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- cultura e memoria resistenti - antifascismo - 15-04-11 - n. 360
Rendere attuale l’antifascismo significa anche respingere le guerre coloniali
di Diego Bigi
L’anniversario della Liberazione è come la festa per l’anniversario di un compleanno, quando uno inevitabilmente è portato a pensare, a riflettere sulla propria esistenza, sul suo presente e sulle sue prospettive future.
Alcuni, molto potenti, vorrebbero cancellare tout court il 25 aprile. Altri più benevoli vorrebbero trasformare il 25 aprile in una data asettica, che ricorda eventi lontani e sostanzialmente a noi estranei.
La Resistenza è stata non solo una resistenza all’invasore tedesco e ai loro collaborazionisti repubblichini di Salò, ma molto di più: una lotta contro il nazifascismo, contro la realizzazione di quella società di cui fascisti e nazisti si facevano instauratori. Giustamente Pietro Amendola scrive sul numero 1-2 di vari anni fa del periodico l’antifascista che “……. continuare a datare la resistenza al nazifascismo alla sola data dell’8 settembre senza saldarla a quell’altra Resistenza, dal 1922 al 1943, e alla sua proiezione sulla guerra civile di Spagna, è un grave errore”. É stata sì una guerra antifascista, ma non una guerra civile, espressione che purtroppo viene talvolta usata anche a sinistra. No, come hanno detto anche i dirigenti nazionali dell’A.N.P.I., tra cui l’allora segretario Arrigo Boldrini e il partigiano Bentivegna, uno dei protagonisti dell’attacco ad una colonna tedesca in Via Rasella a Roma.
La guerra civile spagnola del 1936-39 con i volontari antifascisti delle Brigate Internazionali ha avuto un ruolo importante sui successivi sviluppi della lotta al nazifascismo in Italia (e altrove).
Noi comunisti ci sentiamo parte integrante del fronte antifascista di cui i partigiani sono stati espressione, nella loro lotta contro l’invasione nazista e che ha visto i fascisti italiani nel ruolo di collaborazionisti. Senza i tedeschi, senza i nazisti tedeschi la cosiddetta Repubblica Sociale di Salò non sarebbe mai esistita. Il fascismo qui in Italia aveva già perso, era già stato sconfitto, senza che ci fosse bisogno di una guerra civile. Non sto qui a ripercorrerne la cronologia.
I repubblichini, sì, i repubblichini, perché nel linguaggio popolare così sono stati sempre chiamati per scherno, sono stati solamente dei tragici pupazzi privi di autonomia nelle mani dei tedeschi. Quindi non in una guerra civile qui in Italia ci siamo trovati immersi, ma in una guerra contro il nazifascismo. Il termine “guerra civile” è uno sproloquio storicamente deformante usato talvolta con insipienza anche a sinistra.
I fascisti e i nazisti avevano un’opposizione che già nel marzo 1943 si rivelò apertamente essere di massa con gli scioperi avvenuti nelle grandi fabbriche del Nord Italia, cosa incredibile per l’epoca. Venne la caduta del fascismo il 25 luglio 1943 con l’arresto di Mussolini e venne poi la Resistenza.
L’antifascismo e la Resistenza sono stati praticati da tanti, appartenenti alle più varie convinzioni politiche, religiose o non religiose, ma la struttura portante di tutto è stato qui in Italia il Partito Comunista Italiano. In Francia e in altri posti è stata la stessa cosa.
Emerge una grande verità: dire antifascisti non si dice comunisti, ma dire comunisti si dice anche antifascisti, sempre e ovunque.
