“Che Guevara
non è un mito ma un esempio che vale ancora oggi. Quanti più codardi ci
sono, tanto più lui risulta coraggioso. Quanti più bugiardi in politica ci
sono, tanto più lui è veritiero”. (Alberto Granado)
Attualità
del CHE
Il fiume della Storia ha accelerato e reso esplosive le
contraddizioni politico/sociali del Novecento, trascinando con sé il vecchio
stato liberale, il socialismo reale, il riformismo socialdemocratico, lasciando affiorare la struttura del regime
autoritario che ottimizza lo sfruttamento delle moltitudini ed il dominio di
pochi. Il capitalismo sembra aver raggiunto a livello globale l’orizzonte
finale della storia, della sua certamente. L’imperialismo USA ne incarna oggi l’egemonia trionfante.
Guerra sociale e militare sono gli strumenti principi del dominio, è la forza
sociale che impone rapporti sociali di produzione e consumo, è il potere
assoluto dei media a coprire la coscienza di questo stato di cose, è il potere
delle armi, la violenza istituzionale, a determinare gli assetti politici del
pianeta.
Assassinato dai Rangers boliviani, assistiti dalle Forze Speciali USA, moriva
il 9/10/1967 Che Guevara. Dal messaggio alla Tricontinental, riunione
contemporanea all’ultima battaglia della sua vita: ”Ogni nostra azione è un grido
di guerra contro l’imperialismo e contemporaneamente un pressante invito
all’unità dei popoli per combattere il grande nemico del genere umano: gli
Stati Uniti del Nordamerica.”
Oggi come allora il suo messaggio politico, la sua testimonianza di vita, irriducibile,
profondamente etica, non sono stati toccati dalla propaganda avversa e dalle critiche dei rivoluzionari
da salotto. Il Che aveva lottato per il
potere ed aveva rinunciato al potere, un uomo coerente in pensiero e azione,
“capace di indignarsi ogni volta che si
commette una ingiustizia nel mondo”.
Il mondo doveva essere, per il Che, la dimensione di un vero progetto
rivoluzionario, l’uomo nuovo doveva essere il soggetto di tale rivoluzione.
Uomo nuovo cosciente che l’abbattimento del potere, di ogni potere, è nella
liberazione del tempo e dello spazio esistenziale che il capitalismo ha
mercificato. Il capitalismo dunque come nemico principale, il processo
rivoluzionario il mezzo per il suo abbattimento, il socialismo come passo
iniziale per la costruzione della nuova società.
In un mondo dove nazionalismo-populismo-fondamentalismo religioso sembrano
essere gli unici nemici del capitalismo imperialista, il vitalismo
rivoluzionario e progettuale del Che (accusato di essere velleitario, obsoleto,
persino romantico…) resta riferimento
concreto, più che mai attuale.
Alienazione, repressione, integrazione sono infatti, nelle metropoli
capitaliste, ostacoli in apparenza insormontabili, chi dovrebbe portare avanti il faticoso processo rivoluzionario
deve anche fare i conti con il degrado antropologico generale. Ma l’intera
umanità sta oggi percorrendo veloce un pezzo di storia universale che porterà
ad un orrore sociale tale da costringere ognuno di noi a scegliere fra il restare servi/sudditi o il ribellarsi.
Se il comunismo non è stata l’unica progettualità antagonista al capitalismo è
però l’unica che, sinora, abbia storicamente modificato, innovato, assetti
politici e rapporti sociali a favore
delle classi subalterne. Errori e insufficienze devono essere superate con
l’autorganizzazione dal basso, l’autonomia delle culture, la solidarietà attiva
di classe e internazionale .
Il Che aveva capito che la conquista rivoluzionaria del potere politico non
garantiva l’identificazione degli assetti sociali del nuovo sistema con gli
interessi del soggetto reale di tale sistema, lavoratori e classi subalterne.
Obiettivo raggiunto dalla rivoluzione borghese dove la proprietà privata è
oggetto/soggetto con le figure del
proprietario/imprenditore. Il crollo dei paesi socialisti è avvenuto
soprattutto per questo.
