Istituto di Studi Comunisti
Karl Marx – Friedrich Engels
istcom@libero.it
www.istcom.it
V. Ilic. Lenin
La politica è una Scienza.
E’ infatti la Scienza della Politica.
Non si può improvvisarla e meno che mai pretendere di conoscerla solo perché ci
riguarda direttamente, perché ciascun nostro atto è “ politico”. Allo stesso
modo che non si è fisici o chimici o medici solo perché mangiando avvengono
processi chimico-fisici e la nutrizione interviene nella formazione del nostro
corpo.
La Scienza della Politica in quanto Scienza ha le sue leggi e come ogni scienza
si evolve: alcune parti decadono, altre ne nascono, altre ancora si modificano.
Il processo di sviluppo è determinato dagli sviluppi più complessivi della
società, ossia dagli sviluppi in ogni campo della Scienza, ossia dagli sviluppi
delle forze produttive.
Una teoria, una tattica, un programma, una strategia che pure per molti decenni
hanno consentito successi, tramontano e conducono a sconfitte, se non li si
abbandonano e se ne elaborano altri.
Come per ogni Scienza, anche per la Scienza della Politica non esistono verità
eterne, principi immutabili, sacri simulacri e déi pagani.
V. I. Lenin vive in una fase di grandi scoperte scientifiche nei campi
della fisica, della chimica, delle comunicazioni e dei trasporti e di grandi
innovazioni tecniche: il fordismo ed il taylorismo.
Un periodo che conosce una più ampia ed estesa applicazione delle scienze ai
processi produttivi.
Conosce un innalzarsi dei processi di concentrazione monopolistica ed una più
stretta integrazione del capitale industriale con il capitale bancario, che
determina il capitale finanziario, quale simbiosi tra il capitale industriale e
quello bancario, e la sottomissione di quello industriale a quello bancario proprio
nella forma del capitale finanziario.
Un periodo che vede, ma i cui tratti aveva già individuato Federico Engels, la
formazione e sviluppo di una forma particolare del capitale, il capitale monopolistico
di Stato, insieme alla feroce spartizione del mondo in sfere di influenza e la
totale sottomissione delle colonie.
Lo sviluppo di gruppi industriali a struttura monopolistica determina sia la
formazione di cartelli, trust, sindacati che la sottomissione totale dello
Stato a questi gruppi monopolistici, acutizzando il carattere dello Stato quale
“comitato d’affari” della borghesia e quindi il carattere di “dittatura della
classe della borghesia” accanto ed assieme allo sviluppo delle forme repubblicane
e democratico-parlamentare.
Innovazioni importanti erano avvenute nel campo militare e nella conduzione
della guerra.
Tutto questo determina l’evoluzione del capitalismo nella sua forma di
Imperialismo, ossia di stadio supremo del capitale, forma suprema del
parassitismo e dello sfruttamento.
Le innovazioni scientifiche e tecniche, gli sviluppi successivi del capitalismo
determinano delle profonde modifiche nelle classi, nella composizione delle
classi. La stessa borghesia vede la formazione di uno strato superiore: la
borghesia monopolistica, la borghesia legata al capitale finanziario che vive
esclusivamente staccando cedole azionarie. Lo stesso proletariato vede
modificata la sua composizione, il sistema fordista e taylorista determinano la
nascita di una nuova figura operaia: l’operaio di linea ed il tramonto o la
trasformazione delle precedenti. La classe dei contadini e della piccola borghesia
conosce profonde modifiche sia nelle colonie che nei paesi imperialisti.
L’equilibrio più complessivo del sistema capitalista mondiale, che aveva come
baricentro l’Europa e quindi la lotta franco-inglese viene a modificarsi con lo
sviluppo del capitalismo negli Stati Uniti, che dopo la guerra civile conosce
uno sviluppo impetuoso. Agli inizi del Novecento il confronto Europa – Usa è
ancora a favore dell’Europa, ma se il confronto si effettua tra gli Usa e ciascuna
potenza imperialista europea il divario è già incolmabile. In agricoltura la
produttività è la più alta del mondo, per l’impiego massiccio ed estensivo
della meccanizzazione e dei fertilizzanti. Nella siderurgia con i 32milioni di
tonnellate d’acciaio quella nord-americana produce due volte quella della
Germania e tre dell’Inghilterra ed otto della Francia. La produzione
automobilistica, grazie all’applicazione estensiva del taylorismo, raggiunge
nel 1914 un milione di auto contro le centomila dell’intera Europa. La
produzione americana è schiacciante sul piano quantitativo, su quello qualitativo
rivaleggia con quella tedesca ritenuta la migliore nel mondo.
