Di Tiziano Tussi
Da qualche tempo in alcuni sondaggi su chi sia il maggiore pensatore, intellettuale,
filosofo di ogni epoca, Karl Marx occupa sempre la prima posizione.
Una recente lista riguardante i maggiori filosofi, redatta dalla BBC di Londra,
vede sempre Marx al primo posto.
La cosa evidentemente a qualcuno non piace. Ed alcuni, diciamo così,
intellettuali italiani dicono la propria sullo scandalo. Buon ultimo arriva
Giulio Giorello che sul Corriere della Sera del 16 luglio se la prende con un
articolo di Paolo Franchi, pubblicato da Magazine, supplemento dello stesso
quotidiano, che, nonostante tutto, stava con il vecchio di Treviri contro Hume,
che era stato invece invocato tra i non marxisti, come l’unico che occupando il
secondo posto dell’elenco, poteva avere qualche possibilità di scalzare il
Moro. La distanza tra i due non è indifferente ma diversi, tra cui Giorello,
sperano ci riesca.
Quel che sorprende non sono le argomentazioni non marxiste del professore di
Filosofia della scienza dell’università Statale di Milano. Ognuno ha diritto ad
avere le idee che ha, ha anche diritto a cambiarle, anche radicalmente. Questo
è il caso del nostro, messo in cattedra, all’epoca, da Ludovico Geymonat, noto
filosofo della scienza, noto marxista, mai pentito. Quello che spiace è il tono
e la pochezza delle argomentazioni nel piccolo intervento.
Due sono i punti che richiamo. Il primo quello che asserisce, nella lezione di
Giorello, che dalle “brume della Scozia sono venuti maggiori apporti alla
civiltà europea che dalle luci abbaglianti della Germania”. Forse qui si vuole
prendere nel mucchio anche altri tedeschi come ininfluenti, che ne so, Kant,
Hegel, Nietzsche? O forse si fa riferimento al solo Marx? Certo confondere il
pensiero di Marx con il comunismo realizzato pare inutile sottolineare. Come
confondere Gesù Cristo con Karol Wojtyla.
Quindi lasciamo perdere le realizzazioni di un pensiero dal pensiero stesso
altrimenti anche lo scettico Hume, che evidentemente faceva riferimento
all’individualismo più radicale, potrebbe inorridire di fronte alla politica di
Bush o Blair. Quindi negare l’apporto rilevantissimo di Marx alla storia
dell’umanità, ed ancor di più della filosofia tedesca del 1800, è veramente
sorprendente, fuori dalla storia.
La stessa storia che Hume richiama, certo bisogna saperlo leggere, in una parte
del suo Trattato sulla natura umana, quando dice, testualmente “un vero
scettico diffiderà sempre dei suoi dubbi così come delle sue convinzioni
filosofiche...”, sembrerebbe un richiamo ad una flessibilità totale, che si
auto deglutisce, ma così non è perché poche righe dopo si invita a “… seguire
anche la propensione che ci porta ed essere positivi e certi nei punti particolari, secondo la luce in
cui li vediamo in un istante
particolare.”([1])
Cosa di più chiaro vi può essere di questo richiamo alla storia della
conoscenza umana. Certo uno scettico sta sempre attento al dogma ma qui risalta
esce l’invito a rifiutare il dogmatismo per un richiamo alla storia. Infatti il
momento particolare e la luce particolare quello sono. Una storia non
dogmaticamente intesa, una storia non ideale, né metafisica. E apre proprio che
il richiamo alla storia fatta da uomini reali, in carne ed ossa, il rifiuto
della predeterminazione dogmatica in senso storico sia una delle grandi lezioni
di Marx.
Una delle grandi lezioni. Il pensiero di Marx è debordato nella
generalità delle potenzialità culturali umani: arte, letteratura, psicologia,
storia, critica religiosa, costume, analisi sociale, politica. Non vi è un
campo del pensiero e del comportamento dell’uomo dove non si incontri anche
Marx. Milioni di uomini e donne sono morti e stanno morendo per un ideale
comunista che vede in Karl Marx il riferimento teorico principale.
Farebbe ridere pensare a rivoluzionari, dato che questa schiatta di esseri
umani sia considerata da Giorello positiva, morire nel nome di Hume. Lui dice
che “continuiamo ad amarlo”, intendendo Hume. Ma quel plurale a chi si riferisce?
A sé stesso in prima persona plurale, evidentemente maiestatis? oppure ad un
noi che non si sa bene cosa sia? Mah!
Poi parla di flessibilità e di illuminismo. Forse Hume non era né
flessibile né illuminista. Troppo scettico.
In un raffronto tra Rousseau e Hume viene detto: “Rousseau era pazzo ma fu
influente, Hume era savio ma non ebbe seguaci”.([2])
Giudizio tranciante ma a meno di non considerare anche Bertrand Russell un
pericolo marxista leninista, dovremmo accogliere almeno questo dato: niente
seguaci. Ed allora perché questo filosofo dovrebbe essere, per l’umanità, più
determinante dell’altro. Mi pare che la scienza si basi, galileianamente, sul
dato quantitativo. Questo Giorello dovrebbe saperlo! Ed anche se potrebbe
essere un metro di bontà assoluta l’avere ragione da solo che torto in tanti,
inverificabile, invero, cosa ci potrebbe convincere, con Hume, che Giorello
abbia veramente ragione?