www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - linguaggio e comunicazione - 04-01-06

Liberare la comunicazione, rilanciare l'utopia


di Paolo Teobaldelli

 

"I polacchi non morirono subito, ma inginocchiati all'ultimo semaforo

rifacevano il trucco alle troie di regime, lanciate verso il mare.

I trafficanti di saponette mettevano pancia verso est,

[...] la scimmia del Quarto Reich ballava la polka lungo il muro

e mentre si arrampicava le abbiamo visto tutti il culo

 

 (De Andre', La Domenica delle Salme) "

 

Premessa
1. Tramutazione di un'ideologia: il progresso mette i tacchi a spillo.

2. Progresso: il processo di secolarizzazione, il capitalismo e le rivoluzioni.

3. Guerra fredda, guerra clandestina, guerra a bassa intensita': guerra insomma e costante invade la societa' civile .

4. Il dibattito teorico nella Communication e nella Mass-Communication Theory.

5. La realtà del fenomeno: gli effetti sul tessuto sociale

6. L'olimpo onirico dei mass-media.

7. Comunicazione e guerra nella democrazia rappresentata.

8. Ground zero:la guerra vera sfora i palinsesti

9. Comunicazione versus Guerra: ovvero guerra alla comunicazione

10. Andare oltre la democrazia rappresentata: esigenza della post-modernità

 

 

Premessa

 

Nel presente articolo e' mia intenzione procedere ad un'analisi critica del termine/problema comunicazione nella misura in cui esso costituisce uno dei cardini odierni della democrazia industriale avanzata, cioe' delle societa' capitalistiche moderne. Tale radicamento nei media si e' spinto al punto tale che l'attuale sistema occidentale dovrebbe a mio avviso essere indicato non con il termine democrazia rappresentativa bensì con quello piu' preciso e  significante di democrazia rappresentata. Infatti l'importanza della assoluta verticalita' della produzione testuale destinata ai mass-media (industria filmica, televisione, internet e play-station) e' il cardine su cui poggia l'impero capitalista, e sul quale esso scommette per la conquista indiscriminata del villaggio globale. La comunicazione e' lo strumento del dominio, vediamo come e perche'.

 

 

1.Tramutazione di un'ideologia: il progresso mette i tacchi a spillo.

 

Il termine/concetto 'comunicazione' e' divenuto negli ultimi 20 anni il termine chiave della modernita' assumendo in se' ed integrando quello precedente di 'progresso'. Communication ed Information Theory hanno abbondantemente travalicato i confini angusti della accademia scientifica ed inondato letteralmente, sommergendola, la sfera del sociale. Cio' si e' verificato tramite una fine opera di marketing, attraverso lo sviluppo dei media della loro influenza sulla societa', dello studio e sperimentazione su campo della standardizzazione della cultura nonche' dell'effetto di massificazione e standardizzazione che i mass-media stessi rendono possibile.

 

In tutto cio' la comunicazione ha sposato, trasformato e lanciato in avanti con forza quella che era stata una delle ideologie forti della rivoluzione industriale, la categoria di progresso e con essa tutto l'armamentario concettuale della rivoluzione scientifica sfociata nella scienza positiva, la fede  assoluta nel potere emancipatorio e beneficante della scienza (Vedi in proposito l'illuminante e lucido lavoro di Armand Mattelart nel suo La Communication-Monde: Histoire des idees e des strategies).

 

Questo connubio Comunicazione/Progresso e' ormai così forte che il termine ha letteralmente invaso e rintontito l'umano; il terzo millennio si e' aperto cavalcando a spron battuto sulla scia enfatica dell'apoteosi della comunicazione, sulla vetta scientifica della sua ideologia, Internet, la rete delle reti, l'autostrada informatica della comunicazione multimediale.

 

Il look e' accattivante, il mondo accorcia le distanze, e' la realizzazione del Villaggio Globale resa possibile dalla tecnologia. Ma ecco accanto alla tecnica comparire sullo sfondo la politica. Beh, sì, in fondo questo e' il progresso, vedete il Vecchio cade, il comunismo crolla nell'est europeo sul finire degli anni 80' e lungo gli anni 90', e il mondo si ubriaca e s'inebria di gioia. Ore ed ore di dirette televisive festeggiano, celebrano, in un'orgia mass-mediatica collettiva il grande evento, il Nuovo che avanza. Ma non e' finita qui: a conferma della superiorita' l'occidente democratico mostra quanto sia avanzata la sua ricerca scientifica, cibernetica ed elettronica sconvolgono il mondo, arriva Internet, una tecnologia avanzata, militare, si diffonde, vedete e' la democrazia, quanto e' bella e utile, e' il progresso, il comunismo e' il passato, la storia; invece la democrazia occidentale industriale avanzata e' il futuro.

 

La fiducia e le speranze nel fattore comunicazione/progresso sono tali che cavalcando  al galoppo la spinta in avanti la classe liberale capitalista al potere provvede nel giro di pochi anni ad abbattere tutte le statue delle ideologie pericolose per il capitale, e perfino la versione soft del capitalismo, Keynes ed il welfare state subiscono l'ascia affilata dei riformatori, dei fautori del Nuovo Ordine. E via pensioni, scuole, ospedali, persino le biglietterie delle stazioni ferroviarie vengono chiuse. Finita la guerra fredda e' finito il sogno. Bisogna risparmiare per modernizzare lo stato, e via, videocontrollo esasperato e campi di detenzione persino arbitrari, portaerei, cannoni e carrarmati hanno la precedenza, e' anche tutto questo tecnologia, modernita' necessaria ad affrontare le sfide del futuro.

 

Addirittura si propone di telematizzare persino il meccanismo di voto, le elezioni telematiche entrano come ipotesi modernista, mentre l'invasione della tecnologia colonizza, invade, e riduce infine l'umano ai byte. Pensate alla metafora del cyber, la tecnocrazia dell'essere,  la macchina addirittura entra e si integra nel corpo umano, lo domina e lo deforma, lo violenta. Allo stesso modo la tecnologia si fa comunicazione di massa attraverso la pubblicita'. Pensate agli spot McDonalds che invitano a degustare il pesce nei loro fast-food perche' e' addirittura meglio del pesce che pescano nel mare vicino casa vostra. Si, la tecnologia migliora il mondo, perfeziona la natura che e' imperfetta, ecco l'estremo razionalismo della nuova ideologia, il connubio perverso di comunicazione/progresso. E ogni giorno ad ogni ora, minuto, secondo, e' sufficiente accendere la Tivu', tutti ve lo dicono, dalla mattina alla sera e con sorrisi smaglianti in bocca, voci sicure gentili e seducenti, occhioni dolci e via muscoli, cosce tette e culi da sogno.

 

La televisione ha oggettivamente una impressione forte di verita', questo e' un dato di fatto abbastanza evidente, credo non discutibile. Essa e' prepotente, carismatica, e al tempo stesso seduce, trastulla, trasporta con una dolce azione di lifting in un limbo metafisico bellissimo, un filtro narcotizzante che ti invita alla condivisione del mondo-della-vita stile standard.

 

Ecco che integrandosi nella comunicazione la categoria di progresso ha acquisito nuovo potere, si e' rifatto il trucco, e' ancora piu' seducente, ha messo i tacchi a spillo.

 

Appare necessario, persino urgente, ripensare completamente il rapporto mezzo-pubblico smascherando l'ipocrisia del dominio ma non e' sicuramente strada facile. Ne' dal punto di vista pratico ne' da quello piu' strettamente teorico. Significa infatti ripensare nel complesso del sociale al rapporto interazionale uomo-societa'-mezzo.

 

Urge a mio avviso una seria riconsiderazione della odierna forma assunta dalla comunicazione. Essa dovrebbe passare, dal lato delle scienze umane, dal lato teorico attraverso la severa indagine critica dei concetti che la compongono, quali quello di interazione, significazione, medium, codice, informazione, comunicazione non-verbale, multimediale, ecc. Ma dal lato anche storico e' bene chiarire persino lo stesso concetto di progresso.