Il capitale statunitense controlla già le principali attività inglesi ed in
generale nella produzione tradizionale l’inglese stenta a mantenere le sue
posizioni, nelle nuove non ha nessuna possibilità di reggere e cede terreno. Di
qui la discesa della centralità del movimento operaio e comunista tedeschi, già
individuato da Marx in una lettera sul finire degli anni Settanta e lo
spostamento del baricentro verso la Russia, quale anello debole della catena
capitalista.
La realtà, quindi, che Lenin vive costituisce lo sviluppo dell’analisi condotta
da Marx ed Engels, confermandola, ma non le condizioni nelle quali operavano
Marx ed Engels.
Tutta l’attività di Lenin è allora lo studio e la comprensione scientifica
della nuova realtà e l’elaborazione del marxismo alle nuove condizioni nelle
quali si svolge la lotta di classe, la lotta per la società socialista.
Lenin cioè esprime, ed è espressione teorica organica, del nuovo livello
raggiunto dallo sviluppo delle forze produttive nella loro lotta contro
l’ancient regime dei rapporti di produzione capitalistici.
Lenin apporta allora importanti contributi in tutti i campi del marxismo,
arricchendolo.
La lotta che vedrà contrapposto Lenin a tutti gli altri capi della IIa
Internazionale è proprio nella comprensione delle condizioni e dei caratteri
nuovi contro chi continua mantenersi sul consolidato terreno della teoria e
della pratica precedenti, che pur avevano portato ad importanti successi e poderosi
passi in avanti.
L’essersi ostinati da parte di questi capi su questo terreno, ha poi comportato
la sconfitta di quei partiti e di quei movimenti operai quando i nodi sono
venuti al pettine, ed essi erano totalmente impreparati al nuovi.
La lotta che va sotto il nome di “ revisionismo” condotta da Lenin è esattamente
la lotta contro chi si ostinava a non voler leggere i caratteri nuovi nella
dinamica marxiana, ma in maniera dogmatica si ostinava a voler far entrare
tutti i cammelli per la cruna dell’ago, ossia la nuova realtà dentro l’impianto
elaborato da Marx ed Engels senza elaborarlo ulteriormente.
La teoria di Kausky sull’Imperialismo, sullo Stato, sulla tattica non erano
altro che il forzare il nuovo dentro il precedente impianto e quindi
nell’ostinarsi a leggere quegli elementi che in qualche modo si adattavano a
stare dentro quell’impianto. Consequenzialmente Kautsky, dinanzi alla nuova
tattica, alla nuova teoria del capitalismo è disarmato e finisce per essere
elemento tattico della strategia e della teoria più ampie dell’imperialismo.
Non diversamente Bernstein, Turati, e tutti gli altri.
Essi si ostinano a considerare il capitalismo nelle condizioni in cui Marx ed
Engels avevano elaborato la tattica e la teoria e quindi non comprendono come
l’esponenziarsi dell’innovazione tecnica comporta da una parte la necessità di
porre in chiaro, quanto in Marx ed Engels era implicito, e svilupparlo.
Lenin infatti introduce nell’analisi economica, nei tempi di rotazione del
capitale, nei tempi della crisi e della caduta del saggio medio generale del
profitto e quindi nella circolazione del capitale il progresso tecnico.
Questo ostinarsi non fa loro comprendere il carattere della guerra imperialista
e questo li porta a schierarsi con le proprie borghesie in sostegno alle guerre
coloniali con la giustificazione teorica che diversamente si sarebbe avuto una
decadenza del proprio stato nazionale. Confondono la precedente tattica
elaborata da Marx ed Engels del 1848-1868 e si ostinano ad applicarla in
condizioni totalmente diverse. Pezza a colori di tutta la loro elaborazione
diviene, allora, il famoso passo di Marx ed Engels del “ Manifesto” circa la
progressività della borghesia, che diviene, così, tutto “ il Manifesto”.
