ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI
KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS
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Lettere dell’Istituto 6
Sulla procreazione assistita: Il manifesto
dell’ignoranza
In un appello del 2000, edito dalla rivista “ Le Scienze”, direttore il
Prof. Enrico Bellone, gli scienziati mettevano in guardia contro il pericolo
dell’analfabetismo scientifico. Esso è dato dal gap del livello della
conoscenza che un soggetto ha e quello occorrente per intelligere i nuovi
sviluppi della scienza.
La recente legge licenziata dal Parlamento ha voluto essere un manifesto
perenne all’ignoranza scientifica.
Quasi che il governo in carica avesse voluto affidare ad una legge dello Stato
la sintesi magistrale del suo operato: un monumento perenne, a futura memoria,
alle sue spiccate doti di ignoranza scientifica. Consegna così al
popolo italiano ed alla Storia un’opera titanica:
il
manifesto dell’ignoranza scientifica.
Il testo di legge si basa su due concetti fondamentali, che ne
costituiscono le fondamenta e caratterizzano l’intento ideologico che si vuole
perseguire.
Uno è il concetto di vita per quanto attiene l’embrione, l’altro è il concetto
di famiglia.
L’architrave di tutta la legge si basa sull’assunto che il prembrione sia vita
ed in quanto tale va salvaguardato, di qui il riconoscimento di uno stato
giuridico e quindi il prembrione soggetto giuridico.
Ed è proprio qui che la maggioranza ha apposto la sua firma al manifesto
dell’ignoranza.
Il concetto di “vita” ha subito nel corso dei secoli modifiche sostanziali ad
opera dello sviluppo della conoscenza scientifica.
Fino al 1700 il concetto di “vita” veniva identificato tout court con quello di
“vita umana”. Successivamente tutta la teoria della generazione spontanea
evidenzia la sua inconsistenza, apportando un colpo mortale a tale visione
ristretta di “vita”.
Gli sviluppi della Chimica nell’Ottocento, una volta liberatasi dai legacci e
dall’eredità medioevali, contribuiscono decisamente ad una nuova e diversa
definitoria di “vita”, distinguendo la vita umana dalle altre forme di vita.
Ma il concetto di “vita” così esteso ad altri campi della natura, mantiene
intatto il suo nucleo metafisico – espressione della forte battaglia tra il
vecchio ed il nuovo e le forme ‘subdole’ che il vecchio tende a prendere nella
sua lotta di resistenza contro il nuovo. Si ha così che esso mutua, si
camaleontizza, nella teoria del vitalismo ed animismo, o soffio vitale.
Vita diviene allora tutto quanto ha uno spirito vitale, un’anima. Costituisce
cioè la forma che la tradizione di pensiero religiosa, che aveva dominato la
coscienza e la conoscenza scientifica degli uomini a partire dal II secolo dc, tende a prendere nella sua lotta contro il
nuovo ed al tempo stesso i passaggi e le mediazioni della transizione da una
coscienza scientifica ad un’altra.
“Vita” diviene, allora, tutto quanto ha uno spirito vitale, un’anima e qui il
concetto di “anima” viene letto in quanto sinonimo di “vita”, di “soffio
vitale” ed in questa accezione transita al campo scientifico. L’errore teorico
consiste nel voler insistere in un visione particolare di “vita”, quella umana,
e pretendere su tale base, angusta, di definire “vita” quanto in tale parametro
riusciva in qualche modo ad entrare.
Gli ulteriori sviluppi scientifici ci fanno comprendere la limitatezza di tale
visione, giacché il mondo della natura, che riusciamo ad indagare ci mostra una
molteplicità di forme di vita.
Essi ci mostrano che non esiste una netta linea di demarcazione, che ogni
stadio di organizzazione della materia sfuma per infinite gradazioni
nell’altro. Comprendiamo così che le varie distinzioni e le varie scienze, che
costruiamo costituiscono unicamente forme umane di organizzazione dei saperi
per meglio comprenderli e che la natura altro non è la materia che diviene in
infinite forme e che quello che a noi sembra una fissità, altro non è che la
lettura del divenire della materia da una particolare angolazione e da quella
angolazione si profilano i prima ed i poi ed i rapporti di causa – effetto, ma
se si prende una diversa angolazione di lettura si presentano altri prima ed
altri poi ed altri rapporti di causa – effetto: tutti scientificamente corretti
entro quell’angolazione.
