da Rinascita, I
comunisti e la Costituente, Anno III, n. 4, aprile 1946
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I Comunisti e la Costituente
E'arrivata per 1'Italia l'ora delle grandi decisioni: il 2 giugno il popolo
italiano eleggerà la Costituente. Per la prima volta nella sua storia esso
potrà liberamente giudicare uomini e istituti del passato e decidere la sorte
del paese per l'avvenire. Il passato è il fascismo, la monarchia, la guerra
infame contro la libertà dei popoli e contro gli interessi della Nazione, la
disfatta militare, la rovina, il disastro nazionale. Dall'abisso in cui è
precipitato il popolo italiano si ergerà dinnanzi ai responsabili delle sue
sciagure e, giudice implacabile dei loro misfatti, pronuncerà il verdetto
definitivo. La monarchia, complice del fascismo e di tutti i suoi crimini, già
condannata nella coscienza degli italiani, sarà definitivamente eliminata dalla
vita nazionale. Spetterà agli elettori, donne e uomini, gettare le basi di una
Italia nuova, libera, indipendente, democratica, progressiva, nella quale non
sia mai più possibile che il fascismo rinasca, e siano aperte al popolo tutte
le vie del progresso politico e sociale.
A tutti i cittadini italiani il Partito comunista presenta il suo programma,
che è programma di rinnovamento democratico e ricostruzione del paese
nell'interesse dei lavoratori.
Per assicurare le libertà del popolo e garantirle contro ogni minaccia di
rinascita reazionaria e fascista, i comunisti rivendicano prima di tutto: la
soppressione dell'istituto monarchico, complice del fascismo, riparo e centro
di organizzazione di tutte le forze reazionarie ancora in agguato e la
proclamazione della Repubblica democratica dei lavoratori.
Nella Costituzione repubblicana devono essere garantite tutte le libertà del
cittadino:
la libertà di parola, di domicilio, di riunione, di organizzazione sindacale e
politica, di stampa;
la libertà di coscienza, di culto, di propaganda e di organizzazione religiosa;
parità di diritti economici e politici agli uomini, alle donne, ai giovani, a
tutti i cittadini, qualunque siano la loro razza, la loro posizione sociale, le
loro convinzioni politiche o religiose.
Nella Repubblica democratica italiana dovranno però essere prese misure
efficaci per impedire ogni tentativo di ridare vita aperta o clandestina al
fascismo.
Libertà a tutti i cittadini, ma nessuna libertà a coloro che vogliono
sopprimere le istituzioni democratiche.
Nella Costituzione repubblicana dovranno essere proclamati e sanciti i nuovi
diritti dei lavoratori del braccio e della mente.
Il diritto al lavoro, al riposo, all'educazione, all'assicurazione sociale
contro le malattie, la disoccupazione, l'infortunio e la vecchiaia.
A garanzia di questi nuovi diritti deve stare un nuovo concetto sociale della
proprietà, che pur riconoscendo ampi limiti allo sviluppo della iniziativa
privata per la ricostruzione nazionale, permetta allo Stato di combattere
contro i privilegi della plutocrazia e di intervenire con efficacia per
alleviare le miserie del popolo.
I comunisti propongono che la Repubblica sia organizzata sulla base
parlamentare, riconoscendo il popolo come depositario della sovranità
nazionale, dando piena autonomia agli organismi locali senza sovrapposizioni e
inciampi burocratici, riconoscendo alla Sicilia e alla Sardegna diritti di
regioni autonome nel quadro dello Stato italiano, attribuendo alla regione
determinate funzioni, ma senza spezzare la compagine organica dello Stato
unitario.
La Magistratura dovrà essere organizzata come potere giudiziario indipendente,
sulla base di un radicale miglioramento della condizione economica dei
magistrati e facendo larga parte al principio elettivo.
Per sradicare i privilegi di quei gruppi economici ancora semifeudali e
monopolistici, che sono stati gli artefici del fascismo, della guerra e del
disastro nazionale, il Partito comunista, deciso a sostenere nella Costituente
il programma di rinnovamento economico proposto dalla Confederazione Generale
Italiana del Lavoro, rivendica:
la nazionalizzazione della grande industria monopolistica essenziale ai fini
della riorganizzazione industriale, dei servizi pubblici, delle grandi banche e
delle società di assicurazione;
la istituzione di Consigli di gestione con rappresentanza di tutti i fattori
che contribuiscono alla produzione;
la difesa dell'artigianato e della piccola e media industria;
una profonda riforma agraria che tenda a eliminare la grande proprietà
latifondista, ad avviare la grande azienda verso forme di conduzione
cooperativa, a rinnovare i contratti agrari a favore dei coltivatori, a
estendere, proteggere e aiutare la piccola e media proprietà, a far sparire la
disoccupazione cronica, a elevare la produttività generale dell'agricoltura
italiana.
