www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - antifascismo - 11-05-04

Intervento di G:B.Lazagna “Carlo” alla manifestazione operaia all’Europa Metalli, di Serravalle Scrivia, il 24 aprile 2001

Il coordinatore della assemblea il delegato operaio Raniero Cantagalli da la parola a “Carlo”

Cari compagni operai, tecnici dirigenti… così mi sarei rivolto a voi trenta o quaranta anni fa, ormai forse queste parole questi termini si usano meno… e io posso dire per quella confidenza che  mi piacerebbe  avere con voi che insomma aldilà della partecipazione alla resistenza, tutta la mia vita è stata quella di un avocato dei lavoratori alle camere del lavoro di Genova, di Novi Ligure, anche un po’ di Alessandria ecc. Per cui insieme ai lavoratori agli operai abbiamo fatto cause, battaglie, sindacali e politiche, tutta una vita spesa insieme a voi.

Ero convinto di arrivare qui in una squallida stanza di refettorio, di mensa, magari con quei tavoli di lamiera come nelle fabbriche che conoscevo un tempo e invece trovo edifici moderni e puliti, trovo una manifestazione come dire, organizzata, organizzatissima, con sindaci e bandiere… non mi sono neppure preparato un appunto perché ho detto parlerò, chiederò, ascolterò, se mi faranno delle domande,  cioè credevo e speravo di avere con voi un rapporto diretto da uguale da compagno delle vostre battaglie. Devo confidarvi che io in questi ultimi dieci, vent’anni, pur dedicandomi al ricordo e alla memoria della guerra partigiana e altro,… e mi scuso con il vostro presidente dell’ANPI,  ho rifuggito sempre le manifestazioni ufficiali perché…   ho sempre pensato che tendessero  un po’ ad imbalsamare a togliere quella che era la vera linfa della resistenza.

Il presidente dell’ANPI, ha giustamente ricordato gli operai che sono caduti per difendere la fabbrica, se non sbaglio un sardo, un siciliano due genovesi , anche questo da il tono della unità del popolo italiano nel combattere in difesa del posto di lavoro, delle proprie potenzialità produttive, e nello stesso tempo per la libertà e l’indipendenza del paese.

Io avrei voluto più che parlare dialogare con voi ma ovviamente non so se sarà possibile…non ho contributo alla organizzazione di questo convegno… ma se fosse possibile preferirei dialogare con  qualcuno di voi…avere domande dare risposte…   Io non so se contravvengo alla tradizione di questa commemorazione ma io vorrei metterla sul piano dell’oggi. Perché insomma… ogni generazione ah avuto le sue battaglie, le sue guerre, se noi pensiamo a cosa è stato il movimento operaio alla fine dell’ottocento, nella prima meta del secolo e ancora fino a trenta - quarant’anni fa dove si combatteva prima per le otto ore, poi ancora per adeguate riduzioni dell’orario di lavoro, si combatteva per la pensione si combatteva per la sanità, si combatteva per la salute contro la nocività negli ambienti di lavoro, tutte ste battaglie dove  anch’io  ho partecipato come avocato della camera del lavoro, come consigliere dei sindacalisti, o dei comitati di fabbrica….

Se ci guardiamo indietro il nostro è stato il secolo  che ha raggiunto molte delle conquiste che si proponevano alla fine dell’ottocento…e quindi sanità, pensioni, condizioni e ritmi di lavoro più accettabili, ce stato complessivamente una progressione dei diritti e dello sviluppo economico. Voglio dire…  cinquant’anni fa non avremmo immaginato che quasi  tutti gli operai avrebbero avuto  l’automobile, c' è stato uno sviluppo, la storia è andata avanti,  di queste cose non ci accorgiamo neanche più, perché ci siamo talmente abituati al fatto che si lavori per otto o meno ore e che si abbia una pensione alla fine della vita lavorativa.

È diventata una cosa tanto naturale che non si ricorda il sudore, il sangue le battaglie che sono state combattute dalle vecchie generazioni di operai e lavoratori. Perché faccio tutto questo discorso forse un po’ banale forse un po’ scontato ? Perché non vorrei che queste conquiste fossero rimesse in gioco, sarà pessimismo, sarà senso di impotenza di un vecchio che non riesce più a dare un suo contributo alle vostre lotte alle vostre rivendicazioni, io ho la sensazione che siamo nella situazione del dopo guerra  della prima guerra mondiale. Per intenderci il 1920 il 1921 il 1922 un periodo che per la debolezza, la divisione, la frammentazione del movimento operaio e socialista di allora ha aperto e spalancato le porte a Mussolini, alla dittatura al nazismo che è nato dalle costole del fascismo, non dimentichiamolo, alla guerra alla rovina.