Giungiamo così alla visione della materia come energia in movimento e che tale
movimento determina le infinite forme in cui la materia diviene.
La Fisica Quantistica e tutta la Fisica subatomica ci svelano in modo
inconfutabile come la materia diviene e che tale materia altro non è che
energia in movimento dato dal movimento degli elettroni e degli altri
componenti dell’atomo.
La Genetica ci dimostrerà, poi, comesi attua questo divenire della materia e
le strutture di tale divenire: il DNA.
La Scienza Medica dal canto suo rompe gli argini del pensiero tradizionale e
giunge alla comprensione della vita umana quale movimento di atomi e molecole e
che la loro diversa organizzazione determina livelli sempre più complessi della
struttura umana: cellule, insieme di cellule, tessuti, organi, ecc.
Si presenta così sotto i nostri occhi come le forme di vita della materia sono
infinite e che la forma di vita umana è una delle forme di vita e tutte queste
forme di vita sfumano tutte l’una nell’altro, costituendo un continuum, tale
che è difficile stabilire dove finisce una forma e dove inizia un’altra.
Siamo così giunti alla conclusione che ad ogni infinito livello di
organizzazione della materia corrisponde un concetto di “vita”, che è
determinato esattamente da quel livello di organizzazione della materia.
Comprendiamo così che un concetto di “vita” di un determinato livello di
organizzazione della materia non può essere mutuato, trasferito, trasportato ad
un diverso livello e che a ciascun livello corrispondono leggi, teorie,
definitorie, che sono propri di quel livello e non mutuabile, non trasferibili
ad altri livelli di organizzazione della materia.. Comprendiamo che ciascun
livello sfuma nell’altro non solo per quanto attiene il suo specifico campo ma
tutti gli altri campi, costituendo il continuum della materia. La
consequenziale di questo ci porta ad abbandonare la visone della conoscenza per
singoli campi e giungiamo alla multidisciplinarietà della conoscenza.
Abbiamo così imparato l’estrema interrelazione di tutti i campi tra di loro,
giungendo ad una più alta e complesso concezione del rapporto causa-effetto.
Questo ci porta ad abbandonare la struttura puramente piramidale della
conoscenza per una struttura a “ rete”, superando così i concetti rigidi di “ centro”
e “ periferia”. Nel “ reticolo”, o
rete”, ciascun punto è centro da cui si dipartono rami della conoscenza
e periferia di altri.
Queste costituiscono tranquille acquisizioni scientifiche insegnate in tutte le
facoltà universitarie.
Per il rapporto potenza – atto si ha che ciascuna cosa potenzialmente può
trasformarsi, divenire un’altra, per il movimento incessante della materia, ma
questo non significa affatto una linea evolutiva rigida, determinismo, ma non
significa neppure che può divenire qualunque cosa.
L’evoluzione, il movimento esatto di ciascuna cosa è il risultante complesso
del movimento interno all’oggetto stesso e dall’interagire del soggetto con
l’ambiente esterno, ove tutti gli elementi dell’ambiente esterno, a vari
livelli e per mille ed infinite linee, interagiscono con il singolo soggetto e
dove ciascuno singolo soggetto interagisce ed influenza tutti gli altri e
quindi la totalità dell’ambiente esterno. La risultante del processo evolutivo,
ossia del rapporto potenza – atto, è allora la risultante di questo, è quindi un equilibrio delle complesse e
poliedriche e contrapposte forze in azioni, giacché in tale processo ciascun
elemento è una particolare forza.
Heisenberg e la Fisica Quantistica hanno ben dimostrato ed argomentato questo
complesso movimento della materia, questo complesso movimento causa – effetto.
Queste sono le nostre attuali conoscenze scientifiche e su queste dobbiamo
basare la nostra coscienza scientifica, se altre idee e teorie verranno a
modificare in tutto o in parte le attuali conoscenze, noi le modificheremo,
compiendo nuovi passi in avanti.