 

 

2. Progresso: il processo di secolarizzazione, il capitalismo e le rivoluzioni.

 

Il vecchio continente esce dal medioevo proprio grazie alla comunicazione. L'impero ottomano arriva alle porte d'europa entra in Serbia, l'ultima grande colonna dell'impero romano d'oriente. In kosovo l'esercito turco affronta quello serbo con un rapporto di forze di 5 a 1. I serbi vengono sterminati ma l'armata turca subisce la perdita dei 2/3 dei soldati. E' una vittoria di Pirro, che rallenta l'espansione turca bloccandola nei Balcani. Ma i turchi prendono Costantinopoli e cade l'impero romano d'oriente. E' sufficiente a determinare il massiccio esodo verso ovest dei saggi, i filosofi, gli uomini di scientia, scappano, trovando rifugio ad ovest e portando con se' i testi antichi dei grandi filosofi greci, e di tanta di quella cultura umanistica e naturalistica (la conoscenza e l'uso delle erbe ad esempio) sviluppatasi nel corso di millenni dall'india lungo la Persia (l'attuale Iran) la mesopotamia, l'egitto e il mediterraneo, lungo la via di Damasco, dal sanscrito al greco antico, secoli e secoli di sapere dimenticato riappare in corpo, e per i resti dell'impero romano d'occidente (i vari regni e signorie, Vaticano incluso, basati sul potere assoluto sorretto dai dogmi religiosi cattolici) e' uno shock, un vero e proprio trauma.

Infatti molti dei testi originali erano sino ad allora sconosciuti. Mancanti o addirittura occultati dalla chiesa cattolica, erano stati sostituiti da versioni rimaneggiate e filtrate dai saggi della scolastica cattolica, gli assoluti legislatori del medioevo. Di quelli mancanti circolavano interpretazioni garantite dai tutori della fede, ma completamente lontane dalla realta'; in assenza degli originali nessuno poteva smentirne l'autorevolezza. E così la cultura umanistica pre-cristiana, era stata imbottigliata, surrogata da architettoniche costruzioni logico-meccaniche basate sul principio rigido e freddo dell'autorita' divina. In esse la realta' era stata ridotta e squalificata in favore della metafisica, si negava la natura e la societa', a scapito di un'astrazione logica del mondo, un'idea a tutto tondo divenuta legge, una descrizione approssimativa divenuta prescrizione assoluta.

 

Attraverso i testi originali il mondo occidentale riscopre la natura, l'uomo. E' la nascita dell'umanesimo e arriva il Rinascimento. Si rompono come d'incanto le catene dell'autorita' religiosa e il sapere si allarga, si fa trasversale, esce dalle scuole cattoliche, rigettando il sapere nozionistico, astratto e autoritario del potere, e si diffonde nella societa'. E' un vero e proprio tumulto, l'europa intera ne e' scossa, un fremito la percorre tutta, un fermento. L'uomo riscopre se' stesso, il mondo, la natura, la societa', e si ribella contro quel potere assoluto marcio sino al midollo, chiuso in se' stesso, nel suo egoismo anch'esso assoluto.

 

Arriva la riforma protestante di Lutero e la reazione, la Controriforma Cattolica, l'Inquisizione e l'europa ricade nel buio. Ma oramai l'incrinatura e' letale e il processo di secolarizzazione, passaggio cioe' dal religioso al laico di conoscenza e cultura in senso generale, e' ormai avviato.

 

Intanto si assiste anche alla nascita del capitalismo, per effetto della ripresa dei commerci si esce dalla chiusa economia feudale. Ricominciano gli scambi, e si scopre un nuovo mondo l'America ricca di risorse, oro e argento, tabacco e cotone e zucchero e le merci che prima avevano un valore d'uso acquisiscono un valore di scambio, permettendo così la creazione dei capitali. Tale fenomeno interagisce con il processo di secolarizzazione, emerge la necessita' di un nuovo tipo di organizzazione sociale, il capitalismo ha bisogno di manodopera che non puo' avere se i signori hanno anche la proprieta' delle persone, così la nuova classe economica, la nascente borghesia spinge per cambiamenti ma cresce  anche nell'ombra in veste di complice del potere assoluto. Ed e' ancora una volta la comunicazione, l'espandersi e il miglioramento dei trasporti, ad accelerare la storia. E mentre in Europa l'Inquisizione cerca di contenere la spinta popolare, nel cono d'ombra della comunicazione, nelle colonie, il potere oligarchico resta assoluto ed e' lo scempio. Milioni di persone schiavizzate, societa' e civilita' distrutte, rapina delle risorse materiali e umane, schiavismo, si procede addirittura al sequestro di centinaia di migliaia di persone, gli indigeni africani rapiti, e deportati, condotti nelle colonie, nelle piantagioni di zucchero e caffe', nelle miniere, assieme agli indigeni americani e a tutti quei paria che hanno avuto la sfortuna di trovarsi nelle mani degli schiavisti.

 

E' la produzione, bisogna mandarla avanti, e' il dominio del numero che si rafforza sulle cose e sugli uomini.

 

Ma nonostante la cappa dell'inquisizione e delle polizie politiche la comunicazione come processo sociale, come fenomeno sociale radicato nella complessa rete di inter-relazioni, parentele, amicizie, associazioni, ecc, non si ferma. E' un processo a rete intercomunicante, la comunic- azione¸l'azione che riguarda la comunita', una ragnatela vitale, dove centinaia di poli si attraggono e si respingono, gli uomini, in una incessante interagire ed intercomunicare, con l'altro, parlare, litigare, condividere, amare, odiare, ecc., e' il mondo-della-vita, il vivere in comunita', l'esser-ci, lo spazio semiotico della cultura come comunita' di senso, societa'.

 

In Europa ad un certo punto della storia questa rete di energie si coagula intorno ad un'idea comunitaria, prende coscienza di se'. Pensate all'utopia rinascimentale della citta' ideale, lo spazio semiotico come utopia si rende possibile con l'azione, e l'uomo progetta e modifica il suo ambiente secondo un'idea astratta di miglioramento, abbandona la simbologia del potere assoluto e arricchisce il proprio spazio semiotico di proprie simbologie, e' un grande iato creativo quello che percorre l'Europa, dal Rinascimento in poi. E così l'uomo si scopre solo e libero di indagare la propria condizione il proprio habitat, e di migliorarlo, ecco gli albori del progresso. Ecco emergere il potere emancipatorio dell'uomo libero di fronte al mondo, rigetta i dogmi imposti dal potere che lo vuole servo. La dignita dell'uomo che si scopre anche popolo, pensate a Pico della Mirandola e alle campane. L'uomo riscopre se' stesso e si ribella contro il potere abbattendo con la conoscenza e la comunicazione (nasce la stampa) i vuoti paraventi del dominio.

 

Ma tale anelito viene subito represso nel sangue. Giordano Bruno viene bruciato vivo in piazza, a Roma, a Campo dei Fiori, e sono in molti negli anni successivi a cadere sotto la falce della repressione.

 

Eppure il popolo si sveglia, prende coscienza di se' e comprende che il potere gli e' negato, risiede altrove non e' comunitario ma verticale, assoluto e protetto nelle sue torri eburnee e fortificate, assoluto comanda e depreda.

 

E allora si unisce e si organizza, e lotta, e scopre piano piano la sua forza immane, che consiste nel fatto che al di la' del popolo non c'e' nulla, ma il potere oligarchico lo vuole ridotto a massa incolore di servi. E così la voce popolare si concretizza e si rafforza, la comunicazione si trasforma, si migliora, si affina, appare il foglio che circola di mano in mano, e' veloce, influente, affascina, convince. E arrivano le rivoluzioni, quella francese sulla scia dell'illuminismo, dell'uomo che si fa autore del proprio destino afferrando la conoscenza nelle proprie mani si pone di fronte al mondo e pianifica una societa' migliore, il progresso.

 

Nel frattempo sulla scia del capitalismo e del colonialismo nasce e si rafforza il mito della scienza, la rivoluzione scientifica e quella industriale spingono la storia in avanti. Ecco un'altra faccia del progresso, quella dello stato moderno, industriale, coloniale, un'idea di stato che si rafforza e che traghetta il vecchio e decadente potere assoluto verso la contemporaneita'. E così il connubio potere progresso crea l'espressione politica della nuova classe dominante, la borghesia, in una sorta di compromesso storico, borghesia e nobilta' creano lo stato moderno basato comunque sul potere di una minoranza, l'oligarchia radicata su un nuovo grande dogma quello della razionalita' che ha permesso la nascita della scienza. E mentre la scienza al fine di servire i dettami del potere e del capitale si fa sempre di piu' tecnologia per il dominio della natura, la scienza quale caratteristica dell'umano e' soggiogata, ridotta a mero discorso senza fondamento.