I comunisti di ieri, con il loro antifascismo prima (fatto di attività politica, carcere, confino) e con la Resistenza al nazifascismo dopo, si sono resi interpreti di sentimenti ed aspirazioni che erano non solo dei comunisti, ma che lentamente e progressivamente sono diventati anche della maggioranza, di quasi tutta la popolazione italiana, che comunista non era e magari lo fosse stata. L’antifascismo prima e la Resistenza al nazifascismo dopo non sono stati fatti per il comunismo, anche quando a farli erano i comunisti. Quindi queste due parole, questi due valori sono un patrimonio di tutta la popolazione e non solo dei comunisti. I comunisti non hanno mai cercato di identificare antifascismo e comunismo o Resistenza e comunismo, né durante, né dopo. Anzi, tutt’altro, si cercava il coinvolgimento nella lotta di chi comunista non era, senza negarne la sua specificità. Il prestigio dei comunisti su questi avvenimenti è il risultato spontaneo di come gli eventi si sono sviluppati.
Ovviamente i comunisti, in quanto tali, erano portatori di idee di giustizia sociale, dell’ideale del socialismo e del comunismo, ma di cui si sarebbe discusso a Liberazione avvenuta”.
Ora, pretendere, come vorrebbero alcuni, che quando si dice “antifascisti” non venga in mente anche (anche!) la parola “comunisti” e si pretenda di cancellarla, mi sembra assurdo ed antistorico. Probabilmente impossibile. Senza andare troppo lontano, qui a Parma uno dei simboli della nostra città, l’antifascista Guido Picelli, ucciso in combattimento dai fascisti in Spagna, era comunista, era organizzato nel partito comunista.
É da vari anni, con un crescendo sempre maggiore, che sto assistendo al tentativo di cancellare parte della Storia e spesso la si modifica, talvolta anche falsificandola. Alcuni settori della sinistra si adeguano a questa situazione.
Qui in Occidente viene celebrato lo sbarco in Normandia come lo scontro che ha deciso le sorti dell’Europa. Questa è una visione che inevitabilmente sta diventando senso comune nelle nuove generazioni. Quasi mai si parla della battaglia di Stalingrado, che a molti giovani appare, quando ne sono a conoscenza, come una battaglia fra le tante e non come quella che ha veramente deciso le sorti dell’Europa nella liberazione dal nazifascismo. In pochi conoscono i sacrifici dei militari e della popolazione in quella dura e lunga battaglia, conclusasi il 2 febbraio 1943 con la resa di von Paulus. Spesso si dimentica di dire che l’U.R.S.S. ha subito il peso maggiore della guerra.
L’Unione Sovietica, che ha dovuto fronteggiare, subito dopo la seconda guerra mondiale, la devastante ostilità militare dei paesi capitalisti, non esiste più, tutti sappiamo che sarebbe impossibile farla rivivere anche volendo, ma il confronto con questo paese non è scomparso.
La società sovietica, nonostante il modo alle volte contorto con cui si è formata, è stata la prima società umana della storia che ha posto alla base del suo esistere i diritti sociali e altri valori. L’esistenza dell’U.R.S.S. ha reso possibile qui in Italia e in Europa strappare al sistema capitalistico numerose conquiste sociali. Questo scontro con un paese ormai inesistente sopravvive proprio perché nel mondo i valori che quella società ha espresso sono vivi più che mai e contro questi valori gli U.S.A. e l’insieme dei paesi capitalisti stanno continuando a combattere senza venirne a capo.
Come Giornata della Memoria è stata scelta la giornata della liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Ben poche, pochissime volte si commenta il fatto che ciò è avvenuto per opera dell’esercito sovietico. Nei campi di sterminio nazisti sono “entrati” in tanti, tra i primi i comunisti tedeschi in quanto primi oppositori del nazismo appena trionfante, come Ernst Thaelmann, segretario del Partito Comunista Tedesco (K.P.D.) morto nel campo di Buchenwald il 18 agosto 1944. In modo massiccio sono poi entrati ebrei e prigionieri militari sovietici.
Voglio anche ricordare che di molte stragi compiute dai nazisti in Italia non si è voluto parlare perché ciò avrebbe indebolito la nuova alleanza con la Germania occidentale nella “guerra fredda” contro l’U.R.S.S. Tempo fa in una intervista anche un dirigente governativo di allora, il ministro Taviani, ha ammesso che della strage di Cefalonia il governo preferiva che non si parlasse. Ci si soffermi a riflettere sul fatto che la conoscenza diffusa delle atrocità naziste veniva ritenuto dannoso per il sistema politico e militare capitalista e non per quello definito “sovietico” o “comunista”.
