ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI
Karl Marx - Friedrich ENGELS
Casella Postale 198, Posta centrale,
P.zza Matteotti, 80110 Napoli
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1943 -
2003
60° della battaglia di Stalingrado
Il Ruolo
dell’Armata Rossa nella Lotta al Nazismo per la Pace e la Democrazia
La vittoria dell’Armata Rossa sulla Wehrmacht è stata il risultato della
superiorità sul piano scientifico e tecnologico per quanto attiene:
la Scienza Militare
sul piano della teoria, portando la Scienza Militare ad u più alto
livello sia per quanto riguarda la guerra classicamente intesa che la guerra
popolare, che costituirà poi la base teorica, la strategia e la tattica di
tutta la Resistenza in Europa e successivamente delle guerre di liberazione dei
paesi d’Asia, Africa ed America Latina negli anni Cinquanta fino alla metà
degli anni Settanta.
Si trattava di elaborare la teoria della guerra popolare alla luce delle nuove
condizioni in cui veniva a svilupparsi la guerra, superando la precedente
teoria, che si basava ancora sulla teoria e l’organizzazione della milizia
cittadina della Rivoluzione Inglese, Napoletana, Americana e Francese.
Coniuga gli insegnamenti di Federico Engels, fondatore della Scienza Militare
del proletariato elaborandoli alla luce dei problemi nuovi che le innovazioni
tecniche e scientifiche avevano comportato nel campo militare con l’elaborato
di Antonio Gramsci su guerra di movimento e guerra di posizione, cesarismo,
bonapartismo de “I Quaderni dal Carcere”;
la Scienza e la Tecnologia dell’armamento;
la Scienza e la tecnica delle Scienze sociali: economia, scienza
dell’organizzazione sociale, civile e della produzione.
Questo poi ha consentito al governo dell’U.R.S.S. di condizionare l’assetto
futuro del mondo e dell’Europa in modo particolare, contrastando in maniera
decisa i piani egemonici britannici e di Churchill.
Procediamo con ordine.
Per una disamina attenta e puntuale e per tutti i passaggi logici rimandiamo al
lavoro integrale dell’Istituto, di cui qui presentiamo alcuni aspetti
nell’economia dei tempi.
Lo studio è stato condotto sulla fonti documentali degli Stati Maggiori e dei
governi inglese, francese, statunitensi e tedeschi. La fonte sovietica non è
stata presa in alcun conto, perché ritenuta di parte.
Sul piano militare.
Lo sviluppo scientifico e tecnologico, come
sempre, determina modifiche in tutti i campi e quindi modifica sia
la Scienza Militare che la Scienza Politica.
L’introduzione del carro armato e dell’aereo prima ed i loro sviluppi
scientifici e tecnici degli anni Venti, consentono una profonda e radicale
modifica nella Scienza Militare, nella concezione della guerra e quindi una
nuova teoria, una nuova organizzazione dell’esercito e del Comando ed una nuova
scuola militare in grado di formare gli ufficiali all’altezza della nuova teoria.
Entrambi gli Stati Maggiori: quelli borghesi: inglesi, francesi e statunitensi
soprattutto e quello sovietico elaborarono una nuova teoria sulla base delle
modifiche che carro armato ed aereo, la loro combinata unitamente alla
motorizzazione dell’esercito determinavano.
I teorici per eccellenza sono gli inglesi: Foch e Hart, i francesi Charles De
Gaulle e limitatamente all’aereo gli italiani; per i sovietici: Budenny,
Voroscilov, Timoshenko, Zukov ed altri, noti come “ la cricca della
cavalleria”.
Il dato decisivo è che tutte queste modifiche imprimono un forte dinamismo, una
forte mobilità e velocizzano la guerra, determinano la possibilità di una
estensione anche ampia della stessa guerra, dei teatri di guerra e degli stessi
fronti, giacché è possibile coprire spazi maggiori in un assai minor tempo, che
non prima con il traino a mezzo animali, ippotraino.
E questo è un aspetto.
E questo aspetto è quello che i teorici borghesi vedono con grande chiarezza e
li porta poi a formulare la nuova teoria detta “ avanzata a fiume in piena”, poi chiamata “ guerra lampo”.
Essi esaltano il mezzo tecnico, ne restano prigionieri e sul piano della teoria
giungono alla conclusione del superamento della centralità della fanteria,
considerata fino ad allora la “ regina della battaglia”.
La Wehrmacht esaspera questo limite, esponenzia l’importanza della mobilità,
delle divisioni corazzate e motorizzate e della potenza del “ fiume in piena”:
Di qui il concentrare nell’aggressione il massimo delle forze: in Francia nel
1940 come in U.R.S.S. nel giugno 1941.
Questo la porterà ad elaborare un piano militare errato nel metodo e nel
merito, causa di disastri sin dai primi giorni dell’aggressione, a parte
madornali errori sul piano della logistica, della tattica, ecc.
