www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - scienza - 18-07-05

Meglio vincere con Marx che vincere con Giorello


Di Tiziano Tussi

Da qualche tempo in alcuni sondaggi su chi sia il maggiore pensatore, intellettuale, filosofo di ogni epoca, Karl Marx occupa sempre la prima posizione. Una recente lista riguardante i maggiori filosofi, redatta dalla BBC di Londra, vede sempre Marx al primo posto.

La cosa evidentemente a qualcuno non piace. Ed alcuni, diciamo così, intellettuali italiani dicono la propria sullo scandalo. Buon ultimo arriva Giulio Giorello che sul Corriere della Sera del 16 luglio se la prende con un articolo di Paolo Franchi, pubblicato da Magazine, supplemento dello stesso quotidiano, che, nonostante tutto, stava con il vecchio di Treviri contro Hume, che era stato invece invocato tra i non marxisti, come l’unico che occupando il secondo posto dell’elenco, poteva avere qualche possibilità di scalzare il Moro. La distanza tra i due non è indifferente ma diversi, tra cui Giorello, sperano ci riesca.

Quel che sorprende non sono le argomentazioni non marxiste del professore di Filosofia della scienza dell’università Statale di Milano. Ognuno ha diritto ad avere le idee che ha, ha anche diritto a cambiarle, anche radicalmente. Questo è il caso del nostro, messo in cattedra, all’epoca, da Ludovico Geymonat, noto filosofo della scienza, noto marxista, mai pentito. Quello che spiace è il tono e la pochezza delle argomentazioni nel piccolo intervento.

Due sono i punti che richiamo. Il primo quello che asserisce, nella lezione di Giorello, che dalle “brume della Scozia sono venuti maggiori apporti alla civiltà europea che dalle luci abbaglianti della Germania”. Forse qui si vuole prendere nel mucchio anche altri tedeschi come ininfluenti, che ne so, Kant, Hegel, Nietzsche? O forse si fa riferimento al solo Marx? Certo confondere il pensiero di Marx con il comunismo realizzato pare inutile sottolineare. Come confondere Gesù Cristo con Karol Wojtyla.

Quindi lasciamo perdere le realizzazioni di un pensiero dal pensiero stesso altrimenti anche lo scettico Hume, che evidentemente faceva riferimento all’individualismo più radicale, potrebbe inorridire di fronte alla politica di Bush o Blair. Quindi negare l’apporto rilevantissimo di Marx alla storia dell’umanità, ed ancor di più della filosofia tedesca del 1800, è veramente sorprendente, fuori dalla storia.

La stessa storia che Hume richiama, certo bisogna saperlo leggere, in una parte del suo Trattato sulla natura umana, quando dice, testualmente “un vero scettico diffiderà sempre dei suoi dubbi così come delle sue convinzioni filosofiche...”, sembrerebbe un richiamo ad una flessibilità totale, che si auto deglutisce, ma così non è perché poche righe dopo si invita a “… seguire anche la propensione che ci porta ed essere positivi e certi nei punti particolari, secondo la luce in cui li vediamo in un istante particolare.”([1])

Cosa di più chiaro vi può essere di questo richiamo alla storia della conoscenza umana. Certo uno scettico sta sempre attento al dogma ma qui risalta esce l’invito a rifiutare il dogmatismo per un richiamo alla storia. Infatti il momento particolare e la luce particolare quello sono. Una storia non dogmaticamente intesa, una storia non ideale, né metafisica. E apre proprio che il richiamo alla storia fatta da uomini reali, in carne ed ossa, il rifiuto della predeterminazione dogmatica in senso storico sia una delle grandi lezioni di Marx.

Una delle grandi lezioni. Il pensiero di Marx è debordato nella generalità delle potenzialità culturali umani: arte, letteratura, psicologia, storia, critica religiosa, costume, analisi sociale, politica. Non vi è un campo del pensiero e del comportamento dell’uomo dove non si incontri anche Marx. Milioni di uomini e donne sono morti e stanno morendo per un ideale comunista che vede in Karl Marx il riferimento teorico principale.

Farebbe ridere pensare a rivoluzionari, dato che questa schiatta di esseri umani sia considerata da Giorello positiva, morire nel nome di Hume. Lui dice che “continuiamo ad amarlo”, intendendo Hume. Ma quel plurale a chi si riferisce? A sé stesso in prima persona plurale, evidentemente maiestatis? oppure ad un noi che non si sa bene cosa sia? Mah!  Poi parla di flessibilità e di illuminismo. Forse Hume non era né flessibile né illuminista. Troppo scettico.

In un raffronto tra Rousseau e Hume viene detto: “Rousseau era pazzo ma fu influente, Hume era savio ma non ebbe seguaci”.([2]) Giudizio tranciante ma a meno di non considerare anche Bertrand Russell un pericolo marxista leninista, dovremmo accogliere almeno questo dato: niente seguaci. Ed allora perché questo filosofo dovrebbe essere, per l’umanità, più determinante dell’altro. Mi pare che la scienza si basi, galileianamente, sul dato quantitativo. Questo Giorello dovrebbe saperlo! Ed anche se potrebbe essere un metro di bontà assoluta l’avere ragione da solo che torto in tanti, inverificabile, invero, cosa ci potrebbe convincere, con Hume, che Giorello abbia veramente ragione?



[1] David Hume, Trattato sulla natura umana, Laterza, Roma-Bari, 1982, p.284 e 285.

[2] Bertrand Russell, Storia della Filosofia occidentale, Longanesi, Milano, 1967, vol. terzo, p. 878.