www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - laicismo - 02-05-11 - n. 362

Wojtyla dai funerali alla beatificazione: Il sonno della ragione
 
di Tiziano Tussi
 
01/05/2011
 
Dopo circa sei anni siamo arrivati alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Alla sua morte,ma anche ora, i pellegrini inalberarono striscioni con la scritta “Santo subito”. Occorre avere fatto qualche miracolo per essere definito ufficialmente santo dalla chiesa. E pare che il papa polacco lo abbia fatto, per chi ci crede, per chi crede ai miracoli, alla faccia di millenni di scienza che vuole perseguire l’esattezza.
 
Il miracolo resta in un ambito di indefinibilità che è funzionale all’eccezionale, al sublime. Proprio condizioni necessarie per la santità. Ma questioni inerenti alla religione, al cattolicesimo in questo caso, interessano solo i credenti e gli appassionati del settore. Qui, con la riproduzione dell’articolo che scrissi nel 2005, si vuole solo fare rilevare la permanenza di un fenomeno che da troppo tempo ci soffoca: l’esaltazione della santità religiosa in un uomo molto politico.
 
In questi giorni viene ricordata la sua azione per la caduta del comunismo e lo si loda per questo. Dalla Polonia al resto dello scenario classista. Un campo, quello comunista, che si sbriciolò tra il 1989 ed il 1991. Ma fosse solo questo ce ne potremmo anche fare una ragione, nel senso che lo potremmo anche capire, nella sua connotazione storica e politica, comprendendendone cause e conseguenze. Il tutto riguarda un fenomeno di contemporaneità, di storia contemporanea.
 
Il più grave è che il segno degenerativo non si è fermato a quegli anni ma ha approfondito la sua azione, è andato avanti con continui arretramenti temporali, contro il pensiero moderno. Arretramenti che vedono nel papa polacco un alfiere di punta e che vedono nel papa in carica oggi, che stava alle spalle di quello, un continuatore pericoloso.
 
Il pensiero laico, l’indipendenza della ricerca scientifica, la libertà sessuale, la modernità, in una parola, stanno subendo continuamente attacchi da parte della chiesa e del suo attuale papa. Si è ritornati ad una situazione pre illuministica. Ogni critica al comunismo è accettata e, ça va sans dire, amplificata. L’orrore sta nel pensiero marxista. Ma ci si spinge sempre più oltre. Basti ascoltare al riguardo le trasmissioni radiofoniche e televisive di questi giorni. La mancanza di contraddittorio a difesa della modernità è responsabilità di chi non ha saputo mantenere viva un’eredità storica che tanto ha fatto per l’umanità nel 1900.
 
La mancanza di struttura di classe a livello nazionale permette così ad ogni asino ragliante di farsi difensore del pensiero liberale inteso in senso restrittivo. Qualsiasi altra considerazione è vietata. Il pensiero critico non viene accettato o visto con sospetto di eresia e di scandalo culturale. Quindi anche la critica al papa polacco rientra in questo campo.
 
Facciamo all’opposto uno sforzo per tenere in piedi le potenzialità del pensiero critico e moderno - illuminista e classista - verso tutti i fenomeni di moderatismo acritico, quasi fosse quella la deriva che ha fatto grande la storia dell’uomo. Basta con la ritualità e con la ripetitività dei coriferi del potere. Lottiamo contro l’addormentamento delle coscienze.
 
Ricordiamo Franscisco Goya: Il sonno della ragione genera mostri.
 

 
www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - laicismo - 08-04-05
 
Questo papa non è stato un grande papa
 
di Tiziano Tussi
 
Oggi, 8 aprile, Il Papa è stato finalmente sepolto in Vaticano. Finirà tra poco quindi l’assedio che milioni di persone hanno costruito attorno e dentro Roma. Da circa dieci giorni la città è sotto assedio. Prima l’agonia poi la morte ed ora il funerale. Un intero mondo si è riversato in pochissime ore sulla capitale d’Italia. Tutti i giornali del pianeta ne hanno scritto, tutte le reti televisive nazionali, ben sette, ne sono state piene ad ogni ora del giorno nei momenti dell‘agonia e della morte. L’Italia laica è sparita sotto una coltre di fede mediatica ed esposta alla luce delle telecamere internazionali. Non è mai stata maggioritaria in questo paese cattolico ma in questi giorni è assolutamente scomparsa. Per i nostri commentatori televisivi e per la carta stampata tutti stavano piangendo il Papa, tutti lo stavano ricordando, fedeli e non fedeli. Giovanni Paolo II° è già chiamato “il Grande”, che vuole essere un apripista per la santificazione già acclamata dalla folla ai funerali. Lo si vuole santo perché…già, perché? Sui giornali e nelle interviste al volo delle persone che a Roma stazionavano da tempo evidenziavano, così come i giornalisti scrivevano contemporaneamente, una grande sfoggio di retorica superficiale: “E’ stato grande”; “Mi ha aiutato”; “Un grande Papa”; “Ha viaggiato molto”; “Ha amato i giovani” ecc. Tutti dati di fatto.
 
Ma se ne possono ricordare anche altri: l’apparizione sul balcone, a Santiago del Cile, con Pinochet nel 1987; il dito puntato contro Ernesto Cardenal, prete sandinista, nel 1983; il soffocamento della Teologia della liberazione; l’aiuto dato a Solidarnosc per la caduta del regime comunista in Polonia; il riconoscimento dell’indipendenza della Croazia e della Slovenia, che ha aperto di fatto il periodo della guerra civile in Jugoslavia; la proposta dell’ingerenza umanitaria per la Somalia, il Kossovo; la vicinanza ed il supporto dato alle operazioni bancarie dello Ior del vescovo Marcinkus, in pratica la banca del Vaticano, che hanno portato a correlati di distorsioni, di corruzione, di omicidi di banchieri. Insomma un papa reazionario che ha fatto il suo buon lavoro di reazionario.
 
Una pochezza teologica ed una staticità teoretica nell’approccio a molte questioni: la lotta all’AIDS, il rifiuto ad oltranza di ogni caso in cui si potrebbe anche prefigurare un aborto terapeutico; la questione dell’inseminazione artificiale che dalla chiesa viene comunque vista sempre e solo nell’ottica di non disperdere il seme e della procreazione a tutti i costi; la tiepidezza nel sanzionare i comportamenti dei preti pedofili negli USA. Insomma un grande Papa. Se la grandezza consiste nel rafforzamento della chiesa in quanto istituzione forse ci siamo.
 
Ma la Chiesa non dovrebbe anche essere veicolo dell’uomo verso Dio? Non dovrebbe favorire una compenetrazione dei poveri, di tutti gli emarginati, creature privilegiate da Cristo, verso la risoluzione dei propri problemi oltre che alla destra del Padre, ora, anche qui, in questa vita? Oppure ci dobbiamo sempre accontentare di una vita di stenti e di ristrettezze per sperare in una vita vera domani, o dopodomani, alla morte, nel regno dei cieli? Mentre qui solo astinenza, castità e povertà? Mentre i ricchi del mondo, le banche del Vaticano, si rimpinguano di soldi e potenza? Insomma si deve anche ora attendere un altro Lutero, un altro Calvino, un altro Valdo od un Giordano Bruno che vengano per ricordarci che il paradiso e l’infermo si possono costruire ed abitare anche su questa terra?
 
Ecco il Papa polacco per queste questioni che stiamo rammentando, non è stato un grande papa.
 

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