www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - linguaggio e comunicazione - 24-05-10 - n. 320

da refucomunistauruguay.blogspot.com/2010/05/sepa-lo-que-es-el-capitalismo.html 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Che tu sappia cos’è il capitalismo
 
di Dr. Atilio A. Boron
 
16/05/20101
 
Il capitalismo ha legioni di apologisti. Molti lo fanno in buona fede, prodotto della loro ignoranza e per il fatto che, come diceva Marx, il sistema è opaco e la sua natura sfruttatrice e predatoria non è evidente agli occhi delle donne e degli uomini. Altri lo difendono perché sono i suoi grandi beneficiari ed accumulano enormi fortune grazie alle sue ingiustizie ed iniquità. Poi ci sono altri ("guru" finanziari, "opinionisti", "giornalisti specializzati", accademici "benpensanti" ed diversi esponenti del "pensiero unico" ) che conoscono perfettamente bene i costi sociali che impone il sistema in termini di degradazione umana ed ambientale.
 
Ma sono molto bene pagati per ingannare la gente e proseguono instancabilmente con questo lavoro. Hanno imparato e sanno molto bene, che la "battaglia delle idee" alla quale ci ha convocati Fidel, è assolutamente strategica per preservare il sistema, quindi non desistono dal loro impegno.
 
Per contrapporre la proliferazione delle versioni idilliache del capitalismo e della sua capacità di promuovere il benessere generale, esaminiamo alcuni dati ottenuti da documenti ufficiali del sistema delle Nazioni Unite.
 
Questo è sommamente didattico quando lo si ascolta principalmente nel contesto della crisi attuale, dove problemi del capitalismo si risolvono con più capitalismo; o che il G-20, il FMI, l'Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale, pentiti dei propri errori passati, possano risolvere i problemi che affliggono l'umanità.
 
Tutte queste istituzioni sono incorreggibili ed irriformabili, e qualunque speranza di cambiamento non è nient'altro che un'illusione. Continuano a proporre la stessa cosa, ma con un discorso differente ed una strategia di "relazioni pubbliche" progettata per occultare le loro vere intenzioni. Chi nutra ancora dubbi analizzi quello che stanno proponendo per "risolvere" la crisi in Grecia: le stesse ricette che applicarono e continuano ad applicare in America Latina ed in Africa dagli anni ottanta!
 
Di seguito, alcuni dati, con le rispettive fonti, recentemente comparati dal CROP, il Programma Internazionale di Studi Comparativi sulla Povertà dell'Università di Bergen, Norvegia.
 
Il CROP sta facendo un grande sforzo, da una prospettiva critica, per combattere il discorso ufficiale sulla povertà elaborato da più di trent’anni dalla Banca Mondiale e riprodotto instancabilmente dai grandi mezzi di comunicazione, autorità governative, accademici e vari "esperti".
 
Popolazione mondiale: 6800 milioni, dei quali:
 
1020 milioni sono denutriti cronici (FAO, 2009)
 
2000 milioni non hanno accesso a medicinali (www.fic.nih.gov)
 
884 milioni non hanno accesso all’acqua potabile (OMS/UNICEF2008)
 
924 milioni senza tetto o in abitazioni precarie (UN Habitat 2003)
 
1600 milioni non hanno elettricità (UN Habitat, "Urban Energy")
 
2500 milioni senza sistemi di drenaggio o fognature (OMS/UNICEF2008)
 
774 milioni di adulti analfabeti (www.uis.unesco.org)
 
18 milioni di morti all’anno dovuto alla povertà, la maggioranza sono bambini minori di 5 anni. (OMS)
 
218 milioni di bambini, tra 5 e 17 anni, lavorano spesso in condizioni di schiavitù ed in attività pericolose o umilianti come soldati, prostitute, servi, braccianti, operai nel settore edile o nell'industria tessile (OIL: L'eliminazione del lavoro infantile: un obiettivo alla nostra portata, 2006)
 
Tra 1988 e 2002, il 25 % più povero della popolazione mondiale ha ridotto la sua partecipazione al reddito mondiale dal 1,16 % allo 0,92 %, mentre l'opulento 10% più ricco ha aumentato le sue fortune passando dal 64,7% al 71,1 % della ricchezza mondiale.
 
L'arricchimento di pochi ha come rovescio della medaglia l'impoverimento di molti. Soltanto quel 6.4% di aumento della ricchezza dei più ricchi sarebbe sufficiente per duplicare le entrate del 70 % della popolazione mondiale, salvando innumerabili vite e riducendo le penurie e le sofferenze dei più poveri.
 
Si capisca bene una cosa: tale obiettivo sarebbe raggiungibile se solamente si potesse ridistribuire l'arricchimento addizionale prodotto tra gli anni 1988 e 2002 del 10% più ricco della popolazione mondiale, lasciando comunque intatte le loro esorbitanti fortune. Ma neppure una cosa così elementare è accettabile per le classi dominanti del capitalismo mondiale.
 
Conclusione: se non si combattere la povertà, (non si parli neppure di sradicarla con il capitalismo!) è perché il sistema obbedisce ad una logica implacabile, centrata sul perseguimento del profitto, che concentra la ricchezza e aumenta incessantemente la povertà e la disuguaglianza socioeconomica.
 
Dopo cinque secoli di esistenza questo è quello che il capitalismo ha da offrire. Che cosa aspettiamo allora per cambiare il sistema?
 
Se l'umanità ha un futuro, questo sarà chiaramente socialista. Col capitalismo, invece, non ci sarà futuro per nessuno. Né per i ricchi, né per i poveri.
 
La massima di Friedrich Engels e di Rosa Luxemburg, "socialismo o barbarie", è oggi più attuale e valida che mai. Nessuna società sopravvive quando il suo impulso vitale risiede nella ricerca incessante del profitto ed il suo motore è il guadagno. Molto prima che poi, provoca la disintegrazione della vita sociale, la distruzione dell'ecosistema, la decadenza politica ed una crisi morale. Siamo ancora in tempo, ma non ci rimane molto.
 
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.