Intervento di G:B.Lazagna “Carlo” alla
manifestazione operaia all’Europa Metalli, di Serravalle Scrivia, il 24 aprile
2001
Il coordinatore della assemblea il delegato operaio Raniero Cantagalli da la
parola a “Carlo”
Cari compagni operai, tecnici dirigenti… così mi sarei rivolto a voi trenta o
quaranta anni fa, ormai forse queste parole questi termini si usano meno… e io
posso dire per quella confidenza che mi
piacerebbe avere con voi che insomma
aldilà della partecipazione alla resistenza, tutta la mia vita è stata quella
di un avocato dei lavoratori alle camere del lavoro di Genova, di Novi Ligure,
anche un po’ di Alessandria ecc. Per cui insieme ai lavoratori agli operai
abbiamo fatto cause, battaglie, sindacali e politiche, tutta una vita spesa insieme
a voi.
Ero convinto di arrivare qui in una squallida stanza di refettorio, di mensa,
magari con quei tavoli di lamiera come nelle fabbriche che conoscevo un tempo e
invece trovo edifici moderni e puliti, trovo una manifestazione come dire,
organizzata, organizzatissima, con sindaci e bandiere… non mi sono neppure
preparato un appunto perché ho detto parlerò, chiederò, ascolterò, se mi
faranno delle domande, cioè credevo e
speravo di avere con voi un rapporto diretto da uguale da compagno delle vostre
battaglie. Devo confidarvi che io in questi ultimi dieci, vent’anni, pur
dedicandomi al ricordo e alla memoria della guerra partigiana e altro,… e mi
scuso con il vostro presidente dell’ANPI,
ho rifuggito sempre le manifestazioni ufficiali perché… ho sempre pensato che tendessero un po’ ad imbalsamare a togliere quella che
era la vera linfa della resistenza.
Il presidente dell’ANPI, ha giustamente ricordato gli operai che sono caduti
per difendere la fabbrica, se non sbaglio un sardo, un siciliano due genovesi ,
anche questo da il tono della unità del popolo italiano nel combattere in
difesa del posto di lavoro, delle proprie potenzialità produttive, e nello
stesso tempo per la libertà e l’indipendenza del paese.
Io avrei voluto più che parlare dialogare con voi ma ovviamente non so se sarà
possibile…non ho contributo alla organizzazione di questo convegno… ma se fosse
possibile preferirei dialogare con
qualcuno di voi…avere domande dare risposte… Io non so se contravvengo alla tradizione di questa commemorazione
ma io vorrei metterla sul piano dell’oggi. Perché insomma… ogni generazione ah
avuto le sue battaglie, le sue guerre, se noi pensiamo a cosa è stato il
movimento operaio alla fine dell’ottocento, nella prima meta del secolo e
ancora fino a trenta - quarant’anni fa dove si combatteva prima per le otto
ore, poi ancora per adeguate riduzioni dell’orario di lavoro, si combatteva per
la pensione si combatteva per la sanità, si combatteva per la salute contro la
nocività negli ambienti di lavoro, tutte ste battaglie dove anch’io
ho partecipato come avocato della camera del lavoro, come consigliere
dei sindacalisti, o dei comitati di fabbrica….
Se ci guardiamo indietro il nostro è stato il secolo che ha raggiunto molte delle conquiste che si proponevano alla
fine dell’ottocento…e quindi sanità, pensioni, condizioni e ritmi di lavoro più
accettabili, ce stato complessivamente una progressione dei diritti e dello
sviluppo economico. Voglio dire…
cinquant’anni fa non avremmo immaginato che quasi tutti gli operai avrebbero avuto l’automobile, c' è stato uno sviluppo, la
storia è andata avanti, di queste cose
non ci accorgiamo neanche più, perché ci siamo talmente abituati al fatto che
si lavori per otto o meno ore e che si abbia una pensione alla fine della vita
lavorativa.
È diventata una cosa tanto naturale che non si ricorda il sudore, il sangue le
battaglie che sono state combattute dalle vecchie generazioni di operai e
lavoratori. Perché faccio tutto questo discorso forse un po’ banale forse un po’
scontato ? Perché non vorrei che queste conquiste fossero rimesse in gioco,
sarà pessimismo, sarà senso di impotenza di un vecchio che non riesce più a
dare un suo contributo alle vostre lotte alle vostre rivendicazioni, io ho la
sensazione che siamo nella situazione del dopo guerra della prima guerra mondiale. Per intenderci il 1920 il 1921 il
1922 un periodo che per la debolezza, la divisione, la frammentazione del
movimento operaio e socialista di allora ha aperto e spalancato le porte a
Mussolini, alla dittatura al nazismo che è nato dalle costole del fascismo, non
dimentichiamolo, alla guerra alla rovina.