 

Ma la comunicazione trasversale continua, le masse non ci stanno e spingono, chiedono di partecipare al potere, chiedono riforme per tutto il 19° secolo in Europa e' il caos, la massa si fa protagonista attiva della storia.

 

Ecco che nel corso della secolarizzazione possiamo rintracciare due facce del progresso, quella dell'uomo che si fa' di nuovo artefice del proprio destino e teorizza una societa' migliore, piu' giusta, con la scienza al servizio dell'uomo, e quella del potere che intuisce la capacita' di dominio insita nella rivoluzione scientifica e la porta agli estremi limiti delegittimando il progresso come emancipazione popolare, rafforzando bensì il dominio, tecnologico, sulla natura, sul mondo, ma anche sugli uomini.

Queste due tendenze entrano in conflitto tra loro, ed e' una lotta che scuote il mondo, da una parte il capitalismo che difende la verticalita' del potere, dall'altra il socialismo, comunismo che anela ad un potere distribuito trasversale, ad una societa' piu' giusta. L'uno crea lo stato moderno e reprime, l'altro lotta.

 

Mentre con la scienza applicata alla massa, la propaganda, la massa stessa per la prima volta nella storia diviene target, la comunicazione spinge alla guerra totale, e' la prima guerra mondiale, e' il risultato del conflitto interno delle volonta' di potenza dei nuovi stati industriali, e le masse vengono bombardate, la guerra si dirige contro la societa' civile con barbarie; e' dalle sue ceneri, dalla critica al potere che riemerge con forza l'anelito alla liberta' e la rivoluzione russa scuote il mondo. Il capitalismo nega sin dall'inizio la presa del potere, delegittima la rivoluzione, attacca militarmente, il popolo russo per strappargli il potere dalle mani. Ad ovest le armate bianche di Kornilov con consiglieri militari europei, ad est marines USA sbarcano a Vladivostok. Ma la Russia resiste e ottiene vittorie, si allarga, e salda resiste ed eretta si erge dinanzi alla sfida;  e' la speranza e le masse esultano e rumoreggiano ovunque in Europa e nel mondo.

 

E allora la versione piu' tecnologica e razionalista e assoluta e' proprio quella con cui il potere si scaglia contro l'idea socialista, la totale eliminazione del germe dal tessuto sociale, e' la Gestapo, e' un massacro. Si provvede a depurare la societa' con campi di sterminio, per evitare alle generazioni future il rischio di ricominciare a pensare alla liberta', al socialismo. Arriva il nazifascimo e lo sterminio razionale pianificato della minoranza rumorosa.

 

Ed e' proprio il nazifascismo la vetta dell'idea di progresso come dominio razionalista e capitalista, l'industria accelera, e la societa' si piega ai nuovi obiettivi, la conquista del mondo, il potere assoluto dello stato moderno e industriale classista e oligarchico spinge agli estremi persino la propaganda, l'intero spazio semiotico, l'intera rappresentazione di se', l'intera comunita' di senso e' quella costruita e distribuita dal potere. E la lotta sfocia nella seconda guerra mondiale, in una catastrofe.

 

 

3. Guerra fredda, guerra clandestina, guerra a bassa intensita': guerra insomma e costante invade la societa' civile.

 

Il mondo ne esce con 80 milioni di morti e la devastazione, ma anche con la speranza in un futuro migliore. Ma la guerra non finisce, lo dice la sua stessa definizione, guerra fredda ma guerra comunque.

 

Ed ecco che il connubio comunicazione-progresso si rileva fertile, attraverso il massiccio uso dei media con tecniche sperimentate si conduce una guerra, si fredda ma sempre guerra ed il nemico e' ancora una volta il comunismo.

 

Il mostro imperialista si fa anche aggressivo, la' dove puo' osare osa. Guerra di Corea e guerra del Vietnam, il dominio prosegue, cerca di sfondare, di penetrare, altre terre, altre risorse.

 

Arrivano finanziamenti ingenti dagli USA e l'Europa intera vive dunque un periodo di ebrezza che dura poco, dura finche' la realta' di vivere una sovranita' limitata non la sveglia in un sussulto generale. E' il maggio francese, la rivolta, mentre i partiti comunisti avanzano pericolosamente nelle elezioni politiche.

 

Ed e' pronta la reazione del vecchio-nuovo potere capitalista, sono le dittature in centro sud-america a mostrarlo, a mostrare quanto sia addirittura progredita la scienza dello sterminio e del dominio tecnologico sugli uomini,

 

Dalla scuola della Gestapo, con apporto finanziario e scientifico si pianifica un nuovo orrore, lo stato capitalista e' cresciuto, e' ancora piu' moderno e potente, lo mostra in Cile, Argentina, Peru', Brasile, Guatemala e altri paesi ancora.

 

Insomma la realta' della guerra e' la costante del sistema occidentale a guida USA, e se non e' guerra diretta, allora e' guerra clandestina, destabilizzante, e così ultimamente come non sentire i cannoni della guerra con la G maiuscola, risuonare festanti quanto sinistri.

 

Ma questi 50 anni di guerra fredda sono stati anche i testimoni di una novita' nella storia, la guerra totale del primo e secondo conflitto mondiale e' progredita, si e' resa eterea ma crudele, stay behind, stare dietro, non farsi vedere ma come registi occulti intervenire sulla societa' anche solo civile a fini di oppressione, a fini militari, di dominio.

 

Ecco la grande e tragica novita'  del dopoguerra, la societa' civile si permea di militare ma di nascosto, si provvede alla militarizzazione segreta del tessuto civile.

 

Organizzazioni clandestine operano secondo piani segreti, non devono rispettare leggi, dogane, regole, sono assolute, e agiscono aggredendo la societa' civile, schedandola, spaventandola, dirigendola come un gregge di pecore impaurite, verso la sottomissione, mentre la propaganda diversificata (mimetizzata nel civile) e disseminata ovunque legittima le ragioni del nuovo potere assoluto. Arriva la militarizzazione della societa' coperta a mezzo comunicazione. Il finanziamento per lo sviluppo e il controllo dei media e' costante e abbondante.

 

Ma prima di proseguire nell'analizzare come avviene questa militarizzazione a mezzo mediatico vediamo di analizzare brevemente le linee problematiche legate all'aspetto tecnico e teorico della comunicazione.

 

 

4. Il dibattito teorico nella Communication e nella Mass-Communication Theory.

 

Non sto qui a dilungarmi in dettagli tecnici e scientifici che sarebbero difficili da digerire (Per gli interessati rimando ai miei lavori scientifici di semiotica, filosofia e teoria della comunicazione nella Bibliografia allegata), ma riassumendo in poche parole lo stato attuale della scienza della comunicazione (al pari delle altre scienze umane) e' quello di una scienza deprivata dei suoi strumenti critici, irretita nel mito positivista della esattezza, del metodo matematico, che al pari dell'ultima grande metafisica occidentale, quella di Husserl, depura l'umano dei suoi contenuti, rimangono soltanto forme strutturali, vuote, imperano sul vuoto (Un esempio e' la teoria semiotica di Eco, una teoria della significazione astratta metafisica tomistica. In proposito vedi mio criticismo in Teobaldelli: 1994, 1995, 1999).

 

Così una categoria quale quella di informazione creata a fini tecnici per la trasmissione elettrica (Shannon e Weaver: 1949) viene applicata all'umano, alla comunicazione, rafforzando l'assetto logico-formale del pensiero occidentale (diretto erede della scolastica cattolica) a scapito di tutto cio' che e' piu' prettamente umano. Ancora una volta, come nel caso dell'assolutismo, un'astrazione metafisica diventa prescrittiva e sottomette l'uomo alla sua legge.

 

Ecco il modello chiave, emittente->messaggio->destinatario, e siccome il codice e' considerato esatto nella sua psico-logicita', e' il messaggio l'importante, concentrarsi sul messaggio e' esauriente, esatto, rigoroso, matematico. E si perde di vista il contesto, si entra nella realta' virtuale della democrazia rappresentata, nell'olimpo mass-mediatico, dietro il messaggio il nulla, e il virtuale al pari del velo di maya avvolge la realta'.

