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ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI - KARL MARX - FRIEDRICH ENGELS
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1917-2002
85° della Rivoluzione d’Ottobre

La Società Capitalista dopo la Rivoluzione d’Ottobre

Recenti studi ed analisi dell’Istituto
Teramo, 7. novembre. 2002

La propaganda politica dell’U.R.S.S. ha sostenuto l’esistenza di una volontà dell’intero campo imperialista contro l’U.R.S.S.
Sul piano della teoria Lenin, all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre, modificò l’analisi sulle contraddizioni, introducendone una nuova.
In precedenza la teoria sosteneva l’esistenza nell’ordine delle seguenti contraddizioni:
1. proletariato e borghesia,
2. imperialismo e popoli oppressi delle colonie,
3. contraddizioni nel campo imperialista tra i vari paesi e gruppi monopolistici.
Successivamente Lenin le modifica così:
1. Socialismo, U.R.S.S., e Imperialismo,
2. proletariato e borghesia,
3. imperialismo e popoli oppressi delle colonie,
4. contraddizioni nel campo imperialista tra i vari paesi e gruppi monopolistici.

Le contraddizioni interimperialiste e quelle all’interno di ciascuna borghesia erano determinate dallo sviluppo ineguale del capitalismo che determina l’ascesa di nuovi settori e rami di attività e la discesa di altri e la modifica degli equilibri e dei rapporti di forza tra i vari paesi imperialisti.
La legge dello sviluppo ineguale comportava, sulla base delle modifiche interimperialiste accennate, l’esistenza di anelli deboli della catena imperialista, che incatenavano il mondo intero, e dove era possibile in questi anelli deboli spezzare la catena imperialista.
L’esistenza delle contraddizioni interimperialiste consentiva l’esistenza e lo sviluppo dell’U.R.S.S., giacché i singoli paesi imperialisti erano impegnati nella lotta tra di loro e questo avrebbe comportato un relativo periodo di tregua, che avrebbe consentito all’U.R.S.S. di sviluppare la sua nuova economia.
Il processo di sviluppo economico avveniva quindi nelle condizioni di tregua imperialista, che ne determinava un carattere discontinuo, giacché tale sviluppo viene interrotto nella fase di unità del campo imperialista contro il campo socialista.
Lenin, quindi, pone come contraddizione principale la contraddizione che oppone il campo socialista al campo imperialista. Questo implicava consequenzialmente che gli altri tre tipi di contraddizioni sarebbero state influenzate dalla prima, che l’andamento delle altre tre contraddizioni, e di ciascuna, sarebbe stata determinata dall’andamento e dallo sviluppo della prima.
La prima contraddizione: campo socialista opposto al campo imperialista era determinata dai reali sviluppi del nuovo sistema economico, che avrebbe innalzato, di fatto, il livello della contraddizione.
L’imperialismo viene, così, a trovarsi imbrigliato da questa contraddizione e deve compensarla con una maggiore pressione sulle altre tre contraddizioni, determinando un inasprimento sia della contraddizione proletariato e borghesia, sia imperialismo e popoli coloniali oppressi e sia quelle interimperialiste, giacché ciascun paese imperialista cerca di scaricare su tutti gli altri le proprie difficoltà.

Il sistema imperialista è, così, investito dal processo suo proprio, ossia il processo di produzione capitalistico: crisi, ecc. e sia da quello dell’esistenza di un campo socialista, che ne aggrava ed esponenzia la crisi.
L’intero sistema è attraversato, allora, da un complesso processo di nessi, interrelazioni, contraddizioni che ne determinano il suo equilibrio.
L’equilibrio di un sistema è di per sé instabile ed è in equilibrio entro un range, che è esso stesso assai mobile.
Questo particolare tipo di equilibrio, che regge l’intero sistema, è caratterizzato da una particolare instabilità per l’azione soggettiva dei partecipanti, ossia dei due campi, di spostarlo a proprio favore.

La propaganda politica dell’U.R.S.S. ha sostenuto l’esistenza di un progetto del campo imperialista di abbatterla e l’esistenza di azioni concrete atte a proseguire tale obiettivo.
Esistono indubbi dati sperimentali che confermano tali affermazioni:
1. l’aggressione dei 14 paesi imperialisti alla giovane Repubblica dei Soviet: 1919-1921;
2. l’isolamento internazionale: un autentico sbarramento che comportava un sostanziale blocco dell’import-export sia di conoscenze tecniche e scientifiche e sia di merci importanti per la giovane repubblica;
3. documentate azione di sabotaggio e di infiltrazione di spie e provocatori, l’azione di organismi internazionali di natura dichiarata neutrale ed umanitaria come la Croce Rossa Internazionale e le associazioni religiose, in modo specifico ed attento del Vaticano.
Recenti pubblicazioni documentano tali azioni di sabotaggio e di infiltrazione e recenti pubblicazioni di alti funzionari del Vaticano - ultimo in ordine di tempo Agostino Casaroli, segretario di Stato del Vaticano, Il martirio della pazienza, ed. Einaudi, altre documentano il ruolo della chiesa cattolica, sotto la direzione di Roncalli, in Turchia negli anni Trenta, come base di appoggio per manovre, provocazioni ed infiltrazione.
Tutto ciò è incontestabilmente vero.
Ma non spiega il perché.
Quanto sin qui detto non spiega la natura prolungata di un’azione di unità del blocco imperialista; non spiega perché vi sia potuta essere un’azione coordinata dell’intero campo imperialista e per un così lungo periodo di tempo a scapito delle contraddizioni interimperialiste, pur forti.
Se ne deduce allora che i paesi imperialisti hanno affrontato e risolto le loro contraddizioni interimperialiste e le restanti aventi per obiettivo principale quello di rafforzare, o almeno di non indebolire, la loro pressione sul campo socialista.
Se prendiamo il periodo 1924-1939 le contraddizioni interimperialiste e la crisi che investe l’intero sistema sono di natura particolarmente vivaci, se non violente.
Diversamente non vanno le cose se prendiamo il periodo 1945-1975.
Anche qui esistono ben precisi dati sperimentali che se non inficiano la teoria esposta, quantomeno ne pongono limiti, carenze e spingono ad un approfondire lo studio e la comprensione dei processi reali.
E’, cioè, evidente che al di là della volontà soggettiva, devono esistere ben più corposi e profondi nessi ed interrelazioni, ossia una ben precisa base materiale, una ben precisa realtà oggettiva, che spinge naturaliter, con la forza, cioè, dell’oggettività in una ben precisa direzione.
E’ allora evidente che tali dati sperimentali evidenziano un particolare porsi di un intreccio tra rapporti di produzione e forze produttive tali, poi, da porre limiti a quella teoria che siamo venuti esponendo.
Il problema è allora approfondire l’analisi e comprendere come oggettivamente vengono a porsi i rapporti, le interrelazioni ed i nessi e quindi il modo specifico di come vengono a definirsi i nuovi livelli di equilibrio.
E’ allora evidente che all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre non si pone più soltanto la contraddizione tra rapporti di produzione e forze produttive del sistema capitalistico, si pone, invece, una complessità che è, poi, propria di tutte le fasi di transizione - ossia la doppia contraddizione dei due sistemi.
Abbiamo così:
1. la contraddizione che vede opposti i rapporti di produzione capitalistici alle forze produttive del sistema capitalista;
2. la contraddizione che vede opposti rapporti di produzione e forze produttive del nuovo sistema socialista.
Nella società capitalista il movimento delle contraddizioni è quello analizzato da Marx, Engels e Lenin, ossia caratterizzato sostanzialmente dai rapporti di produzione capitalistici che frenano,ostacolano, impediscono lo sviluppo delle forze produttive.
Nella nuova società in formazione il movimento è più complesso, giacché si presentano due movimenti contraddittori tra di loro:
uno è il movimento di liquidazione dei vecchi rapporti di produzione capitalistici e lo sviluppo celle forze produttive che erano schiacciate ed ostacolate;
l’altro è il movimento di sviluppo e radicamento dei nuovi rapporti di produzione collettivistici o socialisti, determinati dal nuovo rapporto di proprietà non più privato, bensì collettivistico.
Il problema di coordinare i due movimenti tale da avere uno sviluppo dei nuovi rapporti di produzione entro un quadro di sviluppo delle nuove forze produttive, che avanzano nella misura in cui vengono liberati dai processi di produzione, capitalistici nel nostro caso, è uno dei più ardui e complessi problemi che segnano decisamente l’intero andamento della più complessiva fase di transizione e di tutte le fasi di transizione da un regime sociale all’altro.
L’equilibrio dell’intero sistema è dato dal movimento in ciascuna blocco e dove quello del blocco imperialista è opposto e contraddittorio a quello del campo socialista ed il movimento del campo socialista è attraversato da un doppio movimento esso stesso contraddittorio.
L’equilibrio dell’intero sistema è allora dato da questa doppia forma in cui si manifesta la contraddizione forze produttive rapporti di produzione e all’interno del campo socialista dal doppio movimento, di cui si è detto.
La questione teorica e pratica si pone allora entro  questo quadro di riferimento generale, entro, cioè, questi assi cartesiani di riferimento.

Lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre determina un arresto della 1° guerra mondiale e la resa della Germania. All’indomani del 7. novembre. 1917 la situazione militare dei due blocchi imperialisti vedeva un sostanziale equilibrio delle forze.
Fino a quel momento la 1° guerra mondiale si era sostanzialmente consumata in una instancabile guerra di trincea, che rispecchiava un sostanziale equilibrio militare e tecnico delle forze in campo, ove entrambe le parti non avevano subìto sostanziali perdite. La guerra imperialista non aveva comportato quella distruzione massiccia delle forze produttive, tali da alleggerire sostanzialmente la crisi di sovrapproduzione, che poi l’aveva generata. Aveva comportato sostanzialmente una concentrazione delle ricchezze e stimolato un processo di concentrazione monopolistico, ma niente di più. Proprio quando la guerra stava entrando nella sua vera e propria fase di distruzione: occupazione di territorio nemico, saccheggio, bottini, distruzione indiscriminate ed a tappeto, proprio allora, esattamente in quel preciso punto di ascesa viene brutalmente ed improvvisamente interrotta, lasciando così tutto in sospeso, ed in definitiva come prima, per quanto attiene il sistema di produzione capitalistico e le sue fasi di sviluppo-crisi-recessione-ripresa.
Da un punto di vista militare la Germania era ancora in condizioni tecniche e politiche di proseguire la guerra, avendo ancora intatte forze sostanziali da gettare nella fornace della guerra imperialista.
Da un punto strettamente scientifico, attuando una proiezione dinamica, la situazione era tale che non consentiva alla Germania di capovolgere le sorti della guerra: anche se poi nel corso degli eventi bellici possono verificarsi sempre repentini capovolgimenti tali da…. Non poteva capovolgere le sorti della guerra, ma poteva di certo continuare la guerra per giungere ad un diverso equilibro, che poi le condizioni di resa avrebbero ratificato.
La guerra di trincea era stata vinta dal blocco anglo-francese-statunitense, si trattava adesso di passare alle grandi offensive militari con il dispiego di ingenti forze e quindi con il consumo-distruzione dei mezzi bellici, all’occupazione di territorio nemico con le conseguenze che questo comporta sul piano della distruzione di beni e ricchezze, ossia sul piano della distruzione massiccia di forze produttive, che determina poi la domanda indotta nel periodo successivo alla pace e che costituisce la molla sia per l’accumulazione necessaria per il passaggio da una economia di guerra ad una economia di pace e sia per far ripartire l’intero sistema con il giusto passo della ripresa.
Questa seconda fase non ci sarà.
Avremo così che la 1° guerra mondiale sarà benefica per i singoli pescecani e per i singoli grandi capitalisti, perché avremo un forte innalzamento del processo di concentrazione monopolistico ed una feroce ridistribuzione forzata della ricchezza a danno delle masse lavoratrici e dei contadini, tramite le commesse statali.
Ma non lo sarà per il sistema di produzione capitalistico, giacché non comporterà quella necessaria distruzione massiccia di forze produttive tale da azzerare la sovrapproduzione.
Le stesse innovazioni tecniche saranno di assai scarsa entità e gli equilibri all’interno del blocco imperialista vincitore risulteranno incerti, confusi, contraddittori. Gli Usa usciranno forza importante ma non ancora dominante, la Gran Bretagna ridimensionata ma ancora leonessa da competere con gli Usa; la Francia forte specie per il forte ridimensionamento della Germania sul fronte della Ruhr, tale da consentirle di inserirsi nella contesa Usa-Gran Bretagna ed essere la City di Parigi per una certo periodo alternativa alla City di Londra.
La penetrazione statunitense risulta insufficiente e discontinua e la stessa linea di prestiti non sufficiente da imporre l’egemonia e le scelte dell’imperialismo statunitense e non sufficiente ad una diffusione della partecipazione-controllo azionaria statunitense nei gruppi monopolistici inglesi, francesi, tedeschi, italiani.
Tutte situazioni queste che si faranno decisamente sentire all’indomani del 1919 e fino al 1945, fino agli accordi Bretton Woods, che segnano invece il punto di arrivo di quel processo a cui la 1° guerra mondiale aveva dato impulso ed avvio.
L’equilibrio Francia- Inghilterra - Stati Uniti  risulterà incerto e confuso, determinando forti scompensi e conflittualità tali da irretire l’equilibrio dell’intero sistema capitalistico.
All’indomani del 7 novembre il problema principale è quello di fermare assolutamente l’incendio che si stava propagandando nei Balcani, che avrebbe decisamente tagliato i paesi imperialisti europei dal vero cuore dell’intero sistema capitalistico. Tutto questo spinge ad una pace forzata, blocchi della stessa borghesia imperialista tedesca troveranno assai più utile accelerare la fine della guerra per contrapporre un blocco comune del campo imperialista all’incendio nei Balcani e che si stava sviluppando nella stessa Germania.
Si è voluto coprire questa realtà raccontando dell’iperinflazione che colpirà la Germania a seguito del forte risarcimento per danni di guerra ai paesi vincitori, dato certamente vero, ma che non intaccò i grandi capitalisti e favorì il processo ulteriore di concentrazione monopolistico e l’ulteriore penetrazione del capitale statunitense in Germania oltre a quello britannico, mentre quello francese fu coatto e che consentì ai grandi capitalisti una ulteriore feroce ridistribuzione delle ricchezze.
Le pesanti condizioni per la riparazione dei danni si risolsero in una manna per i grandi capitalisti tedesche oltre che per quelli statunitensi, in primo luogo la Morgan.
Il trattato di pace, ossia lo smembramento dell’impero austro-ungarico e la costituzione di nuovi confini e stati nazionali avviene secondo una ben precisa ed esatta logica prevalente: quella di costruire attorno all’U.R.S.S. una serie di paesi reazionari, nemici sinceri dell’U.R.S.S. la cui base era data dalla nobiltà agraria con vasti latifondi e regime monarchici o legati alla monarchia e con mire espansioniste, tali da creare una situazione estremamente instabile in eterna competizione territoriale così da consentire ampi margini di manovra alla penetrazione ed alla presenza dei paesi imperialisti: Inghilterra, Stati Uniti, Francia in modo particolare.
E solo in via subordinata, o meglio entro questo quadro antibolscevico, avviene la spartizione dei Balcani ed il complesso movimento di lotta interimperialista: Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Usa con i suoi riflessi nella più complessiva area balcanico-mediterranea e dei paesi afro-asiatici rivieraschi.
Questo costituisce un secondo pesante condizionamento, limitazione, legaccio che la Rivoluzione d’Ottobre impone.
Il tentativo di liberarsi da subito da tale situazione, ossia l’aggressione dei 14 paesi imperialisti alla giovane Repubblica dei Soviet, 1919-1921, si risolve in uno scacco politico e militare clamoroso e con un inasprimento della lotta di classe nei singoli paesi imperialisti.
Qui la classe operaia solidarizza nettamente con la giovane Repubblica dei Soviet sia con scioperi e boicottaggio della produzione e sia con il rifiuto ed azioni di sabotaggio: rallentamento, ecc. delle operazioni di imbarco del materiale bellico per la guerra contro la Russia dei Soviet.
Sarà questa un’amara lezione, che l’Imperialismo metterà successivamente a frutto.
La rivoluzione d’Ottobre determina lo sviluppo possente della lotta di classe sia nei paesi imperialisti:
Germania con la rivoluzione guidata da Karl Liebnecht e Rosa Luxemburg, repressa nel sangue dalla SPD, la socialdemocrazia tedesca di Kautski e Bernstein,
in Ungheria con la instaurazione della Repubblica dei Soviet con a capo Bela Kunn,
in Italia con l’occupazione delle fabbriche 1920-21;
e sia nei paesi coloniali con lo sviluppo dei movimenti rivoluzionari in Cina, India, Turchia, Egitto, ecc.
Ancora.

