetterà neanche questa.”

Quindi Milosevic si è nuovamente rivolto a Kucan, inoltrandosi nel caso dell’esecuzione di 3 POW il 28 giugno 1991 alla frontiera di Holmec.

Kucan ha detto: “Se mi sta chiedendo se essi sono stati catturati e fucilati la risposta è no”

Milosevic ha allora estratto un faldone di documenti delle corti slovene e di alcune ong internazionali riferiti al caso.

Kucan ha affermato coraggiosamente “tutto ciò va nella direzione di dimostrare che la Slovenia si comportò come uno stato riconosciuto”.  May ha dato ordine di dare i documenti a Kucan per leggerli, egli li ha scorsi rapidamente e ha timidamente affermato “Ho dichiarato che questi soldati e civili non furono fucilati in quanto membri del POW, ma pare il contrario”. I suoi avvocati devono aver fatto un cattivo lavoro nel preparare Kucan a questo. A questo punto May ha accolto questi documenti tra le prove.

Quindi Milosevic ha concluso: “Ho fornito solo alcuni esempi, ma è ovvio che nel cosiddetto “attacco da parte della JNA”, sono stati uccisi molti più soldati federali che sloveni. [44 contro 8] Jovic vi disse che se aveste voluto la vostra indipendenza , potevate fare, ma non avreste dovuto uccidere i nostri figli. Come mai per voi fu necessaria questa guerra?

Kucan ha negato che la Slovenia volesse la guerra.

Milosevic ha insistito: “Non è forse vero che avreste potuto lasciare la Jugoslavia senza una guerra e che la cominciaste solo per facilitare la distruzione della federazione?”

May ha tentato di proteggere il malcapitato testimone dicendo che aveva già risposto a questi quesiti.

Milosevic ha proseguito ricordando a Kucan che la Slovenia, mentre parlava di “legalità e democrazia”, stava prendendo decisioni contrarie alla Costituzione jugoslava. Ha detto che essi avevano promesso di marciare verso l’indipendenza in maniera legale e che la Corte Costituzionale sarebbe stata consultata in fase terminale ma poi si comportarono illegalmente. Milosevic ha presentato 27 di queste sentenze della Corte Costituzionale Federale in cui si dichiaravano anticostituzionali varie risoluzioni, leggi e emendamenti alla Costituzione Slovena che erano state approvate dal governo sloveno.

May si è svegliato ed ha voluto conoscere l’opinione di Kucan in merito, e Kucan ha cercato di convincerlo che queste sentenze certamente dichiaravano certe leggi della Slovenia incompatibili con la Costituzione jugoslava, ma “c’erano l’opinione discordante dei due giudici in rappresentanza della Slovenia nella Corte” e “ lo stesso metodo di voto fu applicato”. May ha chiesto “Quando lei dice stesso metodo, cosa intende?”

Kucan ha risposto: “Beh, come al 14° congresso del partito”

May: “significa che gli sloveni erano in minoranza?”

Kucan “sì”

May “altri giudici si unirono a loro?”

Kucan non ha potuto comfermarlo, ma ha affermato che avrebbe “verificato”. Che cosa sa quest’uomo? Era il presidente allora, queste erano sentenze e decisioni cruciali e si suppone che fosse ben preparato per questa testimonianza.

Milosevic ha ridicolizzato questo confronto tra la modalità di voto al congresso e quella della Corte ed ha sottolineato che questa è prassi comune in tutti i tribunali del mondo. Ha domandato “Lei afferma che la Corte Costituzionale abbia agito in violazione del proprio regolamento?”

Kucan ha proseguito nella sua lenta lamentela su come la Slovenia fosse sempre in minoranza, come il principio del “un uomo un voto” nel Parlamento avrebbe potuto essere emendato, ma Milosevic ha insistito nella questione sulla legalità della sentenza della Corte Costituzionale e sul fatto che gli sloveni avevano chiaramente dichiarato che avrebbero agito in base alla legge ed alla Costituzione, presentando la Corte Costituzionale come garanzia e “ora lei si lamenta per la violazione dei vostri diritti perché la Corte emise la propria sentenza”

May ha accolto queste 27 sentenze tra le prove.

Se ci fosse stato una sorta di vero giudice e non “Dick” May, sarebbe stato certo che questo confronto legale gli avrebbe ricordato la recente deliberazione della Trial Chamber in cui sei testimoni codificati, le cui testimonianze scritte furono ammesse agli atti del processo senza contro interrogatorio, con una votazione di due contro uno, lasciando il povero Robinson in minoranza proprio come i poveri sloveni. Avrebbe potuto lamentare la scorrettezza, prendere le proprie cose e andarsene come fecero gli sloveni.

L’argomento successivo è stato il commercio illegale di armi tra Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. Quando Milosevic ha fatto la prima domanda generica, Kucan ha negato che esistesse del tutto "No, per quanto ne sappia”.

Quando poi Milosevic ha mostrato documenti, provenienti dalla Croazia, provanti il contrario Kucan ha cambiato tono, dicendo che non vedeva niente di strano in ciò, questi erano “canali legali, con autorità competenti e lei parla di commercio illegale”. Detto ciò Milosevic ha cortesemente ricordato al testimone che all’epoca l’embargo dell’ONU sulle armi era attivo.

Kucan ha quindi asserito che questo avvenne prima del riconoscimento internazionale della Slovenia, “quindi non si applicava a noi” Solo allora ha realizzato l’errore, dicendo “Scusatemi, fu nel periodo in cui entrambi gli stati erano stati riconosciuti, prendemmo le misure necessarie per proteggerci” Ecco come i nuovi staterelli ebbero il diritto di violare l’embargo dell’ONU per il semplice motivo che necessitavano di proteggersi. Questa è una interpretazione creativa.

