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da: <vocedelgamadi@yahoogroups.com>

L'articolo che segue appare sul numero di febbraio 2006 de LA VOCE del Gruppo Atei Materialisti Dialettici

Questioni della Scienza
a cura di A. Martocchia

Crescita, sviluppo, e disonestà intellettuale


In questa rubrica, nel numero di Novembre 2005, veniva pubblicata una  Lettera ("Crescita e sviluppo, due concetti diversi") che il  sottoscritto aveva inviato a Liberazione (organo del PRC) come  intervento nel dibattito in corso sull'ecologismo. Essa toccava nel  vivo di problemi scottanti, quale quello del rapporto con la grande  borghesia imprenditoriale e con la sua ideologia; essa cercava inoltre  di discriminare, nel patrimonio di idee dell'ecologismo, tra cose utili  e cose inutili per la sinistra. Dicevamo infatti: hanno ragione solo  quelli che, tra gli ambientalisti, sono materialisti; essi hanno  ragione perché, come ha ben spiegato Emiliano Brancaccio, "hanno  compreso, prima e meglio di tutti, che lo sviluppo illimitato del  capitale si inscrive in un orizzonte naturale finito, e che già da  tempo si avvertono i primi, devastanti segnali di impatto tra la  meccanica pervasiva dell'accumulazione capitalistica e i confini  insuperabili del sistema naturale" , al punto che "la plausibilità di  una apocalisse ambientale [è] ormai un dato scientifico  incontrovertibile". Un ragionamento analogo veniva recentemente  sviluppato, con molta serietà, dallo studioso John Bellamy Foster sulla  rivista storica del marxismo statunitense "Monthly Review"  ("Organizzare la rivoluzione ecologica" - si veda:  http://www.monthlyreview.org/1005jbf.htm ).

La suddetta Lettera a Liberazione non è mai stata pubblicata. La  ragione è semplice: la linea di maggioranza nel PRC aborrisce  l'ambientalismo marxista, e gli preferisce un ambientalismo idealista,  utopista, da mito del "buon selvaggio", antiprogressista - insomma:  l'ambientalismo reazionario. Certi intellettuali di o vicini a  Rifondazione non sono nemmeno coscienti, io credo, della sbandata  ideologica in cui sono incorsi, e delle sue pesanti implicazioni; altri  - Serge Latouche in testa - marxisti non lo sono stati mai (in nessuna  delle possibili accezioni del termine "marxista"), dunque il problema  per loro non sussiste oppure nemmeno lo capiscono.

Serge Latouche prova goffamente a difendersi dalle accuse che gli  rivolgiamo in un articolo apparso su Liberazione del 10/10/2005: "Ma la  decrescita è di destra o di sinistra?". L'articolo non spiega niente e  non chiarisce niente, perché è impostato male già a partire dal titolo.  Latouche gioca infatti sull'ambiguità e la confusione concettuale  purtroppo prevalente, negli ambienti vicini al PRC, rispetto a concetti  di base quali CRESCITA, SVILUPPO, PROGRESSO, e, appunto, SINISTRA.

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Ci tocca allora puntualizzare, per l'ennesima volta su queste pagine,  alcune distinzioni concettuali da cui un qualsiasi intellettuale serio  non dovrebbe prescindere. Anche quei "marxisti" che trascurano il  Materialismo Dialettico devono tenere conto del fatto che, in un  contesto di puro e semplice Materialismo Storico, lo SVILUPPO delle  forze produttive è ciò che muove la Storia dell'umanità. Per inciso,  esso è indispensabile, secondo Marx, per creare la base materiale per  la transizione al comunismo. Seppure Marx si fosse al limite sbagliato  rispetto alla transizione al comunismo (ovvero ai suoi tempi e modi)  egli ha avuto tuttavia ragione da vendere dal punto di vista della  teoria della società, cioè rispetto allo sviluppo delle forze  produttive. Sia nel Materialismo Storico (come teoria della società)  che nel più generale Materialismo Dialettico (come teoria filosofica  generale della Natura, che comprende il Materialismo Storico come una  sua derivazione specifica), l'idea di SVILUPPO è al cuore del  ragionamento. La realtà è materiale - cioè: è una unica, tutta  immanente - ed è dialettica - ovvero: procede per contrasti ed  opposizioni, in un continuo movimento ed in un continuo superamento di  se stessa. Questo superamento ("sintesi", in senso Hegeliano) si chiama  SVILUPPO.