Finita la guerra, il problema per i paesi belligeranti è quello di attuare il passaggio da una economia di guerra ad una economia di pace. Questo è un passaggio abbastanza complesso, giacché l’intero apparato produttivo viene a perdere la struttura delle commesse belliche statali e quindi una produzione garantita ed un realizzo garantito dai fondi statali.
Inoltre l’intero apparato produttivo, agricolo ed industriale, per esigenze di guerra è stato centralizzato dallo Stato capitalista con la monopolizzazione del commercio con l’estero e dell’intero import-export, provvedendo lo Stato a fornire alle imprese le materie prime ed i semilavorati occorrenti e nella quantità necessaria alla produzione che ciascun impresa deve attuare nel piano di produzione bellico.
Adesso l’intero apparato produttivo deve riposizionarsi sulle coordinate del mercato, in precedenza sostanzialmente soppresso e quindi settori ed industrie che in precedenza collaboravano ritornano adesso l’uno contro l’altro. Gli stessi livelli della ricerca erano stati centralizzati dallo Stato nello sforzo bellico di migliorare la produzione per ottenere materiali più efficienti, nuovi, ecc.
In questo passaggio molte industrie e settori cadono, perché si reggevano esclusivamente sulle commesse statali e molte erano sorte proprio per far fronte alla domanda aggiuntiva che la guerra aveva determinato. Il settore agricolo, per esempio, aveva dovuto provvedere a fornire materie prime ( lino, canapa, olio, grano, ecc. ) che prima provenivano da altri Stati ora o nemici o che le nuove condizioni impedivano o ne limitavano la quantità. E questo comportava la messa a coltura di una serie di terreni meno produttivi, che nel periodo di guerra determinava una domanda aggiuntiva e la cui produzione era garantita dalla commesse statali; ma che nelle nuove condizioni di pace andavano abbandonate.
Il ristabilimento della normalità comporta una massiccio drenaggio di flussi finanziari, il pagamento di quei debiti di Stato, attraverso Bot e Cct, debiti, sostanzialmente contratti con le banche e che costituivano per queste un autentica manna, comporta, infine, un ulteriore impegno di capitali per la riconversione industriale. In condizioni normali, ossia non nelle condizioni della presenza della Rivoluzione d’Ottobre e dell’U.R.S.S., nei paesi vinti il proletariato viene “ convinto” della rapina maggiore a cui doveva sottoporsi; nei paesi vincitori come costi per la riconquistata pace.
Il ritorno alla normalità  comporta una massa enormi di disoccupati, il ritorno dei soldati dal fronte, oltre a feriti, invalidi, ecc., la distruzione della piccola produzione agricola familiare, oltre ai danni della guerra e quindi le spese per la ricostruzione.
Adesso tutto questo viene ostacolato con il forte innalzamento della lotta di classe nel periodo 1918-1922 ad opera dell’impulso che dà la Rivoluzione d’Ottobre.
Il problema principale di Francia, Germania, Inghilterra è una politica sociale atta a raffreddare i conflitti sociali in grado di spostare le masse operaie dalla soluzione bolscevica a quella socialdemocratica.
Ma questo significa allentare i cordoni della borsa e consentire una politica socialdemocratica: il tempo che passi la tempesta rivoluzionaria.
Questo ruolo verrà assolto dai partiti della IIa Internazionale, ma poi a partire dal 1924, messi da parte - per poi tornare in alcuni momenti, come in Inghilterra e Francia fino alla sconfitta del movimento operaio inglese nel  1929.
Ma tutto questo ha significato una impossibilità al ritorno pieno della normalità capitalista e masse ingenti di capitali si sono dovute impegnare in Francia, Germania, Inghilterra ed Usa oltre che nei paesi balcanici di nuova formazione, masse di capitali distolte dalle esigenze del sistema capitalista, che richiedeva una direzione ed un riallineamento sulle coordinate del mercato, della normalità capitalista.
Il sistema è così investito da una nuova crisi di sovrapproduzione già nel 1919 e poi nel 1923-24 e fino al 1929-31. I sintomi di tale crisi si erano manifestatati nettamente già nel 1918 in Usa e nel 1919-20 nei paesi dell’Europa orientale  sul piano della crisi agraria, che minacciava decisamente il processo della riproduzione allargata capitalistica più generale, fino a coincidere la crisi agraria con la crisi manifatturiera, che getta il sistema in una crisi generale del 1929-31.
Le colonie vengono attraversate da un profondo processo rivoluzionario e questo minaccia le più solide retrovie dell’imperialismo sia nell’area mediterranea e sia in Asia ed Africa.
In queste condizioni la crisi ha meno strumenti per poter essere superata, la sottrazione di un vasto territorio come l’U.R.S.S. è già un pesante macigno, il fatto che sia poi ricco di materie prime ne esponenzia la gravità per il sistema economico imperialista, che viene così inchiodato alla crisi di sovrapproduzione dalla quale non uscirà se non con la 2° guerra mondiale, che costituisce il vero ed unico momento di fase di espansione e ripresa, ma per poi riprecipitare di nuovo nella crisi del 1948 e poi nel 1951, a cui soccorre la guerra d’aggressione di Corea, per poi riprecipitarvi di nuovo nel 1954-55, ecc.
Il punto, allora, da fermare è come la Rivoluzione d’Ottobre e la costruzione della nuova società in U.R.S.S., e comunque la sottrazione di un tale vasto mercato e l’influenza che tale fatto esercita su altre regioni del mondo ( Asia, Africa, America Latina e negli stessi paesi imperialisti ) abbia intaccato profondamente il sistema della riproduzione allargata, imponendogli uno sviluppo coartato, asfittico, di basso profilo, costretto a muoversi in àmbiti ben più stretti ed in condizioni e con strumenti assai ridotti, proprio quanto il tipo di crisi richiedeva nuovi ed altri mercati, nuovi e più estesi strumenti. La Rivoluzione d’Ottobre ha cioè brutalmente, e senza tante cerimonie, spezzato il processo della riproduzione allargato nel cuore stesso di questo: incrinando decisamente il rapporto tra il I ed il II settore.
La stessa politica keynesiana costituisce la risposta che il campo imperialista riesce a mettere in campo nelle nuove condizioni della crisi, ossia dell’esistenza della crisi nelle condizioni di esistenza dell’U.R.S.S. e della Rivoluzione d’Ottobre.
Ed infatti, a ben guardare, la teoria e la politica keynesiana spostano l’attenzione dall’esterno all’interno, cercando di allocare meglio le risorse interne e di dare ad esse una maggiore funzionalità, in grado così di sostenere il mercato e la produzione ed allentare la crisi di sovrapproduzione.
Il Movimento Comunista Internazionale dal canto suo, con una strategia ed una tattica globale, specie nel periodo 1924-1933 riesce a sviluppare una politica che aggrava le difficoltà del processo della riproduzione allargata capitalistica, ossia il rapporto tra il I ed il II settore. L’Internazionale Comunista pone al centro, già a partire dal 1922-23 la politica coloniale, ossia la necessità di sostenere e sviluppare settori della piccola e media borghesia e della borghesia nazionale dei paesi coloniali, che volevano opporsi alla rapina ed allo sfruttamento imperialisti. Questo comporta sul piano della tattica il problema di organizzare e spingere all’organizzazione ed alla lotta questi settori della borghesia, di qui il sostegno materiale all’organizzazione sia del movimento in India ed in Cina, ma anche in altre parti del mondo.
E’ questa la teoria e la tattica della Rivoluzione democratica borghese, ove la classe del proletariato si allea con questa borghesia nazionale ed i cui governi, sconfitto l’imperialismo e la dominazione coloniale nei singoli stati nazionali ex coloniali, sono dati dall’alleanza tra la classe operaia i contadini e borghesia nazionale per uno Stato di Democrazia Nazionale o Nuova Democrazia.
Questa scelta va sotto il nome di trasformare le riserve della controrivoluzione in riserve della rivoluzione proletaria, in riserve della rivoluzione socialista mondiale.
Nei paesi dell’area balcanica il processo sarà quello di Democrazia Progressiva, restando nei paesi imperialisti quello di Rivoluzione Proletaria.
Il processo della transizione si profila così come un processo a tre velocità.
Il campo imperialista è allora interessato da una grave crisi di cui ne sono state brutalmente contratte le forme e gli strumenti per la sua risoluzione.
Ma il campo imperialista è attraversato anche da un altro e ben più complesso processo che fino al 1936 ne intacca l’unità interna e sviluppa una pesante lotta tra i vari Stati imperialisti.
Il periodo ed il problema va sotto il nome di: “ Non più Londra, ma non ancora New York”.
La fine della 1° guerra mondiale decreta la decadenza della centralità della city londinese e la battaglia per chi ne dovesse ereditare ruolo e funzione. E’ indubbio che tale ruolo, per come si è venuto concentrando il capitale e per la forza produttiva: industriale e finanziaria non poteva che essere New York. Ma prima che questo possa venire accettato si sviluppano lotte che per un certo periodo vedono la city parigina avere una massa monetaria maggiore concentrata nei suoi forzieri. La decisione del crollo della sterlina ed il movimenti degli Stati che si oppongono al cambio flessibile e si fanno sostenitori del cambio rigido ( Francia, Italia, ecc. ) è di poca durata e consistenza e si risolve in una debacle per gli Stati che se ne erano fatti sostenitori.
Il passaggio in esame: non più Londra, ma non ancora New York è segnato da un processo profondo di ristrutturazione delle linee interne del capitale finanziario mondiale con uno sviluppo del capitale finanziario statunitense ( Morgan, Rockfeller ) su tutto il continente europeo fino a controllarlo sostanzialmente. In questo movimento un ruolo di particolare importanza è svolto dalla politica dei prestiti del governo e dalla finanza statunitense atti a pagare i debiti contratti nel corso della guerra ed i debiti legati alle riparazioni di guerra, che tutti: Francia, Germania, Inghilterra, Italia, ecc. avevano contratto nel corso della guerra con la city newyorkese. I debiti per le riparazioni di guerra si risolvono in un colossale movimento di prestiti ed anticipazioni su ratei che la Germania doveva pagare e prestiti alla Germania per far fronte a tale ratei, ecc.
Questo movimento si risolve in un colossale affare per il capitale finanziario statunitense e per una feroce ridistribuzione della ricchezza mondiale verso gli Usa, tramite la quale il capitalismo Usa acquisisce posizioni di forza nei singoli paesi imperialisti. Scalza sia la Gran Bretagna che la Francia, inserendosi nelle contraddizioni franco-britanniche, aggravandole per ottenerne l’indebolimento di entrambi ed il ricorso agli Usa quale forza di mediazione. Combina tale politica verso l’Europa con una spregiudicata politica -  la politica della porta aperta - nei confronti dei paesi coloniali al fine di insediarsi nei domini europei.
La politica Usa in questa periodo 1919-1936 sarà quella delineata ne “ I Quattordici punti di Wilson”, enunciati nel corso del Trattato di Versailles nel 1918.
Alla fine dell’intero processo Londra e Parigi vengono ridotte ad ancelle della city newyorkese: il trattato di Bretton Woods del 1944 sarà solo la ratifica di tale nuovo status ed equilibrio nel campo imperialista.
Alla potenza finanziaria statunitense si coniugano, e ne costituisce poi il sostegno e la base di espansione, la potenza industriale ed agricola, la ricchezza del sottosuolo, un vasto territorio organizzato in Confederazione di Stati e la ricerca scientifica. Qui mentre la vera testa resta a Londra, alla Real Accademy diretta da Rutheforth prima e Cavendisch poi, il resto si sposta negli Usa, che diventano il vero polo di attrazione per scienziati e ricercatori di tutto il mondo, attuando anche in questo settore un forte processo di concentrazione, costituendo così di fatto un forte monopolio.
Questo di fatto accelera, favorisce, l’ulteriore processo di concentrazione ed il controllo azionario di gruppi monopolistici, trust, cartelli e sindacati, che vengono scalati dal capitale finanziario nordamericano, consentendo la centralizzazione del comando e l’unificazione dei centri decisionali.
Il processo è facilitato anche da scelte soggettive dei singoli grandi capitalisti che vedono nella nuova city una migliore e più sicura occasione di fare e garantire i propri profitti, ma soprattutto viene facilitato dal fatto che ciascuno si rende conto che occorre assolutamente fare fronte comune contro il comune nemico che minaccia il sistema di produzione in generale: ciascun singolo Stato nazionale, ciascun singolo gruppo monopolistico, trust, cartelli e ciascun singolo capitalista.
Ciascuno viveva quotidianamente questa realtà, ne avvertiva i limiti, condizionamenti, vincoli per il suo profitto e per la valorizzazione del suo capitale. E questo spingeva i singoli ad accettare un qualche costo pur di poter porre fine ad una situazione che diveniva sempre più insostenibile, sempre più ostacolante e frenante per il suo capitale, per la sua azienda, per il suo  capitale.
Inoltre.
Ciascun singolo Stato si rendeva ben conto di come da solo diveniva sempre più difficile opporsi all’U.R.S.S. e di come invece gli Usa costituivano una forza, e ciascun singolo capitalistica vedeva negli Usa un riparo sicuro per le proprie ricchezze.
Sul piano del movimento oggettivo il processo di concentrazione monopolistico e la forza che gli Stati Uniti tendevano ad acquisire ne facevano il punto di coagulo di tutti i paesi imperialisti e quindi il centro dell’intero campo imperialista, facilitando la concentrazione del comando e quindi l’elaborazione e la  messa in campo di  strategie e scelte per l’intero campo imperialista.
E’ opportuno qui ricordare come era nella consolidata tradizione della storia europea la coalizione di Stati ed in modo particolare le ben sette coalizioni di tutti gli Stati europei, che avevano al centro la Gran Bretagna, contro la Francia e contro Napoleone Bonaparte.
Dentro questo processo oggettivo, che troverà il suo punto di arrivo negli accordi di Bretton Woods del 1944, il periodo 1922-1939 si caratterizza in Europa come un forte momento di lotta tra la Francia e l’Inghilterra.

