ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI
- KARL MARX - FRIEDRICH ENGELS
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1917-2002
85° della Rivoluzione d’Ottobre
La Società Capitalista dopo la Rivoluzione d’Ottobre
Recenti studi ed analisi dell’Istituto
Teramo, 7. novembre. 2002
La propaganda politica dell’U.R.S.S. ha sostenuto l’esistenza di una volontà
dell’intero campo imperialista contro l’U.R.S.S.
Sul piano della teoria Lenin, all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre,
modificò l’analisi sulle contraddizioni, introducendone una nuova.
In precedenza la teoria sosteneva l’esistenza nell’ordine delle seguenti
contraddizioni:
1. proletariato e borghesia,
2. imperialismo e popoli oppressi delle colonie,
3. contraddizioni nel campo imperialista tra i vari paesi e gruppi
monopolistici.
Successivamente Lenin le modifica così:
1. Socialismo, U.R.S.S., e Imperialismo,
2. proletariato e borghesia,
3. imperialismo e popoli oppressi delle colonie,
4. contraddizioni nel campo imperialista tra i vari paesi e gruppi monopolistici.
Le contraddizioni interimperialiste e quelle all’interno di ciascuna borghesia
erano determinate dallo sviluppo ineguale del capitalismo che determina
l’ascesa di nuovi settori e rami di attività e la discesa di altri e la
modifica degli equilibri e dei rapporti di forza tra i vari paesi imperialisti.
La legge dello sviluppo ineguale comportava, sulla base delle modifiche
interimperialiste accennate, l’esistenza di anelli deboli della catena
imperialista, che incatenavano il mondo intero, e dove era possibile in questi
anelli deboli spezzare la catena imperialista.
L’esistenza delle contraddizioni interimperialiste consentiva l’esistenza e lo
sviluppo dell’U.R.S.S., giacché i singoli paesi imperialisti erano impegnati
nella lotta tra di loro e questo avrebbe comportato un relativo periodo di
tregua, che avrebbe consentito all’U.R.S.S. di sviluppare la sua nuova
economia.
Il processo di sviluppo economico avveniva quindi nelle condizioni di tregua
imperialista, che ne determinava un carattere discontinuo, giacché tale
sviluppo viene interrotto nella fase di unità del campo imperialista contro il
campo socialista.
Lenin, quindi, pone come contraddizione principale la contraddizione che oppone
il campo socialista al campo imperialista. Questo implicava consequenzialmente
che gli altri tre tipi di contraddizioni sarebbero state influenzate dalla
prima, che l’andamento delle altre tre contraddizioni, e di ciascuna, sarebbe
stata determinata dall’andamento e dallo sviluppo della prima.
La prima contraddizione: campo socialista opposto al campo imperialista era
determinata dai reali sviluppi del nuovo sistema economico, che avrebbe
innalzato, di fatto, il livello della contraddizione.
L’imperialismo viene, così, a trovarsi imbrigliato da questa contraddizione e
deve compensarla con una maggiore pressione sulle altre tre contraddizioni,
determinando un inasprimento sia della contraddizione proletariato e borghesia,
sia imperialismo e popoli coloniali oppressi e sia quelle interimperialiste,
giacché ciascun paese imperialista cerca di scaricare su tutti gli altri le
proprie difficoltà.
Il sistema imperialista è, così, investito dal processo suo proprio, ossia il
processo di produzione capitalistico: crisi, ecc. e sia da quello
dell’esistenza di un campo socialista, che ne aggrava ed esponenzia la crisi.
L’intero sistema è attraversato, allora, da un complesso processo di nessi,
interrelazioni, contraddizioni che ne determinano il suo equilibrio.
L’equilibrio di un sistema è di per sé
instabile ed è in equilibrio entro un range, che è esso stesso assai mobile.
Questo particolare tipo di equilibrio, che regge l’intero sistema, è
caratterizzato da una particolare instabilità per l’azione soggettiva dei
partecipanti, ossia dei due campi, di spostarlo a proprio favore.
La propaganda politica dell’U.R.S.S. ha sostenuto l’esistenza di un
progetto del campo imperialista di abbatterla e l’esistenza di azioni concrete
atte a proseguire tale obiettivo.
Esistono indubbi dati sperimentali che confermano tali affermazioni:
1. l’aggressione dei 14 paesi imperialisti alla giovane Repubblica dei Soviet:
1919-1921;
2. l’isolamento internazionale: un autentico sbarramento che comportava un
sostanziale blocco dell’import-export sia di conoscenze tecniche e scientifiche
e sia di merci importanti per la giovane repubblica;
3. documentate azione di sabotaggio e di infiltrazione di spie e provocatori,
l’azione di organismi internazionali di natura dichiarata neutrale ed
umanitaria come la Croce Rossa Internazionale e le associazioni religiose, in
modo specifico ed attento del Vaticano.
Recenti pubblicazioni documentano tali azioni di sabotaggio e di infiltrazione
e recenti pubblicazioni di alti funzionari del Vaticano - ultimo in ordine di
tempo Agostino Casaroli, segretario di Stato del Vaticano, Il martirio della pazienza, ed.
Einaudi, altre documentano il ruolo della chiesa cattolica, sotto la direzione
di Roncalli, in Turchia negli anni Trenta, come base di appoggio per manovre,
provocazioni ed infiltrazione.
Tutto ciò è incontestabilmente vero.
Ma non spiega il perché.
Quanto sin qui detto non spiega la natura prolungata di un’azione di unità del
blocco imperialista; non spiega perché vi sia potuta essere un’azione
coordinata dell’intero campo imperialista e per un così lungo periodo di tempo
a scapito delle contraddizioni interimperialiste, pur forti.
Se ne deduce allora che i paesi imperialisti hanno affrontato e risolto le loro
contraddizioni interimperialiste e le restanti aventi per obiettivo principale
quello di rafforzare, o almeno di non indebolire, la loro pressione sul campo
socialista.
Se prendiamo il periodo 1924-1939 le contraddizioni interimperialiste e la
crisi che investe l’intero sistema sono di natura particolarmente vivaci, se
non violente.
Diversamente non vanno le cose se prendiamo il periodo 1945-1975.
Anche qui esistono ben precisi dati sperimentali che se non inficiano la teoria
esposta, quantomeno ne pongono limiti, carenze e spingono ad un approfondire lo
studio e la comprensione dei processi reali.
E’, cioè, evidente che al di là della volontà soggettiva, devono esistere ben
più corposi e profondi nessi ed interrelazioni, ossia una ben precisa base
materiale, una ben precisa realtà oggettiva, che spinge naturaliter, con la forza, cioè, dell’oggettività in una ben
precisa direzione.
E’ allora evidente che tali dati sperimentali evidenziano un particolare porsi
di un intreccio tra rapporti di produzione e forze produttive tali, poi, da
porre limiti a quella teoria che siamo venuti esponendo.
Il problema è allora approfondire l’analisi e comprendere come oggettivamente
vengono a porsi i rapporti, le interrelazioni ed i nessi e quindi il modo
specifico di come vengono a definirsi i nuovi livelli di equilibrio.
E’ allora evidente che all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre non si pone più
soltanto la contraddizione tra rapporti di produzione e forze produttive del
sistema capitalistico, si pone, invece, una complessità che è, poi, propria di
tutte le fasi di transizione - ossia la doppia
contraddizione dei due sistemi.
Abbiamo così:
1. la contraddizione che vede opposti i rapporti di produzione capitalistici
alle forze produttive del sistema capitalista;
2. la contraddizione che vede opposti rapporti di produzione e forze produttive
del nuovo sistema socialista.
Nella società capitalista il movimento delle contraddizioni è quello analizzato
da Marx, Engels e Lenin, ossia caratterizzato sostanzialmente dai rapporti di
produzione capitalistici che frenano,ostacolano, impediscono lo sviluppo delle
forze produttive.
Nella nuova società in formazione il movimento è più complesso, giacché si
presentano due movimenti contraddittori tra di loro:
uno è il movimento di liquidazione
dei vecchi rapporti di produzione capitalistici e lo sviluppo celle forze
produttive che erano schiacciate ed ostacolate;
l’altro è il movimento di sviluppo
e radicamento dei nuovi rapporti di produzione collettivistici o socialisti,
determinati dal nuovo rapporto di proprietà non più privato, bensì
collettivistico.
Il problema di coordinare i due movimenti tale da avere uno sviluppo dei
nuovi rapporti di produzione entro un quadro di sviluppo delle nuove forze
produttive, che avanzano nella misura in cui vengono liberati dai processi di
produzione, capitalistici nel nostro caso, è uno dei più ardui e complessi
problemi che segnano decisamente l’intero andamento della più complessiva fase
di transizione e di tutte le fasi di transizione da un regime sociale
all’altro.
L’equilibrio dell’intero sistema è dato dal movimento in ciascuna blocco e dove
quello del blocco imperialista è opposto e contraddittorio a quello del campo
socialista ed il movimento del campo socialista è attraversato da un doppio
movimento esso stesso contraddittorio.
L’equilibrio dell’intero sistema è allora dato da questa doppia forma in cui si manifesta la
contraddizione forze produttive rapporti di produzione e all’interno del campo
socialista dal doppio movimento, di cui si è detto.
La questione teorica e pratica si pone allora entro
questo quadro di riferimento
generale, entro, cioè, questi assi cartesiani
di riferimento.
Lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre determina un arresto della 1° guerra
mondiale e la resa della Germania. All’indomani del 7. novembre. 1917 la
situazione militare dei due blocchi imperialisti vedeva un sostanziale
equilibrio delle forze.