Oggi certi pericoli forse non ci sono, non credo che un governo per quanto irresponsabile possa portare il nostro paese alla guerra, perché ci sono i rapporti con l’Europa, ce un clima diverso in tutto il mondo anche se  dalla Bosnia alla Palestina fino all’Afganistan e in certi stati del sud America. Persistono pericolosi  focolai di guerra e  di lotta fratricida, pensiamo ai Balcani cosi vicini a noi, dalla Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Macedonia, una tragedia. Questo è il risultato delle dittature del razzismo di interessi economici,  fenomeni che oggi rialzano pericolosamente  la testa. Sarà un allarmismo esagerato il mio? Forse. Amici, operai, lavoratori vigilate.

Io vedo il pericolo che la sanità le pensioni i  vostri diritti vengano ridimensionati, e d’altra parte molti dichiarano questa “necessità” e quindi il giorno che andrete in farmacia per le medicine dovrete sborsare le trenta le cinquanta mila lire in certi casi anche molto di più, così il ridimensionamento delle pensioni, la difficoltà di andarci per le nuove generazioni, il caro vita, l’inflazione, tutte cose che vanno avanti con una politica  di attacco camuffata e strisciante così piano piano vengono corrosi diritti acquisiti e potere d’acquisto. Insomma credo che molte delle conquiste fatte oggi possano essere in serio pericolo. Così da vecchio pessimista vi dico vigilate, state attenti, non dovete permettere che  un secolo di lotte dure degli operai e di conquiste sociali e di conquiste democratiche possano essere messe in gioco.

Penso ad esempio al diritto all’istruzione, al fatto che i contadini, i montanari delle nostre valli se volevano studiare andavano in seminario fingendo di volere fare carriera ecclesiastica per poi a diciott’anni fuggire e sfruttare quel po’ di cultura acquisita. Ecco, penso a tutto questo, è normale che oggi si pensi più a quello che abbiamo che a quello che abbiamo dovuto  conquistare, ma se non abbiamo memoria e coscienza della strada percorsa ce il rischio di non sapere difendere  con sufficiente intransigenza ciò che abbiamo conquistato. Oggi tutto pare pervaso da un costume direi mafioso, dove il valore del denaro ha preso il sopravvento,  non si sa come raccolto, attraverso il pizzo, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di droga, il traffico di armi. Attraverso il denaro si fa tutto, attraverso il denaro si compra chiunque e si comprano anche le coscienze delle persone.

Se ce un vanto per noi superstiti della generazione della resistenza forse è proprio questo, di non aver venduto la nostra anima,  di non aver venduto la nostra indipendenza di non essere pronti a barattare la nostra coscienza e la nostra libertà per un po’ di quattrini  con chi pensa che il denaro sia l’unico valore e con il denaro si sia onnipotenti.

Mi spiace di essermi dilungato…non so se l’organizzazione di questa bella assemblea lo consente, se è possibile fare intervenire i presenti, fare delle domande…dare qualche risposta, approfondire questo dibattito.

Mi scuso per essere stato troppo lungo, per essere stato pessimista, spero che quanto meno queste poche parole possano servire a contribuire ad avere una maggiore coscienza su quanto succede, a conservare unità e combattività in tutti noi, nella ricerca della pace, della solidarietà sociale, della libertà, che sono state le bandiere del movimento operaio e di quella fase particolare della vita del nostro paese che è stata la Resistenza, che è stata anche una scuola di libertà individuale, di dignità personale, tutte cose che oggi vengono messe in gioco dalla prepotenza del denaro.

Applausi della assemblea.
Il coordinatore invita a fare domande e interventi
Interviene una ragazza che vorrebbe ascoltare qualche episodio della resistenza.

