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L'articolo che segue appare sull'ultimo numero di aprile 2005 de LA VOCE del G.A.MA.DI.
Questioni della Scienza - a cura di A. Martocchia
Organismi geneticamente
modificati: un punto di vista personale
di Monica Zoppè
Forse il più importante motivo per opporsi all'uso di OGM in agricoltura è il fatto che si tratta di uno
strumento economico che genera
dipendenza dalle multinazionali, e che (insieme ai meccanismi di 'protezione della proprietà intellettuale')
mira ad impoverire e rendere non
autosufficienti i contadini e le popolazioni ad economia prevalentemente agricola. Questo aspetto è
stato esposto da molti (p. es. ne "I frutti di Demetra" n.3 2004, I Rischi degli OGM,di Saverio Luzzi) e,
senza togliere alla sua importanza, non
mi ci dilungo.
Un altro aspetto importante è che, come le altre forme di agricoltura industriale, le coltivazioni a base di OGM,
fanno comunque capo alle multinazionali
delle sementi e della chimica (che, non a caso, sono oggi associate) e sono basate sulle monoculture, su un uso preponderante di mezzi meccanici e di
composti chimici, sia fertilizzanti che
antiparassitari, diserbanti ecc., e su un abuso di acqua, aspetto che diventa sempre più importante man mano che
questa diventa un bene scarso.
Inoltre, come rileva A. Drago, "c'è un altro argomento di natura economica contro gli OGM: le compagnie di
assicurazione, così come nel caso delle
centrali nucleari, non hanno nessuna intenzione di assicurare le multinazionali contro i possibili gravi incidenti
causati dagli OGM." Non a caso,
infatti, assistiamo in questi giorni ad una battaglia parlamentare in cui i Verdi tentano (invano) di introdurre
l'obbligo di assicurazione per le
coltivazioni OGM in Italia.
In un pianeta che vede milioni di piccoli agricoltori schiacciati e ridotti alla fame dall'inganno del sistema
agricolo imposto da Banca Mondiale e
WTO, e che nel frattempo genera un surplus alimentare (anche costoso in termini di smaltimento), il
problema dell'agricoltura è
principalmente politico ed economico.
Tuttavia esistono ulteriori fonti di preoccupazione legate agli OGM. Spesso si
parla del principio di precauzione, che dovrebbe indurre ad agire con prudenza, considerando, più che
gli effetti diretti ed immediati dei
casi in questione, la pericolosità intrinseca della tecnologia, prescindendo quindi anche dalla quantificazione
del possibile danno, essendo quello
imprevedibile, appunto, non
quantificabile.
Andare incontro all'imprevisto è uno degli aspetti che fa degli esseri umani la specie attualmente dominante (nel
bene e nel male) sul pianeta. Si pensi
per esempio ai viaggi di esplorazione: spesso
pericolosi sia per chi ha scelto di farli, sia per chi vi è
costretto, nonché per i nuovi territori
e le popolazioni eventualmente residenti.
I viaggi però sono anche stati occasione di ricchissimi scambi culturali (quelli commerciali di solito
ricadono nella categoria dei danni).
Mantenendo il parallelo tra l'avanzamento scientifico (prima esplorativo, poi di sfruttamento) ed il
viaggio, possiamo considerare l'uso di
OGM equivalente al momento dello sfruttamento coloniale (agricolo, minerario, umano) dei secoli
scorsi,mentre gli studi scientifici che
fanno un uso limitato degli OGM in laboratorio hanno certamente contribuito a farci osservare e comprendere aspetti
della natura che ci hanno arricchiti
culturalmente. Il più di questo
arricchimento è privilegio di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, ma non mancano esempi di ricadute
generali positive per tutti, per
esempio in campo medico.
Appare dunque molto difficile demonizzare o voler in qualche modo appellarsi alla pericolosità intrinseca
della tecnologia: non c'è modo di
arrestarla, essendo la tendenza all'esplorazione di territori nuovi (una forma forse estrema di curiosità) un
aspetto universale della natura umana.
Resta il fatto che non possono essere i pochi potenti (le corporazioni multinazionali agro-industriali) a decidere
per tutti e se i più rifiutano (per
qualsiasi motivo, ma è meglio avere motivi solidi) un'agricoltura a base di OGM, questa non deve essere. Così
dovrebbe funzionare la democrazia.
Le implicazioni in ambito biotecnologico del principio di precauzione, comunque, non si limitano ai soli esempi di
sviluppo scientifico ed applicazioni
industriali: vorrei almeno ricordare i casi, del tutto diversi, degli sviluppi in campo bio-medico
(dai vaccini all'insulina ed altri
fattori terapeutici ricombinanti) e in campo bellico (di nuovo vaccini, e microrganismi patogeni,
modificati o meno, prodotti con scopi
offensivi). Il tutto passando per le biotecnologie alimentari, da quelle antiche (pane, vino, formaggio) a
quelle moderne ma comunque di uso
comune (detersivi) e/o sviluppati per scopi ambientali (bio-remdiation di inquinanti, petrolio
ecc.).
E' possibile assumere una posizione univoca, valida per tutte le situazioni? L'esempio tipico dei vaccini già
dimostra come, cambiando le condizioni
al contorno, cambi la nostra percezione sulla loro utilità o pericolosità.
Altre considerazioni infine emergono se consideriamo tutta la faccenda da un punto di vista più distaccato, con lo
sguardo da naturalista che abbracci un
lasso di tempo più ampio.
Il sistema di vita sul pianeta, nel senso di insieme di relazioni tra elementi fisici e biologici in equilibrio
dinamico (Gaia, per dirla in una sola,
geniale parola) è senza dubbio di gran lunga più potente di qualunque stupidità o malvagità umana, anche
se queste possono sembrare infinite).
Questo significa che per quanto riguarda la vita sul pianeta la specie umana passerà in tempi
geologicamente irrilevanti. Per quanto
riguarda invece noi (e le prossime -diciamo- una o due generazioni)
la nostra preoccupazione maggiore
dovrebbe essere di mantenere un ambiente
tale da ridurre la sofferenza collettiva. In questo quadro gli OGM vanno combattuti in quanto strumento di
controllo e sottomissione dei popoli in
termini economici e politici, generatori di povertà con tutto il suo corollario di ignoranza, malattie,
fame e sofferenze in genere.
Ringrazio i colleghi del gruppo Scienza e Pace, le cui osservazioni mi hanno indotto a più approfondite
riflessioni, e mi scuso per non aver
mai risposto singolarmente.
Dr. Monica Zoppè
Lab. di Terapia Genetica e Molecolare, IFC / CNR (Pisa)
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