Fino a quel momento la 1° guerra mondiale si era sostanzialmente consumata in
una instancabile guerra di trincea, che rispecchiava un sostanziale equilibrio
militare e tecnico delle forze in campo, ove entrambe le parti non avevano
subìto sostanziali perdite. La guerra imperialista non aveva comportato quella
distruzione massiccia delle forze produttive, tali da alleggerire
sostanzialmente la crisi di sovrapproduzione, che poi l’aveva generata. Aveva
comportato sostanzialmente una concentrazione delle ricchezze e stimolato un
processo di concentrazione monopolistico, ma niente di più. Proprio quando la
guerra stava entrando nella sua vera e propria fase di distruzione: occupazione
di territorio nemico, saccheggio, bottini, distruzione indiscriminate ed a
tappeto, proprio allora, esattamente in quel preciso punto di ascesa viene
brutalmente ed improvvisamente interrotta, lasciando così tutto in sospeso, ed
in definitiva come prima, per quanto attiene il sistema di produzione capitalistico
e le sue fasi di sviluppo-crisi-recessione-ripresa.
Da un punto di vista militare la Germania era ancora in condizioni tecniche e
politiche di proseguire la guerra, avendo ancora intatte forze sostanziali da
gettare nella fornace della guerra imperialista.
Da un punto strettamente scientifico, attuando una proiezione dinamica, la
situazione era tale che non consentiva alla Germania di capovolgere le sorti
della guerra: anche se poi nel corso degli eventi bellici possono verificarsi
sempre repentini capovolgimenti tali da…. Non poteva capovolgere le sorti della
guerra, ma poteva di certo continuare la guerra per giungere ad un diverso
equilibro, che poi le condizioni di resa avrebbero ratificato.
La guerra di trincea era stata vinta dal blocco anglo-francese-statunitense, si
trattava adesso di passare alle grandi offensive militari con il dispiego di
ingenti forze e quindi con il consumo-distruzione dei mezzi bellici,
all’occupazione di territorio nemico con le conseguenze che questo comporta sul
piano della distruzione di beni e ricchezze, ossia sul piano della distruzione
massiccia di forze produttive, che determina poi la domanda indotta nel periodo
successivo alla pace e che costituisce la molla sia per l’accumulazione
necessaria per il passaggio da una economia di guerra ad una economia di pace e
sia per far ripartire l’intero sistema con il giusto passo della ripresa.
Questa seconda fase non ci sarà.
Avremo così che la 1° guerra mondiale sarà benefica per i singoli pescecani e
per i singoli grandi capitalisti, perché avremo un forte innalzamento del
processo di concentrazione monopolistico ed una feroce ridistribuzione forzata
della ricchezza a danno delle masse lavoratrici e dei contadini, tramite le
commesse statali.
Ma non lo sarà per il sistema di
produzione capitalistico, giacché non comporterà quella necessaria distruzione
massiccia di forze produttive tale da azzerare la sovrapproduzione.
Le stesse innovazioni tecniche saranno di assai scarsa entità e gli equilibri
all’interno del blocco imperialista vincitore risulteranno incerti, confusi,
contraddittori. Gli Usa usciranno forza importante ma non ancora dominante, la
Gran Bretagna ridimensionata ma ancora leonessa da competere con gli Usa; la
Francia forte specie per il forte ridimensionamento della Germania sul fronte
della Ruhr, tale da consentirle di inserirsi nella contesa Usa-Gran Bretagna ed
essere la City di Parigi per una certo periodo alternativa alla City di Londra.
La penetrazione statunitense risulta insufficiente e discontinua e la stessa
linea di prestiti non sufficiente da imporre l’egemonia e le scelte
dell’imperialismo statunitense e non sufficiente ad una diffusione della
partecipazione-controllo azionaria statunitense nei gruppi monopolistici
inglesi, francesi, tedeschi, italiani.
Tutte situazioni queste che si faranno decisamente sentire all’indomani del
1919 e fino al 1945, fino agli accordi Bretton Woods, che segnano invece il
punto di arrivo di quel processo a cui la 1° guerra mondiale aveva dato impulso
ed avvio.
L’equilibrio Francia- Inghilterra - Stati Uniti risulterà incerto e confuso, determinando forti scompensi e
conflittualità tali da irretire l’equilibrio dell’intero sistema capitalistico.
All’indomani del 7 novembre il problema principale è quello di fermare assolutamente
l’incendio che si stava propagandando nei Balcani, che avrebbe decisamente
tagliato i paesi imperialisti europei dal vero cuore dell’intero sistema
capitalistico. Tutto questo spinge ad una pace forzata, blocchi della stessa
borghesia imperialista tedesca troveranno assai più utile accelerare la fine
della guerra per contrapporre un blocco comune del campo imperialista
all’incendio nei Balcani e che si stava sviluppando nella stessa Germania.
Si è voluto coprire questa realtà raccontando dell’iperinflazione che colpirà
la Germania a seguito del forte risarcimento per danni di guerra ai paesi
vincitori, dato certamente vero, ma che non intaccò i grandi capitalisti e
favorì il processo ulteriore di concentrazione monopolistico e l’ulteriore
penetrazione del capitale statunitense in Germania oltre a quello britannico,
mentre quello francese fu coatto e che consentì ai grandi capitalisti una
ulteriore feroce ridistribuzione delle ricchezze.
Le pesanti condizioni per la riparazione dei danni si risolsero in una manna
per i grandi capitalisti tedesche oltre che per quelli statunitensi, in primo
luogo la Morgan.
Il trattato di pace, ossia lo smembramento dell’impero austro-ungarico e la
costituzione di nuovi confini e stati nazionali avviene secondo una ben precisa
ed esatta logica prevalente: quella di costruire attorno all’U.R.S.S. una serie
di paesi reazionari, nemici sinceri dell’U.R.S.S. la cui base era data dalla
nobiltà agraria con vasti latifondi e regime monarchici o legati alla monarchia
e con mire espansioniste, tali da creare una situazione estremamente instabile
in eterna competizione territoriale così da consentire ampi margini di manovra
alla penetrazione ed alla presenza dei paesi imperialisti: Inghilterra, Stati
Uniti, Francia in modo particolare.
E solo in via subordinata, o meglio entro questo quadro
antibolscevico, avviene la spartizione dei Balcani ed il complesso movimento di
lotta interimperialista: Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Usa con i suoi
riflessi nella più complessiva area balcanico-mediterranea e dei paesi
afro-asiatici rivieraschi.
Questo costituisce un secondo pesante
condizionamento, limitazione, legaccio che la Rivoluzione d’Ottobre impone.
Il tentativo di liberarsi da subito da tale situazione, ossia l’aggressione dei
14 paesi imperialisti alla giovane Repubblica dei Soviet, 1919-1921, si risolve
in uno scacco politico e militare clamoroso e con un inasprimento della lotta
di classe nei singoli paesi imperialisti.
Qui la classe operaia solidarizza nettamente con la giovane Repubblica dei
Soviet sia con scioperi e boicottaggio della produzione e sia con il rifiuto ed
azioni di sabotaggio: rallentamento, ecc. delle operazioni di imbarco del
materiale bellico per la guerra contro la Russia dei Soviet.
Sarà questa un’amara lezione, che l’Imperialismo metterà successivamente a
frutto.
La rivoluzione d’Ottobre determina lo sviluppo possente della lotta di classe
sia nei paesi imperialisti:
Germania con la rivoluzione guidata da Karl Liebnecht e Rosa Luxemburg,
repressa nel sangue dalla SPD, la socialdemocrazia tedesca di Kautski e
Bernstein,
in Ungheria con la instaurazione della Repubblica dei Soviet con a capo Bela
Kunn,
in Italia con l’occupazione delle fabbriche 1920-21;
e sia nei paesi coloniali con lo sviluppo dei movimenti rivoluzionari in Cina,
India, Turchia, Egitto, ecc.
Ancora.
Finita la guerra, il problema per i paesi belligeranti è quello di attuare il
passaggio da una economia di guerra ad una economia di pace. Questo è un
passaggio abbastanza complesso, giacché l’intero apparato produttivo viene a
perdere la struttura delle commesse belliche statali e quindi una produzione
garantita ed un realizzo garantito dai fondi statali.
Inoltre l’intero apparato produttivo, agricolo ed industriale, per esigenze di
guerra è stato centralizzato dallo Stato capitalista con la monopolizzazione
del commercio con l’estero e dell’intero import-export, provvedendo lo Stato a
fornire alle imprese le materie prime ed i semilavorati occorrenti e nella
quantità necessaria alla produzione che ciascun impresa deve attuare nel piano
di produzione bellico.
Adesso l’intero apparato produttivo deve riposizionarsi sulle coordinate del
mercato, in precedenza sostanzialmente soppresso e quindi settori ed industrie
che in precedenza collaboravano ritornano adesso l’uno contro l’altro. Gli
stessi livelli della ricerca erano stati centralizzati dallo Stato nello sforzo
bellico di migliorare la produzione per ottenere materiali più efficienti,
nuovi, ecc.
In questo passaggio molte industrie e settori cadono, perché si reggevano
esclusivamente sulle commesse statali e molte erano sorte proprio per far
fronte alla domanda aggiuntiva che la guerra aveva determinato. Il settore
agricolo, per esempio, aveva dovuto provvedere a fornire materie prime ( lino,
canapa, olio, grano, ecc. ) che prima provenivano da altri Stati ora o nemici o
che le nuove condizioni impedivano o ne limitavano la quantità. E questo
comportava la messa a coltura di una serie di terreni meno produttivi, che nel
periodo di guerra determinava una domanda aggiuntiva e la cui produzione era
garantita dalla commesse statali; ma che nelle nuove condizioni di pace
andavano abbandonate.
Il ristabilimento della normalità comporta una massiccio drenaggio di flussi
finanziari, il pagamento di quei debiti di Stato, attraverso Bot e Cct, debiti,
sostanzialmente contratti con le banche e che costituivano per queste un
autentica manna, comporta, infine, un ulteriore impegno di capitali per la
riconversione industriale. In condizioni normali, ossia non nelle condizioni
della presenza della Rivoluzione d’Ottobre e dell’U.R.S.S., nei paesi vinti il
proletariato viene “ convinto” della rapina maggiore a cui doveva sottoporsi;
nei paesi vincitori come costi per la riconquistata pace.
Il ritorno alla normalità comporta una
massa enormi di disoccupati, il ritorno dei soldati dal fronte, oltre a feriti,
invalidi, ecc., la distruzione della piccola produzione agricola familiare,
oltre ai danni della guerra e quindi le spese per la ricostruzione.
