"La Voce del GAMADI", aprile e
maggio 2003
Questioni della Scienza a cura di A. Martocchia
La
"rivoluzione" dell'idrogeno e il futuro del nostro pianeta
I firmatari della presente - ricercatori e persone a vario titolo impegnate in
ambiente accademico e scientifico - desiderano esprimere la loro forte
preoccupazione ed un netto dissenso rispetto alla campagna mediatica che viene
sostenuta per propagandare "l'idrogeno come combustibile pulito",
addirittura alla base di una pretesa "rivoluzione ecologica". Questa
campagna è stata avviata dal noto economista Jeremy Rifkin, presidente della
Foundation on Economic Trends di
Washington, e continua ad essere alimentata, nonostante incongruenze piuttosto
evidenti negli assunti di fondo (1).
L'IDROGENO è un gas infiammabile che non esiste sulla superficie terrestre, e
produrlo artificialmente richiede di per sé un notevole dispendio di energia.
Di conseguenza esso non può essere di per sé etichettato come FONTE di energia,
ma soltanto come VETTORE, cioè come mezzo per immagazzinare l'energia prodotta
da altre fonti. Notiamo qui subito che tale immagazzinamento, come ogni
conversione da un tipo di energia ad un altro, ha un costo energetico, cioè
comporta la degradazione in calore e la conseguente perdita di una parte
dell'energia coinvolta.
Oggi quasi tutto l'idrogeno prodotto industrialmente viene ottenuto a partire
da FONTI DI ENERGIA FOSSILI, più precisamente dal metano o da derivati del
petrolio, attraverso processi detti di "reforming". L'idrogeno
prodotto in questi processi contiene circa il 75% dell'energia fornita in
ingresso, mentre il restante 25% viene perso sotto forma di calore. Il nostro
vettore di energia è quindi in realtà assimilabile a un secchio bucherellato. Inoltre,
per ogni atomo di carbonio presente negli idrocarburi utilizzati nei processi
di reforming, si produce una molecola di anidride carbonica. Come sappiamo,
l'anidride carbonica è il principale tra quei gas che, immessi nell'atmosfera,
contribuiscono al riscaldamento del nostro pianeta, con gravi e ancora non del
tutto prevedibili conseguenze sul clima. In effetti, la quantità di anidride
carbonica ottenuta producendo idrogeno per reforming è la stessa che si
produrrebbe se il metano o il petrolio utilizzati fossero bruciati direttamente
in una centrale elettrica. Dal punto di vista dell'effetto serra, che dovrebbe
essere uno dei criteri di valutazione principali della compatibilità ecologica
di una tecnologia, l'uso dell'idrogeno così prodotto non apporta quindi alcun
vantaggio, anzi, come vedremo, può risultare svantaggioso quando si consideri
l'anidride carbonica prodotta per unità di energia generata.
Come si utilizza l'idrogeno? Se consideriamo l'uso per autotrazione, che è
quello per il quale viene maggiormente propagandato, esistono due opzioni.
La prima, più immediata, è di utilizzarlo come combustibile per un MOTORE A
COMBUSTIONE INTERNA opportunamente modificato, simile a quelli attualmente
utilizzati nelle automobili. Questa soluzione avrebbe effettivamente l'effetto
di liberare le città da buona parte dei gas di scarico prodotti dagli
autoveicoli, e quindi di migliorare la qualità dell'ambiente urbano. Purtroppo,
si tratta di un approccio al problema assolutamente insostenibile dal punto di
vista globale. Ammettendo per i motori a idrogeno un rendimento pari a quello
dei motori a benzina, come abbiamo detto vi è nel processo di produzione
dell'idrogeno una perdita di energia che fa sì che, a parità di energia utile,
occorra un consumo maggiore di idrocarburi, e conseguentemente il rilascio di
una maggiore quantità di anidride carbonica nell'atmosfera.
La seconda opzione è quella di usare l'idrogeno in CELLE A COMBUSTIBILE. Si
tratta di dispositivi che convertono l'energia immagazzinata nell'idrogeno in
energia elettrica, che può essere usata per alimentare un motore elettrico.
Anche in questo caso, il merito dell'idrogeno sarebbe quello di spostare
l'inquinamento dalle città alle centrali di produzione dell'idrogeno. Visti i
buoni rendimenti delle celle a combustibile, con questa tecnologia ci si può
aspettare un livello di consumi di idrocarburi - e quindi di produzione di
anidride carbonica - pressoché pari a quello attuale, a parità di energia utile
prodotta. Neanche questa dunque è una opzione valida dal punto di vista
ambientale, stante la necessità di ridurre prima possibile i consumi di
combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica (2).
