WEXNER
ANALYSIS:
Le priorità della comunicazione israeliana nel 2003
The Luntz Research Companies & The Israel Project – April 2003
traduzione di Alessandra Fava, revisione di Alfredo Tradardi, maggio 2003
- SOMMARIO -
Il mondo è cambiato. Parole, argomenti e messaggi a favore di Israele ora
devono contenere e comprendere la nuova realtà del mondo dopo Saddam.
In passato, abbiamo dovuto tenere un profilo più basso a favore di Israele per
la paura che il popolo americano potesse incolpare Israele per quello che
succedeva nel resto del Medio Oriente. Ora invece è giunto il momento di
collegare il successo americano nel combattere il terrorismo e i dittatori da
una posizione di forza, con gli sforzi in corso in Israele per sradicare il
terrorismo dentro e fuori i suoi confini. In questa nuova situazione, c’è molto
da guadagnare allineandosi con l’America e niente da perdere. Con tutto
l’antiamericanismo che c’è nel mondo, proteste e dimostrazioni, noi stiamo
cercando alleati che condividano il nostro impegno per la sicurezza e la fine
del terrorismo e siamo preparati a dirlo. Israele è proprio un alleato di
questo tipo.
IL PROSSIMO PASSO
Il fatto che Israele sia rimasto relativamente silenzioso nei tre mesi prima
della guerra e nelle tre settimane della guerra stessa, è stata assolutamente
la strategia corretta - e secondo tutti i sondaggi effettuati, ha funzionato.
Ma ora che il conflitto sta finendo, è tempo che Israele prepari la sua “road
map” per il futuro che includa un sostegno incondizionato all’America e un
impegno incondizionato alla guerra in corso contro il terrorismo.
Le percezioni di Israele e del conflitto israelo-palestinese è stata
completamente deformata e oscurata dalla guerra in Iraq. Certo visioni di parte
ancora esistono (i politici di sinistra restano il vostro problema) insieme
alle lamentele sulla mano pesante di Israele.
I sostenitori di Israele hanno due settimane per mettere ordine nei loro
messaggi prima che l’attenzione mondiale torni alla cosidetta “road map” e a
come “risolvere” al meglio il conflitto israelo-palestinese. Sviluppare questo
messaggio è lo scopo di questo memo.
Nota
dell’autore: Questo non è un
documento di politica. E’ solamente un manuale di comunicazione. E come tutti i
memo che curiamo, abbiamo usato la stessa metodologia scientifica per isolare
specifiche parole, frasi, argomenti e messaggi che siano in risonanza con
almeno il 70 % degli americani. Ci
saranno sicuramente persone, specie quelle di sinistra, che non saranno
d’accordo quali che siano i termini usati, ma il linguaggio che segue vi
aiutare ad assicurarvi il sostegno di un’ampia maggioranza degli americani.
Queste raccomandazioni sono basate su due sessioni di “test telefonici” fatte a
Chicago e Los Angeles, durante i primi dieci giorni della guerra, per la
Fondazione Wexner.
- Conclusioni essenziali -
Questo documento è piuttosto lungo perché non si riesce a comunicare tutto
quello che è necessario con una sola e semplice frase ad effetto. Sì, noi
abbiamo fornito queste nelle pagine che seguono, ma abbiamo utilizzato lo
spazio necessario per spiegare perché il linguaggio è così importante e il
contesto nel quale è necessario che sia utilizzato. Se leggete solamente le
prossime due pagine, queste sono le conclusioni chiave:
1) L’Iraq altera tutto. Saddam è la vostra
migliore difesa, anche se è morto.
La visione del mondo americana è completamente dominata dagli sviluppi
della questione irachena. Questa è un’occasione unica per gli israeliani per
mandare un messaggio di sostegno e unità, in una fase di grande ansietà
internazionale e di opposizione dei nostri “alleati” europei. Per un anno – un
INTERO ANNO - dovrete evocare il nome di Saddam Hussein e come Israele abbia
sempre sostenuto gli sforzi americani per liberare il mondo e il popolo
iracheno da questo spietato dittatore. Saddam resterà un potente simbolo del
terrore per gli Americani per molti anni. Una espressione filoisraeliana di
solidarietà con il popolo americano nel loro sforzo vittorioso di cacciare
Saddam sarà molto apprezzata.
2) Persistete
nel messaggio ma non usate due volte le stesse parole. Lo abbiamo visto nel passato ma mai così
chiaramente come in questo periodo. Gli americani guardano con molta attenzione
agli sviluppi internazionali e sono particolarmente sensibili a ogni tipo di
dogma apparente o presentazioni a scatola chiusa. Se vi sentono ripetere le
stesse esatte parole più volte, non si fideranno del vostro messaggio. Se i
vostri portavoce non sono capaci di trovare modi diversi per esprimere gli
stessi principi, allontanateli.
3) NON
AIUTA se elogiate il presidente Bush. Se volete identificarvi e allinearvi con
l’America, basta che lo diciate. Non usate Bush come sinonimo per gli Usa.
Nonostante la distruzione del regime di Saddam e la reazione positiva degli
iracheni, circa il 20 % degli americani è contro la guerra. Sono per lo più
democratici. Quindi restano metà dei democratici che sono a favore della guerra
anche se non tengono per Bush. Quindi vi contrapponete senza necessità a
quest’ultima metà ogni volta che elogiate il Presidente. Non lo fate.