 

Ma se si guarda con attenzione al campo della teoria della comunicazione per cercare di afferrarne le basi, ci si rende conto dell'assoluto caos terminologico e concettuale in cui essa versa. La semiotica ad esempio e' così diversificata in minuscole scuole di pensiero che appare ad oggi anche agli studiosi una scienza indefinita, indeterminata, che pervade tutte le altre scienze senza essere nessuna di esse, e come conseguenza una scienza il cui dominio e' incerto e la validita' lontano dall'essere scontata, così che la domanda se la semiotica possa esistere soltanto come scienza plurale  (Znepolski: 1994) e' realmente giustificata.

 

Ma all'astrattezza formale del dibattito teorico accademico fa da contrasto la realta' del fenomeno, con evidenza persino documentata e' possibile dimostrare quanto in realta' la mass communication e la comunication theory guardino ad una reificazione, ad una immagine della realta' che non e' quella reale, e' la democrazia rappresentata, si perche' al giorno d'oggi anche la maggior parte delle accademie mangia nel piatto del capitale, e si dibatta pure allegramente e giornalmente del vuoto, con le tasche piene, l'importante e' non disturbare.

 

Nella prolissa produzione della scienza positiva applicata alla comunicazione tonnellate di metafore patinate e diagrammi eccentrici riverberano di luce diffusa e abbelliscono il vuoto che nascondono, come moderni azzeccagarbugli individui panciuti si siedono nei salotti televisivi e ve lo spiegano con calma, dai e' facile, il vuoto!

 

La scienza e' pero' osservare il fenomeno, e ancora di piu' e' per una scienza che si fa prassi rovesciante, che si propone per il futuro. E allora se si guarda al fenomeno si hanno documenti e dati sufficienti a documentare un teatro di guerra clandestina applicato alla societa' civile, in Europa, ma non solo, la militarizzazione della societa' civile che va di pari passo alla massiccia trasformazione mass-mediatica, un bombardamento sensoriale, e' il multimediale, il digitale; arrivano le tivu' via cavo, satelliti, 24 ore no-stop di trasmissione in tutte le lingue, dovunque una realta' metafisica si proietta come una coltre appiccicosa sul reale.

 

Per questo si fa urgente un ripensamento globale dei media e del loro impatto sul sociale.

 

 

5. La realta' empirica del fenomeno: gli effetti sul tessuto sociale.

 

Dunque ripensare la comunicazione significa re-impostare il suo ruolo nell'interazione, nel rapporto comunicativo bipolare, mezzo->uomo, nella divisione dei ruoli in polo produttivo e fruitore, in polo-dominante e polo-passivo. Infatti il rapporto e' stato impostato sulla passivita' assoluta del fruitore. Pensate all'invenzione del telecomando che ti permette di startene comodamente seduto in poltrona per tutto il tempo. Il fruitore deve stare solo seduto e tranquillo, egli ha in realta' soltanto il diritto di guardare e di spegnere, ma questa operazione gli e' difficile, sempre piu' difficile, addirittura se si spegne da sola per via di un guasto o di interruzione della corrente, egli impreca, si dispera, urla, si attacca al telefono, e' la disperazione! Si, perche' e' affascinato, sedotto, incantato, sorride di rimando al primo piano della conduttrice che esibisce una dentatura perfetta. Si, sorride e siede, e gode, i suoi sensi sono appagati, ma ecco che piano piano si sviluppa una vera e propria dipendenza. Il tempo di esposizione aumenta, diventa l'attivita' principale del tempo libero. Si nel tempo libero si siede e si gode ebetiti di fronte al teleschermo, completamente passivi si assorbe tutto, cadono le barriere della morale, della religione, della famiglia, della tradizione, della scuola, del lavoro, tutto cade, non ha importanza, in quel momento solo si gode, passivi e senza difese, come ipnotizzati. Il fenomeno e' piuttosto evidente nei bambini che dispongono di ancora meno difese, e sono terra vergine da colonizzare. Provate a lasciare il bambino solo dinanzi alla tivu', e dopo un po' lo troverete come imbambolato dinanzi al teleschermo, soggiogato, inerte, passivo, il contrario della predisposizione naturale che vuole il bambino pieno di energie e di vita giocare, correre e saltare, ininterrottamente, fino ad esaurimento forze. E il gioco che e' nella natura uno dei meccanismi dell'apprendimento viene sospeso, diventa anch'esso virtuale, giocate con noi, telefonate e indovinate il quiz.

 

Questa passivita' e' pero' confortata dal fatto che ci si sente parte di un tutto: e' questo il fattore integrante della televisione e dei mass-media in generale. Ed e' uno degli aspetti meno indagati e discussi, un'integrazione basata principalmente sulla seduzione, sugli effetti speciali (rimando per gli interessati agli aspetti teorico-tecnici ad un mio saggio su Cinema ed Effetti Speciali in Teobaldelli: 2004) sul bombardamento psico-sensorio. Sesso, erotismo, violenza, e' il dionisiaco all'estremo orgiastico che non provoca punizioni, non fa sentire se' stessi piu' cattivi, no, e' tutto rappresentato quindi permesso.

 

Quindi ci si sente parte di una comunita', si fa parte di quel Voi che e' in bocca con estrema frequenza nei messaggi pubblicitari, nei tg, nei talk shows, nei salotti televisivi, ed e' una posizione che da' soddisfazione perche' infatti quel Voi viene continuamente lodato, osannato, stimolato, sedotto, e cercato, si, addirittura la televisione, il mezzo, si spinge oltre e aggredisce, provoca, chiede il feedback, chiede risposta, su chiamate e diteci cosa fare, forza, chiamate e addirittura vincete un biglietto per due persone per il paese dei balocchi.

 

E se non chiamate voi addirittura chiamano loro. Il Sabato sera, squilla il telefono, si, siamo noi, e Voi come state, non siete davanti a noi? Davanti al teleschermo?

 

 

6. L'olimpo onirico dei mass-media in casa.

 

E giu' televendite e spettacoli di varieta' e intrattenimento, talk-lines e salotti, chiamate Voi, no chiamiamo Noi, la comunicazione e' costante, vi loda e vi fa credere di essere fondamentali, potenti, ma seduti di fronte al teleschermo. La pace casalinga e' divenuta un mero e agognato ricordo del passato, adesso c'e' la telesolitudine, si e' soli dinanzi al teleschermo, ognuno ha il suo ormai e si ripara dove puo', il papa' in salotto, la mamma in cucina, la sorella in camera, e lui in bagno. Non c'e' piu' pace nemmeno in bagno. La televisione entra ovunque, ti aggredisce, ti seduce, ti imbambola in un miscuglio orgiastico di immagini da sogno, e' la rappresentazione quotidiana di un universo onirico, lontano e cristallino ma perso nell'etere come l'Olimpo greco, figure bellissime, sfilano lontane ma vicine, eteree ma presenti, persino nel bagno.

 

E ogni tentativo di critica e' come una voce contro vento, urla nel vuoto. Il sogno non deve infrangersi. In realta' la programmazione segue le esigenze dei consumatori. Si, a riprova, a conferma, ad estrema giustificazione il sistema tecnocratico contrappone il mito della scienza positiva, una argomentazione scientifica quindi rigorosa, si applicata alla massa, e' la statistica, un modello matematico che garantisce certezza, un dogma della contemporaneita'.

 

La programmazione e' modellata su quello che i consumatori vogliono, vedete abbiano le indagini di mercato, le rilevazioni indicano che ... e giu' tonnellate di monnezza si riversano nelle case. Violenza, pornografia, psicopatie, guerre, catastrofi, misto alle ricette della conduttrice, alle cronache sportive e ai tg dove oramai puoi anche sentire se il tale calciatore ha montato la tale attricetta o se il businessman plurimiliardario e' in vacanza al mare con la stella televisiva del venerdì sera.

 

L'influenza del marketing nella produzione televisiva, artistica, cinematografica e teatrale e' un dato di fatto, e significa controllare che la produzione segua certi criteri altrimenti via la produzione. E' successo a Orson Welles in Brasile, ad Eisenstein in Messico e a molti altri ancora. Woody Allen mostra l'idiozia del marketing in un film bellissimo di taglio felliniano Stardust Memories (USA:1980). I managers addetti al marketing che vogliono cambiare il finale di un suo film sono ritratti come sono realmente, con le tasche piene impongono il nulla.

