Quella che segue e' la versione integrale
dell'articolo apparso su "La Voce del GAMADI" di Novembre 2003,
nell'ambito della rubrica "Questioni della Scienza" a cura di A.
Martocchia:
Dove sono finiti gli ambientalisti
Quando ero adolescente andava molto di moda la difesa dell'ambiente. Nella Roma
degli anni Ottanta c'era chi difendeva le specie in via di estinzione, chi
passava i pomeriggi al mare a raccogliere le lattine lasciate dagli
sporcaccioni, chi si cimentava a riconoscere le specie di piante e di animali
che (soprav)vivono in città, chi usciva di casa la domenica mattina alle 4 per
andare a fare qualche chilometro di sentiero a piedi in qualche angolo remoto
dell'Appennino, e così via... Insomma, all'epoca c'erano gli
"ambientalisti".
Gli ambientalisti erano quelli che avevano capito quanto fosse importante
difendere l'ambiente dagli eccessi e dalla prepotenza dell'uomo. Il loro
problema, all'epoca, fu però quello di essere nati e cresciuti, come movimento,
nella fase storica del "riflusso", con la tendenza ad attestarsi su
di una specie di "isoletta incontaminata" mentre tutt'attorno la
politica e la militanza erano in crisi. Di fatto, il movimento ambientalista
dell'epoca da una parte raccattò schegge e frammenti politico-ideologici di
svariata provenienza, dall'altra andò alla ricerca di una ideologia tutta
propria, che tendeva ad "autonomizzare" il punto di vista
ambientalista cercando di renderlo indipendente dalla storia della sinistra e
del movimento operaio. Essi si "autonomizzarono" anche in senso
strettamente politico, con la creazione non di uno solo, ma di una miriade di
"partiti ambientalisti".
Dal punto di vista ideologico, a parte alcune sventurate "verifiche sul
campo" della giustezza delle loro tesi (vedi Chernobyl o il prosciugamento
del lago d'Aral), gli ambientalisti si ficcarono in un vicolo cieco: a forza di
ramazzare residui ideologici a sinistra e a destra, essi si lasciarono
allegramente "contaminare" (come si direbbe oggi) da settori
reazionari, sette para-religiose, allucinazioni New Age, e leader-guru di
utopie agro-silvo-pastorali - rivelandosi così del tutto impreparati ad
affrontare l'epoca della fine della Guerra Fredda e dell'inizio di molte
tragiche guerre senza aggettivo. Dal punto di vista strettamente politico, le loro
organizzazioni diventarono spesso coacervi di carrieristi, funzionari falliti
ed entristi ispirati dalle piu' diverse, talora torbide, motivazioni (ad
esempio quelli vicini agli ambienti del Partito Radicale pannelliano).
Io sono tuttora convinto che gli ambientalisti delle origini avessero ragione,
a porre la questione ambientale, e noto che tanti ancora, con grande dedizione
e convinzione, difendono gli animali, passano i pomeriggi a raccogliere
plastiche e bottiglie, si cimentano a riconoscere piante ed animali di citta',
o escono di casa la domenica mattina alle 4 per andare a fare pochi chilometri
di sentiero a piedi su qualche cima remota. Quando non si limitano a
dilettevole, con le loro escursioni turistiche-chic, queste persone ci
richiamano ad un problema che e' reale, e che non passa come passano le mode.
Quest'anno, attorno a Ferragosto, mi e' capitato di trascorrere un paio di
giorni al Parco Nazionale d'Abruzzo con i miei famigliari. Al Parco c'ero stato
tante volte: esso, almeno per l'Italia centrale, è una specie di paradigma
dell'ambientalismo. È dagli anni Settanta infatti che, soprattutto grazie a
Franco Tassi, suo direttore per molti anni, ad un drappello di suoi
collaboratori, ed al movimento ambientalista di cui sopra, il Parco è diventato
un laboratorio non solo di protezione della fauna e della flora, non solo di
difesa dalle speculazioni e dalle devastazioni, ma anche di sviluppo turistico,
economico e culturale compatibile l'ecosistema. Un esempio rivoluzionario,
insomma, come una specie di avanguardia di una diversa civiltà.