4) Trasmettere sensibilità e senso dei
valori è un must. La maggior
parte delle frasi ad effetto più efficaci sono quelle che parlano di figli,
famiglia e valori democratici. Non dite solo che Israele è moralmente allineata
con gli Usa. Ditelo con le vostre parole. La componente dei bambini è molto
importante. E’ fondamentale che voi parliate “del giorno, non lontano, in cui i
bambini palestinesi e israeliani giocheranno insieme sotto gli sguardi di
approvazione dei loro genitori”.
5) La “sicurezza” vende. La sicurezza è diventata il principio chiave
fondamentale di ogni americano. La sicurezza è il contesto nel quale potete
spiegare sia la necessità israeliana di prestiti garantiti e di aiuti militari,
sia perché Israele non possa rinunciare a un metro quadrato di terra. Gli
insediamenti sono il nostro tallone d’Achille e la migliore risposta (che è
ancora abbastanza debole) è la necessità di sicurezza che porta a creare queste
zone cuscinetto.
6) Il
linguaggio di questo documento funziona, ma funziona ancora meglio se lo
accompagnate con passione e compassione. Troppi sostenitori di Israele parlano con rabbia e gridano quando
si confrontano con gli oppositori. Chi vi ascolta accetterà molto meglio le vostre
idee se gli piace il modo in cui le esprimete. Benediranno queste parole ma le
accetteranno veramente solo se accettano voi.
7) Trovatevi
una donna bella e brava come portavoce. Secondo i nostri test, le donne sono più credibili degli uomini. E
se la donna ha dei figli, ancora meglio.
8) Legate
la liberazione dell’Iraq con la condizione difficile del popolo palestinese. Gli argomenti più efficaci sono quelli che
stabiliscono un legame tra il diritto degli iracheni alla libertà con quello
dei palestinesi ad essere governati da chi veramente li rappresenta. Se
esprimete il vostro interesse per la situazione pesante dei palestinesi e come
è iniquo, ingiusto e immorale che siano costretti ad accettare leader che
rubano e uccidono in loro nome, avrete costruito una credibilità per il vostro
sostegno al palestinese comune, togliendo invece credibilità alla loro
leadership.
9) Un po’ di umiltà porta lontano. Lo avete visto con i vostri occhi. Avete
bisogno di parlare in continuazione della vostra comprensione “della situazione
pesante dei palestinesi” e del vostro impegno ad aiutarli. Sì, questo “È”
un doppio standard (anche se nessuno si
aspetta niente di pro-israeliano dai palestinesi) ma è proprio così che vanno
le cose. Umiltà è una pillola amara da ingoiare, ma vi vaccinerà dalle critiche
di non aver fatto abbastanza per la pace. Ammettete gli errori, ma poi mostrate
come Israele sia un partner che lavora indefessamente per la pace.
10) Naturalmente le domande retoriche
funzionano sempre. Fate domande che abbiano una sola risposta.
Avrete sicuramente successo. E’ importante che la vostra comunicazione contenga
domande retoriche, che è il modo in cui gli Ebrei parlano nel modo megliore.
11) Mahmoud
Abbas è ancora un punto interrogativo, ma lasciatelo fare. Adesso avete solo da perdere
attaccandolo. Nello stesso tempo non merita nemmeno elogi. Parlate delle vostre
speranze per il futuro, ma sottolineate i punti che vi aspettate realizzi: la
fine delle violenze, il riconoscimento di Israele , le riforme del suo governo,
etc
- LE DUE PAROLE ANCORA PIU’ IMPORTANTI : SADDAM HUSSEIN -
Questo documento tratta di linguaggio, quindi lasciatemi essere schietto: “Saddam Hussein” sono le due parole che legano Israele
agli Usa e sono le più efficaci per ottenere il supporto nel Congresso. Al momento risultano due delle parole più
odiate in inglese.
Senza essere ripetitivi, gli Americani pensano che una democrazia
fondamentalmente ha il diritto di proteggere il suo popolo e i suoi confini.
Sfortunatamente, come democrazia, tendiamo a insistere sui nostri errori
(Vietnam, Watergate, etc) invece che sui nostri successi. Invece è essenziale
per portare avanti un conflitto di lunga durata con un impegno militare forte
che si ricordi alla gente continuamente che ci sono situazioni in cui bisogna
agire preventivamente e che l’azione militare è meglio dell’arrendevolezza
(appeasement).
AVVERTENZA
Ci sono alcuni che sostengono che ormai anche Saddam Hussein ha fatto il suo
tempo. Non capiscono la storia. Non capiscono la comunicazione. Non capiscono
come integrare e influenzare la storia e la comunicazione a beneficio di
Israele. Il giorno che permetteremo che Saddam prenda il suo eventuale posto
nel mucchio di sciocchezze della storia, quel giorno avremo perduto la nostra
arma migliore nella difesa a livello retorico di Israele.
I riferimenti al successo della guerra contro l’Iraq giovano a Israele. Siccome
gli americani non vogliono aumentare gli aiuti agli stranieri in una fase di deficit interno e tagli dolorosi delle
spese, c’è solo un argomento che può funzionare per convincerli che è bene
continuare a foraggiare Israele (in quattro facili passaggi):
L’ALBERO
DEL MESSAGGIO DEGLI AIUTI A ISRAELE
(1) Come democrazia, Israele ha il diritto e la responsabilità di difendere i
suoi confini e proteggere il suo popolo.
(2) La prevenzione funziona. Anche con la fine del regime di Saddam, le minacce
terroristiche restano nella regione.