 

Pensate ad Hollywood e all'invasione di soap-opera e talks shows impostati sul modello della "strategia di aggressione", del targeting (prendere di mira) e nessuno sfugge, diventano targets persino i bambini vittime innocenti, vengono presi-di-mira, come fare ad accattivarseli?

 

Persino nei centri commerciali o nei superstores. Ecco allora che alla fine   quando siete vicino all'uscita e intravedete la cassa, si mettono cioccolatini, caramelle, mererendine in bella evidenza, magari dentro scatoloni variopinti predisposti, rigorosamente all'altezza della visuale dei bambini e a portata di mano. Così spesso per un genitore e' piu' facile pagare quello che ha preso piuttosto che strapparglielo dalle mani tra urla e pianti con la coda dietro che aspetta.

 

Ma no, il sistema e' matematico, quindi giusto e quindi democratico. In realta' le indagini servono ad approntare quelle strategie di marketing che si definiscono di aggressione e presa del mercato. Il mercato siamo noi. Sulle nostre teste si giocano contratti miliardari di pubblicita'.

 

L'autorevolezza della televisione e il suo effetto di scempio sul tessuto sociale e' evidente, la televisione e i media sono riusciti persino ad abbattere il potere della religione e della chiesa sulle masse, e' piu' forte, e' il nuovo tecnocratico oppio dei popoli. E' continuamente a contatto con la gente, ha piu' tempo del prete, e vive nelle loro case, perfetto!!

 

Pensate ad una qualsiasi persona di vostra conoscenza che possa affermare di poter godere in casa vostra di un tale diritto. Qualcuno che chiamate in casa vostra ogni giorno a qualsiasi ora e in qualsiasi situazione, e che seduti in salotto ascoltate con ammirazione ed interesse per ore, mentre vi domina completamente dicendovi come fare questo o quest'altro, come cucinare, come spolverare, e con quale prodotto o attrezzo (disponibile se chiamate il numero in sovraimpressione) potete farlo nel modo migliore e piu' velocemente possibile così poi potete correre a fare la spesa; e non dimenticate c'e' qualcosa di piu' perfetto della perfezione, c'e' Perfex la carta igienica morbida e profumata che vi mette al riparo da tragiche conseguenze, e gia' che siete lì al supermercato per la carta igienica prendete anche lo spremiagrumi elettrico che vi risparmia le dita e vi suona persino le canzoni dei beatles.

 

La tivu' e' un ospite fisso in casa, gentile e autoritaria, prepotente e seducente, essa impone ritmi e modelli, necessita' e costumi, impone bisogni e nel far questo sviluppa dipendenza al pari del tabacco o delle droghe, non se ne puo' fare a meno. E così la propria vita e' scandita e modellata dalla reclame, dai ritmi comunicativi del teleschermo e dalla massa enorme di prodotti artificiali di cui ci si circonda in un consumismo indotto simile alla salivazione del famoso cane di Pavlov.

 

Analizzare la comunicazione di Massa come fenomeno fisico significa per lo scienziato cercare di carpire, di cogliere la realta' del fenomeno. Pensate invece che nella parte di mass communication theory che guarda in positivo allo sviluppo dei media, la realta' umana, la societa' ed il suo re-agire all'esposizione mediatica massiccia diventano oggetto di seri studi scientifici: e' la statisticizzazione dell'umano, la standardizzazione, preludio del marketing strategico applicato su larga scala per agire sul tessuto sociale in modo da avere le risposte attese, cioe' la ripetizione del fenomeno, e' il metodo scientifico, influire così per far sì che sia poi cosa', verificato sperimentalmente esso dimostra di funzionare, di ripetersi.

 

E allora allo stesso modo empiricamente possiamo evidenziare che gli effetti sono evidenti: considerate il fattore della mimesi, cioe' dell'emulazione, del copiare da un modello, meccanismo di apprendimento naturale. L'imposizione di modelli televisivi e' un fatto empiricamente facile da dimostrare. Durante la visione della serie americana Happydays gruppi di ragazzini in Europa, se ne andavano in giro con giubbetti di pelle nera e pettine nel taschino posteriore dei jeans, emulando apertamente il personaggio Fonzie della serie.

 

E di esempi se ne possono fare a centinaia, dunque perche' negarlo da un punto teorico? Perche' la democrazia ha bisogno di silenzio, di assenza di critica, di sradicamento del dissenso, persino operato segretamente dalle squadre dell'internazionale del terrore, guardate al sudamerica. E ovunque la comunicazione e' libera nell'accezione capitalista vediamo brevemente quale.

 

 

7. Comunicazione e guerra nella democrazia rappresentata.

 

In realta' alla fine della tragica avventura nazifascista il blocco occidentale, gli alleati, cioe' in prima fila USA e Gran Bretagna, non aprono le porte alla distensione, e alla pace, ma mettono al muro il comunismo, e con una serie di azioni determinanti, creano le condizioni per la creazione di due blocchi non comunicanti, il gelo fra loro. E' la guerra fredda, il comunismo e' ancora all'angolo come ai tempi della rivoluzione d'ottobre, il capitalismo non riconosce il potere nelle mani del popolo ecco il problema.

 

Se il popolo sceglie il comunismo e acquisisce il potere esso viene messo all'angolo, delegittimato, e' l'eredita' dell'assolutismo, al popolo si nega la partecipazione.

 

E così la Cina, che vince a costo di enormi sacrifici non e' accettata subito nel consesso delle nazioni, deve fare una lunga anticamera ed alzare la voce. Il progresso prosegue e anche la piccola isola caraibica si libera, Cuba, e la vittoria e' così piena che ha il sapore dell'immenso e affascina il mondo. Ma anche lei conquistata la sua indipendenza si trova pero' ostacolata e messa all'angolo. Ad occidente tutto cio' non piace.

 

Ed ecco apprestarsi la guerra a bassa intensita' operata nel cono d'ombra della comunicazione, laddove la comunicazione non c'e', o dove viene opportunamente presa in mano da privati agenti, corrispondenti ed esperti in luogo alle ambasciate; manovrata da mani capitaliste fedeli, nelle quali il dipartimento di stato sgancia valanghe di soldi tramite la CIA, si attua ancora una volta la razionalita' dell'estirpazione forzata del comunismo dal tessuto sociale.

 

E mentre all'occidente si fornisce la versione romantica mediatica della guerra fredda nei panni di un'atletico attore sempre circondato da donne bellissime, James Bond, 007,  in quella vera di guerra fredda sul terreno intervengono le squadre clandestine, la CIA, e i mercenari del terrore addestrati dai nazisti della Gestapo nelle scuole d'oltreoceano, a Panama, per esempio. E giu' bombe, nelle piazze, nelle stazioni, e sabotaggi, e voli spia, e ancora bombe ed omicidi, essi agiscono in base a strategie anche di effetto pisocologico sulle masse, ci sono i documenti, e' storia. Cio' avviene piu' apertamente in centro e sud america (piano condor) che rappresenta quasi un perfetto campo di sperimentazione; piu' segretamente in europa per non ledere l'opinione pubblica (che intanto in parallelo viene imbottita di pubblicazioni patinate, qualunquiste ma affascinanti), con la gladio e lo stay behind.

 

Nel campo della cultura con il Mccartismo si provvede sin dal primo dopoguerra a depurare il tessuto sociale, in sostanza si procede sebbene con metodi piu' soft alla stessa operazione operata dal nazifascismo, alla radicale estirpazione del comunismo dal tessuto sociale. Addirittura nelle varie regie dittatoriali del sudamerica, in Argentina ad esempio, si arriva ad eliminare dalle biblioteche i libri pericolosi, tra i quali si ritrovano persino il piccolo principe, o le mille leghe sotto i mari. E un'operazione fatta con accanimento. E il colmo e' che pure deve subire le vessazioni della nuova inquisizione uno dei geni piu' genuini e sinceri del 20° secolo, Charlie Chaplin, il quale di ritorno negli USA con la nave dall'Europa, viene bloccato sulla nave da una inchiesta. Deve accettare di sottoporsi ad indagine dalla commissione McCarthy, e' un umiliazione, il grande attore ed uomo non cede al ricatto, non scende dalla nave, preferisce ritornarsene in Europa, in esilio.