“Carlo” si rivolge a lei e alla assemblea:
Qui ci sono dei partigiani, c'è “Cucciolo”  che ai tempi aveva sedici anni, adesso ne ha un po’ di più, ha vissuto questi episodi e gli episodi sono tanti. Arrivato qua ho visto Cassano Spinola, dove assieme a “Cucciolo” e una quindicina di partigiani abbiamo attaccato un presidio di tedeschi e fascisti, abbiamo avuto uno scontro di notte che purtroppo si è concluso con la morte di un partigiano francese  nome di battaglia “Parigi,” abbiamo avuto parecchi di questi scontri, ma questo tipo di cose credo interessino più noi vecchi che quando ci incontriamo ci diciamo ti ricordi… quello che abbiamo visto li…. Ti ricordi quello che abbiamo fatto là… ma io penso non abbiano una grande importanza, battaglie ce ne sono state e molto più grandi pensiamo a Stalingrado, dove si è deciso praticamente il destino della guerra, trecento mila morti in pochi mesi, battaglie tremende che sono state ben altra cosa delle piccole battaglie di partigiani se pur importanti.

Credo che il nostro vanto sia quello di avere fatto le elezioni in quelle situazioni. Di avere eletto dei sindaci, delle giunte popolari in libertà, di avere creato in Valle Borbera la prima scuola media della valle, mentre combattevamo, nel cuore della battaglia. Forse la ragazza che mi ha fatto la domanda vorrebbe che gli raccontassi qualche aneddoto, qualche fatto di guerra, non so, molte immagini mi si affollano nella mente, ci sono state battaglie dure come quella di Pertuso, quattro giorni in cui un centinaio di uomini scalcinati, provenienti dalla Val Staffora, dalla Valle Vobbia, dalla Val’ Trebbia hanno fronteggiato tremila militari di carriera tedeschi e fascisti, facemmo cinquantasei prigionieri che poi liberammo. Mentre i nostri compagni feriti presi dai fascisti sono stati massacrati.

Noi ci dicevamo “non siamo come loro” “noi non ammazziamo i prigionieri” “noi non li picchiamo non li torturiamo”. Potete immaginare come ci sentivamo quando trovavamo i nostri partigiani trucidati. Ad esempio sull’Antola trovammo il partigiano “Romano” cosi chiamato perché era di Roma, zio di Nanni Moretti, il regista, con il cranio sfondato dalle scarpe chiodate  dei fascisti. Vi potete immaginare con quale animo poi dopo la battaglia vittoriosa l’avere in mano molti  prigionieri,  la tentazione di ammazzarli tutti era molto forte eppure abbiamo sempre resistito a questo impulso. Non abbiamo un caso di tortura, abbiamo sempre voluto poter dire e affermare: ”noi siamo diversi!”

Combattiamo per un mondo diverso e migliore e quindi non ci comporteremo come i nostri avversari.

Ecco, non so se ho risposto, non so se volete chiedere a Cucciolo di raccontarvi qualche episodio vissuto cosi da partigiano sedicenne. Come “Mischel” uno studente di liceo anche lui sedicenne ucciso qui a Volpara in Valle Borbera, insomma tanti tanti episodi, molti sono scritti e possono essere conosciuti.


Applausi della assemblea.

Registrato e trascritto da Walter Delfini
Novi Ligure 19 febbraio 2004

Sono intervenuti oltre a “Carlo” Giancarlo Simi  presidente dell’ANPI di Novi Ligure.

Giuseppe Ansaldi, uno dei sopravvissuti  al massacro della divisione Acqui a Cefalonia.

Hanon reznikov , del “Livig theatre”

Al termine Rainero Cantagalli  ringrazia tutti e ricorda i libri sulla resistenza scritti da Giambattista Lazagna e l’intervista a “Cucciolo” fatta da Walter Delfini


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Questo è l’articolo sulla manifestazione pubblicato su “Il nostro giornale” settimanale del basso Piemonte il 5 maggio 2001

24 aprile 2001, commemorazione con Giambattista Lazagna.