L’andamento militare delle singole battaglie evidenzia tutta la totale
impreparazione scientifica e militare della Wehrmacht: addestrati ad un unico
piano di guerra: la guerra lampo, solo all’attacco e non alla difesa e solo
alla tattica dell’accerchiamento delle forze nemiche e non anche a tutte le
altre forme di combattimento.
Mostra infine un’assoluta ignoranza di tutta la precedente esperienza militare
ed in specifico della consolidata esperienza di Alessandro Magno, Annibale,
Cesare, Napoleone della 1a campagna d’Italia e di quella di Russia. Rivela,
cioè, essere la Wehrmacht unicamente una belva sanguinaria allevata ed
addestrata al massacro, al genocidio senza alcuna testa pensante.
I teorici borghesi, si diceva, avevano visto la velocizzazione e dinamicità che
i nuovi mezzi imprimevano alla guerra, ecc.
Essi, però, avevano visto un solo, e limitato, pur se importane, aspetto, ma
non avevano visto il resto, mostrando così una visione metafisica, statica e
non dinamica.
Lo Stato Maggiore sovietico legge invece anche tutti gli altri aspetti del
problema, legge, cioè, la totalità del processo e la totalità delle modifiche
che le innovazioni comportano.
Legge, cioè, che la velocizzazione, diciamo così, comporta anche una maggiore
interdipendenza, una stretta consequenzialità, tra i vari tratti di uno stesso
fronte, che interagivano sull’intero teatro di guerra e sulla guerra più
generale a differenza del passato ove tale interazione era più lenta e mediata
dai tempi più lenti in cui la guerra e le operazioni militari avvenivano.
Questo comportava che una vittoria, un successo militare in una battaglia
dentro la più generale economia del fronte veniva assorbita o annullata
dall’avanzata, da una modifica in un altro settore dello stesso fronte o di un
altro fronte, quando addirittura una vittoria in una battaglia, come nel caso
del 1944a Jasi, è addirittura una
sconfitta, letta nel quadro complessivo del teatro di guerra.
Legge la modifica per quanto riguarda l’attacco e la difesa, legge, cioè, una
maggiore dinamicità nel rapporto attacco-difesa, un più stretto rapporto
dialettico tra i due termini e quindi consequenzialmente una modifica nella
teoria militare della guerra di posizione e guerra di movimento.
Attacco e difesa, guerra di movimento e guerra di posizione si intersecano e si
dialettizzano in maniera esponenziale: Questo comporta, allora, l’elaborazione
di una nuova teoria in merito, la teoria elastica della difesa e dell’attacco,
che poi ha sue diramazioni nel campo della guerra popolare, ove i due termini
si combinano, si alternano in successione rapida, ove in ogni azione i due
termini sfumano costantemente nell’altro.
In tutte le operazioni militari, infatti, è assai difficile distinguere i due
momenti e lo stesso passaggio dalla fase della difensiva strategica ( 22.
giugno 1941 - marzo 1943 ) a quella dell’offensiva strategica ( luglio
1943-aprile 1945 ) costituisce una complessa fase che va appunto dal novembre
1942 al luglio 1943, ossia da Stalingrado a Kursk. Avendo compreso questo ed
avendo colto tutta l’importanza delle innovazioni tecniche, introduce un
importante elemento di rottura nella più consolidata teoria militare,
un’autentica eresia militare: la divisione delle forze nel momento dell’attacco
e loro ricomposizione, creando così profondo scompiglio nelle teste di legno
della Wehrmacht che non riuscirà mai a capire le scelte militari sia tattiche e
strategiche dell’Armata Rossa, finendo per esserne totalmente disorientati.
In maniera geniale legge l’attacco come onda d’urto e quindi la forza che un
attacco imprime come forza propulsiva.
Applica, così, nella Difesa - giugno 1941-marzo 1943 - i principi della Fisica
circa l’onda d’urto e quindi attrezza una difesa che non tende ad affrontarne
l’impatto, ma in grado di spezzarne, frammentare e segmentare la forza d’urto,
disperdendola in una serie di linee difensive scaglionate in profondità e con
forza di resistenza crescente: si va così dal minimo di resistenza in uomini e
mezzi nel primo scaglione al massimo di resistenza nell’ultimo scaglione.
Applica nell’Attacco, luglio 1943-aprile 1945, perché ora è l’Armata Rossa che
concentra masse ingenti per l’attacco e quindi imprime attraverso un’onda
d’urto una forza propulsiva, applica, si diceva, il 2° Principio della
Termodinamica - nota come legge dell’Entropia. In concreto quando scatena un
attacco prima che la spinta propulsiva si esaurisca, invece di gettare su quel
punto altre forze con evidente dispersione di forze e di energie, viene
condotto l’attacco su di un altro punto del fronte e così di seguito, disarticolando
così l’intero fronte ed esaltando così ciascun attacco, facendo confluire
l’insieme degli attacchi in un unico grande assalto all’intera linea di fronte
sottoposta ad attacco.