Quando gli è stato chiesto se l’embargo si applicasse alla Bosnia, Kucan ha risposto che si riferiva solo alla vendita di armi da fuoco. Milosevic ha quindi mostrato un secondo documento, di Izetbegovic, dimostrante proprio questo.

Ambedue i documenti sono stati accolti. Milosevic ha concluso che la Slovenia prese parte all’armamento dei Musulmani bosniaci, al che Kucan ha detto di accettare con fatica una simile affermazione e che prima debba essere accertato se i Musulmani bosniaci  fossero già capaci di difendersi da soli. Ha detto : “La mia domanda è, perché fu necessario?” Perfino Milosevic ha sorriso bisbigliando “Bene, molto bene.”

Milosevic ha ulteriormente provato quanto sia ben informato, quando ha chiesto come accadde che la commissione parlamentare per investigare sulle violazioni all’embargo ONU fosse sciolta prima di pervenire a delle conclusioni.

Kucan ha confermato di aver fatto ciò, ma ha dichiarato “questa procedura è ancora non conclusa”. Quanti anni sono passati : 10,11,12? Non c’è che dire, uno stato di diritto.

Il resto del contro interrogatorio è proseguito smontando il gioco di Nice, con discorsi citati male,  già menzionati precedentemente. Ci sono stati un paio di momenti divertenti quando Milosevic ha trovato, nel riassunto delle testimonianze che Kucan ha tenuto con gli investigatori del TPI, alcune incredibili e pretestuose ricostruzioni.

Kucan ha veementemente negato di aver pronunciato qualcosa di simile. Il fatto è che gli investigatori non hanno fornito le risposte complete, bensì hanno preparato loro stessi un rapporto ad arbitrio, era così arbitrario in alcuni passi a tal punto che successivamente a citazioni dal testo da parte di Milosevic, Kucan ha dovuto affermare “Questa asserzione è incredibile, tuttavia, non l’ho pronunciata”

Inizialmente si è trattato di sciocchezze di minor peso come “i Serbi avevano bisogno della Jugoslavia per consentire a tutti di vivere in uno stato e i popoli non Serbi vedevano nella Jugoslavia un paese che proteggeva il proprio gruppo (?!).

Milosevic ha iniziato a portare Kucan sul tema del controllo dell’Esercito nel 1989, facendogli confermare che la Presidenza Federale ne aveva il comando, e non Milosevic che era semplicemente un dirigente di partito, non ancora il Presidente della Serbia.

Quindi Milosevic ha letto la seconda incredibile ricostruzione dal verbale dell’Accusa, che era più sinistra: gli investigatori scrissero che Kucan aveva loro raccontato, parlando degli eventi antecedenti la guerra in Kosovo, che l’entrata in sciopero dei minatori era legata all’uso dell’Esercito da parte di Milosevic negli eventi attorno alla miniera di Stari Trg”

Kucan ha negato di aver affermato questo e nuovamente ha esplicitamente confermato che la Presidenza comandava l’Esercito e che egli “non aveva mai affermato che Milosevic fosse colui che aveva emesso l’ordine”

Milosevic ha detto di esser contento che Kucan avesse detto questo “solo a causa delle manipolazioni della controparte”.

L’”amicus curiae” Tapuskovic ha rinunciato alla propria domanda dopo aver ottenuto solo 20 minuti ed essere avvisato dagli interpreti di andare piano, così May ha raccomandato di porre le domande per iscritto.

Kucan è dovuto partire, era venuto solo per un giorno. Tuttavia Tapuskovic è riuscito a fissare un punto importante ponendo domande a Kucan e quindi avvisando la Corte che tra i testimoni successivi ci sarebbe stato Ivan Kristan, che avrebbe deposto come esperto in affari costituzionali; egli non è altro che uno dei due giudici sloveni della ex Corte Costituzionale Federale messi in minoranza in merito alla costituzionalità dei 27 documenti sulla secessione slovena. Senza dubbio si tratta di un testimone esperto ed imparziale.

Con ciò si è conclusa l’apparizione di Milan Kucan. Il suo unico tentativo di dibattito è stato quando si è riferito alla famosa frase di Slobodan Milosevic davanti agli arrabbiati ed intimoriti contadini serbi del Kosovo, che erano appena stati aggrediti dalla polizia albanese, con cui Milosevic disse loro “nessuno vi picchierà più”.

Kucan ha detto che Milosevic avrebbe dovuto dire, invece: “nessuno picchierà nessun altro in Kosovo”. Interessante… pare un po’ come qualcosa che l’ONU avrebbe dovuto dire : “la violenza da ambo le parti deve cessare.”. E se all’epoca non c’era violenza da ambo le parti, ma solo da una parte, come nel caso in questione?

Così il tentativo di Kucan è fallito miseramente, come del resto il suo staff e la sua inutile testimonianza.

(Vera Martinovic è una scrittrice indipendente di Belgrado)          (Traduz. di E. Vigna)

 

 

 

Aja. 01/ 10/ 2002  Udienza : Stiepan Mesic, presidente Croazia, teste di accusa

 

[...]
A: Abbiamo già sentito come l’accusato sia salito al governo e al potere in quel periodo. Potrebbe quindi aiutarci su una cosa? Il discorso a Gazimestan che effetto ha avuto (se ce l’ha avuto) alla gente come lei e a quelli con cui lei era in contatto?