Quest'anno però al Parco si respirava un'aria diversa, ed un pò pesante. Devo
premettere che Ferragosto non è proprio il periodo ideale per visitare il
Parco: di solito io stesso mi reco lì in periodi di ben scarsa affluenza
turistica, ed evito le strade più battute. Il problema però quest'anno non era
legato solo al Ferragosto: nell'aria c'era qualcosa di diverso, di troppo
cittadino direi, e gli stessi centri-visita sembravano equiparabili ai
negozietti del "commercio equo e solidale" o dei prodotti tipici.
Insomma, un clima di urbanizzazione e commercializzazione. Che cosa era
successo?
Da qualche mese Franco Tassi è stato scacciato. L'ex Direttore del Parco
Nazionale d'Abruzzo è stato licenziato con accuse, probabilmente pretestuose,
di malversazioni e mala-gestione. Settori vicini alla locale lobby dei
cacciatori e dei costruttori ed al governo Berlusconi hanno tolto di mezzo
questo personaggio che, dopo avere subito negli scorsi 30 anni minacce ed attentati,
era riuscito a trasformare il Parco in un esperimento di interesse e rilevanza
internazionale.
La cosa più sconvolgente in questa vicenda è che nessuno ne ha parlato. Non
dico che sia stata censurata, ma sicuramente nessuno le ha prestato la dovuta attenzione.
Già solo questo fatto dà la misura della drammatica crisi di quello che fu il
"movimento ambientalista", che appare oggi "neutralizzato"
dal punto di vista dei contenuti e delle lotte.
Eppure, i problemi ambientali non sono stati risolti, ma si sono casomai
aggravati, a livello globale, come dimostrano i contenziosi in corso sulla
energia e sul clima. In questi anni, alcuni tra i paesi più sviluppati hanno
preso provvedimenti drastici su alcune materie: ad esempio, in questi giorni in
Germania è passata una nuova legge che prevede che i negozi si predispongano a
riprendere indietro TUTTI i contenitori degli alimenti (i "vuoti", ma
non solo di vetro!), per avviarli al riciclaggio. La polemica su questo è
tuttora accesa, perchè il provvedimento implica problemi e spese per i
produttori ed i distributori.
La cultura del riciclaggio in paesi come la Germania è un fatto acquisito,
della cui rilevanza qui da noi nemmeno ci rendiamo conto. In Svizzera è normale
dividere i rifiuti "organici" - cioè che vanno in decomposizione, e
si posso gettare nel giardino - dalla carta, dalle plastiche, dai cartoni
pressati, dal vetro... e quest'ultimo a sua volta andrà in contenitori diversi
a seconda dal colore (trasparente, verde, bruno). Ciò che rimane e che non è
riciclabile va chiuso in un sacchetto speciale da lasciare fuori della porta di
casa una volta a settimana, contrassegnato da un bollino rosso che si compra
(costa circa tre euro!) e che vale come soprattassa per i rifiuti più
"scomodi"... In quei paesi si impone per legge il risparmio delle
risorse e dell'energia, del cui valore qui invece ancora non ci siamo resi
conto. In Italia siamo ancora all'epoca delle discariche abusive, e l'energia
la compriamo all'estero. Dove poi finiscano i rifiuti tossici italiani, ma
anche tedeschi o svizzeri... lasciamo perdere.
Oggi come oggi solo i materialisti dialettici, forti della loro visione unitaria di uomo e natura, possono
prendere il testimone lasciato cadere dagli "ambientalisti". La
nostra concezione dialettica ci impone di guardare ad ogni attività umana nel
suo contesto: difendere la natura significa difendere l'uomo che ne è parte
integrante. La critica al modo di produzione vigente, quello capitalista, oltre
ad essere una critica in difesa dell'uomo è anche una critica a difesa
dell'ambiente (in tedesco "Umwelt", cioè "il mondo
attorno"), che il capitalismo sfrutta ed uccide, con il suo consumismo, le
sue discariche tossiche e le sue enormi montagne di rifiuti.
La lista [vocedelgamadi] e' di supporto a "La Voce",
notiziario del Gruppo Atei Materialisti Dialettici (GAMADI).
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