Consequenzialmente l’organizzazione militare dell’esercito subisce modifiche,
invece che in Gruppi di Armate,
l’intero esercito viene suddiviso ed organizzato in dodici fronti, dando così
maggiore dinamismo e snellezza all’azione, sfrondando il Comando Generale da
inutili sovrapposizioni, rispondendo così sul piano organizzativo a quella
esigenza di velocizzazione che le innovazioni richiedevano.
La Wehrmacht e gli stessi teorici borghesi: Foch, Hart e De Gaulle non
leggeranno tale complessità, mantenendo la vecchia struttura, finendo così per
irrigidire, incrementare, quando invece richiedeva di essere dinamicizzato,
andando incontro ad una plateale contraddizione:
la velocizzazione ed il dinamismo, che avevano giustamente letto, e in
opposizione la rigidità dei comandi e dell’organizzazione militare.
Ecco che allora il piano militare elaborato dallo Stato Maggiore sovietico si
presenta allora in quanto piano logico dialettico, concepisce il piano di
guerra sulla base delle condizioni nuove nelle quali la guerra viene a
svolgersi.
E’ un dispiegarsi logico, razionale, un distendersi tranquillo, maledettamente
consequenziale, di tutta l’azione militare sovietica, ove ogni elemento, dalla
battaglia di una brigata a quella di gruppi armate su qualsiasi punto del
fronte dal Baltico al Mar Nero e poi da qui verso i Balcani e poi fin dentro
Berlino ha una sua logica e si inquadra in un ben preciso piano e tutto
contribuisce alla più generale economia del piano di guerra.
Il piano di guerra costituirà un autentico capolavoro di genio e di scienza
militare: sufficientemente preciso da consentire ad ogni elemento di concorrere
alla più generale economia del piano di guerra, ma sufficientemente elastico da
poter consentire le più ampie varianti tattiche, in grado di poter prevedere le
più svariate direttrici di marce e le più specifiche e particolari decisioni:
avanzate, ritirate, pressione, spostamento di forze da un lato ad un altro
dello schieramento, spostamento di
forze e spostamento continui dei punti da porre sotto pressione o attacco e poi
concentramento dello sforzo sul punto principale. Raggiunge così il massimo
della centralizzazione coniugata con il massima della decentralizzazione, per
quella organizzazione dei comandi in “ fronti” che porterà Liddel Hart a
scrivere: “ Il comando dell’Armata Rossa potrebbe essere paragonato ad un
pianista che muoveva rapidamente le mani su e giù per la tastiera.” ed a
commento Michell aggiungerà “ di un pianista d’eccezione”.
Tutto si prospetta con una tremenda consequenzialità logica, ferrea: un’azione
scaturisce dall’altra, mette in crisi parti del fronte nemico e quindi prepara
l’azione successiva, che non è determinata univocamente, giacché le falle
aperte nel saldo e ben concatenato schieramento nemico sono più di una e
consentono così di portare la minaccia su più punti e così la minaccia di un
singolo punto, costringendo il nemico a parare almeno parti delle falle che si
sono aperte, ne determina lo scompiglio e la disarticolazione maggiore
dell’intero schieramento e così ogni azione sovietica determina una reazione a
catena nelle sue operazioni militari ed un’altrettanto reazione a catena nello
sfaldamento, sbriciolamento, disarticolazione del fronte nemico.
Il piano militare è solo l’esecuzione di un piano logico, simile a tentacoli potenti, che ti afferrano
nella loro stretta da tutte le parti, e da cui non ti puoi svincolare:o ti
arrendi o ti decidi ad affrontare un fiasco completo”.
Quando inizia un attacco in un singolo punto dei 12 fronti secondo un piano
rigorosamente logico si mette in movimento tutto il fronte e tutti i 12 fronti,
come, appunto, il pianista di cui pala Hart, secondo il piano militare di
guerra. E’ cioè il piano militare di guerra che stabilisce quando quei punti, o
quel punto, deve essere sottoposto ad un attacco, ne stabilisce il modo, le
forme, i tempi, ne dispone le forze adeguate sufficienti e necessaria al
raggiungimento dell’obiettivo che a quell’attacco ha affidato entro la più
generale economia del piano ed entro le direttici strategiche che il piano deve
perseguire.
Questo perché essi avevano una visione statica, metafisica dei processi per cui
non riuscivano ad leggere il più complessivo
rapporto di interdipendenza che legava i vari fronti.
Ma di esempi del genere ne è poi piena l’intera guerra d’aggressione tedesca
all’U.R.S.S.
E’, quindi quello sovietico, un piano logico superiore alla vecchia logica
formale, è invece un corposo e possente piano logico dialettico. Ed è proprio
la dialettica l’elemento chiave che farà la differenza tra i piani di guerra
della Wehrmacht e quelli sovietici.
La logica formale, le consequenziali prime che derivavano dalle modifiche che
pur avevano visto, inchioda la Wehrmacht al pari degli stessi Foch, Hart e De
Gaulle ad una lettura statica e non dinamica, li inchioda a quella visione
metafisica del leggere i singoli aspetti e dei singoli aspetti le più immediate
consequenziali tali o ritenute tali e non invece la totalità della materia e
quindi a dispiegare l’azione su tutti i lati possibili della materia: dalla
politica, alla società civile, alla scienza ed alla tecnica, coniugata
strettamente con la realtà da trasformare e lette dentro le esigenze militari e
far scaturire da questo complesso l’elaborazione creativa, scientifica, della
Scienza Militare.
