www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - antifascismo - 08-09-04

Intervista a Casali


di T.Tussi

Lanciare una sottoscrizione non pare nulla di eclatante. Lo diventa se il soggetto che la organizza è l’ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – che è stata costretta a questo passo, per la seconda volta nella sua sessantennale esistenza per le inadempienze del governo Berlusconi che ha in pratica azzerato il contributo statale che da sei decenni lo stato italiano le passava, quale sostegno alle attività della stessa. I partigiani sono stati la spina dorsale della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo ed hanno indicato la direzione in cui si sono svolti i lavori per la stesura della nostra Carta costituzionale. Tino Casali, allora commissario politico della divisione Gramsci, operante nell’Oltrepò pavese, al tempo della Resistenza, attuale vicepresidente vicario dell’ANPI nazionale, riassume i termini della questione che ora è scoppiata anche sulla stampa nazionale, dopo un’interrogazione parlamentare, al senato, il 24 agosto, nella quale si chiedevano lumi sulle decurtazioni economiche all’ANPI ed alle altre associazioni di ex partigiani combattenti.

D - Per prima cosa cerchiamo di chiarire i perché della sottoscrizione? Quali sono state le cause? 
R – L’ANPI ha lanciato nell’ottobre 2002 l’idea di una campagna per celebrare il sessantesimo della Resistenza, che avrebbe occupato gli anni 2003, 2004, e 2005. La proposta è stata accolta da tutte le organizzazioni raggruppate nella Confederazione delle Associazioni partigiane. Abbiamo subito interessato il Presidente della Repubblica con una delegazione comune e Ciampi si è dichiarato immediatamente disponibile e partecipe al nostro intento. Da allora ha partecipato a molte iniziative che abbiamo organizzato, facendo sempre riferimento ai tre momenti fondanti il nostro Paese: il Risorgimento, la Resistenza e la Repubblica, con la nostra Carta costituzionale.

D- Ma allora perché la necessità di una sottoscrizione?
R – Nel quadro che ho tracciato è stata anche sollecitata una dotazione aggiuntiva al ministero della Difesa, dietro presentazione di un progetto di iniziate e manifestazioni che sarebbero state attuate. La risposta è stata negativa. In aggiunta, anche la dotazione ordinaria, già decurtata nel 2002, era stata ulteriormente prevista con un altro ulteriore abbassamento del 55%. Ed ancora: la legge che definiva i fondi concessi, scadeva alla fine del 2003, e non è stata ancora rifinanziata, in nessuna forma e quantità,  e non si prevede quando lo potrà essere. In conclusione, a tutt’oggi noi, noi e le altre associazioni di ex combattenti, non abbiamo né la dotazione ordinaria, seppure decurtata, né la dotazione aggiuntiva per il sessantesimo della Resistenza, definitivamente saltata. Ed ecco che l’ANPI ha deciso, già in primavera, di lanciare una raccolta di fondi straordinaria. L’Italia è stata interessata in giugno dalle elezioni europee ed amministrative parziali, poi c’è stata la parentesi estiva e perciò solo ora la questione è stata ripresa dalla stampa e si stanno muovendo molte forze politiche, partiti, sindacati ed associazioni varie che si sono dichiarate sorprese del dato di fatto e disposte ad un aiuto economico e politico verso l’ANPI che ha lanciatola sottoscrizione popolare.

D- Momenti di grande sofferenza per l’ANPI ed i partigiani, soprattutto dopo la presentazione,  avvenuta in primavera, di un disegno di legge, avanzato da Alleanza Nazionale, per  riconoscere come “legittimi belligeranti”gli appartenenti al cosiddetto esercito della Repubblica sociale italiana.
R- La proposta del disegno di legge ci ha profondamente indignato Sul nostro sito – www.anpi.it -, a fine maggio, abbiamo pubblicato una protesta firmata, oltre che da noi, dalla Federazione italiana volontari libertà, a nome del presidente Gerardo Agostini, dalla Fiap, presidente Aldo Aniasi, dall’ANED, presidente Gianfranco Maris, e dall’ANPPIA, Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, il cui presidente è Giulio Spallone. E’ chiaro che i due  momenti, - presentazione del disegno legge ed annullamento dei fondi – non sono deterministicamente intrecciati ma fanno evidentemente parte di un disegno di soffocamento delle associazioni partigiane ex combattenti e rimozione del senso della scelta che i giovani combattenti hanno allora espresso, così come del ruolo che hanno avuto nei decenni del dopoguerra, sino ad oggi.

D – Quali riflessi sta avendo la sottoscrizione sulla vita associativa? Può una sottoscrizione alimentare nuove sensibilità verso il mondo partigiano e dell’ANPI in particolare? In definitiva è possibile trasformare una difficoltà in nuova capacità di incidere sul tessuto sociale?
R -  Le ricadute sono evidenti e positive. Questa è la cosa più importante. Le nostre richieste sono bazzecole paragonate al bilancio dello stato. Un’inezia. Ma questa iniziativa però ha risvegliato un poco le coscienze attorno a tematiche che si stavano assopendo. Già possiamo registrare telefonate, lettere, promesse di fondi. Non so quanto metteremo in cassa nei prossimi mesi, ma il livello di sensibilità di parte della società italiana verso l’ANPI è sensibilmente aumentato, cresciuto. Noi dobbiamo però sollecitare affinché questa nuova voglia di difendere i valori della Resistenza si solidifichi, continui nel tempo. Dobbiamo stimolare, non chiudere.