Nell'era attuale, in cui l'ideologia antiscientifica, la disinformazione e la "distruzione della ragione" vengono nuovamente utilizzate come componenti chiave di un più ampio antimaterialismo che rafforza la transizione dal neoliberismo al neofascismo in risposta alle crisi del capitalismo, si evidenzia la grande rilevanza del libro: "Perché il socialismo? di Albert Einstein: l'attualità intramontabile del suo saggio classico". Esso mette in evidenza i legami tra la scienza e la lotta per la giustizia, una vita ricca e significativa e la sostenibilità ambientale dell'umanità e delle altre specie.
Il libro è composto da un'ampia introduzione di John Bellamy Foster intitolata "Einstein'sWhy Socialism? and Monthly Review: A Historical Introduction", dal saggio di Albert Einstein "Perché il socialismo?" e da un saggio di John J. Simon intitolato "Albert Einstein, Radical: A Political Profile", pubblicato in precedenza su Monthly Review nel maggio 2005. Sebbene Einstein sia universalmente considerato una delle menti più brillanti del XX secolo, il suo socialismo è stato attivamente oscurato. Questo libro contribuisce a rettificare questa mistificazione, dimostrando che Einstein è stato un socialista per tutta la vita, ha reso pubblica la sua concezione socialista e ha intrapreso azioni per sostenerla.
Il libro fornisce ai lettori una sottile dimostrazione del fatto che il socialismo in generale, e quello di Einstein in particolare, concepisce la mente e il corpo, l'individuo e la collettività, l'umanità e il resto della natura come dialetticamente correlati. Nel loro insieme, i saggi contenuti nel libro dimostrano che, mentre il lavoro scientifico di Einstein era incentrato sulla materialità dell'universo e sull'unità dialettica di energia e materia, egli comprendeva le relazioni dialettiche tra gli esseri umani, il loro lavoro e il loro pensiero individuale e collettivo, e il resto della natura (anche se forse non in questi termini esatti). Inoltre, i saggi dimostrano ampiamente che Einstein intendeva la scienza come un processo integrante delle relazioni sociali, piuttosto che come qualcosa di astratto da esse.
Nell'introduzione, Foster fornisce una breve storia delle convinzioni e del coinvolgimento di Einstein nel socialismo dal 1911 in poi. Questa discussione è preziosa in quanto dimostra chiaramente il potenziale di legami positivi tra la scienza, gli scienziati e la difesa di un cambiamento sociale progressista. Egli colloca la fuga di Einstein dalla Germania nazista e la sua emigrazione negli Stati Uniti nel contesto del "terrore rosso" statunitense del secondo dopoguerra (che tra le altre cose prendeva di mira l'istruzione superiore), dell'antisemitismo e del razzismo contro i neri e della "segregazione" legale (cioè l'apartheid). Foster mostra come Einstein considerasse l'istruzione "direttamente collegata al progresso della causa socialista" e che, pur essendo impegnato in una ricerca scientifica all'avanguardia comprensibile a pochi, Einstein fosse anche attivamente impegnato in iniziative volte a rendere le opportunità educative equamente accessibili a molti, compresi i gruppi oppressi storicamente esclusi da tali opportunità. Sottolineando questo aspetto, il libro invia un messaggio forte agli scienziati e, per estensione, a tutti gli studiosi, ovvero che il loro ruolo di scienziati e studiosi può e deve andare oltre la conduzione delle loro ricerche.