Peraltro, anche chi non conoscesse le teorie di Marx, Engels, e dei  loro successori, ma ritenesse comunque di essere persona di SINISTRA,  dovrebbe riconoscere che gli esseri umani vogliono vivere ed hanno  diritto a vivere sempre meglio e più a lungo, e dunque è nella loro  natura "ontologica" il fatto di elaborare sempre nuove soluzioni per i  propri problemi, ed evolvere cosí socialmente, e dunque evolvere nelle  forze produttive - cioè SVILUPPARSI. Peraltro, il fatto che qualcuno  aborrisca ulteriore SVILUPPO è del tutto irrilevante rispetto a dove  poi andrà realmente la società, e quindi la Storia umana. Seppure noi  ci "liberassimo" del concetto, non avremmo risolto, ma semplicemente  omesso, il problema.

La distinzione tra chi crede nella positività/necessità dello SVILUPPO  e chi invece vi si oppone coincide esattamente con la distinzione tra  pensiero progressista e pensiero conservatore-reazionario, ovvero -  nell'accezione più generale possibile - tra SINISTRA e DESTRA. È di  SINISTRA chi considera il cambiamento (SVILUPPO) come un fattore  indispensabile della Storia umana, ed auspica una evoluzione nel senso  (etico) del miglioramento (PROGRESSO).

Riassumendo, possiamo insomma distinguere i vari concetti nel modo  seguente. SVILUPPO indica un movimento intrinseco ed una  trasformazione. Esso può implicare o meno una CRESCITA, ovvero un  aumento quantitativo, a seconda della fase storico-sociale che ci si  trova ad analizzare: al tempo di Marx, le due cose erano accoppiate, e  lo sono ancora in molti dei paesi cosiddetti "in via di sviluppo" o in  specifici settori, ma ciò non è vero sempre ed in tutti i campi. Il  termine PROGRESSO ha invece una valenza etica, indica miglioramento:  anch'esso può esserci o non esserci a seconda della fase storica, può  andare o meno di pari passi con una CRESCITA. Infine, SINISTRA è quella  parte della opinione pubblica che auspica tale miglioramento  (PROGRESSO) attraverso il cambiamento (SVILUPPO).

La sinistra di ideologia marxista può articolare la sua critica al  sistema capitalistico, consumistico ed energivoro, responsabile delle  crisi globali e specialmente di quella, epocale, dei combustibili  fossili, criticandolo dunque per il suo MODELLO DI SVILUPPO, laddove  esso è superato e non implica più alcun PROGRESSO. La critica può  legittimamente essere rivolta al capitalismo in quanto società della  CRESCITA (accumulazione) dissennata; essa può legittimamente essere  rivolta alla CRESCITA senza condannare scioccamente lo SVILUPPO, come è  stato spiegato bene (su Le Monde Diplomatique di Luglio 2004)  nell'articolo "Sviluppo e crescita non sono necessariamente appaiati"  di Jean-Marie Harribey.

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Latouche usa in maniera opportunistica, e concettualmente confusa, le  categorie di CRESCITA e di SVILUPPO. Su giornali e riviste della  sinistra marxista (come appunto anche nel suddetto articolo apparso su  Liberazione) egli evita furbescamente di usare la parola SVILUPPO  perché sa che rischia di incorrere nella nostra critica, cioè nella  critica dei marxisti: così, per schivare le critiche egli usa il  termine CRESCITA. Ma quando interviene in altre sedi, egli afferma  esplicitamente di essere contrario allo SVILUPPO, marcando così senza  ambiguità la sua differenza e distanza rispetto alle linee di pensiero  di derivazione marxista e progressista.

