www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - scienza - 22-03-05

da: <vocedelgamadi@yahoogroups.com

L'articolo che segue appare sull'ultimo numero di  aprile 2005 de LA VOCE del G.A.MA.DI.

Questioni della Scienza - a cura di A. Martocchia

Organismi geneticamente modificati: un punto di vista personale


di Monica Zoppè

Forse il più importante motivo per opporsi all'uso di OGM in  agricoltura è il fatto che si tratta di uno strumento economico che  genera dipendenza dalle multinazionali, e che (insieme ai meccanismi di  'protezione della proprietà intellettuale') mira ad impoverire e  rendere non autosufficienti i contadini e le popolazioni ad economia  prevalentemente agricola. Questo aspetto è stato esposto da molti (p. es. ne "I frutti di  Demetra" n.3 2004, I Rischi degli OGM,di Saverio Luzzi) e, senza  togliere alla sua importanza, non mi ci dilungo.

Un altro aspetto importante è che, come le altre forme di agricoltura  industriale, le coltivazioni a base di OGM, fanno comunque capo alle  multinazionali delle sementi e della chimica (che, non a caso, sono  oggi associate) e sono basate sulle monoculture, su un uso  preponderante di mezzi meccanici e di composti chimici, sia  fertilizzanti che antiparassitari, diserbanti ecc., e su un abuso di  acqua, aspetto che diventa sempre più importante man mano che questa  diventa un bene scarso.

Inoltre, come rileva A. Drago, "c'è un altro argomento di natura  economica contro gli OGM: le compagnie di assicurazione, così come nel  caso delle centrali nucleari, non hanno nessuna intenzione di  assicurare le multinazionali contro i possibili gravi incidenti causati  dagli OGM." Non a caso, infatti, assistiamo in questi giorni ad una battaglia  parlamentare in cui i Verdi tentano (invano) di introdurre l'obbligo di  assicurazione per le coltivazioni OGM in Italia.

In un pianeta che vede milioni di piccoli agricoltori schiacciati e  ridotti alla fame dall'inganno del sistema agricolo imposto da Banca  Mondiale e WTO, e che nel frattempo genera un surplus alimentare (anche  costoso in termini di smaltimento), il problema dell'agricoltura è  principalmente politico ed economico.
Tuttavia esistono ulteriori fonti di preoccupazione legate agli OGM. Spesso si parla del principio di precauzione, che dovrebbe indurre ad  agire con prudenza, considerando, più che gli effetti diretti ed  immediati dei casi in questione, la pericolosità intrinseca della  tecnologia, prescindendo quindi anche dalla quantificazione del  possibile danno, essendo quello imprevedibile, appunto, non  quantificabile.

Andare incontro all'imprevisto è uno degli aspetti che fa degli esseri  umani la specie attualmente dominante (nel bene e nel male) sul  pianeta. Si pensi per esempio ai viaggi di esplorazione: spesso  pericolosi sia per chi ha scelto di farli, sia per chi vi è costretto,  nonché per i nuovi territori e le popolazioni eventualmente residenti.  I viaggi però sono anche stati occasione di ricchissimi scambi  culturali (quelli commerciali di solito ricadono nella categoria dei  danni).

Mantenendo il parallelo tra l'avanzamento scientifico (prima  esplorativo, poi di sfruttamento) ed il viaggio, possiamo considerare  l'uso di OGM equivalente al momento dello sfruttamento coloniale  (agricolo, minerario, umano) dei secoli scorsi,mentre gli studi  scientifici che fanno un uso limitato degli OGM in laboratorio hanno  certamente contribuito a farci osservare e comprendere aspetti della  natura che ci hanno arricchiti culturalmente. Il più di questo  arricchimento è privilegio di una ristretta cerchia di addetti ai  lavori, ma non mancano esempi di ricadute generali positive per tutti,  per esempio in campo medico.

Appare dunque molto difficile demonizzare o voler in qualche modo  appellarsi alla pericolosità intrinseca della tecnologia: non c'è modo  di arrestarla, essendo la tendenza all'esplorazione di territori nuovi  (una forma forse estrema di curiosità) un aspetto universale della  natura umana.

Resta il fatto che non possono essere i pochi potenti (le corporazioni  multinazionali agro-industriali) a decidere per tutti e se i più  rifiutano (per qualsiasi motivo, ma è meglio avere motivi solidi)  un'agricoltura a base di OGM, questa non deve essere. Così dovrebbe  funzionare la democrazia.

Le implicazioni in ambito biotecnologico del principio di precauzione,  comunque, non si limitano ai soli esempi di sviluppo scientifico ed  applicazioni industriali: vorrei almeno ricordare i casi, del tutto  diversi, degli sviluppi in campo bio-medico (dai vaccini all'insulina  ed altri fattori terapeutici ricombinanti) e in campo bellico (di nuovo  vaccini, e microrganismi patogeni, modificati o meno, prodotti con  scopi offensivi). Il tutto passando per le biotecnologie alimentari, da  quelle antiche (pane, vino, formaggio) a quelle moderne ma comunque di  uso comune (detersivi) e/o sviluppati per scopi ambientali  (bio-remdiation di inquinanti, petrolio ecc.).

E' possibile assumere una posizione univoca, valida per tutte le  situazioni? L'esempio tipico dei vaccini già dimostra come, cambiando  le condizioni al contorno, cambi la nostra percezione sulla loro  utilità o pericolosità.

Altre considerazioni infine emergono se consideriamo tutta la faccenda  da un punto di vista più distaccato, con lo sguardo da naturalista che  abbracci un lasso di tempo più ampio.
Il sistema di vita sul pianeta, nel senso di insieme di relazioni tra  elementi fisici e biologici in equilibrio dinamico (Gaia, per dirla in  una sola, geniale parola) è senza dubbio di gran lunga più potente di  qualunque stupidità o malvagità umana, anche se queste possono sembrare  infinite). Questo significa che per quanto riguarda la vita sul pianeta  la specie umana passerà in tempi geologicamente irrilevanti. Per quanto  riguarda invece noi (e le prossime -diciamo- una o due generazioni) la  nostra preoccupazione maggiore dovrebbe essere di mantenere un ambiente  tale da ridurre la sofferenza collettiva. In questo quadro gli OGM  vanno combattuti in quanto strumento di controllo e sottomissione dei  popoli in termini economici e politici, generatori di povertà con tutto  il suo corollario di ignoranza, malattie, fame e sofferenze in genere.

Ringrazio i colleghi del gruppo Scienza e Pace, le cui osservazioni mi  hanno indotto a più approfondite riflessioni, e mi scuso per non aver  mai risposto singolarmente.

Dr. Monica Zoppè
Lab. di Terapia Genetica e Molecolare, IFC / CNR (Pisa)



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