Foster discute il coinvolgimento attivo di Einstein nella fondazione di un'università (Brandeis) che egli sperava sarebbe stata guidata dal suo corpo docente, avrebbe promosso la ricerca indipendente e sarebbe stata aperta e accessibile (anche attraverso borse di studio) a tutti. Foster racconta il ruolo di altri socialisti, tra cui l'economista e cofondatore di Monthly Review Paul M. Sweezy, nel tentativo di creare un'istituzione educativa di questo tipo, e i limiti imposti a questi sforzi dai dirigenti aziendali membri del consiglio di amministrazione che sostenevano o erano sensibili al maccartismo dell'epoca. Questa discussione dimostra efficacemente che "la creatività di Einstein come scienziato e il suo universalismo non sono mai stati separati dal suo impegno per una società più egualitaria". Inoltre, questa discussione è un potente e tempestivo promemoria del fatto che le lotte sui contenuti e l'accesso all'istruzione, nonché sull'orientamento e i risultati della ricerca, che sono al centro dei tentativi di Gleichschaltung ("allineamento") negli Stati Uniti sotto il regime di Trump e altrove sotto regimi sempre più neofascisti, e di conseguenza anche degli sforzi progressisti per contrastarli, hanno una lunga storia, e che scienziati e studiosi continuano ad avere un ruolo importante nella lotta per il socialismo.
Dopo aver riassunto il saggio di Einstein e il suo riferimento a pensatori come Karl Marx e Thorstein Veblen, Foster affronta in modo succinto e produttivo gli studi pubblicati che hanno ignorato, minimizzato o negato completamente il socialismo di Einstein. Egli concentra gran parte della sua critica sulla raccolta Einstein on Peace, a cura di David E. Rowe e Robert Shulman, che egli giustamente definisce come un tentativo fuorviante di "trasformare Einstein da socialista a liberale". Foster dimostra in modo convincente la debolezza degli sforzi di Rowe e Shulman (e, implicitamente, di altri) di ricontestualizzare Einstein come un liberale tradizionale e un "filosofo morale ingenuo" e di diluire le critiche di Einstein al capitalismo attraverso la loro presunta "corretta contestualizzazione".
Foster dimostra che Rowe e Schulman, pur lodando gli sforzi di Einstein per contrastare l'antisemitismo, minimizzano i suoi sforzi per contrastare il razzismo anti-nero e sostenere gli attivisti neri socialisti. Ad esempio, non discutono del fatto che l'offerta di Einstein di testimoniare al processo del 1951 contro W.E.B. DuBois per aver sostenuto il divieto totale delle armi nucleari abbia contribuito all'archiviazione del caso. Foster osserva che Einstein on Peace non ha richiamato l'attenzione sul breve ma importante articolo di Einstein del 1932 pubblicato sulla rivista di DuBois The Crisis. In quell'articolo Einstein criticava il razzismo statunitense e il modo in cui questo portava molte persone oppresse a considerarsi inferiori, riflettendo ciò che oggi potremmo chiamare stigma interiorizzato. Questa discussione dimostra in modo molto efficace come alcuni studiosi, intenzionalmente o attraverso la loro interiorizzazione di classe, razza o altri condizionamenti, servano gli interessi del capitale cancellando aspetti della storia e i contributi accademici e le azioni dei socialisti.
Foster sottolinea che Einstein, invece di scrivere un articolo sul perché era diventato socialista, scrisse una motivazione generale a favore del socialismo. Nel suo saggio, Einstein affronta gli aspetti fondamentali del socialismo in modo sottile e convincente. Discute in modo succinto il ruolo centrale della violenza nell'accumulazione primaria (senza usare né quel termine né il termine improprio "accumulazione primitiva"). Nel saggio Einstein ha adottato un tono di quieta razionalità, scrivendo forse meno per i socialisti convinti o gli studiosi marxisti, e più per altri che potrebbero essere meno convinti o meno consapevoli. Foster posiziona efficacemente il saggio di Einstein né come autobiografia né come esplorazione di nuovi territori nella ricerca marxista, ma piuttosto come "una semplice argomentazione oggettiva a favore della scelta di un percorso socialista" inquadrata ad un alto livello di astrazione. Caratterizzando il saggio in questo modo, Foster coglie sia l'intento che il valore fondamentale del saggio di Einstein. Inoltre, Foster osserva giustamente che il saggio "assunse un carattere scientifico", un punto importante che sottolinea ancora una volta il potenziale della ragione scientifica e della comunicazione chiara da parte degli scienziati di contribuire in modo potente alla lotta per un mondo equo, giusto e pregno di significato.
