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- cultura e memoria resistenti - linguaggio e comunicazione - 21-04-13 - n. 450
Corea del Nord e il racconto mediatico della guerra mondiale
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
19/04/2013
La tattica migliore durante un conflitto è quella di lasciare che la forza passi come il vento o come l'acqua seguendo la sua corrente (Jin Kwon, maestro del Taekwon Do)
Periodicamente i mezzi di comunicazione, uniti implicitamente nel Partito mediatico globalizzato, scelgono un leader che osa opporsi ai falchi neoliberisti che vogliono soggiogare il suo paese, additandolo come "pazzo", "diabolico", "brutale", "irrazionale","paranoico ","dittatore","narcisista", ecc...
Quando ascoltiamo questi epiteti in relazione all'America Latina, si sa già che si tratta di Fidel Castro o Hugo Chavez, ma ultimamente anche Evo Morales è stato inserito in questo gruppo di "politici pericolosi per il sistema". Ma ora, per volontà dei globalizzatori, questa lista si espande all'Asia includendo il presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), Kim Jong-un e accusandolo di essere il promotore di una guerra nella penisola coreana.
Così poderosa è stata la realizzazione della nuova guerra mediatica che praticamente tutti i 195 paesi membri delle Nazioni Unite, ad eccezione di Cuba e Bielorussia, si sono uniti a Washington nella condanna della RPDC. Già nel gennaio scorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si era adottata all'unanimità la risoluzione 2087 destinata a rafforzare il blocco economico e finanziario degli Stati Uniti e dai loro alleati della NATO, imposto da 60 anni contro la Corea del Nord e molto più severo e duraturo rispetto a quello contro Cuba.
La situazione è peggiorata drasticamente dopo che l'Unione Sovietica abbandonò nel 1989 il suo fedele alleato e vicino coreano. La Cina ha continuato ad aiutare la Corea del Nord, cercando allo stesso tempo di non turbare Washington, il suo principale partner commerciale.
Per capire la prima persecuzione, del Giappone contro la Corea e poi dell'Occidente contro la RPDC, si deve rivisitare la storia moderna della penisola coreana. Dal 1910 fino alla fine della Seconda guerra mondiale nel 1945, la penisola fu occupata dal Giappone che la convertì in sua colonia. I frequenti tentativi di ribellione furono brutalmente repressi. Nel 1930 i giapponesi crearono diversi squadroni speciali per sperimentare armi biologiche sui coreani. Uno di essi, lo Squadrone 731 superò per la sua crudeltà anche gli esperimenti tedeschi del dottor Josef Mengele. Circa 200.000 donne coreane furono costrette a diventare "donne di piacere sessuale" per l'esercito imperiale giapponese.
Nel 1945 la parte settentrionale della Corea fu liberata dall'Unione Sovietica mentre il sud dagli USA. Gli Stati Uniti, per impedire gli intenti del leader rivoluzionario del Nord, Kim Il-sung, di riunificare il paese nel 1948, quando appariva come il possibile vincitore delle elezioni presidenziali nella penisola, annullarono le elezioni, rendendo permanente la divisione del paese in due parti.
Successivamente la stessa manovra venne fatta in Vietnam. Nel 1950, con il pretesto di alcune manovre militari congiunte nordamericane-sudcoreane, scoppiò una guerra nella penisola che durò tre anni.
Secondo il generale statunitense Curtis Lemay, che partecipò all'invasione, circa il 20 per cento della popolazione coreana venne spazzata via, cinque milioni sono rimasti senza casa e due milioni divennero profughi. Gli storici spesso ricordano come il generale MacArthur ordinava ai piloti di non ritornare mai dalle loro missioni di bombardamento con le bombe a bordo. Tutti gli edifici della Corea del Nord con più di un piano si trasformarono in rovine. Si stima che gli statunitensi lanciarono più bombe sulla Corea del Nord che sulla Germania durante la Seconda guerra mondiale.
