www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - storia - 08-06-04

“Che  Guevara  non è un mito ma un esempio che vale ancora oggi. Quanti più codardi ci sono, tanto più lui risulta coraggioso. Quanti più bugiardi in politica ci sono, tanto più lui è veritiero”. (Alberto Granado)

Attualità del CHE


Il fiume della Storia ha accelerato e reso esplosive le contraddizioni politico/sociali del Novecento, trascinando con sé il vecchio stato liberale, il socialismo reale, il riformismo socialdemocratico,  lasciando affiorare la struttura del regime autoritario che ottimizza lo sfruttamento delle moltitudini ed il dominio di pochi. Il capitalismo sembra aver raggiunto a livello globale l’orizzonte finale della storia, della sua certamente. L’imperialismo USA  ne incarna oggi l’egemonia trionfante. Guerra sociale e militare sono gli strumenti principi del dominio, è la forza sociale che impone rapporti sociali di produzione e consumo, è il potere assoluto dei media a coprire la coscienza di questo stato di cose, è il potere delle armi, la violenza istituzionale, a determinare gli assetti politici del pianeta.

Assassinato dai Rangers boliviani, assistiti dalle Forze Speciali USA, moriva il 9/10/1967 Che Guevara. Dal messaggio alla Tricontinental, riunione contemporanea all’ultima battaglia della sua vita: ”Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo e contemporaneamente un pressante invito all’unità dei popoli per combattere il grande nemico del genere umano: gli Stati Uniti del Nordamerica.”

Oggi come allora il suo messaggio politico, la sua testimonianza di vita, irriducibile, profondamente etica, non sono stati toccati dalla propaganda  avversa e dalle critiche dei rivoluzionari da salotto. Il Che  aveva lottato per il potere ed aveva rinunciato al potere, un uomo coerente in pensiero e azione, “capace  di indignarsi ogni volta che si commette una ingiustizia nel mondo”.

Il mondo doveva essere, per il Che, la dimensione di un vero progetto rivoluzionario, l’uomo nuovo doveva essere il soggetto di tale rivoluzione. Uomo nuovo cosciente che l’abbattimento del potere, di ogni potere, è nella liberazione del tempo e dello spazio esistenziale che il capitalismo ha mercificato. Il capitalismo dunque come nemico principale, il processo rivoluzionario il mezzo per il suo abbattimento, il socialismo come passo iniziale per la costruzione della nuova società.

In un mondo dove nazionalismo-populismo-fondamentalismo religioso sembrano essere gli unici nemici del capitalismo imperialista, il vitalismo rivoluzionario e progettuale del Che (accusato di essere velleitario, obsoleto, persino romantico…) resta  riferimento concreto, più che mai attuale.
Alienazione, repressione, integrazione sono infatti, nelle metropoli capitaliste, ostacoli in apparenza insormontabili, chi dovrebbe portare  avanti il faticoso processo rivoluzionario deve anche fare i conti con il degrado antropologico generale. Ma l’intera umanità sta oggi percorrendo veloce un pezzo di storia universale che porterà ad un orrore sociale tale da costringere ognuno di noi a  scegliere fra il restare  servi/sudditi o il ribellarsi.

Se il comunismo non è stata l’unica progettualità antagonista al capitalismo è però l’unica che, sinora, abbia storicamente modificato, innovato, assetti politici e rapporti sociali  a favore delle classi subalterne. Errori e insufficienze devono essere superate con l’autorganizzazione dal basso, l’autonomia delle culture, la solidarietà attiva di classe e internazionale .

Il Che aveva capito che la conquista rivoluzionaria del potere politico non garantiva l’identificazione degli assetti sociali del nuovo sistema con gli interessi del soggetto reale di tale sistema, lavoratori e classi subalterne. Obiettivo raggiunto dalla rivoluzione borghese dove la proprietà privata è oggetto/soggetto  con le figure del proprietario/imprenditore. Il crollo dei paesi socialisti è avvenuto soprattutto per questo.