Restano inchiodati a quella visione metafisica, statica, della vecchia scuola
militare borghese.
Non avevano colto che l’introduzione di quei mezzi tecnici decretava l’ingresso
della Logica dialettica nella Scienza Militare decretandone nel contempo, e
senza appello, la fine di tutta la precedente concezione logico-teorica, che
invece la “ cricca della cavalleria” aveva ben compreso e che Tukacevskij e
compari non avevano minimamente compreso, ancora legati agli schemi della
scuola militare zarista da cui poi provenivano. La logica dialettica li porta
in via immediata al superamento del formalismo.
Il problema di avere una salda concezione dialettica era imposta non solo dalle
modifiche che i nuovi strumenti tecnici avevano introdotto, ma anche dalla
natura della guerra in atto: guerra di sterminio, che porta la Wehrmacht a
sviluppare un fronte ampio, complesso, articolato.
Si tratta qui di ben comprendere che ci si trovava di fronte un lungo,
articolato, saldo, complesso fronte che trovava il suo sostegno, politico,
economico, sociale, civile, istituzionale, e di cui ne era espressione,
dell’intero campo imperialista.
Il fronte germanico costituiva, cioè, il fronte avanzato dell’Imperialismo,
mentre il fronte anglo-statunitense nella fase 1941-1943 costituiva il fronte
di riserva, ma dopo la sconfitta dell’offensiva sul saliente di Kursk è
costretto a modificarsi rapidamente e divenire retrovia del fronte principale
germanico e fronte di contenimento rispetto a quello sovietico.
La disarticolazione di questo fronte, che andava compreso in tutta la sua
complessità ed articolazione, non poteva essere esclusivamente un compito
militare, bensì una combinata.
Andava cioè disarticolato l’intero fronte dell’Imperialismo nelle sue varie
componenti, isolare quello avanzato, ossia germanico, e batterlo e inchiodare
quello di riserva a ruolo di contenimento, stabilizzare la situazione in un
nuovo e più avanzato fronte con la chiusura della guerra guerreggiata,ossia
della guerra di movimento; trarre dalle posizioni conquistate gli elementi di
una nuova strategia che consolidasse il nuovo fronte e costruisse le premesse
per nuove avanzate.
Il trattato di Yalta è poi questo.
Passiamo adesso alla superiorità scientifica e tecnica dell’armamento.
Si è voluto coprire questo dato assieme a quella della superiorità nel campo
della Scienza Militare con la storia dei generali di comodo: neve, freddo,
inverno, gelo, fango, strade, ecc. ecc.
Questa dotta ed elaborata teoria non ha alcuna consistenza scientifica e non
trova nei dati sperimentali alcuna conferma.
La controffensiva sovietica del 1941 e del 1942 si svolge esattamente nel
periodo invernale: novembre-marzo e l’offensiva che sviluppa a partire dal
luglio 1943 sarà un incalzare il nemico d’estate e d’inverno senza sosta in una
continuità a prescindere dalle stagioni. Era invece l’offensiva tedesca che si
sviluppava unicamente nel periodo estivo: giugno/luglio-ottobre/novembre.
Data questa premessa non si capisce per quale motivo il freddo, la neve, il
gelo, le strade, ecc. dovevano fermare la Wehrmacht e non anche l’Armata Rossa,
per quanto attiene le strade la teoria che si sostiene è ancora più assurda,
giacché l’Armata Rossa spostava dall’interno verso l’esterno le sue truppe ed i
rifornimenti in armi, ecc. provenivano dall’interno verso l’esterno e quindi in
condizioni disagevoli maggiori.
Il carro armato sovietico, che fece subito la sua comparsa già nella
controffensiva di contenimento del 10. luglio. 1941, sia il T-34 che il KW, era
tecnologicamente superiore e costruito risolvendo i problemi che una guerra in
U.R.S.S. comporta. La mitragliatrice tedesca con il freddo per il contrasto tra
il surriscaldamento dato dal volume di fuoco ed il freddo di -20, -30° si
inceppava o scoppiava, mentre quella sovietica che aveva anche un volume di
fuoco maggiore non si inceppava e non andava incontro ai problemi a cui andava
incontro la tedesca. La scienza, gli scienziati sovietici, avevano risolto i
problemi e dato la giusta soluzione, consentendo così alle armi sovietiche di
esprimere al massimo la loro potenza e duttilità. Le rampe di lancio dei Katiuscja
sparavano 325 razzi in 25secondi a ripetizione e non si avevano problemi
tecnici legati al problema freddo-surriscaldamento.