In questo esatto, preciso, quadro teorico concettuale occorre allora iscrivere
l’intera questione dell’embrione. Esso costituisce un ben preciso, esatto,
livello di organizzazione della materia, che in specifiche ed esatte condizioni
può,
in potenza, divenire vita umana, ma nelle condizioni in cui viene presa in
esame questo livello di organizzazione della materia non lo è affatto, se non
quanto lo può essere l’atomo di carbonio, di idrogeno e di ossigeno, le cui
infinite combinazioni hanno dato vita all’intera vita dell’intero nostro
sistema solare.
Ed infatti non tutti i prembrione impianti nell’utero della donna giungono a
maturazione, si parla di sei-otto impianti e la stessa legge riconosce che ne
possono essere impianti massimo tre e quindi che almeno due su tre, ossia il
66% dei casi non vadano in porto, ossia che nel 66% dei casi non vi sia il
passaggio dalla potenza all’atto.
E qui il testo si va a mettere in un ginepraio di contraddizioni giuridiche: se
l’embrione è vita ed in quanto tale gode di uno stato giuridico, è una
personalità giuridica, il 66% che muoiono, cosa muore il prembrione o l’entità
giuridica. E se entità giuridica può ereditare? E nelle condizioni date chi ne
esercita la patria podestà e la tutela dei suoi diritti? Dopo il giudice dei
minori ci sarà quindi il giudice dei prembrione? E così l’assistente sociale
del prembrione?
Ma noi non abbiamo alcuna voglia, meno che mai tempo, di scendere a tali livelli
di polemica, ci interessa qui fermare l’assoluta ignoranza giuridica dei
licenziatori di tale leggi ed il essere autentico Manifesto dell’ignoranza.
Attraverso un processo ideologico, ossia attraverso un atto di violenza della
mente sulla natura, si è preteso di far divenire l’embrione ed il prembrione
vita umana per decreto legge.
Sul piano teorico i licenziatori di tale Manifesto dell’ignoranza mostrano
l’assoluta ignoranza dell’importante conquista, che nel corso dei secoli si è
poi sviluppata e consolidata e confermata la validità, del contributo di
Aristotele per quanto attiene il rapporto potenza – atto . Oppongono a tale
consolidata esperienza scientifica e teorica la piatta e primitiva visione
linearistica e deterministico linearistica potenza allora atto. Ma tale visione
era stata già superata dai sumeri, ittiti, assiro-babilonesi. egiziani e già da
allora ne costituiva consolidata esperienza, poi portata a livello di teoria da
Aristotele.
Tale visione infantile, linearistica, resta,
invece, nei miti, nelle superstizioni, nelle magie, nei riti magici e
nei credi religiosi, costituendone la base essenziale del dogmatismo, del
fideismo e del fanatismo.
Ed il legislatore di tale capolavoro pesca infatti il linearismo ed il determinismo
linearistica da questa tradizione di pensiero non da quella scientifica, che si
articola a partire dal 3000 a.c.
Definire allora, da parte della maggioranza, il prembrione e l’embrione vita
umana significa non comprendere che essi costituiscono un determinato livello
di organizzazione della materia e che la vita umana è un’organizzazione della
materia ad un livello superiore.
E’ certamente vita, ma non è allo stato in cui si studia il processo,
prembrione, vita umana.
Esprime una potenza di divenire ma non lo è.
E’ un “dunamein” ma non ancora un in actu: può divenire ma non lo è ancora.
Occorrerà infatti un lungo e complesso processo alla fine del quale può
configurarsi come vita umana, ma non perché abbia in potenza lo sia già ora.
Si è voluto insistere nel far proprie da parte della maggioranza le teorie
della chiesa cattolica circa la vita fetale ed embrionale.
Il legislatore nel licenziare tale legge conferma, dopo il versante scientifico
e giuridico, la sua assoluta ignoranza della storia del pensiero cattolico.
Sulla materia in questione esso ha subito repentine modifiche.