Sul piano della tattica parlamentare non avendo compreso il carattere nuovo del
capitalismo e che cosa comportava la sua evoluzione in Imperialismo non leggono
la totale sottomissione dello Stato e dei suoi apparati ed organi istituzionali
ai gruppi monopolistici, come Lenin indicherà in Stato e Rivoluzione e
nell’Imperialismo, per cui continuano a considerare la democrazia parlamentare
borghese dentro l’elaborazione della tattica elaborata da Marx ed Engels della
“ rivoluzione permanente”. Il fatto che Marx ed Engels stessi l’avevano abbandonata
all’indomani della Comune di Parigi e delle innovazioni militari introdotte in
maniera stabile con la guerra franco-prussiana del 1871 questo non viene preso
affatto in considerazione, ma costituisce, invece, punto saldo
dell’elaborazione di Lenin sul piano della teoria e della tattica.
Lo sfruttamento e la rapina delle colonie consente per un certo periodo ai
paesi imperialisti di estorcere un sovraprofitto, che permette il mantenimento
di uno strato agiato del proletariato, la formazione di una aristocrazia
operaia ed una fonte finanziaria cospicua per la corruzione di capi del
proletariato ed in combinata per raffreddare i conflitti sociali, ossia le
condizioni materiali per una politica oggi definita socialdemocratica.
E sarà la difesa di tutte queste condizioni che spingerà i partiti della IIa
Internazionale a sostenere le rispettive borghesie prima nell’aggressione
militare e nello sfruttamento dei popoli coloniali, poi nella lotta contro tutte
le altre borghesie per la spartizione del mondo ed infine nella 1a guerra
mondiale, ossia nella guerra interimperialista per una nuova spartizione del
mondo.
Le nuove condizioni in cui viene a trovarsi il rapporto imperialismo-colonie
determina una modica delle Tesi coloniali, giacché i paesi coloniali diventano
base di opposizione e lotta all’imperialismo e quindi un secondo fronte che si
apre contro l’imperialismo e questo determina le basi oggettive di un’alleanza
tra il proletariato delle cittadelle dell’imperialismo ed i popoli coloniali,
base oggettiva dell’alleanza del proletariato mondiale con i contadini, la
piccola borghesia e la borghesia nazionale dei paesi coloniali.
L’oppressione, lo sfruttamento, la rapina imperialista richiedono l’oppressione
culturale e la divisione tra varie etnie e credi religiosi, i pogrom e le
guerre di religione alimentate dall’Imperialismo e dalle varie fazioni del
capitale finanziario e dai paesi imperialisti in guerra tra loro.
Sul piano del Partito, il famoso Che Fare?, non avendo compreso le modifiche
che il sistema taylorista comporta e più in generale il forte incremento del
progresso tecnico che si combina con il processo produttivo, essi si ostinano a
riproporre la struttura-partito di Marx ed Engels basata sulla sezione
territoriale a cui Lenin contrappone la struttura del partito sui luoghi di
lavoro: la cellula.
Nelle condizioni tecniche in cui avveniva il processo produttivo dell’epoca di
Marx ed Engels quella struttura se da una parte consentiva un prevalere del
ceto intellettuale-impiegatizio: avvocati, medici, professori, costituiva
l’unica forma possibile di circolazione e centralizzazione delle idee dei
quadri operai che venivano formandosi ed un accelerazione della loro formazione
per quel prevalere di quel ceto intellettuale. Nelle mutate condizioni
tecniche, che vedevano il tramonto di una qualche centralità di quel ceto
intellettuale e l’ascesa dei nuovi ceti tecnici, questi, a differenza dei
primi, parte integrante del proletariato – “ classe operaia scientificamente
evoluta” li definisce Karl Marx – quella struttura avrebbe solo determinato da
una parte l’uso di questi vecchi ceti al tramonto di fare del proletariato
massa di manovra delle loro carriere politiche ed impedito al proletariato di
elevarsi a funzione egemone e dirigente.
Il problema è allora quello di dare al Partito una struttura che consente al
proletariato di esercitare la sua funzione, di porre al centro la centralità
del lavoro e della classe operaia: il Partito bolscevico.
Ma per fare questo occorreva spostare tutto, interamente, il centro del Partito
sui luoghi di lavoro, ossia lì dove il proletariato è: la cellula sul luogo di
lavoro.
Antonio Gramsci, nel suo intervento alla Commissione Politica al III Congresso
del Pcd’i, sezione della IIIa Internazionale, spiega bene questo passaggio; in
Americanismo e Fordismo vi ritorna.
Tranquilla consequenziale di questo impianto è allora lo sviluppo della
democrazia proletaria, ossia del centralismo democratico: nel momento che si
spostava tutto sul luogo di lavoro si determinava un impatto forte di tutte le
contraddizioni della società, di cui il proletariato ne è totalmente
investito,di qui lo sviluppo di nuove forme che consentissero l’intervento e la
presenza della classe del proletariato tutto nei processi decisionali e quindi
lo sviluppo ulteriore della democrazia proletaria, ossia del centralismo
democratico.