Solo nel 1953, quando l'esercito americano fu impotente di fronte alla resistenza dei nordcoreani, si decisero a firmare un armistizio tra le due Coree, che coincise anche con l'inizio della Guerra fredda. Dopo la dissoluzione del campo socialista, gli USA e l'Unione Europea hanno deciso di rafforzare il blocco r contro Cuba e contro la Corea del Nord. All'inizio del secondo governo di Barack Obama è stato creato dal Pentagono il piano "Asse Asiatico", che ha segnato l'inizio della politica di contenimento militare contro la Cina e il trasferimento delle priorità geostrategiche occidentali dal Medio Oriente al Pacifico asiatico.
L'elevazione della Corea del Nord da parte dei strateghi del Dipartimento di Difesa e del Dipartimento di Stato al livello di un "pericolo latente" per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e del mondo, è stato un pretesto per inasprire tutti i tipi di sanzioni esistenti contro la Corea del Nord con l'approvazione pressoché incondizionata di quasi 195 paesi di tutto il mondo. Per questi paesi, la Corea del Nord è l'unico paese al mondo che non ha il diritto di lanciare un satellite di osservazione per valutare l'entità dei suoi boschi e prevedere il raccolto agricolo nazionale.
Immediatamente dopo il lancio in orbita del suo satellite, il mondo intero ha appoggiato senza esitazione l'iniziativa degli Stati Uniti di condannare questo lancio come test di un missile balistico, nonostante i maggiori esperti del settore, come lo scienziato tedesco aereospaziale Marcus Schiller e l'analista di sicurezza spaziale Michael Elleman dell'Istituto internazionale di studi strategici, tra molti altri, abbiano dichiarato che non è possibile paragonare il lancio di un satellite a quello di un missile balistico. Si è trattato di un'invenzione dei mezzi di comunicazione globalizzati. Tuttavia, questo è l'epoca in cui "ignoranza e disinformazione controllata" sostituiscono la conoscenza libera. Sembra che quasi nessuno sia interessato alla verità, ma al proprio accomodamento individuale con il potere regnante per sopravvivere tranquillamente.
La cosa curiosa è che lo stesso giorno, l'India ha compiuto il test di un missile balistico e successivamente la Corea del Sud ha lanciato un missile di questa classe senza avvertire nessuno e nessun paese ha obiettato, né ha comportato quel clamore che i media hanno sollevato nel caso nordcoreano. Il rappresentante della RPDC alle Nazioni Unite (ONU), So Se Pyong, ha dichiarato che dalla fondazione delle Nazioni Unite nel mondo sono stati condotti 2.000 test nucleari, di cui solo tre sono stati nordcoreani e 2.000 missili balistici sono stati lanciati dei quali solo quattro erano del suo paese. Tuttavia, gli unici test e lanci condannati dalle Nazioni Unite sono stati quelli della Corea del Nord, negando al paese nordcoreano il diritto di utilizzare lo spazio per scopi pacifici. Nemmeno gli è consentito di sviluppare la propria energia nucleare, pur essendo dal 1984 membro dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ed abbia firmato il Trattato di non proliferazione nucleare.
La situazione nella penisola coreana si è aggravata a marzo, quando Stati Uniti e Corea del Sud hanno iniziato le manovre militari congiunte "Key Resolve", con un dispiegamento della potenza militare insolito per questo tipo di esercitazioni annuali e con un'eccessiva aggressività. Agli occhi dei dirigenti nordcoreani questo atteggiamento ha molte somiglianze con le manovre del 1950 che diedero inizio alla guerra nella penisola coreana. In seguito a ciò hanno dato l'ordine di allerta alle loro forze armate richiamando anche i riservisti che superano i quattro milioni.
Inoltre il governo nordcoreano ha annullato l'armistizio del 1953, potendo constatare come gli aerei B-52 stessero sorvolando la penisola a bassa quota e alla luce del giorno, quindi ha annunciato lo "stato di guerra" con la Corea del Sud.
