www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - antifascismo - 25-04-11 - n. 361

da circolocomunistaparma.wordpress.com/2011/04/24/25-aprile-la-resistenza-e-rossa/#more-411
 
25 aprile, la Resistenza è Rossa!
 
24/04/2011
 
“Il fascismo al potere, come lo ha giustamente definito la XIII sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, è l’aperta dittatura terroristica degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario”
Georgi Dimitrov al VII congresso dell’Internazionale Comunista, 2 Agosto 1935
 
Sessantasei anni fa ci fu la liberazione dal nazi-fascismo, ma fu una liberazione monca, senza vera giustizia per le classi lavoratrici, senza aver distrutto la bestia feroce che genera fascismo e tirannide, senza aver portato a compimento quella trasformazione sociale che fu la causa prima per la quale migliaia di partigiani comunisti si buttarono nella lotta, per la quale cospirarono nei neri anni fascisti, per la quale tanta gioventù sacrificò tutta se stessa nelle galere, nei confini, nell’esilio, fino a dare la sua vita come Gramsci, come Sozzi, come Picelli, come Rosselli.
 
Fu liberazione generata dalla resistenza, da quella resistenza che trae le sue origini da alcuni filoni genuinamente popolari: la lotta dei comunistiall’interno del paese durante l’oppressione fascista; la lotta condotta nelle carceri e nei confini dove il fascismo rinchiuse migliaia e migliaia di militanti operai, contadini, studenti; la lotta dei reduci dalla guerra di Spagna; la lotta degli esuli che, specie in terra di Francia, tenevano alta la bandiera dell’antifascismo.
 
Partendo da quelle premesse la resistenza non poteva guardare alla ricostituzione del sistema democratico-borghese, ma essere spinta innovatrice verso soluzioni sociali che impedissero per sempre il rigenerarsi del fascismo.
 
Partendo da quelle premesse la resistenza fu rossa: rossa come la bandiera del PCI, come la bandiera del Partito d’Azione, del Partito Socialista, come la bandiera dei partigiani di Tito ai quali i comunisti guardavano con ammirazione ed emulazione, rossa come la bandiera di quell’Unione Sovietica che rappresentava l’alternativa reale al sistema capitalistico. Ci furono sì anche le formazioni non comuniste che, onestamente, seppero battersi e che parteciparono con onore alla resistenza, ma la grande forza di essa, la spina dorsale del movimento, la sua caratterizzazione politica, la grande maggioranza dei combattenti era rossa, perché solo nella completa trasformazione dei rapporti di produzione e di proprietà, c’era la certezza che tanti sacrifici, che tante sofferenze, che tanti rischi, che tanti morti non sarebbero stati inutili, che non si sarebbe verificato il defraudarsi della vittoria per chi tanto aveva dato. Nella resistenza erano inscritte le aspirazioni di migliaia di partigiani comunisti che avevano combattuto non solo per la liberazione dal nazifascismo ma soprattutto per la liberazione sociale, per una società senza sfruttatori, senza ingiustizie di classe, per l’edificazione di una società socialista in Italia.Oggi si identifica la resistenza come se fosse appartenuta a tutti gli italiani. La realtà storica ci inse gna il contrario ovvero che i partigiani comunisti sono saliti sulle montagne, hanno combattuto nelle città con in cuore un ideale preciso: cambiare, cambiare, cambiare le strutture sociali, dare il potere al popolo lavoratore, creare una nuova società civile, umana, democratica, socialista.
 
Un insegnamento attuale della resistenza è che per contrastare le gravissime azioni squadriste e razziste ad opera di appartenenti ad organizzazioni neofasciste (come Casa Pound nel nostro territorio, che è chiamata pudicamente “destra radicale”) bisogna sviluppare soprattutto una lotta permanente che vada oltre la attuazione della costituzione borghese per una democrazia avanzata, nella quale cessi ogni oppressione ed ogni sfruttamento, per la realizzazione della rivoluzione socialista.
 
Il fatto che quest’aspirazione rivoluzionaria sia stata barattata dalle forze politiche di sinistra (PCI e PSI) con la presenza negli organi di potere di questa società niente toglie alla necessità di ridare voce al nesso antifascismo-cambiamento sociale che era consolidato nella coscienza di larghissima parte dei partigiani.
 
La resistenza fu anzitutto un moto di liberazione sociale e non semplicemente la “lotta contro l’invasore e i suoi complici di Salò”; essa era molto altro, era, soprattutto, spinta verso un mutamento reale del sistema di dominio capitalistico e del potere agrario che il fascismo aveva garantito: questo insegnamento della resistenza è attuale perchè nel vivo delle guerre imperialiste in corso (Libia, Afghanistan, etc.) i comunisti devono individuare nelle contraddizioni dell’imperialismo le premesse non solo per una resistenza dei popoli alle aggressioni, ma anche della possibile trasformazione della guerra in rivoluzione, della resistenza nazionale in percorso di transizione socialista. Oggi come allora bisogna disporre di un partito comunista che sia la guida essenziale delle masse nella lotta per farla finita con lo sfruttamento e l’oppressione, per la soddisfazione di tutte le nostre esigenze ed aspirazioni.
 
Per noi comunisti, l’obiettivo della nostra lotta fu fissato con chiarezza e senza possibilità di equivoci fin dal 1926, nelle Tesi approvate dal III congresso del Partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale Comunista: “Il capitalismo è l’elemento predominante nella società italiana e la forza che prevale nel determinare lo sviluppo di essa. Da questo dato fondamentale deriva la conseguenza che non esiste in Italia possibilità di una rivoluzione che non sia la rivoluzione socialista”. Per noi comunisti l’obiettivo della nostra rivoluzione non è mutato da allora: è il socialismo, quale premessa e condizione storica per l’edificazione di una società comunista.
 
Per realizzare tale obiettivo sono indispensabili anche in Italia, oggi come ieri, la rivoluzione proletaria, la conquista del potere politico con la distruzione della macchina statale borghese, la dittatura del proletariato e il partito leninista come forza dirigente di tutto il processo. Come la teoria di Marx e di Engels fu, per Lenin, la base teorica di tutta la sua azione politica, così per noi comunisti italiani è essenziale fondare la nostra azione sul riconoscimento che il marxismo- leninismo è la teoria pienamente e integralmente idonea ad elaborare una strategia politica rivoluzionaria adeguata a un paese imperialista come l’Italia.
 
E’ questo l’insegnamento della resistenza che ci orienta nelle lotte del presente e del futuro.
 
C.C.P. Circolo Comunista di Parma
 

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