Nell'articolo suddetto, Latouche conserva tutta l'ambiguità ma non  manca, velenosamente, di scagliarsi contro Engels, che definisce  "imbevuto della concezione positivista e meccanicista della scienza"; e  poi, immancabile, attacca: "l'ecologia russa è stata letteralmente  liquidata da Stalin nei gulag siberiani". Secondo Latouche, nel  marxismo "l'economia capitalista è criticata e denunciata, ma la  crescita delle forze che essa scatena è qualificata come produttiva  (mentre è almeno altrettanto distruttiva)". L'allusione alle parole  testuali di Marx è palese, ma qui esse vengono deformate, allo scopo di  creare deliberatamente confusione tra il termine SVILUPPO ed il termine  CRESCITA, e di deformare il pensiero di Marx.

A questo punto, dopo avere distorto ed offeso il materialismo storico e  dialettico, Latouche riconosce: "esiste, è vero, una critica di destra  della modernità, come esiste un anti-utilitarismo di destra e un  anti-capitalismo di destra... Non c'è ragione, ciò nonostante, di  confondere l'antiproduttivismo di destra e l'antiproduttivismo di  sinistra." Interessante... Ma Latouche non spiega la differenza, e  contribuisce ad alimentare, volutamente, la confusione. Egli dice  infatti: "la nostra concezione della società della decrescita non è né  un impossibile ritorno al passato, né un accomodamento con il  capitalismo, ma un 'superamento' (se possibile pacifico) della  modernità." Ma perché allora non la chiama SVILUPPO ("superamento")? E  che 'superamento' sarebbe, se egli altrove teorizza idealistiche  "società senza economia"? Più che superamento, si direbbe: fuga e  chiusura in ghetti di ispirazione socialista-utopista o  comunitarista-reazionaria.

"Per me, la decrescita è necessariamente contro il capitalismo."  Eccezionale: e allora qual è la differenza tra il suo anti-capitalismo,  che definisce essere "di sinistra", e l'anticapitalismo "di destra"?  Non lo spiega: prosegue con attacchi contro esponenti "politici e  sindacali" della sinistra, e termina moralisticamente: "gli obiettori  della crescita, partigiani della costruzione di una società della  decrescita conviviale, serena e sostenibile, sanno fare la distinzione  tra Jospin e Chirac, Schroeder e Merkel, Prodi e Berlusconi, e anche  tra Blair e Thatcher... Quando vanno a votare (ciò che consiglio loro  di fare) sanno che, anche se nessun programma di governo della sinistra  mette in conto la necessaria riduzione della nostra impronta ecologica,  è comunque da quel lato che si trovano i valori di condivisione, di  solidarietà, di eguaglianza e di fratellanza. Questi valori  [idealisticamente intesi, si noti bene!] non si possono fondare sul  massacro della altre specie e sul saccheggio della natura, e conviene  estenderne il beneficio alle generazioni future, E' per questa ragione  che la nostra lotta si colloca risolutamente a sinistra." Bontà sua. La  spiegazione di Latouche non spiega niente: essa si riduce solamente a  propaganda elettorale. Egli chiude con la rassicurazione: vi invito  comunque a votare Prodi anziché Berlusconi, perció non abbiate paura,  sono anch'io di sinistra. La pochezza di queste argomentazioni è
clamorosa.

Riassumendo, alle critiche di chi ritiene che le sue idee siano lontane  dal marxismo, Latouche non risponde poiché non conosce (o comunque  non  vuole trattare) i fondamenti della ideologia marxiana, che è  necessariamente una teoria dello SVILUPPO o trasformazione; ed alle  critiche di chi lo definisce di destra, egli ribatte: è vero, c'è anche  un ambientalismo di destra, ma io voto per Prodi. È un po' poco, se  vogliamo davvero riaffermare (rifondare?) un "pensiero forte" per la  sinistra di derivazione marxista.



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