“L’armadio della vergogna”, come ha intitolato un suo libro Franco Giustolisi, è stato riaperto, aumentano le conoscenze e le indagini storiche, eppure vediamo tutti, come dice anche lo stesso storico Sergio Luzzatto, che si vuole mettere in un angolo l’antifascismo, soprattutto qui in Italia.
<La crisi dell’antifascismo> di oggi, di cui parla Luzzatto nel suo testuale libretto (e in una sua successiva intervista) e che oltre a varie pagine valide ne contiene alcune pessime, è anche il risultato di tutto questo operare e non certo perché i comunisti abbiano identificato l’antifascismo con <i regimi dell’est>, cosa che non hanno mai fatto.
Il vero fatto è……….. che è il pensiero comunista di per se stesso a rappresentare la negazione del nazifascismo e non è un caso che questo vedesse nel primo il suo principale e mortale nemico.
Oggi assistiamo ad una crisi dell’eredità e dei valori dell’antifascismo soprattutto perché è il liberismo in campo economico che per ora riesce vincente, perché qui in Italia e nel mondo sono prevalse logiche politiche e militari che presuppongono la messa da parte dei valori che l’antifascismo ha espresso ed anche perché sono i partiti comunisti in genere che qui in Europa sono entrati in crisi e sono essi, siamo noi i principali avversari, anzi nemici, del meccanismo liberista in campo economico.
Io la parola “nemico” la uso poche volte, sempre nei riguardi del nazifascismo, ma la uso anche nei riguardi del liberismo, perché il liberismo lo voglio cancellare dalla vita sociale in quanto nemico di tutti, per sostituirlo con ben altro, con delle regole, e da ultimo con il socialismo. Oggi i comunisti si stanno riorganizzando un po’ ovunque e non certo per riproporre i paesi dell’Est europeo o la stessa Unione Sovietica, che appartengono al passato. Soprattutto dal loro, dal nostro successo di comunisti dipenderà la ripresa dei valori dell’antifascismo.
Sul quotidiano locale in data 19 ottobre di alcuni anni fa ho letto che i reduci di guerra della Campagna di Russia 1941-‘43 si sarebbero riuniti a pranzo e che una cerimonia avrebbe ricordato i caduti. Fin qui nulla da ridire. Ma all’inizio del breve trafiletto informativo vi sono parole all’apparenza banali, in realtà inaccettabili e pericolose, per non dire altro. Leggo testualmente: “Per ricordare chi ha combattuto e sacrificato la vita per la Patria, domenica prossima l’Unirr…...”. Così hanno definito se stessi. In questo modo la politica di distruzione, di invasione, di conquista del nazifascismo, di Hitler e di Mussolini, viene avvallata e presentata come un servizio reso alla Patria. Quelle sono parole che non avrei mai voluto leggere e che purtroppo saranno entrate in modo sottile nelle menti di tanti lettori. La Patria non c’entra niente nella morte di quei poveri nostri soldati. La Patria, nostra e di tutti, l’hanno difesa coloro che una volta rientrati in Italia hanno imbracciato il mitra e hanno combattuto contro i nazifascisti. Chi ha scritto quelle parole vergognose legga quanto racconta e dice lo scrittore Mario Rigoni Stern, reduce da quella Campagna. Descrive la sofferenza dei nostri soldati, il cui racconto e la cui conoscenza non sono graditi a certi individui di potere, perché non si vuole che la gente, il popolo, abbia tempo di riflettere sui disastri della guerra e di poter dire, anche oggi, NO alla guerra!
La lotta di Liberazione e il 25 aprile esprimono dei valori attuali. Voglio ricordare un aspetto di questa attualità. L’antifascismo di chi accetta o vuole il colonialismo è un antifascismo zoppo, che poggia solo su una gamba. Questo è valido oggi e ritengo che lo fosse anche a quel tempo. L’antifascismo completo, che poggia su tutte e due le gambe, è quello che respinge anche il colonialismo. Rendere attuale l’antifascismo, oggi significa questo: respingere le guerre coloniali come quella in atto in Iraq, in Afghanistan, in Libia affinché la politica possa tornare ad essere la protagonista.
