www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - scienza - 07-12-02

da "La Voce" del G.A.MA.DI – Roma

Note sull'origine degli organismi viventi : implicazioni nei processi evolutivi e adattativi


di Mauro Cristaldi

Nel classico best-seller “Il pollice del panda. Riflessioni sulla storia naturale” il paleontologo newyorchese Stephen Jay Gould (1941-2002) afferma che le leggi della dialettica materialista, che confermano la teoria saltatoria degli eventi evolutivi elaborata da lui e da N. Elderedge, costituiscono ideologia in termini abbastanza evidenti; egli nota nel contempo che la teoria del gradualismo, preconizzata da C. Darwin & C. Lyell e poi assunta dalla moderna teoria sintetica (cfr. E. Mayr, "Storia del Pensiero Biologico", Bollati Boringhieri, 1983) e così inserita passivamente nel pensiero occidentale, costituisce anch'essa ideologia, anche se in forma più nascosta ed ipocritamente conservatrice. Nel contempo Gould & Eldredge nel 1980 riconoscono che i paleontologi sovietici, partendo da una base ideologica dialettica, sostenevano già modelli del tutto simili agli equilibri puntuati o intermittenti.

Anche se recentemente la teoria cladista, affermatasi nella sistematica moderna, ammette implicitamente le ragioni della teoria degli equilibri intermittenti, la vita di Gould non fu priva di traumi, in quanto fu accusato di antidarwinismo. Gould in definitiva, partendo dalla sua analisi, verifica nella prassi quanto aveva asserito F. Engels “Gli scienziati possono prendere l'atteggia mento che credono: essi sono sotto il dominio della filosofia. Perciò né Darwin, né gli evoluzionisti darwiniani posteriori spiegarono come si fossero originati gli esseri viventi più semplici, capostipiti di quanto c'è di vivo sulla Terra. Darwin nel 1859 ("Origine delle specie")  proprio nella fase storica in cui il concetto di "generazione spontanea" stava per essere smantellato definitivamente dall'opera di Pasteur (1862)  si limitò ad affermare in tono quasi biblico che la vita “venne originariamente infusa a poche forme se non ad una sola”: effettivamente oggi sappiamo che il modello proteinoide e quello del codice genetico a RNA e/o DNA è unico in tutte le forme, compresi i Procarioti, ma nell' affermazione darwiniana sono evidenti i contenuti trascendentali.

Si era insomma rimasti al concetto idealistico di "forza vitale" o "entelechia" e quindi alla volontà creatrice di un dio: anche se poi Darwin in una lettern del 1887 (quindi due anni dopo la seconda edizione dell'Antiduring", 1885) ricostruisce le prime fasi della vita in termini più concretamente materialistici.

Negli anni '30 il sovietico Al. Oparin si batte - pur discutibilmente appoggiandosi alle teorie lamarkiste di T. D. Lisenko - contro la teoria del gene ("teoria del mendelismo-morganisrno"), e con essa contro la teoria della genesi originaria della vita a partire dal materiale genetico (cromosomi e filamenti ivi contenuti, poi individuati come spira1izzazioni della molecola di DNA. poi scoperta nel 1953 da l.B. Watson & F. Crick), valutando egli che una teoria corpuscolare limitata a una struttura ipotetica collocata nei cromosomi fosse eccessivamente statica e conservativa: "La vita non è sorta prima del gene" affermava infatti lo statunitense H.l. Muller, allievo di T.H. Morgan.

Più recentemente (1976) R Dawkins parla ancora dell'evoluzione del "gene egoista", ma nel 1980 S.I. Gould con testa questa visione asserendo che, nell'evoluzione, la selezione naturale si esercita, in senso darwiniano, proprio sugli individui e, attraverso questi, sui geni, ma non direttamente su questi ultimi, portando il caso esemplare dell'altruismo sociale formulato dal celebre biologo marxista inglese 1. B.S. Haldane nel 1932 e collegato alla cosiddetta "selezione di parentela".