T: Dopo il discorso a Gazimestan rilasciato da Slbodan Milosevic, era ovvio quello che voleva la nuova leadership della Serbia, ed anche la possibilità di un intervento armato era stata inclusa. Quello che è stato detto è che tutti avrebbero dovuto prepararsi ed essere pronti ad iniziare la lotta, ma lui ha detto che le lotte armate non erano escluse. E questa è stata la prima volta in cui qualcuno in Jugoslavia ha menzionato la possibilità di una opzione di guerra, vale a dire la possibilità di andare effettivamente in guerra. E come molti altri, io stesso mi sono reso conto che si stava preparando una ricostruzione della Jugoslavia che non sarebbe più stata federale e che non sarebbe più stata quella prescritta dalla costituzione del 1974.

A: Cosa si ricorda di quello che è stato detto in quell’occasione, Mr.Mesic?

T: Beh, qua ci sono due temi di discussione. Uno era il Kosovo, il problema Kosovo, perché noi ci chiedevamo come questo problema sarebbe stato risolto perché questo era un peso per tutta la Jugoslavia. Cercavamo una soluzione politica? Milosevic diceva che noi non conosciamo gli Albanesi. Noi non sappiamo come sono. E lui ha detto, “solo se gli dai una bella sberla in faccia saranno obbedienti, ed è così che noi risolveremo quel problema.”
[...]

Il secondo tema era che se la Jugoslavia doveva scomparire, questo avrebbe significato il ritorno del musulmani che se ne erano andati in Turchia ed in altri paesi, e che sul territorio della ex-Jugoslavia, circa 500.000 persone di questo tipo sarebbero tornate, ed avrebbero cambiato la composizione nazionale, la composizione etnica del paese e questo, a suo parere, sarebbe stato un grande problema per tutti i paesi delle regioni della Jugoslavia di allora. E per sostenere questa visione portò un documento, documenti e rapporti elaborati e compilati dai più grandi esperti demografici. Io detti un’occhiata a questi documenti, ma il mio unico commento fu che io penso che la Turchia - ho detto che la Turchia ha un tasso di crescita sufficientemente alto, e mi sembrava improbabile che 500.000 turchi e musulmani sarebbero ritornati. Ma il Presidente Tudjman prese tutti questi documenti e li portò indietro a Zagabria.

[...]

T: Beh, sono completamente sicuro che Milosevic non ha favorito nessun tipo di Jugoslavia che sarebbe stata federale o confederale. Non era ciò che voleva. Quello in cui lui era interessato era una Grande Serbia che sarebbe stata creata sulle rovine della ex-Jugoslavia.
La Serbia, cioé Slobodan Milosevic, comunque, voleva che l’esercito apparentemente dividesse le due parti, ma non c’erano due parti. C’era chi attaccava e prendeva possesso delle stazioni di polizia che, come più tardi diventò palese, tentava di stabilire i confini della Grande Serbia partendo da Virovitica attraverso Karlovac fino a Karlobag. Se voi guardate tutte le provocazioni che ci sono state, esse stavano effettivamente impostando i confini di una Grande Serbia. Era ovvio, ma era ovvio anche all’esercito che razza di lavoro stava svolgendo, perché Milosevic ha detto “Lasciate andare la Slovenia”. Noi sappiamo perche lui lo disse, perché non c’erano serbi indigeni in Slovenia. Lui disse “Permettete che anche la Croazia lasci la Jugoslavia, ma non quei serbi che vogliono rimanere in Croazia. Il territorio dove vivevano i Serbi doveva, secondo lui; rimanere in Jugoslavia. Quindi i croati potevano andarsene, ma senza i territori abitati dai serbi. Questi territori non erano abitato solo dai serbi, loro erano la maggioranza.

[...]
E riguardo la Croazia, qualsivoglia territorio poteva essere sottratto ad essa per essere unito alla Grande Serbia. I serbi in Croazia sono stati ingannati perché Milosevic diceva loro che tutti i serbi avrebbero vissuto insieme in un singolo stato e che questo era il loro diritto perché loro avevano il diritto all’autodeterminazione. Stava ingannando il mondo perché diceva che stava combattendo per la Jugoslavia, invece stava facendo di tutto per distruggerla.
La costituzione del 1974 diceva che le repubbliche erano stati, e che avevano diritto all’autodeterminazione; cioé avevano diritto di rimanere nella Federazione o di staccarsi da essa. Ciò non poteva essere risolto con la forza. L’inganno era che promise ai serbi che loro sarebbero rimasti in un stato singolo perché, come lui diceva, loro avevano vissuto fino ad allora in uno stato singolo. Comunque, questa era una comunità su un modello confederale dove le repubbliche erano effettivamente stati.

[...]
A: Il prossimo argomento, brevemente. Il ruolo del partito SDS in Croazia. Che ruolo in generale aveva questo partito? Quali effetti hanno avuto le sue azioni sui Serbi in Croazia, sia quelli radicali che quelli meno radicali?

T: All’inizio, quando era stato appena creato, questo partito non sembrava sarebbe diventato troppo radicale. Doveva combattere per l’autonomia culturale. Ma man mano che passava il tempo, diventava evidente che questo partito era stato manipolato da Belgrado, vale a dire dal regime di Slobodan Milosevic e da lui stesso, e loro facevano solo ciò che avrebbe portato alla creazione della Grande Serbia, un territorio etnicamente pulito dalla popolazione non serba.
Era evidente. Poiché non era stato imposto uno stato di emergenza, Milosevic disse che la Jugoslavia non c’era e che la Serbia doveva badare a se stessa. Quindi questo era uno scenario.