Essi si ostinano a non voler comprendere la svolta storica, epocale, che la
Comune di Parigi determina nella lotta tra proletariato e borghesia e lo
spostamento in avanti di tutto lo scontro di classe e di tutte le classi, “ La
storia di ogni società è storia di lotte di classi”.
Si ostinano a non voler comprendere come la Comune di Parigi combinandosi con
gli sviluppi, di cui si è detto all’inizio, determinava l’esaurimento e
l’obsolescenza di tutta la precedente tattica e delle forme dell’organizzazione
e della lotta della tattica: Partito, Sindacato, Parlamento, associazionismo
più vario e quindi la necessità di elaborare una nuova tattica e
consequenzialmente nuove forme della tattica: nuove forme dell’organizzazione e
della lotta.
Lo sviluppo scientifico e tecnologico avevano determinato modifiche nella
teoria della conoscenza e la necessità di adeguare il materialismo
storico-dialettico alle nuove scoperte, invenzioni ed innovazioni tecniche.
Da una parte lo studio di questi consentivano la comprensione della nuova
realtà, cioè delle linee di sviluppo tendenziali, ossia dei progressi oggettivi
della maturazione dentro l’ancien regime della nuova società, ossia dello
sviluppo della contraddizione che oppone i rapporti di produzione capitalistici
allo sviluppo delle forze produttive.
Lenin, per esempio, sarà l’unico tra tutti gli studiosi del nuovo fenomeno
dell’Imperialismo a saper leggere il suo momento di transizione, di passaggio,
al socialismo e le nuove contraddizioni ed il nuovo livello delle contraddizioni
sia tra le forze produttive ed i rapporti di produzione, sia nel campo
dell’imperialismo, e sia tra l’imperialismo ed i popoli coloniali e quindi il
nuovo livello in cui si veniva a svilupparsi la lotta tra il proletariato e la
borghesia, tra capitalismo e socialismo.
Dall’altra parte questo sviluppo scientifico e tecnologico consente un nuovo
livello dell’egemonia della classe della borghesia sul proletariato. In nome di
alcune scoperte scientifiche, specie nel campo di alcune branche della Fisica,
si sostiene la non conoscibilità oggettiva della materia, la non esistenza di
leggi oggettive, che sul piano della conoscenza si traduce nella teoria
dell’agnosticismo, che nelle nuove condizioni in cui esso si sviluppa prende la
forma dell’empiriocriticismo, presentato come nuove verità a cui la Scienza
conduceva e la necessità di liberarsi delle vecchie teorie del materialismo,
del superamento della contrapposizione tra materialismo ed idealismo, avendo
oramai la Scienza consentito di superare quell’antica e superata
contrapposizione per un nuovo livello: l’empiriocriticismo, o machismo – da
Ernest Mach.
Lenin comprende bene il pericolo di una tale teoria nelle fila del
proletariato:
innanzitutto l’avvelenamento delle coscienze, una visione idealista della
realtà e quindi, attraverso la teoria della non conoscibilità della realtà
oggettiva, della non esistenza di leggi oggettive, della non esistenza di una
netta linea di demarcazione tra materialismo ed idealismo, il disarmo teorico
del proletariato e la sua messa nell’assoluta impossibilità di costruirsi una
sua autonomia ideologica e quindi l’assoluta impossibilità di costruire la sua
identità e quindi di presentarsi, essere e divenire classe egemone e dirigente.
Questo è, infatti, il quadro teorico sostanziale dentro il quale avviene la
lotta al marxismo da parte dell’Imperialismo, che va sotto il nome di
revisionismo, ossia la riduzione del marxismo a quanto è accettabile dalla
borghesia ed il riciclaggio, e quindi la legittimazione, di tutte le teorie reazionarie, che adesso
vengono fatte passare, e possono passare dopo la rimozione della netta linea di
demarcazione tra materialismo ed idealismo, come risultati dei nuovi progressi
della Scienza. Punto centrale di questo attacco è la riduzione del marxismo a
filosofia, a “canone di interpretazione storica”, una teoria filosofica tra le
tante.
