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La poesia di Pablo Neruda: pane per l'uomo


Il 2004 è l'anno di Pablo Neruda. Il poeta cileno è nato il 12 luglio di cento anni fa. Molti lo conoscono come il poeta dell'amore grazie al magnifico film Il postino. Ma Neruda ha ancora molte altre cose da offrire: è il poeta del popolo, il poeta dell'impegno.

Jef Maes 03-03-2004

Pablo Neruda ha cominciato molto giovane a scrivere poesie. Tra 1927 e 1935, ha lavorato come diplomatico per il governo cileno. Il suo ultimo incarico fu in Spagna. Come console, è testimone della resistenza del popolo contro i gruppi fascisti che seminano morte e desolazione. Durante la guerra civile, Neruda sceglie il campo del movimento repubblicano. Rinunciando alla sua missione diplomatica, raggiunge le fila dei repubblicani,prima in Spagna, poi in Francia. Questi avvenimenti e soprattutto l'omicidio del suo amico il poeta spagnolo Garcia Lorca lo toccarono profondamente.

Nel 1943, torna in Cile, dove aderisce al Partito comunista. Nel 1945, è eletto senatore. Nel 1947, protesta vigorosamente quando il governo reprime un sciopero dei minatori. Minacciato a causa del suo impegno, è obbligato ad entrare in clandestinità. Due anni più tardi, fugge in Messico.

La storia di un continente in 342 poesie

A partire da 1939, Neruda lavora al suo capolavoro, il Canto General, pubblicato per la prima volta in Messico nel 1950. In questa opera monumentale - 342 poesie riunite in quindici cicli - Neruda guarda alla storia dell'America latina da un punto di vista marxista. Spiega la sua vasta conoscenza della storia, della geografia e della politica di questo continente. Il tema centrale è la lotta per la giustizia sociale.

"Per i popoli latino-americani, il Canto evoca prospettive per l'avvenire. L'immagine della resistenza incrollabile e delle lotte eroiche dei loro antenati durante il periodo delle rivolte nazionali intorno al 1810 sveglia il coscienza independentista di questi popoli e li unisce nella lotta per una vera liberazione nazionale. Tutti i popoli delle isole dei Caraibi fino alle regioni antartiche si sono riconosciuti pienamente in questo lavoro", ha scritto il grande poeta tedesco Erich Arendt.
Neruda ha effettuato parecchi viaggi in Unione sovietica. Ha visto come la cultura, i libri, le biblioteche ed i teatri erano accessibili a tutti. Ha incontrato degli artisti come Ilya Ehrenburg ed il poeta turco Nazim Hikmet che avevano trovato asilo a Mosca.

Neruda ha scritto poesie sulle cose quotidiane della vita. Nessuna emozione gli è estarnea. È anche il poeta dell'amore e della passione. La sua raccolta "Venti poesie di amore ed una canzone disperata" sono state tradotte in decine di lingue e ripubblicate a più riprese. Ma il suo amore non si limita all'amore di un individuo. Tutta la sua opera è caratterizzata dall'amore per il suo paese e per il suo popolo, la speranza della liberazione e la prospettiva di un avvenire il migliore. Nel 1971, Neruda riceve il premio Nobel per la letteratura, il Canto General è glorificato come "un inno che ha restituito il volto e la voce" a tutto un continente.

Pablo Neruda muore di leucemia il 23 settembre 1973 a Santiago del Cile, dodici giorni dopo il colpo di stato fascista del dittatore Pinochet. La sua morte è stata forse accelerata dalla morte del presidente Allende e dalla perdita di numerosi amici e compagni arrestati o assassinati da Pinochet. Il suo funerale si è trasformato in una manifestazione di protesta di decine di migliaia di persone contro la dittatura. Più tardi, la sua vedova descriverà la scena nella sua biografia: "Da tutte le strade delle persone raggiungono il corteo. Arrivano anche Alcuni camion con i militari che puntano le mitragliatrici. Sempre più persone si uniscono al corteo e tutti alzando la voce gridano: "Pablo Neruda, presente, adesso e per sempre!"

traduzione dal francese del Ccdp




Allende e Neruda
[…] La mia poesia e la mia vita sono trascorse come un fiume americano, come un torrente d'acque del Cile, nate nella profondità segreta delle montagne australi, dirigendo senza posa il movimento delle loro correnti verso uno sbocco marino. La mia poesia non ha rifiutato niente di quanto ha potuto trascinare nel suo corso; ha accettato la passione, ha sviluppato il mistero, si è aperta il passo fra i cuori del popolo.

Mi è toccato soffrire e lottare, amare e cantare; nella spartizione del mondo ho conosciuto il trionfo e la sconfitta, ho provato il gusto del pane e quello del sangue. Che cosa può volere di più un poeta? E tutte le alternative, dal pianto ai baci, dalla solitudine al popolo, sono presenti e vivono nella mia poesia, e in essa agiscono, perché ho vissuto per la mia poesia, e la mia poesia ha sostenuto le mie lotte. E se ho ottenuto molti premi, premi fugaci come farfalle di polline fuggevole, ho ottenuto un premio ben più grande, un premio che molti disprezzano ma che in realtà è per molti irraggiungibile. Attraverso una dura lezione di estetica e di ricerca, attraverso i labirinti della parola scritta, sono riuscito a essere poeta del mio popolo.

E' questo il mio premio, non i libri e le poesie tradotte o i libri scritti per descrivere o sezionare le mie parole. Il mio premio è quel momento grave della mia vita quando nel fondo del carbone di Lota, in pieno sole nella salina riarsa, dal pozzo della miniera è uscito un uomo come se venisse su dall'inferno, con il viso stravolto dalla fatica terribile, con gli occhi arrossati dalla polvere e, porgendomi la mano indurita, quella mano che reca tutta la mappa della pampa nei suoi calli e nelle sue rughe, mi ha detto, con occhi brillanti: «Ti conoscevo da molto tempo, fratello». Ecco l'alloro della mia poesia, quel.buco nella pampa terribile, da cui esce un operaio cui il vento, la notte e le stelle del Cile hanno detto molte volte «non sei solo; c'è un poeta che pensa ai tuoi dolori».
Sono entrato nel Partito comunista del Cile il 15 luglio 1945. […]

Pablo Neruda (1974), Confesso che ho vissuto, Einaudi, Torino, 1998 - pag. 227

estratto a cura del Ccdp