L’inquietudine del Che a Cuba, il suo internazionalismo terzomondista, il non
allineamento all’URSS, erano dunque profondamente motivati: o la rivoluzione è
globale o non lo è, o la liberazione porta ognuno a decidere realmente del
proprio destino, o non lo è.
E’ vicino il tempo in cui ognuno, soprattutto chi si dice comunista, sarà
costretto dal precipitare della crisi sociale, economica, politica, a trarne le
conseguenze, politiche ed etiche.
Castellamonte ,Novembre 2002
Collettivo Comunista Alto Canavese CHE Guevara
Così scriveva nel 2002 il Collettivo
Che Guevara. Oggi è ancora attuale: la barbarie del capitalismo, l’imperialismo egemone USA con le guerre di
aggressione, lo sfruttamento, la repressione e le torture, rendono anche più coinvolgente l’esempio di
vita di questo rivoluzionario comunista.
“Adesso, senza che nessuno l’abbia ordinato, quelle idee di resistenza ad un
modello di società infame sono tornate prepotenti perché la maggior parte
dell’umanità sta con le spalle al muro”.
(Gianni Minà)
Il successo de “I diari della motocicletta”, film sul viaggio di Ernesto
Guevara con l’amico Alberto Granado per
l’America Latina, viaggio di
iniziazione, di passaggio, di maturazione umana e politica, viene ridotto da
una scaltra mistificazione mediatica ad ammirazione per l’eroe romantico.
Questa operazione oggi si affianca ai
nemici, agli avversari di sempre, e viene portata avanti da un certo buonismo
tanto ipocrita quanto castrante e snaturante la figura umana e politica
del Che.
“Ernesto Che Guevara è come un incubo per il pensiero unico, per il mercato
unico, per la verità unica, per il gendarme unico. Il Che è come un sistema di
segnali di non sottomissione, una provocazione per la santa inquisizione dell’integralismo neoliberale. E causa
questo disagio non come profeta di
rivoluzioni ma come scoraggiante (per il potere) proclama del diritto a rifiutare
che fra il vecchio e il nuovo, si possa
scegliere soltanto l’inevitabile, e non il necessario. Insomma la libertà
fondamentale di rivendicare il necessario”.
(Manuel Vasquez Montalban)
Scriveva molto il Che, anche durante la rivoluzione, diari, lettere, studi e
approfondimenti, sul processo rivoluzionario, sull’internazionalismo, sull’uomo
nuovo, sull’applicazione del marxismo al quotidiano, sull’economia, sul lavoro e la cooperazione sociali. Scriveva anche durante il suo faticoso
impegno al ministero del lavoro cubano e nel suo impegno internazionalista, sia
diplomatico che di solidarietà militante guerrigliera. La sua morte a soli
39 anni ha senz’altro privato il movimento comunista, l’umanità tutta,
di una grande potenzialità di sviluppo, di vero progresso. Pensiero e azione,
lo scrivere e l’agire, con la mente e con il cuore il Che operava una
difficile, onerosa e mai contraddittoria, sintesi di vita.
“Quanto più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono, più il Che
rinasce. Non sarà perché disse quello
che pensava e ha fatto quello che
diceva? Qualcosa di straordinario in un mondo dove le parole e i fatti
raramente si incontrano e se si incontrano non si salutano perché non si
conoscono “.
(Eduardo Galeano)
A febbraio 2002 è saltato in aria il ministro dell’interno boliviano, ex
comunista, poi uomo CIA, il traditore che utilizzò le sue conoscenze della rete
comunista per fare praticamente terra
bruciata attorno al Che, alla sua
colonna guerrigliera.
Dei responsabili dell’assassinio del Che nessuno è sopravvissuto a lungo:
giustiziati dalla guerriglia o dai
servizi segreti al soldo della CIA
per eliminare testimoni scomodi,
o dall’alcol nella fuga devastante dal rimorso. E dei loro nomi si è persa
memoria.
IL C H E V I V E ! ! !
Castellamonte, giugno 2004
COLLETTIVO COMUNISTA
ALTO CANAVESE “ C H E
G U E V A R A “