A: La seconda cosa che possiamo fare è guardare la dichiarazione che l’accusato fece il 16 marzo. Questa è soltanto un’altra prova, vi dico, Vostro Onore, che porterà via un po’ di tempo, ma penso che ne valga la pena. Abbiamo a disposizione le trascrizioni. Il testimone le ha visionate di recente. Tab 29 volume 2:  [cassetta]

[voce di S. Milosevic] “…L’ultima fase della sua agonia. La presidenza della SFRJ non funziona da tanto tempo e l’illusione degli sforzi della Presidenza della Jugoslavia, che in effetti non sono stati fatti, è praticamente appena morta. Non è un passo indietro. E’ un passo avanti perché la verità è meglio delle illusioni e degli inganni. La Jugoslavia ha perso la sua presidenza ma non ha perso i suoi lavoratori, contadini, milioni dei suoi cittadini, diligenti e onesti lavoratori che hanno lavorato duro e hanno badato alle loro famiglie. Milioni di questo persone oneste e normale non daranno mai via il loro paese.” Per quanto riguarda la Serbia, è sempre stata a favore della Jugoslavia, e non lo ha mai nascosto. La Serbia, assolutamente convinta ed orgogliosa, ora lo dichiara pubblicamente. il blocco delle funzioni della Presidenza della Repubblica Federale Socialista Jugoslava da parte di quelli che stanno disintegrando il paese ha portato questo piano alla sua fase finale. Questo piano è portato avanti fino al deterioramento degli interessi vitali della popolazione serba sia in Serbia sia in Jugoslavia, al posto di una federazione democratica che dovrebbe rendere possibile per i serbi, insieme agli altri, vivere sulla base dell’uguaglianza uniti in un solo stato. Le forze della coalizione anti-serba sono state formate e stanno facendo tutti gli sforzi per disintegrare la Jugoslavia.
La Jugoslavia esiste e non può essere abolita da un’azione unilaterale e da una politica di clan perché interessi realistici, libertà acquisite, istituzioni democratiche e il potere del popolo che vi vive sono garanzie della sua sopravvivenza e del suo riuscito sviluppo. Sabotando direttamente il proprio ordine sul disarmo delle formazioni paramilitari, la Presidenza della SFRJ ha permesso la creazione di eserciti repubblicani che costituiscono una minaccia immediata alla sicurezza del paese, di tutti i suoi cittadini e soprattutto della Repubblica Serba e dei serbi che vivono fuori dalla Serbia…”


A: Possiamo notare che il discorso parte parlando della Repubblica Federale e delle decisioni prese o non prese e della giustificazione delle dimissioni di Jovic (allora presidente della Jugoslavia), e quindi passa alla Serbia e tocca in particolare la Serbia ed i serbi. Cosa ne pensa di questo discorso? Era un discorso diretto? Aveva qualche significato nascosto che lei può sviluppare?

T: E’ ovvio che questo non significava salvare la Jugoslavia. Significava rendere operativo lo smembramento finale della Jugoslavia. Nel suo discorso, Milosevic dice che la Serbia non accetta più le decisioni della Presidenza. Vale a dire, che non accettava più la costituzione della Jugoslavia.

In altre parole, annunciò la disintegrazione della Jugoslavia.
[...]
A. Il prossimo argomento, Dubrovnik. L’attacco a Dubrovnik, nell’autunno del 91 avvenne mentre Lei era ancora Presidente della Presidenza; benché non nella posizione di andare a Belgrado. Si trovò su un convoglio di navi di aiuti, un convoglio umanitario conosciuto come Convoglio di aiuti o anche Convoglio Libertas?

T. Giusto. Ho preso parte al Convoglio che consisteva in un grande traghetto chiamato Slavija e 40-50 navi più piccole. Il suo compito era di portare aiuti umanitari a Dubrovnik, perché Dubrovnik era circondata da ogni lato, dal mare e da terra. L’unica via di arrivo degli aiuti era al mare, se l’esercito jugoslavo rimuoveva il blocco.
Ho negoziato per tre giorni per entrare a DUbrovnik e portavi gli aiuti. Il mondo vide cosa stavano facendo gli aggressori e come stavano distruggendo Dubrovnik. Dubrovnik non è mai stata attaccata nella sua storia. Le sue mura non sono mai state attaccate prima di questa guerra iniziata da Slobodan Milosevic.

A. I suoi sforzi per guadagnare l’accesso a Dubrovnik, come dice Lei, le presero molto tempo. Come è riuscito ad ottenerlo? Riuscì a parlare come Presidente alla persona in carica, o no?

T. Ho parlato all’ammiraglio Brovet dalla nave. Ho parlato al generale Zec. Beh, anch’egli ammiraglio. Ho parlato a diversi altri commandanti, dicendo loro che dovevano far passare il convoglio, perché stava portando aiuti umanitari. Tuttavia, sia Brovet che Zec ci chiesero di portare il convoglio a Zelenika in Montenegro, dove le navi sarebbero state perquisite. Dissero che potevamo tornare a Dubrovnik soltanto dopo averlo fatto. Questo avrebbe richiesto molto tempo e non era fattibile. Quindi, ho esercitato pressioni per far sì che il convoglio fosse autorizzato a passare.
L’ammiraglio Brovet mi disse che c’erano delle armi sulle navi. Io gli ho detto: “Ammiraglio, le armi sono nelle vostre teste, nelle vostre menti. LAsciateci andare a Dubrovnik a portare gli aiuti.” Alla fine, hanno ceduto, e abbiamo portato gli aiuti a Dubrovnik. Comunque, precedentemente, l’esercito perquisì le navi e stabilì che non vi erano armi…

 

 

 

SUL TPIJ :

 

 

H. Pinter: non starò in silenzio.    Intervista di Matthew Tempest.

 

E’ la nozione di giustizia transnazionale o supernaturale che tu contesti?

No, assolutamente no. Ritengo questa corte sia illegittima e senza una propria legittimità a livello internazionale. Penso che sia una corte ispirata dal modello americano, voglio dire fu Madaleine Albright (ex segretario di Stato degli USA) a darle vita. E’ una corte parziale, priva di fondamento legale.