Einstein utilizza efficacemente il concetto di Veblen di una "fase predatoria" dello sviluppo umano per sottolineare l'essenza sfruttatrice del capitalismo, per minare le concezioni del capitalismo come eterno e per evidenziare l'intrinseca incapacità della "scienza economica" capitalista di indicare o muoversi verso uno sviluppo umano più ricco. Egli nega che la scienza di per sé possa costituire la via da seguire, affermando che "la scienza [...] non può creare fini e, ancor meno, instillarli negli esseri umani; la scienza può al massimo fornire i mezzi per raggiungere determinati fini". Einstein sosteneva l'inclusione dei non esperti nel processo decisionale sociale, favorendo un processo partecipativo non elitario e dal basso verso l'alto. Anche in questo caso, in modo chiaro e accessibile a un vasto pubblico, Einstein argomentava efficacemente il ruolo della scienza nella lotta socialista che naviga tra due polarizzazioni: l'elitarismo scientifico e le concezioni unilaterali delle soluzioni tecnologiche ai problemi creati dalla società (come la distruttività ambientale del capitalismo) da un lato, e il rifiuto irrazionale e antimaterialistico della scienza e della ragione dall'altro.
Nel suo saggio, Einstein identifica la crescente alienazione che le persone sperimentano come risultato della produzione alienata e delle relazioni sociali nel capitalismo a cui si aggiungono le minacce esistenziali per l'umanità poste dalla guerra nucleare, attestandosi su posizioni profondamente contrarie alla scomparsa della razza umana. Piuttosto che sostenere l'esistenzialismo o il nichilismo, Einstein deriva da queste preoccupazioni validi argomenti a favore del socialismo, sottolineando che ogni essere umano è "allo stesso tempo un essere solitario e un essere sociale". Einstein caratterizza "la crisi del nostro tempo" come "il rapporto dell'individuo con la società" in cui gli esseri umani vivono le relazioni sociali non "come una forza protettiva, ma piuttosto come una minaccia" "a causa dell'anarchia economica della società capitalista". Egli sostiene invece che gli esseri umani possono soddisfare al meglio i bisogni base, sviluppare "abilità innate" e "trovare un senso nella vita [...] dedicandosi [...] alla società" e garantendo relazioni sociali di produzione eque e democratiche. In questa argomentazione, come in tutto il saggio, Einstein affronta in modo molto conciso una vasta gamma di questioni centrali per molte discipline. Sebbene alcuni punti specifici possano essere imprecisi o toccare dibattiti significativi (ad esempio, il riferimento alle "capacità innate" piuttosto che al potenziale umano universale), il livello di generalità adottato da Einstein gli consente di presentare una tesi convincente e ampiamente accessibile a favore del socialismo.
Il saggio di Simon discute l'opposizione di Einstein ai crediti di guerra a sostegno dell'entrata della Germania nella Prima guerra mondiale. Einstein (a differenza di molti altri scienziati) rifiutò di firmare il Manifesto al mondo civilizzato, che si basava su un linguaggio razzista, etno-nazionalista e proto-fascista per giustificare il militarismo tedesco, e invece si unì ad altri tre studiosi nella firma di un manifesto alternativo che si opponeva alla guerra. Simon dimostra che la posizione di Einstein non era quella del liberalismo mainstream, né tantomeno quella del Partito Socialdemocratico Tedesco, ma era in realtà più vicina a quella di Rosa Luxemburg e V.I. Lenin.
