www.resistenze.org
- cultura e memoria resistenti - linguaggio e comunicazione - 14-12-13 - n. 479
Può una comprensione critica del capitalismo permetterci di definire la "guerra al terrore" come espressione dell'imperialismo del 21esimo secolo?
Martina Tussi
dicembre 2013
Questo breve saggio ridefinisce la guerra al terrorismo come espressione moderna dell'imperialismo attraverso una comprensione critica del capitalismo. Il capitalismo ha una necessità innata di agire su scala globale, non può essere delimitato da territorialità o principi di sovranità. Questa necessità innata di espandersi in campo internazionale è costante mentre variano i modi in cui tal espansione viene portata avanti in base al contesto storico. Per poter sopravvivere e soddisfare i propri bisogni imperialisti, il capitalismo ha dovuto evolversi da una atteggiamento coloniale esplicito e largamente accettato a una politica che si adattasse al nostro contesto internazionale attuale. Regno Unito nel 18esimo secolo e Stati Uniti d'America nell'età contemporanea, le due più grandi superpotenze imperiali della nostra storia recente, hanno entrambe dovuto giustificare le loro azioni espansionistiche con forti ragioni ideologiche. In questa luce, l'impegno americano a combattere la minaccia al terrorismo serve come scusa ideologica per sollevare consensi a livello domestico e internazionale per supportare piani militari. Da questo punto di vista la guerra al terrore può essere interpretata come forma moderna di imperialismo.
Il saggio si apre con un'analisi della forma classica di colonialismo intesa come opposta alla sua espressione moderna. Colonialismo classico è inteso come presenza permanente delle forze militari e burocratica di uno stato in un altro, mentre la forma moderna prevede la presenza militare come fase temporanea. La prima è rappresentata dal Regno Unito nel 19esimo secolo, la seconda dagli Stati Uniti ai giorni d'oggi. Il primo paragrafo è dedicato all'analisi delle dinamiche della dominazione inglese tra il 19esimo e 20esimo secolo applicando la definizione classica di capitalismo. La seconda parte introduce il concetto di egemonia e considera il ruolo degli Stati Uniti oggi per rilevare le principali differenze con il ruolo ricoperto dalla Gran Bretagna. Il paragone mostra che, anche se attraverso diversi canali, entrambi i paesi hanno usato diverse ideologie per arrivare allo stesso fine: un'ampia espansione imperialista. Nel complicato scenario delle moderne relazioni internazionali, la sofisticata versione di capitalismo ha trovato un nuovo travestimento; la guerra al terrorismo. L'analisi della guerra americana contro l'Iraq del 2003 serve come caso di supporto alla teoria.
Nel 19esimo secolo la Gran Bretagna fù il primo paese a sviluppare pienamente un sistema economico liberale e a trasportare le norme e le pratiche del capitalismo nelle zone del mondo in cui operava (Rupert, 1995, p.42). Il Regno Unito esercitava un controllo diretto sulle sue colonie attraverso la presenza di ufficiali inglesi sui territori conquistati. L'impero coloniale inglese raggiunse il suo picco nella parentesi di tempo tra il 19esimo e il 20esimo secolo. In questi anni, il loro impero coloniale era frazionato in diverse aree; alcune, come Canada e Australia, erano etnicamente e ideologicamente molto simili alla madre patria mentre altre erano protettorati. L'india costituiva un caso speciale, era governata da autorità locali e da un ampio apparato burocratico e militare inglese.
Karl Marx analizza i dati riguardanti l'importazione e l'esportazione di oppio dalle Cine in quando fulcro dell'intero sistema di import/export inglese. L'intensità degli scambi crebbe rapidamente dal 18esimo secolo in poi. L'esportazione di oppio dalla Cina nel 1767 era attorno ai 200 cesti mentre nel 1800 il numero era già cresciuto fino a 2.000 cesti per anno e nel 1824 raggiunse il picco di 12.639 (Marx, 1958, 20 Settembre).
Un sistema elaborato e circolare di scambi nacque dalla dominazione britannica e le colonie divennero vitali per l'esistenza del capitalismo (Brewer, 1990, p.51). L'Inghilterra aveva bisogno di negoziare il suo surplus con l'India, che commerciava con la Cina che esportava tè e altri beni in Inghilterra, Australia e Stati Uniti. Gli Stati Uniti a loro volta chiudevano il cerchio vendendo il loro surplus all'Inghilterra (Brewer, 1990, p. 51). Questa innata dinamicità del capitalismo è espressa chiaramente da Marx nel Manifesto del Partito Comunista: "Il bisogno di espandere costantemente il mercato per i suoi prodotti spinge i borghesi per tutta la superficie del globo. Deve nidificare ovunque, stabilirsi ovunque, stabilire connessione ovunque" (Marx, 1848, p.7).