 

Ma anche l'Europa deve subire il morso inquisitorio. I comunisti non trovano lavoro e molti sono costretti all'emigrazione, molti in sudamerica; e nel campo della cultura e' la stessa cosa. Pensate a Giuseppe De Santis, uno dei grandi del neorealismo italiano, l'autore di Riso Amaro (1949), e di Non c'e' pace tra gli ulivi (1950), che e' costretto ad emigrare per lavorare. I suoi temi sono sociali, pericolosi. E' costretto prima a girare nella Jugoslavia di Tito, un film sulla disoccupazione (la strada lunga un anno; 1958) e poi con una produzione italo-sovietica (Italiani brava gente; 1964), un film sulla campagna di Russia che rappresenta la grande tragedia della ritirata italiana con grande realismo e drammaticità mettendo in risalto lo sbandamento delle armate italiane. L'argomento scottante ed il taglio politico del film gli attirano contro accuse pesanti di disfattismo.

 Pensate ad un grande attore come Gian Maria Volonte', quasi dimenticato nel panorama mass-mediatico. Questo e' il mascheramento della democrazia rappresentata che deve essere messa al riparo dal germe del socialismo. La diffamazione e demonizzazione dell'altro per ridurlo con le buone o con le cattive al silenzio. E' una coperta che viene stesa sulla realta' e così anche l'ultimo sussulto, la protesta giovanile degli anni 60' e 70', e' represso nel sangue, con i metodi della gladio, le bombe nelle piazze e nelle stazioni e gli infiltrati nei gruppi armati della sinistra per dirigerli contro i pericoli del potere e per strizzare ancora la societa' civile. Moro muore e addio compromesso storico (se lo volevano lo facevano subito dopo la guerra no?) e giu' centinaia di arresti indiscriminati nelle organizzazioni politiche della sinistra.

 

Parallelamente si procede al torchio anche nella cultura sottoposta agli imperativi dell'industria culturale che vive del capitale, così arriva lo yuppismo e il mondo si inebria di pornografia, droghe, consumismo esasperato mentre il comunismo si incrina e cade.

 

La militarizzazione della societa' passa anche per questo. Finanziamenti continui dal dopoguerra ad oggi, che attraverso la CIA o altre organizzazioni paravento affluiscono nel mercato della notizia e del prodotto mass-mediatico, permettono di controllare il mercato.

 

Bisogna rendersi conto dell'aspetto totalitario del capitalismo che e' quello rintracciato nella ragione forte del pensiero occidentale criticata da Adorno e Horkheimer e gli altri. La critica della scuola francofortese all'industria culturale non e' come si pensa comunemente anche nei salotti della sinistra, una reazione aristocratica di un grande filosofo ed erudito che snobba la massa, bensì e' la preoccupazione dello scienziato uomo che vede e comprende le relazioni di causa-effetto, e si accorge arrivato negli states dello scempio sociale basato sui media e sul consumismo, cioe' sull'industria culturale. Lo stesso Horkheimer esprime grande preoccupazione per l'umano, che si dirige verso un futuro industriale, industriale la cultura, industriale l'educazione, industriale l'immaginario, industriale persino il cibo, e' il capitale assoluto che procede allo scempio.

 

Ed il problema reale e' nel rapporto comunicazione-politica. Come ha dimostrato gia' la tragica esperienza di Allende, e del Guatemala gia' prima, e di moltissimi altri governi, da Ortega a Chavez, e' difficile cercare di limitare il potere del capitale riformando e varando leggi a salvaguardia del patrimonio nazionale, e' difficile perche' la comunicazione verticale, l'olimpo onirico scende in piazza contro il governo, la comunicazione di massa guidata dai vari alleati di turno, e crea le condizioni perche' la massa inerte non reagisca quando poi si provvede alla rimozione del problema. Così controllare il panorama mediatico significa bloccare ogni futuro governo che prova a fare l'interesse della nazione contro quello del capitale. Se vi e' capitato di vedere la protesta organizzata contro Chavez, forse avete fatto attenzione ai particolari, anche se nessuno nei media li mette mai in risalto. Le persone che sfilarono contro Chavez (dopo che piu' di un milione di altre persone erano sfilate qualche mese prima per chiedere la sua liberazione e la fine del golpe) erano riconoscibili. Occhiali Chanel con brillanti incastonati nella montatura, pellicce varie, orecchini e anelli d'oro pesanti come mattoni. E' quella classe di vacche pasciute, la borghesia che mangia al tavolo dello scempio svendendo al capitale risorse materiali e umane e tenendo buono il popolo.

 

Allora diventa veramente difficile qualsiasi attivita' di riforma che vada oltre la democrazia rappresentata se non si ha dalla parte una voce autorevole quale un canale tivu'. Così laddove la nazione resiste alla colonizzazione e non privatizza, il capitale provvede a creare nuovi soggetti mediatici, nuove tivu'. E' facile, basta il capitale. Deve essere affascinante impostato sul connubio con il progresso, newlook, belle biondine che ti leggono le news e stile americano, americani i film, americane le serie, americano il capitale.

 

E si persegue fino a che la democrazia rappresentata non risulta vincitrice, e il candidato democratico viene eletto. Il giorno dopo un volo lo porta a Washington a prendere istruzioni, poi in Europa, e via e' fatta, un'altra nazione nella cerchia delle democrazie rappresentate dove non c'e' spazio al vecchio, al socialismo.

 

E l'importanza strategica della comunicazione come basamento della democrazia rappresentata e' dimostrata ancora di piu' dalla stessa storia recente. Basti guardare all'Europa della commissione europea (un gruppetto di individui sospetti che non si capisce cosa stanno combinando sostanzialmente) e all'insistenza con cui nelle nuove colonie dell'est cercano di perseguire quello che e' a loro detta il sistema piu' democratico dei media, cioe' la privatizzazione; poi e' chiaro che chi ha piu' capitale compra e così i media finiscono in mano ai gruppi di interesse come ovunque in Europa, ecco la comunicazione verticale arriva insieme all'Olimpo, rallegratevi.

 

E arrivano i narangisti ucraini, le mille comparse festanti che inscenano la rivolta popolare, l'anelito alla giustiza, alla democrazia. Dotati di telefonini ultimo tipo che puoi telefonare in tutto il mondo per ore tanto qualcuno paga. E posters accattivanti, scritte new look, lo sforzo di elaborazione grafica e' evidente, c'e' il marketing dietro e ancora una volta il targeting, cartelloni con scritte in inglese. E' l'evento, e' la protesta, arrivano subito i leaders, Solana ad esempio, beh sì allora e' una cosa seria. Si certo, arriva la democrazia rappresentata.

 

Ecco nella sostanza la costruzione moderna della democrazia rappresentata dove la liberta' e' basata su un dogma al pari dell'assolutismo, sul capitale e sulla libera impresa, e sullo stato democratico che e' pero' un dogma, e non include neanche per ipotesi il comunismo, neanche se voluto democraticamente dal popolo. Ne sono una dimostrazione le decine di governi rovesciati allorquando le elezioni vengono vinte dai comunisti, da Allende in poi. Nella stessa  Italia se il PCI nel 1976 avesse superato le elezioni sarebbe scattato il golpe e l'estirpazione scientifica del morbo, la deportazione ed eliminazione di liste di persone  che erano gia' stilate.

 

E allo stesso tempo si costruisce la nuova versione metafisica dello stato, quello industriale avanzato, il termine avanzato a sottolinearlo oltre Hitler e Mussolini, ancora piu' tecnocratico e potente.

 

Una versione moderna futurista lanciata in avanti dove la categoria pericolosa di popolo e' piuttosto sostituita da quella di mercato o di pubblico o di audience, o di cittadino, da scegliere a seconda delle situazioni e dei momenti, ma comunque nella sostanza una massa silenziosa standard deve subire il dominio, assorbire i dettami del potere diffusi via etere o cavo. L'uomo e' ridotto a consumatore, sì, qualcosa che consuma e permette il capitale. Bello, no?

 

Ma certo il gioco democratico e' bloccato e rimane irretito nella contraddizione reale di se' stesso. La grande operazione di diffamazione del comunismo, di tutta la simbologia e della storia di un movimento reale di milioni e milioni di persone che hanno lottato per la propria  liberta' e per una societa' dove sia l'uomo non il capitale ad essere al centro dell'attenzione, dimostra l'aggressivita' del potere capitalista; quest'opera di estremo linciaggio e' necessaria al capitale per lanciarsi oltre nel terzo millennio, per conquistare altri territori resi possibili dal crollo dell'utopia, e per far si che l'utopia appaia quanto di piu' disgustoso e improbabile.

 

La realta' quotidiana appare ritratta nelle rappresentazioni mass-mediatiche come appariva il cielo nella ritrattistica medievale, dorato, perche' il cielo era divino. Togliere quella patina dorata appare a mio avviso un obbligo del presente: riscoprire ancora una volta il mondo al di la' dei colori patinati del digitale, e il mondo riemerge con forza.

 

Ma la situazione dell'umano e' quella dell'essere soggiogato al numero, quello e' il criterio che conta, matematico, esatto. Il tecnicismo sostituisce la politica, arrivano i tecnici a spiegarci in numero che la societa' e' perfetta così, soltanto diamo retta ai parametri, di Mastricht, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, ecc. ecc. Il numero si erge assoluto, e' il nuovo dogma, incontestabile, il numero, il denaro, stritola l'umano così come lo stritolava il dio assoluto dell'Inquisizione.

 

E' il contrasto rappresentato splendidamente da Amir Naderi in Manhattan by numbers (USA: 1993), un film bellissimo sebbene tragico. E il dramma si compie appunto a New York, nella ricca e civile Manhattan. I numeri presenti ovunque come moderni crocifissi crocifiggono l'uomo, lo inchiodano sulla tavola dei conti, e' il numero perdio, deve quadrare, e giu' l'ennesima vittima. Si perde il lavoro e il numero si getta alla gola della sua vittima, ancora piu' debole. Tutto accade nel silenzio assoluto di una societa' spersonalizzata, disumanizzata, scollegata.

 

Il duello immaginario dell'uomo con il toro metallico al centro della piazza, sequenza che chiude il film, e' la metafora della lotta dell'uomo solo contro il dominio blindato del capitale. Eppure il riso sardonico del protagonista rilancia il futuro, non e' finita qui.

 

Anche con Ground Zero le cose sono un po' cambiate.

 

 

8. Ground zero:la guerra vera sfora i palinsesti

 

Quella che e' stata la guerra fredda, la guerra che entra nel tessuto civile e permea la societa', ha avuto l'esito di una vittoria almeno parziale del capitalismo, così che esso si e' rilanciato in avanti. Gli anni 90' sono il teatro della ripresa delle guerre vere, quelle calde con tanto di missili e bombe che cadono impietose un po' ovunque, Panama, Iraq, Jugoslavia, Sudan. E la comunicazione gioca un ruolo di primo piano, supporta e amplifica le covert actions, mentre le operazioni militari  per la salvezza del mondo hanno bisogno di mirare ad obiettivi civili, mass-mediatici. La televisione diviene essa stessa target, sì quella del nemico. E giu' missili e bombe, Beograd, Bagdad, Novi Sad. La realta' ve la diciamo noi, voi zitti!

 

E mentre il capitalismo celebra le sue vittorie arriva quell'11 settembre in diretta mondiale, il simbolo del potere capitalista e' in fiamme, un aereo e' entrato nella torre del commercio mondiale, il mondo si ferma, passano i minuti e un secondo aereo colpisce ancora, e' la tragedia immane, ancora minuti e minuti e la notizia che un'altro simbolo del capitalismo e' colpito, il suo braccio armato, il Pentagono. E' il caos. Il presidente degli States se ne vola per i cieli in un aereo fortezza scortato da numerosi caccia e monitorato da terra. Dove una volta le torri del commercio mondiale, le Twin Towers, svettavano sul mondo, ora c'e' Ground zero, un triste presagio per il futuro. Il mondo e' davanti alla realta'. Siamo in guerra!

 

Ecco la riflessione mancata che doveva emergere dall'attentato. Esso squarcia l'ipocrisia della democrazia rappresentata, dell'happy end e delle soap-opera, rompe il velo di maya e ri-immette nelle case, tra la gente, la realta' negata, la guerra, quella stessa guerra che l'occidente capitalista persegue clandestina dall'immediato dopoguerra, dal 45', adesso e' sotto gli occhi di tutti nel suo effetto di ritorno, New York, 2001, la guerra sfora i palinsesti in real time. Poi l'impero ferito scatena i suoi cani feroci ad azzannare il mondo.

 

E man mano che si stringono le catene dell'oppressione la crudelta' del dominio si rende ancora piu' evidente. Ma e' piu' difficile, con le torri e' crollato anche l'incanto, e la comunicazione ha un sussulto di liberazione.

 

E altrettanto interessante e' stato vedere che nel momento in cui il grande gigante colpito tuona vendette e scatena guerre apocalittiche il muro si infrange, la coalizione precedente non regge, il coro e' stonato, la vecchia europa non ci sta. Il sogno del pensiero unico eccellentemente definito da Ignacio Ramonet, si frantuma, nella differenza.

 

E così anche nella comunicazione torna a spirare un po' d'aria fresca, anche grazie alla trasversalita' di Internet la realta' torna a rendersi perlomeno un po' visibile, ecco apparire nuovi soggetti nel panorama della comunicazione, Al Jazeera per esempio.

 

 

9. Comunicazione versus Guerra: ovvero guerra alla comunicazione

 

Ecco che nel momento in cui l'Impero si lancia alla nuova conquista la comunicazione scrolla le spalle e prova a liberarsi in un sussulto euforico.

 

Ma il potere si rende conto di cio'  e non accetta incrinature, il sogno va confermato ad ogni costo, e così intensifica i suoi sforzi di comunicazione. Si varano un po' ovunque ad occidente (USA, Gran Bretagna, Italia)  leggi restrittive e di controllo dell'informazione e della societa' civile, la comunicazione-progresso-guerra, dopo la guerra, e' sostituita dalla pace con la comunicazione-progresso-polizia in accordo con la tradizione, schedature persino dei libri che si leggono in biblioteca.

 

E la menzogna continua, si amplifica, risalta dall'evento costruito come un fenomeno di laboratorio e si diffonde nella comunita'. Ecco televisioni satelliti a filmare in real time la guerra stessa, arrivano gli intruppati come li definisce Vauro del Manifesto, gli embedded che filmano la guerra in diretta, come fosse un reportage da un safari o da qualche isola tropicale paradiso dei grassi turisti occidentali. Non preoccupatevi la superiorita' tecnologica dell'Impero e' una certezza, li sbaraglieremo, non hanno chance, sì la guerra procede bene. Pero' accidenti, qualche intruppato muore lungo la strada! No, insomma la guerra non va tanto bene. Ma finisce con la vittoria vedete? Folle festanti di iracheni (un centinaio poco piu', di quelli reimportati dagli states dopo l'addestramento CIA) abbattono la statua del dittatore, e' la pace, e' finita la tragedia, evviva, arriva la democrazia rappresentata. E lo sforzo mediatico e' tale che non si puo' permettere a nessuno di aprire buchi nel grande schermo della comunicazione.

 

Ma ci sono gli indipendenti, Al Jazeera, il manifesto e molti altri ancora e come d'incanto, all'improvviso giornalisti, reporters, cameramen, si ritrovano sotto il tiro preciso dei terminators, proiettili, granate, cannonate, addirittura missili, ne falciano a decine. Rispunta il targeting, ma con i fucili e le armi futuristiche. Arriva la guerra alla comunicazione. Si perche' la comunicazione la dirigiamo noi! Voi state buoni ragazzi,soltanto sedete e godete e sì, patite anche voi con noi ma in salotto, seduti in poltrona, buoni come cani ammaestrati.

 

E così e' ancora il terrorismo a sforare lo schermo, bombe esplodono nella metropolitana londinese, la guerra c'e' e va avanti nonostante  la melassa appiccicosa stile happy end della mitologia mass-mediatica.

