Intervista a Casali
di T.Tussi
Lanciare una sottoscrizione non pare nulla di eclatante. Lo diventa se il
soggetto che la organizza è l’ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
– che è stata costretta a questo passo, per la seconda volta nella sua
sessantennale esistenza per le inadempienze del governo Berlusconi che ha in
pratica azzerato il contributo statale che da sei decenni lo stato italiano le
passava, quale sostegno alle attività della stessa. I partigiani sono stati la
spina dorsale della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo ed hanno indicato
la direzione in cui si sono svolti i lavori per la stesura della nostra Carta
costituzionale. Tino Casali, allora commissario politico della divisione
Gramsci, operante nell’Oltrepò pavese, al tempo della Resistenza, attuale
vicepresidente vicario dell’ANPI nazionale, riassume i termini della questione
che ora è scoppiata anche sulla stampa nazionale, dopo un’interrogazione
parlamentare, al senato, il 24 agosto, nella quale si chiedevano lumi sulle
decurtazioni economiche all’ANPI ed alle altre associazioni di ex partigiani
combattenti.
D - Per prima cosa cerchiamo di chiarire i perché della sottoscrizione? Quali
sono state le cause?
R – L’ANPI ha lanciato nell’ottobre 2002 l’idea di una campagna per celebrare
il sessantesimo della Resistenza, che avrebbe occupato gli anni 2003, 2004, e
2005. La proposta è stata accolta da tutte le organizzazioni raggruppate nella
Confederazione delle Associazioni partigiane. Abbiamo subito interessato il
Presidente della Repubblica con una delegazione comune e Ciampi si è dichiarato
immediatamente disponibile e partecipe al nostro intento. Da allora ha
partecipato a molte iniziative che abbiamo organizzato, facendo sempre
riferimento ai tre momenti fondanti il nostro Paese: il Risorgimento, la
Resistenza e la Repubblica, con la nostra Carta costituzionale.
D- Ma allora perché la necessità di una sottoscrizione?
R – Nel quadro che ho tracciato è stata anche sollecitata una dotazione
aggiuntiva al ministero della Difesa, dietro presentazione di un progetto di
iniziate e manifestazioni che sarebbero state attuate. La risposta è stata
negativa. In aggiunta, anche la dotazione ordinaria, già decurtata nel 2002,
era stata ulteriormente prevista con un altro ulteriore abbassamento del 55%.
Ed ancora: la legge che definiva i fondi concessi, scadeva alla fine del 2003,
e non è stata ancora rifinanziata, in nessuna forma e quantità, e non si prevede quando lo potrà essere. In
conclusione, a tutt’oggi noi, noi e le altre associazioni di ex combattenti,
non abbiamo né la dotazione ordinaria, seppure decurtata, né la dotazione
aggiuntiva per il sessantesimo della Resistenza, definitivamente saltata. Ed
ecco che l’ANPI ha deciso, già in primavera, di lanciare una raccolta di fondi
straordinaria. L’Italia è stata interessata in giugno dalle elezioni europee ed
amministrative parziali, poi c’è stata la parentesi estiva e perciò solo ora la
questione è stata ripresa dalla stampa e si stanno muovendo molte forze
politiche, partiti, sindacati ed associazioni varie che si sono dichiarate
sorprese del dato di fatto e disposte ad un aiuto economico e politico verso
l’ANPI che ha lanciatola sottoscrizione popolare.
D- Momenti di grande sofferenza per l’ANPI ed i partigiani, soprattutto dopo la
presentazione, avvenuta in primavera,
di un disegno di legge, avanzato da Alleanza Nazionale, per riconoscere come “legittimi belligeranti”gli
appartenenti al cosiddetto esercito della Repubblica sociale italiana.
R- La proposta del disegno di legge ci ha profondamente indignato Sul nostro
sito – www.anpi.it -, a
fine maggio, abbiamo pubblicato una protesta firmata, oltre che da noi, dalla
Federazione italiana volontari libertà, a nome del presidente Gerardo Agostini,
dalla Fiap, presidente Aldo Aniasi, dall’ANED, presidente Gianfranco Maris, e
dall’ANPPIA, Associazione nazionale perseguitati politici italiani
antifascisti, il cui presidente è Giulio Spallone. E’ chiaro che i due momenti, - presentazione del disegno legge
ed annullamento dei fondi – non sono deterministicamente intrecciati ma fanno
evidentemente parte di un disegno di soffocamento delle associazioni partigiane
ex combattenti e rimozione del senso della scelta che i giovani combattenti
hanno allora espresso, così come del ruolo che hanno avuto nei decenni del
dopoguerra, sino ad oggi.
D – Quali riflessi sta avendo la sottoscrizione sulla vita associativa? Può una
sottoscrizione alimentare nuove sensibilità verso il mondo partigiano e
dell’ANPI in particolare? In definitiva è possibile trasformare una difficoltà
in nuova capacità di incidere sul tessuto sociale?
R - Le ricadute sono evidenti e
positive. Questa è la cosa più importante. Le nostre richieste sono bazzecole
paragonate al bilancio dello stato. Un’inezia. Ma questa iniziativa però ha
risvegliato un poco le coscienze attorno a tematiche che si stavano assopendo.
Già possiamo registrare telefonate, lettere, promesse di fondi. Non so quanto
metteremo in cassa nei prossimi mesi, ma il livello di sensibilità di parte
della società italiana verso l’ANPI è sensibilmente aumentato, cresciuto. Noi
dobbiamo però sollecitare affinché questa nuova voglia di difendere i valori
della Resistenza si solidifichi, continui nel tempo. Dobbiamo stimolare, non chiudere.