(3) Israele è l’unico vero alleato degli Usa nella regione. In questi tempi
particolarmente instabili e pericolosi, Israele non deve essere costretto a
reagire da solo.
(4) Con gli aiuti economici degli Usa, Israele può difendere i suoi confini,
proteggere il suo popolo e dare una assistenza preziosa all’America nella
guerra contro il terrorismo.
Questo è importante, perché tutti gli argomenti su Israele che è una
democrazia, che lascia votare gli arabi e li lascia sedere nel governo,
proteggendo la libertà di religione, etc. non assicurano il sostegno pubblico
necessario per ottenere prestiti garantiti
e gli aiuti militari di cui Israele ha bisogno. Tutti i messaggi che
abbiamo scritto nei memo passati non funzionano se si arriva a parlare di tasse
negli USA. Bisogna inserire il punto di vista della sicurezza nazionale – che chiaramente lega gli interessi
americani con quelli israeliani.
PAROLE CHE FUNZIONANO PER VENDERE GLI AIUTI A ISRAELE (I)
“E’ stato Israele che ha rischiato con i suoi piloti e i suoi aerei nel
distruggere i reattori nucleari di Saddam e così ha reso vana la sua ricerca di
armi nucleari di distruzione di massa.
E’ stato Israele che ha fornito molta parte dell’intelligence che aiutò
l’America a sconfiggere l’Iraq nel ’91.
E’ stato solo Israele, tra gli stati del Medio Oriente, a sostenere i
vittoriosi sforzi americani per abbattere Saddam e liberare gli iracheni.
Siamo sempre stati con voi dall’inizio alla fine contro il regime di Saddam.
Israele è stato un elemento chiave nella regione e un alleato militare degli
Usa per più di 50 anni. Questa amicizia deve continuare, anche e specialmente
nell’era del dopo Saddam. E’ un legame tra democrazie impegnate nella guerra al
terrorismo e nella lotta per la libertà.”
Come abbiamo visto, il ciclo delle notizie durante e subito dopo una guerra non
è semplicemente una questione di futile curiosità, ma è una osservazione
necessaria. Più che in Israele, dove
purtroppo il conflitto è tragicamente quotidiano, la guerra ha rappresentato
una nuova e reale minaccia alla sicurezza personale e familiare negli Usa. E Saddam
Hussein, vivo o morto, rappresenta ancora questa minaccia.
Gli Americani hanno pensato e parlato della guerra al terrorismo da quasi un
anno e mezzo e alla fine si sono convinti che Saddam ha sponsorizzato la guerra
del terrore ed è una minaccia per le democrazie del mondo. Le rivelazioni
scioccanti sulla brutalità del suo regime, che sono venute fuori giorno dopo
giorno, non hanno fatto che aumentare il sostegno dell’opinione pubblica
americana all’azione militare. Ma il fatto che Saddam sia stato una minaccia diretta a
Israele è molto importante. Israele si è opposto alle sue ambizioni crudeli per decenni – almeno
dieci anni prima degli Usa. Ricordate al vostro uditorio che Israele e Usa
hanno valori comuni, ma poi
sottolineate con forza che abbiamo anche comuni nemici.
PAROLE
CHE FUNZIONANO
“Quando si affronta un nemico fanatico, ci sono due possibilità: spaventarlo o
distruggerlo. Saddam non è stato spaventato dalle ispezioni. Non si è fatto
spaventare dalle minacce. E neppure dall’azione militare del ’91. Se avesse
avuto armi nucleari, nessuno avrebbe potuto spaventarlo. Per dieci anni le
Nazioni Unite hanno parlato di deterrenza e Saddam ha sfidato la comunità
internazionale.
Se l’America non aveva altra scelta che farlo cadere, così Israele non ha altra
scelta che proteggere il suo popolo e suoi confini dai terroristi che la
minacciano.
Ma la deterrenza è solo la metà del messaggio. Bisogna anche enfatizzare il
vostro sforzo storico per raggiungere compromessi e per sacrificarvi dalla parte
dell’America. Questo magari non funziona con alcuni politici israeliani, ma va
benissimo negli Usa.
PAROLE
CHE FUNZIONANO
“Durante la guerra del Golfo, l’Iraq ha attaccato Israele con i missili Scud 30
volte. Israele non ha reagito, anche se non sapeva se il missile successivo
avrebbe contenuto armi biologiche o chimiche. Israele ha scelto il contenimento
piuttosto che fare la guerra, perché era quello che gli Usa chiedevano. Era il
modo in cui Israele sosteneva il nostro alleato, gli USA, e le sue truppe
durante la guerra nel golfo Persico. Noi continuiamo a mettere le priorità
americane sopra le nostre. Ma ora che la nostra sicurezza è in ballo, abbiamo
bisogno dell’aiuto finanziario dell’America”.
- PER RISPONDERE ALLE PRESSIONI PALESTINESI -
Mentre le sessioni tenute a Chicago e Los Angeles producevano un
nuovo linguaggio e numerosi nuovi “princìpi”
di comunicazione, la maggior parte delle nostre precedenti osservazioni si
rivelavano vere. Troppi nella comunità ebrea sono troppo ostili da un punto di
vista linguistico, mentre il 97 % degli Americani vogliono una soluzione del
conflitto. In particolare, non serve
solo recriminare, anche se è giustificato, contro l’Autorità Palestinese e
aspettarsi che le elite americane siano immediatamente convinte che voi siete
nel giusto. Potete avere anche ragione, ma se percepiscono ostilità e
negatività nelle vostre parole le
rigetteranno come preconcette e di parte.
