www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - scienza - 11-03-04

Appunti di Biologia (del) Sociale

La globalizzazione

di Carmelo R. Viola

La globalizzazione in quanto tale è ineluttabile esattamente come il mescolarsi di liquidi all’interno di un recipiente. Dal punto di vista socio-antropologico, ovvero fisiologico, la globalizzazione costituisce una condizione di progresso perché significa che le parti di un contesto entrano nel tutto e il tutto entra nelle singole parti. Il senso tecnico della globalizzazione è omogeneizzazione e quello morale, universalizzazione. In termini concreti significa che scienza, tecnologia e loro applicazioni perdono i confini tradizionali o convenzionali o, più terra terra, che il quartiere si apre alla città e questa al mondo. L’uso della parola riferito al solo fatto “economico”, è restrittivo e l’opposizione alla globalizzazione senza attributi è improprio e ambiguo. Infatti, l’oggetto contestato non è la globalizzazione come tale ma la globalizzazione del capitalismo o, più precisamente, del neoliberismo, che di quello è l’estremizzazione privato-concorrenziale cioè para-animale o, più precisamente, antropozoica.

Il fatto che la globalizzazione, per sé stessa condizione di crescita civile, sia, nel nostro caso, nociva (biosocio-incompatibile), dimostra che il suo contenuto non è appunto compatibile con la conservazione  e l’evoluzione della specie umana. Infatti, tale contenuto, detto impropriamente economia, non è tale ma quel fenomeno antropologico o, meglio, antropozoico, che la biologia del sociale definisce “predonomia” ovvero pratica antropomorfa della predazione animale, nascosta dietro un “tessuto” di giochi e di regole (leggi) così tante e così sofisticate quanto inaccessibili all’intelligenza dell’uomo della strada, che ne camuffano la vera natura, la esaltano e ne legittimano (e consacrano!) gli effetti, che sono abusi di potere predatorio (con somme mostruose di privilegi), offesa dei diritti naturali, culto della “predomania”. Il “para-animale” originario, inizialmente compatibile con un’umanità primitiva, diventa man mano autolesivo per lenta ma inesorabile e inarrestabile crescita esponenziale dell’applicazione tecnologica.

Con la globalizzazione l’impresa capitalistica perde ogni connotato locale  (nazionale) per diventare, ove ne abbia la capacità, un concorrente planetario: sceglie la sede anazionale dove trova lavoratori-produttori a più basso costo e dove può esercitare un mercato con maggiori profitti (parassitari). Lo Stato sociale (nel senso di socialista o comunitario) o soltanto il “welfare”, perdono senso: diventano “ferri vecchi” e la loro ruggine la si chiama bugiardamente utopia. L’aiuto statale diventa, con termine intenzionalmente spregiativo, “assistenzialismo”: ognuno deve arrangiarsi da sé!

La pensione diventa un peso insostenibile per uno Stato che deve anzitutto mantenere sé stesso ovvero i privilegi burocrato-finanziari dei suoi “manipolatori”. Sempre più fuori del circuito naturale produzione-vendita a sèguito di una crescente privatizzazione dei processi di produzione di beni e di servizi, lo Stato si regge sempre più con il prelievo fiscale. Non è esagerata la configurazione di una “dittatura fiscale” o di una “tirannia legale del pizzo”. Il quotidiano diventa uno scadenzario, che i pochi benestanti affidano ad un “competente” mentre il mortale qualsiasi ne è oppresso fino alla depressione.

Se ai tempi di Luciano Lama (che probabilmente ci credeva) si profilava una possibile “piena occupazione”, oggi si finge di studiare formule global-industriali solo per “creare nuovi posti di lavoro”. Il problema del diritto universale all’equo potere di sussistenza – per il solo fatto di essere nati – in applicazione alla “scoperta” dei diritti dell’uomo, prerogativa biologica e non una grazia del potere pubblico – semplicemente non esiste più. E’ roba da Ottocento! Gli esclusi, forzatamente improduttivi, si arrangiano con i giochi collaterali (detti impropriamente “mafiosi”), con il lavoro nero, con l’accattonaggio, con le imprese predatorie in proprio (dette impropriamente associazione per delinquere – e non per sopravvivere) o si trascineranno finché sarà loro possibile, magari fino al suicidio.

Gli istituti di statistica aumenteranno la loro dose di menzogna servile, chiamando occupati i distributori di  spazzatura pubblicitaria, i precari, i lavoratori part-time, magari a tempo indeterminato, ma che ricevono tanto per non morire e, talvolta, durante i mesi estivi, non lavorati, non percepiscono nemmeno gli assegni per i figli a carico, ritrovandosi senza un centesimo di Euro in un sedicente “Stato di diritto” (!)

Il concetto di sistemazione ( che è il vero senso dell’occupazione del “posto fisso”) è semplicemente messo al bando.
Sempre in meno arriveranno al massimo della pensione pubblica (retributiva) e quanto a quella integrativa non ci rimane che riderci o piangerci sopra perché un cittadino (alias suddito) in attesa di “sistemazione” meno che mai può “regalarsi” una tassa volontaria. I soggetti – individui o gruppi – sempre più ricchi, saranno un numero sempre minore mentre aumenteranno i poveri, i morti di fame, i cittadini senza diritti.

Il “terzo mondo”, ìnsito nel più grande Stato antropozoico del mondo (gli Usa) – con i suoi 40 milioni di senza assistenza sanitaria e i suoi 10 milioni di bambini, che vanno a letto a digiuno – conferma quanto detto fin qui. Con il progressivo deterioramento del “senso dell’uomo” cresce l’imbecillità di coloro che prendono gli Usa come esempio da seguire, l’ingenuità di coloro che si battono contro la mafia, che è l’altra faccia dello Stato capitalista, impazza la amoralità dei grandi imprenditori e la “ferinità” dei più forti che solo perché tali credono di avere il diritto di dominare il mondo ovvero di farselo a loro immagine e somiglianza

Non c’è progresso senza il rispetto della identità tecnica e nazionale. Si sta globalizzando non solo il peggio della civiltà umana ma il suo “ritorno atropo-tecnologico” alla giungla, l’esatto contrario dell’economia e quindi la negazione dei diritti naturali cui la “vera” economia dovrebbe rispondere. Con la globalizzazione “predonomica” anche la natura viene proditoriamemte e irresponsabilmente offesa in una specie di allucinazione paranoica. Ma la natura (ecobiosfera) risponde senza pietà e potrà da solo distruggerci tutti, come stiamo già provando.

Per questo ed altro la globalizzazione dei cosiddetti G8 è un vero comportamento criminale contro l’umanità (“umanicida”) e l’azione giudiziaria per i fatti di Genova, anche quando promossa da sincera intenzione di giustizia, ci ricorda con nostalgia i tempi “francesi” di quando parassiti e complici mercenari tremavano davanti alle barricate e alla santa ghigliottina dei sanculotti. Parola di nonviolento. Il popolo (questo antico mostro acefalo) paga anche per la stupidità di lasciarsi distrarre da  veri ottuntori sociali come quello, sostenuto, con la complicità dello Stato e dei mass media, dalla sporca industria del tifo sportivo, specie per il “falso sport del calcio”.Il paradosso consiste nel fatto che questo avviene quando padroni e servi eccellenti sono più  consapevoli del carattere criminale della proprietà illimitata e quando scienza e tecnologia, se razionalmente applicate, potrebbero debellare la morte per fame e la guerra per bisogno su tutta la Terra.

Carmelo R. Viola
crviola@mail.gte.it

(Globalizzazione – ApBS – 04.03.03 )