All’Europa Metalli, di Serravalle Scrivia il ricordo  del sacrificio degli operai, uccisi dai tedeschi perché difendevano la fabbrica.

di Walter Delfini

Si è svolta martedì 24 aprile all’Europa Metalli la commemorazione in ricordo dei quattro operai, vittime dei nazi-fascisti.
Rainero Cantagalli, coordinatore della manifestazione, a nome delle rappresentanze sindacali unitarie,  sottolinea che è ormai ricorrenza storica all’Europa Metalli, (ex Delta) commemorare gli operai  D’Agostino Antonio, Rossi Luigi, Socci Manlio, Fadda Umberto, uccisi, perché fautori di quella lotta di resistenza che ha impegnato la classe operaia a difesa delle fabbriche, dei loro impianti, della loro capacità produttiva, dal tentativo di razzia operato dalle forze di occupazione tedesche in ritirata.  Questo è un episodio che sottolinea un altro aspetto della resistenza antifascista e antinazista che nelle fabbriche ha significato  anche  insubordinazione, attività clandestina, sabotaggio.

Nella ricorrenza di questo 24 aprile, i giovani dirigenti operai dell’Europa Metalli, hanno rispettato la tradizione della commemorazione, ma in qualche modo sono riusciti ad aggiungere  elementi di novità e vivacità, uscendo dalle secche del conformismo ufficiale, alla ricerca del confronto con altre esperienze.
Oltre i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni storiche come l’ANPI, delle forze politiche e sindacali, quest’anno sono stati espressamente invitati esponenti della resistenza della nostra zona, storicamente legati ad una visione dinamica e non statica, dei valori e dei contenuti di quella esperienza: il comandante partigiano Giambattista Lazagna “Carlo” e Alessandro Ravazzano, “Cucciolo.”

Alla commemorazione sono stati invitati anche  i prestigiosi esponenti del Living Theatre, erano presenti : Judith Malina, Hanon Reznikov, Tom Walker.  Il gruppo teatrale, che da alcuni anni ha sede a Rocchetta Ligure, si è cimentato sul tema della resistenza  realizzando uno spettacolo ispirato ai testi di G.B.Lazagna ed alle testimonianze raccolte in valle Borbera. Lo spettacolo è stato proposto con successo nei mesi scorsi anche a New York.

La sala mensa è gremita quando Raniero Cantagalli, a nome degli operai e delle RSU , apre la manifestazione e dà la parola al presidente dell’ANPI, Giancarlo Simi, che rievoca l’eccidio ed esorta tutti a non dimenticare: ”il sacrificio che qui ricordiamo dimostra come la resistenza abbia avuto  un supporto notevole nelle fabbriche e tra i lavoratori…. elementi di primo piano durante l’insurrezione generale dell’aprile 1945.” “Abbiamo quindi il dovere di difendere la memoria del sacrificio di chi ha dato la vita per la libertà da chi cerca di offuscarne il significato e di difendere la democrazia e la Costituzione.”

E’ poi la volta del comandante ”Carlo”, Giambattista Lazagna, che non nasconde la soddisfazione di trovarsi nuovamente dentro ad una fabbrica, una situazione sociale concreta a contatto diretto con gli operai, in gran parte giovani operai, con cui avrebbe voluto discutere, dialogare: “ Francamente non mi aspettavo di trovare questo tipo di partecipazione, autorità, gonfaloni, bandiere.  Non mi sono neppure preparato un appunto. Pensavo di trovarmi in una situazione alla buona, in un rapporto alla pari. Vorrei discutere con voi, avere domande poter dare risposte, capire insieme.” “ In questi ultimi dieci, vent’anni, pur dedicandomi alla ricostruzione della memoria e  della storia della guerra partigiana ho  sfuggito le manifestazioni ufficiali perché ho sempre pensato che tendessero un po’ a imbalsamare quella che era la vera linfa della resistenza.”

Purtroppo i tempi a disposizione non hanno permesso la possibilità di un dibattito ma la manifestazione è stata comunque interessante e vivace.
I giovani dirigenti operai dell’Europa Metalli, con questa loro iniziativa hanno rotto come d’incanto una sorta di isolamento che durava da troppo tempo, nei confronti dell’avvocato Lazagna, impegnato per anni nella difesa legale dei diritti dei lavoratori.