A partire dal 1948, rompendo con la consolidata teoria sviluppatasi per oltre
17 secoli, ossia per oltre millesettecento anni, attua tre modifiche radicali:
prima definisce vita fetale quella prima dei tre mesi, poi quella dopo 14
giorni dal concepimento ed infine quella dopo appena 7giorni dal concepimento.
La rottura profonda l’attua dopo il 1948, nel 1950-1951.
A partire dal II secolo ac e fino al 1948 – data dell’ultimo testo di teologica
in uso nei seminari e nelle Facoltà teologiche – la teoria cattolica, e quindi lo stesso diritto canonico, che
fino al 6° mese di vita il feto non poteva in alcun modo considerarsi vita
umana ed il feto non poteva considerarsi cristiano.
La teoria cristiana abbracciava in toto l’elaborato di Aristotele, filosofo del
IV-III secolo ac, che distingueva l’anima in tre parti: anima animale o
vegetale, anima irascibile o concupiscibile, anima razionale. La teoria
cristiana elabora la teoria secondo la quale queste tre forme di anima si
insediano nel feto in periodi diversi nel corso dei nove mesi di concepimento.
Per prima si insedia l’anima animale o vegetale, successivamente quella
concupiscibile ed infine quella razionale, ossia il soffio divino. Quella razionale,
che consente al feto da passare dallo stato animale a quello umano, si insedia
dopo il sesto mese dal concepimento; prima il feto non è vita umana.
L’intera teologia sviluppa nel corso di diciassette secoli, ossia per
millesettecento anni, dottissime disquisizioni sui tempi di insediamento delle
tre anime nel feto. Se il dibattito si sviluppa in maggior parte su binari
oziosi e cavillosi, tuttavia esso aveva una sua legittimità. Esso doveva
rispondere alla questione, allora molto pressante data anche dall’alta
mortalità fetale, se un feto di 5 mesi di vita dovesse essere sepolto in terra
consacrata, ricevere i sacramenti ed entrare in chiesa per la cerimonia funebre
o se invece andava seppellito nella fossa comune fuori le mura della città, se
andava nel limbo o meno; solo se si era insediata l’anima razionale, ossia il soffio divino, il feto era un
essere umano e quindi cristiano e quindi ricevere i sacramenti, ecc.
La disquisizione subiva particolari impennate se a morire era il feto di un
principe che aveva raggiunto i 5 mesi di vita e quindi il dibattito si
accendeva se si doveva ritenere insediata l’anima razionale o divina al 5 mese,
quando tale processo iniziava o se al 6 mese, quanto tale anima si era
definitivamente insediata.
La morte del feto a mesi dal concepimento – si ricordi qui che l’aborto
praticato dopo il 3 mese è considerato reato. è considerato soppressioni di
vita umana secondo la vigente legge italiana – non costituiva affatto morte di
un essere umano, ma di un “ animaliculo”, che veniva gettato nelle fosse comuni
fuori le mura della città.
E’ ai primi degli anni Cinquanta, dopo la scoperta della struttura a doppia
elica del DNA, che il Vaticano corre precipitosamente ai ripari e Pacelli
decreta che la vita è al concepimento.
Senza alcuna discussione, manu militari, straccia tutta la precedenza e
consolidata teoria della chiesa e l’attesta la frontiera della vita al
concepimento. La chiesa avverte, cioè, con grandi tempismo, la bufera che si
stava scatenando e corre ai ripari. La nascita della Genetica e la scoperta
della struttura a doppia elica del DNA avrebbe costituito una rivoluzione ben
più profonda di quella galileiana, avrebbe affondato l’intera teoretica
religiosa su vita-morte, Uomo-dio ecc.
Il procedere dello sviluppo scientifico determina, così, che la chiesa sposta
sempre più in avanti la sua linea difensiva, adotta cioè una tattica difensiva
consistente nel contrattaccare, passa allora dal concepimento all’embrione
ossia 14-21 giorni dopo la fecondazione, cioè l’embrione, e poi 7-14giorni prima cioè il prembrione.
L’ultima linea avanzata che le resta è quella di attestarsi sulla linea dell’IDEA,
ossia la volontà espressa di concepimento è già vita. Ed il legislatore
ci è andato assai vicino, quando legifera che deciso la procreazione assistita,
la coppia non può tirarsi indietro: è già vita, senza ancora aver impiantato il
prembrione dell’utero della donna.
La
famiglia naturale.
La legge dichiara un’espressa volontà di tutelare, blindare in
verità, la famiglia naturale, la famiglia integrale in opposizione allo stato
di disgregazione di questa. Nasce da qui la filosofia della legge, che in
sostanza pone limiti e veti e tende a scoraggiare il ricorso alla procreazione
assistita, vista appunto come ulteriore elemento di disgregazione di questa.
Ecco allora la stretta limitazione alla coppia e non anche alle coppie di
fatto, alla donna single, ecc.
Lo sviluppo scientifico e tecnologico in specifico della Scienza Medica –
rimandiamo qui alle relazioni ai Convegni dell’Istituto: Bioetica e Scienza
Medica – ha smantellato per intero la famiglia classicamente intesa,
determinandone il superamento e
l’evoluzione verso nuove/altre forme di vita e convivenza sociale della coppia.
La Scienza Medica in verità è andata ben oltre alla procreazione assistita
semplice, è giunta al cosiddetto “utero in affitto” e dal 1995 con il Prof.
Bengson è giunta alla procreazione in vitro, ossia extra-utero. Tutte queste
sono consolidate teorie e consolidate pratiche mediche in tutto il mondo, che
determinano il superamento della stretta ed immediata identificazione del lui e
della lei.
Occorre considerare che in tale campo i popoli degli Stati Uniti e della Gran
Bretagna sono all’avanguardia sia per quanto attiene le teorie e le pratiche
scientifiche e sia per quanto attiene la pratica. Questo ha comportato che
proprio in questi due paesi in particolar modo la messa in crisi della stessa
consolidata giurisprudenza inerente la famiglia. Il Codice Civile è divenuto
obsoleto.
L’intero capitolo inerente l’eredità è sconvolto; il rapporto genitori – figli
basato sul patriarcato messo in discussione e si prospettano conflitti
giuridici padre-figlio. A riguardo la giurisprudenza inglese e statunitense, in
parte quella olandese e francese,
sono abbastanza ricche di casi
ed altrettanto ricche sono le sentenze che ridefiniscono un diverso Codice
Civile a riguardo, non solamente per quanto attiene il campo dell’eredità,
ossia la trasmissione dei beni quanto, anche, quello della persona.
E’, cioè, la ricerca scientifica e tecnologica che mette in discussione la
precedenza forma di organizzazione sociale della coppia, attraverso un processo
di impatto “violento” combinato ad un’azione di disaggregazione molecolare di
quelle fondamenta su cui si ergeva l’intera vecchia concezione e l’intera
vecchia organizzazione sociale della coppia.
La legge licenziata dalla maggioranza si configura come un tentativo di
arginare il processo evolutivo in atto, una foglia che si oppone al fiume
tempestoso in piena, che rompe gli argini e travolge tutto: gli uomini, le
cose, le coscienze; che spazza via l’ancient regime e delinea i contorni, anche
se confusi, contraddittori di una nuova/altra società, di un nuovo/altro
convivere sociale degli uomini a cui tale legge tenta disperatamente di far
diga. Ed in questo far diga tutta l’inanità del gesto, una riedizione tragica,
ma questa volta nel reale, di Donchisciotte contro i mulini a vento.
Tale legge, cioè, altro non è che una forma concreta – ampiamente tratta nella
relazione al 2° Congresso dell’Istituto – in cui si concretizza quella
resistenza dell’ancien regime al nuovo che avanza, che tende a fare blocco. E
lì dove si presentano le più timide condizioni favorevoli, forza la mano:
arroganza, volgarità sono i dati più tranquilli del suo imporsi.
E questa resistenza, questo fare diga non può che avvenire in opposizione
netta, e senza cerimonie, alle più elementari verità scientifiche ed in totale
disprezzo di questo.
La legge licenziata dalla maggioranza è allora il Manifesto della Resistenza dell’ancien
regime, Manifesto dell’Ignoranza.
15 dicembre 2003