www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - scienza - 29-03-04

da: <vocedelgamadi@yahoogroups.com>
L'articolo che segue appare su "La Voce del GAMADI"di aprile 2004

"Questioni della scienza"
a cura di A. Martocchia

L'Impegno


Questo mese chiedo ai lettori de "La Voce" di consentirmi una digressione fuori tema... Vorrei infatti sottoporre alla vostra critica alcune mie riflessioni sull' "impegno".

Mi riferisco certo anche all'impegno di ciascuno di noi, appartenenti al Gruppo Atei Materialisti Dialettici; ma, piu' in generale, penso a chiunque svolga attivita' (politiche, associative, eccetera) ispirate dal desiderio di un cambiamento sociale. In queste attivita' ciascuno di noi spende tempo ed energie, sottraendole alla sfera piu' personale e privata. Sto parlando dunque di tutto quanto si fa, a prescindere dal contesto lavorativo-professionale, nel tentativo di realizzare ideali e convinzioni profonde. Sto parlando soprattutto del cosiddetto "impegno politico".

Alberto Moravia usava dire: "Non bisogna impegnarsi... Bisogna esprimersi!"

Credo che questo motto abbia un grande significato, se inteso nel senso giusto: esso significa che l'"impegno" deve essere il frutto naturale delle proprie idee e della propria rabbia, e non puo' essere forzato o controvoglia. In ciascuno di noi, la personale concezione del mondo deve emergere spontaneamente, in qualsiasi contesto - anche ad esempio quando si fa la fila alla posta, nei rapporti con le persone care o sul lavoro, oppure nella espressione artistica (il caso di Moravia, appunto).

Lo stesso motto - "Non bisogna impegnarsi... Bisogna esprimersi!" - ha pero' anche un'altra conseguenza semantica possibile, a mio avviso molto negativa. Esso infatti puo' anche voler dire: bisogna "impegnarsi" solo come e quando ci va; bisogna cioe' seguire l'umore, la fantasia, il senso di appagamento individuale, e non sentirsi mai "in dovere" di fare, o di dire.

Se intendiamo il motto in questo senso allora, io credo, esso e' profondamente sbagliato. Tutti possiamo vedere quanto  dannosa - piu' ancora che inutile - sia questa concezione individualistica  dell'"impegno". Essa rispecchia di fatto l'individualismo connaturato alla nostra societa' capitalistica, e riflette l'indole incostante e narcisistica della borghesia. L'individualismo, il narcisismo, l'autoappagamento, l'autopromozione, ed, infine, l'autoreferenzialita', sono atteggiamenti comuni e conseguenze inevitabili di una concezione piccolo-borghese dell'"impegno" e del "fare politica".

D'altronde: si puo' cambiare la societa' solo su base volontaria individuale? Certo, per cambiare la societa' - anche solo per diffondere certe idee innovative - c'e' bisogno di una forte volonta'. Ma la volonta' da sola e' velleita'... ed essa non basta nemmeno se e' accompagnata dallo zelo - o "attivismo". Perlomeno, la volonta' di cambiamento deve essere una volonta' collettiva, non solo individuale. Il volontarismo ingenuo e' velleitarismo!

Chi detiene il potere e' chi detiene il potere economico. Chi detiene il potere possiede case editrici, istituti, fondazioni, universita', centri di ricerca dotati di strutture e fondi in abbondanza, che studiano e riferiscono su ogni situazione in qualsiasi dettaglio... Chi non detiene il potere non riesce nemmeno ad aprire un sito internet, o a stampare un giornale, per far conoscere le proprie idee.

Proviamo a fare un discorso ancor piu' strettamente politico. Si puo' cambiare la societa' impegnandosi solo nel "tempo libero"? La mia risposta e': NO. Il lavoratore che volesse costruire il socialismo impegnandosi esclusivamente "al di fuori dell'orario di lavoro" sarebbe destinato a perdere la battaglia prima ancora di incominciarla. I lavoratori, storicamente, hanno cambiato la societa' solo con gli scioperi, con le occupazioni dei posti di lavoro, con la dura lotta, dimenticando insomma completamente la distinzione tra "tempo libero" ed "orario di lavoro".

Il proletario, quando lavora, fa l'interesse del padrone. Il proletario fa il suo proprio interesse solamente quando si impegna per la trasformazione sociale. Il problema e' che il proletario si procaccia il pane lavorando, cioe' facendo l'interesse del padrone!

Con l'impegno politico "nel tempo libero" il proletario non si procura il pane, anzi rischia al limite di perdere il pane perdendo il lavoro... Solo un borghese - un possidente, uno che ha delle proprieta', uno che ha dei proletari che lavorano per lui - puo' permettersi il lusso di fare politica "nel tempo libero" ottenendo pure dei risultati. Berlusconi e' ovviamente un caso estremo, ma e' un caso davvero emblematico: da capitalista, Berlusconi si procaccia il pane facendo i suoi propri interessi, con la sua attivita' di imprenditore, e fa i suoi propri interessi anche nel "tempo libero", cioe' quando fa il politico. Cosi', Berlusconi puo' permettersi il lusso di insultare i "politici di professione", perche' lui fa il politico solo "nel tempo libero"... anzi, a dirla tutta, poiche' Berlusconi in quanto imprenditore non ha un "orario di lavoro", il suo tempo e' sempre "libero".

A questo punto bisogna riconoscere che - in una fase non rivoluzionaria, quale quella che stiamo vivendo - i proletari che fanno politica per professione forse sono i soli ad avere qualche chance di cambiare la societa'. Costoro possono infatti dedicarsi "a tempo pieno" a fare politica, e poiche' si procacciano il pane facendo politica, non rischiano di finire in rovina. Sembra un paradosso, ma e' invece un problema estremamente serio.

Oggi come oggi "a sinistra" va di moda non solo attaccare la "politica per professione", ma anche attaccare i partiti ed i sindacati in quanto tali. In linea di principio, questo e' sbagliato: non possiamo fare molto per cambiare la societa' da individui, "nel tempo libero", senza partiti e senza sindacati... Ed in generale, i partiti ed i sindacati hanno bisogno di soldi, di molti soldi e risorse, anche per procurare il pane a chi lavora per loro. Il punto e' che queste organizzazioni ed i loro funzionari dovrebbero veramente lavorare per i lavoratori, e non per la controparte.


La lista [vocedelgamadi] e' di supporto a "La Voce",notiziario del Gruppo Atei Materialisti Dialettici (GAMADI).
Per informazioni sul GAMADI e per abbonarsi al mensile "La Voce":
telefono e fax: 06-7915200; posta elettronica: <gamadilavoce@libero.it>
indirizzo: Piazza L. Da Vinci, 27 - 00043 Ciampino (Roma)