da "la Voce"
del G.A.MA.DI.- aprile-2003
Il cristianissimo Bush
Fabrizio Rossi
David Frum non era un funzionario qualsiasi alla Casa Bianca: conservatore,
aveva scritto molti discorsi ufficiali per il presidente George W. Bush e gli
ha anche dedicato una biografia: eppure si è sentito dire "Missed you at
Bible Study" [hai marinato l'incontro sulla Bibbia] ed ha avuto il
benservito. Possibile che ci sia un tale connubio tra la Casa Bianca e la
religione?
Le origini del connubio, di cui si parla sempre di più, e soprattutto negli
Stati Uniti, non sono naturalmente nella religiosità personale del presidente,
ma nel sostegno mutuo tra potere e religione, sempre esistito nella storia
dell'umanità. Possono però interessare gli aspetti perfino grotteschi di questa
alleanza nel paese capitalistico per eccellenza.
George W. Bush è membro della Chiesa metodista, e oggi negli Stati Uniti c'è un
presidente che ogni mattina si inginocchia con qualche amico, parla con il suo
dio, fa pregare prima delle riunioni, definisce Gesù "il miglior filosofo
della storia".
Si esprime su qualche evento passato personale in modo da rasentare il
ridicolo: "I would not be president today, if I had- n't stopped drinking
17 years ago. And I could only do that with the grace of God." [Non sarei presidente oggi, se non avessi
smesso di bere 17 anni fa. E ho potuto farlo solo con la grazia di Dio].
Peggio quando G.W. Bush passa ai discorsi politici generali: "La libertà
di cuigodiamo negli Stati Uniti non è un regalo
dell'America al mondo, è il dono di Dio all'umanità... e gli USA sono chiamati
da Dio a portare questo dono ad ogni essere umano sulla terra".
Per la verità, in quel paese, che soffre ancora per essere rimasto escluso
dagli effetti delle idee che portarono alla rivoluzione in Francia, non sono
rari i riferimenti a Dio in tutti i discorsi ufficiali. Basti pensare a
"In God we trust" sulle banconote, a "God bless America"
che chiude ogni discorso ufficiale, alla implorazione all'Onnipotente con cui
si aprono le sedute alla Corte Suprema.
Mai però come in questi tempi la divinità è stata al centro dei discorsi.
Certamente non si tratta solo di discorsi: gli strateghi di Bush sanno che ci sono almeno altri 4 milioni di voti
di religiosi che potrebbero alle prossime elezioni mettere al sicuro la
conferma del presidente.
Ecco allora che, oltre alla crociata che sta per scatenarsi a livello mondiale,
l'osservanza cristiana del Nostro ha già prodotto e continua a produrre danni
sociali anche all'interno degli Stati Uniti: nomine di giudici conservatori e
bigotti, divieti in campo di clonazione e di assistenza alla procreazione,
forzature delle regole per permettere a chiese, sinagoghe e moschee di usare
fondi pubblici per programmi di aiuto sociale, aumento degli stanziamenti per
insegnare astinenza sessuale nelle scuole, fondi alle prigioni (iniziando dal
Texas) per insegnare il pensiero di Cristo come mezzo di redenzione dei
carcerati, ostacoli agli studi sulle cellule staminali, e si potrebbe
continuare.
In qualche caso il presidente rivela anche una religiosità da invasato, come
quando si rivolge ai musulmani "del mondo", cioè prende le parti di
un papa per un mondo religioso che non ha un papa. Ecco un brano, poco noto in
Italia, di un recentissimo discorso di Bush:
"Saluto i Musulmani negli Stati Uniti e nel mondo durante la celebrazione
della festa di Eid al-Adha. Il Corano insegna che la festività sacra di Eid
al-Adha è un momento per i Musulmani di riunire la famiglia e gli amici nel
ringraziamento dell'Onnipotente per le Sue molte benedizioni e per riflettere
sul grande sacrificio e sulla devozione ad Abramo. Durante questa celebrazione
di festa, la gente amante della pace in tutto il mondo, compresi milioni di
Musulmani americani, onora l'esempio di Abramo condividendo l'amore e dimostrando
compassione per i bisognosi…."
Sempre David Frum, il funzionario della Casa Bianca licenziato, osserva che c'è
anche qualche elemento di fatalità negli atteggiamenti di Bush, che dichiara di
fare del suo meglio e poi mette tutto nelle mani di Dio.
Appare perfino possibile, osservando i comportamenti del personaggio, che ci
creda veramente e non reciti solo una parte in appoggio ai poteri politici e
economici che lo controllano da vicino; questi poteri cominciano a mostrare
perplessità ogni giorno più
evidenti: forse il personaggio sta perfino esagerando.
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana gioca anche lei il suo ruolo degli USA.
Apparentemente è sotto attacco, e la faccenda dei preti pedofili scatenata
proprio ora dopo decine di anni di osservazioni silenziose ne è la prova torse
più evidente.
Anche se rimangono in sospeso i conti con i cattolici americani, che in gran
parte continuano ad essere schierati con il papa "pacifista", la
Chiesa di Roma nel resto del mondo lavora per i suoi interessi. È inutile
osservare, su questo giornale, che il pacifismo del papa è tutto di maniera,
teso a evitare conflitti locali con le altre religioni, e anche a prepararsi il
futuro in caso di una guerra disastrosa. In fondo, nei primi secoli del potere
cristiano, le invasioni delle popolazioni barbariche hanno fatto da supporto al
radicamento del potere ecclesiastico sulle popolazioni stremate dalle guerre, e
non si vede perché oggi dovrebbe avvenire qualcosa di diverso.
Una cosa rimane certa: della guerra scatenata da Bush non beneficerà sol- tanto
il complesso militare-industriale e il mondo capitalistico che lo mantiene, ma
le religioni (tutte) nel loro insieme.
Sta ritornando in gioco la Chiesa cattolica, che attraversava ovunque una fase
di crisi. Ad esempio si sta ricompattando la alleanza con la Chiesa ortodossa
russa.
Stanno riprendendo forza gli islamici ortodossi, anche nei paesi più laici,
come ad esempio in Turchia e nello stesso Iraq. In quest'ultimo paese, alcuni
deputati (laici) si lamentano che le minacce statunitensi hanno fatto aumentare
nel paese le donne che indossano il velo, anche se rimangono ancora poche.
In India, nelle Filippine, in Indonesia, in Israele, in Palestina (inutile
citare l’Afganistan), e in tanti altri paesi nel mondo, le parti più retrive
delle popolazioni tornano a rivolgersi alle religioni invertendo la tendenza
degli ultimi anni.
Tempi di crociata all'inizio del terzo millennio, un'altro regalo del mondo
capitalista.