La Memoria e l'Oblio
di Enrico Penati
Il 27 gennaio scorso
si è celebrata in tutta Italia - come anche in altre parti d'Europa e del mondo
- la Giornata della Memoria istituita internazionalmente non molti anni fa per
ricordare le vittime dell'Olocausto, quei sei milioni di Ebrei, uomini e donne,
giovani e vecchi, bruciati nei forni allestiti dai Tedeschi (il fatto che
fossero nazisti non ne cambiava la nazionalità) nei campi di sterminio durante
la seconda guerra mondiale. I comunisti sono stati sin dall'inizio favorevoli a
questa iniziativa, meravigliandosi soltanto dei fatto che i discendenti delle
vittime ed i discendenti degli scampati - assieme a Paesi, Stati e governi che
si sono sempre proclamati non coinvolti, neppure alla lontana, nelle
corresponsabilità (che invece ci furono) - ci abbiano messo mezzo secolo per
lanciare in Italia e nel mondo questa Giornata della Memoria.
Proprio noi comunisti sappiamo quanto sia importante non dimenticare : i
popoli, le genti, le classi, i Paesi, le nazioni, le stirpi che non hanno
memoria del passato non hanno neppure speranza del futuro. Soltanto sulla
parola "olocausto" - e lo abbiamo già detto in altra sede - avanziamo
qualche riserva in quanto comprende l'espressione "olocausto", un
qualche elemento di volontarietà, di accettazione del sacrificio, che ci
aspettiamo di attribuire ai sei milioni di Ebrei, vittime della volontà
genocida del governo tedesco del tempo e non dimentichiamolo - dato che siamo
in tema di memoria - della assoluta indifferenza, quando non connivenza della
maggioranza del popolo tedesco.
Ma siamo sicuri che non ci sia altro da ricordare ? Durante la seconda guerra
mondiale sono stati uccisi sei milioni di Ebrei a basta ? Sarebbe, nel caso, più che sufficiente per rinnovarne la memoria e per tramandarne il
ricordo. Ma non è andata cosi. Chi ha mai contato i comunisti che sono morti in
quegli stessi anni? E chi se ne ricorda più ! Ci si risponderà che non si può
mettere sullo stesso piano chi muore in battaglia con le armi in pugno e chi,
del tutto inerme, viene spinto in una camera a gas. E quali armi avevano in
pugno i milioni di prigionieri sovietici sistematicamente massacrati dai
Tedeschi con ogni mezzo . dalla mitragliatrice al singolo colpo alla nuca,
dalla fame al tifo petecchiale, dalla sepoltura da vivi alla impiccagione.
Niente di tutto questo venne riservato ai prigionieri inglesi e americani. ma
si sa che per i Tedeschi i sovietici erano - esattamente come gli Ebrei – "Untermenschen" cioè sottospecie
umana.
Ma degli Ebrei ci si ricorda, e giustamente ed addirittura mai abbastanza. Ma
perché dei prigionieri sovietici - è furono milioni - neppure una parola ?. Cosi come per le decine e le
centinaia di migliaia di comunisti in ogni angolo d'Europa catturati, seviziati
ed uccisi perché "resistevano" perché - pur non essendo Ebrei - non
accettavano il fascismo, perché combattevano per la libertà, la loro e quella
degli altri.
Dobbiamo cercare la ragione di questo silenzio nel fatto, mai smentito, che la
Storia sono i vincitori a scriverla. Per il momento noi comunisti, dopo aver
vinto la guerra, quella guerreggiata contro il nazifascimo. abbiamo perso
quella politico-economica‑ culturale contro il capitalismo
internazionale. Ed allora non aspettiamo che siano gli avversari a ricordare i
nostri morti, ricordiamoli noi.