Adesso tutto questo viene ostacolato con il forte innalzamento della lotta di
classe nel periodo 1918-1922 ad opera dell’impulso che dà la Rivoluzione
d’Ottobre.
Il problema principale di Francia, Germania, Inghilterra è una politica sociale
atta a raffreddare i conflitti sociali in grado di spostare le masse operaie
dalla soluzione bolscevica a quella socialdemocratica.
Ma questo significa allentare i cordoni della borsa e consentire una politica
socialdemocratica: il tempo che passi la tempesta rivoluzionaria.
Questo ruolo verrà assolto dai partiti della IIa Internazionale, ma poi a
partire dal 1924, messi da parte - per poi tornare in alcuni momenti, come in
Inghilterra e Francia fino alla sconfitta del movimento operaio inglese
nel 1929.
Ma tutto questo ha significato una impossibilità al ritorno pieno della
normalità capitalista e masse ingenti di capitali si sono dovute impegnare in
Francia, Germania, Inghilterra ed Usa oltre che nei paesi balcanici di nuova
formazione, masse di capitali distolte dalle esigenze del sistema capitalista,
che richiedeva una direzione ed un riallineamento sulle coordinate del mercato,
della normalità capitalista.
Il sistema è così investito da una nuova crisi di sovrapproduzione già nel 1919
e poi nel 1923-24 e fino al 1929-31. I sintomi di tale crisi si erano
manifestatati nettamente già nel 1918 in Usa e nel 1919-20 nei paesi
dell’Europa orientale sul piano della
crisi agraria, che minacciava decisamente il processo della riproduzione
allargata capitalistica più generale, fino a coincidere la crisi agraria con la
crisi manifatturiera, che getta il sistema in una crisi generale del 1929-31.
Le colonie vengono attraversate da un profondo processo rivoluzionario e questo
minaccia le più solide retrovie dell’imperialismo sia nell’area mediterranea e
sia in Asia ed Africa.
In queste condizioni la crisi ha meno strumenti per poter essere superata, la
sottrazione di un vasto territorio come l’U.R.S.S. è già un pesante macigno, il
fatto che sia poi ricco di materie prime ne esponenzia la gravità per il
sistema economico imperialista, che viene così inchiodato alla crisi di
sovrapproduzione dalla quale non uscirà se non con la 2° guerra mondiale, che
costituisce il vero ed unico momento di fase di espansione e ripresa, ma per
poi riprecipitare di nuovo nella crisi del 1948 e poi nel 1951, a cui soccorre
la guerra d’aggressione di Corea, per poi riprecipitarvi di nuovo nel 1954-55,
ecc.
Il punto, allora, da fermare è come la Rivoluzione d’Ottobre e la costruzione
della nuova società in U.R.S.S., e comunque la sottrazione di un tale vasto
mercato e l’influenza che tale fatto esercita su altre regioni del mondo (
Asia, Africa, America Latina e negli stessi paesi imperialisti ) abbia
intaccato profondamente il sistema della riproduzione allargata, imponendogli
uno sviluppo coartato, asfittico, di basso profilo, costretto a muoversi in
àmbiti ben più stretti ed in condizioni e con strumenti assai ridotti, proprio
quanto il tipo di crisi richiedeva nuovi ed altri mercati, nuovi e più estesi
strumenti. La Rivoluzione d’Ottobre ha cioè brutalmente, e senza tante
cerimonie, spezzato il processo della riproduzione allargato nel cuore stesso
di questo: incrinando decisamente il rapporto tra il I ed il II settore.
La stessa politica keynesiana costituisce la risposta che il campo imperialista
riesce a mettere in campo nelle nuove condizioni della crisi, ossia
dell’esistenza della crisi nelle condizioni di esistenza dell’U.R.S.S. e della
Rivoluzione d’Ottobre.
Ed infatti, a ben guardare, la teoria e la politica keynesiana spostano
l’attenzione dall’esterno all’interno, cercando di allocare meglio le risorse
interne e di dare ad esse una maggiore funzionalità, in grado così di sostenere
il mercato e la produzione ed allentare la crisi di sovrapproduzione.
Il Movimento Comunista Internazionale dal canto suo, con una strategia ed una
tattica globale, specie nel periodo 1924-1933 riesce a sviluppare una politica
che aggrava le difficoltà del processo della riproduzione allargata
capitalistica, ossia il rapporto tra il I ed il II settore. L’Internazionale
Comunista pone al centro, già a partire dal 1922-23 la politica coloniale,
ossia la necessità di sostenere e sviluppare settori della piccola e media
borghesia e della borghesia nazionale dei paesi coloniali, che volevano opporsi
alla rapina ed allo sfruttamento imperialisti. Questo comporta sul piano della
tattica il problema di organizzare e spingere all’organizzazione ed alla lotta
questi settori della borghesia, di qui il sostegno materiale all’organizzazione
sia del movimento in India ed in Cina, ma anche in altre parti del mondo.
E’ questa la teoria e la tattica della Rivoluzione democratica borghese, ove la
classe del proletariato si allea con questa borghesia nazionale ed i cui
governi, sconfitto l’imperialismo e la dominazione coloniale nei singoli stati
nazionali ex coloniali, sono dati dall’alleanza tra la classe operaia i
contadini e borghesia nazionale per uno Stato di Democrazia Nazionale o Nuova
Democrazia.
Questa scelta va sotto il nome di trasformare le riserve della
controrivoluzione in riserve della rivoluzione proletaria, in riserve della
rivoluzione socialista mondiale.
Nei paesi dell’area balcanica il processo sarà quello di Democrazia Progressiva, restando nei
paesi imperialisti quello di Rivoluzione Proletaria.
Il processo della transizione si profila così come un processo a tre velocità.
Il campo imperialista è allora interessato da una grave crisi di cui ne sono
state brutalmente contratte le forme e gli strumenti per la sua risoluzione.
Ma il campo imperialista è attraversato anche da un altro e ben più complesso
processo che fino al 1936 ne intacca l’unità interna e sviluppa una pesante
lotta tra i vari Stati imperialisti.
Il periodo ed il problema va sotto il nome di: “ Non più Londra, ma non ancora New York”.
La fine della 1° guerra mondiale decreta la decadenza della centralità della
city londinese e la battaglia per chi ne dovesse ereditare ruolo e funzione. E’
indubbio che tale ruolo, per come si è venuto concentrando il capitale e per la
forza produttiva: industriale e finanziaria non poteva che essere New York. Ma
prima che questo possa venire accettato si sviluppano lotte che per un certo
periodo vedono la city parigina avere una massa monetaria maggiore concentrata
nei suoi forzieri. La decisione del crollo della sterlina ed il movimenti degli
Stati che si oppongono al cambio flessibile e si fanno sostenitori del cambio
rigido ( Francia, Italia, ecc. ) è di poca durata e consistenza e si risolve in
una debacle per gli Stati che se ne erano fatti sostenitori.
Il passaggio in esame: non più Londra, ma non ancora New York è segnato da un
processo profondo di ristrutturazione delle linee interne del capitale
finanziario mondiale con uno sviluppo del capitale finanziario statunitense (
Morgan, Rockfeller ) su tutto il continente europeo fino a controllarlo
sostanzialmente. In questo movimento un ruolo di particolare importanza è
svolto dalla politica dei prestiti del governo e dalla finanza statunitense
atti a pagare i debiti contratti nel corso della guerra ed i debiti legati alle
riparazioni di guerra, che tutti: Francia, Germania, Inghilterra, Italia, ecc.
avevano contratto nel corso della guerra con la city newyorkese. I debiti per
le riparazioni di guerra si risolvono in un colossale movimento di prestiti ed
anticipazioni su ratei che la Germania doveva pagare e prestiti alla Germania
per far fronte a tale ratei, ecc.
Questo movimento si risolve in un colossale affare per il capitale finanziario
statunitense e per una feroce ridistribuzione della ricchezza mondiale verso
gli Usa, tramite la quale il capitalismo Usa acquisisce posizioni di forza nei
singoli paesi imperialisti. Scalza sia la Gran Bretagna che la Francia,
inserendosi nelle contraddizioni franco-britanniche, aggravandole per ottenerne
l’indebolimento di entrambi ed il ricorso agli Usa quale forza di mediazione.
Combina tale politica verso l’Europa con una spregiudicata politica - la politica della porta aperta - nei
confronti dei paesi coloniali al fine di insediarsi nei domini europei.
La politica Usa in questa periodo 1919-1936 sarà quella delineata ne “ I
Quattordici punti di Wilson”, enunciati nel corso del Trattato di Versailles
nel 1918.
Alla fine dell’intero processo Londra e Parigi vengono ridotte ad ancelle della
city newyorkese: il trattato di Bretton Woods del 1944 sarà solo la ratifica di
tale nuovo status ed equilibrio nel campo imperialista.
Alla potenza finanziaria statunitense si coniugano, e ne costituisce poi il
sostegno e la base di espansione, la potenza industriale ed agricola, la
ricchezza del sottosuolo, un vasto territorio organizzato in Confederazione di
Stati e la ricerca scientifica. Qui mentre la vera testa resta a Londra, alla Real Accademy diretta da Rutheforth
prima e Cavendisch poi, il resto si sposta negli Usa, che diventano il vero
polo di attrazione per scienziati e ricercatori di tutto il mondo, attuando
anche in questo settore un forte processo di concentrazione, costituendo così
di fatto un forte monopolio.
Questo di fatto accelera, favorisce, l’ulteriore processo di concentrazione ed
il controllo azionario di gruppi monopolistici, trust, cartelli e sindacati,
che vengono scalati dal capitale finanziario nordamericano, consentendo la
centralizzazione del comando e l’unificazione dei centri decisionali.
Il processo è facilitato anche da scelte soggettive dei singoli grandi
capitalisti che vedono nella nuova city una migliore e più sicura occasione di
fare e garantire i propri profitti, ma soprattutto viene facilitato dal fatto
che ciascuno si rende conto che occorre assolutamente fare fronte comune contro
il comune nemico che minaccia il sistema di produzione in generale: ciascun
singolo Stato nazionale, ciascun singolo gruppo monopolistico, trust, cartelli
e ciascun singolo capitalista.