L’Inghilterra tende a sostenere la Germania, per esempio frenando le richieste francesi di pagamento dei ratei dei danni di guerra, le richieste francesi circa la Ruhr e l’azione militare francese sulla Ruhr, ecc. in funzione antifrancese per limitarne l’egemonia sul resto d’Europa.
L’intera storia europea, a partire dalla Guerra dei Trent’anni e dal trattato di Westfalia del 1648 sarà caratterizzato da questo movimento che vede opposti Francia ed Inghilterra per l’egemonia ed il controllo dell’Europa.
Gli Stati Uniti tendono a sostenere sia la Germania con investimenti, prestiti, sostegni in campo internazionale e sia l’Italia al fine di spostare verso di sé entrambi, sottrarli all’Inghilterra ed incunearsi nelle contraddizioni anglo-francesi, per affermare la sua egemonia.
In questo movimento contraddittorio nella fase 1924-1933 l’Italia trova il sostegno di Francia, Inghilterra nei suoi disegni sui Balcani ed in specifico nel suo disegno di unire vari stati balcanici, la cosiddetta piccola intersa, e porli sotto il suo protettorato, in funzione di una costituzione di una prima linea salda di accerchiamento all’U.R.S.S. Va qui detto che la stessa ascesa del fascismo in Italia vede il consenso e l’appoggio di Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Germania: diversamente, senza l’assenso di Francia, Inghilterra e Stati Uniti non sarebbe stato possibile alcun movimento di ascesa di Mussolini.
Saranno Inghilterra e Stati Uniti che consentiranno la stipula di accordi in violazione del trattato di Versailles che allentavano i rigidi vincoli alla politica di riarmo militare della Germania sia per quanto attiene le forze di mare che quelle di terra.
Il movimento di espansione della Germania verso est è anch’esso favorito dall’asse anglo-statunitense, che attorno agli anni 1932 tende a profilarsi, sia come più valido baluardo nei balcani e nel centro Europa all’U.R.S.S. e sia in funzione antifrancese.
La centralità della Germania nel senso qui indicato è ben espresso da Ciano, che nel suo diario scrive: “ massa di ottanta milioni di tedeschi brutalmente piantata nel cuore dell’Europa che non si può ignorare”.
Il movimento di espansione tedesca verso est costituisce un ridimensionamento dello spazio dell’Italia sull’arena internazionale, che in un prima momento l’ostacola o cerca di governarlo ed i cui sentimenti sono ben espressi in quanto riportato di Ciano. L’ascesa del nazismo segna il declino netto e senza sconti del ruolo e la funzione dell’Italia e la sua discesa a regione subimperialista nel crocevia mondiale ed in quello balcanico-mediterraneo in particolare.
Nella contesa anglo- statunitense per il controllo del Mediterraneo l’Inghilterra già a partire dal 1923 riceve un brutto colpo per quanto riguarda il controllo dell’Italia e lo spostarsi dell’Italia verso gli Usa.
Già negli anni 1913-14 gli Stati Uniti erano il terzo paese per volume di esportazioni in Italia; durante la guerra superarono la Germania e l’Inghilterra e divengono il primo paese esportatore in Italia, l’Italia a sua volta divenne il sesto paese nel mondo per volume di importazioni dall’America.
A partire dal 1923 i lavori pubblici e soprattutto quelli idroelettrici in Italia diventano il principale polo d’attrazione per i capitali nordamericani. Uno dei primi più importanti investimenti americani fu un prestito di venti milioni di dollari alla Società Italia elettrica. La somma  concessa superava di molto la somma richiesta come il “ Wall Street Journal” sottolineerà. Nel 1929 gli investimenti in imprese pubbliche ammontavano a 66.500.000 dollari . Oltre a ciò vi erano numerose società americane che avevano interessi in Italia tra cui l’Otis Elevator, la Worthington Pump and Machinery, la Westinghouse Airbrake, l’Allied Machinery, la National Cash Registrer ed uno stabilimento di montaggio della Ford.
In questo quadro di attività si inquadra la transazione che la Sinclaire Exploration Compagny intesse con il governo italiano per ottenere il monopolio delle ricerche per eventuali giacimenti ed il diritto di trivellare i terreni contenenti petrolio. La società avrebbe ricevuto i diritti esclusivi di sfruttamento dei petroli minerali e dei pozzi di gas naturale in Sicilia ed in Emilia per cinquant’anni in cambio il governo italiano avrebbe ottenuto una percentuale sui profitti ed un trattamento preferenziale nell’acquisto del petrolio.
La transazione procede tranquilla fino al maggio 1924.
L’Italia non è ricca di petrolio, in Sicilia esistono unicamente riserve di cisti bituminosi, ma il cui costo per l’estrazione di petrolio è decisamente superiore a quello per l’estrazione dai pozzi, in Emilia neanche a parlarne e quello circa i gas naturali non è entità tale da spingere una società privata ad investirvi capitali, ma quella operazione non costituiva affatto un cattivo investimento. L’operazione copriva la penetrazione statunitense in Italia nelle sue due regioni chiavi: Sicilia, per quanto attiene il bacino mediterraneo, e l’Emilia per quanto attiene l’insediarsi nel cuore dell’Italia centro-settentrionale. Questo significava minacciare direttamente l’Inghilterra nel suo controllo dell’Italia ed in specifico nel cuore del Mediterraneo in Sicilia.
La borghesia accattona e mentecatta italiana da tempo cercava un nuovo padrone e favoriva questa transazione per allentare la pressione ed il controllo britannico sul Mediterraneo e sull’Italia, di qui poi tutta la propaganda fascista sulla “ perfida albione”, la Gran Bretagna, ecc.
La contromanovra britannica non si fece, poi, tanto attendere, fu immediata.
Tramite Matteotti - va qui ricordato il complesso movimento che si sviluppa a partire dal Seicento che vede la presenza nei movimenti rivoluzionari italiani della presenza ed influenza della Francia e della Inghilterra  - a cui aveva fornito ampia documentazione, denuncia tale accordo e nel contempo negli States fa scoppiare uno scandalo che vede coinvolta proprio la Sinclaire.
Il caso Matteotti avviene a poche settimane di distanza dall’annuncio del contratto, ma senza la resa pubblica delle condizioni e viene collegato subito con la transazione in atto. Quello che Matteotti voleva denunciare in Parlamento erano le clausole segrete di tale transazione e le carte non vennero mai ritrovate.
Elizabeth Curley Flym, all’interno del movimento di massa che si sviluppa negli States contro l’assassinio di Matteotti, denunciò che Matteotti era sul punto di rivelare manovre tali da “ far impallidire al confronto lo scandalo Teapont Dome”, uno scandalo riguardante una truffa ed un’evasione fiscale inerente forniture petrolifere allo Stato americano, che aveva visto coinvolto la Sinclaire con un’accusa di cospirazione e corruzione. Governo italiano e Sinclaire decidono a questo punto di recidere il contratto che secondo il ministro degli Esteri italiano “ non si era potuto concretare per il concorso di circostanze del tutto indipendenti dalla volontà delle due parti contraenti.”
L’anno dopo un nuova transazione, questa volta finanziaria, si sviluppa tra Roma e Washington riguardante un nuovo prestito statunitense all’Italia.
L’Italia aveva durante la guerra contratto un debito con gli Stati Uniti per duemila miliardi di dollari. Il denaro venne concesso alla condizione che venisse restituito nel giro di qualche anno al 5 per cento di interesse. l’Italia avanza nel 1925 una richiesta di un nuovo prestito agli Stati Uniti, senza aver saldato ancora il precedente, tramite una delegazione guidata dal nuovo ministro delle Finanze Volpi.
Il mondo della finanzia e quello industriale americani sostengono tale richiesta.
Nel gennaio 1926 la US Debt Commission comunica la cifra definitiva del debito italiano che risulta ammontare a duemila miliardi e mezzo di dollari e le condizioni di pagamento: da pagare entro 62anni con pagamenti immediati annuali di cinque milioni di dollari per i primi cinque anni. L’Italia dove cioè pagare da subito un rateo di 25milioni, per poter accedere ad una nuova linea di credito. L’interesse veniva fissato ad un tasso incredibilmente irrisorio dello 0,4%, il tasso normale era del 3,3% imposto all’Inghilterra e dell’1,6% alla Francia. L’Italia riceveva così condizioni più favorevoli di ogni altra nazione.
La Morgan Corporation annuncia il prestito di 100milioni di dollari, che consente all’Italia di onorare il primo rateo di 25milioni, all’interesse usuraio del 9%. Con l’apertura della nuova linea di credito, avendo onorato il rateo di 25milioni di dollari, l’Italia può saldare il prestito ricevuto dalla Morgan.
Un esame di tutte le obbligazioni e dei titoli emessi durante gli anni venti indica che l’Italia era al sesto posto nel volume totale d’affari di investimenti fatti dagli Stati Uniti dopo Canada, Inghilterra, Francia, Germania Argentina. Avevano effettuato forti investimenti la Morgan Corporation, la National City Bank di New York, Rockfeller, la Lee &Higginson , la Dillon & Reed, la Kuhn & Loeb ed altre grandi società.
Questo episodio mostra bene come l’intero campo imperialista fosse attraversato da un profondo processo di lotta intestina e come gli Usa ne tirano le fila per scalzare sia la Francia che la Gran Bretagna.
Il punto da fermare è la brutalità di tale processo, ove ciascuno cerca di scaricare su tutti gli altri la crisi in cui il sistema di produzione capitalistico veniva ad essere inchiodato per quella pesante contrazione dell’area d’azione, per quegli àmbiti contratti in cui la Rivoluzione d’Ottobre e l’U.R.S.S. costringevano le forze produttive ed i rapporti di produzione capitalistici a muoversi ed entro cui ne subivano coartazione ed inviluppo. Brutalità senz’altro, ma soprattutto piccineria di strumenti ed azioni rispetto ai reali problemi che si ponevano dinanzi al sistema di produzione capitalistico: come se ad un affamato gli si buttano alcuni bocconi di pane rancido.
Il punto chiave di svolta, che segnerà il corso di tutti i futuri eventi e la storia del capitalismo mondiale è il 1932.
La pesante crisi del 1929 aveva suonato veramente la campana a morto per l’intero sistema capitalistico. Usa, Francia, Germania, Inghilterra erano attraversate da possenti movimenti di lotta del proletariato e questo li indeboliva nelle colonie, il cui movimento si coniugava con quello delle cittadelle dell’imperialismo.
Il 1931 aveva visto un rallentamento prima ed una timida ripresa poi, per ricadere prontamente e ricacciare l’intero campo imperialista nella crisi del 1932.
Nel contempo le convinzioni sul fallimento dell’economia dell’U.R.S.S. crollavano miseramente. Il primo piano quinquennale si concludeva in anticipo ed il secondo era la tomba per qualsiasi illusione di fallimento dell’economia sovietica e consequenziale sogno di restaurazione dell’ancient regime.
Gli sviluppi nel campo scientifico: matematica, chimica, fisica, scienza dell’economia politica aveva determinato lo spostamento di intellettuali borghesi verso l’U.R.S.S. ed un aumento nel prestigio e nell’egemonia, che verrà ratificato con la presenza di una delegazione di scienziati sovietici al II Congresso internazionale di Storia della Scienza e della Tecnologia che si tenne dal 29giugno al 4. luglio 1931 a Londra.
Negli anni Trenta scienziati inglesi e francesi di chiara fama scelsero il materialismo dialettico come strumento fondamentale di intellezione dei processi e delle loro specifiche ricerche. E sono biologici quali Haldane, Needham, fisici come John Desmond Bernal, Paul Langevin, psicologi come Henri Wallon.