Si immagini una situazione capovolta, che fossero gli U.S.A. o l’Italia ad avere le città bombardate dall’aviazione irachena, con i soldati di quel paese che spadroneggiano nel nostro, con i loro carri armati che controllano strade, incroci, villaggi, con elicotteri che lanciano missili ovunque lo ritengano opportuno. Si pensi anche alla miseria, alle uccisioni singole, alle violenze di ogni tipo, alle torture che accompagnerebbero l’occupazione coloniale del nostro paese.
Osservando la storia dei secoli passati, vedo che un popolo, quando è oppresso, dominato, quando subisce massacri, produce sempre uomini che senza badare a se stessi si mettono alla testa della lotta per la libertà e per il diritto alla vita dei suoi compatrioti. Però…….. esiste anche un però.
Osservando la storia umana vedo anche che una volta liberatosi dal dominio degli altri, dallo stesso popolo può emergere un altro tipo di uomini, diversi in tutto dai precedenti. Sono uomini protesi a loro volta alla conquista, al dominio, allo sfruttamento, alla repressione su altri popoli.
Un pensiero politico nuovo è nato nel nostro pianeta, il pensiero comunista, il pensiero marxista, che ha trovato la sua prima espressione storica vincente in Lenin e nella Rivoluzione d’Ottobre. I comunisti, noi comunisti questa violenza nelle relazioni tra gli Stati e tra le persone la vogliamo ridurre e poi eliminare Noi comunisti italiani del secolo scorso e di oggi stiamo dando espressione politica a quella che è passata alla storia come la rivolta dei gladiatori e degli schiavi, ossia la rivolta guidata da Spartaco, fatta all’epoca dell’impero romano. Ma senza andare troppo lontano nello spazio e nel tempo guardiamo a noi italiani.
Abbiamo fatto il nostro Risorgimento, abbiamo lottato per costruirci in Stato, in Nazione, per la liberazione dal dominio straniero e celebriamo quest’anno il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il nostro popolo ha prodotto i suoi eroi, che hanno dato la vita per la libertà di tutti. Ma poi che cosa è successo?
Dalla nostra società sono sorti altri tipi di uomini, uomini diversi dai precedenti, diversi ad esempio dal garibaldino Nullo, rivolti alla negazione del concetto di Patria per altri popoli, per invaderli e massacrarli, come ha fatto Crispi e come è stato fatto ad esempio con quello libico nel 1911. Dei poveri soldati italiani, che avrebbero voluto restare nelle loro famiglie e sulla loro terra, a lavorare nei loro campi, sono stati mandati a uccidere e a morire da governi vigliacchi e traditori: vigliacchi, perché andavano contro popoli ritenuti più deboli; traditori, perché traditori della nostra storia. Nella provincia di Parma a Langhirano, nel 1911 sono state uccise diverse persone proprio perché non volevano che i propri familiari partissero per la guerra.
Qui in Italia questo tipo d’uomini di governo ha prodotto a sua volta un tipo d’uomini ancora peggiore, che hanno dominato, perseguitato il loro stesso popolo: i fascisti. Questa seconda generazione di uomini turpi ha portato gli italiani alla conquista, al dominio, alla distruzione di altri paesi, di altri popoli e venduto l’Italia e la nostra libertà ai nazisti. Anche qui esiste un ……però.
Dal nostro interno, dal nostro popolo sono sorti in parallelo a questi uomini turpi un altro tipo di uomini, che sono stati “altro” in tutto: gli antifascisti e i partigiani, di cui noi comunisti siamo stati grande parte, anzi, senza eccedere posso dire parte determinante. Questi stessi uomini, una volta conseguita la vittoria militare e politica sul nazifascismo, hanno scritto la Costituzione italiana, volta a garantire la libertà e la giustizia al nostro interno, ma anche verso l’esterno, verso gli altri. Infatti vi è l’articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia espressamente la guerra.