Ciascuno viveva quotidianamente questa realtà, ne avvertiva i limiti,
condizionamenti, vincoli per il suo profitto e per la valorizzazione del suo
capitale. E questo spingeva i singoli ad accettare un qualche costo pur di
poter porre fine ad una situazione che diveniva sempre più insostenibile,
sempre più ostacolante e frenante per il suo capitale, per la sua azienda, per
il suo capitale.
Inoltre.
Ciascun singolo Stato si rendeva ben conto di come da solo diveniva sempre più
difficile opporsi all’U.R.S.S. e di come invece gli Usa costituivano una forza,
e ciascun singolo capitalistica vedeva negli Usa un riparo sicuro per le
proprie ricchezze.
Sul piano del movimento oggettivo il processo di concentrazione monopolistico e
la forza che gli Stati Uniti tendevano ad acquisire ne facevano il punto di
coagulo di tutti i paesi imperialisti e quindi il centro dell’intero campo
imperialista, facilitando la concentrazione del comando e quindi l’elaborazione
e la messa in campo di strategie e scelte per l’intero campo
imperialista.
E’ opportuno qui ricordare come era nella consolidata tradizione della storia
europea la coalizione di Stati ed in modo particolare le ben sette coalizioni di tutti gli Stati
europei, che avevano al centro la Gran Bretagna, contro la Francia e contro
Napoleone Bonaparte.
Dentro questo processo oggettivo, che troverà il suo punto di arrivo negli
accordi di Bretton Woods del 1944, il periodo 1922-1939 si caratterizza in
Europa come un forte momento di lotta tra la Francia e l’Inghilterra.
L’Inghilterra tende a sostenere la Germania, per esempio frenando le richieste
francesi di pagamento dei ratei dei danni di guerra, le richieste francesi
circa la Ruhr e l’azione militare francese sulla Ruhr, ecc. in funzione
antifrancese per limitarne l’egemonia sul resto d’Europa.
L’intera storia europea, a partire dalla Guerra dei Trent’anni e dal trattato
di Westfalia del 1648 sarà caratterizzato da questo movimento che vede opposti
Francia ed Inghilterra per l’egemonia ed il controllo dell’Europa.
Gli Stati Uniti tendono a sostenere sia la Germania con investimenti, prestiti,
sostegni in campo internazionale e sia l’Italia al fine di spostare verso di sé
entrambi, sottrarli all’Inghilterra ed incunearsi nelle contraddizioni
anglo-francesi, per affermare la sua egemonia.
In questo movimento contraddittorio nella fase 1924-1933 l’Italia trova il
sostegno di Francia, Inghilterra nei suoi disegni sui Balcani ed in specifico
nel suo disegno di unire vari stati balcanici, la cosiddetta piccola intersa, e porli sotto il suo
protettorato, in funzione di una costituzione di una prima linea salda di
accerchiamento all’U.R.S.S. Va qui detto che la stessa ascesa del fascismo in
Italia vede il consenso e l’appoggio di Francia, Inghilterra, Stati Uniti e
Germania: diversamente, senza l’assenso di Francia, Inghilterra e Stati Uniti
non sarebbe stato possibile alcun movimento di ascesa di Mussolini.
Saranno Inghilterra e Stati Uniti che consentiranno la stipula di accordi in
violazione del trattato di Versailles che allentavano i rigidi vincoli alla
politica di riarmo militare della Germania sia per quanto attiene le forze di
mare che quelle di terra.
Il movimento di espansione della Germania verso est è anch’esso favorito
dall’asse anglo-statunitense, che attorno agli anni 1932 tende a profilarsi,
sia come più valido baluardo nei balcani e nel centro Europa all’U.R.S.S. e sia
in funzione antifrancese.
La centralità della Germania nel senso qui indicato è ben espresso da Ciano,
che nel suo diario scrive: “ massa di ottanta milioni di tedeschi brutalmente
piantata nel cuore dell’Europa che non si può ignorare”.
Il movimento di espansione tedesca verso est costituisce un ridimensionamento
dello spazio dell’Italia sull’arena internazionale, che in un prima momento
l’ostacola o cerca di governarlo ed i cui sentimenti sono ben espressi in
quanto riportato di Ciano. L’ascesa del nazismo segna il declino netto e senza
sconti del ruolo e la funzione dell’Italia e la sua discesa a regione
subimperialista nel crocevia mondiale ed in quello balcanico-mediterraneo in
particolare.
Nella contesa anglo- statunitense per il controllo del Mediterraneo
l’Inghilterra già a partire dal 1923 riceve un brutto colpo per quanto riguarda
il controllo dell’Italia e lo spostarsi dell’Italia verso gli Usa.
Già negli anni 1913-14 gli Stati Uniti erano il terzo paese per volume di
esportazioni in Italia; durante la guerra superarono la Germania e
l’Inghilterra e divengono il primo paese esportatore in Italia, l’Italia a sua
volta divenne il sesto paese nel mondo per volume di importazioni dall’America.
A partire dal 1923 i lavori pubblici e soprattutto quelli idroelettrici in
Italia diventano il principale polo d’attrazione per i capitali nordamericani.
Uno dei primi più importanti investimenti americani fu un prestito di venti milioni
di dollari alla Società Italia elettrica. La somma concessa superava di molto la somma richiesta come il “ Wall
Street Journal” sottolineerà. Nel 1929 gli investimenti in imprese pubbliche
ammontavano a 66.500.000 dollari . Oltre a ciò vi erano numerose società
americane che avevano interessi in Italia tra cui l’Otis Elevator, la
Worthington Pump and Machinery, la Westinghouse Airbrake, l’Allied Machinery,
la National Cash Registrer ed uno stabilimento di montaggio della Ford.
In questo quadro di attività si inquadra la transazione che la Sinclaire
Exploration Compagny intesse con il governo italiano per ottenere il monopolio
delle ricerche per eventuali giacimenti ed il diritto di trivellare i terreni
contenenti petrolio. La società avrebbe ricevuto i diritti esclusivi di
sfruttamento dei petroli minerali e dei pozzi di gas naturale in Sicilia ed in
Emilia per cinquant’anni in cambio il governo italiano avrebbe ottenuto una
percentuale sui profitti ed un trattamento preferenziale nell’acquisto del petrolio.
La transazione procede tranquilla fino al maggio 1924.
L’Italia non è ricca di petrolio, in Sicilia esistono unicamente riserve di
cisti bituminosi, ma il cui costo per l’estrazione di petrolio è decisamente
superiore a quello per l’estrazione dai pozzi, in Emilia neanche a parlarne e
quello circa i gas naturali non è entità tale da spingere una società privata
ad investirvi capitali, ma quella operazione non costituiva affatto un cattivo
investimento. L’operazione copriva la penetrazione statunitense in Italia nelle
sue due regioni chiavi: Sicilia, per quanto attiene il bacino mediterraneo, e
l’Emilia per quanto attiene l’insediarsi nel cuore dell’Italia
centro-settentrionale. Questo significava minacciare direttamente l’Inghilterra
nel suo controllo dell’Italia ed in specifico nel cuore del Mediterraneo in
Sicilia.
La borghesia accattona e mentecatta italiana da tempo cercava un nuovo padrone
e favoriva questa transazione per allentare la pressione ed il controllo
britannico sul Mediterraneo e sull’Italia, di qui poi tutta la propaganda
fascista sulla “ perfida albione”, la Gran Bretagna, ecc.
La contromanovra britannica non si fece, poi, tanto attendere, fu immediata.
Tramite Matteotti - va qui ricordato il complesso movimento che si sviluppa a
partire dal Seicento che vede la presenza nei movimenti rivoluzionari italiani
della presenza ed influenza della Francia e della Inghilterra - a cui aveva fornito ampia documentazione,
denuncia tale accordo e nel contempo negli States fa scoppiare uno scandalo che
vede coinvolta proprio la Sinclaire.
Il caso Matteotti avviene a poche settimane di distanza dall’annuncio del
contratto, ma senza la resa pubblica delle condizioni e viene collegato subito
con la transazione in atto. Quello che Matteotti voleva denunciare in
Parlamento erano le clausole segrete di tale transazione e le carte non vennero
mai ritrovate.
Elizabeth Curley Flym, all’interno del movimento di massa che si sviluppa negli
States contro l’assassinio di Matteotti, denunciò che Matteotti era sul punto
di rivelare manovre tali da “ far
impallidire al confronto lo scandalo Teapont Dome”, uno scandalo
riguardante una truffa ed un’evasione fiscale inerente forniture petrolifere
allo Stato americano, che aveva visto coinvolto la Sinclaire con un’accusa di
cospirazione e corruzione. Governo italiano e Sinclaire decidono a questo punto
di recidere il contratto che secondo il ministro degli Esteri italiano “ non si
era potuto concretare per il concorso di circostanze del tutto indipendenti
dalla volontà delle due parti contraenti.”
L’anno dopo un nuova transazione, questa volta finanziaria, si sviluppa tra
Roma e Washington riguardante un nuovo prestito statunitense all’Italia.
L’Italia aveva durante la guerra contratto un debito con gli Stati Uniti per duemila
miliardi di dollari. Il denaro venne concesso alla condizione che venisse
restituito nel giro di qualche anno al 5 per cento di interesse. l’Italia
avanza nel 1925 una richiesta di un nuovo prestito agli Stati Uniti, senza aver
saldato ancora il precedente, tramite una delegazione guidata dal nuovo
ministro delle Finanze Volpi.
Il mondo della finanzia e quello industriale americani sostengono tale
richiesta.
Nel gennaio 1926 la US Debt Commission comunica la cifra definitiva del debito
italiano che risulta ammontare a duemila miliardi e mezzo di dollari e le
condizioni di pagamento: da pagare entro 62anni con pagamenti immediati annuali
di cinque milioni di dollari per i primi cinque anni. L’Italia dove cioè pagare
da subito un rateo di 25milioni, per poter accedere ad una nuova linea di
credito. L’interesse veniva fissato ad un tasso incredibilmente irrisorio dello
0,4%, il tasso normale era del
3,3% imposto all’Inghilterra e dell’1,6% alla Francia. L’Italia riceveva così
condizioni più favorevoli di ogni altra nazione.