I paesi sviluppati avevano bisogno delle colonie e il modo in cui questo bisogno veniva soddisfatto era una pratica accettata dalla comunità internazionale. La brutalità di conquistare un altro paese con lo scopo di sfruttare le sue materie prima era un'usanza diffusa tra le nazioni europee. Divenne una vera e propria competizione, nazione in guerra per accaparrarsi le colonie più ricche. Il colonialismo era una pratica internazionalmente accettata per i poteri capitalistici e le colonie erano parte fondamentale per l'esistenza classica del capitalismo.
Lenin spiega il processo attraverso cui la Gran Bretagna ha raggiunto il suo livello massimo di potere coloniale con un approccio differente. Nel suo famoso scritto "Imperialismo: fase suprema del capitalismo (1917), egli divide l'evoluzione del capitalismo in due fasi. La prima fase, chiamata il vecchio tipo consiste principalmente nell'esportazione di beni mentre la seconda, identificata come capitalismo moderno è caratterizzata dalla esportazione di capitale (Lenin, 1917, p.110).
All'inizio del 20esimo secolo i profitti dell'Inghilterra erano talmente alti che la quantità di capitale investito all'estero crebbe drasticamente. L'Inghilterra passò dalla forma vecchia a quella moderna di capitalismo. "La necessità di esportare capitale nasce dal fatto che in alcuni paesi il capitalismo è diventato "iper-maturo" e il capitale non trova più investimenti redditizi" (Lenin, 1917, p.111). Lenin esemplifica questo fenomeno con una tabella in cui si apprende che l'Inghilterra ha sensibilmente aumentato i suoi investimenti esteri tra il 1862 e 1914 (Lenin, 1917, p.111).
Inoltre Lenin ci fornisce una lista di cinque caratteristiche/passaggi dell'imperialismo. Questa lista rappresenta una guida utile per capire il nesso tra l'evoluzione del capitalismo e i cambiamenti socio-politici da esso causati. Inizia con 1) la produzione del capitale e così sviluppata che nascono monopoli; 2) la creazione dell'oligarchia finanziaria e 3) l'esportazione di capitale si differenzia dall'esportazione delle merce; 4) nascono monopoli di capitale a livello internazionale e infine 5) il mondo è diviso tra le più grandi potenze capitaliste.
La Gran Bretagna in quanto apripista ha giocato un ruolo rivoluzionario. Ha guidato il capitalismo attraverso i cinque passaggi prima descritti. All'inizio del 20esimo secolo l'Inghilterra divideva il mondo con Francia e Germania. Nel dopoguerra della Prima Guerra Mondiale la situazione di un mondo politicamente ed economicamente controllato da poche superpotenze è stata addirittura istituzionalizzata. La Società delle Nazione ha distribuito le colonie tedesche in Asia e Africa tra le nazioni vincitrici attraverso una serie di mandati che hanno seguito la sconfitta del nazismo (Villari, 1995, p 416). La ragione ufficiale per tale spartizione era aiutare quei paesi "abitati da popoli non ancora in grado di sostenersi da soli sotto le estenuanti condizioni del mondo moderno" (Covenant of the League of Nations, 28 June 1919). In questo scenario i paesi capitalisti promossero il progresso in quei paesi non capitalisti. L'ideologia che costantemente pervade il colonialismo imperiale emerge nell'articolo 22 Covenant of the League of Nations.
Dichiarate espansioni militari non causavano indignazione a livello internazionale, nobili intenti ideologici erano usati come maschera per strategie imperialiste. I paesi europei non stavano solamente soggiogando altri paesi ma, dal 18esimo secolo, si impegnarono in una missione civilizzatrice. L'Inghilterra la chiamò inizialmente "miglioramento" o "progresso" o "miglioramento morale e materiale" (Fisher and Mann, p. 4).
Sentirono il bisogno di legittimare il loro ruolo e lo strumento più potente era dichiarare di star migliorando le condizioni dei paesi colonizzati e di portare modernità alle loro popolazioni (Fisher and Mann, p.5).
I britannici si consideravano "governatori benevolenti" impegnati a stabilire un "buon governo" basato su principi solidi. Perciò consideravano l'introduzione di valori e istituzioni occidentali come il modo migliore per portare il progresso nelle colonie (Fisher and Mann, 2004, p.9). Il "fardello dell'uomo bianco" era pressoché un obbligo morale. Dovevano perseguire la loro missione per poter liberare i popoli inferiori dalle loro povere condizioni di vita. La dichiarata superiorità morale e materiale era usata come auto-legittimazione (Fisher and Mann, 2009, p.4 – 5).