Quando si giudica il capitalismo, gli orrori delle guerre vengono visti da molti come un qualche cosa a sé stante. Invece è proprio con la guerra che spesso si esprime il sistema capitalistico, che in ogni paese può generare i fautori della guerra e farli diventare classe dirigente. Ad esempio, ancor prima del fascismo e del nazismo, è scoppiata la prima guerra mondiale con tutti i suoi orrori e sofferenze, in cui intere generazioni sono quasi scomparse, morte uccise nei campi di battaglia.
Vi è la tendenza ad attribuire anche ad altri fatti il carattere di evento naturale ed inevitabile e che sono invece un prodotto del capitalismo mondiale, perché è così che il libero mercato si esprime, come ad esempio il disastro economico che con stupore generale ha travolto vari anni fa tutta l’Argentina, e che ancora la sconvolge, come pure la stessa crisi “finanziaria” mondiale che sta travolgendo l’Italia e quasi tutto il mondo.
Noi comunisti rappresentiamo la garanzia che il cammino di pace del popolo italiano continuerà e che anche l’Europa unita di oggi deve intraprendere. Noi comunisti rappresentiamo la parte più avanzata, più decisa e convinta dello schieramento antifascista e democratico italiano.
Gli antifascisti e i comunisti di ieri hanno combattuto contro la Germania non perché fossero nemici dei tedeschi in quanto tali, ma perché erano nemici del nazismo. Sono molto belle le immagini del film “Va e vedi”, del regista sovietico Klimov. Siamo durante la seconda guerra mondiale, con gli eserciti nazifascisti che dilagano in U.R.S.S. Un russo, disperato per la sopravvivenza sua e del suo popolo, spara contro un quadro di Hitler, che si trova per terra. Ad ogni colpo l’immagine di Hitler fa un salto all’indietro nel tempo, fino a che davanti al fucile del russo compare l’immagine del criminale nazista che è bambino piccolo. Furente, il partigiano sta per sparare ancora, ma il suo dito si ferma e non preme il grilletto. Il suo fucile lentamente si abbassa.
Ecco i valori che ci hanno insegnato le generazioni di comunisti italiani che ci hanno preceduto. Ecco che cosa ci hanno insegnato la Rivoluzione d’Ottobre, la rivoluzione cinese, la lotta dei partigiani vietnamiti, la rivoluzione cubana. Senza questi esempi molti di noi, forse, sarebbero stati uomini persi. Senza di noi, altri sarebbero diventati, forse, degli uomini persi, che invece sono diventati o diventeranno anch’essi uomini comunisti e che a loro volta trasmetteranno il proprio impegno politico ad altre generazioni di uomini.
Ecco perché i poteri forti odiano i comunisti, in modo ancora più ampio di quanto possa accadere verso un potere a loro avverso. Anzi, poteri tra loro nemici si coalizzano quasi sempre contro la sinistra e contro i comunisti. Il motivo è semplice: preferiscono aver davanti dei competitori anziché uomini che per principio mettono in discussione la loro esistenza.
Il socialismo non è qualche cosa che cade dall’alto già fatto o che sorge dalla terra in poco tempo come una spiga di grano, ma è un modo di vivere, un’organizzazione sociale che si costruisce giorno per giorno. Oggi dirsi, anzi, sentirsi antifascisti e comunisti significa qui in Italia e in Europa lottare per la pace, difendere lo Stato di Diritto e la Costituzione, estendere il ruolo dello Stato, contrastare il libero mercato che imperversa.
È solo in tal modo che si può difendere il benessere privato delle singole famiglie. Altrimenti è la violenza nelle sue forme più turpi che sarà alla base del nostro vivere sociale. Più i comunisti saranno forti e più consensi riceveranno, più i principi di convivenza si affermeranno. Il mondo ha bisogno di Cuba, l’Italia ha bisogno di un consistente partito comunista, l’Europa ha bisogno dei comunisti. È il mondo intero che ha bisogno di sinistra.
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