La Morgan Corporation annuncia il prestito di 100milioni di dollari, che
consente all’Italia di onorare il primo rateo di 25milioni, all’interesse
usuraio del 9%. Con l’apertura della nuova linea di credito, avendo onorato il
rateo di 25milioni di dollari, l’Italia può saldare il prestito ricevuto dalla
Morgan.
Un esame di tutte le obbligazioni e dei titoli emessi durante gli anni venti
indica che l’Italia era al sesto posto nel volume totale d’affari di
investimenti fatti dagli Stati Uniti dopo Canada, Inghilterra, Francia,
Germania Argentina. Avevano effettuato forti investimenti la Morgan
Corporation, la National City Bank di New York, Rockfeller, la Lee
&Higginson , la Dillon & Reed, la Kuhn & Loeb ed altre grandi società.
Questo episodio mostra bene come l’intero campo imperialista fosse attraversato
da un profondo processo di lotta intestina e come gli Usa ne tirano le fila per
scalzare sia la Francia che la Gran Bretagna.
Il punto da fermare è la brutalità di tale processo, ove ciascuno cerca di
scaricare su tutti gli altri la crisi in cui il sistema di produzione
capitalistico veniva ad essere inchiodato per quella pesante contrazione
dell’area d’azione, per quegli àmbiti contratti in cui la Rivoluzione d’Ottobre
e l’U.R.S.S. costringevano le forze produttive ed i rapporti di produzione
capitalistici a muoversi ed entro cui ne subivano coartazione ed inviluppo.
Brutalità senz’altro, ma soprattutto piccineria di strumenti ed azioni rispetto
ai reali problemi che si ponevano dinanzi al sistema di produzione
capitalistico: come se ad un affamato gli si buttano alcuni bocconi di pane
rancido.
Il punto chiave di svolta, che segnerà il corso di tutti i futuri eventi e la
storia del capitalismo mondiale è il 1932.
La pesante crisi del 1929 aveva suonato veramente la campana a morto per
l’intero sistema capitalistico. Usa, Francia, Germania, Inghilterra erano
attraversate da possenti movimenti di lotta del proletariato e questo li
indeboliva nelle colonie, il cui movimento si coniugava con quello delle
cittadelle dell’imperialismo.
Il 1931 aveva visto un rallentamento prima ed una timida ripresa poi, per
ricadere prontamente e ricacciare l’intero campo imperialista nella crisi del
1932.
Nel contempo le convinzioni sul fallimento dell’economia dell’U.R.S.S.
crollavano miseramente. Il primo piano quinquennale si concludeva in anticipo
ed il secondo era la tomba per qualsiasi illusione di fallimento dell’economia
sovietica e consequenziale sogno di restaurazione dell’ancient regime.
Gli sviluppi nel campo scientifico: matematica, chimica, fisica, scienza
dell’economia politica aveva determinato lo spostamento di intellettuali
borghesi verso l’U.R.S.S. ed un aumento nel prestigio e nell’egemonia, che
verrà ratificato con la presenza di una delegazione di scienziati sovietici al
II Congresso internazionale di Storia della Scienza e della Tecnologia che si
tenne dal 29giugno al 4. luglio 1931 a Londra.
Negli anni Trenta scienziati inglesi e francesi di chiara fama scelsero il
materialismo dialettico come strumento fondamentale di intellezione dei
processi e delle loro specifiche ricerche. E sono biologici quali Haldane,
Needham, fisici come John Desmond Bernal, Paul Langevin, psicologi come Henri
Wallon.
Il problema di fermare l’U.R.S.S. prima
che portasse a termine anche il II piano quinquennale è decisivo, anche perché
questo avrebbe comportato lacerazioni all’interno della giovane società
sovietica: la questione dei kulackj era all’ordine del giorno.
Già nel 1927 in occasione del X anniversario della Rivoluzione d’Ottobre
approfittando delle difficoltà in cui veniva a trovarsi la giovane società
sovietica ed il gruppo dirigente, ad appena tre anni dalla morte di Lenin, per
il passaggio dalla Nep all’economia di piano: il primo piano quinquennale, un
gruppo di trotskisti invita a trasformare le manifestazioni del X anniversario
in insurrezione contro lo stato sovietico ed il suo gruppo dirigente. La
manifestazione insurrezionalista contro i poteri dello Stato non raggruppa più
di 7-10mila persone ed il tentativo insurrezionale si spegne da sé,
risolvendosi in un normale lavoro per gli organi di polizia.
L’assassinio di Kirov e l’intera azione successiva dei primi anni Trenta è solo
uno scoprire quadri, uomini e situazioni, ma aveva questa volta il fine di
rallentare il processo, imporre al nemico bolscevico di rallentare il passo,
tenerlo impegnato in un quadro strategico diverso da quello del 1927.
La Francia stava precipitando in una grave crisi economica, politica ed
istituzionale, che sarebbe da lì a poco sfociata in possenti movimenti di massa
ed uno sviluppo alto della lotta di classe, che avrebbero poi dato vita al
Fronte Popolare.
La Spagna era attraversata da un forte movimento rivoluzionario.
La Germania non riusciva più a reggere la crisi, nonostante i possenti sostegni
finanziari statunitensi la repubblica di Weimar affondava miseramente e la SPD
aveva oramai raschiato il fondo del barile e rischiava di essere spazzata via
dalla lotta di classe, che la crisi andava stimolando e rafforzando.
La Germania costituiva l’unica nazione che poteva avere un ruolo anti-U.R.S.S.:
la sua posizione nel cuore dell’Europa, una massa di ottanta milioni ben
piantata nel centro dell’Europa ed un buona potenza industriale europea. Il
problema di trasformare la Germania in una roccaforte antibolscevica e
prevenire la forte ascesa del Partito Comunista e lo sviluppo della lotta di
classe, come gli ultimi dati elettorali del 1933 confermavano ed i movimenti
nella società sostenevano, diveniva un problema da risolvere.
Per questi motivi l’ascesa di Hitler incontra il sostegno dei circoli
finanziari inglesi, olandesi, statunitensi, senza i quali il movimento sarebbe
abortito sin dal suo nascere.
Come per l’Italia fascista, anche per la Germania è impensabile che sommovimenti
di tale portata non siano stati concordati nelle principali city mondiali:
Londra e New York e l’assenso, almeno tacito, di quella di Parigi.
Nelle oggettive condizioni a cui era giunto il processo di concentrazione
monopolistico ed in specifico nel capitale finanziario ed il processo di
centralizzazione del comando, il movimento della caduta della Repubblica di
Weimar e l’ascesa di Hitler deve essere stato sostenuto dal capitale
finanziario internazionale. Volerlo imporre come scelta autoctona germanica e
della malignità del popolo germanico appartiene solo alla propaganda elettorale
più spicciola e della peggiore specie. Diversamente mettere in difficoltà il
progetto germanico per le fragili condizioni in cui versava la Germania agli
inizi degli anni Trenta e la pesante penetrazione capitalistica inglese e
nordamericana era gioco da ragazzi.
L’ascesa di Hitler è già la scelta dell’aggressione all’U.R.S.S..
E’ già il raggiungimento di un equilibrio avvenuto nel campo imperialista, di
cui ne ratifica il livello,le condizioni.
Per la comprensione di questa scelta occorre fare un passo indietro e tornare
cioè al 1919-1921: l’aggressione dei 14 paesi imperialisti alla giovane
Repubblica dei Soviet. Ma prima occorre avere ben chiaro il rapporto campo
imperialista - campo socialista e di
come tale campo socialista bloccasse, interdisse e minacciasse l’esistenza del
sistema capitalistico ed i suoi più naturali e spontanei processi di
riproduzione semplice prima che quella allargata, di come ne costituisse minaccia
terribile fin dentro il più delicato e vitale meccanismo di tale processo
attaccando decisamente il rapporto tra il I ed il II settore, di come ne
ostacolasse i rapporti di produzione capitalistici, la situazione di crisi
nella quale il sistema veniva ad essere inchiodato dall’esistenza della
Rivoluzione d’Ottobre e dall’U.R.S.S.
Era evidente che una nuova aggressione di 14 o 20 paesi all’U.R.S.S. non era
assolutamente da prendere in nessuna considerazione.
Nel 1919-1921 gli effetti devastanti all’interno dei singoli paesi aggressori
costituiva una buona lezione. Inoltre nel periodo 1921-1933 l’U.R.S.S. aveva
notevolmente accresciuto la forza, l’autorità ed il prestigio politici e morali
tale da scoraggiare qualsiasi azione avventata di aggressione classica, oltre
al fatto che adesso a differenza del 1919-1921 aveva sviluppato una possente
industria ed un ricerca scientifica alta e messo in essere un processo
produttivo scientifico e tecnologico di tutto rispetto.
Aveva inoltre dimostrato sul campo l’assoluta e totale superiorità: da una
parte un campo imperialista sconquassato da una possente crisi con fallimenti,
chiusura di fabbriche, decine di milioni di disoccupati, milioni di famiglie
gettate sul lastrico, miseria e disperazione per le classe lavoratrici e
dall’altra un paese arretrato, in sostanziali condizioni di sviluppo economico
semifeudali, arretrato con una percentuale di oltre il 90% di analfabetismo,
uno sterminato territorio assai poco collegato e quindi un mercato nazionale
assai asfittico e misero che nel giro di soli 10-12anni aveva raggiunto uno
sviluppo alto, assenza di disoccupazione ed il più alto livello di sicurezza
sociale: pensioni, ferie, previdenza assicurativa ed infortunistica, condizioni
di lavoro le migliori in senso assoluto ed una legislazione sociale la più
alta: diritto alla casa, all’assistenza ed a tutti i servizi sociali: asili
nido, protezione della madre e dell’infanzia, legislazione sul divorzio e
l’aborto, legislazione sulla emancipazione della donna e protezione della donna
e della madre, ecc.