Un esempio specifico:
PAROLE
CHE NON FUNZIONANO
“Non c’è equivalenza dal punto di vista morale. Da una parte avete politici
regolarmente eletti e funzionari inaricati nell’ambito di una democrazia che
sta operando da più di mezzo secolo. Dall’altra politici corrotti palestinesi
che hanno detto bugie, ingannato e rubato al loro popolo. Israele non negozierà
finchè non avrà qualcuno con cui farlo.
Anche see questa frase è accurata e giusta, tuttavia non funziona. Prese
singolarmente, le parole sono buone, i fatti accurati e il messaggio corretto.
Ma questo tipo di comunicazione fallisce miseramente perché sembra che noi
rigettiamo completamente i negoziati e la pace. E’ proprio quello che il vostro
uditorio non vuole ascoltare e accettare, perché legge queste parole come
accuse e contestazioni. C’è un approccio migliore e più efficace, per dire in
pratica le stesse cose ma in un modo più efficace:
PAROLE
CHE FUNZIONANO BENE
“Quali che siano le cause alla radice della crisi tra Israele e Palestina, vi
sono certe differenze e certi fatti culturali tragici che intralciano i
negoziati di pace tra i due popoli. Nessun bambino israeliano ha mai legato una
bomba alla sua schiena ed è uscito di casa per uccidere civili palestinesi e
tuttavia l’amministrazione palestinese fa troppo poco per eliminare la
convinzione tra i suoi cittadini più estremisti che uccidere gli israeliani con
una bomba suicida è la strada più sicura per andare in paradiso.
Come fa Israele a trattare con una popolazione fatta di genitori che sostengono
o incoraggiano i loro figli a diventare martiri?”
Sì, queste espressioni sono più taglienti e più esplicite di quelle del
paragrafo precedente, ma funzionano per molte ragioni:
(1) Il
tocco umano. Parlare di
genitori e figli umanizza e personalizza il terrore che Israele vive ogni
giorno.
(2) La
domanda retorica. Anche i
pro-palestinesi faranno fatica a rispondere al quesito finale. E’ ora che gli
israeliani che parlano in pubblico facciano un numero maggiore di domande
retoriche, che non trovano risposta, come parte del loro sforzo di
comunicazione.
(3) Ammettere
che ci sono differenze culturali tra i due popoli è affermare una ovvietà e va
bene. Anche gli americani che simpatizzano per le lotte dei
Palestinesi hanno una maggiore disponibilità verso gli Israeliani per le
analogie tra la cultura, le tradizioni e i valori degli Israeliani e degli
Americani.
Con questo in mente, abbiamo individuato quattro specifici temi ed emozioni che
vanno benissimo per influenzare l’opinione pubblica americana quando si parla
del Medio Oriente:
OTTIMISTA
“Io spero che con la fine di questa guerra, i popoli del Medio Oriente godranno
del dono della vita e della libertà. Io spero che le scene degli iracheni che
si liberavano del giogo della tirannia e della paura servano come modello per
tutti i popoli della regione. Sì, io spero davvero che salendo alle stelle,
possiamo portare qualcosa di buono giù sulla terra.”
RISPETTOSO
“Noi speriamo che il popolo Palestinese riconosca che la leadership che ha
avuto fino ad ora ha programmi molto diversi da quelli del popolo palestinese
reale… Noi non abbiamo certo il diritto
di dire ai palestinesi chi devono eleggere per rappresentarli, ma speriamo che
scelgano leader che li ascoltino e abbiano davvero cura del loro popolo”.
L’ELEMENTO UMANO
“E’ molto difficile per noi. Sappiamo che andare nelle città palestinesi crea
forti sofferenze e situazioni imbarazzanti ai palestinesi. Ma è ancor
più difficile guardare negli occhi i nostri figli sapendo che in queste città
ci sono persone che pianificano atti di terrorismo e non andare lì e tentare di
fermarli prima che uccidano”.
DEDICATO ALLA DEMOCRAZIA
“Noi tutti conosciamo l’importanza di portare una vera democrazia e diritti
umani a tutte le nazioni e di sradicare l’ideologia del terrorismo. Questo è
quel che cerchiamo di fare, e cercheremo sempre di realizzare”.
Abbiamo fatto un test di 75 minuti a Chicago e Los Angeles con questo nuovo
lignuaggio. Per lo più non hanno scosso l’uditorio … o peggio. Ma abbiamo
scoperto che alcuni messaggi hanno fatto passare qualcuno da una posizione
neutrale a una posizione positiva. E di tutti i messaggi che parlano
direttamente di Palestina, quelli che seguono funzionano meglio:
FRASI AD EFFETTO SUI PALESTINESI CHE
FUNZIONANO
I sostenitori di Israele faranno bene se adotteranno il linguaggio che segue:
“I Palestinesi
meritano una leadership migliore e una società migliore – con istituzioni che
funzionano, la democrazia e le regole del diritto.
“Speriamo di trovare una leadership palestinese che rifletta gli interessi
migliori del suo popolo.”
“A livello di principio, Israele siederà, negozierà e accetterà compromessi con
tutti quelli che desiderano una coesistenza pacifica tra i popoli del Medio
Oriente. L’Egitto ha firmato la pace con Israele. La Giordania anche. E questi
accordi sono oggi ancora validi.”
