ISTITUTO DI STUDI
COMUNISTI
KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS
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Lettere
dell’Istituto
Il giorno della memoria
A distanza di oltre cinquant’anni dall’orrendo crimine contro il popolo ebraico
viene finalmente istituito il “giorno della memoria”.
Il
tremendo crimine, la barbarie di quegli anni deve essere ricordo permanente ed
insegnamento perenne.
Questo significa non dimenticare le cause, i motivi che partorirono
quel massacro di innocenti: il fascismo, il nazismo e la 2a guerra mondiale.
Ma questo crimine orrendo: 6 milioni di uomini assassinati aveva alla base una
teoria che predicava la superiorità di una razza, di una stirpe, di una civiltà
su tutte le altre e questo giustificava l’estinzione “ per via di sangue” di
razze diverse.
La professione di fede cattolica ha alimentato l’odio contro l’ebraismo ed il
popolo ebraico ed il nazismo troverà terreno fertile e già pronti tutti gli
schemi e gli stereotipi dell’antiebraismo.
Il
razzismo ha avvelenato la coscienza degli uomini, inselvatichite le loro menti.
Il nostro pensiero non può allora correre che ai nuovi razzismi di oggi.
Ci preoccupano teorie che vogliono contrapporre la cultura
dell’Europa occidentale a quella araba, rivendicando a quella europea una
qualche primogenitura e questa contrapposizione viene presentata nella veste,
ancora una volta, religiosa: cattolico-giudaica da una parte ed islamica
dall’altra.
Recenti dichiarazioni rivendicano i fondamenti della civiltà degli uomini,
accomunata tutta sotto il termine di “civiltà occidentale”, in una presunta e
pretesa cultura cattolico-giudaica.
E mai il termine “giudaico” è stato utilizzato in modo così volgare ed
offensivo, quale paravento per nuovi ed altri razzismi.
E come sempre, ieri come oggi, tali teorie ed affermazioni sono totalmente
false, retoriche e demagogiche. Vogliono scavare nelle paure e nei timori degli
uomini sul loro avvenire, messo in seria crisi dalla realtà attuale, ed agitano
come una clava gli spauracchi, pronti a dividere i popoli e gli uomini per
contrapporli ancora una volta gli uni contro gli altri.
Parlare di una cultura cattolico-giudaica è un falso storico. Una simile
cultura non esiste:
la cattolica e la giudaica non costituiscono affatto una cultura, ma una
tradizione di pensiero religioso, che è tutt’altra cosa da “civiltà”.
Alimentano così su tale falso storico e scientifico teorie, pregiudizi, odi,
paure avvelenando le coscienze ed isterilendo, ancora una volta, le menti.
Ieri come oggi falsificano i più elementari dati scientifici e storici,
violentano i fatti per metterli al servizio di progetti contro l’Uomo.
Aizzano gli animi, alimentano teorie e pregiudizi di superiorità dietro i quali
perseguitano le diversità di altri popoli, giustificarne leggi di discriminazione,
negando diritti a popoli di diverse culture e diverse civiltà, perseguitando
credi e convinzioni religiosi di altre culture.
Affermare che la cultura europea, ed “occidentale” più in generale trova i suoi
saldi fondamenti nella cultura cattolico-giudaica è il più grande falso
storico, è la più grande menzogna che sia mai stata detta.
Tutta la conoscenza scientifica e teorica, sia per quanto riguarda il campo
delle scienze naturali che quello delle scienze umanistiche, affondano le più
solide ed incrollabili fondamenta nella cultura del basso Mediterraneo ed in
modo specifico proprio in quelle zone oggi chiamate Egitto, Iran, Iraq,
Turchia, Grecia, Jugoslavia: le grandi culture e civiltà ittita,
sumero-babilonese, egiziana, ellenica.
Tutta la conoscenza medica affonda le sue radici nella scuola medica di Cos e
sulle conoscenze scientifiche egiziane.
Tutta la conoscenza della Matematica, dell’Astronomia, della Medicina e della
Geometria hanno le loro incrollabili fondamenta nella cultura dei popoli iracheni,
iraniani, egiziani, turchi.
Non diversamente dai grandi padri del pensiero moderno, basta pensare al grande
filosofo greco, pilastro di tutto il pensiero umano e del moderno: Aristotele,
o Talete, Democrito e tutta la teoria atomistica, ecc,. ecc.; per non parlare
della grande biblioteca di Alessandria d’Egitto, che fino al 1450 ha costituito
il centro “ mondiale” della cultura; per non parlare infine della cultura araba
nell’800-1100 dell’era volgare.
Non meno importanti di questi contributi quelli italiani, francesi, cinesi e
dei popoli anglo-sassoni.
E in
verità la conoscenza, la cultura, le civiltà degli uomini non sono patrimonio
di alcun singolo popolo o proprietà di una qualche ceppo della razza umana.
Sono, invece, sempre il concorso di tutti i popoli in un fluire
perenne di contributi, stimoli, avanzamenti. In questo confluire incessante è
impossibile individuare il contributo dei singoli, giacché ciascuno ha influito
sull’altro e tutti si sono modificati, confluendo in un unico grande centro che
è la cultura e la civiltà degli uomini.
E non esiste alcun campo delle scienze naturali ed umanistiche dove sia
possibile individuare il primato di un singolo popolo.
La vita
pone i popoli in un tutt’uno e le loro diversità come momenti del manifestarsi,
essere e divenire dell’Uomo, dell’Umanità sociale.
Febbraio.
2003