Nel 1924 C. Lipman sviluppa l'idea della molecola primordiale vivente originata dalla elevata reattività chimica ed elettrica (in tal modo acido carbonico, acqua e nitrati avrebbero originato aminoacidi); Oparin nel 1924, proprio escludendo l'intervento dell'informazione genetica, formula la teoria dei "coacervati" , prodotti dalla continua reazione tra molecole inorganiche e fattori fisici radiativi formati nel cosiddetto "brodo primordiale"; in seguito fu chiarito da H.C. Urey nel 1952 che il fenomeno poteva avvenire in una atmosfera riducente, e quindi si poté ottenere speri mentalmente (Chicago, 1953) la sintesi di aminoacidi a partire da sostanze inorganiche tramite l'espe rimento del suo allievo S.L. Miller, ripetuto varie volte in seguito variando le condizioni chimiche e fisiche di partenza. R. Beutner nel 1938 aveva già avanzato l'ipotesi che si fosse trattato della produzione di una sterminata quantità di sostanze organiche di tipo proteico: oggi si suppone che i Prioni della sindrome della "mucca pazza" potrebbero essere ancora molecole di quel tipo capaci di autosintetizzarsi e quindi riprodursi.

La vita non fu quindi, secondo Oparin (ne11924 e poi nel 1936), il verificarsi di un evento fortunato, ma lo svilupparsi massivo di condizioni favorevoli (anzitutto atmosfera riducente, come già teorizzato da Haldane nel 1929), quali la possibilità di riaggregare e/o emulsionare aggregati colloidali compositi (l’ “albume” di Engels), cioè gocciole di "coacervati", quali primordiali protoplasmi, dispersi a loro volta in miscele acquose inorganiche e organiche (il "brodo primordiale" appunto).

I virus invece vennero scartati in queste ricostruzioni teoretiche e sperimentali, perché organismi incapaci di riprodursi in assenza di cellule viventi. Come asserisce F. Engels ne "La Dialettica della Natura": " La vita è una particolare forma di esistenza della materia" e quindi "non è separata dalla materia inerte da un abisso incolmabile", ma si origina come qualità nuova nei processi evolutivi della stessa materia inorganica dei composti carboniosi.
In effetti la concezione dei sistemi viventi come strutture idealmente perfette al punto di essere incapaci di modificarsi nei tempi brevi è tuttora un pregiudizio accettato, perché si tende a non ammettere ancora per il genoma la capacità di modificarsi per cause ambientali indotte a partire dalla linea germinale, fatto che invece si è dovuto riconoscere in precedenza per il soma dell' individuo, che di norma invece si ammala di malattie che non presuppongono l'alterazione dell'informazione genetica.

La mutagenesi ambientale (disciplina scomoda perché oggettivamente contrapposta agli interessi della produzione) dimostra oggi le sinergie tra cause inducenti le mutazioni e le capacità di modifica anche del materiale germinale, attraverso il quale possono affermarsi mutazioni ereditaria mente trasmissibili; quasi mai vantaggiose nei tempi brevi.

Inoltre la teratogenesi indotta da contaminazioni ambientali (ad es. l'Uranio impoverito usato dalle potenze imperialiste in Iraq nella Guerra del Golfo e in altre occasioni belliche) dimostra tramite l'evidenza delle anomalie morfologiche indotte, questa capacità della materia vivente di conservare ereditariamente informazioni genetiche non vantaggiose, che attraverso l'interfecondità del complesso delle popolazioni umane possono generalizzarsi all' intera specie. In tale contesto i genocidi inaugurati nel 1945 dagli U.S.A. con i bombarda menti nucleari su Hiroshima e Nagasaki e proseguiti con i più recenti ecocidi che le combinazioni mercantili di tecnologie di guerra e di pace trasferiscono contaminando la biosfera stanno infatti conducendo l'umanità al perpetuarsi dello spreco delle risorse primarie del pianeta, comprendendo in queste le risorse genetiche della stessa specie.