Il problema  di fermare l’U.R.S.S. prima che portasse a termine anche il II piano quinquennale è decisivo, anche perché questo avrebbe comportato lacerazioni all’interno della giovane società sovietica: la questione dei kulackj era all’ordine del giorno.
Già nel 1927 in occasione del X anniversario della Rivoluzione d’Ottobre approfittando delle difficoltà in cui veniva a trovarsi la giovane società sovietica ed il gruppo dirigente, ad appena tre anni dalla morte di Lenin, per il passaggio dalla Nep all’economia di piano: il primo piano quinquennale, un gruppo di trotskisti invita a trasformare le manifestazioni del X anniversario in insurrezione contro lo stato sovietico ed il suo gruppo dirigente. La manifestazione insurrezionalista contro i poteri dello Stato non raggruppa più di 7-10mila persone ed il tentativo insurrezionale si spegne da sé, risolvendosi in un normale lavoro per gli organi di polizia.
L’assassinio di Kirov e l’intera azione successiva dei primi anni Trenta è solo uno scoprire quadri, uomini e situazioni, ma aveva questa volta il fine di rallentare il processo, imporre al nemico bolscevico di rallentare il passo, tenerlo impegnato in un quadro strategico diverso da quello del 1927.
La Francia stava precipitando in una grave crisi economica, politica ed istituzionale, che sarebbe da lì a poco sfociata in possenti movimenti di massa ed uno sviluppo alto della lotta di classe, che avrebbero poi dato vita al Fronte Popolare.
La Spagna era attraversata da un forte movimento rivoluzionario.
La Germania non riusciva più a reggere la crisi, nonostante i possenti sostegni finanziari statunitensi la repubblica di Weimar affondava miseramente e la SPD aveva oramai raschiato il fondo del barile e rischiava di essere spazzata via dalla lotta di classe, che la crisi andava stimolando e rafforzando.
La Germania costituiva l’unica nazione che poteva avere un ruolo anti-U.R.S.S.: la sua posizione nel cuore dell’Europa, una massa di ottanta milioni ben piantata nel centro dell’Europa ed un buona potenza industriale europea. Il problema di trasformare la Germania in una roccaforte antibolscevica e prevenire la forte ascesa del Partito Comunista e lo sviluppo della lotta di classe, come gli ultimi dati elettorali del 1933 confermavano ed i movimenti nella società sostenevano, diveniva un problema da risolvere.
Per questi motivi l’ascesa di Hitler incontra il sostegno dei circoli finanziari inglesi, olandesi, statunitensi, senza i quali il movimento sarebbe abortito sin dal suo nascere.
Come per l’Italia fascista, anche per la Germania è impensabile che sommovimenti di tale portata non siano stati concordati nelle principali city mondiali: Londra e New York e l’assenso, almeno tacito, di quella di Parigi.
Nelle oggettive condizioni a cui era giunto il processo di concentrazione monopolistico ed in specifico nel capitale finanziario ed il processo di centralizzazione del comando, il movimento della caduta della Repubblica di Weimar e l’ascesa di Hitler deve essere stato sostenuto dal capitale finanziario internazionale. Volerlo imporre come scelta autoctona germanica e della malignità del popolo germanico appartiene solo alla propaganda elettorale più spicciola e della peggiore specie. Diversamente mettere in difficoltà il progetto germanico per le fragili condizioni in cui versava la Germania agli inizi degli anni Trenta e la pesante penetrazione capitalistica inglese e nordamericana era gioco da ragazzi.
L’ascesa di Hitler è già la scelta dell’aggressione all’U.R.S.S..
E’ già il raggiungimento di un equilibrio avvenuto nel campo imperialista, di cui ne ratifica il livello,le condizioni.
Per la comprensione di questa scelta occorre fare un passo indietro e tornare cioè al 1919-1921: l’aggressione dei 14 paesi imperialisti alla giovane Repubblica dei Soviet. Ma prima occorre avere ben chiaro il rapporto campo imperialista - campo socialista  e di come tale campo socialista bloccasse, interdisse e minacciasse l’esistenza del sistema capitalistico ed i suoi più naturali e spontanei processi di riproduzione semplice prima che quella allargata, di come ne costituisse minaccia terribile fin dentro il più delicato e vitale meccanismo di tale processo attaccando decisamente il rapporto tra il I ed il II settore, di come ne ostacolasse i rapporti di produzione capitalistici, la situazione di crisi nella quale il sistema veniva ad essere inchiodato dall’esistenza della Rivoluzione d’Ottobre e dall’U.R.S.S.
Era evidente che una nuova aggressione di 14 o 20 paesi all’U.R.S.S. non era assolutamente da prendere in nessuna considerazione.
Nel 1919-1921 gli effetti devastanti all’interno dei singoli paesi aggressori costituiva una buona lezione. Inoltre nel periodo 1921-1933 l’U.R.S.S. aveva notevolmente accresciuto la forza, l’autorità ed il prestigio politici e morali tale da scoraggiare qualsiasi azione avventata di aggressione classica, oltre al fatto che adesso a differenza del 1919-1921 aveva sviluppato una possente industria ed un ricerca scientifica alta e messo in essere un processo produttivo scientifico e tecnologico di tutto rispetto.
Aveva inoltre dimostrato sul campo l’assoluta e totale superiorità: da una parte un campo imperialista sconquassato da una possente crisi con fallimenti, chiusura di fabbriche, decine di milioni di disoccupati, milioni di famiglie gettate sul lastrico, miseria e disperazione per le classe lavoratrici e dall’altra un paese arretrato, in sostanziali condizioni di sviluppo economico semifeudali, arretrato con una percentuale di oltre il 90% di analfabetismo, uno sterminato territorio assai poco collegato e quindi un mercato nazionale assai asfittico e misero che nel giro di soli 10-12anni aveva raggiunto uno sviluppo alto, assenza di disoccupazione ed il più alto livello di sicurezza sociale: pensioni, ferie, previdenza assicurativa ed infortunistica, condizioni di lavoro le migliori in senso assoluto ed una legislazione sociale la più alta: diritto alla casa, all’assistenza ed a tutti i servizi sociali: asili nido, protezione della madre e dell’infanzia, legislazione sul divorzio e l’aborto, legislazione sulla emancipazione della donna e protezione della donna e della madre, ecc.
Gli stessi dati del Dipartimento di Stato statunitense per questo periodo danno valori di sviluppo altissimi che si aggirano sul 250-280% posto il 1913 pari a 100, mentre quelli sovietici danno il 300-340%.
Tentare in tali nuove condizioni una riedizione dell’aggressione del 1919-1921 non era proprio il caso di parlarne.
Ma il problema di porre assolutamente fine a quella indecenza era un imperativo categorico dell’intero campo imperialista, di ogni singolo capitalistica e del sistema di produzione capitalistico in sé.
Si trattava allora da una parte di far scontrare l’U.R.S.S. con un movimento dichiaratamente reazionario: il nazismo ed adottare la linea del doppio estremismo - che era stata già collaudata in Italia con il movimento fascista contro il movimento operaio ed il Movimento Comunista Italiano: i due sistemi totalitari che si scontrano, ove gli Stati a democrazia liberale e parlamentare ne erano fuori e nel contempo, così, riconquistare un credito tra le masse lavoratrici, accreditando tale sistema come il migliore possibile, minacciato da opposti estremismi e la necessità di salvaguardarlo nonostante fame, miseria, sangue, guerre di aggressioni e di sterminio, la teoria, insomma, del migliore dei mondi possibili e per questa, infine, accreditare la via socialdemocratica, con una operazione meramente ideologica e senza questa volta allargare i cordoni della borsa. Questo consentiva, ancora, di spostare l’attenzione delle masse lavoratrici verso il regime borghese e sbarrarne la strada al sostegno all’U.R.S.S., tenendole fuori: erano due regimi totalitari, sanguinari che si scontravano. Ma per poter far questo occorreva attuare una possente offensiva sul piano ideologico, culturale e politico tale da intaccare l’immagine dell’U.R.S.S., screditarla e giustificarne l’accreditamento dell’immagine totalitario.
Questo già si diceva e sosteneva a gran voce, ma non spostava più di tanto.
Occorreva un quid, che consentisse di presentare la liquidazione dei più sicuri alleati all’imperialismo in U.R.S.S. i kulackj come sterminio di massa e lo Stato in mano ad un partito ed il partito in mano ad un solo uomo: dittatore feroce e sanguinario, che faceva bene il paio con l’immagine di Hitler, tale poi da poter costruire l’identità Hitler - Stalin, U.R.S.S. - Germania nazista, Partito nazista - Pc(b), KGB - SS.
L’impianto propagandistico è basato sulla piatta linearità consequenziale al fine di poter fissare nell’opinione pubblica l’identità bolscevismo - nazismo.
Occorreva, si diceva, un quid.
Occorreva un quid  che divenisse notizia e la notizia posta al centro della massima attenzione fino a dilatarne i confini e gli àmbiti e fatta diventare il metro di paragone per tutto e consegnata così agli organi di informazione, il cui obbligo, dovere sacro è quello di fare informazione, indagare, denunciare in quanto strumento obiettivo, al di sopra delle parti.
Sul piano immediato consentiva un distrarre le masse popolare dai problemi più immediati e proiettarli, invece, in un’aureola di baluardo dei sacri ed alti valori eterni della Libertà, della Democrazia, ecc. e per questa via riagganciare le masse lavoratrici, consolidare il consenso-dominium e spostarle dall’asse gravitazionale dell’U.R.S.S. a quello del capitalismo e della borghesia.
Lo scontro a muso duro l’avevano tentato negli anni Venti con un pesante clima repressivo: il caso Sacco e Vanzetti è problematico ed indicativo del clima politico che opprimeva le masse lavoratrici nei cosiddetti paesi democratici borghesi e di come il tutto si risolse in un pesante disastro per la borghesia.
Necessitava una seria variazione sul tema.
Occorreva un quid.