Io credo che una Corte Penale Internazionale sia molto necessaria e infatti, come lei sa, ci fu un intero movimento di pressione per ottenere una Corte Penale Internazionale, per la cui istituzione ci fu il voto di centinaia di Stati, ma con l’opposizione degli Stati Uniti, i quali non permettono che abbia luogo, perché dicono che nessun cittadino americano potrà mai essere chiamato in giudizio, per questo loro non accetteranno mai questa Corte.

In aggiunta hanno affermato che qualora dei cittadini americani dovessero esser citati, probabilmente questi sarebbero dei marines.

 

Hanno detto ciò?

Sì,. Beh, non hanno detto esattamente i marines, dissero che in base ad alcune delle clausole dello Statuto della Corte: “…Sarebbero perseguite azioni che noi invece riteniamo opportune, incluse quelle militari”. Il quale significa azioni portate avanti dai marines.

 

Così in questa particolare faccenda, non contesteresti che sia processato Milosevic se ci fosse anche un processo anche a Blair e a Clinton?

Questo è un altro problema, prima di tutto penso che Milosevic debba essere processato da una corte appropriata, imparziale accettata a livello internazionale.

Questa corte non lo è.

Vorrei aprire una parentesi a tal proposito: uno dei tuoi colleghi, Henry Porter, stamane, ha scelto di discutere delle mie idee e ricordando il mio pensiero su Pinochet, affermava che la mia posizione dell’epoca fosse in contrasto con quell’attuale.

Ciò non è vero affatto, perché quando parlai di Pinochet, dissi che avrebbe dovuto aver un processo in una corte adatta, e se questa fosse in Spagna o in Cile, questo non aveva importanza.

Un’altra cosa che vorrei aggiungere, sebbene abbia già mandato una lettera alla redazione, riguarda la maniera curiosa con cui il Guardian abbia riportato una mia dichiarazione.

Il Guardian ha asserito che io abbia affermato che “Milosevic è innocente”.  Questa citazione veniva attribuita a me! E’ pura menzogna. E chi ha riportato questa notizia deve vergognarsi di se stesso. E penso anche che il Guardian si debba prendere una parte di responsabilità per l’accaduto.

E’ piuttosto curioso che il Guardian, tanto blasonato e rispettato, ritenga tutto ciò giusto solo per avere un’ottima prima pagina, ma “Milosevic è innocente, afferma Pinter”, non è un buon titolo da prima pagina. E’ una bugia. Non ho mai detto questo. Il fatto che possano arrivare a far ciò, lo considero deplorevole.

Ciò su cui voglio parlare è come sia facile per la propaganda fare il proprio lavoro, e per i dissidenti essere derisi.

Ci fu un quantitativo enorme di propaganda su Milosevic. Ci raccontarono che era responsabile della morte di 100.000 persone. Questo naturalmente non fu mai provato, e ovviamente non era vero.

Fu definito “il macellaio di Belgrado”. Fu chiamato Hitler, e così via. Avevano già inculcato nella testa dell’opinione pubblica che era colpevole , un genocida. Credo che ciò debba esser provato da una corte che però sia adatta allo scopo.

 

Hai toccato un argomento su cui è facile essere derisi. Ti sei esposto a un mare di risate difendendo Milosevic, che è il nemico numero uno in occidente. Al di là dei tuoi timori circa la tua reputazione, ovviamente non sei un apologeta di Milosevic.

(Ridendo) Per niente.Ho solo affermato che venga consegnato ad un tribunale appropriato, la cui procedura sia legalmente posta in essere. Ma non credo che stia succedendo ciò.

Dopo tutto, è stato più o meno rapito e portato all’Aja. Gli jugoslavi lo hanno consegnato solo perché hanno ricevuto 1,3 miliardi di dollari dagli USA, è un evidente caso di corruzione. Tornando a Clinton e Blair - vorrei dire che li considero dei criminali. La stessa azione della Nato è illegale, illegittima, contro il diritto internazionale e sprezzante della Carta dell’ONU.

Perchè è un atto da banditi bombardare i civili, è un atto da assassini, e loro lo volevano deliberatamente. Come lei sa , da 15.000 piedi nel cielo, non un pilota Nato ha ricevuto un graffio, mentre loro spazzarono via persone riducendole a pezzi grazie all’uso delle cluster bomb e dell’uranio impoverito, i cui effetti ancora non conosciamo. Ci vuole tanto tempo prima che si manifestino, sebbene in Iraq gia s’intravedano.

Credo che queste persone abbiano agito in maniera davvero brutale, i Governi di Usa e Gran Bretagna si sono comportati come efferati criminali. E non verranno mai citati in giudizio. Non da questa corte, perché loro sono la corte.

 

Tu affermi che fu più di un rapimento, fu un oltraggio alle procedure parlamentari?

Esatto, le procedure parlamentari furono bypassate. Non sto dicendo che Milosevic non sia responsabile…, ma ciò che viene omesso dal pubblico dibattito e dalla stampa e’ che si trattava di guerra civile. E poi l’UCK, sostenuta dagli Usa, non fu solo un’organizzazione di banditi ma fu anche responsabile, e lo è ancora ora più che mai, della pulizia etnica in corso in Kosovo negli ultimi nove mesi..

 

Perché consideri uno specifico incidente- quello della stazione televisiva a Belgrado - una atto terroristico, mentre erano in corso i ben peggiori bombardamenti sui civili con le cluster bombs?