In queste condizioni il proletariato non è più in grado di avere una sua
teoria, una sua analisi, una sua lettura dei processi ed allora la sua teoria,
la sua analisi, la sua lettura dei processi sono la teoria, l’analisi, la
lettura della classe della borghesia. Attraverso il mito della scienza, che i
progressi scientifici e tecnici comportano, uniti alla politica
socialdemocratica, la borghesi ristabilisce e rafforza ad un nuovo livello il
controllo sul proletariato, ossia l’egemonia.
Lenin conduce una lotta senza quartiere contro Mach ed il machismo, giacché
quelle teorie sono poi penetrate nelle fila del proletariato ed condizionano
quadri, che hanno abbandonato l’analisi e l’impianto scientifico per correre
dietro alle mode filosofiche che dalle cattedre venivano lanciate; per correre
dietro a questo o quel professore del “socialismo della cattedra”, divenendo
base di massa e strumento docile.
L’attacco più pericolo al marxismo è esattamente questo.
Lenin lo comprende bene: scende, come aveva fatto già Engels, sul piano delle
scoperte scientifiche e dimostra come esse non smentivano affatto il
materialismo, non confermavano affatto le teorie filosofiche di Mach ed i
machisti, le mode filosofiche e le teorizzazioni dei “socialisti della
cattedra” dietro cui correvano i quadri, ma confermavano appieno la natura
dialettica dei processi e del procedere della natura.
Lenin apporta in questo campo importanti contributi, chiarendo bene, nelle
nuove condizioni dello sviluppo scientifico, l’importanza e la validità delle
leggi scientifiche, costituendo per tutti gli anni Sessanta-Ottanta un decisivo
orientamento in questo campo e continuando a costituirlo alla luce delle
scoperte ed invenzioni scientifiche degli anni Novanta a seguire. Questo
ovviamente non esaurisce affatto il problema di aggiornare ed arricchire il
materialismo storico-dialettico delle nuove scoperte, invenzioni ed innovazioni
tecniche ed attrezzare risposte all’altezza delle sfide dei tempi.
Lenin è in grado di leggere il nuovo proprio perché aveva letto il progresso
tecnico, di cui si è detto all’inizio; non diversamente da Gramsci che con
Americanismo e Fordismo legge la stessa problematica da altra angolazione,
arricchendo così la tematica.
La Rivoluzione d’Ottobre è allora la consequenziale tranquilla di questa
analisi e di questo lavoro di Lenin per formare i quadri bolscevichi.
La tattica, le forme di lotte: Parlamento, sindacato, associazionismo vario, le
parole d’ordine di propaganda, agitazione, organizzazione e quindi la politica
delle alleanze e prima fra tutte quella tra proletariato e contadini poveri e
medio poveri, Tutto il potere ai Soviet sarà allora il Governo operaio e
contadino; non diversamente da un sapiente lavoro di corretta disposizione
delle forze in campo, che gli consentirà nel momento di crisi rivoluzionaria di
sferrare l’attacco decisivo nei punti chiave del sistema economico russo e
quindi del sistema politico, sociale, istituzionale russi.
Lenin sulla base dell’analisi generale, ossia mondiale del capitalismo, e
dell’analisi e dello studio della realtà russa comprende sin dal 1903-1904 che
lo sviluppo oggettivo della realtà russa era quella del superamento dello
zarismo per una repubblica democratico-borghese. Ma questa rivoluzione borghese
avveniva tardi, troppo tardi, quando ormai gli altri paesi europei e gli Stati
Uniti erano non solo giunti alla rivoluzione borghese ma anche ad uno stadio
superiore del capitalismo, nella fase in cui il mercato era già stato spartito
tra i più feroci predoni d quindi non esistevano le base reali, oggettive per
uno sviluppo capitalistico in Russia, giacché le altre potenze imperialiste
l’avrebbero impedito e le esigenze della loro esistenza era la sottomissione
della Russia e la rapina delle sue materie prime, oltre che come cane da
guardia dei popoli.
I paesi imperialisti, quindi, avrebbero consentito ed aiutato la transizione
russa verso la repubblica democratico-borghese, più o meno
democratico-parlamentare, al fine di poter meglio controllare e sfruttare la
Russia, ma non le avrebbero consentito alcun sviluppo come paese borghese, e
quindi alcun sviluppo di una classe borghese autonoma. Per la Russia non vi era
alcuna possibilità di sviluppo se non l’opposizione alla borghesia ed
all’imperialismo e quindi l’unica via di sviluppo possibile che le forze
produttive potevano avere era quella della costruzione di una società
socialista. Diversamente vi sarebbe stato unicamente per la Russia la via della
miseria, dello sfruttamento e della rapina imperialista delle sue materie
prime, della sua forza-lavoro e cane da guardia dei popoli.