Il carro armato sovietico era superiore a quello tedesco per velocità,
manovrabilità, potenza di fuoco e corazza, per cui, come attesta lo stesso
Guderian e Manstein, quando il carro tedesco si portava a tiro minimo il colpo
sparato non perforava la corazza del T-34, ma veniva da questo colpito, doveva
portarsi ad una distanza più ravvicinata con il pericolo di essere centrato e
fatto saltare.
Le munizioni erano superiori per qualità.
Inoltre l’U.R.S.S. riesce a produrre una massa di armi e munizioni in quantità
crescente maggiore tale da passare da un rapporto iniziale di 2.5-3.5 a 1 a
favore della Germania ad un rapporto pari a Kursk e poi sempre maggiore fino ad
arrivare ad un rapporto di 3.5-5.0 a favore dell’U.R.S.S.
Quando la Germania attacca l’U.R.S.S. è in un rapporto di forze generali di 3 a
1 in suo favore..
Occorre qui considerare che l’intera Europa era sotto il dominio del III Reich
e che quindi l’intera produzione agricola, industriale, le materie prime,
l’intera popolazione oltre 500milioni di uomini e donne e l’intera ricchezza
finanziaria dell’intera Europa oltre al patrimonio tecnico e scientifico ed
all’intero parco macchine agricolo ed industriale, oltre l’intero patrimonio
zootecnico dell’intera Europa si trovava fortemente centralizzata sotto il
comando unico del III Reich e quindi al servizio della guerra d’aggressione
all’U.R.S.S.
Basta qui considerare che oltre 10milioni di lavoratori europei, oltre la
produzione che avveniva nei singoli paesi, vengono deportati in Germania e
questo consente alla Germania l’impiego del 100% della forza umana mobilitabile
per la guerra, non dovendola ripartire tra il fronte e la produzione.
Il trasferimento negli Urali.
Ma la superiorità nella teoria militare, i piani eccellenti servono
in verità assai poco se poi non vi è una produzione bellica in grado di
rifornire costantemente il fronte di armi, munizioni, veicoli, ma anche vestiti, viveri, e tutto quanto
occorre al fronte ed in maniera sempre crescente da consentire una schiacciante
superiorità numerica, invertendo la schiacciante inferiorità iniziale.
Il sistema industriale sovietico era per la maggior parte negli anni Trenta
concentrato sul versante occidentale ed i suoi principali centri erano la
regione di Mosca, di Leningrado ed altri nella regione del Caucaso
Essi si trovarono immediatamente sotto il fuoco nemico.
Il problema di trasferire fuori dalla portata della Wehrmacht e dell’aviazione
nemica questi centri industriali era il problema principe se si voleva avere le
condizioni fondamentali per la vittoria.
Il governo e lo Stato sovietici provvidero negli anni precedenti al 1941 ad
attrezzare un complesso piano in grado di consentire poi tale trasferimento
dalla regione di Mosca e di Leningrado oltre gli Urali e nell’Asia sovietica,
con un sistema di comunicazione in grado sia ricevere tali insediamenti e sia
di poter trasportare sul fronte occidentale la produzione.
Quello che accade dal 28 giugno 1941 al dicembre 1941 e quanto mai mente umana
abbia mai potuto pensare e se pensato attuato. Uno sforzo di intelligenza, di
esatta, assoluta coordinazione dei movimenti e nelle condizioni di pesante
attacco nemico. Tutto si verifica in meno di sei mesi, compreso l’inizio della
messa a produzione dei primi insediamenti industriali tali da fornire per i
primi del 1942 il fronte dei mezzi prodotti oltre gli Urali.
Si trattava di far sì che i vari pezzi
di una fabbrica che veniva smontata arrivasse al luogo di destinazione nella
sequenza di come era stata smontata e che in precedenza vi fossero arrivate le
fasi produttive e le industrie propedeutiche e subito dopo quelle del prodotto
finito.
E tutto con trasporto su ferro ed in pieno inverno, ma nelle condizioni che si
procedeva da Mosca verso le zone più impervie: gli Urali.
Mai mente umana ha tentato un’opera tanto titanica, imprimendo alla scienza
dell’organizzazione sociale, civile e della produzione un forte impulso, portandola
ad un livello sino ad allorasconosciuto.
Questo è ben più dell’esodo biblico, l’esodo biblico al confronto semplicemente
non esiste.
Qui rifulge in maniera netta la superiorità di una organizzazione sociale,
civile, politica e l’unità morale di tutte le popolazioni dell’Unione Sovietica
e la più stretta unità delle popolazioni dell’Unione Sovietiche, che fino a 30
anni prima erano state avvelenate dalle istigazioni degli zar gli uni contro
gli altri ed i pogrom erano l’assoluta normalità.
A partire dal terzo giorno di guerra, 24. giugno. 1941, il Comitato centrale
del Partito, costituì un Comitato di Sfollamento, diretto da Kaganovic e poi da
Svernik. Il 27 giugno. 1941 disposizioni governative stabilirono le linee
generali del piano e decretarono i primi provvedimenti. La prontezza e la
rapidità di tali decisioni hanno del sorprendete: si cominciava lo sgombero di
fabbriche molto tempo prima che esse fossero minacciate. Tutele operazioni
militari dal giugno al settembre dell’Armata Rossa avevano, infatti, il compito
di tenere lontana la Wehrmacht dalle linee di comunicazioni e dal teatro di
questo trasferimento.