Il panorama internazionale cambiò drasticamente con la fine della II Guerra Mondiale e la fine del processo di decolonizzazione. Le ideologie naziste basate sulla superiorità razziale furono categoricamente rigettate e il bilanciamento dei poteri fu profondamente alterato dalla crescita degli Stati Uniti. " Gli stati Uniti fondarono un nuovo ordine egemonico simile in struttura a quello dominato dalla Gran Britagna in pieno 19esimo secolo ma con istituzioni e dottrine più adatte a un mondo economico complesso a una società nazionale più sensibile alle ripercussioni politiche della crisi economica" (Cox, 1983, p.171).
Robert Cox prende la sua definizione di egemonia dal pensiero di Antonio Gramsci e lo adatta al mondo delle relazioni internazionali. Il termine presuppone un alto livello di consenso oltre alla pratica del mero controllo coercitivo (Rupert, 1995, p.41). Il potente blocco americano vuole "assicurare la politica della produttività su scala internazionale - un sistema di ordine globale consistente con la loro visione della armonia sociale attraverso democrazia liberale e crescita economica di tipo capitalista" (Rupert, 1995, p.57). La parola "egemonia" deve essere intesa nel suo ampio senso culturale. Non è solamente una questione di semplice dominazione; egemonia deve essere connotata nel senso ampio del termine e deve essere mantenuta attraverso consenso domestico e internazionale.
Nonostante il ruolo degli Stati Uniti oggi richiami la posizione dell'Inghilterra nel 19esimo secolo, l'odierno scenario internazionale non tollererebbe la medesima palese politica coloniale. Nel clima geo-politico moderno, uno stato che si propone di imbarcarsi in una missione civilizzatrice causerebbe l'intervento internazionale. Tuttavia il capitalismo necessita costantemente di espandersi, trovare nuovi mercati, cercare nuove risorse e soprattutto mantenere il suo potere egemonico. I parametri d'azione americani sono radicalmente cambiati rispetto a quelli del suo predecessore. Il controllo sulle zone strategiche del mondo non può più essere eseguito attraverso la presenza militare permanente di un paese su un altro.
L'imperialismo moderno degli Stati Uniti è esercitato indirettamente su stati che mantengono la loro sovranità de jure (Colas and Saul, 2006, p.45). L'America giustifica l'occupazione di territori stranieri come fase transitoria, necessaria fintanto che il paese occupato non si sia stabilizzato e sia pronto a riunirsi alla comunità globale. Tuttavia, la ricostruzione post-conflitto di un paese occupato è ufficialmente lasciata al governo locale, non vi è diretto controllo burocratico sul paese invaso. Nonostante questa grande differenza tra colonialismo/imperialismo classico e moderno, gli Stati Uniti esercitano un alto livello di controllo economico attraverso un'aggressiva politica estera. Come l'Inghilterra prima, gli Stati Uniti devono tenere l'equilibro tra l'esercitare il loro incondizionato potere egemonico e il sollevare preoccupazioni nell'opinione pubblica. Il National Security Strategy of the United States of America of 2002 (NSS) è un grande esempio di come tale fine politico funzioni. Firmato da George W. Bush solo sei mesi prima l'invasione dell'Iraq, il documento sottolinea quali sono i goal più urgenti in termini di sicurezza nazionale e implicitamente afferma l'impegno Americano nel portare a termine il proprio progetto imperialista. L'articolo si apre con una chiara dichiarazione sulla supremazia americana consolidata dopo la Guerra Fredda:
"Il grande scontro del 20esimo secolo tra libertà e regimi totalitari si è chiuso con una decisiva vittoria delle forze della libertà – e un solo modello sostenibile per il successo nazionale: libertà, democrazia e libera impresa." (NSS, 2002, p. 3)
Gli Stati Uniti sono in una posizione "ineguagliabile" in termini economici e politici e si impegnano a combattere il terrorismo e i tiranni (NSS, 2002, p.3). L'obiettivo è esportare libertà democrazia e libera impresa "in tutto il mondo in tutto il globo" (NSS, 2002, p.3). Per "portare la speranza della democrazia, dello sviluppo, e del libero mercato e libero scambio in ogni angolo del mondo" (NSS, 2002, p.4).
Appare evidente che l'America é in missione per espandere il capitalismo sia in termini economici che culturali. La ben nota agenda segreta per impossessarsi delle risorse petrolifere irachene non era l'unico piano segreto. Lo scopo più ampio era di mantenere un "mondo unipolare in cui gli Stati Uniti non hanno pari competitori" (Chomsky, 2002, p. 11). Il presidente dichiara di voler fermare qualunque stato intenda minacciare tale status:
"Le nostre forze saranno solide abbastanza da dissuadere potenziali avversari dal perseguire una corsa agli armamenti nella speranza di sorpassare o eguagliare il potere degli Stati Uniti" (NSS, 2002, p.30).