I media globalizzati hanno usato questa dichiarazione per lanciare questa campagna di isteria accusando la Corea del Nord di propiziare una nuova guerra mondiale e di essere un potenziale provocatore e aggressore, usando come presupposto il fatto che nel mondo globalizzato la menzogna e la disinformazione sono facilmente accettate dalla maggior parte della popolazione. Solo il 3 aprile i giornalisti del Wall Street Journal, Adam Entous e Julian E. Barnes hanno rivelato nell'articolo "Gli USA riducono la loro dimostrazione di forza in Corea", che diversi mesi prima l'amministrazione Barack Obama aveva approvato il piano "The Playbook" per aumentare la tensione nella penisola e far scricchiolare l'economia della Corea del Nord a causa della mobilitazione dichiarata in tutto il paese. Mentre è un pretesto per mostrare al popolo nordamericano la necessità di una maggiore presenza delle sue forze armate nell'Asia Orientale e nel Pacifico in generale.
Non c'è da stupirsi che nel momento in cui il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, dichiarava che "Mosca e Washington non si discostano sulla tensione in Corea", la stampa russa abbia preso sul serio la premessa nordamericana nella sua analisi, dicendo che la Corea del Nord stava dando un pretesto agli Stati Uniti per un legittimo incremento della loro potenza nella regione. Una distorsione della verità più semplice non può esistere. L'aumento della presenza degli Stati Uniti nel Pacifico è cominciato in modo aggressivo nel secondo mandato presidenziale di Barack Obama, con l'attuazione del piano "Asse Asiatico" finalizzato a contenere la Cina, in modo da farla entrare in una nuova variante delle "Guerre stellari"che tanti danni a suo tempo causarono all'economia dell'URSS per via degli eccessi della spesa militare.
I pensatori nordamericani "illuminati" considerano che dal 2015, Cina e Russia raggiungeranno un potenziale difficile da affrontare e che quello attuale, a causa di qualche loro incertezza geostrategica, è un periodo di "opportunità strategica" per contenerle, in particolare la Cina. Per questo gli Stati Uniti devono aumentare la propria presenza militare ed economica nella regione del Pacifico asiatico. Le 17 esercitazioni militari che gli USA hanno realizzato nella regione lo scorso anno perseguono proprio questo scopo, così come la formazione del Trattato economico del Pacifico. L'esistenza della Corea del Nord è un mero pretesto per promuovere questa agenda.
In realtà né gli Stati Uniti, né la Cina, né la Russia vogliono l'unificazione delle Coree. Per gli Stati Uniti, con l'unificazione finirebbe la ragione per mantenere 35.000 soldati in Corea del Sud. Cina e Russia potrebbero perdere un paese di contenimento dei piani di espansione statunitense, perché la Corea del Nord ha una lunga striscia di confine con la Cina e una più piccola con la Russia. E questo potrebbe far si che sia la Cina che la Russia ci pensassero due volte riguardo la loro alleanza con gli USA e nelle future votazioni nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord. E dovrebbe meditare anche l'Argentina perché, essendo un membro del Consiglio di Sicurezza, ha sostenuto tutte le condanne contro la Corea del Nord sapendo che sono ingiuste, mentre allo stesso tempo chiede giustizia per le Malvinas.
E' ora di sapere che ciò a cui assistiamo è un gioco sporco della comunità internazionale contro la Corea del Nord. Da un lato gli Stati Uniti si incontrano segretamente con i rappresentanti della Corea del Nord, come hanno fatto due volte nel mese di marzo, e dall'altro lato organizzano provocazioni per giustificare la loro espansione. La stampa mondiale nemmeno ha pubblicato il messaggio che il presidente della Corea del Nord, Kim Jong-un, nel marzo scorso ha inviato al presidente Barack Obama: "Noi non vogliamo la guerra. Vogliamo parlare". Tutto il mondo ha ignorato questo messaggio proprio come il recente ordine del governo della Corea del Nord che annuncia il ritorno dei riservisti al lavoro abituale. Questo vuol dire che il pericolo di una guerra sta diminuendo, ma a chi interessa vedere e interpretare i segnali in questa epoca globalizzata?
Uno dei più importanti filosofi della Cina, Lao Tse che visse nel VI secolo a.c. scrisse un haiku che diceva: "Sta piovendo / Nessuno può leggere la traccia del sentiero". Nella condizione uguale siamo noi, nonostante le migliaia di anni di esperienza che abbiamo avuto.
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