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- cultura e memoria resistenti - scienza - 22-07-08 - n. 237
L'articolo che segue uscirà sull'Inserto scientifico de La VOCE del Gruppo Atei Materialisti Dialettici di Settembre 2008
Questioni della scienza
A cura di A. Martocchia
Esiste l'Italia?
Esiste l'Italia? È questo il titolo recentemente usato dalla nota rivista di geopolitica Limes. A ben riflettere l'interrogativo ha un suo senso piuttosto evidente, certamente dal punto di vista geopolitico - cioè dal punto di vista delle politiche internazionali e degli interessi specifici che questo paese dovrebbe esprimere nel contesto globale -, ma anche da altri punti di vista. Il problema della incerta identità dell'Italia è palese e molto attuale anche sotto il profilo culturale in genere. Quale contributo apporta in effetti l'Italia di oggi al patrimonio di conoscenze, di soluzioni, di diritti, di storia, di civiltà dell'umanità intera? L'Italia può dare un esempio di qualche tipo su qualche tematica, su uno qualunque dei tanti temi urgenti e gravi che sono in prima fila nell'agenda del mondo contemporaneo?
La risposta che dobbiamo dare - senza alcuna rabbiosità impulsiva, senza davvero alcuna voglia di usare una furia provocatoria, ma solo con meditato realismo e delusione - è negativa. Questo nostro paese è sprofondato da alcuni anni in una crisi intellettuale e morale, oltrechè politica, molto grave. Nel 2006 credemmo per un attimo di aver superato il punto più basso e di avere ancora la possibilità di risalire la china; ma fu l'illusione di un momento. È un baratro ancora più profondo quello in cui ci ritroviamo oggi, dopo la costituzione del nuovo governo che vede alleate le forze più reazionarie, e dopo che questo nuovo governo ha incominciato a produrre i suoi decreti.
Per dirigere questo paese sono adesso coalizzati assieme fascisti super-nazionalisti e secessionisti antiitaliani, e poi razzisti, bigotti, populisti e agitatori di folle da Vandea, evasori fiscali e maestri di corruzione, campioni di egoismo appartenenti al ceto bottegaio e piazzista più retrivo - quando non direttamente mafioso - della nostra imprenditoria. Nonostante le differenze esteriori, gli interessi di lorsignori in effetti coincidono: che siano "italianissimi" o "lumbard", sono tutti volgari xenofobi; che siano leghisti o borbonici, sono tutti servi degli Stati Uniti d'America; che siano federalisti o "servi dello Stato", tra di loro lavorano a braccetto alla detassazione, al depauperamento e alla svendita dei patrimoni pubblici e delle strutture e servizi sociali; che siano "europeisti" o "atlantici", sperperano comunque volentieri i nostri soldi in missioni coloniali e di guerra all'estero; che siano antichi aristocratici o arricchiti di recente, tutti indistintamente disprezzano, colpevolizzano e colpiscono i poveri, come se il non avere soldi fosse la peggiore colpa; che siano illibati o pluridivorziati, ex preti o ex spogliarelliste, sono tutti sbattiginocchia che agiscono in nome e per conto del Vaticano. Questa è la amara situazione, esemplificata dai provvedimenti presi nelle prime settimane di governo: dalla persecuzione razziale dei rom ai "crescenti impegni" in Afghanistan, dalle leggi per depenalizzare i reati dei potenti alle leggi per moltiplicare le pene per chi ha già meno diritti degli altri (i cosiddetti "extracomunitari"); e così via.
Ma questo governo non è altro che lo specchio della crisi della società intera. È importante infatti avere chiaro che tali tendenze e provvedimenti non sono tutta farina del sacco di questo cosiddetto "centrodestra", ma sono maturate in larga misura anche nella fase di governo e nei cervelli del cosiddetto "centrosinistra". La crisi è infatti crisi strutturale di tutta la società; se ci fosse una buona fetta del paese a non condividere questo corso, e partiti e forze anche non maggioritarie ma in grado di contrastarlo efficacemente in una battaglia per la egemonia culturale, esso non sarebbe possibile. Il problema è che non è in corso alcuna battaglia per la egemonia culturale del proletariato e del pensiero anti-reazionario (per non dire progressista, visto che, appunto, il termine "progressista" con l'aria che tira è stato quasi abolito dal vocabolario). Così, mentre il ceto politico-intellettuale di "centrosinistra" è del tutto subalterno al pensiero borghese, la gran parte della popolazione italiana è continuamente sollecitata dai mezzi di comunicazione di massa a condividere e sviluppare nel suo seno lo stesso razzismo, la stessa corruzione, la stessa chiusura mentale, lo stesso provincialismo, lo stesso disprezzo per i poveri e per gli svantaggiati, che i ricchi e i potenti professano per loro specifica vocazione e tornaconto.