Questo significava che ci si sarebbe dovuti venire a trovare nella situazione
in cui la transizione avviene, ossia avviene l’abbattimento o superamento dello
zarismo, ma la borghesia non può fare il passo successivo, questo significava
che in quello stesso momento si sarebbero venute a bruciare tutte le idee,
teorie, illusioni, speranze che settori borghesi e popolari e contadini avevano
riposto nella lotta contro lo zarismo e che l’unico sbocco possibile sarebbe
stato quello della Dittatura del Proletariato.
Lenin, campione nello studio e nella comprensione dell’esperienza storica
rivoluzionaria mondiale, aveva ben compreso, come Marx ed Engels avevano
insegnato, che i processi rivoluzionari borghesi presentano una caratteristica,
quella che nel corso della rivoluzione borghese si spostano a sinistra fasce
sempre più consistenti di classi ed avviene la separazione della borghesia
dalle altre classi, che spingono sempre più a sinistra il processo
rivoluzionario. Questo avrebbe consentito, come consentiva e l’esperienza
storica mondiale confermava, la formazione e crescita di una coscienza rivoluzionaria
delle masse e delle classi e quindi anche di quelle vicine al proletariato e
del proletariato stesso.
La rottura rivoluzionaria e le energie che esso liberava si sarebbe impattata
violentemente contro le resistenze dei rapporti di produzione capitalistici
mondiali che impedivano il proseguimento borghese della rivoluzione russa.
Questo forze se dirette dal proletariato, se cioè il proletariato aveva in precedenza
adeguato “ con esattezza, cura e meticolosità, i mezzi adeguati, sufficienti e
necessari” e quindi un programma, nelle condizioni russe un programma minino ed
un programma massimo, una teoria, una tattica, tale da consentire a tali
energie di liberarsi in tutta la loro potenza, potevano approdare alla
Dittatura del Proletariato.
Lo sviluppo raggiunto dal capitalismo, portando un innalzamento
dell’oppressione, dello sfruttamento e della rapina dei popoli coloniali
avrebbe determinato che questi sarebbero stati alleati oggettivi della
Rivoluzione e così il proletariato dei paesi imperialisti, in considerazione
dell’assenza di una Internazionale Comunista; mentre le contraddizioni che
opponevano i paesi imperialisti tra di loro avrebbero costituito alleati
temporanei della rivoluzione.
L’Imperialismo nella fase 1890-1917 determinava una particolare acutizzazione
delle contraddizioni interimperialiste tale da consentire al proletariato russo
di manovrare all’interno di queste sia per attuare il completamento della
rivoluzione in atto, rivoluzione proletaria, e sia al nuovo stato, la Repubblica
dei Soviet, di esistere e sfruttare tale momentanea disunità del campo imperialista
per procedere ad uno sviluppo delle forze produttive, secondo le indicazioni
della strategia stabilite da Marx ed Engels, nel “Manifesto del Partito
Comunista” e fatte proprie dalla Ia e dalla IIa Internazionale.
Lenin, infine, ricava la nuova forma di Stato non dalle teorie politiche sino
ad allora sviluppate: tutte le teorie sullo Stato avutesi a partire dalla fine
del XVI secolo e per tutto il XIX secolo e meno che mai sulla base delle teorie
delle dottrine politiche. Basandosi saldamente sulla teoria dello Stato elaborata
da Marx ed Engels, Lenin, sulla base dell’insegnamento di Marx ed Engels, che
avevano sottoposto ad attenta indagine la prima esperienza storica del potere
proletariato mondiale moderno, la Comune di Parigi, ricava la nuova forma di Stato e dell’organizzazione della nuova
società dall’esperienza di lotta del proletariato russo, ossia dall’esperienza
della Rivoluzione russa del 1905, che aveva dato vita in maniera spontanea, e
sostanzialmente “ effimera”, ai Soviet.
Lenin intuisce che lo sviluppo spontaneo delle forze produttive in quel momento
di rottura rivoluzionaria russa e dell’intero sistema capitalistico mondiale,
di cui la Russia ne era il punto nodale, il crocevia decisivo, aveva espresso
le nuove forme del nuovo stato: il Soviet, la Repubblica del Soviet, ossia la
forma embrionale del superamento dello Stato: il Soviet, la Repubblica dei
Soviet.