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L'intervista: Michel Collon, giornalista belga, risponde sui fatti di Gaza
09/01/2009
Siamo realmente informati su Gaza? L'offensiva israeliana su Gaza mira a far scomparire Hamas? Michel Collon, specialista dei conflitti, risponde alle domande “provocatorie” di Solidaire.
Julien Versteegh: La crisi economica e le preoccupazioni di questi giorni occupano gli animi e Gaza, forse, passa in secondo piano nella vita di tutti i giorni dei lavoratori. Per quali ragioni?
Michel Collon: Coluche (noto comico antagonista francese) diceva: “Non si può dire la verità in televisione, c'è troppa gente che osserva”. La domanda da fare ai belgi è: pensate di essere bene informati? Credete che su una area geografica come il Medio Oriente, con tutta la ricchezza del petrolio, vi si dica realmente la verità?
Prima di lavorare per il settore internazionale e sulle guerre, ho svolto reportage sociale in Belgio per quindici anni. In ogni settore in lotta, i lavoratori mi dicevano: i mass media non informano bene l'opinione pubblica, la gente!
I mass media e la scuola nascondono accuratamente come Israele si sia imposto. Immaginate questo… voi Belgi vivete e lavorate qui da generazioni; d’improvviso, sopraggiunge nuova gente che dice: “I nostri antenati vivevano qui duemila anni fa, il nostro Dio ha detto che questa Terra appartiene a noi, andate via, levatevi di mezzo!” Venite costretti a lasciare la vostra casa, i vostri campi, le vostre ricchezze e ad andare a vivere nelle tende. Inizialmente, gli invasori prendono Bruxelles, Anversa, la Provincia dell'Hainaut. Poi ancora Liegi e le Fiandre occidentali. Bloccano tutte le vie di comunicazione con un muro gigantesco. Alla fine, vi trovate attorniati a Ostende e in fondo alle Ardenne. Vi si tratta come mentitori, violenti e terroristi. Ebbene, sostituite Ostende con Gaza e le Ardenne con la Cisgiordania, e capirete precisamente che cosa ha fatto Israele!
A proposito di disinformazione, i Belgi hanno comunque recentemente avuto un indimenticabile avvertimento, no? La RTBF, Radio Télévision Belge Francophone, è riuscita a far credere che il Belgio fosse scomparso in una sera. Allora, prudenza, no? Negli anni ‘80, in Nicaragua, un governo di sinistra voleva eliminare la povertà e resistere agli Stati Uniti. Sono stati attaccati da terroristi finanziati dalla CIA, hanno bloccato i loro porti e i mass media li hanno criminalizzati. Quel Governo è stato rovesciato e il paese è piombato nuovamente nella miseria. Un sacerdote nicaraguense, allora Ministro per la Cultura, diceva: “Quando vedo ciò che i mass media affermano sul mio paese, che conosco perfettamente, mi dico che non devo credere nulla di ciò che raccontano sui paesi che non conosco”. Il grande problema per i Belgi, i Francesi, gli Europei, sul conflitto Israelo-Palestinese è che sono disinformati. Con alcune rare eccezioni, la televisione si mette dalla parte di Israele.
J.V.: Però è stato Hamas ad attaccare per primo e poi tiene in ostaggio la popolazione palestinese, no?
M.C.: No. A proposito dei razzi: non ci dicono che i palestinesi (Hamas, Al-Fatah e altri gruppi) lanciano su città dalle quali sono stati cacciati i loro congiunti. I palestinesi vi abitavano prima! Perché lo si nasconde?
Ma, soprattutto, Hamas ha rispettato la tregua per interi mesi. Ma, questa tregua aveva numerose condizioni. Israele avrebbe dovuto smantellare il blocco che strangolava Gaza e non lo ha fatto. Non avrebbe dovuto più fare aggressioni militari e, invece, ne ha commesse parecchie. L'Egitto avrebbe dovuto aprire le sue frontiere e questo non è stato. In realtà, è Israele che non ha rispettato la tregua.
J.V.: Hamas è comunque fondamentalista. Può essere mai sostenuto da forze progressiste?