 

E che dire dello scandalo CIA? L'europa e' così messa di fronte alla sua storia contemporanea e costretta a mentire. Non lo sapevamo, sapete e' segreta la CIA. Meglio che dichiarare apertamente la propria complicita', e' gia' un passo avanti. Ma il cambio politico permette alla Rice di correggere. No, ma che, eravamo tutti d'accordo, e' da 50 anni che ne facciamo di cotte e di crude contro i cattivi comunisti prima, contro gli arabi e i comunisti adesso.

 

Così il mondo mano a mano scopre che dietro alle parole c'e' il sangue, e' la guerra, una tragedia, come un morbo si espande, mentre l'impero si riassesta e persegue nella sua strategia di dominio, e impone il silenzio onirico del virtuale, inebriato della propria volonta' di potenza.

 

 

10. Andare oltre la democrazia rappresentata: esigenza della post-modernita'

 

Sembra urgente dunque sottolineare che il mondo uscito dalla guerra fredda, da quell'impressione dopata di immobilita' della storia, dalla post-modernita', e' piuttosto un mondo che si ritrova di nuovo davanti la realta' della guerra, guerra che piano piano si e' fatta anche sociale, che fa scempio di tutto e tutti. E che vede ancora una volta negato il pensiero, la libera espressione, essa finisce sotto il tiro preciso dei cecchini del capitale.

 

Ecco l'ipocrisia del dominio, la grande mascherata e pagliacciata della democrazia rappresentata, mentre nella realta' e' oligarchia capitalista e massone, che non si fa scrupolo ancora una volta del fascismo.

 

Intanto la guerra prosegue e arrivano gli orrori, Abu Ghraib, le carceri segrete della CIA stile Guantanamo diffuse ovunque, ovunque l'orrore e la barbarie e tecnologica per giunta. Non c'e' ancora molto da dire perche' la polemica in atto che si tratti di casi dovuti a singoli o a responsabilita' pi' generali e' soltanto una filastrocca per incantare il dibattito su un livello di stasi che finisce con il mettere  all'angolo dell'opinione pubblica le vicende reali, quelle dove c'e' carne ed ossa e anima, la sofferenza interminabile dovuta a vessazioni, violenze, stupri, sevizie e torture, un vero viaggio allucinante nella follia, una vera e propria giostra dell'orrore. Il mondo appare incamminarsi verso un nuovo sinistro viaggio nel baraccone della paura.

 

Ecco che nel dibattersi del mostro un'esigenza si fa' sempre piu' evidente, la necessita' di riaggregare quella rete vitale, quelle energie, che sono il coagulo della societa'. Ricostruire la comunicazione trasversale, ricollegarsi, tutti insieme, perche' la comunicazione ci veda attivi, ad agire nella comunita', così che il presente, qualsiasi esso sia, non venga piu' negato e allontanato, bensì indagato, sottoposto alla critica e al dubbio e alla condivisione.

 

La situazione e' tale che a mio avviso si fa urgente una strategia di ripensamento e di riformulazione dell'assetto mass-mediatico, del suo impatto sul sociale, iniziando dal piu' semplice e diffuso dei media, la televisione. Un'altra televisione e' sicuramente possibile. Il suo essere mezzo permette comunque la possibilita' di ripensarne il ruolo e l'uso nel sociale, se soltanto lo si vuole. Ci sono gia' stati molti tentativi. Pensate a Globo Reporter in Brasile (vedi Paula Muniz: 2001) che pure doveva fronteggiare la censure. O a Santiago Alvarez ed il news reel, nella Cuba assediata dall'impero seppure con mezzi limitati il popolo crea e la creazione produce e accusa, e in cio' ridisegna il futuro. Lo dimostra il circuito dell'autoproduzione, quanto sia possibile dare un nuovo volto alla cultura un volto fresco e libero dai vincoli del potere. Va bene ma siamo ancora pochi, bisogna stimolare e creare nuove occasioni comunicative tra la gente. E' possibile ma sta soltanto a noi, se riprendiamo in mano, nelle nostre mani, la comunicazione. Intanto in Venezuela nasce Telesur, e una voce autorevole si leva finalmente dall'America Latina perche' l'utopia del Sur riviva, perche' non si uccida la speranza come lamenta alla tavola dei sogni ormai vuota il vecchio nell'omonimo film di Solanas (Sur¸ Cannes: 1988) ambientato sul tragico sfondo della dittatura argentina.

 

Un'altra e collegata esigenza e' quella di far fronte comune e compatto contro l'Olimpo dei media, riprendiamoci la rappresentazione di se', non lasciamo che sia il capitale a disegnare il presente e noi stessi, rimettiamoci direttamente attivamente in gioco e corriamo in avanti, rilanciamo la creativita', ridisegniamo i contorni del futuro, ma in senso positivo vero, rilanciamo una societa' possibile migliore. E difendiamo la storia dei popoli. Il socialismo ed il comunismo non sono mostri del passato, ma la storia attiva recente dei popoli nel lungo cammino verso la liberta', contro il dominio verso una societa' giusta, migliore, possibile. Una storia gloriosa e fertile di cui si puo' soltanto essere orgogliosi.

 

Attiviamoci tutti per liberare la comunicazione, liberare la cultura significa liberare i popoli. Ricostruiamoci il nostro immaginario, il nostro spazio semiotico così che sia possibile rilanciare con rinnovata forza l'utopia.

 

 

Paolo Teobaldelli

 

 

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1996    Breve analisi filosofico-semiotica della Ipertestualita' (informatica), in: Petöfi & Rossi: 1997, 132- 145.

1998    Introduzione alla Semiotica e alla teoria della Comunicazione, (Il libro doveva uscire presso la Baskerville, Bologna, ma non e' piu' andato in stampa).

1999    The Semiotic Space, Critical Thoughts for an integrated Theory of Human Multimedial Communication, Dissertazione di Dottorato, Europa-Viadrina Universitaet, Frankfurt an der Oder (pubblicata in: The Semiotic Space,Subotica, 2003, ISBN 86-83135-13-6, pp.176).

2001    Cinema and Special Effects seen from a non-dual based approach to communication, in AS/SA, Issue Nº 14 / Numéro 14,  Pascal Michelucci and Peter G. Marteinson, University of Toronto, 2004, ISSN 1204-6140.

WOLF, M.,

1985    Teorie delle comunicazioni di massa, Bompiani, Milano.

ZNEPOLSKY, I.,

1994    L’obsession des frontières dans la semiotique, in Versus/67, gennaio-aprile 1994, 3-34.

 

NOTE SULL'AUTORE

 

Paolo Teobaldelli (1967) e' filosofo e scrittore, specializzato in filosofia del linguaggio, semiotica e comunicazione, ha conseguito un dottorato a Frankfurt an der Oder (Germania) presso la facolta' di Scienze della Cultura, Europa-Viadrina Universitaet, con una tesi pioneristica sulla comunicazione multimediale. Le sue ricerche prendono l'avvio nel 1990 sulla scia del lavoro svolto dall'esimio accademico ungherese Janos Sandor Petoefi (uno dei fondatori della  linguistica testuale degli anni 70') nell'ambito di una transizione dalla linguistica alla semiotica generale imperniata sul concetto di multimedialita' della comunicazione. E' autore di diversi saggi di filosofia, semiotica, teoria del cinema e della comunicazione in generale, apparsi in riviste e/o pubblicazioni nazionali e internazionali dal 1995. Dal 1995 attivo in rete in mailing lists scientifiche internazionali e nazionali, nel 1997 ha creato uno dei primi siti sulla ricerca semiotica in italiano e inglese che ha  riscosso un vasto pubblico internazionale. Nel 98' collabora con la rivista dello SWIF dell'Universita' di Bari, cura la rubrica di Semiotica. Attivo e conosciuto scrittore (e giornalista) free lance dal 1997, e' anche esperto di ICTs (Internet Communication Technologies), grafico web, Web designer e progettista html.

Dopo una breve attivita' di ricerca all'Universita' di Macerata (2002-3) si e' dimesso e per profondo dissenso politico nei confronti della realta' europea odierna ha scelto l'esilio volontario. Nel 2003 si e' dunque trasferito A Novi Sad, in Jugoslavia, dove vive e lavora. E' uno dei firmatari dell'appello internazionale per la liberazione di Slobodan Milosevic. Da due mesi e' padre di una bambina.

Lavora al completamento di alcuni scritti scientifici e alla stesura di un libro sulla comunicazione di massa, da cui le riflessioni del presente articolo.