Gli stessi dati del Dipartimento di Stato statunitense per questo periodo danno
valori di sviluppo altissimi che si aggirano sul 250-280% posto il 1913 pari a
100, mentre quelli sovietici danno il 300-340%.
Tentare in tali nuove condizioni una riedizione dell’aggressione del 1919-1921
non era proprio il caso di parlarne.
Ma il problema di porre assolutamente fine a quella indecenza era un imperativo
categorico dell’intero campo imperialista, di ogni singolo capitalistica e del
sistema di produzione capitalistico in sé.
Si trattava allora da una parte di far scontrare l’U.R.S.S. con un movimento
dichiaratamente reazionario: il nazismo ed adottare la linea del doppio
estremismo - che era stata già collaudata in Italia con il movimento fascista
contro il movimento operaio ed il Movimento Comunista Italiano: i due sistemi
totalitari che si scontrano, ove gli Stati a democrazia liberale e parlamentare
ne erano fuori e nel contempo, così, riconquistare un credito tra le masse
lavoratrici, accreditando tale sistema come il migliore possibile, minacciato
da opposti estremismi e la necessità di salvaguardarlo nonostante fame,
miseria, sangue, guerre di aggressioni e di sterminio, la teoria, insomma, del
migliore dei mondi possibili e per questa, infine, accreditare la via
socialdemocratica, con una operazione meramente ideologica e senza questa volta
allargare i cordoni della borsa. Questo consentiva, ancora, di spostare
l’attenzione delle masse lavoratrici verso il regime borghese e sbarrarne la
strada al sostegno all’U.R.S.S., tenendole fuori: erano due regimi totalitari,
sanguinari che si scontravano. Ma per poter far questo occorreva attuare una
possente offensiva sul piano ideologico, culturale e politico tale da intaccare
l’immagine dell’U.R.S.S., screditarla e giustificarne l’accreditamento
dell’immagine totalitario.
Questo già si diceva e sosteneva a gran voce, ma non spostava più di tanto.
Occorreva un quid, che consentisse
di presentare la liquidazione dei più sicuri alleati all’imperialismo in
U.R.S.S. i kulackj come sterminio di massa e lo Stato in mano ad un partito ed
il partito in mano ad un solo uomo: dittatore feroce e sanguinario, che faceva
bene il paio con l’immagine di Hitler, tale poi da poter costruire l’identità
Hitler - Stalin, U.R.S.S. - Germania nazista, Partito nazista - Pc(b), KGB -
SS.
L’impianto propagandistico è basato sulla piatta linearità consequenziale al
fine di poter fissare nell’opinione pubblica l’identità bolscevismo - nazismo.
Occorreva, si diceva, un quid.
Occorreva un quid che divenisse notizia e la notizia posta al
centro della massima attenzione fino a dilatarne i confini e gli àmbiti e fatta
diventare il metro di paragone per tutto e consegnata così agli organi di
informazione, il cui obbligo, dovere sacro è quello di fare informazione,
indagare, denunciare in quanto strumento obiettivo, al di sopra delle parti.
Sul piano immediato consentiva un distrarre le masse popolare dai problemi più
immediati e proiettarli, invece, in un’aureola di baluardo dei sacri ed alti
valori eterni della Libertà, della Democrazia, ecc. e per questa via
riagganciare le masse lavoratrici, consolidare il consenso-dominium e spostarle
dall’asse gravitazionale dell’U.R.S.S. a quello del capitalismo e della
borghesia.
Lo scontro a muso duro l’avevano tentato negli anni Venti con un pesante clima
repressivo: il caso Sacco e Vanzetti è problematico ed indicativo del clima
politico che opprimeva le masse lavoratrici nei cosiddetti paesi democratici
borghesi e di come il tutto si risolse in un pesante disastro per la borghesia.
Necessitava una seria variazione sul tema.
Occorreva un quid.
Il quid è l’assassinio di Kirov e l’intera trama reazionaria che viene
scoperta negli anni 1935-37 e che non riguarderà al massimo che 10-15mila
persone, che in qualche modo erano stati racimolati dopo il 1927 tra delusi,
scontenti che sempre una società ha.
Occorre considerare che nell’ottobre del 1927, momento di massima espansione
dell’opposizione interna, essa non copriva al massimo che 10-15-20.000 persone,
se sulla Piazza Rossa per l’atto insurrezionale non si ritrovarono che 5-7000
persone.
La trama reazionaria, andando a leggere con attenzione e spirito critico e con
gli occhi di oggi, si rivela decisamente debole, ingenua, disordinata, avventata,
che si sbriciola subito senza opporre una serie resistenza e senza alcuna
azione di resistenza in qualche punto dello sconfinato territorio dell’U.R.S.S.
ed in nessun punto dell’apparato né statale, né di partito né in alcun punto
istituzionale: economico, sociale, civile.
Non coinvolgerà movimenti di massa, ma solo uno esiguo strato di intellettuali.
Gli organi di polizia e quelli giudiziari insisteranno molto nei loro rapporti
su questo dato del carattere della trama e sarà un dato costante, fisso.
E con gli occhi di oggi si rivela tale trama effettivamente così.
I capi erano esperti politici e non sprovveduti ed improvvisati capi: Bucharin,
Zinoviev non potevano commettere una simile ingenuità e simili errori di
avventatezza.
Essi sapevano bene che il raggiungimento in anticipo degli obiettivi del primo
piano quinquennale e la linea di dare la terra ai contadini togliendola ai
kulackj significava il sostegno totale dei contadini al sistema sovietico; il
forte processo industriale comportava l’assorbimento di tutta la massa di
lavoro disponibile e quindi l’azzeramento della disoccupazione; che il primo
piano aveva comportato la costruzione di case per gli operai ed opere pubbliche
di vasta utilità e che erano state introdotte fondamentali leggi in favore dei
lavoratori: ferie, otto ore, pensioni, assicurazioni, ecc.
E tutto questo significa il sostegno alto di tutto il popolo lavoratore
sovietico.
In queste condizioni un attacco alla dirigenza era una follia, sarebbe stato
più saggio attendere qualche passo falso: di certo attaccare il nemico in un
momento di sua massima ascesa è il suicidio.
E queste cose Zinoviev le conosceva assai bene: nella sua qualità di Presidente
dell’Internazionale Comunista per oltre un decennio aveva consigliato decine di
migliaia di comunisti e dato indicazioni, sollecitato, criticato le scelte
tattiche di vari partiti che in questa o quella maniera volevano condurre un
attacco avventato o criticato atteggiamenti di estremismo parolaio: come
avvenne nel 1922 con il Pcd’i. Aveva seguito e diretto le fasi dei processi
rivoluzionari in Germania, Italia, Inghilterra e quelli che si sviluppavano in
Cina, India, ecc. accumulando una grande esperienza, che gli dicevano a chiare
lettere della natura suicida di un’azione in un momento in cui il nemico è in
fase di ascesa. Bucharin dal canto suo era stato con Lenin, sia pure tra
difficoltà e contraddizioni, elemento importante nella preparazione della
Rivoluzione d’Ottobre e quindi avrà discusso circa il momento dell’attacco, le
forme di organizzazione consequenziali, ecc. Aveva diretto per anni il
dicastero dell’Economia e questo faceva di lui un esperto del reale stato delle
cose sul piano economico dell’U.R.S.S.; faceva di lui un uomo che aveva
contatti con tutti i dipartimenti e gli uffici centrali e periferici economici:
di piano, di statistica, e dei vari settori : agricolo, industriale e dei
singoli rami industriali: metalmeccanico, chimico, tessile, edile, ecc. ecc.
oltre che dello stato del commercio interno ed estero e dello stato finanziario
e bancario dell’U.R.S.S. Tutto questo lo metteva nelle reali condizioni di non
poter non sapere il reale rapporto di forze in campo ed il reale schieramento
delle forze in campo e che un attacco agli inizi degli anni Trenta costituiva unicamente
un suicidio.
Erroneamente lo Stato: organi di polizia e giudiziari ed il Pc ( b ) ne
conclusero che era il prodotto dello stato di isolamento nel quale i congiurati
si erano venuti a trovare e decisi a sfruttare le difficoltà in cui l’U.R.S.S.
si veniva a trovare per la contraddizione che veniva ad aprirsi con i kulackj.
Vista la cosa con gli occhi di oggi e leggendola congiuntamente alla manovra di
Tukhacevski nello Stato Maggiore sovietico, congiuntamente alla possente
propaganda che di tali fatti se ne diede all’estero, appare evidente che tale
trama aveva lo scopo esattamente di costituire quel quid di cui si diceva ed a tal fine vengono sacrificati gli
oppositori interni. Gli oppositori vengono così consegnati alle autorità
giudiziarie sovietiche conseguendo così il duplice obiettivo da una parte
costituire un quid e dall’altro
liberarsi di potenziali soggetti con cui Tukhacevski avrebbe dovuto avere a che
fare, costituendone un problema.
L’azione si profila come un’azione tattica, entro un piano strategico ben più
corposo, avente per obiettivo:
a. creare il quid,
b. creare una diversificazione sul fronte kulackj al fine di alleggerirne la
pressione come obiettivo minimo e con l’obiettivo massimo il costringere lo
Stato sovietico ad un passo indietro: sotto l’attacco dell’opposizione interna
riconciliarsi con i kulackj al fine di ottenerne il sostegno contro gli
oppositori interni e così rinviare la liquidazione degli alleati più preziosi e
fidati del capitalismo all’interno dell’U.R.S.S.: i kulackj appunto.
Il gruppo di oppositori interni agisce, cioè, da un punto di vista militare
come un gruppo di guastatori, il cui ruolo è quello di creare scompiglio nelle
fila nemiche, distrarre l’attenzione dall’attacco principale, spingendo il
nemico a spostare in quel settore uomini e forze, sottraendole da altri settori
e quindi facilitare l’attacco nel punto prestabilito, infine un ruolo di
cortina fumogena che copre altri intenti ed altre direttrici dell’attacco.