L’inquietudine del Che a Cuba, il suo internazionalismo terzomondista, il non allineamento all’URSS, erano dunque profondamente motivati: o la rivoluzione è globale o non lo è, o la liberazione porta ognuno a decidere realmente del proprio destino, o  non lo è.
E’ vicino il tempo in cui ognuno, soprattutto chi si dice comunista, sarà costretto dal precipitare della crisi sociale, economica, politica, a trarne le conseguenze, politiche ed etiche.

Castellamonte ,Novembre 2002

Collettivo Comunista Alto Canavese CHE Guevara  



Così scriveva  nel 2002 il Collettivo Che Guevara. Oggi è ancora attuale: la barbarie del capitalismo,  l’imperialismo egemone USA con le guerre di aggressione, lo sfruttamento, la repressione e le torture,  rendono anche più coinvolgente l’esempio di vita di questo rivoluzionario comunista.

“Adesso, senza che nessuno l’abbia ordinato, quelle idee di resistenza ad un modello di società infame sono tornate prepotenti  perché  la maggior parte dell’umanità sta con le spalle al muro”.
(Gianni  Minà)

Il successo de “I diari della motocicletta”, film sul viaggio di Ernesto Guevara con l’amico Alberto Granado  per l’America Latina,  viaggio di iniziazione, di passaggio, di maturazione umana e politica, viene ridotto da una scaltra mistificazione mediatica ad ammirazione per l’eroe romantico. Questa operazione oggi  si affianca ai nemici, agli avversari di sempre, e viene portata avanti da un certo buonismo tanto ipocrita quanto castrante e snaturante la figura umana e politica del  Che.

“Ernesto Che Guevara è come un incubo per il pensiero unico, per il mercato unico, per la verità unica, per il gendarme unico. Il Che è come un sistema di segnali di non sottomissione, una provocazione per  la santa inquisizione dell’integralismo neoliberale. E causa questo disagio non come  profeta di rivoluzioni ma come scoraggiante (per il potere) proclama del diritto a rifiutare che  fra il vecchio e il nuovo, si possa scegliere soltanto l’inevitabile, e non il necessario. Insomma la libertà fondamentale di rivendicare il necessario”.
(Manuel Vasquez Montalban)

Scriveva molto il Che, anche durante la rivoluzione, diari, lettere, studi e approfondimenti, sul processo rivoluzionario, sull’internazionalismo, sull’uomo nuovo, sull’applicazione del marxismo al quotidiano, sull’economia,  sul lavoro e la cooperazione sociali.  Scriveva anche durante il suo faticoso impegno al ministero del lavoro cubano e nel suo impegno internazionalista, sia diplomatico che di solidarietà militante guerrigliera. La sua morte  a soli  39 anni ha senz’altro privato il movimento comunista, l’umanità tutta, di una grande potenzialità di sviluppo, di vero progresso. Pensiero e azione, lo scrivere e l’agire, con la mente e con il cuore  il Che operava  una difficile, onerosa e mai contraddittoria, sintesi  di vita.

“Quanto più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono, più il Che rinasce.  Non sarà perché disse quello che pensava  e ha fatto quello che diceva? Qualcosa di straordinario in un mondo dove le parole e i fatti raramente si incontrano e se si incontrano non si salutano perché non si conoscono “.
(Eduardo Galeano)

A febbraio 2002 è saltato in aria il ministro dell’interno boliviano, ex comunista, poi uomo CIA, il traditore che utilizzò le sue conoscenze della rete comunista  per fare praticamente terra bruciata attorno al  Che, alla sua colonna guerrigliera.
Dei responsabili dell’assassinio del Che nessuno è sopravvissuto a lungo: giustiziati dalla  guerriglia o dai servizi segreti al soldo della CIA  per  eliminare testimoni scomodi, o dall’alcol nella fuga devastante dal rimorso. E dei loro nomi si è persa memoria.


IL  C H E  V I V E ! ! !


Castellamonte, giugno 2004


COLLETTIVO  COMUNISTA  ALTO   CANAVESE   “ C H E    G U E V A R A “