Sia Foster che Simon discutono brevemente di come Einstein abbia sostenuto attivamente le lotte per un'istruzione libera, umana e progressista. Entrambi sottolineano che Einstein, mentre era impegnato nell'insegnamento universitario, offriva anche lezioni gratuite di fisica dopo l'orario di lavoro alla Marxist Workers School di Berlino negli anni '30, e Simon racconta come Einstein "rifiutasse fermamente di accettare" lauree honoris causa, facendo però un'eccezione per un'università storicamente frequentata da neri. Nel suo discorso di accettazione, Einstein condannò il razzismo degli Stati Uniti, in cui "l'uguaglianza e la dignità umana sono limitate agli uomini di pelle bianca". Simon sottolinea che questo discorso fu ignorato dalla maggior parte dei media, dimostrando in modo significativo come il socialismo e l'antirazzismo degli scienziati e di altre personalità siano spesso neglette all'attenzione dei media al servizio del capitale.
L'articolo di Simon sottolinea che Einstein era profondamente impegnato, "come molti altri scienziati di sinistra, nell'educazione di massa alle scienze come strumento contro l'oscurantismo e la pseudoscienza mistica, spesso utilizzata allora - e ancora oggi - a sostegno della reazione politica e sociale". L'enfasi che questi saggi pongono sul ruolo della scienza e dell'educazione scientifica è fondamentale oggi, mentre le forze del neofascismo cercano di minare la ragione attraverso il taglio dei fondi alla ricerca, il controllo dei programmi scolastici e la promozione di varie forme di irrazionalità.
I saggi contenuti in questo libro mettono in luce la profonda umiltà, l'antirazzismo e l'impegno socialista di Einstein. Il saggio di Simon racconta un incontro tra Einstein e il cantante, attore e attivista socialista Paul Robeson. Quando una persona che aveva accompagnato Robeson all'incontro disse a Einstein che era un onore trovarsi al cospetto di un grande uomo, Einstein rispose: "Ma sei tu che hai portato qui il grande uomo". Questo passaggio toccante nel libro sottolinea che i risultati ottenuti dagli scienziati meritano forse tanto rispetto quanto i contributi di coloro che lavorano in modo costruttivo in altri campi.
Naturalmente in questo volume così breve non vengono approfondite questioni etiche fondamentali riguardanti la scienza, le sue applicazioni alla produzione capitalista e militare, come lo sviluppo delle armi nucleari e la questione del loro uso con l'inizio dell'Antropocene. Il libro non affronta nemmeno i legami filosofici e storici tra la fisica di Einstein e gli scritti di Ernest Mach, Alexander Bogdanov e V. I. Lenin. Un'altra considerazione sulla dialettica della scienza è la critica di Christopher Caudwell alla fisica di Einstein, che definisce ancora borghese e meccanicistica e forse non incentrata sulla deviazione di Epicuro. Tuttavia, questi temi sono stati ampiamente discussi altrove da Helena Sheehan e altri. Affrontare in modo approfondito queste questioni avrebbe avuto un valore aggiunto per gli studiosi, ma avrebbe anche avuto lo svantaggio di sminuire l'obiettivo di Einstein di trasmettere in modo conciso l'importanza del movimento verso il socialismo a un vasto pubblico, su cui questo libro si concentra in modo molto efficace.
Nel complesso, questo libro dimostra che Einstein aveva una concezione così ampia da dimostrare l'unità dialettica della materia e dell'energia (una dialettica della natura indipendente dall'azione umana) e da comprendere e agire sull'unità dialettica delle scienze "naturali" e sociali come articolazione, attraverso l'azione e la contingenza storica, con i sistemi di produzione e le relazioni sociali dell'umanità e il metabolismo sociale con la natura.
Nel nostro tempo, il saggio di Einstein, l'ampiezza e la portata totalizzante del lavoro di tutta la sua vita e i saggi contenuti in questo avvincente libro costituiscono un forte richiamo sia alle voci degli scienziati, sia alla scienza, all'evidenza e alla ragione, come contrappesi vitali e componenti di un fronte unito in opposizione al crescente neofascismo e alla distruzione della ragione, e a sostegno della necessità essenziale di una transizione al socialismo.
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