Le azioni dei guastatori sono quasi sempre azioni in cui gli uomini che vi si
mandano sono votati alla morte e sacrificati per il raggiungimento di un
obiettivo che la tattica deve perseguire, deve raggiungere: attacco,
diversificazione, alleggerimento della pressione, copertura della reale direttrice
di marcia delle forze.
Ed infatti l’azione degli oppositori interni assume tutta la sua massima
valenza solo se letta all’esterno
dell’U.R.S.S., quale quid per
scatenare una possente offensiva ideologica per minare il credito dell’U.R.S.S.
e del suo gruppo dirigente, per dare attuazione al pianto tattico di distrarre
le masse lavoratrici dei propri paesi, spostare infine l’ala sinistra della
piccola borghesia verso la grande borghesia monopolistica.
L’azione degli oppositori interni diviene, cioè, intelligibile, soltanto in
questa prospettiva extra U.R.S.S. , diversamente restano insoluti i
problemi che essa pone: trama debole, disorganica, suo sgretolamento senza
alcuna resistenza.
L’azione degli oppositori interna assolveva, infine, alla copertura di un
attacco interno ben più pericoloso e che costituiva la vera direttrice
dell’attacco, che l’azione degli oppositori interni aveva il compito di
mascherare. Sul piano militare questa è una consuetudine: si spostano truppe al
fine di coprire un diverso posizionamento delle forze in campo o al fine di
consentire lo sganciamento di queste. Napoleone usava spesso la cavalleria al
fine di coprire i movimenti con la fitta polvere che tale cavalleria e
spostamenti di salmeria comportavano o approfittando delle prime luci dell’alba
e della nebbia, ecc.
Mantenendo la pressione sul conflitto interno apre qui un fronte sul quale lo
Stato, la società ed il Partito sovietici devono spostare forze ed attenzione,
che si coniuga tale azione con quella che lo Stato e la società sovietici
avevano deciso di aprire allorquando avevano deciso di affrontare il problema
dei kulackj, aprendo così un fronte di lotta ed opposizione. Questa distrazione
di forze ed attenzione sui due fronti aperti, avrebbe dovuto consentire una
facilitazione al vero obiettivo tattico interno: l’attacco al cuore dello Stato
Maggiore sovietico condotto da Tukhacevski con l’evidente scopo di prostrare lo
Stato sovietico e metterlo in condizioni di non potersi difendere nel momento
dell’aggressione militare.
Qui, invece, la trama è ben organata con una formazione militare clandestina,
che doveva affluire sulla Piazza Rossa in occasione della parata militare per
il 7 novembre del 1937, che in tali occasioni avrebbe dato meno nell’occhio ed
attuare un colpo di Stato, rovesciando la direzione bolscevica.
Tukhacevski era un generale zarista che nel 1919 passa nelle fila della
Rivoluzione, svolgendo un ruolo nella lotta contro Denikin, con lui anche altri
alti ufficiali dell’esercito zarista si spostano nell’Armata Rossa, sotto la
direzione allora di Trotsky. L’Armata Rossa viene così ad essere costituita da
un nutrito gruppo di alti ufficiali e quadri intermedi provenienti
dall’esercito zarista, solo in un secondo momento, nel periodo 1924-1933, si provvede alla formazione di una nuova
leva, proveniente dal proletariato, di quadri militari a tutti i livelli, che
poi si distinguerà nella guerra contro l’aggressione imperialista nazista,
imponendo all’esercito del III Reich la più sonora, umiliante e catastrofica sconfitta
di tutta la storia militare della Germania, che già di per se stessa non ha mai
brillato per una tradizione di un qualche valore.
Tukhacevski si trova così una rete di contatti e conoscenza nell’intero
esercito che può trasformare in una trama golpista. Tukhacevski era legato al
nazismo. Carell, il cui vero nome è Paul Schmidt, alto ufficiale dello Stato
maggiore hitleriano a Berlino, capo dell’Ufficio Stampa del Ministro degli
Esteri, nel suo lavoro “ Operazione Barbarossa”, scrive in proposito:
“ Geoffrey Bailey nel suo libro cita un’osservazione documentata di
Tukhacevski, espressa nella primavera del 1936, allorquando era stato inviato a
Londra in occasione dei funerali di Giorgio V d’Inghilterra.
Al ministro degli Esteri rumeno, Titulescu, Tukhacevski disse:
‘ Voi commette un errore quando vincolate il destino del vostro paese a paesi
che sono vecchi e finiti come la Francia e la Gran Bretagna. E’ verso la nuova
Germania che noi dovremmo orientarci. Almeno per un certo periodo, la Germania
sarà la guida del continente europeo.’.” ( vol. 2, pag. 251, ed. BuRizzoli ).
Carell sempre qui parla di un incontro a Berlino sempre nello stesso periodo ed
occasione di Tukhacevski in cui metteva al corrente dei tempi della sua azione
golpista la Germania hitleriana, chiedendone, racconta Carell, che non ne
approfittasse per aggredire la Russia che sarebbe passata sotto il suo comando,
ma in realtà per informare dei dettagli e concordarne le azioni con tutti gli
altri stati imperialisti, presso cui Berlino si sarebbe dovuta fare carico.
Tornando adesso alla trama di Tukhacevski.
Giustamente l’azione tattica veniva concentrata sul punto più delicato e
difficile, il vero punto debole dell’intero Stato sovietico e dello stesso
P.C.(b).
Qui l’azione, a differenza di quella degli oppositori interni, è condotta con
grande intelligenza.
Si apre con la forzatura del dibattito esistente all’interno dell’Armata Rossa
e nello stato Maggiore sovietico sulla nuova concezione della guerra, il ruolo
delle divisioni corazzate, ruolo e funzione della moderna cavalleria, le
divisioni corazzate appunto, combinazione della guerra classica con le nuove
forme della tattica e della strategia e della concezione strategica e tattica e
l’esecuzione di entrambe nella nuova concezione della guerra.
L’intero dibattito si dipana attorno al tema della validità di von Clausewitz e
del suo trattato “ Della guerra” e più in generale dell’elaborato teorico e
dell’organizzazione della tradizione militari della Germania.
Una posizione tendeva a porre la centralità di Clauswewitz e della tradizione
teorica della scienza militare germanica, evidenziandone i decisivi punti di
forza coniugati con l’efficienza organizzativa che tale esercito aveva mostrato
nel corso del tempo, la saldezza che il suo Stato Maggiore, e quindi la
tradizione, aveva mostrato, specie nelle sconfitte.
Un’altra posizione tendeva a ridimensionare il Clauswewitz ed a distinguere gli
elementi di teoria superati da quelli da sottoporre a verifica ed elaborazione
alla luce degli sviluppi della scienza e della tecnica, che avevano comportato
modifiche nell’armamento, nella struttura e nella formazione dell’esercito e
dei quadri superiori ed intermedi, seguendo in pieno gli insegnamenti teorici
sul piano della scienza militare elaborati da Federico Engels in modo specifico
e da Karl Marx.
L’avanguardia teorica era qui costituita da quella che gli storici borghesi
chiameranno “ la cricca della cavalleria”. Con questo termine essi indicano un
gruppo di giovani ufficiali bolscevichi che si era particolarmente distinto nel
periodo 1919-1921 riportando le più brillanti e decisive vittorie contro
Denikin e Kolciak operando in stretto contatto con Stalin.
Quando nel 1919, l’Armata Rossa aveva colto appieno la necessità di costituire
una propria forza di cavalleria per combattere le armate bianche costituite dai
cosacchi, la formazione che aveva riportato i maggiori successi era stata la
prima armata di cavalleria, comandata da un ex sergente maggiore dei dragoni.
S.M. Budenny, affiancato dal commissario politico Voroscilov e che aveva come
ufficiali di stato maggiore e comandanti di divisione uomini come Timoshenko,
G.I: Kulik, E. A Schiadenko, O. I.
Gorodovidok, I. R. Apanaschenko, G. K. Zukov: che costituità poi il cuore dello
Stato Maggiore sovietico nella guerra contro il III Reich.
Tukhacevski, sostenitore della prima posizione, aveva per obiettivo di seminare
sfiducia nella eventuale confronto militare della Germania, favorendone così la
teoria dell’accordo, dell’accomodarsi ad Hitler, cedendogli ed aspettando che
la tempesta passi. In effetti la sua visione esce chiara da quanto dice al
ministro degli Esteri rumeno, Titulescu e che Carell riporta.
Le tesi di cui Tukhacevski si faceva sostenitore avevano per obiettivo quello
di raggruppare intorno a tali tesi l’intera frazione, consentendo così a questa
di identificarsi e riconoscersi ed i singoli membri di riconoscersi e
soprattutto schierarsi.
L’intera azione tattica con funzioni interne viene liquidata qui con una
pesante epurazione di quadri la cui composizione è indice della natura di
classe dei golpisti: il numero di quadri epurati decresce in maniera verticale
man mano che si discendono i gradi gerarchici, ossia man mano che si procede
dal grado di generale a quello di capitano, per annullarsi al livello dei
tenenti.
Questa epurazione consente di far venire avanti tutta la nuova leva di
ufficiali, formatisi a partire dal 1922 e provenienti dalle fila operaie e
contadine: l’origine e l’appartenenza di classe erano requisiti indispensabili
per accedere all’Accademia Militare e ricoprire i gradi nell’Armata Rossa.
Se noi esaminiamo in maniera assai veloce e schematica i principali eventi del
periodo in esame vediamo come l’azione era di per sé stessa disperata e che
tutti i dati confermano una stabilità del sistema sovietico e del suo gruppo
dirigente.
1. al congresso del 1934 viene apportato una importante modifica allo
Statuto.