Una  ragazza dell’istituto “Martiri della Benedicta,”(presenti in delegazione) di Serravalle Scrivia, vorrebbe sentire raccontare qualche episodio della lotta partigiana, “Carlo” è titubante, ma ricorda: “ Vicino a questa  fabbrica  c’è  Cassano Spinola, dove con “Cucciolo,”  assieme ad altri partigiani attaccammo un presidio militare tedesco, era notte, ci fù un duro scontro a fuoco e morì un partigiano Francese, il suo nome di battaglia era “Parigi.”   “Potrei ricordare la Battaglia di Pertuso, dove per quattro giorni un centinaio di partigiani male equipaggiati hanno respinto due o tre mila militari tedeschi e fascisti, facendo anche 56 prigionieri che abbiamo poi liberato mentre i fascisti massacravano i nostri partigiani . Noi non uccidevamo i prigionieri, a volte era dura, ma non volevamo essere come loro, come i fascisti e i tedeschi.”     Ma poi aggiunge:  “In fondo le nostre erano piccole battaglie, pensate a Stalingrado, una battaglia che ha deciso i destini della guerra, trecentomila morti in pochi mesi.” “Credo che oggi il nostro vanto sia quello di avere mosso i primi passi per una democrazia compiuta, di avere fatto le elezioni eleggendo i sindaci e delle giunte popolari in libertà, di avere creato in valle Borbera la prima scuola media della storia della valle, tutto questo mentre si combatteva, proprio nel cuore della battaglia.”

“Carlo”  si dice piuttosto pessimista di fronte al quadro politico che si è andato delineando nel paese e lancia quindi il suo appello ai giovani e ai lavoratori: “Con la lotta di liberazione si sono create le condizioni di libertà e di democrazia che hanno consentito lo svilupparsi delle lotte operaie e sociali e che in questi cinquant’anni hanno portato a importanti conquiste sociali, a nuovi diritti, proseguendo nel cammino della lotta per il riscatto e l’emancipazione iniziate alla fine dell’ottocento. Stiamo attenti a non giocarci tutto. Dobbiamo vigilare e combattere ogni tentativo che ci induca a cedere  dignità e  i diritti in nome del dio denaro.”

Quando “Carlo” termina il suo intervento, chiede la parola un uomo che tiene tra le mani una bandiera. L’ho sempre visto alla Camera del Lavoro di Novi, ma non  conoscevo  il suo nome e la sua storia tremenda. Giuseppe Ansaldi, uno dei sopravvissuti al massacro della divisione Acqui a Cefalonia, ce ne ha resi partecipi con una emozione fortissima. Credo che chiunque tra i presenti si sia sentito travolto dal dolore e dalla sofferenza  espressa con forza e dignità.  Nelle parole si percepiva la profondità di  una condizione di solitudine in cui quella tragedia è stata vissuta e dimenticata  per tanto tempo, il rammarico per un silenzio incomprensibile nei confronti del primo atto di resistenza militare contro i tedeschi: “ I giovani non sanno nulla di quella tragedia perché nei libri di scuola non se ne parla.”

Prende infine la parola Hanon Reznikov, e racconta di quello che il  gruppo del “Living theatre” ha imparato dalla storia della resistenza in valle Borbera, dal rapporto creativo instaurato con G.B.Lazagna, dell’impegno sociale del loro fare teatro, dei progetti di lavoro in provincia e oltre. Offre poi a tutti noi parole di speranza : “ la storia della civiltà umana è giovane ha solo seimila anni, pensateci un attimo? La vita dell’uomo può essere di cento anni, seimila anni  rappresentano soltanto la vita di sessanta uomini, che si sono passati l’esperienza e la memoria, è poco per sapere gestire bene i problemi che riguardano miliardi di persone, siamo ancora all’infanzia della storia umana, se non ci distruggiamo, abbiamo ancora delle buone speranze per raggiungere una certa maturità.”

Cantagalli, avvia a conclusione questo breve ma intenso incontro, ringraziando per la partecipazione e ricordando i libri sulla resistenza scritti da Lazagna, e anche l’intervista a “Cucciolo” sulla sua esperienza di giovane partigiano, pubblicata in tre puntate da “Il nostro giornale.”  Un gesto semplice e concreto a dimostrazione che chi possiede la forza del fare e del sapere, sa raccogliere i messaggi  in modo tranquillo dalle fonti e dai canali, i più diversi.

E’ stata una mattinata intensa e significativa. Vorrei ringraziare tutti loro per la particolare sensibilità:  essere coinvolti e coinvolgere ,un importante valore aggiunto per una iniziativa che poteva essere solo “normale.”


Questo è l’articolo sulla manifestazione pubblicato su “Il nostro giornale” settimanale del basso Piemonte
Il 5 maggio 2001