Inoltre, queste considerazioni non tengono in conto che la costruzione di una
infrastruttura per la distribuzione dell'idrogeno richiederebbe investimenti
molto ingenti, con i relativi costi ambientali.
C'è poi una visione che prevede la produzione di idrogeno senza il ricorso a
sorgenti fossili, per mezzo di energia elettrica prodotta da FONTI RINNOVABILI
(solare, eolico, ecc.). L'idea di un sostanziale incremento della produzione di
energia da fonti rinnovabili non può che trovarci pienamente favorevoli. Tenuto
conto però che, ragionevolmente, queste fonti potranno al più fornire solo una
parte dell'attuale fabbisogno energetico mondiale, è possibile verificare che
l'elettricità così prodotta sarebbe utilizzata in maniera più efficiente, cioè
con minore spreco, immettendola direttamente nella rete elettrica -
eventualmente utilizzando per l'autotrazione i combustibili fossili risparmiati
- piuttosto che non immagazzinandola nel nostro "secchio
bucherellato".
Infine, va citato il fatto che l'idrogeno può essere ottenuto per reforming
anche dal CARBONE. Questo procedimento, che come detto sopra equivale, in
termini di produzione di anidride carbonica, a bruciare il carbone stesso (ma
con minore resa energetica), aprirebbe in pratica la strada all'uso per
autotrazione, e non solo, delle abbondanti riserve di carbone ancora esistenti
sul pianeta, con un effetto sul riscaldamento globale ancora peggiore di quello
degli scenari descritti precedentemente. Infatti, a parità di energia prodotta
il carbone produce ancora più anidride carbonica del petrolio e del metano. Né
può risultare di conforto la prospettiva oggi propagandata che la produzione
dell'idrogeno avvenga in impianti in cui l'anidride carbonica venga
"sequestrata" e immagazzinata in siti sotterranei. Infatti, al di là
dei grossi problemi tecnici ancora da superare e del costo energetico del
procedimento, nessuno è in grado di predire se nel lungo periodo questa
anidride carbonica non sia comunque in grado di raggiungere l'atmosfera, per
diffusione o in occasione di terremoti o altri eventi geologici violenti.
Riassumendo: gli idrocarburi fossili (petrolio e metano) sono preziosi in
quanto esistono sul nostro pianeta in quantità limitate (3)
e costituiscono, oltre che fonti di energia, anche materie prime preziose per
una grande quantità di processi industriali. Di conseguenza essi vanno
risparmiati ed indirizzati agli usi strettamente necessari, non solo perché il
loro utilizzo aumenta l'effetto serra, ma anche perché il prossimo
raggiungimento del picco mondiale di produzione (previsto entro pochi anni) è
causa di GRAVI TENSIONI INTERNAZIONALI, e sempre più lo sarà in futuro. Per
risparmiarli, essi vanno utilizzati nel modo più efficiente possibile, il che
oggi vuol dire che bisogna bruciarli in centrali elettriche. Altri usi vanno
disincentivati. In quest'ottica, il motore a combustione interna rappresenta
una tecnologia terribilmente inefficiente che va superata quanto prima, in
quanto utilizza solo metà o anche meno dell'energia che si riesce a estrarre in
una centrale elettrica. L'introduzione dell'idrogeno non può modificare questa
visione, anzi renderebbe la situazione ancora più critica qualora venisse usato
come combustibile per motori a combustione interna. Per di più, qualora la
scarsità di petrolio e metano portasse in futuro all'utilizzo di idrogeno
prodotto a partire dal carbone per perpetuare l'attuale sistema di mobilità su
strada, gli effetti in termini di cambiamenti climatici sarebbero ancora più
devastanti.