M.C.: Inizialmente, per decenni, quando Hamas non esisteva ancora, Israele ha fatto di tutto per distruggere Al-Fatah di Arafat e i movimenti palestinesi di sinistra.
Poi, come Hebzollah in Libano, Hamas sembra propenso a rispettare il modo di vita dell'insieme delle popolazioni a Gaza.
La gente ha votato Hamas ritenendosi tradita dai precedenti dirigenti palestinesi. Se domandate ai palestinesi di sinistra e laici, vi diranno che hanno votato per Hamas perché è l'unico partito che resiste. È falso dire che Hamas prende i Palestinesi in ostaggio; tutti i palestinesi rifiutano e rifiuteranno sempre la colonizzazione, pure se domani Hamas fosse completamente distrutto.
Infine, ci ripetono, in maniera direi razzista, che questa gente è mussulmana e che sono dei fanatici… Mi si spieghi allora perché gli USA organizzano colpi di Stato per rovesciare Chavez, un fervente cristiano, o Evo Morales, un indio! In Venezuela, prima di Chavez, per ottant’anni la ricchezza petrolifera ha prodotto l'80% di poveri. Il denaro andava nelle tasche di Exxon. Chavez, Evo, gli Iracheni o i Palestinesi: nulla a che vedere con la religione, molto a che vedere con il saccheggio delle risorse di questi paesi.
J.V.: Ma in Palestina, ci sono poche risorse naturali…
M.C.: Il Medio Oriente forma un insieme. Gli Arabi si considerano come una sola nazione. Sono i colonizzatori che hanno diviso la regione per controllarla meglio. I Britannici, e poi gli Stati Uniti hanno provveduto a mettere il petrolio nelle mani dei re, dei ricchi Sauditi e di altri burattini mentre il resto del mondo arabo si tormenta nella povertà e nel sottosviluppo. Israele è iperarmato da Washington per essere il gendarme del Medio Oriente. Inoltre, il progetto di costruire un oleodotto farebbe di Israele il distributore del petrolio iracheno sul Mediterraneo.
J.V.: Israele sostiene di non avere nessuna vera controparte per negoziare e che la pace è impossibile.
M.C.: La pace in Medio Oriente è possibile. È necessario creare un solo Stato che garantisca tutti i diritti a tutti: ebrei, musulmani, cristiani o atei. Uno Stato non può essere fondato su una religione privilegiata, che esclude o che umilia gli altri. Un solo Stato - un uomo, una voce - e il diritto al ritorno per tutti coloro che erano stati cacciati.
Molti Palestinesi e Israeliani pensano che occorrerà una soluzione transitoria con due stati. Sta a loro decidere. Certamente, che con tutto l’odio che è stato seminato, occorreranno una o due generazioni per arrivare a una coesistenza armoniosa. Ma continuo a ritenere che Israele sia lo Stato più razzista al mondo, poiché pratica la pulizia etnica contro gli Arabi. Per arrivare a una soluzione è necessario porre fine a questo razzismo. Uno Stato dentro al quale coesistano molte culture non rappresenta un immiserimento, ma un arricchimento.
Penso che con queste provocazioni e queste distruzioni terribili, Israele non voglia la pace. Rifiuta di negoziare ben conscio del rischio di provocare attentati. Avrà così un pretesto per giustificare le sue ulteriori annesioni e deportazioni.
J.V.: Il ministro belga degli affari esteri Karel De Gucht e i suoi colleghi europei sembrano prendere una posizione neutrale sulla vicenda…
M.C.: De Gucht non è assolutamente neutrale, e neppure l'Unione Europea. Ha appena votato per Israele uno statuto di quasi-membro dell'Unione Europea, mentre Israele viola tutte le risoluzioni dell'ONU e il diritto internazionale da decine di anni! Ha qualificato come “terrorista” il governo Hamas eletto democraticamente, cosa che ha dato il via all'aggressione. Quando, davanti a Sarkozy, il ministro degli esteri israeliana dice che Israele difende i valori della Comunità internazionale, quello applaude. Quando si constata come Sarkozy, Merkel, De Gucht e soci hanno sempre sostenuto Israele, dico che sono loro che bombardano per nostro conto. Si deve continuare a tollerare questo stato di cose?