Oggi certi pericoli forse non ci sono, non credo che un governo per quanto
irresponsabile possa portare il nostro paese alla guerra, perché ci sono i
rapporti con l’Europa, ce un clima diverso in tutto il mondo anche se dalla Bosnia alla Palestina fino
all’Afganistan e in certi stati del sud America. Persistono pericolosi focolai di guerra e di lotta fratricida, pensiamo ai Balcani
cosi vicini a noi, dalla Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Macedonia, una
tragedia. Questo è il risultato delle dittature del razzismo di interessi
economici, fenomeni che oggi rialzano
pericolosamente la testa. Sarà un
allarmismo esagerato il mio? Forse. Amici, operai, lavoratori vigilate.
Io vedo il pericolo che la sanità le pensioni i vostri diritti vengano ridimensionati, e d’altra parte molti
dichiarano questa “necessità” e quindi il giorno che andrete in farmacia per le
medicine dovrete sborsare le trenta le cinquanta mila lire in certi casi anche
molto di più, così il ridimensionamento delle pensioni, la difficoltà di
andarci per le nuove generazioni, il caro vita, l’inflazione, tutte cose che
vanno avanti con una politica di
attacco camuffata e strisciante così piano piano vengono corrosi diritti
acquisiti e potere d’acquisto. Insomma credo che molte delle conquiste fatte
oggi possano essere in serio pericolo. Così da vecchio pessimista vi dico
vigilate, state attenti, non dovete permettere che un secolo di lotte dure degli operai e di conquiste sociali e di
conquiste democratiche possano essere messe in gioco.
Penso ad esempio al diritto all’istruzione, al fatto che i contadini, i
montanari delle nostre valli se volevano studiare andavano in seminario
fingendo di volere fare carriera ecclesiastica per poi a diciott’anni fuggire e
sfruttare quel po’ di cultura acquisita. Ecco, penso a tutto questo, è normale
che oggi si pensi più a quello che abbiamo che a quello che abbiamo dovuto conquistare, ma se non abbiamo memoria e
coscienza della strada percorsa ce il rischio di non sapere difendere con sufficiente intransigenza ciò che
abbiamo conquistato. Oggi tutto pare pervaso da un costume direi mafioso, dove
il valore del denaro ha preso il sopravvento, non si sa come raccolto, attraverso il pizzo, lo sfruttamento
della prostituzione, il traffico di droga, il traffico di armi. Attraverso il
denaro si fa tutto, attraverso il denaro si compra chiunque e si comprano anche
le coscienze delle persone.
Se ce un vanto per noi superstiti della generazione della resistenza forse è
proprio questo, di non aver venduto la nostra anima, di non aver venduto la nostra indipendenza di non essere pronti a
barattare la nostra coscienza e la nostra libertà per un po’ di quattrini con chi pensa che il denaro sia l’unico
valore e con il denaro si sia onnipotenti.
Mi spiace di essermi dilungato…non so se l’organizzazione di questa bella
assemblea lo consente, se è possibile fare intervenire i presenti, fare delle
domande…dare qualche risposta, approfondire questo dibattito.
Mi scuso per essere stato troppo lungo, per essere stato pessimista, spero che
quanto meno queste poche parole possano servire a contribuire ad avere una
maggiore coscienza su quanto succede, a conservare unità e combattività in
tutti noi, nella ricerca della pace, della solidarietà sociale, della libertà,
che sono state le bandiere del movimento operaio e di quella fase particolare
della vita del nostro paese che è stata la Resistenza, che è stata anche una
scuola di libertà individuale, di dignità personale, tutte cose che oggi
vengono messe in gioco dalla prepotenza del denaro.
Applausi della assemblea.
Il coordinatore invita a fare domande e interventi
Interviene una ragazza che vorrebbe ascoltare qualche episodio della
resistenza.
“Carlo” si rivolge a lei e alla assemblea:
Qui ci sono dei partigiani, c'è “Cucciolo”
che ai tempi aveva sedici anni, adesso ne ha un po’ di più, ha vissuto
questi episodi e gli episodi sono tanti. Arrivato qua ho visto Cassano Spinola,
dove assieme a “Cucciolo” e una quindicina di partigiani abbiamo attaccato un
presidio di tedeschi e fascisti, abbiamo avuto uno scontro di notte che
purtroppo si è concluso con la morte di un partigiano francese nome di battaglia “Parigi,” abbiamo avuto
parecchi di questi scontri, ma questo tipo di cose credo interessino più noi
vecchi che quando ci incontriamo ci diciamo ti ricordi… quello che abbiamo
visto li…. Ti ricordi quello che abbiamo fatto là… ma io penso non abbiano una
grande importanza, battaglie ce ne sono state e molto più grandi pensiamo a
Stalingrado, dove si è deciso praticamente il destino della guerra, trecento
mila morti in pochi mesi, battaglie tremende che sono state ben altra cosa
delle piccole battaglie di partigiani se pur importanti.
Credo che il nostro vanto sia quello di avere fatto le elezioni in quelle
situazioni. Di avere eletto dei sindaci, delle giunte popolari in libertà, di
avere creato in Valle Borbera la prima scuola media della valle, mentre
combattevamo, nel cuore della battaglia. Forse la ragazza che mi ha fatto la
domanda vorrebbe che gli raccontassi qualche aneddoto, qualche fatto di guerra,
non so, molte immagini mi si affollano nella mente, ci sono state battaglie
dure come quella di Pertuso, quattro giorni in cui un centinaio di uomini
scalcinati, provenienti dalla Val Staffora, dalla Valle Vobbia, dalla Val’
Trebbia hanno fronteggiato tremila militari di carriera tedeschi e fascisti,
facemmo cinquantasei prigionieri che poi liberammo. Mentre i nostri compagni
feriti presi dai fascisti sono stati massacrati.
Noi ci dicevamo “non siamo come loro” “noi non ammazziamo i prigionieri” “noi
non li picchiamo non li torturiamo”. Potete immaginare come ci sentivamo quando
trovavamo i nostri partigiani trucidati. Ad esempio sull’Antola trovammo il
partigiano “Romano” cosi chiamato perché era di Roma, zio di Nanni Moretti, il
regista, con il cranio sfondato dalle scarpe chiodate dei fascisti. Vi potete immaginare con quale animo poi dopo la
battaglia vittoriosa l’avere in mano molti
prigionieri, la tentazione di
ammazzarli tutti era molto forte eppure abbiamo sempre resistito a questo
impulso. Non abbiamo un caso di tortura, abbiamo sempre voluto poter dire e
affermare: ”noi siamo diversi!”
Combattiamo per un mondo diverso e migliore e quindi non ci comporteremo come i
nostri avversari.
Ecco, non so se ho risposto, non so se volete chiedere a Cucciolo di
raccontarvi qualche episodio vissuto cosi da partigiano sedicenne. Come
“Mischel” uno studente di liceo anche lui sedicenne ucciso qui a Volpara in
Valle Borbera, insomma tanti tanti episodi, molti sono scritti e possono essere
conosciuti.
Applausi della assemblea.
Registrato e trascritto da Walter Delfini
Novi Ligure 19 febbraio 2004
Sono intervenuti oltre a “Carlo” Giancarlo Simi presidente dell’ANPI di Novi Ligure.
Giuseppe Ansaldi, uno dei sopravvissuti
al massacro della divisione Acqui a Cefalonia.
Hanon reznikov , del “Livig theatre”
Al termine Rainero Cantagalli ringrazia
tutti e ricorda i libri sulla resistenza scritti da Giambattista Lazagna e
l’intervista a “Cucciolo” fatta da Walter Delfini
*-*-*-*-*-*-*
Questo è l’articolo sulla manifestazione pubblicato su “Il nostro giornale”
settimanale del basso Piemonte il 5 maggio 2001
24 aprile 2001, commemorazione con Giambattista Lazagna.
All’Europa Metalli, di Serravalle Scrivia il
ricordo del sacrificio degli operai,
uccisi dai tedeschi perché difendevano la fabbrica.
di Walter Delfini
Si è svolta martedì 24 aprile all’Europa Metalli la commemorazione in ricordo
dei quattro operai, vittime dei nazi-fascisti.