Il quid  è l’assassinio di Kirov e l’intera trama reazionaria che viene scoperta negli anni 1935-37 e che non riguarderà al massimo che 10-15mila persone, che in qualche modo erano stati racimolati dopo il 1927 tra delusi, scontenti che sempre una società ha.
Occorre considerare che nell’ottobre del 1927, momento di massima espansione dell’opposizione interna, essa non copriva al massimo che 10-15-20.000 persone, se sulla Piazza Rossa per l’atto insurrezionale non si ritrovarono che 5-7000 persone.
La trama reazionaria, andando a leggere con attenzione e spirito critico e con gli occhi di oggi, si rivela decisamente debole, ingenua, disordinata, avventata, che si sbriciola subito senza opporre una serie resistenza e senza alcuna azione di resistenza in qualche punto dello sconfinato territorio dell’U.R.S.S. ed in nessun punto dell’apparato né statale, né di partito né in alcun punto istituzionale: economico, sociale, civile.
Non coinvolgerà movimenti di massa, ma solo uno esiguo strato di intellettuali.
Gli organi di polizia e quelli giudiziari insisteranno molto nei loro rapporti su questo dato del carattere della trama e sarà un dato costante, fisso.
E con gli occhi di oggi si rivela tale trama effettivamente così.
I capi erano esperti politici e non sprovveduti ed improvvisati capi: Bucharin, Zinoviev non potevano commettere una simile ingenuità e simili errori di avventatezza.
Essi sapevano bene che il raggiungimento in anticipo degli obiettivi del primo piano quinquennale e la linea di dare la terra ai contadini togliendola ai kulackj significava il sostegno totale dei contadini al sistema sovietico; il forte processo industriale comportava l’assorbimento di tutta la massa di lavoro disponibile e quindi l’azzeramento della disoccupazione; che il primo piano aveva comportato la costruzione di case per gli operai ed opere pubbliche di vasta utilità e che erano state introdotte fondamentali leggi in favore dei lavoratori: ferie, otto ore, pensioni, assicurazioni, ecc.
E tutto questo significa il sostegno alto di tutto il popolo lavoratore sovietico.
In queste condizioni un attacco alla dirigenza era una follia, sarebbe stato più saggio attendere qualche passo falso: di certo attaccare il nemico in un momento di sua massima ascesa è il suicidio.
E queste cose Zinoviev le conosceva assai bene: nella sua qualità di Presidente dell’Internazionale Comunista per oltre un decennio aveva consigliato decine di migliaia di comunisti e dato indicazioni, sollecitato, criticato le scelte tattiche di vari partiti che in questa o quella maniera volevano condurre un attacco avventato o criticato atteggiamenti di estremismo parolaio: come avvenne nel 1922 con il Pcd’i. Aveva seguito e diretto le fasi dei processi rivoluzionari in Germania, Italia, Inghilterra e quelli che si sviluppavano in Cina, India, ecc. accumulando una grande esperienza, che gli dicevano a chiare lettere della natura suicida di un’azione in un momento in cui il nemico è in fase di ascesa. Bucharin dal canto suo era stato con Lenin, sia pure tra difficoltà e contraddizioni, elemento importante nella preparazione della Rivoluzione d’Ottobre e quindi avrà discusso circa il momento dell’attacco, le forme di organizzazione consequenziali, ecc. Aveva diretto per anni il dicastero dell’Economia e questo faceva di lui un esperto del reale stato delle cose sul piano economico dell’U.R.S.S.; faceva di lui un uomo che aveva contatti con tutti i dipartimenti e gli uffici centrali e periferici economici: di piano, di statistica, e dei vari settori : agricolo, industriale e dei singoli rami industriali: metalmeccanico, chimico, tessile, edile, ecc. ecc. oltre che dello stato del commercio interno ed estero e dello stato finanziario e bancario dell’U.R.S.S. Tutto questo lo metteva nelle reali condizioni di non poter non sapere il reale rapporto di forze in campo ed il reale schieramento delle forze in campo e che un attacco agli inizi degli anni Trenta costituiva unicamente un suicidio.
Erroneamente lo Stato: organi di polizia e giudiziari ed il Pc ( b ) ne conclusero che era il prodotto dello stato di isolamento nel quale i congiurati si erano venuti a trovare e decisi a sfruttare le difficoltà in cui l’U.R.S.S. si veniva a trovare per la contraddizione che veniva ad aprirsi con i kulackj.
Vista la cosa con gli occhi di oggi e leggendola congiuntamente alla manovra di Tukhacevski nello Stato Maggiore sovietico, congiuntamente alla possente propaganda che di tali fatti se ne diede all’estero, appare evidente che tale trama aveva lo scopo esattamente di costituire quel quid di cui si diceva ed a tal fine vengono sacrificati gli oppositori interni. Gli oppositori vengono così consegnati alle autorità giudiziarie sovietiche conseguendo così il duplice obiettivo da una parte costituire un quid e dall’altro liberarsi di potenziali soggetti con cui Tukhacevski avrebbe dovuto avere a che fare, costituendone un problema.
L’azione si profila come un’azione tattica, entro un piano strategico ben più corposo, avente per obiettivo:
a. creare il quid,
b. creare una diversificazione sul fronte kulackj al fine di alleggerirne la pressione come obiettivo minimo e con l’obiettivo massimo il costringere lo Stato sovietico ad un passo indietro: sotto l’attacco dell’opposizione interna riconciliarsi con i kulackj al fine di ottenerne il sostegno contro gli oppositori interni e così rinviare la liquidazione degli alleati più preziosi e fidati del capitalismo all’interno dell’U.R.S.S.: i kulackj appunto.
Il gruppo di oppositori interni agisce, cioè, da un punto di vista militare come un gruppo di guastatori, il cui ruolo è quello di creare scompiglio nelle fila nemiche, distrarre l’attenzione dall’attacco principale, spingendo il nemico a spostare in quel settore uomini e forze, sottraendole da altri settori e quindi facilitare l’attacco nel punto prestabilito, infine un ruolo di cortina fumogena che copre altri intenti ed altre direttrici dell’attacco.
Le azioni dei guastatori sono quasi sempre azioni in cui gli uomini che vi si mandano sono votati alla morte e sacrificati per il raggiungimento di un obiettivo che la tattica deve perseguire, deve raggiungere: attacco, diversificazione, alleggerimento della pressione, copertura della reale direttrice di marcia delle forze.
Ed infatti l’azione degli oppositori interni assume tutta la sua massima valenza solo se letta all’esterno dell’U.R.S.S., quale quid per scatenare una possente offensiva ideologica per minare il credito dell’U.R.S.S. e del suo gruppo dirigente, per dare attuazione al pianto tattico di distrarre le masse lavoratrici dei propri paesi, spostare infine l’ala sinistra della piccola borghesia verso la grande borghesia monopolistica.
L’azione degli oppositori interni diviene, cioè, intelligibile, soltanto in questa prospettiva extra U.R.S.S. , diversamente restano insoluti i problemi che essa pone: trama debole, disorganica, suo sgretolamento senza alcuna resistenza.
L’azione degli oppositori interna assolveva, infine, alla copertura di un attacco interno ben più pericoloso e che costituiva la vera direttrice dell’attacco, che l’azione degli oppositori interni aveva il compito di mascherare. Sul piano militare questa è una consuetudine: si spostano truppe al fine di coprire un diverso posizionamento delle forze in campo o al fine di consentire lo sganciamento di queste. Napoleone usava spesso la cavalleria al fine di coprire i movimenti con la fitta polvere che tale cavalleria e spostamenti di salmeria comportavano o approfittando delle prime luci dell’alba e della nebbia, ecc.
Mantenendo la pressione sul conflitto interno apre qui un fronte sul quale lo Stato, la società ed il Partito sovietici devono spostare forze ed attenzione, che si coniuga tale azione con quella che lo Stato e la società sovietici avevano deciso di aprire allorquando avevano deciso di affrontare il problema dei kulackj, aprendo così un fronte di lotta ed opposizione. Questa distrazione di forze ed attenzione sui due fronti aperti, avrebbe dovuto consentire una facilitazione al vero obiettivo tattico interno: l’attacco al cuore dello Stato Maggiore sovietico condotto da Tukhacevski con l’evidente scopo di prostrare lo Stato sovietico e metterlo in condizioni di non potersi difendere nel momento dell’aggressione militare.
Qui, invece, la trama è ben organata con una formazione militare clandestina, che doveva affluire sulla Piazza Rossa in occasione della parata militare per il 7 novembre del 1937, che in tali occasioni avrebbe dato meno nell’occhio ed attuare un colpo di Stato, rovesciando la direzione bolscevica.
Tukhacevski era un generale zarista che nel 1919 passa nelle fila della Rivoluzione, svolgendo un ruolo nella lotta contro Denikin, con lui anche altri alti ufficiali dell’esercito zarista si spostano nell’Armata Rossa, sotto la direzione allora di Trotsky. L’Armata Rossa viene così ad essere costituita da un nutrito gruppo di alti ufficiali e quadri intermedi provenienti dall’esercito zarista, solo in un secondo momento, nel periodo 1924-1933,  si provvede alla formazione di una nuova leva, proveniente dal proletariato, di quadri militari a tutti i livelli, che poi si distinguerà nella guerra contro l’aggressione imperialista nazista, imponendo all’esercito del III Reich la più sonora, umiliante e catastrofica sconfitta di tutta la storia militare della Germania, che già di per se stessa non ha mai brillato per una tradizione di un qualche valore.
Tukhacevski si trova così una rete di contatti e conoscenza nell’intero esercito che può trasformare in una trama golpista. Tukhacevski era legato al nazismo. Carell, il cui vero nome è Paul Schmidt, alto ufficiale dello Stato maggiore hitleriano a Berlino, capo dell’Ufficio Stampa del Ministro degli Esteri, nel suo lavoro “ Operazione Barbarossa”, scrive in proposito:
“ Geoffrey Bailey nel suo libro cita un’osservazione documentata di Tukhacevski, espressa nella primavera del 1936, allorquando era stato inviato a Londra in occasione dei funerali di Giorgio V d’Inghilterra.
Al ministro degli Esteri rumeno, Titulescu, Tukhacevski disse:
‘ Voi commette un errore quando vincolate il destino del vostro paese a paesi che sono vecchi e finiti come la Francia e la Gran Bretagna. E’ verso la nuova Germania che noi dovremmo orientarci. Almeno per un certo periodo, la Germania sarà la guida del continente europeo.’.” ( vol. 2, pag. 251, ed. BuRizzoli ).
Carell sempre qui parla di un incontro a Berlino sempre nello stesso periodo ed occasione di Tukhacevski in cui metteva al corrente dei tempi della sua azione golpista la Germania hitleriana, chiedendone, racconta Carell, che non ne approfittasse per aggredire la Russia che sarebbe passata sotto il suo comando, ma in realtà per informare dei dettagli e concordarne le azioni con tutti gli altri stati imperialisti, presso cui Berlino si sarebbe dovuta fare carico.
Tornando adesso alla trama di Tukhacevski.
Giustamente l’azione tattica veniva concentrata sul punto più delicato e difficile, il vero punto debole dell’intero Stato sovietico e dello stesso P.C.(b).
Qui l’azione, a differenza di quella degli oppositori interni, è condotta con grande intelligenza.
Si apre con la forzatura del dibattito esistente all’interno dell’Armata Rossa e nello stato Maggiore sovietico sulla nuova concezione della guerra, il ruolo delle divisioni corazzate, ruolo e funzione della moderna cavalleria, le divisioni corazzate appunto, combinazione della guerra classica con le nuove forme della tattica e della strategia e della concezione strategica e tattica e l’esecuzione di entrambe nella nuova concezione della guerra.