Non ho detto che è stato peggiore del bombardamento con le cluster. Esso spicca come evidente atto di assassinio, poiché non c’era personale militare della stazione televisiva. C’erano donne truccate. Furono spazzate via. Non credo che si tratti di incidente, perché la Nato lo giustificò per bocca del suo distinto portavoce Jamie Shea. Dissero che era per fronteggiare la propaganda serba. E’ assurdo. Tante persone morirono e penso che sia un atto di assassinio giacché le Convenzioni di Ginevra stabiliscono che in nessuna situazione di guerra i civili possano essere colpiti, a meno che questi non intraprendano azioni ostili, cioè lanciando bombe o impugnando pistole. Le ragazze truccate non avevano pistole. Su questa questione controversa ci furono numerose critiche ai media britannici e occidentali, che non fecero reportage dal campo, ma si limitarono a trasmettere in diretta numerosi briefing dalla sede Nato di Bruxelles, in maniera assolutamente acritica.

Noi pensavamo che le terrificanti bombe fossero molto precise, e non penso che sia stato colpito qualche obiettivo militare. Ciò che colpirono furono la stazione TV e l’ambasciata cinese, anziani, ospedali e scuole. Non credo che si tratti di incidente. Colpirono tutto ciò che poterono, e distrussero pressoché tutte le infrastrutture del paese.

E’ un atto criminale al di sopra di ogni livello, ma gli Usa e i paesi aderenti alla Nato lo definiscono “intervento umanitario”. Penso che sia un’espressione melensa che sarà smentita dalla storia. Ammesso che noi si abbia una storia, visto che quella che si studia è frutto delle elucubrazioni del potere americano.

 

….

Pensi che troppa attenzione vada alla cattura dei militari, visto che verosimilmente la loro sarà una deposizione più diretta sui massacri facendo sì che Milosevic e gli altri politici se n’escano con le mani meno sporche?

Le mani di Clinton rimangono incredibilmente pulite, vero? E il sorriso di Tony Blair largo come sempre. Vedo queste maschere con profondo disprezzo. Così tante persone in occidente che si fingono arbitri di moralità sono così patetici, veramente pericolosi e il modo in cui la stampa accetta tutto ciò che costoro sostengono è molto, molto pericoloso.

Tornando su ciò che ho detto a proposito della derisione dei dissidenti. La mia posizione è stata definita comica.  Costoro considerano che le altre 1000 persone che la pensano come me siano comiche? Tutti i dissidenti sono comici?

C’è una tradizione nel ceto intellettuale britannico che è quella di ridicolizzare ogni forza non politica che vuole occuparsi di temi di politica, specialmente se questi vengono dalla sfera dello spettacolo, del teatro e dell’arte, si pensa che siano solo dilettanti, vero? …mezze seghe. A dire il vero in nessuno dei paesi in cui sono stato : Francia, Spagna, Italia, Grecia e persino negli Usa, c’è una concezione simile. Ma qui sì.

Bene, io non intendo semplicemente andar via scrivere le mie opere teatrali ed essere un bravo ragazzo. Intendo rimanere indipendente ed occuparmi di politica. E’ un mio diritto.

 

The Guardian,     Venerdì 3 agosto 2001

 

 

 
Rifiuto di Leonida G. Ivachov di partecipare al « processo » come testimone. 
 
Leonida G. Ivachov è stato capo settore del Dipartimento della Cooperazione Militare Internazionale del Ministero della Difesa della Federazione Russa dal 1996-2001, vice presidente dell’Accademia per le Questioni geopolitiche, dottore in Scienze storiche, colonnello generale della riserva.
Dichiarazione.
In risposta all’invito del Presidente dell’ex Repubblica Federale di Yugoslavia  (RFY), Signor Slobodan Milosevic, io, Leonida Grigorievitch  Ivachov, cittadino della Federazione Russa, mi sono dimostrato d’accordo a testimoniare in favore della sua difesa nel corso del processo che si sta svolgendo davanti al Tribunale penale internazionale per l’ex Yugoslavia (ICTY). Ho agito in tal modo in piena coscienza, cercando di contribuire al conseguimento dell’obiettività e della verità sulle questioni Europea e Yugoslava durante il periodo 1997-2000.
A mio parere, la partecipazione al processo dell’Aja era importante per 
le seguenti motivazioni circostanziali:
in primo luogo, io ho partecipato direttamente agli avvenimenti in questione; 
in secondo luogo non posso ignorare il fatto che l’accusa presentava come testimoni molte persone che hanno direttamente preparato e perpetrato l’aggressione armata contro uno Stato sovrano, 
vale a dire la Repubblica Federale di Yugoslavia, e che si sono resi responsabili della morte di centinaia di persone e della violazione delle norme del diritto internazionale.
Tuttavia, le recenti decisioni del tribunale mi hanno costretto a rivedere la mia precedente decisione. L’ICTY, in violazione dei suoi stessi statuti (articolo 21, paragrafo 4), impone un consigliere
legale a Slobodan Milosevic che, fino a questo momento, si è avvalso del suo diritto all’autodifesa.
Fra i compiti del consigliere imposto, figura quello di determinare quali sono le persone che dovrebbero comparire come testimoni della difesa, quale sarà la natura delle loro testimonianze e le loro possibili interpretazioni.
Non è possibile considerare cosa normale che il consigliere imposto sia un cittadino del paese che ha calpestato le norme del diritto internazionale, la lettera e lo spirito della Carta delle Nazioni
Unite e che, in modo ripetuto, ha commesso aggressioni contro alcuni Stati sovrani, e fra questi la Repubblica Federale di Yugoslavia.
In queste condizioni, visto che la mia testimonianza in qualità di testimone della difesa può venire utilizzata addirittura contro Slobodan Milosevic e non si ricerca l’obiettività e non viene adottata 
una procedura giusta, mi rifiuto di prendere parte al processo. 
Nello stesso tempo, confermo la mia intenzione di comparire al processo quando l’ICTY metterà in atto condizioni legalmente corrette e giuste e rispetterà le norme del diritto internazionale.
Léonida G. Ivachov, Mosca, 9 settembre 2004      ( Traduz. di C. Bettio)
 
