Tratto da “La Voce” di
gennaio 2002 del Gruppo Atei Materialisti Dialettici (G.a.ma.di.)
Anche i diversi metodi di lotta devono sottolineare la classe di appartenenza
di
Miriam Ferri
Non lo abbiamo inventato noi, che la società sia divisa in classi.
Fondamentalmente,
le classi sono due: e precisamente quella degli sfruttati, cioè di coloro che
vivono del proprio lavoro e la classe degli industriali, dei ricconi, dei
finanzieri, insomma di coloro che lucrano sul lavoro e sulle fatiche sia
fisiche che intellettive, altrui. Quindi, se ne deduce che queste due classi
siano opposte, in quanto opposti sono i rispettivi interessi.
E
quindi, ciò che conviene ad una classe va inesorabilmente ai danni dell'altra.
La classe degli sfruttatori, in quasi tutto il mondo, sta al potere. Noi, che
facciamo parte del mondo sfruttato, abbiamo il diritto e soprattutto il dovere
di lottare.
E'
possibile che, se ci sono due classi contrapposte e nemiche, i metodi di lotta
siano gli stessi? Noi diciamo: NO
Se
l'imperialismo scatena tanto delle guerre dichiarate, quanto guerre di
aggressione, al contrario, i paesi che avessero al potere il popolo lavoratore,
non lo farebbero mai.
Se
il capitalismo produce la mafia, in un paese come Cuba, ad esempio, questa
organizzazione criminale apparentata al potere, non esisterebbe ed infatti, non
esiste. Se l'imperialismo produce il terrorismo, forme di lotta inumane che
vanno a colpire gli innocenti, a massacrare donne, vecchi e bambini, la classe
lavoratrice al potere, non lo farebbe mai.
Ma,
la borghesia imperialista, capitalista e clericale, utilizza anche altre forme
di lotta, come ad esempio il digiuno del papa, lo sciopero della fame dei
pannelliani, eccetera.
Ecco:
anche il digiuno è una forma di lotta che noi dobbiamo rifiutare. e non
soltanto perché chi la propone, ha sempre mangiato a bizzeffe e quindi, una
breve astensione dal cibo, diviene solo un'esibizione.
Ma
anche perché, per il mondo dei lavoratori, ! l'uomo è il capitale più prezioso,
in quanto l'espressione più evoluta della Natura. Quindi, un uomo che lotta
diviene ancora più prezioso e non sarebbe né morale, né coerente con le
intenzioni di chi lotta, andare a minare la salute, di un combattente del
popolo, ma al contrario, vige il dovere di salvaguardarla al massimo, per il
bene della collettività.
Sono
altre, le forme di lotta della nostra classe e noi, che abbiamo lottato nella
Resistenza, lo sappiamo per esperienza.
Non va sottovalutato il fattore CULTURA, DELLA CLASSE. Questo fattore mette molta più preoccupazione. al potere, di qualsiasi digiuno. E' nella cultura della classe che si trovano le forme di lotta idonee ad ogni circostanza di lotta.
Portiamo
un esempio: noi siamo solidali con gli studenti in lotta, ma cosa sarebbe
accaduto se invece di sciopero della fame, essi avessero preteso di stare in
classe per cominciare a studiare la Dialettica della Natura di Engels? Il
ministro Moratti, col codazzo dei vescovi si sarebbe mobilitato perché con
Engels si smascherano tutte le fandonie clericali e borghesi dei programmi
scolastici vigenti e questo sarebbe un grosso rischio per il potere trovarsi
davanti una gioventù materialisticamente preparata e capace di lottare con le
forme di lotta della propria classe!
Saper
lottare, saper compiere analisi, a seconda della società nella quale operiamo.
In
questi infami paesi imperialisti, noi, al contrario dei fascisti, siamo contro
la pena di morte, perché al patibolo o alla camera a gas, oppure alla sedia
elettrica, ci vanno solo i disgraziati... la povera gente mai, un riccone od un
ministro americano, ad esempio, è stato condannato a morte!
Ma
Sacco e Vanzetti, operai italiani, sì! E cosi i coniugi Rosemberg con accuse
false ed infondate perché lo spauracchio delle teorie della nostra classe ha
mandato al patibolo fin troppa gente!
Rifletteteci