Sin dagli anni Venti esisteva una commissione congiunta eletta dal Congresso
che unificava la Commissione Centrale Controllo, che è l’organo di vigilanza
del Partito Comunista e che opera nei confronti dei membri del Partito e ne
sancisce le sanzioni disciplinari, fino all’espulsione, la condotta morale,
ecc. e l’Ispezione Operaia e Contadina. Questa Commissione Unificata viene
sciolta dal Congresso e la norma statutaria modificata ed al suo posto viene
introdotta la distinzione tra la Commissione centrale Controllo, organo di
Partito ed eletta dal Congresso del Pc (b) e l’Ispezione Operaia e Contadina
che diviene Commissione di Controllo Sovietico ossia un organo Parlamentare,
ossia del Soviet. Si attua cioè la separazione dei poteri di controllo e
vigilanza di Partito e Stato;
2. Nel 1934 si ha il primo
Congresso degli Scrittori Sovietici, presieduto e voluto da M. Gorky e svoltosi
a Mosca dal 17 agosto al 1 settembre 1934 a cui parteciparono molti
intellettuali stranieri, a conferma di quel prestigio ed autorità morale che
l’U.R.S.S. esercitava nel campo culturale e scientifico.
3. Nel 1935 viene varata la nuova
Costituzione dell’U.R.S.S., che apporta anche qui modifiche alla Costituzione
precedente, in modo particolare viene decisamente modificata la struttura e la
composizione dei Soviet e le modalità di votazioni, ossia viene modificata la
percentuale delle campagne e delle città nella composizione del Soviet. La
Costituzione precedente garantiva per un numero minore di abitanti delle zone
operaie un numero maggiori di rappresentanti al Soviet Supremo, rispetto alle
zone rurali e meno industrializzate. In concreto un distretto industriale di
100.000 persone eleggeva diciamo tre deputati, mentre un distretto rurale di
300.000 persone eleggeva un deputato al Soviet. Adesso viene stabilità la
parità numerica per cui a pari numero di abitanti di una zona vengono espressi pari
numero di rappresentanti al Soviet Supremo.
La costituzione del 1935 introduce molte altre modifiche e molte innovazioni
sul piano del Diritto Costituzionale. Essa rafforzò il prestigio politico e
morale dell’U.R.S.S. nel mondo e tra la classe operaia di tutto il mondo.
4. Dispiegarsi del II piano quinquennale.
Sono qui evidenti le oggettive difficoltà di un’opposizione nel lanciare un
attacco ed il consenso che il gruppo dirigente aveva all’interno del Paese:
modifiche come quelle Statutarie e Costituzionali sono segnali netti di forza
di gruppo dirigente. La modifica costituzionale che abbiamo evidenziato
sancisce una alleanza oramai consolidata con i contadini, una alleanza salda
tra città e campagna, costituisce cioè, come ogni Costituzione, la sanzione del
blocco sociale che governava il Paese e che appunto trova nella Carta
Costituzionale la sua legittimazione giuridico-formale ed ufficiale.
La modifica statutaria indica una capacità del nuovo Stato di potersi sganciare
dalla protezione dell’apparato politico ed organizzativo del Partito, che aveva
costituito la cellula e l’esperienza più solida e formato quadri di lunga lena,
e darsi una sua autonomia ,distinguendo i ruoli ed i compiti giuridici di
Partito, per i quali valgono le sanzioni e le decisioni di quell’organo, ma che
non implicano carattere penale o civile ed invece i ruoli ed i compiti
giuridici verso lo Stato e verso i cittadini. Ma questo sta indicare anche
come questo Partito sia oramai cresciuto
ed in grado di poter scindere i ruoli: questo ripeto è segnale di forza non di
debolezza e questo proprio sotto l’imperversare della trama dell’opposizione
interna. E’ una classe dirigente che si sente forte e dà forti segnali di
sicurezza e di forte omogeneità interna e di saldo consenso all’interno.
Il dibattito circa la proposta di Costituzione che coinvolgerà l’intero popolo
sovietico ha questi numeri secchi:
il progetto di Costituzione viene diffuso in opuscolo in 60milioni di copie,
oltre la pubblicazione su riviste e giornali per una circolazione totale di
40milioni di copie.
Si tennero discussioni in ogni fattoria, fabbrica, scuola, circoli operai.
Vennero tenuti corsi per studiarla. In tutto si tennero in tutto il Paese oltre
527mila riunioni e furono inoltrati alla Commissione Costituzionale 134mila
emendamenti. Vennero tutti presi in considerazione ed esaminati, i suggerimenti
più importanti discussi in assemblea. Alcuni vennero adottati.
Questo rafforza in noi la convinzione che la trama degli oppositori interni
assolveva a ben altri scopi, ossia di copertura alla vera linea di attacco,
come si è in precedenza detto.
Il fallimento della trama reazionaria e golpista crea una situazione di
confusione nello stesso campo imperialista, la cui crisi si aggrava e rischia
di implodere.
Dalla crisi del 1929 al 1933 Francia, Inghilterra e Stati Uniti avevano
provveduto a ben spremere le riserve auree di Germania, Italia e Giappone che
adesso rischiavano di rimanere definitivamente a secco, inceppando in maniera
assai grave il meccanismo, giacché rischiava di trascinare in tale fallimento
delle banche centrali di questi paesi tutte le banche e le società che vi
avevano investito ed il cui credito presso questi costituiva per loro base del
proprio capitale, fin quando non se ne fosse constata l’insolvibilità di tali
Stati.
RISERVE AUREE VISIBILI DEI PAESI CAPITALISTI
( in milioni di vecchi dollari oro del 1936 )
|
Nazione |
1936 |
1938 |
|
Stati Uniti d’America |
6.649 |
8.126 |
|
Inghilterra |
2.029 |
2.396 |
|
Francia |
1.769 |
1.435 |
|
Germania |
16 |
17 |
|
Italia |
123 |
124 |
|
Giappone |
273 |
97 |
Adesso a partire dal 1936 non vi erano più vie d’uscite: la stessa Francia e
Spagna rischiavano di uscire fuori dall’orbita del sistema capitalistico, il
movimento di classe iniziava a profilarsi minaccioso in Italia, in Inghilterra
assai a mala pena ed ad un prezzo altissimo si era riusciti ad arrestare il
movimento di lotta sviluppatosi nel 1929: qui laburisti e trade unions si erano
giocati tutto il loro prestigio, che non recupereranno mai più. In Cina il
movimento rivoluzionario acquistava prestigio e forza esso stesso di carattere
internazionale ed agiva da possente stimolo alle lotte dei popoli coloniali ed
in modo specifico sull’India, uno dei cuori più vitali dell’impero britannico.
Il sistema capitalistico era minacciato di una pesante implosione,
impossibilitato ad espandersi, ma soprattutto costretto ad una ulteriore
contrazione della sua sfera d’azione entro la quale era stato costretto dalla
Rivoluzione d’Ottobre ed in zone veramente nevralgiche.
La guerra di Spagna è la guerra per riportare la Spagna entro le linee di forza
del campo imperialista e minaccia esplicita al movimento rivoluzionario
francese, ossia la guerra di Spagna assolve al duplice compito di ristabilire
la normalità capitalista e di condizionare il movimento rivoluzionario francese
in pieno sviluppo, data la pesante crisi che si era oramai abbattuta a partire
dal 1934 sulla Francia. La guerra di Spagna costituisce una leggera presa di
ossigeno per il sistema capitalistico: Francia, Inghilterra e Stati Uniti
ebbero modo di vendere le loro armi a Spagna, Italia e Germania e queste a loro
volta di occultare il crack finanziario che ne devastava il sistema economico.
La guerra di Spagna assolve al compito, infine, di prova generale delle forze e sperimentazione incorporevili
delle nuove armi e delle nuove teorie militari. E’ in Spagna che infatti si
sperimenta in concreto, ossia su di un reale campo di battaglia, la nuova
concezione militare della divisione corazzata e la sua combinata mezzi
corazzati -divisione di fanteria e la
combinata terra-aria, ossia esercito- aviazione ad opera principalmente delle
divisioni del III Reich e la sperimentazione infine della nuova aviazione e
quindi banco di prova e di esperienza per la nuova generazione sia di piloti
che dei comandanti militari delle varie armi formatisi sulla base della nuova
concezione militare e banco di prova, nel fuoco del combattimento, della nuova
formazione militare e dei nuovi metodi di addestramento, che la nuova
concezione militare richiedevano.
Costituì un importante banco di prova per le forze anticapitaliste ed anti -
nazifasciste, giacché costituì un importante esperienza circa i metodi, le
forme ed i modi di lotta e resistenza popolare. Tramontarono qui le visioni
romantiche di guerra popolare condotta secondo i metodi classici, tramontarono
qui le visioni romantiche della lotta condotta secondo la logica della massa
d’urto, per affermarsi poi quella disarticolazione organizzativa, e diversa
centralizzazione dei comandi, delle formazioni militari e quindi anche delle
partigiane.
Ad uno attento studio militare della guerra di Spagna si rileva che sono
concentrati qui tutti i princìpi tattici e strategici che poi saranno attuati
in tutto il corso della 2° guerra mondiale.
La prova del fuoco legittima le nuove concezioni nella Scienza della Guerra ed
avvalla la prova generale delle forze.
Lo scontro è inevitabile.
Il campo imperialista dal 1938 dà il via definitivo alla 2° guerra di
aggressione all’U.R.S.S.
Vengono qui messi a punto le manovre tattiche e strategiche in campo politico,
economico, militare, mediatico. In maniera sistematica e programmatica vengono
spinti all’esaurimento i potenziali focalai di guerra e di opposizione interna
e si dà inizio alla complessa tattica che porterà la Germania hitleriana ai
confini dell’U.R.S.S.: dal Mar Baltico al Caucaso, con una massa d’urto
complessiva di oltre 6milioni di uomini. La possente macchina da guerra è messa
in moto. Tra la fine del 1937 e per tutto il 1938 vengono portati a compimenti
i sufficienti spostamenti di capitali: parte cospicua dei capitali si spostano
in aree sicure e la city di New York assume di fatto il ruolo di city del
capitalismo mondiale.
Nella relazione in occasione del 60° della Battaglia di Stalingrado, che
terremo qui a Teramo tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio del 2003, “
Il ruolo dell’Armata Rossa nella 2° guerra mondiale” analizzeremo tutti gli
aspetti militari di queste manovre, l’intera campagna di aggressione germanica
all’U.R.S.S.: sua preparazione e sviluppi ed il ruolo svolto dall’Inghilterra e
dagli Stati Uniti.