“Noi sappiamo che cosa vuol dire vivere ogni giorno nel terrore. Noi sappiamo
che cosa significa mandare i nostri figli un giorno a scuola e seppellirli il
giorno dopo. Per noi, il terrorismo non è qualcosa che leggiamo nei giornali.
E’ qualche cosa che vediamo troppo spesso con i nostri occhi”.
“Noi non vogliamo firmare un accordo senza significato che vale la carta su cui
è scritto. Noi desideriamo qualche cosa di effettivo. Se vi deve essere una
pace giusta e durevole, abbiamo bisogno di un partner che rigetti ogni violenza
e che dia più valore alla vita che alla morte”.
“A livello di principio, il mondo non dovrebbe forzare Israele a fare
concessioni a quelli che pubblicamente hanno sempre negato il nostro diritto ad
esistere o sostengono la nostra eliminazione”.
“Finora, oggi, vi sono ancora gruppi terroristici come Hamas, Islamic Jihad e i
martiri di Al Aqsa che l’Autorità
Palestinese è incapace o non vuole sciogliere - e gli Israeliani continuano a
morire a causa loro.”
“Così come il governo americano cerca in ogni modo di assicurare la vostra
vita, libertà e la possibilità di cercare la felicità, così il governo di
Israele deve garantire che noi saremo sicuri e liberi”.
- DEMOCRAZIA: COLLEGARE L’IRAQ E I PALESTINESI -
“La mia sincera speranza è che con il cambiamento di regime in Iraq, la
democrazia possa finalmente mettere solide radici in Medio Oriente. Se il
popolo palestinese e gli altri popoli del Medio Oriente saranno capaci di
cogliere l’esempio brillante di una democrazia araba funzionante, io sono
sicuro che la marea rifluirà”.
Ovviamente non è giusto dire che le modalità utilizzate dagli americani per
cambiare il regime iracheno siano completamente trasferibili al cambiamento
della leadership palestinese. Gli americani li considerano due problemi
separati, almeno fino ad ora. Ciò detto, il vostro sostegno agli sforzi
americani nella liberazione del popolo iracheno può e deve essere collegato al
nostro comune interesse nel garantire la libertà ai palestinesi.
Gli americani vogliono che la democrazia si sviluppi in M.O. C’è una speranza
sincera che gli iracheni possano creare un governo rappresentativo con vere
libertà. In questo senso, ricordate alle persone che gli iracheni non hanno
bisogno di guardare più lontano dei confini di Israele per trovare un esempio
di questo tipo di governo.
La democrazia ama la compagnia. Finora, uno dei messaggi più efficaci è stato che Israele è la sola democrazia in M.O. Adesso
bisogna che questo messaggio faccia un passo avanti. Dite enfaticamente che
mentre siete orgogliosi della democrazia israeliana, voi
sareste ancora di più orgogliosi di essere la PRIMA democrazia del MO
piuttosto che la SOLA.
Considerate la struttura della seguente comunicazione che pone
l’attenzione prima sull’Iraq e solo poi ai Palestinesi.
(1) L’importanza della democrazia. Mai nella storia del mondo due democrazie si sono dichiarata
guerra.
(2) L’importanza
della democrazia irachena.
La transizione dell’Iraq verso la democrazia è un primo passo essenziale
per la stabilità in MO.
(3) La
democrazia può portare pace.
La vera pace nella regione verrà solo quando i governi rappresenteranno
veramente gli interessi dei loro popoli e garantiranno la loro libertà e
sicurezza.
(4) E’
tempo per una vera democrazia per il popolo palestinese Non meritano di meno.
Tutto questo potrebbe sembrare semplicistico ma i messaggi funzionano se usati
in questo modo e in questo ordine. Gli americani davvero sperano che l’Iraq, un
ex avversario, possa diventare un partner di pace se nasce un governo
liberalmente eletto. Quindi siccome anche i palestinesi desiderano la libertà e
meritano una leadership eletta, non sono diversi. Questo è proprio quello che
Israele chiede da tempo all’Autorità Palestinese: nominare un governo legittimo
che diventerà un parner per la pace.
PARLARE
DI SPERANZA E DI FUTURO: QUATTRO FRASI CHIAVE
(1) Noi speriamo che possiamo una volta ancora fare la pace con i nostri vicini
arabi.
(2) Noi speriamo che il terrore non sia più a lungo la sola cosa che separi i
palestinesi dall’avere il proprio Stato e gli israeliani dal vivere in pace.
(3) Noi speriamo che il popolo palestinese non debba languire ancora a lungo
sotto una leadership che rifiuta di essere un partner per la pace.
(4)
Speriamo di negoziare con un governo democratico guidato dalle leggi.
Visto che gli americani sono così zelanti sulla loro democrazia, è utile
ricordare loro perché la difendono così fieramente. Questo ricordo diventa per
voi un obbligo quando associate i valori democratici di Israele con quelli
americani.
Usando la parola “democrazia” senza fare esempi di che cosa renda questo
sistema di governo così essenziale, è come parlare di pace senza dimostrare che
voi state facendo di tutto per ottenerla. Gli americani desiderano prove che
voi sapete il significato di queste parole che suonano così bene alle loro
orecchie.
Quando sottolineate il nostro comune legame
democratico, usate esempi specifici del perché noi speriamo che un maggior
numero di nazioni stabilisca garanzie democratiche di libertà.
