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- cultura e memoria resistenti - antifascismo - 27-04-09 - n. 271
testo del discorso pronunciato da Aldo Serafini il 25/04/2009 a Firenze in Piazza S. Spirito, a nome di "Firenze Antifascista"
Compagne e compagni,
anche quest'anno abbiamo voluto raccoglierci in questa piazza per ricordare la data gloriosa del 25 aprile Ma quale 25 aprile?
Quello che noi oggi vogliamo ricordare e onorare è il 25 aprile dei partigiani, di coloro che hanno combattuto e versato il loro sangue per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Quest'anno, invece, il 25 aprile ci viene presentato dalle più alte cariche dello Stato come «il 25 aprile di tutti». Lo avete letto sui giornali, li avete sentiti in televisione. Secondo le più alte istituzioni della Repubblica italiana, quella di oggi sarebbe la festa dell'antifascismo e anche di tutti «coloro che hanno vissuto un'esperienza diversa». Capite bene chi sono coloro che hanno vissuto «un'esperienza diversa». No, compagni, questo non lo possiamo accettare.
Noi difendiamo tutti i valori di libertà contenuti nella nostra Costituzione e conquistati dal sangue dei partigiani, ma non possiamo accettare che sotto il manto della Costituzione oggi vengano accomunati antifascisti, ex fascisti, nuovi fascisti e reazionari d'ogni genere. Un esempio? Oggi a Onna in Abruzzo, in mezzo ai superstiti degli edifici crollati, un ben noto palazzinaro tessera n. 1816 della P2, che risponde al nome di Silvio Berlusconi, ha avuto l'impudenza di celebrare, con parole ipocrite, l'anniversario del 25 aprile facendo appello a «un sentimento nazionale unitario» e affermando testualmente che «sono maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà». Avete capito bene: è come far sparire - in un prossimo futuro - la Liberazione dal linguaggio politico italiano.
Compagni, dobbiamo gridare alto e forte che onorare la guerra di Liberazione spetta soltanto agli antifascisti, a noi che accomuniamo nel nostro ricordo tutti coloro che - da Matteotti ai Rosselli, a Gramsci - insegnarono come si resiste e si lotta contro il fascismo, così come mai dimenticheremo coloro che - qui a Firenze - alla testa della Divisione «Arno» guidarono la liberazione armata della nostra città, il comandante «Potente» e il caro compagno «Gracco».
Lottare e resistere. Oggi resistere significa lottare contro lo sfruttamento operaio in fabbrica, contro i licenziamenti e il precariato, contro le restrizioni al diritto di sciopero, contro il razzismo e l'odio nei confronti degli immigrati, contro la violenza nei confronti delle donne, contro i vari «pacchetti sicurezza», le ronde e le pattuglie militari per le strade, contro la deriva reazionaria che punta a uno Stato forte nel quale sia garantito al potere esecutivo e al miliardario di Arcore un consenso di tipo plebiscitario.
Significa anche organizzarsi per lottare uniti contro le provocazioni e le aggressioni squadriste che vedono come protagoniste formazioni neofasciste come Forza Nuova, Cuore Nero e Casa Pound. Alcuni giorni fa, a Roma, nel popolare quartiere di S. Lorenzo, alcuni gruppi di giovani proletari antifascisti hanno sfilato inquadrati con le bandiere rosse in testa, richiamandosi in modo esplicito agli «Arditi del Popolo» degli anni '20, per andare a deporre una corona al monumento dei caduti della Resistenza romana. E' un esempio a cui dobbiamo guardare con ammirazione.
Fra tredici giorni, venerdì 8 maggio, presso la Corte d'Appello di Firenze si celebrerà il processo d'appello nei confronti del fascista Achille Totaro, che nel Consiglio Comunale di Firenze definì un «vile assassinio» l'atto di guerra con cui i gappisti fiorentini, guidati da Bruno Fanciullacci, giustiziarono il fascista Giovanni Gentile. Manifestiamo concretamente il nostro antifascismo con la nostra presenza all'udienza, esprimendo la nostra fraterna solidarietà alla sorella di Bruno e chiedendo un'esemplare condanna nei confronti di Totaro.
Nessuna ipocrita pacificazione tra fascismo e antifascismo!
Ora e sempre Resistenza!
25 aprile 2009 - Firenze Antifascista