Le accanite resistente, le battaglie di ritardo e le controffensive di
contenimento come quella del 12 luglio 1941 davanti Mosca vanno viste in tale
senso.
Lo sforzo fu gigantesco. Il Comitato di Sfollamento si articolò in tre gruppi,
responsabili rispettivamente del trasferimento delle officine, dell’esodo della
popolazione e dei trasporti, essendo i tre ordini indissolubilmente connessi.
Quando il 16. ottobre. 1941 fu deciso di sgombrare Mosca, si dovette
organizzare in 24 ore la partenza di enti amministrativi e di 150mila persone
utilizzando perfino i treni della metropolitana.
Dal luglio al novembre 1941 furono spostate all’Est, con 1.500.000 carri
ferroviari, 1520 imprese di cui 1300 di grandi dimensioni, insieme a 10milioni
di persone - di cui più di 2milioni della regione di Mosca - mentre 450 imprese
si installarono negli Urali, 210 nella Siberia occidentale e 250 nell’Asia
centrale. Durante questi quattro mesi
furono smontati e rimontati altrove i principali impianti, talvolta
sotto i bombardamenti nemici.
Quando un nuovo impianto s’innestava su una installazione precedente, la
produzione riprendeva rapidamente. L’officina del Dniper fu rimessa in funzione
venti giorni dopo essere stata smontata; una fabbrica di aerei ricominciò a
produrre apparecchi quindici giorni dopo essere giunta a pezzi staccati nella
nuova sede; verso la fine del 1941 le officine di Leningrado impiantate negli
Urali inviarono al fronte carri armati pesanti.
La realizzazione di nuove imprese veniva portata a termine con una rapidità mai
conosciuta prima della guerra, così degli altiforni che prima del 1940
avrebbero richiesto due ani e mezzo per essere costruiti, furono messi in opera
a Magnitogorsk in soli sei mesi.
I risultati non si fecero attendere. Nel marzo 1942 - nove mesi dopo
l’aggressione - la produzione di materiali bellici raggiunse quella del giugno
1941 - prima dell’aggressione - ed alla fine del 1942 la superò. L’U.R.S.S.
fabbricava in quell’epoca più armi della Germania, appena un po’ più di carri
armati e di aerei, ma una quantità quattro volte superiore di pezzi di
artiglieria, mentre aveva costruito 100mila chilometri di nuove strade ferrate.
Era un successo incontestabile. Secondo la definizione di un giornalista
americano: “ Magnitogorsk aveva sconfitto la Ruhr”.
Tale sforzo avrebbe profondamente modificato la geografia economica
dell’U.R.S.S.: gli Urali sarebbero usciti dalla guerra completamente
trasformati.
Questa vittoria economica era certamente dovuta agli organi direttivi, ma
soprattutto alla classe operaia ed ai lavoratori tutti e quindi agli scienziati
e tecnici e quadri dell’U.R.S.S. in una grande Alleanza dei Saperi.
In verità i problemi da risolvere erano colossali e le relative soluzioni
dovevano essere nello stesso tempo sollecite e coordinate. Non era sufficiente
infatti dislocare la manodopera, ma occorreva ripartirla nel modo migliore,
farla passare da una genere di attività ad un’altra ( impiegati della
produzione terziaria divenuti operai nelle fabbriche di guerra ), colmare i
vuoti nei settori industriali prioritari ingaggiando intere categorie sociali,
dare infine a questa manodopera improvvisata una formazione professionale
sufficiente per mantenere la voluta qualità dei prodotti.
Tre milioni di donne diventarono operaie delle fabbriche, costituendo i nove
decimi della manodopera delle officine tessili, ma lavorando anche nelle
miniere, nell’industria petrolchimica, nella tornitura, nella saldatura, ecc.
Il Comitato Centrale del Partito a Mosca aprì nel 1942, nella stessa città, 11
scuole di metallurgia e 39 di vari mestieri. Nel complesso furono formati
2milioni e 500mila operai qualificati.
A partire dal 1943 fu preso lo slancio e lo sviluppo si fece regolare e veloce.
Il perfezionamento dei metodi, o la maggiore celerità degli operai,
accorciavano spesso i tempi di lavorazione; certi tipi di apparecchi da caccia,
che nel 1941 richiedevano ciascuno 20mila ore lavorative, ne abbisognava non
più di 12.500 nel 1943; per ogni obice di un determinato tipo ne occorrevano
2.400 invece di 4500, per il carro armato T34 3.700 anziché 8000.
La norma era il crescente quantitativo di armi consegnate alle forze armate. A
partire dal 1943 l’Armata Rossa raggiunse la superiorità sulla Wehrmacht non
solo per numero di uomini ma per quantità di materiali. Da un punto di vista
qualitativo era decisamente grazie alla superiorità della scienza e della
tecnologia sovietiche.