Invitiamo quindi tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta (4) a non cadere nel tranello dell'idrogeno, che è in realtà
uno stratagemma di marketing utilizzato dalle compagnie petrolifere con
l'intento di mantenere l'attuale situazione di spreco dei combustibili fossili,
e da alcuni governi in vista di un insostenibile passaggio ad un regime di
produzione di energia basato principalmente sul carbone. L'idrogeno non può
risolvere i problemi energetici del pianeta, e come si è detto la sua
introduzione su larga scala potrebbe facilmente avere effetti deleteri sul
problema del riscaldamento globale. Esso non rappresenta quindi la rivoluzione
energetica promessa, ma una semplice riedizione degli odierni scempi ambientali
(5). Il grosso problema dell'energia non è come
immagazzinarla (anche questo ha un peso, ma diverso e di portata molto più
limitata), ma come produrla e come utilizzarla con minori sprechi. Se ci sta a
cuore il futuro del pianeta diventa improcrastinabile, accanto a un deciso
sviluppo nel campo delle fonti rinnovabili e delle politiche di risparmio e di
uso differenziato delle diverse fonti, uno sforzo collettivo verso
l'elaborazione di un nuovo concetto dello sviluppo, che non sia basato sulla
continua crescita economica, cioè sul continuo aumento quantitativo delle
merci, dei prodotti e dei consumi.
Tale crescita, la cui insostenibilità diventa di giorno in giorno più evidente,
ci sta portando ad un stato di GUERRA INFINITA E PERMANENTE per appropriarsi
delle sempre più scarse risorse energetiche (6).
Angelo Baracca prof. associato di Fisica per Scienze Biologiche Dipartimento di
Fisica Università di Firenze tel.: 055-4572330
fax: 055-4572121 e-mail: baracca@fi.infn.it
Franco Marenco ricercatore email: franco.marenco@casaccia.enea.it
Emilio Martines ricercatore Consiglio Nazionale delle Ricerche Area della
Ricerca di Padova email: martines@despammed.com
Andrea Martocchia fisico, post-doc Observatoire Astronomique de Strasbourg
(Francia) tel.: +33-(0)3-90242484 fax:
+33-(0)3-90242432 email: martok@isaac.u-strasbg.fr
Luca Nencini Sezione sicurezza alimentare, sanitaria e ambientale ENEA-Casaccia
via Anguillarese 301 00060 Roma
Maria Luigia Paciello ricercatore Sezione di Roma1 dell'INFN c/o Dipartimento di Fisica Università di
Roma "La Sapienza" email: paciello@roma1.infn.it
Libero Vitiello ricercatore Dipartimento di Biologia Università di Padova tel
.: 049-8276212 fax: 049-8276209 email:
vitiello@bio.unipd.it
aderenti al Comitato "Scienziate e scienziati contro la guerra"
http://www.scienzaepace.it/
NOTE:
(1) J. Rifkin, "Economia all'idrogeno. La creazione del
Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra",
Mondadori, 2002. Si veda anche: J. Rifkin, "Power for everyone. Hydrogen
will make oil companies obsolete and let people generate all their own
energy", apparso il 17 settembre 2002 su The Guardian (Gran Bretagna).
(2)
Tale necessità deriva tra l'altro da ben precisi impegni presi dal nostro Paese
attraverso la firma e la ratifica del Protocollo di Kyoto.
(3) Si vedano in particolare gli studi di A. Di Fazio
pubblicati sui libri del Comitato scienziate/i contro la guerra: "Imbrogli
di guerra" (Odradek, 1999) e "Contro le nuove guerre" (Odradek,
2000), dove è trattato in dettaglio il problema del depauperamento delle
riserve petrolifere.
(4) Già nell'ambito del Club di Roma ("I limiti dello
sviluppo", 1972) erano stati delineati scientificamente gli scenari che
configuravano gli aspetti critici della situazione attuale (per una efficace
sintesi cfr. A. Peccei "Innovazione tecnologica e innovazione
culturale" pubblicato nel 1982 sull'Annuario dell'Enciclopedia della
Scienza e della Tecnica Mondadori).
(5) Citiamo le seguenti innovazioni, imposte recentemente, e
spacciate come "ecologiche": la benzina "verde", che
ricicla gli scarti di lavorazione del petrolio (idrocarburi policiclici
aromatici); il motore "eco"-diesel che micronizza il particolato
rendendolo altamente assimilabile con la respirazione, e trasmissibile ai
piccoli per via transplacentare e mammaria: si tratta di sostanze altamente
cancerogene.
(6) L'interpretazione che molti hanno dato alle azioni militari
contro la Repubblica Federale di Jugoslavia (si vedano alcuni degli interventi
presenti nei libri citati nella nota 3) e l'Afghanistan è quella di atti
motivati principalmente dalla preoccupazione degli Stati Uniti e dei loro
alleati di assumere il controllo delle vie di trasporto del petrolio del Mar
Caspio. Il riferimento al petrolio è naturalmente ancora più esplicito quando
si parla dell'Iraq.