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rebelion.org – 31/12/05
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=24871
Gli attacchi israeliani contro i palestinesi: intensificazione o “rappresaglie”?
31 dicembre 2005
(Tradotto per “Rebelion” da Felisa Sastre)
E’ un luogo comune leggere ogni giorno nei giornali più prestigiosi (Financial Times, New York Times, Washington Post) qualcosa in merito alle “rappresaglie” israeliane. Nei servizi giornalistici si menzionano frequentemente gli attacchi palestinesi alle colonie israeliane in Cisgiordania o in centri urbani di Israele. L’azione-reazione si situa in un momento preciso. L’azione palestinese è sempre il detonatore, mentre gli attacchi israeliani sono definiti di risposta o “rappresaglia” e, di conseguenza, sono presentati come un’operazione difensiva “giustificabile”.
Così ciò che apparentemente è un servizio giornalistico obiettivo sullo scambio di due azioni militari, di fatto, è un’arbitraria selezione di alcuni precisi momenti di cui si fornisce un’interpretazione molto parziale. La propensione filo-israeliana, che risulta evidente nella sequenza temporale e nei particolari scelti, deriva dall’argomentazione ideologica comunemente accettata che presenta Israele come una democrazia che si difende dai terroristi arabi e musulmani, invece di descriverla come una potenza coloniale espansionista, impegnata in una violenta pulizia etnica e nell’espulsione della popolazione su vasta scala e a largo raggio.
Ciò che non appare nei servizi giornalistici dei prestigiosi “notiziari” è la sequenza degli avvenimenti che precedono gli attacchi palestinesi. Qui vogliamo presentare una serie di incursioni militari israeliane, bombardamenti e assassini di civili, esecuzioni sommarie di prigionieri politici, come pure detenzioni arbitrarie, demolizioni di abitazioni e appropriazioni illegali (anche per gli standard coloniali) di terre.
Un’analisi delle informazioni settimanali, ben documentate e facilmente reperibili, del Palestinian Center for Human Rights (Centro Palestinese dei Diritti Umani, PCHR, nella sigla inglese), getta una luce molto differente sul contesto e la situazione e permette di capire la sequenza degli avvenimenti e, ciò che è ugualmente importante, la natura e gli obiettivi dello Stato israeliano.
Durante la settimana dall’8 al 14 dicembre 2005, il PCHR ha registrato che:
- Le Forze di Occupazione Israeliane (FOI) hanno assassinato 10 palestinesi, 7 dei quali mediante assassini extragiudiziali dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza.
- Le FOI hanno ferito 34 civili palestinesi, tra cui 17 bambini.
- L’esercito israeliano ha attaccato obiettivi civili nella striscia di Gaza.
- Le FOI hanno effettuato 40 incursioni contro comunità palestinesi della Cisgiordania.
- Hanno assaltato abitazioni e arrestato 91 civili palestinesi, tra cui professori universitari, candidati al Parlamento e 4 bambini.
- Hanno chiuso la Moslem Youth Association (Associazione giovanile musulmana) di Hebron per la durata di due anni.
- L’esercito israeliano ha continuato il suo assedio totale nei Territori Palestinesi Occupati ed ha imposto severe restrizioni agli insediamenti dei civili palestinesi in Cisgiordania.
- Le FOI hanno arrestato 12 civili palestinesi, compresi 9 bambini, in vari posti di blocco in Cisgiordania.
- L’esercito israeliano ha utilizzato pallottole metalliche ricoperte di gomma per disperdere manifestazioni pacifiche di protesta per il Muro di Segregazione, con il ferimento di un bambino e 6 manifestanti.
- I coloni israeliani hanno proseguito i loro attacchi ai civili palestinesi e alle loro proprietà nei Territori Occupati, mentre l’esercito israeliano confiscava terre di varie comunità palestinesi attorno a Belén, Hebron e Gerusalemme, espellendo 30 famiglie palestinesi.
In questo contesto, le azioni militari palestinesi sono chiaramente atti in difesa delle comunità, delle famiglie, dei mezzi di sussistenza.
Un’analisi delle informazioni relative al 2005 indica che i dati corrispondenti alla settimana dall’8 al 14 dicembre di quest’anno sono all’incirca rappresentativi delle operazioni israeliane. Cosa succederebbe se moltiplicassimo i dati di una settimana per le settimane dell’anno: 52 x 5 attacchi militari? Ci renderemmo conto dell’intensità delle operazioni offensive dell’esercito israeliano. L’incontestabile evidenza degli attacchi militari israeliani, tanto in termini di ampiezza e di portata quanto di durata, indica con chiarezza che le persistenti attività offensive israeliane hanno come obiettivo l’espansione territoriale, l’oppressione coloniale e la pulizia etnica.
Gli attacchi indiscriminati contro civili e bambini; le sistematiche distruzioni e chiusure delle strade principali destinate ai trasporti e agli spostamenti, e l’intensa applicazione di punizioni collettive (l’arresto di famiglie intere di supposti membri della guerriglia; la violazione delle case delle famiglie dei sospettati) sono collegate alla distruzione delle basi dell’attività economica, all’impedimento della costruzione della società civile e delle reti famigliari.
L’evidenza pratica offre argomenti per arrivare alla conclusione che gli attacchi militari israeliani contro i palestinesi, per il loro carattere sistematico e prolungato nel tempo, non sono rappresaglie ma detonatori delle risposte militari palestinesi. Gli israeliani non sono le vittime ma gli aguzzini, come dimostra la molteplicità delle loro azioni: confisca di case e terre, prigionieri, blocchi stradali, ecc. L’iniziativa e la pianificazione delle azioni israeliane sono dirette a intimidire e a impoverire i palestinesi per, finalmente, obbligarli ad abbandonare il loro paese e conseguire così l’obiettivo di “uno Stato ebreo puro” basato sui “legami di sangue”, approvato dai rabbini, che non differisce in nulla da altri precedenti regimi razzisti.
La costante ripetizione da parte dei mezzi di comunicazione convenzionali della retorica colonialista della “rappresaglia” può essere interpretata come un’arma propagandistica per nascondere la pulizia etnica israeliana e la sua espansione militare, come pure l’obiettivo strategico razzista che ne consegue della realizzazione uno stato ebraico puro. La scelta delle parole da parte dei mezzi di informazione – aggettivi e verbi – è parte di una guerra culturale sorretta dall’egemonia strutturale dei sostenitori di Israele e dei loro seguaci.
Traduzione dallo spagnolo a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare