Appunti di Biologia (del) Sociale
La
globalizzazione
di
Carmelo R. Viola
La globalizzazione in quanto tale è ineluttabile esattamente come il mescolarsi
di liquidi all’interno di un recipiente. Dal punto di vista
socio-antropologico, ovvero fisiologico, la globalizzazione costituisce una
condizione di progresso perché significa che le parti di un contesto entrano
nel tutto e il tutto entra nelle singole parti. Il senso tecnico della
globalizzazione è omogeneizzazione e quello morale, universalizzazione. In
termini concreti significa che scienza, tecnologia e loro applicazioni perdono
i confini tradizionali o convenzionali o, più terra terra, che il quartiere si
apre alla città e questa al mondo. L’uso della parola riferito al solo fatto
“economico”, è restrittivo e l’opposizione alla globalizzazione senza attributi
è improprio e ambiguo. Infatti, l’oggetto contestato non è la globalizzazione
come tale ma la globalizzazione del capitalismo o, più precisamente, del
neoliberismo, che di quello è l’estremizzazione privato-concorrenziale cioè
para-animale o, più precisamente, antropozoica.
Il fatto che la globalizzazione, per sé stessa condizione di crescita civile,
sia, nel nostro caso, nociva (biosocio-incompatibile), dimostra che il suo
contenuto non è appunto compatibile con la conservazione e l’evoluzione della specie umana. Infatti,
tale contenuto, detto impropriamente economia, non è tale ma quel fenomeno
antropologico o, meglio, antropozoico, che la biologia del sociale definisce
“predonomia” ovvero pratica antropomorfa della predazione animale, nascosta
dietro un “tessuto” di giochi e di regole (leggi) così tante e così sofisticate
quanto inaccessibili all’intelligenza dell’uomo della strada, che ne camuffano
la vera natura, la esaltano e ne legittimano (e consacrano!) gli effetti, che
sono abusi di potere predatorio (con somme mostruose di privilegi), offesa dei
diritti naturali, culto della “predomania”. Il “para-animale” originario,
inizialmente compatibile con un’umanità primitiva, diventa man mano autolesivo
per lenta ma inesorabile e inarrestabile crescita esponenziale
dell’applicazione tecnologica.
Con la globalizzazione l’impresa capitalistica perde ogni connotato locale (nazionale) per diventare, ove ne abbia la
capacità, un concorrente planetario: sceglie la sede anazionale dove trova
lavoratori-produttori a più basso costo e dove può esercitare un mercato con
maggiori profitti (parassitari). Lo Stato sociale (nel senso di socialista o
comunitario) o soltanto il “welfare”, perdono senso: diventano “ferri vecchi” e
la loro ruggine la si chiama bugiardamente utopia. L’aiuto statale diventa, con
termine intenzionalmente spregiativo, “assistenzialismo”: ognuno deve
arrangiarsi da sé!
La pensione diventa un peso insostenibile per uno Stato che deve anzitutto
mantenere sé stesso ovvero i privilegi burocrato-finanziari dei suoi
“manipolatori”. Sempre più fuori del circuito naturale produzione-vendita a
sèguito di una crescente privatizzazione dei processi di produzione di beni e
di servizi, lo Stato si regge sempre più con il prelievo fiscale. Non è
esagerata la configurazione di una “dittatura fiscale” o di una “tirannia
legale del pizzo”. Il quotidiano diventa uno scadenzario, che i pochi
benestanti affidano ad un “competente” mentre il mortale qualsiasi ne è
oppresso fino alla depressione.
Se ai tempi di Luciano Lama (che probabilmente ci credeva) si profilava una
possibile “piena occupazione”, oggi si finge di studiare formule
global-industriali solo per “creare nuovi posti di lavoro”. Il problema del
diritto universale all’equo potere di sussistenza – per il solo fatto di essere
nati – in applicazione alla “scoperta” dei diritti dell’uomo, prerogativa
biologica e non una grazia del potere pubblico – semplicemente non esiste più.
E’ roba da Ottocento! Gli esclusi, forzatamente improduttivi, si arrangiano con
i giochi collaterali (detti impropriamente “mafiosi”), con il lavoro nero, con
l’accattonaggio, con le imprese predatorie in proprio (dette impropriamente
associazione per delinquere – e non per sopravvivere) o si trascineranno finché
sarà loro possibile, magari fino al suicidio.
Gli istituti di statistica aumenteranno la loro dose di menzogna servile,
chiamando occupati i distributori di
spazzatura pubblicitaria, i precari, i lavoratori part-time, magari a
tempo indeterminato, ma che ricevono tanto per non morire e, talvolta, durante
i mesi estivi, non lavorati, non percepiscono nemmeno gli assegni per i figli a
carico, ritrovandosi senza un centesimo di Euro in un sedicente “Stato di
diritto” (!)
Il concetto di sistemazione ( che è il vero senso dell’occupazione del “posto
fisso”) è semplicemente messo al bando.
Sempre in meno arriveranno al massimo della pensione pubblica (retributiva) e
quanto a quella integrativa non ci rimane che riderci o piangerci sopra perché
un cittadino (alias suddito) in attesa di “sistemazione” meno che mai può
“regalarsi” una tassa volontaria. I soggetti – individui o gruppi – sempre più
ricchi, saranno un numero sempre minore mentre aumenteranno i poveri, i morti di
fame, i cittadini senza diritti.
Il “terzo mondo”, ìnsito nel più grande Stato antropozoico del mondo (gli Usa)
– con i suoi 40 milioni di senza assistenza sanitaria e i suoi 10 milioni di
bambini, che vanno a letto a digiuno – conferma quanto detto fin qui. Con il
progressivo deterioramento del “senso dell’uomo” cresce l’imbecillità di coloro
che prendono gli Usa come esempio da seguire, l’ingenuità di coloro che si
battono contro la mafia, che è l’altra faccia dello Stato capitalista, impazza
la amoralità dei grandi imprenditori e la “ferinità” dei più forti che solo
perché tali credono di avere il diritto di dominare il mondo ovvero di farselo
a loro immagine e somiglianza
Non c’è progresso senza il rispetto della identità tecnica e nazionale. Si sta
globalizzando non solo il peggio della civiltà umana ma il suo “ritorno
atropo-tecnologico” alla giungla, l’esatto contrario dell’economia e quindi la
negazione dei diritti naturali cui la “vera” economia dovrebbe rispondere. Con
la globalizzazione “predonomica” anche la natura viene proditoriamemte e
irresponsabilmente offesa in una specie di allucinazione paranoica. Ma la
natura (ecobiosfera) risponde senza pietà e potrà da solo distruggerci tutti,
come stiamo già provando.
Per questo ed altro la globalizzazione dei cosiddetti G8 è un vero
comportamento criminale contro l’umanità (“umanicida”) e l’azione giudiziaria
per i fatti di Genova, anche quando promossa da sincera intenzione di
giustizia, ci ricorda con nostalgia i tempi “francesi” di quando parassiti e
complici mercenari tremavano davanti alle barricate e alla santa ghigliottina
dei sanculotti. Parola di nonviolento. Il popolo (questo antico mostro acefalo)
paga anche per la stupidità di lasciarsi distrarre da veri ottuntori sociali come quello, sostenuto, con la complicità
dello Stato e dei mass media, dalla sporca industria del tifo sportivo, specie
per il “falso sport del calcio”.Il paradosso consiste nel fatto che questo
avviene quando padroni e servi eccellenti sono più consapevoli del carattere criminale della proprietà illimitata e
quando scienza e tecnologia, se razionalmente applicate, potrebbero debellare
la morte per fame e la guerra per bisogno su tutta la Terra.
Carmelo R. Viola
crviola@mail.gte.it
(Globalizzazione
– ApBS – 04.03.03 )