J.V.: Finora, è soprattutto la popolazione belga di origine immigrata che si è mobilitata. Perché c'è ancora tanta indifferenza e passività dei lavoratori “belgo-belgi”?
M.C.: Sono mantenuti nell'ignoranza. Ma la guerra in Palestina fa parte di una guerra globale tra Nord e Sud che si realizza nel nostro nome. Non si può comprendere il mondo d'oggi se non si comprende perché la ricchezza è al Nord e la povertà al Sud.
Le grandi società europee hanno derubato oro e l'argento dell'America Latina, i minerali, la gomma e gli schiavi dell'Africa (con il nostro Léopoldo II, che tagliava le mani quando ci si rifiutava di lavorare per lui) e il petrolio del Medio Oriente. Oggi, il terzo mondo resta povero poiché le multinazionali si insediano pagando i lavoratori una miseria, proibendo i sindacati, corrompendo i dirigenti politici e la polizia. Quindi tutta la ricchezza del sud continua a prendere la strada verso il nord. Questo mette i lavoratori belgi davanti una scelta morale: porsi a fianco dei derubati o dei ladri? Pretendere giustizia o fare lo struzzo sperando di approfittare del grasso che cola?
Dovremmo dimostrare più curiosità e maggior apertura mentale. In Belgio… Abbiamo in Belgio molti immigrati, tra cui lavoratori “sans-papiers”. Occorre parlare con loro, ascoltarli.
Si può apprendere molto! Gli Arabi vi spiegheranno ciò che ha fatto l'Europa in Medio Oriente per secoli interi. I neri vi spiegheranno ciò che ha fatto in Congo. I Latino-Americani vi diranno perché nel loro continente ci sono ancora il 44% di poveri mentre l'America Latina è molto ricca.
Paragono la situazione attuale con quella del Titanic. Con i super-ricchi in prima classe, le classi medie e i lavoratori in terza classe senza alcun conforto e pur sempre sulla stessa barca. E il Titanic va dritto verso il disastro proprio perché che il capitano, e soprattutto gli armatori, guadagnano troppo sulle spalle di chi rema: gli schiavi del Sud.
I lavoratori belgi vogliono restare sul Titanic, fondato sull'impoverimento del terzo mondo, dopo la crisi finanziaria, mentre se ne preparano altre, forse ancora più gravi? Il fatto è che in tutto il mondo, da vent’anni, il numero di poveri non ha mai cessato di aumentare. Vogliamo colare a picco come il Titanic o scegliere un'altra maniera di navigare, basata su relazioni eque tra Nord e Sud?
In Europa, questa scelta è distorta dal sistema dei media, proprio come denunciò Coluche.
J.V.: Cosa fare allora?
M.C.: Da qualche anno lavoro con il gruppo Investig'Action, e con il mio sito http://www.michelcollon.info per svelare notizie, dar parola agli esclusi dell’informazione ufficiale, mostrare le immagini sottratte al pubblico, far imparare a identificare le menzogne dei media.
Molta gente mi scrive, indignata dalla stampa e scoraggiata dal fatto di non essere ascoltata. Occorre una strategia collettiva perché la gente possa verificare l’informazione e diventare attiva. L’informazione è un diritto che si conquista e che non arriva dal cielo. Come tutti gli altri diritti.
Tutto questo necessita di un percorso dinamico. Ad esempio, se un responsabile sindacale ha ancora un dubbio su chi sia l'aggressore e il colonizzatore tra Israele ed i Palestinesi, che organizzi allora per tutti i suoi compagni un dibattito con le due parti in causa, che si informi, con Internet, presso i sindacalisti palestinesi e presso quelli che la televisione lascia fuori dai suoi dibattiti! Per conquistare il diritto a un'informazione di qualità, completa e non inquinata da interessi, abbiamo bisogno di un movimento civile di base per l'informazione. "Siamo tutti giornalisti!"