- Le donne vengono trattare come pari
- C’è libertà di stampa
- Tutte le religioni sono rispettate
- Il popolo sceglie chi lo rappresenta in libere elezioni
- Le democrazie non si fanno la guerra tra loro
Alla fine, usate l’argomento che se queste
libertà sono così care a Israele e agli americani, esse sono a caro prezzo
assenti per il popolo palestinese. Tutti i popoli desiderano vivere liberi, e
la loro attuale leadership nega loro questo diritto.
- LA ROADMAP: UN APPROCCIO EQUILIBRATO -
(Nota dell’autore: noi inseriamo questa sezione perchè il discorso
del Presidente Bush ha funzionato così bene sia a Chicago che a Los Angeles e
perché questo punto sarà al centro degli sforzi di comunicazione ebrei e
israeliani nei prossimi mesi. Avvertiamo i lettori che uno sforzo addizionale
di ricerca è necessario per fornire una garanzia che le parole e i messaggi che
seguono siano i migliori disponibili.)
Non appena si è posata la polvere dopo la guerra sul deserto iracheno,
l’attenzione si è spostata sul processo di pace israelo-palestinese e sulla
cosidetta “roadmap” di Bush. La buona notizia è che gli americani sono convinti
che se i palestinesi vogliono davvero la pace, devono attenersi ai contenuti
della roadmap che sarà presto rilasciata dal presidente. La notizia non
altrettanto buona è che si aspettano che gli israeliani facciano altrettanto e
subito.
Sia a Chicago che a Los Angeles, al di là delle posizioni politiche degli
intervistati, gli americani sono a favore del Presidente per due ragioni: “un
approccio equilibrato” e “responsabilità suddivise”. Tenete presenti questi
termini in mente e usateli il più possibile.
PAROLE
CHE FUNZIONANO: UN APPROCCIO BILANCIATO
“Io vedo un giorno in cui due stati,
Israele e Palestina, vivranno
l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza. Io chiedo a tutti in MO di
abbandonare i vecchi odi e di incontrarsi responsabilmente per la pace.
Lo stato palestinese deve essere uno stato democratico riformato e pacifico che
abbandoni per sempre il terrorismo. Il governo di Israele, non appena venga
rimosso il pericolo del terrorismo e la sicurezza aumenta, deve fare passi
concreti per la nascita di uno Stato
palestinese affidabile e credibile e lavorare il più rapidamente possibile per
arrivare a un accordo finale …..
Noi crediamo che tutti i popoli del MO – arabi e israeliani - meritino di vivere dignitosamente, sotto
governi liberi e onesti. Noi pensiamo che sia molto più probabile che popoli liberi rigettino asprezza, odio
cieco e terrore e rivolgano le loro
energie alla riconciliazione, allo sviluppo e alle riforme.”
Il presidente George W. Bush
- LE COMPLICAZIONI DELLA ROADMAP: MAHMOUD ABBAS (ABU MAZEN) -
In una qualche misura, il vostro lavoro di sostenitori di Israele è
stato facile. Sotto il regime di Arafat, non è difficile convincere il pubblico
americano della corruzione della leadership palestinese in carica. Mentre molti
simpatizzano con le sofferenze del popolo palestinese, nessuno ama ancora
Arafat. E’ un terrorista e lo sanno. Ancora meglio, lui è la controparte.
L’emergere di Mahmoud Abbas come nuovo primo ministro palestinese arriva esattamente al momento sbagliato. La
sua ascesa al potere sembra legittima.
E’ un viso nuovo, e si rade anche la barba. Parla bene, si veste all'occidentale.
Magari vuole anche sinceramente la pace.
Proprio nel momento in
cui il presidente Bush aveva incominciato a fare progressi nell'attirare
l'attenzione sulla necessità di una nuova leadership palestinese, i palestinesi
ci hanno preso in contropiede. Che cosa penserà il mondo di Abbas? Rappresenta
la nuova leadership che Israele ha implorato da anni? O si tratta di un Arafat
travestito da agnello?
Data la foschia che circonda questa figura, è indispensabile che non lanciate subito critiche contro
Abbas. Questo è sbagliato per tre ragioni.
(1)
Palese negatività. Se esce
fuori che Abbas vuole davvero la pace e che rappresenta i veri interessi del
popolo palestinese, l’attacco che lanciate oggi potrebbe far cambiare opinione
alla gente contro Israele domani. Avrete perso ogni credibilità come partner
che cerca davvero la pace se colpite il primo vero partner per la pace che i
palestinesi hanno presentato. (Lo scenario è poco probabile, ma
possibile.)
(2) IL
fattore “incognita”. Abbas è
quasi sconosciuto all’estero. Bisogna considerare la sua entrata in scena come
se fosse parte di una campagna
elettorale. Non avrà la possibilità di sedere al tavolo dei lavori sinchè non
avrà provato di esserne degno. Anche se l’incertezza del momento può complicare
la vostra strategia di comunicazione, non deve però necessariamente cambiare le
vostre priorità. Più ne parlate e più se ne parlerà, ciò che porta al punto
successivo…
(3)
Aspettate pazientemente un partner di pace. Abbas magari è un leader che vuole anche la
pace, ma bisogna che dimostri di essere il partner di cui Israele ha bisogno
per costruire la pace insieme. In qualunque modo sia stato eletto o abbia
raggiunto la sua posizione, deve ancora dimostrare tangibilmente di volere la
pace. Il vostro obiettivo resta una soluzione pacifica del conflitto. Una volta
che i palestinesi abbiano dimostrato che è tutto a posto a casa loro, allora tu
puoi essere pronto a cercare un accordo. E se loro non lo fanno, loro e non
Israele saranno incolpati.
NOTA: Questo non equivale a dire che ad
Abbas debba essere dato libero corso sulla stampa. Bisogna solo limitare le
critiche a quel che fa per ostacolare il processo di pace come leader del popolo palestinese.
Un breve esercizio di teoria dei giochi può meglio illustrare questo punto. Che
cosa accade se ….
1) Voi attaccate immediatamente Abbas e viene fuori che è un vero ed efficace
sostenitore della pace?
Israele perde la sua credibilità come la parte che vuole sopra a
ogni cosa la pace. Abbas guadagna popolarità nella comunità internazionale che
ha già qualche dubbio sulla vostra retorica e sulla “mano forte” che usate, e
guadagna le simpatie degli americani che simpatizzano con il popolo palestinese
ma vi sostengono perché non si fidano della precedente leadership palestinese
corrotta. Questo è il peggio che possa capitare.
2) Voi attaccate immediatamente Abbas e viene fuori che è l’alter ego di
Arafat?
Che cosa ci guadagna veramente Israele? Avete mostrato la sua vera
faccia, prima che lo abbia fatto lui stesso, ma rischiate lo stesso una reazione. Alla fine è meglio
rimanere agganciati alla pace almeno pubblicamente, lasciando che la leadership
palestinese imploda sul fronte delle relazioni pubbliche – una strategia che ha
sempre funzionato efficacemente.
3) Aspettate che Abbas faccia i primi passi e dimostri di essere un sostenitore
vero ed efficace della pace?
La roadmap si mette in funzione e porta ad una soluzione pacifica
dopo decenni di guerra, da ora al prossimo anno. Questo è il miglior risultato
possibile.
4) Aspettate che Abbas faccia i primi passi e si dimostri l’alter ego di
Arafat?
Lasciate che tenga la pelle falsa di agnello. Ne avrete un beneficio
incommensurabile. Tutto il vostro messaggio sulla necessità di un partner
credibile e affidabile che vuole la pace suonerà sempre più vero, e la prossima
volta un nuovo leader non potrà essere scelto da Arafat.
Allora quando qualcuno chiede opinioni o reazioni su Abbas,
mettetela in termini di un “esplorazione
in corso” con le seguenti due frasi:
(1) E’ stato scelto da Arafat e quindi è sospetto.
(2) Ha negato l’Olocausto che come minimo confonde le idee e peggio risulta
offensivo.
Se è un Arafat che veste abiti occidentali, non ci si metterà molto a
identificarlo per quel che è. Gli americani lo riconosceranno dalle azioni e
dalle domande che porrà. Insomma si caccerà nei guai da solo.
Ha importanza che sia un negazionista dell’Olocausto? Certamente. Questo
convincerà gli americani che non può rappresentare il popolo palestinese in una
ricerca onesta della pace? Difficilmente. Gli americani non hanno più voglia di
sentire discorsi sull’Olocausto e non vogliono in particolare sentirli da parte
della comunità ebrea.
In ogni caso, avete bisogno di maggiori argomenti su Abbas prima di dire al popolo
americano che voi mettete in dubbio il suo impegno per la pace.
Gli americani sono convinti che la pace deve cominciare in qualche posto ma non
con Arafat. Se Abbas è presentato come quell’alternativa, lo vedranno subito
come simbolo di “speranza”. L’incarico di primo ministro (un titolo democratico
e molto occidentale) è quello di cui gli americani hanno bisogno per credere
che il processo di pace è alle porte.
Quindi si aspettano che voi facciate lo stesso e vi sediate al tavolo
dei negoziati. Inoltre, molti pensano che gli Stati Uniti debbano essere un
onesto mediatore tra le due parti. Ai loro occhi, questi sono tutti gli
ingredienti necessari per cominicare un processo di pace.
E’ essenziale dunque che usiate parole positive quando vi chiedono di Abbas. Ma
questo non significa che dobbiate comunque elogiarlo. Buttarlo giù ora non vi
serve nel lungo termine mentre è controproducente osannarlo. Quindi dovete mostrarvi a
favore del processo di pace e indifferenti su Abbas finchè non definisce il suo
ruolo. Intanto precisate che prima deve finire il terrorismo e quindi
inizieranno i negoziati.
PAROLE CHE FUNZIONANO
“Si, noi speriamo che questo potenziale cambio di leadership indichi reali
opportunità di pace per la regione. Israele sogna da tanto un partner che vuole
la pace come la vogliamo noi. Ma Israele riafferma che prima di ogni negoziato
sulla pace, deve finire il terrorismo. Non possiamo negoziare con nessuna
leadership che permetta al suo popolo di uccidere i nostri civili”.
A questo messaggio aggiungete la vostra compassione per il popolo
palestinese. Molti americani simpatizzano con la loro sofferenza. Così dovete
fare anche voi. Gli americani vogliono sentirvelo dire. Una frase sul fatto che
i palestinesi meritino una situazione migliore, deve seguire ogni frase di
recriminazione su un leader palestinese e sul terrorismo.
PAROLE
CHE FUNZIONANO
“Sappiamo che i Palestinesi meritano cose migliori. Vogliamo per loro quello
che abbiamo in Israele: la libertà di dire quello che vuoi, credere in quel che
vuoi e vivere nell’uguaglianza. Dovrebbero anche avere il diritto di scegliere
chi parla in loro vece. Il popolo palestinese merita e desidera leader che
operino per la pace e non per il terrorismo. Sappiamo che il terrorismo è
doloroso per tutti quelli che ne sono coinvolti. Per questo vogliamo lavorare
per la pace non appena ci sarà un partner che la voglia veramente”.