 
 
Dichiarazione del Comitato Greco per la Distensione internazionale e per la Pace (EEDYE)
 
Al Comitato internazionale per la Difesa di Slobodan Milosevic
All’Organizzazione SLOBODA di Serbia e Montenegro
All’Associazione internazionale degli Avvocati democratici
Cari amici,
con grande inquietudine e collera stiamo seguendo gli avvenimenti che avvolgono il « processo » all’ex Presidente della Repubblica Federale di Yugoslavia, Slobodan Milosevic, « processo » che si sta svolgendo presso il celebre « Tribunale penale internazionale per la Yugoslavia » (ICTY), dove i diritti fondamentali dell’accusato vengono violati giorno dopo giorno, e nello stesso tempo ogni senso di diritti umani e democratici.
Dopo due anni e circa 300 giorni di processo, le accuse presentate puntano a legittimare i crimini della NATO durante i bombardamenti barbari e inumani contro la Yugoslavia, nel 1999.
Durante questo periodo si sono moltiplicate le violazioni dei diritti fondamentali che assolutamente sono propri dell’accusato. Slobodan Milosevic ha subito sistematicamente ostacoli che gli hanno impedito di comunicare con la sua famiglia e con i suoi consiglieri legali, i quali, fra l’altro, hanno sgomberato gli intoppi raccogliendo nuovi elementi di prova e risorse destinate ad affermare la sua innocenza. Inoltre, i tempi necessari a questi preparativi e alla sua difesa sono stati tagliati in maniera draconiana, e contemporaneamente il numero dei testimoni a difesa è stato contingentato, mentre al contrario la lista degli accusatori è stata allungata in modo considerevole, perfino 
quando il processo aveva avuto inizio.
Il punto culminante di queste violazioni consiste nel fatto che, malgrado siano manifesti i riferimenti agli statuti dell’ICTY (Art. 21, paragrafo 4) che affermano che l’accusato ha il diritto di « essere giudicato in sua presenza, e di vedere assicurata a lui medesimo la propria difesa o attraverso una assistenza giuridica da lui stesso scelta », noi stiamo ora assistendo a una violazione flagrante di questo diritto, in quanto il tribunale gli impone un consigliere legale alla difesa, e questo, malgrado le veementi e categoriche obiezioni di Slobodan Milosevic e la sua insistenza a volere difendersi da solo.
Noi pensiamo che questa evoluzione conferma il carattere politico del tribunale e dello stesso processo, che si svolge con una procedura che costituisce una provocazione per qualsiasi avvocato e giurista, come pure per tutto il sistema giuridico che l’umanità ha conosciuto fino a questo momento. Il diritto di cui oggi è stato privato Slobodan Milosevic non era stato rifiutato nemmeno dal regime dell’apartheid a Nelson Mandela, neppure dai nazisti a Georgi Dimitrov.
In nome del Comitato Greco per la Distensione internazionale e per la Pace, in nome di tutte le persone che in Grecia coltivano la pace, noi indirizziamo le nostre proteste, le più veementi, all’Organizzazione delle Nazioni Unite per questa farsa di processo che non fornisce la benché minima garanzia di un processo libero e leale.
Dal più profondo del nostro cuore, esprimiamo la nostra solidarietà nei riguardi dei popoli della Yugoslavia nella loro lotta per la pace e il progresso, contro i piani imperialistici che concernono i Balcani.
 
Per il Comitato Greco per la Distensione internazionale e per la Pace 
(EEDYE) :       Evangelos Mahairas, 
Presidente dell’EEDYE
Presidente onorario del Consiglio mondiale per la Pace (WPC)
Ex Presidente dell’Associazione degli Avvocati e dei giuristi di Atene
Atene, 15 settembre 2004                          (Traduz. di C. Bettio)

 

 

 

FRAMMENTI… per la memoria storica :

 

CI SONO ANCORA CELLE LIBERE...
Slobodan Milosevic primo prigioniero di guerra del Nuovo Ordine Mondiale (di J. Elsässer)