L’intero dibattito si dipana attorno al tema della validità di von Clausewitz e del suo trattato “ Della guerra” e più in generale dell’elaborato teorico e dell’organizzazione della tradizione militari della Germania.
Una posizione tendeva a porre la centralità di Clauswewitz e della tradizione teorica della scienza militare germanica, evidenziandone i decisivi punti di forza coniugati con l’efficienza organizzativa che tale esercito aveva mostrato nel corso del tempo, la saldezza che il suo Stato Maggiore, e quindi la tradizione, aveva mostrato, specie nelle sconfitte.
Un’altra posizione tendeva a ridimensionare il Clauswewitz ed a distinguere gli elementi di teoria superati da quelli da sottoporre a verifica ed elaborazione alla luce degli sviluppi della scienza e della tecnica, che avevano comportato modifiche nell’armamento, nella struttura e nella formazione dell’esercito e dei quadri superiori ed intermedi, seguendo in pieno gli insegnamenti teorici sul piano della scienza militare elaborati da Federico Engels in modo specifico e da Karl Marx.
L’avanguardia teorica era qui costituita da quella che gli storici borghesi chiameranno “ la cricca della cavalleria”. Con questo termine essi indicano un gruppo di giovani ufficiali bolscevichi che si era particolarmente distinto nel periodo 1919-1921 riportando le più brillanti e decisive vittorie contro Denikin e Kolciak operando in stretto contatto con Stalin.
Quando nel 1919, l’Armata Rossa aveva colto appieno la necessità di costituire una propria forza di cavalleria per combattere le armate bianche costituite dai cosacchi, la formazione che aveva riportato i maggiori successi era stata la prima armata di cavalleria, comandata da un ex sergente maggiore dei dragoni. S.M. Budenny, affiancato dal commissario politico Voroscilov e che aveva come ufficiali di stato maggiore e comandanti di divisione uomini come Timoshenko, G.I: Kulik, E. A Schiadenko,  O. I. Gorodovidok, I. R. Apanaschenko, G. K. Zukov: che costituità poi il cuore dello Stato Maggiore sovietico nella guerra contro il III Reich.
Tukhacevski, sostenitore della prima posizione, aveva per obiettivo di seminare sfiducia nella eventuale confronto militare della Germania, favorendone così la teoria dell’accordo, dell’accomodarsi ad Hitler, cedendogli ed aspettando che la tempesta passi. In effetti la sua visione esce chiara da quanto dice al ministro degli Esteri rumeno, Titulescu e che Carell riporta.
Le tesi di cui Tukhacevski si faceva sostenitore avevano per obiettivo quello di raggruppare intorno a tali tesi l’intera frazione, consentendo così a questa di identificarsi e riconoscersi ed i singoli membri di riconoscersi e soprattutto schierarsi.
L’intera azione tattica con funzioni interne viene liquidata qui con una pesante epurazione di quadri la cui composizione è indice della natura di classe dei golpisti: il numero di quadri epurati decresce in maniera verticale man mano che si discendono i gradi gerarchici, ossia man mano che si procede dal grado di generale a quello di capitano, per annullarsi al livello dei tenenti.
Questa epurazione consente di far venire avanti tutta la nuova leva di ufficiali, formatisi a partire dal 1922 e provenienti dalle fila operaie e contadine: l’origine e l’appartenenza di classe erano requisiti indispensabili per accedere all’Accademia Militare e ricoprire i gradi nell’Armata Rossa.
Se noi esaminiamo in maniera assai veloce e schematica i principali eventi del periodo in esame vediamo come l’azione era di per sé stessa disperata e che tutti i dati confermano una stabilità del sistema sovietico e del suo gruppo dirigente.