Rainero Cantagalli, coordinatore della manifestazione, a nome delle
rappresentanze sindacali unitarie,
sottolinea che è ormai ricorrenza storica all’Europa Metalli, (ex Delta)
commemorare gli operai D’Agostino
Antonio, Rossi Luigi, Socci Manlio, Fadda Umberto, uccisi, perché fautori di
quella lotta di resistenza che ha impegnato la classe operaia a difesa delle
fabbriche, dei loro impianti, della loro capacità produttiva, dal tentativo di
razzia operato dalle forze di occupazione tedesche in ritirata. Questo è un episodio che sottolinea un altro
aspetto della resistenza antifascista e antinazista che nelle fabbriche ha
significato anche insubordinazione, attività clandestina,
sabotaggio.
Nella ricorrenza di questo 24 aprile, i giovani dirigenti operai dell’Europa
Metalli, hanno rispettato la tradizione della commemorazione, ma in qualche
modo sono riusciti ad aggiungere
elementi di novità e vivacità, uscendo dalle secche del conformismo
ufficiale, alla ricerca del confronto con altre esperienze.
Oltre i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni storiche come
l’ANPI, delle forze politiche e sindacali, quest’anno sono stati espressamente
invitati esponenti della resistenza della nostra zona, storicamente legati ad
una visione dinamica e non statica, dei valori e dei contenuti di quella
esperienza: il comandante partigiano Giambattista Lazagna “Carlo” e Alessandro
Ravazzano, “Cucciolo.”
Alla commemorazione sono stati invitati anche
i prestigiosi esponenti del Living Theatre, erano presenti : Judith
Malina, Hanon Reznikov, Tom Walker. Il
gruppo teatrale, che da alcuni anni ha sede a Rocchetta Ligure, si è cimentato
sul tema della resistenza realizzando
uno spettacolo ispirato ai testi di G.B.Lazagna ed alle testimonianze raccolte
in valle Borbera. Lo spettacolo è stato proposto con successo nei mesi scorsi
anche a New York.
La sala mensa è gremita quando Raniero Cantagalli, a nome degli operai e delle
RSU , apre la manifestazione e dà la parola al presidente dell’ANPI, Giancarlo
Simi, che rievoca l’eccidio ed esorta tutti a non dimenticare: ”il sacrificio
che qui ricordiamo dimostra come la resistenza abbia avuto un supporto notevole nelle fabbriche e tra i
lavoratori…. elementi di primo piano durante l’insurrezione generale
dell’aprile 1945.” “Abbiamo quindi il dovere di difendere la memoria del
sacrificio di chi ha dato la vita per la libertà da chi cerca di offuscarne il
significato e di difendere la democrazia e la Costituzione.”
E’ poi la volta del comandante ”Carlo”, Giambattista Lazagna, che non nasconde
la soddisfazione di trovarsi nuovamente dentro ad una fabbrica, una situazione
sociale concreta a contatto diretto con gli operai, in gran parte giovani
operai, con cui avrebbe voluto discutere, dialogare: “ Francamente non mi
aspettavo di trovare questo tipo di partecipazione, autorità, gonfaloni,
bandiere. Non mi sono neppure preparato
un appunto. Pensavo di trovarmi in una situazione alla buona, in un rapporto alla
pari. Vorrei discutere con voi, avere domande poter dare risposte, capire
insieme.” “ In questi ultimi dieci, vent’anni, pur dedicandomi alla
ricostruzione della memoria e della
storia della guerra partigiana ho
sfuggito le manifestazioni ufficiali perché ho sempre pensato che
tendessero un po’ a imbalsamare quella che era la vera linfa della resistenza.”
Purtroppo i tempi a disposizione non hanno permesso la possibilità di un
dibattito ma la manifestazione è stata comunque interessante e vivace.
I giovani dirigenti operai dell’Europa Metalli, con questa loro iniziativa
hanno rotto come d’incanto una sorta di isolamento che durava da troppo tempo,
nei confronti dell’avvocato Lazagna, impegnato per anni nella difesa legale dei
diritti dei lavoratori.