- IL VALORE DELLE DOMANDE RETORICHE -
Una tecnica di comunicazione davvero efficace per continuare la pressione sulla
leadership palestinese senza mostrare che voi ignorate le responsabilità di
Israele, è quella di porre delle domande retoriche. Queste domande hanno una
sola risposta: la pace non si può fare finché non ci sono vere riforme e il
terrorismo deve finire prima.
LE
DOMANDE RETORICHE DA PORRE AGLI OPPOSITORI DI ISRAELE
“Come può la attuale leadership palestinese onestamente dire di perseguire la
pace se gli stessi leader hanno rifiutato l’offerta di creare uno Stato
palestinese due anni e mezzo fa?”
“Come può Yasser Arafat, che secondo Forbes Magazine ha una ricchezza di oltre
trecento milioni di dollari, dire di essere il leader che capisce e rappresenta
un popolo impoverito, visto che si è arricchito a sue spese?”
“E’ troppo chiedere che la leadership palestinese non fomenti il terrorismo?
Siamo irragionevoli se insistiamo a chiedere loro di smettere di uccidere
bambini innocenti prima che noi riduciamo la nostra sicurezza e facciamo
concessioni per la pace?”
“Come si può far la pace con un leader che non crede e non permette elezioni
libere?”
“Perché nelle scuole palestinesi ci sono le foto dei kamikaze, appese nei
corridoi o celebrati come martiri? Perché nella West Bank chiamano le squadre
sportive con i nomi dei kamikaze? Come possiamo fare la pace con il popolo
palestinese quando i loro leader continuano a instillare la cultura del
terrorismo contro il nostro popolo?”
“Come può il popolo palestinese mettere fine al suo impoverimento se i suoi
leader continuano a rubare loro preziose risorse per sostenere il terrorismo?”
Perché Arafat è stato al potere così tanto e i processi di pace hanno fatto
passi così piccoli? Se volesse veramente la pace, perché non ha fatto fino ad
ora sforzi effettivi per raggiungerla?
Quando il popolo palestinese stesso avrà una sua voce al tavolo della pace?
La risposta alle domande retoriche è sempre la stessa: la pace verrà quando la
leadership palestinese sarà completamente riformata e sarà finito il
terrorismo.
- CONCLUSIONE: UN PO’ DI UMILTA’ PER FAVORE -
Presentare
una valutazione equanime del vostro passato vi permette di presentare una
visione del vostro futuro positiva e credibile.
Voi avete il vostro lavoro pronto per voi. Nel momento in cui emergete
da una situazione di public relations
delicata (la guerra con l'Iraq), entrate in una situazione ancora più rischiosa
(la cooperazione alla "Road Map" con una controparte sconosciuta,
Mahmoud Abbas). Fortunatamente la prima situazione (la guerra all'Iraq) vi può
dare spazio di manovra e supporto per far fronte alla seconda (la cooperazione
alla "Road Map").
La conclusione essenziale è di rimanere da questo momento in avanti
focalizzati sulle vostre priorità di comunicazione. Prima deve finire il
terrorismo. Secondo deve venir fuori un partner che voglia la pace. La road map
sarà messa in atto alla fine. E soprattutto, mostrate umiltà e affermate che il
popolo palestinese merita di più.
Questo memo ha identificato il linguaggio che con efficacia spiega come
e perché la leadership palestinese deve cambiare. Criticare la controparte è
sempre l’aspetto più facile della comunicazione pubblica, ma è solo la metà del
linguaggio efficace.
L’opinione delle élite in America non riterrà credibile le critiche
ripetute alla leadership palestinese a meno che siano collegate a
responsabilità simili del governo israeliano di disponibilità alla pace e di
riconoscimento delle violazioni passate. Affermazioni che Israele ha una storia
senza colpe sono respinte severamente.
Non sarà recepito bene da tutti ma è essenziale che i vostri portavoce
riconoscano che Israele ha commesso degli
errori in passato. Non solo ciò consolida la loro credibilità, ma
permette a chi espone queste idee di proseguire spiegando e sottolineando la
storia degli sforzi di Israele per la pace.
Segue come meglio sviluppare questo messaggio:
AMMETTERE
IL PASSATO, SIA BUONO CHE CATTIVO
(1) Noi sappiamo che la storia del nostro conflitto è stato marcato dalla
frustrazione e incomprensione sia per Israele che per i Palestinesi e Israele è
pronto a riconoscere alcune colpe per quel che è avvenuto nel passato.
(2) Tuttavia, attraverso la nostra storia abbiamo dimostrato che teniamo alla
pace, sopra ad ogni altra cosa. Nella nostra speranza di pace, abbiamo superato
differenze e trovato accordi con gli arabi vicini dell’Egitto e della
Giordania.
(3) Noi siamo impegnati per la pace. Noi abbiamo offerto al popolo palestinese
uno Stato che includeva più del 97 % della West Bank. I loro capi hanno
rifiutato questa proposta, mostrando ancora una volta che continueremo a non
avere un partner per la pace finché l’Autorità palestinese resta la voce del
popolo palestinese E’ tempo per cambiare – non solo per noi ma anche per i
cugini palestinesi.