L'impegno che il governo americano ha messo nel sollevare consensi pro-guerra è un esempio evidente di come l'egemonia opera. Noam Chomsky si esprime in termini di grande strategia imperiale basata sul diritto/bisogno degli Stati Uniti di sostenere una guerra preventiva (Chomsky, 2004, p.12). Chomsky distingue tra Guerra preventiva e preeventiva. La differenza è molto sottile ma di cruciale importanza. La prima permette a un paese sotto minaccia reale di rispondere con un attacco preeventivo, anticipato; la seconda consiste nell'uso della forza militare per poter eliminare una minaccia immaginaria. La guerra preventiva cade sotto la categoria di crimini di guerra (Chomsky, 2004, p.12).
Per guadagnare consensi domestici e internazionali l'obiettivo di tale attacco preventivo deve avere tre caratteristiche fondamentali: a) deve essere virtualmente indifeso; b) deve essere sufficientemente importante per valerne la pena; c) deve essere percepito come la più sublime forma del male e come minaccia imminente (Chomsky, 2004, p.17). L'Iraq si qualificava secondo tutti i criteri; l'unico ostacolo era consolidare l'ultima caratteristica. La vasta propaganda pro-guerra americana può essere riassunta dal 2002 National Security Strategy. Per preventivare la guerra anticipata, il governo americano dichiara che l'Iraq stava certamente custodendo armi di distruzione di massa (WMD). Il documento della casa Bianca dichiara che l'Iraq "sta costruendo armi di distruzione di massa, e prove indicano che non esiteranno ad usarle con determinazione" e inoltre sottolinea la necessità di agire dettata dalla storia che "giudicherà duramente coloro che videro questo pericolo sorgere e fallirono nel fermarlo". Nel nuovo mondo in cui siamo entrati, l'unico sentiero verso la pace e la sicurezza è il sentiero dell'azione" (NSS, 2002, p 4). Saddam Hussein venne anche collegato agli attacchi terroristici del 9 di settembre e l'allora consigliere per la sicurezza nazionale, Condoleezza Rice, dichiara che tra le intenzioni di Hussein vi era una "nuvola fungo" probabilmente su New York (Chomsky, 2004, p.18). La propaganda del governo ebbe un enorme successo, specialmente a livello domestico, talmente tanto che il 60% degli americani considerava Hussein una minaccia imminente (Chomsky, 2004, p.18). Tuttavia quando le forze americane fallirono nel trovare le armi che giustificavano l'intera operazione, il governo cambiò posizione. Passò dall'essere certo che l'Iraq possedeva armi di distruzione di massa a dichiarare che il paese aveva il materiale che potrebbe produrre WMD (Chomsky, 2204, p.13). In ogni caso l'America aveva "nelle proprie mani la possibilità di diffondere il trionfo della libertà su tutti i nemici" e nonostante l'invasione dell'Iraq si rivelò infondato, "Gli Stati Uniti" abbracciarono la loro "responsabilità di guidare in questa grande missione" (NSS, 2002, p.5).
In conclusione, ho mostrato che i paesi capitalisti più ricchi nella storia hanno espanso il loro controllo nel mondo attraverso elaborata egemonia. Questo concetto prevede controllo su diversi livelli che ha bisogno di consenso interno ed esterno. Il primo paese a sviluppare un ordine socio-economico di tipo capitalista fu l'Inghilterra nel 19esimo secolo. Questo paese portò il capitalismo a livello internazionale e ha aperto la strada agli Stati uniti che seguirono un secolo più tardi. La transizione globale dopo la seconda guerra mondiale ha permesso che gli Stati uniti entrassero direttamente in una forma molto sviluppata di imperialismo, quella che Lenin descrive con capitalismo moderno. Tuttavia, entrambe le nazioni dovettero giustificare le loro politiche imperialiste per mantenere il potere egemonico. Il Regno Unito si impegnò in una missione civilizzatrice, lavorando per il nobile impegno di migliorare i paesi più arretrati, oggi gli Stati Uniti devono portare il fardello di liberare il mondo dalla minaccia al terrorismo. Ideologie diverse che sottolineano lo sforzo del capitalismo nel promuovere obbligazioni quasi morali. Entrambi i pretesti ideologici condividono questo tratto. Gli Stati Uniti hanno dovuto trovare solide e inoppugnabili motivazioni che li legittimassero ad invadere l'Iraq preventivamente. Hanno fomentato il terrore di un attacco imminente insieme al dovere morale di proteggere i valori - capitalisticamente intesi - della libertà e libera impresa. Sotto questa luce la guerra al terrorismo è il travestimento post-moderno dell'imperialismo capitalistico.
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|