Riparate rapidamente le distruzioni avvenute nella Russia Bianca ed in Ucraina
ed in particolar modo i trasporti, fin dal 1943 tale ricostruzione era
diventata la principale preoccupazione del Comitato di Difesa. Durante il 1943
ed il 1944 furono rimessi in funzione 40mila chilometri di strade ferrate e le
più importanti centrali elettriche liberate. Le miniere di carbone produssero
nuovamente 44milioni di tonnellate di antracite e gli alti forni quasi 3milioni
di tonnellate di acciaio ed altrettanto di ferro.
Fu un nuovo grande esodo ma in
senso, che preparava le condizioni dell’offensiva: da Kursk a
Berlino
Un bilancio in cifre.
L’U.R.S.S. produsse dal 1942 al 1945 488mila pezzi di artiglieria, 104mila
carri armati e semoventi, 137mila aerei.
Sul fronte orientale l’Armata Rossa annientò 603 divisioni tedesche e dei paesi
satelliti. Le forze angloamericane
debellarono nell’Africa settentrionale ed in Europa 176 divisioni. Nei
combattimenti contro le forze sovietiche i nazisti persero la maggior parte di
carri ed artiglieria, tre quarti degli aerei, oltre 1600navi da guerra e da
trasporto. Ebbe un totale di 13milioni e 600mila morti di cui sul territorio
sovietico 10milioni di uomini.
Gli Usa lasciarono sul campo in totale 400mila morti e gli inglesi 370mila.
Le forze armate sovietiche liberarono completamente o in parte il territorio di
10 Stati dell’Europa e di due paesi dell’Asia per una superficie complessiva di
2,5milioni di kmq con una popolazione di oltre 200milioni di persone.
Un rapido accenno merita la liberazione della
Cina nor-orientale, che consentì all’Armata Popolare di LIberazione
Cinese controllando la zona più sviluppata del Paese e forte della dotazione
militare sovietica, sia dei depositi caduti in mano sovietica compresa la
flottiglia del Sungari forte di 25 tra cacciatorpediniere, navi vedetta e
cannoniere e sia di una parte cospicua dell’armamento sovietico in Giappone,
permise all’Armata di Liberazione Popolare Cinese di riarmarsi e trasformarsi
da organizzazione partigiana in esercito regolare. In tali nuovi condizioni e
con il controllo della Manciuria, poté proprio dalla Manciuria infliggere dure
sconfitte al Kuomintang, che segnarono l’inizio della liberazione dell’intera
Cina che si concluderà con l’ingresso a Pechino ed il discorso di Mao Tsetung sulla
Piazza Tien An Men.
La liberazione dei popoli d’Europa richiese da parte dell’Unione Sovietica
enormi sforzi e sacrifici. Nei
combattimenti in territorio rumeno morirono 69mila sovietici, in Ungheria
140mila, in Polonia 600mila, in Cecoslovacchia 140mila, in Germania 102mila,
per un totale di un milione e 51mila uomini, contro i 770mila delle forze
angloamericane in tutta la guerra sui teatri di guerra dell’Africa
settentrionale e d’Europa.
Il Governo dell’U.R.S.S.
La presenza del governo sovietico nella fase finale della 2a Guerra
Mondiale fu decisiva per le sorti di alcuni paesi europei, in modo specifico
per la Francia, la Germania, la Polonia, l’Austria e la Jugoslavia.
Il governo inglese sin dal 1943 faceva forti pressioni sugli stessi Stati Uniti
per un ridimensionamento della Francia dopo la guerra ed a tal fine si oppose
sin dall’inizio all’azione politica, militare e diplomatica del governo di
Charles De Gaulle opponendogli all’interno del Comitato Nazionale francese di
Algeri altri più docili.
Fu l’U.R.S.S. a riconoscere per prima il tale Comitato, ricevendone il netto
disappunto da parte di Churchill nella lettera del 23 giugno 1943 in cui si
indicava che anche gli Stati Uniti erano dello stesso parere; e trovò sempre
nell’U.R.S.S. un valido sostegno nella lotta che De Gaulle conduceva per
sottrarsi all’egemonia ed alle interferenze britanniche. Nei piani britannici
la Francia doveva uscire fortemente ridimensionata, giacché essendo sconfitta
la Germania e non potendo contare sull’U.R.S.S. come forza antifrancese sul
continente europeo - questa è la rivalità storica che oppone la Francia
all’Inghilterra sin dal trattato di Westfalia del 1648.
In tal senso venne elaborato un piano economico per l’Europa che ridimensionava
la Francia fino a ridurla in sostanza ad un protettorato inglese. Sarà
l’U.R.S.S. a battersi perché la Francia di De Gaulle venisse riconosciuta a
tutti gli effetti nazione belligerante e quindi presente nelle stessa gestione
di Berlino.
Non diversamente sarà per imposizione sovietica che la Francia risulterà tra i
cinque Stati che all’Onu costituiscono il Consiglio di Sicurezza con diritto di
veto.