Per garantire all'Italia una pace giusta e ridare alla nazione italiana
liberata dal fascismo il posto che le spetta nel consesso degli Stati democratici
e nella organizzazione delle Nazioni Unite, il Partito comunista propugna una
politica estera che ripudi decisamente e per sempre ogni tendenza
nazionalistica e ogni velleità di militarismo e di imperialismo. I comunisti
considerano esiziale al paese e respingono una politica estera che speculando
su dissensi tra le grandi potenze democratiche tenda a fare dell'Italia lo
strumento di gruppi imperialistici stranieri e denunciano le campagne di
provocazione sciovinistica e di calunnie contro l'Unione Sovietica le quali,
ostacolando i nostri rapporti con questo grande paese, aggravano ancora di più
la già difficile situazione d'Italia.
L'Italia deve fare una politica di amicizia e intesa con l'Unione Sovietica
come con le altre grandi potenze democratiche, di comprensione e collaborazione
con le nazioni confinanti a occidente e oriente, rifiutando di aderire a
qualsiasi blocco di potenze rivali.
Scopi concreti di questa politica estera devono essere innanzitutto:
la fine dell'occupazione alleata e del controllo alleato e il ritiro da ogni
regione italiana di qualsiasi forza militare straniera;
una pace giusta che non umili il popolo italiano, lasci all'Italia la città
italiana di Trieste, e in tutti i campi tenga conto dello sforzo fatto dal
popolo italiano per l'annientamento del fascismo, e dei sacrifici da esso
sopportati nella guerra di liberazione;
la riconquista della piena indipendenza nazionale;
la garanzia al popolo italiano della pace che è indispensabile per la
ricostruzione economica e politica e per il rinnovamento sociale del Paese.
L'opera della Costituente sarà vana se il governo che uscirà da questa
assemblea non adotterà immediatamente un programma di misure economiche di
emergenza allo scopo di far fronte subito alle miserie dei lavoratori, dei
senza tetto, dei reduci, alla disoccupazione, alla insufficienza dei salari e
degli stipendi, al pauroso aumento della tubercolosi e della mortalità
infantile. Per questo il Partito comunista propugna:
un vastissimo programma di lavori pubblici nelle città e nelle campagne e in
prima linea la sistematica ricostruzione delle case, con l'intervento dello
Stato e dei Comuni per stimolare la iniziativa privata e sostituirsi ad essa se
indispensabile per il bene della Nazione;
un miglioramento dei salari e degli stipendi reali e l'istituzione di un
efficace sussidio di disoccupazione;
l'aumento delle pensioni ai vecchi lavoratori;
la rapida liquidazione delle pensioni alle famiglie dei caduti e ai mutilati ed
invalidi sia per causa della guerra di liberazione nazionale, sia per causa
della guerra imposta dal fascismo al popolo italiano;
il risarcimento dei danni ai sinistrati di guerra e vittime di rappresaglie
tedesche, escludendo invece dal risarcimento coloro che dalla guerra e dal
fascismo hanno tratto profitto e che hanno collaborato con l'invasore;
la riorganizzazione dell'assistenza sanitaria ai lavoratori e una vasta
campagna nazionale di solidarietà per la salvezza dell'infanzia;
e, allo scopo di avere i mezzi necessari alla realizzazione di queste misure
senza compromettere la stabilità della moneta:
la confisca effettiva e rapida dei profitti fascisti e di guerra;
l'appello al risparmio mediante un grande prestito per la ricostruzione;
una imposta straordinaria sui grandi patrimoni;
la riorganizzazione di tutto il sistema tributario, in modo che la imposta,
semplificata, venga pagata dagli abbienti e non gravi in modo intollerabile sui
lavoratori e sui produttori piccoli e medi.
Per la realizzazione di questo programma di profondo rinnovamento democratico e
sociale il Partito comunista auspica la unità dei lavoratori e di tutte le
forze sinceramente democratiche e progressive. Qualunque sia l'esito elettorale
il Partito comunista sosterrà in seno alla Costituente la necessità di una
particolare collaborazione di quei partiti che hanno più largo seguito nelle
masse lavoratrici.
I comunisti lavorano e lottano per l'unità materiale e morale del popolo
italiano. Essi invitano a votare per loro tutti i cittadini i quali vogliono
che attraverso una politica costruttiva di unità nazionale l'Italia abbia
garantito un governo stabile, che la guidi con fermezza sulla via della
ricostruzione.
Repubblica, pace e lavoro.
Unità del popolo attorno alle bandiere della democrazia.
La maggioranza del popolo attorno alle bandiere del Partito comunista, per la
rinascita e il rinnovamento d'Italia.
Questo dovrà essere, il 2 giugno, il responso delle urne.
Viva la Repubblica democratica dei lavoratori!
Viva il Partito Comunista Italiano!
Il Comitato Centrale Del Partito Comunista Italiano