Una ragazza dell’istituto “Martiri
della Benedicta,”(presenti in delegazione) di Serravalle Scrivia, vorrebbe
sentire raccontare qualche episodio della lotta partigiana, “Carlo” è
titubante, ma ricorda: “ Vicino a questa
fabbrica c’è Cassano Spinola, dove con “Cucciolo,” assieme ad altri partigiani attaccammo un
presidio militare tedesco, era notte, ci fù un duro scontro a fuoco e morì un
partigiano Francese, il suo nome di battaglia era “Parigi.” “Potrei ricordare la Battaglia di Pertuso,
dove per quattro giorni un centinaio di partigiani male equipaggiati hanno
respinto due o tre mila militari tedeschi e fascisti, facendo anche 56
prigionieri che abbiamo poi liberato mentre i fascisti massacravano i nostri
partigiani . Noi non uccidevamo i prigionieri, a volte era dura, ma non
volevamo essere come loro, come i fascisti e i tedeschi.” Ma poi aggiunge: “In fondo le nostre erano piccole battaglie,
pensate a Stalingrado, una battaglia che ha deciso i destini della guerra,
trecentomila morti in pochi mesi.” “Credo che oggi il nostro vanto sia quello
di avere mosso i primi passi per una democrazia compiuta, di avere fatto le
elezioni eleggendo i sindaci e delle giunte popolari in libertà, di avere
creato in valle Borbera la prima scuola media della storia della valle, tutto
questo mentre si combatteva, proprio nel cuore della battaglia.”
“Carlo” si dice piuttosto pessimista di
fronte al quadro politico che si è andato delineando nel paese e lancia quindi
il suo appello ai giovani e ai lavoratori: “Con la lotta di liberazione si sono
create le condizioni di libertà e di democrazia che hanno consentito lo
svilupparsi delle lotte operaie e sociali e che in questi cinquant’anni hanno
portato a importanti conquiste sociali, a nuovi diritti, proseguendo nel
cammino della lotta per il riscatto e l’emancipazione iniziate alla fine
dell’ottocento. Stiamo attenti a non giocarci tutto. Dobbiamo vigilare e
combattere ogni tentativo che ci induca a cedere dignità e i diritti in
nome del dio denaro.”
Quando “Carlo” termina il suo intervento, chiede la parola un uomo che tiene
tra le mani una bandiera. L’ho sempre visto alla Camera del Lavoro di Novi, ma
non conoscevo il suo nome e la sua storia tremenda. Giuseppe Ansaldi, uno dei
sopravvissuti al massacro della divisione Acqui a Cefalonia, ce ne ha resi
partecipi con una emozione fortissima. Credo che chiunque tra i presenti si sia
sentito travolto dal dolore e dalla sofferenza
espressa con forza e dignità.
Nelle parole si percepiva la profondità di una condizione di solitudine in cui quella tragedia è stata
vissuta e dimenticata per tanto tempo,
il rammarico per un silenzio incomprensibile nei confronti del primo atto di
resistenza militare contro i tedeschi: “ I giovani non sanno nulla di quella
tragedia perché nei libri di scuola non se ne parla.”
Prende infine la parola Hanon Reznikov, e racconta di quello che il gruppo del “Living theatre” ha imparato
dalla storia della resistenza in valle Borbera, dal rapporto creativo
instaurato con G.B.Lazagna, dell’impegno sociale del loro fare teatro, dei
progetti di lavoro in provincia e oltre. Offre poi a tutti noi parole di
speranza : “ la storia della civiltà umana è giovane ha solo seimila anni,
pensateci un attimo? La vita dell’uomo può essere di cento anni, seimila
anni rappresentano soltanto la vita di
sessanta uomini, che si sono passati l’esperienza e la memoria, è poco per
sapere gestire bene i problemi che riguardano miliardi di persone, siamo ancora
all’infanzia della storia umana, se non ci distruggiamo, abbiamo ancora delle
buone speranze per raggiungere una certa maturità.”
Cantagalli, avvia a conclusione questo breve ma intenso incontro, ringraziando
per la partecipazione e ricordando i libri sulla resistenza scritti da Lazagna,
e anche l’intervista a “Cucciolo” sulla sua esperienza di giovane partigiano,
pubblicata in tre puntate da “Il nostro giornale.” Un gesto semplice e concreto a dimostrazione che chi possiede la
forza del fare e del sapere, sa raccogliere i messaggi in modo tranquillo dalle fonti e dai canali,
i più diversi.
E’ stata una mattinata intensa e significativa. Vorrei ringraziare tutti loro
per la particolare sensibilità: essere
coinvolti e coinvolgere ,un importante valore aggiunto per una iniziativa che
poteva essere solo “normale.”
Questo è l’articolo sulla manifestazione pubblicato su “Il nostro giornale”
settimanale del basso Piemonte
Il 5 maggio 2001