Gli inglesi sostenevano la teoria della Francia paese alleato della Germania o
comunque non belligerante.
Per quanto attiene la Germania
l’Inghilterra era quella che più impose la divisione della Germania in più
parti, essa proponeva addirittura una divisione in varie regioni tali da
indebolirla definitivamente e decretare il declino ed il ritorno alla
situazione del 1600, ed anche qui trovò la netta opposizione del governo
sovietico, trovando in questo un
sostegno nel governo statunitense.
Per quanto attiene l’Italia
l’Inghilterra si rivelò nemica dell’Italia e degli italiani, opponendosi a che
venisse riconosciuto un qualche titolo all’Italia nella lotta contro la
Germania e si batté per imporre sanzioni molto dure ed anche qui il governo
dell’Unione Sovietica prese la difesa dell’Italia e degli interessi italiani,
imponendo che venisse riconosciuto un ruolo all’Italia che non poteva essere
identificata e trattato allo stesso modo della Germania. Era l’Inghilterra che
nel corso dell’ultima fase si batteva per bombardamenti di sterminio al fine di
piegare ed avere inseguito più docili i governi italiani.
Per quanto attiene la Polonia essa
lavorava per un protettorato di fatto sulla Polonia ed un ridimensionamento
forte delle sue prerogative e capacità economico-industriali cose alle quali si
sottrasse per gli indirizzi diversi che lo Stato polacco prese dopo il 1945.
Non diversamente per l’Austria.
Qui il progetto britannico era la ricostituzione nella forma di una
Confederazione di Stati della rinascita degli ambiti dell’impero
austro-ungarico, il che significava il soffocamento delle realtà nazionale
austriaca e degli altri stati che avrebbero dovuto farne parte. Il progetto
britannico era di fare di questo rinato impero austro-ungarico la cerniera anti
U.R.S.S. e cane da guardia nell’Europa centrale sotto lo scettro britannico.
Non diversamente per gli stati balcanici
l’Inghilterra sosteneva la formazione di una Confederazione di stati balcanici
con al Jugoslavia e Albania sotto lo scettro britannico.
In sostanza l’impero britannico sperava in questo modo di frenare il suo
declino e mantenere attraverso la divisione e la formazione di stati e
confederazioni di stati posticci la sua egemonia e forza e presenza in Europa
ed alleati certi di tale suo sogno era la rinascita ed il rafforzamento di
stati monarchici.
Sosterrà allora la monarchia italiana, si opporrà che Badoglio venisse trascinato
dinanzi al tribunale per i crimini di guerra da lui commessi al fine di avere
un establishment debole, e posto sotto il suo ricatto, che doveva alla sua
benevolenza e silenzio e copertura la sua esistenza e quindi osservante ai suoi
disegni.
Questo disegno trovò nel governo dell’Unione Sovietico il fermo oppositore, che
manovrando tra i progetti di dominio statunitense e britannico riuscì a
strappare per i singoli paesi europei le migliori condizioni per il loro
futuro.
Se fosse passato il disegno britannico, l’Europa sarebbe andata incontro al suo
declino: questo declino dell’intera Europa, costituiva obiettivo principe, la
direttrice strategica del progetto britannico, la condizione fondamentale
perché l’Inghilterra in declino potesse ancora continuare ad esercitare un
ruolo ed una presenza attiva. Occorreva cioè ridurre la forza di tutti gli
altri stati e di eventuali coalizioni ad una forza minore di quella che
l’Inghilterra poteva avere.
Se fosse passato il disegno britannico non ci sarebbe stato alcun futuro per
l’Europa: l’Inghilterra l’avrebbe trascinata nel suo disastroso declino e lo
stesso declino inglese sarebbe stato più precipitoso e rovinoso, giacché
l’esistenza di un quadro europeo-occidentale diverso ha consentito alla stessa
Inghilterra di frenare la sua caduta e riceverne benefici effetti di ripresa.
Il suo stesso rapporto di subordinazione agli Usa, che nei suoi piani era
l’utilizzo della forza Usa, a compensazione della sua rovinosa caduta, per mantenersi in un rapporto di forza
decente, nei confronti della restante Europa e la diversa configurazione
dell’Europa le hanno consentito un rapporto meno soffocante con gli Usa.
Se Chamberlain si è mostrato campione nella sottomissione alla Germania,
Churchill ha saputo fare assai meglio nel consegnare la Gran Bretagna agli
Stati Uniti su un piatto tempestato di diamanti ed oro.
La politica di Churchill ha costituito una politica miope ed ha arrecato
gravissimi danni alla stessa Gran Bretagna, mostrandosi, così, tremendamente ed
ottusamente miope, dannosa per sé e per l’intera Europa. Le conseguenze di
quella politica miope e scellerata ha portato ad una divisione dell’Inghilterra
dall’Europa causando un grave ritardo dell’Inghilterra a tutti i livelli.
Solo la ferma opposizione del governo dell’Unione Sovietica ha consentito di
mantenere aperta una via di sviluppo ed un futuro per l’Europa.