Un criminale, letteralmente: in un solo anno le sue bande hanno ammazzato 1027 persone e ne hanno fatte sparire altre 945. Nello stesso anno - si noti bene : in un anno di pace, nel quale non ci sono stati scontri militari - in base ai dati della Croce Rossa Internazionale le sue truppe speciali hanno rastrellato almeno 180 mila persone. L'Aia ha a disposizione documentazione in base alla quale, da soli , i suoi killer avrebbero fatto fuori ben sei rivali politici. Dalla sua capitale sono scomparse, in un solo mese, 100 giovani donne e ragazze - costrette ad entrare nel giro della "tratta delle bianche". E' bene che contro un criminale simile sia finalmente celebrato il processo ?
Lo sarebbe certo. Il suddetto altri non e' che Hasim Thaci, capo della guerriglia kosovaro-albanese UCK. I crimini menzionati li ha commessi dopo che le "potenti truppe di pace" della NATO sono entrate in Kosovo con ben 40mila soldati nel giugno 1999. Nella capitale Pristina i suoi gangster controllano tutto. "Di ogni bistecca che mi mangio Thaci ricava 50 centesimi", ha dichiarato un poliziotto ONU di nazionalita' tedesca all'Hamburger Abendblatt, nel marzo 2000. Niente puo' illustrare la faziosita' del Tribunale per i crimini di guerra  dell'Aia meglio del fatto che questo Thaci, libero e deputato, tuttora ha gran voce in capitolo in Kosovo. E nemmeno altri simili criminali sono mai stati presi: pensiamo al presidente croato Franjo Tudjman ed al suo collega bosniaco-musulmano Alija Izetbegovic, ormai defunti, oppure ai loro comandanti d'arma. Viceversa, da parte serba sono finiti subito nelle celle dell'Aia tre ex capi di Stato – l’ex presidentessa serbo-bosniaca Biljana Plavsic, l’ex presidente serbo Milan Milutinovic ed l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Da anni, in tutti i Balcani, commandos pesantemente armati sono alla ricerca del predecessore della Plavsic, Radovan Karadzic, e del comandante dell'esercito serbo-bosniaco, Ratko Mladic. Questa edizione straordinaria della JUNGE WELT non vuole convincere il lettore della innocenza - ad esempio - di Milosevic. Questo non sarebbe possibile in otto pagine. E soprattutto: sarebbe assurdo voler giudicare in merito guardando da una prospettiva tedesca. La Germania, che nell'ultimo secolo ha invaso la Serbia e la Jugoslavia per ben tre volte, non e' proprio il posto giusto per ergersi a  giudici, foss’ anche soltanto dal punto di vista giornalistico. Questo possono farlo semmai quelli che, nel corso degli ultimi 13 anni, hanno sofferto l'indicibile, insieme oppure sotto a Milosevic. I serbi, i croati ed i musulmani, che oggi al di la' di  tutte le contraddizioni comunque si ritrovano uniti nel loro dolore, nella loro poverta' e nella loro mancanza di giustizia, potranno valutare molto meglio di noi chi e' colpevole di questo stato di cose: se il Nemico Pubblico Numero Uno oppure quelli che hanno distrutto la Jugoslavia dall'esterno. Un paese multiculturale, la potenza economica piu' forte nel blocco dei Non-Allineati, un affascinante sistema misto di capitalismo e socialismo, ridotto nel corso di pochi anni a teatro di una mattanza, a "zoo" etnico, a deserto del dominio colonialista neoliberista. In fondo, sono rimasti truffati anche quelli che si erano fatti forti della benedizione occidentale: "Denaro croato in tasche croate ed un fucile croato su spalla croata" era uno degli slogan dei secessionisti di Zagabria all'inizio degli anni Novanta. Oggi il denaro croato e' in tasche  tedesche, e sulle spalle croate si portano fucili americani. "Il primo criminale di guerra che andrebbe giudicato dinanzi ad un tribunale e' il ministro degli esteri tedesco Hans- Dietrich Genscher", dichiaro' il giornalista britannico David Binder gia' nel 1992 al "Presseclub" della rete televisiva ARD. Attraverso il riconoscimento diplomatico e le forniture di armi a favore dei secessionisti, il governo federale aveva causato l'escalation della crisi, trasformandola in guerra. Ma di questo non e' il caso di parlare piu' - l'unico colpevole e' Milosevic, "pars pro toto" per tutti i serbi... E quelli che prima formulavano ancora obiezioni  o quantomeno facevano domande, vengono costretti continuamente a cimentarsi con nuove sfide e difficolta': nel 1999 dimostrammo, impotenti, contro il bombardamento della Jugoslavia, nel 2001 contro la campagna d'Afghanistan, nel 2003 contro l'occupazione dell'Iraq... La ruota sanguinosa della Storia gira sempre piu' velocemente: ieri hanno deciso che la Germania dovra' essere difesa sull'Hindukusch (in Asia Centrale), oggi l'esercito europeo entra nel Congo, per domani gli USA annunciano guerra preventiva contro l'Iran e la Corea del Nord. Dovremmo adesso accodarci alle bugie propagandistiche di Rumsfeld, secondo il quale a Piong Yang starebbero pianificando un nuovo 11 Settembre ed i Mullah depositerebbero bombe nella stazione centrale di Dresda? Li' dove c'e' un pacifico coniglio ad aizzare gli animi, ecco arrivare subito il falco pronto alla guerra. In questo modo non vinceremo mai.
"Chi controlla il passato, controlla il futuro", e' il motto del Grande Fratello nel "1984" di Orwell. Percio' non possiamo lasciare all'Impero l'esclusiva nella interpretazione del passato. Il passato del Nuovo Ordine Mondiale e' stata la distruzione della Jugoslavia. Con quella e' incominciato tutto. La guerra del 1999, condotta al di fuori  di ogni mandato ONU, e' stata il segnale d'avvio per tutte le guerre a venire. Le carceri dell'Aia, edificate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU benche' non ne avesse facolta', in base allo statuto dell'ONU, sono il modello per la punizione illegittima di tutti quelli che criticano. Li' finiscono quelli che non sono disposti ad aprire la propria economia nazionale alle grandi multinazionali occidentali. Sotto Milosevic vigeva una legge, in base alla quale l'amministrazione di una azienda poteva decidere da sola se l'azienda potesse essere messa in vendita, ed a chi. Questa legge va contro il principale tra i diritti umani del Nuovo Ordine Mondiale: il diritto umano allo sfruttamento ! Per questa ragione il presidente jugoslavo e' rinchiuso all'Aia. Non c'e' ragione per essere ottimisti. Tanto meglio Milosevic riesce a difendersi, tanto piu' sicuramente egli dovra' trascorrere il resto dei suoi anni in prigione. Non ci facciamo illusioni che la nostra piccola manifestazione possa tirarlo fuori di li'. Noi in effetti vogliamo solamente mostrare di non aver dimenticato. Non abbiamo dimenticato il prigioniero. Non abbiamo dimenticato la Jugoslavia. E soprattutto: non abbiamo dimenticato noi stessi. Noi sappiamo che ci sono ancora celle libere per noi. Ne siamo fieri. E' la dimostrazione: siamo ancora vivi. Loro hanno paura:  eccoci di nuovo, noi. Noi, gli jugoslavi di tutti i paesi.

Da JUNGE WELT