1.  al congresso del 1934 viene apportato una importante modifica allo Statuto.
Sin dagli anni Venti esisteva una commissione congiunta eletta dal Congresso che unificava la Commissione Centrale Controllo, che è l’organo di vigilanza del Partito Comunista e che opera nei confronti dei membri del Partito e ne sancisce le sanzioni disciplinari, fino all’espulsione, la condotta morale, ecc. e l’Ispezione Operaia e Contadina. Questa Commissione Unificata viene sciolta dal Congresso e la norma statutaria modificata ed al suo posto viene introdotta la distinzione tra la Commissione centrale Controllo, organo di Partito ed eletta dal Congresso del Pc (b) e l’Ispezione Operaia e Contadina che diviene Commissione di Controllo Sovietico ossia un organo Parlamentare, ossia del Soviet. Si attua cioè la separazione dei poteri di controllo e vigilanza di Partito e Stato;
2. Nel 1934 si ha il primo Congresso degli Scrittori Sovietici, presieduto e voluto da M. Gorky e svoltosi a Mosca dal 17 agosto al 1 settembre 1934 a cui parteciparono molti intellettuali stranieri, a conferma di quel prestigio ed autorità morale che l’U.R.S.S. esercitava nel campo culturale e scientifico.
3. Nel 1935 viene varata la nuova Costituzione dell’U.R.S.S., che apporta anche qui modifiche alla Costituzione precedente, in modo particolare viene decisamente modificata la struttura e la composizione dei Soviet e le modalità di votazioni, ossia viene modificata la percentuale delle campagne e delle città nella composizione del Soviet. La Costituzione precedente garantiva per un numero minore di abitanti delle zone operaie un numero maggiori di rappresentanti al Soviet Supremo, rispetto alle zone rurali e meno industrializzate. In concreto un distretto industriale di 100.000 persone eleggeva diciamo tre deputati, mentre un distretto rurale di 300.000 persone eleggeva un deputato al Soviet. Adesso viene stabilità la parità numerica per cui a pari numero di abitanti di una zona vengono espressi pari numero di rappresentanti al Soviet Supremo.
La costituzione del 1935 introduce molte altre modifiche e molte innovazioni sul piano del Diritto Costituzionale. Essa rafforzò il prestigio politico e morale dell’U.R.S.S. nel mondo e tra la classe operaia di tutto il mondo.
4.  Dispiegarsi del II piano quinquennale.
Sono qui evidenti le oggettive difficoltà di un’opposizione nel lanciare un attacco ed il consenso che il gruppo dirigente aveva all’interno del Paese: modifiche come quelle Statutarie e Costituzionali sono segnali netti di forza di gruppo dirigente. La modifica costituzionale che abbiamo evidenziato sancisce una alleanza oramai consolidata con i contadini, una alleanza salda tra città e campagna, costituisce cioè, come ogni Costituzione, la sanzione del blocco sociale che governava il Paese e che appunto trova nella Carta Costituzionale la sua legittimazione giuridico-formale ed ufficiale.
La modifica statutaria indica una capacità del nuovo Stato di potersi sganciare dalla protezione dell’apparato politico ed organizzativo del Partito, che aveva costituito la cellula e l’esperienza più solida e formato quadri di lunga lena, e darsi una sua autonomia ,distinguendo i ruoli ed i compiti giuridici di Partito, per i quali valgono le sanzioni e le decisioni di quell’organo, ma che non implicano carattere penale o civile ed invece i ruoli ed i compiti giuridici verso lo Stato e verso i cittadini. Ma questo sta indicare anche come  questo Partito sia oramai cresciuto ed in grado di poter scindere i ruoli: questo ripeto è segnale di forza non di debolezza e questo proprio sotto l’imperversare della trama dell’opposizione interna. E’ una classe dirigente che si sente forte e dà forti segnali di sicurezza e di forte omogeneità interna e di saldo consenso all’interno.
Il dibattito circa la proposta di Costituzione che coinvolgerà l’intero popolo sovietico ha questi numeri secchi:
il progetto di Costituzione viene diffuso in opuscolo in 60milioni di copie, oltre la pubblicazione su riviste e giornali per una circolazione totale di 40milioni di copie.
Si tennero discussioni in ogni fattoria, fabbrica, scuola, circoli operai. Vennero tenuti corsi per studiarla. In tutto si tennero in tutto il Paese oltre 527mila riunioni e furono inoltrati alla Commissione Costituzionale 134mila emendamenti. Vennero tutti presi in considerazione ed esaminati, i suggerimenti più importanti discussi in assemblea. Alcuni vennero adottati.
Questo rafforza in noi la convinzione che la trama degli oppositori interni assolveva a ben altri scopi, ossia di copertura alla vera linea di attacco, come si è in precedenza detto.

Il fallimento della trama reazionaria e golpista crea una situazione di confusione nello stesso campo imperialista, la cui crisi si aggrava e rischia di implodere.
Dalla crisi del 1929 al 1933 Francia, Inghilterra e Stati Uniti avevano provveduto a ben spremere le riserve auree di Germania, Italia e Giappone che adesso rischiavano di rimanere definitivamente a secco, inceppando in maniera assai grave il meccanismo, giacché rischiava di trascinare in tale fallimento delle banche centrali di questi paesi tutte le banche e le società che vi avevano investito ed il cui credito presso questi costituiva per loro base del proprio capitale, fin quando non se ne fosse constata l’insolvibilità di tali Stati.

RISERVE AUREE VISIBILI DEI PAESI CAPITALISTI
( in milioni di vecchi dollari oro del 1936 )

Nazione

1936

1938

Stati Uniti d’America

6.649

8.126

Inghilterra

2.029

2.396

Francia

1.769

1.435

Germania

16

17

Italia

123

124

Giappone

273

97


Adesso a partire dal 1936 non vi erano più vie d’uscite: la stessa Francia e Spagna rischiavano di uscire fuori dall’orbita del sistema capitalistico, il movimento di classe iniziava a profilarsi minaccioso in Italia, in Inghilterra assai a mala pena ed ad un prezzo altissimo si era riusciti ad arrestare il movimento di lotta sviluppatosi nel 1929: qui laburisti e trade unions si erano giocati tutto il loro prestigio, che non recupereranno mai più. In Cina il movimento rivoluzionario acquistava prestigio e forza esso stesso di carattere internazionale ed agiva da possente stimolo alle lotte dei popoli coloniali ed in modo specifico sull’India, uno dei cuori più vitali dell’impero britannico.
Il sistema capitalistico era minacciato di una pesante implosione, impossibilitato ad espandersi, ma soprattutto costretto ad una ulteriore contrazione della sua sfera d’azione entro la quale era stato costretto dalla Rivoluzione d’Ottobre ed in zone veramente nevralgiche.
La guerra di Spagna è la guerra per riportare la Spagna entro le linee di forza del campo imperialista e minaccia esplicita al movimento rivoluzionario francese, ossia la guerra di Spagna assolve al duplice compito di ristabilire la normalità capitalista e di condizionare il movimento rivoluzionario francese in pieno sviluppo, data la pesante crisi che si era oramai abbattuta a partire dal 1934 sulla Francia. La guerra di Spagna costituisce una leggera presa di ossigeno per il sistema capitalistico: Francia, Inghilterra e Stati Uniti ebbero modo di vendere le loro armi a Spagna, Italia e Germania e queste a loro volta di occultare il crack finanziario che ne devastava il sistema economico.
La guerra di Spagna assolve al compito, infine,  di prova generale delle forze e sperimentazione incorporevili delle nuove armi e delle nuove teorie militari. E’ in Spagna che infatti si sperimenta in concreto, ossia su di un reale campo di battaglia, la nuova concezione militare della divisione corazzata e la sua combinata mezzi corazzati -divisione di fanteria  e la combinata terra-aria, ossia esercito- aviazione ad opera principalmente delle divisioni del III Reich e la sperimentazione infine della nuova aviazione e quindi banco di prova e di esperienza per la nuova generazione sia di piloti che dei comandanti militari delle varie armi formatisi sulla base della nuova concezione militare e banco di prova, nel fuoco del combattimento, della nuova formazione militare e dei nuovi metodi di addestramento, che la nuova concezione militare richiedevano.
Costituì un importante banco di prova per le forze anticapitaliste ed anti - nazifasciste, giacché costituì un importante esperienza circa i metodi, le forme ed i modi di lotta e resistenza popolare. Tramontarono qui le visioni romantiche di guerra popolare condotta secondo i metodi classici, tramontarono qui le visioni romantiche della lotta condotta secondo la logica della massa d’urto, per affermarsi poi quella disarticolazione organizzativa, e diversa centralizzazione dei comandi, delle formazioni militari e quindi anche delle partigiane.
Ad uno attento studio militare della guerra di Spagna si rileva che sono concentrati qui tutti i princìpi tattici e strategici che poi saranno attuati in tutto il corso della 2° guerra mondiale.
La prova del fuoco legittima le nuove concezioni nella Scienza della Guerra ed avvalla la prova generale delle forze.
Lo scontro è inevitabile.
Il campo imperialista dal 1938 dà il via definitivo alla 2° guerra di aggressione all’U.R.S.S.
Vengono qui messi a punto le manovre tattiche e strategiche in campo politico, economico, militare, mediatico. In maniera sistematica e programmatica vengono spinti all’esaurimento i potenziali focalai di guerra e di opposizione interna e si dà inizio alla complessa tattica che porterà la Germania hitleriana ai confini dell’U.R.S.S.: dal Mar Baltico al Caucaso, con una massa d’urto complessiva di oltre 6milioni di uomini. La possente macchina da guerra è messa in moto. Tra la fine del 1937 e per tutto il 1938 vengono portati a compimenti i sufficienti spostamenti di capitali: parte cospicua dei capitali si spostano in aree sicure e la city di New York assume di fatto il ruolo di city del capitalismo mondiale.

Nella relazione in occasione del 60° della Battaglia di Stalingrado, che terremo qui a Teramo tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio del 2003, “ Il ruolo dell’Armata Rossa nella 2° guerra mondiale” analizzeremo tutti gli aspetti militari di queste manovre, l’intera campagna di aggressione germanica all’U.R.S.S.: sua preparazione e sviluppi ed il ruolo svolto dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.