Il problema dei media è in effetti, oggi come oggi, il problema fondamentale nella "gestione ideologica" di una società. I media sono oggi quello che cento anni fa erano le carabine. L'uso dei mass-media come "droga" nel nostro paese è consolidato. In periodo estivo ci viene da pensare ad esempio ai cosiddetti "gialli dell'estate", quei fattacci di cronaca nera che assurgono alle prime pagine e monopolizzano l'attenzione pubblica, nascondendo altre ben più gravi questioni. Un esempio di quest'anno è il caso di una ragazza uccisa in Spagna: con questa notizia i mass-media sono stati letteralmente presi in ostaggio per giorni, proprio mentre il governo si faceva le sue leggi "ad personam" per imbrigliare i processi per corruzione. Se ne è reso conto addirittura il numero due del ministero degli Interni catalano, Joan Boada, che l'11 luglio ha accusato in un'intervista rilasciata alla radio spagnola Cadena Seri i media italiani di "sensazionalismo" e in particolare quelli che appartengono a Silvio Berlusconi di aver usato il caso dell'omicidio della giovane per distrarre l'opinione pubblica. "Suppongo che in questo modo la stampa italiana si è liberata del compito di criticare il signor Berlusconi per le 'animaladas' che ha in questo momento con la politica interna nel suo Paese. E, al tempo stesso, i media che gravitano nell'orbita di Berlusconi preferiscono affrontare altri argomenti, piuttosto che quello che succede alla politica interna italiana...". Immediata la risposta da Roma, dove la coda di paglia per queste giustissime critiche è forte: l'ambasciatore d'Italia a Madrid ha subito inviato una protesta formale, il ministro Fratini ha ottenuto le scuse.
Visto l'"incidente" diplomatico, una volta tanto i media italiani si sono placati; ma tante altre volte, la speculazione sui fatti di cronaca nera continua pesantissima per settimane o per anni interi. L'utilizzo dei "fattacci" a scopo di "ottundimento" dell'opinione pubblica interna è stato più volte denunciato nel nostro paese ed è una pratica costante: si tratta in effetti di una regola più che di una eccezione. Vorrei ricordare solo un altro caso che ha tenuto banco negli ultimi anni: quello dei cosiddetti "fratellini di Gravina", cittadina delle Puglie dove la denunciata scomparsa dei due ragazzini aveva indotto a pesanti speculazioni giornalistiche. Hanno dapprima accreditato una "pista rumena", coerentemente con la campagna di odio razziale antirumeno che viene fomentata da anni; poi hanno fatto di tutto per trasformare il padre di questi ragazzini in un mostro da sbattere in prima pagina, facendo le peggiori ipotesi, in linea con le atmosfere "horror" dei film statunitensi e con il clima da "fabbrica della paura" che si vuole imporre alla nostra società per controllarla. Solo per caso, grazie a un terzo ragazzino che ha rischiato di fare la stessa fine, dopo anni i corpi dei due fratellini sono stati scoperti in una casa diroccata: erano cascati in una stanza sotterranea perchè l'accesso a queste rovine era rimasto libero, e i ragazzini della città andavano spesso e volentieri a giocare lì a proprio rischio e pericolo. Così anche il padre è stato scagionato, ma i giornalisti e i magistrati si sono dimenticati di mettere sul banco d'accusa gli unici veri colpevoli: e cioè quegli amministratori locali che consentono che un'area diroccata possa rimanere così com'è, indisturbata e accessibile ai ragazzini, nel cuore di un centro abitato, per decine di anni, in spregio ai più elementari criteri di sicurezza per la cittadinanza. Un caso flagrante di mala-gestione urbanistica e incompetenza da parte delle autorità preposte, in un tessuto urbano devastato da abusi edilizi, è stato completamente trascurato dai media, preoccupati solo di spargere odio e diffidenza tra poveri. La gestione incivile dell'edilizia a Gravina e nel nostro sud evidentemente non era un tema serio da affrontare... i ragazzini morti sono davvero morti invano.
Così, mentre i media italiani fanno il loro sporco lavoro di lavaggio del cervello dell'opinione pubblica, i problemi rimangono gli stessi e si aggravano. È la stessa Spagna oramai a darci lezioni di civiltà e di laicità - quella Spagna che fino a pochissimi anni fa, vista l'eredità del franchismo, era ancora tra i paesi più bigotti e arretrati d'Europa. La Spagna ci dà lezioni su molti fronti: è notizia di questi giorni una legge di Zapatero per la definitiva espulsione dei crocefissi dai locali pubblici - mentre in Italia i crocefissi aumentano in luoghi pubblici e privati; la Spagna è volàno per la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico di tutta Europa, mentre in Italia i fondi per Università ed Enti di Ricerca diminuiscono di Finanziaria in Finanziaria, e non bastano più oramai nemmeno per la "ordinaria amministrazione"; in Spagna i diritti all'aborto ed alla procreazione assistita sono adesso acquisiti, mentre in Italia annoveriamo tra i nostri "intellettuali liberali" quella trippa da prete di Giuliano Ferrara, e moltissimi nostri cittadini che non riescono ad avere figli scappano proprio in Spagna in cliniche specializzate; in Spagna si investe sulle energie alternative e sul riprocessamento dei rifiuti, mentre in Italia Napoli affoga nella spazzatura e un ente come l'ENEA è pressochè in dismissione.
Nel nostro paese, un povero padre che vuole concedere alla figlia il naturale diritto di morire dopo essere rimasta attaccata per vent'anni ad un respiratore elettrico è costretto a passare sulle prime pagine dei quotidiani e a litigare con preti, cardinali, politicanti e vigliacchi giornalisti come il trippone di cui sopra. L'Italia riesce a farsi condannare per razzismo persino dalla Unione Europea, che pure sulle questioni delle "etnie" non ha certo precedenti cristallini, visti i riconoscimenti che ha concesso a paesi e pseudo-paesi fondati sul razzismo e l'esclusione delle minoranze "politicamente scomode", quali alcuni ben noti paesi baltici e balcanici.
Questo è il nostro paese oggi. Un paese dove, ovviamente, non si fanno più figli. Un paese che vive per forza d'inerzia sui fasti artistici del passato lontano. Un paese inesistente, che non produce cultura ne' diritti, che non conta niente nelle contese internazionali, vittima di una classe dirigente che lo sta coprendo di vergogna dinanzi al mondo intero.